Wimbledon donne, preview finale: Noskova e Muchova vicinissime sotto ogni aspetto

Ai Championships 2026 la finale prevede un inedito derby ceco: tra Noskova e Muchova un solo precedente e un passato da compagne di doppio alle Olimpiadi

Di AGF
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Linda Noskova e Karolina Muchova – Olimpiadi Parigi 2024 (foto via Twitter @ITFTennis)
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La partita tra Linda Noskova (testa di serie numero 9) e Karolina Muchova (tds 10) rappresenta il primo confronto tra due giocatrici della Repubblica Ceca a livello di finale Slam, e conferma la grande tradizione del tennis femminile ceco a Wimbledon. Senza risalire ai nove titoli di Navratilova e a quello di Novotna nel secolo scorso, negli ultimi quindici anni ci sono stati i successi di Kvitova (2011 e 2014) Vondrousova (2023) e Krejcikova (2024).

I precedenti tra le due giocatrici, almeno quelli ufficiali a livello WTA, sono molto scarni. Un solo confronto, peraltro in un Major. Terzo turno US Open 2025: Muchova d. Noskova 6-7(5) 6-4 6-2. Oltre al caso, una spiegazione più logica per questi ridotti precedenti c’è. Muchova ha ventinove anni (è nata il 21 agosto 1996) Noskova ventuno (17 novembre 2004). La differenza di età ha limitato i loro incroci anche in patria (per esempio nel campionato per club, la Tenisová Extraliga).

A conti fatti, più che come avversarie si sono frequentate soprattutto come compagne di squadra quando hanno partecipato insieme al torneo di doppio alle Olimpiadi di Parigi 2024. Muchova/Noskova raggiunsero la semifinale, perdendo da Errani/Paolini. Alla fine chiusero quarte, battute nella finale per il bronzo dalle spagnole Bucșa/Sorribes Tormo.

I percorsi di Noskova e Muchova

Ma veniamo alle loro prestazioni in questa edizione di Wimbledon. Innanzitutto è interessante ripercorrere il loro cammino ai Championships.
Queste sono state le avversarie di Noskova:

1R: Seidel (#100) 6-4 6-3 (1h 10m)
2R: Osorio (#68) 6-3 4-6 6-2 (2h 1m)
3R: Cirstea (#18) 2-6 6-3 7-6 (2h 16m)
4R: Keys (#22) 6-4 7-6 (1h 33m)
QF: Mertens (#27) 6-3 7-5 (1h 50m)
SF: Kostyuk (#12) 6-4 6-4 (1h 19m)

Noskova ha quindi perso soltanto due set nel torneo, anche se sorprende un po’ che sia accaduto al secondo e al terzo turno. Contro Cirstea, Noskova ha fronteggiato un match point (sul 4-5 e servizio nel terzo set). Mentre dal quarto turno in poi, ha sempre regolato le avversarie in due set. Da notare che ha già affrontato quattro teste di serie (nomi in grassetto).
Ecco invece le avversarie di Muchova:

1R: Zakharova (#85) 6-3 6-2 (58m)
2R: Zhang (#64) 6-3 6-2 (1h 9m)
3R: Sawangkaew (#164) 6-2 7-6 (1h 28m)
4R: Krejcikova (#38) 7-5 5-7 6-3 (2h 45m)
QF: Osaka (#14) 7-6 6-4 (1h 40m)
SF: Gauff (#7) 6-2 1-6 7-6 (2h 35m)

Anche Karolina ha perso due set in tutto il torneo: il primo contro Krejcikova, il secondo nella semifinale contro Gauff. Contro Coco ha anche salvato un match point, sul 8-9 del supertiebreak con Gauff al servizio. E se finora ha affrontato solo due teste di serie, in compenso ha dovuto misurarsi con tre vincitrici Slam (Krejcikova, Osaka, Gauff).

