Djokovic: “È stata una bella “stesa” di quelle vecchio stile. Io il miglior ribattitore? Lo ero”

Il serbo, battuto in tre set nella semifinale di Wimbledon, riconosce il dominio del numero uno: “Era uno o due livelli sopra di me”. Sul futuro: “Vorrei tornare almeno un’altra volta”

Di Luca De Gaspari
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Novak Djokovic - Wimbledon 2026 (Ubitennis)
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Novak Djokovic non cerca giustificazioni dopo la netta sconfitta contro Jannik Sinner nella semifinale di Wimbledon. Il serbo, battuto con un triplo 6-4, ha riconosciuto senza esitazioni la superiorità dell’azzurro, definendolo «uno o due livelli» al di sopra di lui nella giornata e soffermandosi soprattutto sull’efficacia raggiunta dal suo servizio. Djokovic ha però rivendicato il valore del proprio torneo e la capacità, a quasi quarant’anni, di competere ancora ai vertici: un motivo di orgoglio che continua a scontrarsi con aspettative inevitabilmente altissime. Quanto al futuro sui prati londinesi, l’ex numero uno ha espresso il desiderio di tornare almeno per un’altra edizione.

D. Pensi che avresti potuto fare qualcosa di diverso, dal punto di vista tattico, contro Jannik?

NOVAK DJOKOVIC: No, non proprio. È stato una bella stesa vecchio stile (sorridendo). Non c’era molto che potessi fare.

D. Oggi il livello è altissimo. Hai intenzione di tornare il prossimo anno, quando avrai quarant’anni?

NOVAK DJOKOVIC: Mi piacerebbe, almeno un’altra volta. Vedremo.

D. A tratti sembrava quasi un incontro di boxe, con te che continuavi a essere spinto sempre più indietro. Hai avuto anche tu questa sensazione?

NOVAK DJOKOVIC: Voglio dire, ero praticamente in ritardo di mezzo passo su ogni colpo, quindi… È semplice. Lui è stato almeno un livello superiore a me. Io non ero abbastanza brillante, abbastanza reattivo, né sufficientemente in equilibrio per giocare contro di lui. Tutto qui. Non c’era molto che potessi fare in campo.

D. Il punteggio è stato relativamente simile a quello della partita contro di lui dello scorso anno. Quanto ti è sembrata simile oppure diversa rispetto all’Australia?

NOVAK DJOKOVIC: Beh, l’anno scorso ero infortunato durante quella partita. In realtà mi ero fatto male nei quarti di finale. Non mi aspettavo molto da me stesso in quel match.

Qui invece stavo bene, fisicamente mi sentivo a posto. Magari non ero freschissimo, ovviamente, come all’inizio del torneo, ma fisicamente stavo bene. Lui è stato nettamente il giocatore migliore in campo e ha dominato. Bisogna semplicemente riconoscerlo e dirgli: “Complimenti, ben fatto”.

D. Ovviamente c’è stato molto entusiasmo per il percorso di Arthur Fery. Cosa pensi di quello che è riuscito a fare? Lo consideri un giocatore che in futuro potrebbe ottenere nuovamente buoni risultati negli Slam?

NOVAK DJOKOVIC: Beh, è stata una bellissima storia da wild card. Credo che il mio ex allenatore Goran sia stato l’ultima wild card ad arrivare molto lontano: in realtà vinse il trofeo. Quindi non succede molto spesso che una wild card faccia così tanta strada, soprattutto quando si tratta di un giocatore inglese di casa.

È stato fantastico per il torneo. È stato bellissimo per il pubblico di casa. Oggi ho guardato un po’ della partita. Sascha era semplicemente troppo forte. Ma da parte sua è stato uno sforzo incredibile riuscire a vincere, credo, tre partite al quinto set o qualcosa del genere durante il torneo. È impressionante.

Per il futuro è difficile dirlo. Devono incastrarsi molte cose. Ma ha sicuramente dimostrato di possedere delle qualità.

D. Novak, quest’anno sembri in qualche modo più competitivo rispetto all’anno scorso.

NOVAK DJOKOVIC: Sbagliato.

D. Oggi forse eri stanco. Quali sono le tue sensazioni? Senti davvero di poter continuare ancora a lungo oppure no?

NOVAK DJOKOVIC: Ho appena detto che ti sbagli. Non sono d’accordo con la tua opinione. Sono sempre competitivo. Do sempre il massimo. A seconda delle circostanze, da fuori a volte può sembrare di più e altre volte di meno. Soltanto io so quello che affronto interiormente e cosa serva per riuscire a giocare ancora a questo livello.

Naturalmente sono deluso. Ovviamente volevo vincere Wimbledon. È questa la ragione per cui continuo a spingermi così duramente.

Ma ho semplicemente perso contro un giocatore migliore. Devo accettarlo. Ovviamente è dura. Una volta uscito dal campo, è difficile riuscire ad accettarlo. Ma è così.

Non sono arrabbiato con me stesso. Non penso di aver sbagliato molte cose. Ero semplicemente uno o due livelli sotto di lui. Voglio dire, lui giocava in modo solidissimo sotto ogni aspetto. Il servizio, per esempio: è molto difficile leggere la sua battuta, che negli ultimi due anni, da quando ha cambiato la tecnica, è diventata un’arma incredibile. Naturalmente da fondo campo è solido quanto chiunque altro. Tutto qui.

D. Puoi parlarci un po’ più approfonditamente di come hai cercato di gestire il suo servizio? Tutti dicono che tu sia il miglior ribattitore di sempre.

NOVAK DJOKOVIC: Lo ero, lo ero (sorridendo). Questa è la realtà. Lo ero.