Noskova-Muchova, i confronti tra servizio e risposta

Si fronteggiano due giocatrici che nei quarti e in semifinale hanno dimostrato una grande solidità al servizio. Complessivamente tra il quarto di finale contro Mertens e la semifinale contro Kostyuk Noskova ha perso la battuta una sola volta (nel secondo set contro Kostyuk, set comunque vinto). Mentre Muchova ha sofferto un po’ di più: ha perso il servizio due volte in apertura di match contro Osaka e due volte contro Gauff nel secondo set della semifinale. In ogni caso a dimostrare quanto in questo Wimbledon il loro servizio sia dominante c’è il dato di game vinti alla battuta nell’arco del torneo. 86% per Noskova, addirittura il 90% per Muchova.

Molto del risultato potrebbe quindi essere indirizzato dalla giornata più o meno buona al servizio. Una percentuale di prime più o meno alta potrebbe diventare determinante. Ma va anche ricordato che entrambe hanno messo in mostra una seconda palla di livello superiore, che ha permesso loro di togliersi dai guai in diversi frangenti.

Per quanto riguarda la risposta siamo ancora una volta su valori molto vicini: i numeri specifici del torneo danno un leggero vantaggio di efficacia a Muchova. Ha più risposte vincenti dirette (13 a 8) ma soprattutto ha una percentuale più alta di risposte in campo: 75% (329/439) contro il 70% (319/455) di Linda.

Dritto e rovescio: il confronto verso la finale

Veniamo ai colpi al rimbalzo. Per entrambe il colpo fondamentale è il dritto, il più forte del loro repertorio. Siamo a livelli assoluti per quanto riguarda il circuito WTA. Probabilmente nessuna delle due come velocità massima raggiunge i picchi di Madison Keys, però non sono nemmeno tanto lontane. Magari sbaglio, ma nella esecuzione e nel modo di utilizzare tatticamente il colpo, vedo una certa somiglianza fra il dritto di Muchova e quello di Ashleigh Barty. Sia per per la capacità di spingere su palle di altezza diversa, sia per la attitudine a posizionarsi nell’angolo sinistro e colpire con il dritto anomalo.

Forse le maggiori differenze, almeno per quanto riguarda i tre colpi-base (servizio/dritto/rovescio), emergono nel rovescio. Muchova utilizza alternativamente il colpo bimane in topspin e quello a una mano slice. La scelta dipende ovviamente dal tipo di parabola che deve fronteggiare, ma anche dalle decisioni tattiche del momento. Per esempio se desidera avanzare verso la rete con più tempo, allora la soluzione slice diventa preferita.

Meno articolata l’impostazione del rovescio di Noskova. Il piano standard prevede l’utilizzo del colpo in topspin a due mani. La scelta slice è più confinata a episodiche esigenze difensive. Se li mettiamo sul piatto della bilancia per valutare il rendimento complessivo diventa difficile scegliere. Forse il rovescio di Noskova è un po’ più solido; però quello di Muchova è fondamentale sul piano tattico. Soprattutto grazie a questo colpo Karolina può permettersi di impostare i match avendo anche un “piano B”; alternativa che probabilmente manca alla più giovane rivale.

Veniamo al tema delle verticalizzazioni. Purtroppo fra le tante statistiche che vengono fornite in sala stampa, ne manca una specifica dedicata alle palle corte. Dovessi basarmi sull’esperienza dei match che ho seguito (non tutti) qui a Wimbledon di Linda e Karolina, direi che è una soluzione che ho visto utilizzare più spesso da Noskova. Ma non è che Muchova non la preveda nei suoi schemi di gioco. Anzi.

Più semplice invece valutare l’importanza delle discese a rete, perchè le sensazioni che si hanno da spettatori sono confermate dai numeri. Muchova scende di più a rete e lo fa anche in situazioni in cui il punto è più incerto.
Noskova, invece preferisce non avventurarsi in avanti se non in situazioni che non siano già quasi definitive. E infatti, rispetto a tutti i punti giocati, Muchova ha una percentuale di discese a rete superiore (11,8% contro 10,4%) mentre la percentuale di punti vinti è leggermente inferiore: 71% contro 73% di Noskova.

Noskova-Muchova e l’aspetto psicologico

Ultimo capitolo dedicato all’aspetto psicologico. Come abbiamo visto si fronteggiano due giocatrici che nel corso del torneo hanno avuto un rendimento molto, molto vicino. Perfino le loro teste di serie iniziali (Noskova 9, Muchova 10), ribadiscono il concetto. Per questo non è escluso che, alla fine, la differenza possa essere determinata da come sapranno gestire mentalmente una partita di tale importanza. E tutti gli appassionati di tennis lo sanno: per quanto gli aspetti tecnici, fisici, tattici possano risultare in partenza estremamente equilibrati, se la parte mentale funziona a livelli diversi, il risultato sarà comunque molto sbilanciato.

Sul piano dei titoli e dell’esperienza, Muchova si presenta con un curriculum più qualificato. Gioca ad alti livelli da molti anni, e ha già provato l’emozione di una finale Slam nel 2023, in occasione del match perso contro Iga Swiatek al Roland Garros. Partita persa ma giocata molto bene: la polacca vinse 6-2 5-7 6-4. A oggi quel 5-7 rimane l’unico set perso da Iga in una delle sue sei finali Slam. Tutte le altre giocatrici che Swiatek ha affrontato in una finale Slam ne sono uscite con le briciole; soltanto Karolina ha fatto partita, quasi, pari (nel set finale era stata avanti 4-3 e servizio).

D’altra parte per Muchova proprio partire con otto anni di esperienza in più e con un curriculum più qualificato potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio: per questi motivi è lei quella che ha più da perdere. Noskova è molto più giovane e arriva al match con meno pressioni.

Infine concedetemi un argomento che potrete considerare in modo più o meno rilevante, a vostra discrezione. Durante l’intervista a bordo campo dopo la vittoria contro Madison Keys, Noskova aveva detto Sono sorpresa da me stessa per quanto calma sono stata durante il match; ma non saprei dire il motivo”.

Da quel match in poi, Linda ha sempre mostrato in campo (e confermato nelle interviste post match) una generale serenità che l’ha aiutata a mantenere alto il rendimento. Personalmente avevo provato a spiegare il suo stato d’animo come la conseguenza del match point salvato contro Cirstea. Essere arrivata a un punto dalla eliminazione l’aveva come mitridatizzata nei confronti della sconfitta: ne aveva assaggiata una dose sufficiente per non essere “uccisa”, ma che al contrario l’aveva fortificata. E avevo scritto che questo avrebbe potuto essere un vantaggio psicologico nel prosieguo dei Championships. Anche perché la storia del tennis è piena di vincitori Slam con match point salvati nel corso del torneo (senza andare troppo indietro: Keys all’Australian Open 2025).

Ora però possiamo dire che Noskova fronteggerà un’avversaria che ha provato la stessa esperienza in semifinale, contro Coco Gauff. Anche Muchova è quindi arrivata a giocarsi il titolo più importante della carriera con alle spalle un match point salvato. Anche sotto questo aspetto partono alla pari.

Per chi se lo chiede, questa coincidenza accade per la seconda volta nella storia del tennis femminile Open. Le prime contendenti arrivate entrambe in una finale Slam dopo aver salvato match point nei turni precedenti erano state Caroline Wozniacki e Simona Halep all’Australian Open 2018. Allora vinse Wozniacki al termine di un match durissimo e pieno di emozioni. Però Caroline sul match point salvato al secondo turno contro Jana Fett era stata sull’orlo della eliminazione più di qualsiasi altra. Perché allora molti dissero che, sul quindici fatale, Fett avesse servito un ace, valutato fuori dal giudice di linea: se avesse chiamato il falco avrebbe vinto la partita. Però Jana non chiese la revisione, non si seppe mai se la palla era davvero buona e finì per perdere il match. Ma questa è un’altra storia.
Buona finale di Wimbledon 2026.

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