D. C’è stato uno scambio di battute nel quale credo che qualcuno del pubblico ti abbia detto: “Forse dieci anni fa”.

NOVAK DJOKOVIC: Sì.

D. Puoi raccontarci cosa vi siete detti?

NOVAK DJOKOVIC: Rimane tra noi.

D. Tornando al servizio, come hai cercato di affrontarlo in modo aggressivo?

NOVAK DJOKOVIC: Aggredirlo? Non puoi aggredire la sua prima di servizio. Puoi cercare di leggerla, giocare un colpo tagliato, bloccarla e rimettere la palla in gioco.

È un servizio molto imprevedibile, con grande varietà, grande equilibrio e grande esplosività. Sfrutta benissimo la propria altezza. Anche la seconda rimbalza molto profonda nel rettangolo di battuta, con tanta rotazione. Può anche cercare la velocità. Non commette molti doppi falli. È semplicemente solidissimo. E dopo il servizio lo sostiene con un primo colpo aggressivo.

Se giochi una risposta più corta, ti ritrovi nuovamente sulla difensiva. È davvero, davvero difficile affrontarlo, soprattutto quando serve.

D. La partita di martedì sera ti aveva fatto pensare che potesse esserci ancora altra magia oppure avevi consumato molto carburante?

NOVAK DJOKOVIC: Sono orgoglioso di ciò che ho ottenuto tre sere fa. Felix è il numero, cosa, tre o quattro del mondo. Ho dimostrato a me stesso e agli altri che posso ancora giocare al livello più alto, e l’ho fatto. Ho raggiunto le semifinali di Wimbledon.

Ho perso in tre set contro il miglior giocatore del mondo, va bene. È andata così. È la realtà che bisogna accettare. Ma il torneo è stato positivo per quanto riguarda l’atteggiamento in campo, lo spirito combattivo e la dedizione. Voglio dire, tutto questo è ancora presente.

Dal punto di vista del gioco non ero estremamente soddisfatto. Come in Australia, dove avevo avuto la sensazione di aver espresso complessivamente un livello più alto nel corso del torneo rispetto a quanto fatto qui. Qui ho faticato a trovare il mio miglior tennis. È apparso soltanto in alcuni momenti delle partite precedenti alla semifinale.

Oggi non ci sono riuscito. Non ne ho avuto il tempo. Non ho avuto il tempo di riorganizzarmi e ripartire davvero. Lui procedeva a velocità di crociera e io non sono riuscito a raggiungerlo.

D. A questo punto della tua carriera conta ancora soltanto vincere titoli e tornei oppure puoi lasciare una competizione come questa provando una certa soddisfazione per essere ancora capace di competere a un livello tanto alto?

NOVAK DJOKOVIC: Sì. L’anno scorso ho raggiunto quattro semifinali. Quest’anno, nei primi tre Slam, ho raggiunto una finale e una semifinale. Immagino che per il 99% dei giocatori sarebbe un ottimo risultato nei tornei del Grande Slam.

Per me è un buon risultato, ma non abbastanza, perché ho la fortuna e la maledizione di essere abituato al massimo livello possibile in termini di risultati e traguardi.

Sì, è una bella domanda, perché in un certo senso sto anche facendo i conti con me stesso. Mi dico: “Guarda, è incredibile che tu riesca ancora a giocare a un livello tanto alto, come continuano a ripeterti le persone che ti circondano, e a spingere al limite i giovani nella lotta per i titoli Slam”. Ed è vero. Allo stesso tempo, però, ho sempre le aspettative più alte nei confronti di me stesso.

Quindi sì, è davvero una sorta di battaglia interiore tra quello che ho vissuto negli oltre vent’anni della mia carriera, gli obiettivi e le aspettative che ho sempre avuto, e il tentativo di trovare un equilibrio ed essere un po’ più umile da questo punto di vista.

Naturalmente continuo ad apprezzare l’emozione della competizione. Forse non mi piacciono tutte le dure settimane che precedono un grande torneo, durante le quali continuo a sottopormi a tanto dolore, soprattutto fisico.

Sono contento che in questo torneo il corpo abbia retto piuttosto bene. Praticamente in ogni altro torneo degli ultimi due anni c’era sempre stato qualche problema.

Questa è la cosa principale. Sento che, quando sono in salute, posso ancora giocare come uno dei primi cinque al mondo e competere ai massimi livelli. Mi piace. Mi piace questa vita. Voglio dire, il tennis mi ha dato tutto nella vita e mi ha offerto l’opportunità di diventare la persona che sono.

Allo stesso tempo, naturalmente, c’è sempre la domanda su quanto lontano tu voglia arrivare, su cosa voglia giocare e su come voglia farlo, e così via.

Sto attraversando questo processo, ma cerco in un certo senso di vivere un giorno alla volta e vedere come mi sento davvero. Non ho alcuna pressione e nessuno mi obbliga a giocare. Lo faccio perché lo voglio davvero e perché posso ancora farlo. Posso ancora giocare da top 10, da top 5.

Vedremo cosa porterà il futuro.

D. Hai detto di esserti sentito meglio rispetto ad alcuni dei precedenti Slam. Quanto ti incoraggia questo aspetto? Avevi detto che potenzialmente era una delle cose che ti stavano frenando.

NOVAK DJOKOVIC: Puoi ripetere la domanda? Ho detto che qui mi sono sentito meglio?

D. Fisicamente.

NOVAK DJOKOVIC: Fisicamente, giusto.

Voglio dire, è ottimo, davvero ottimo. Uno degli aspetti più positivi, uno dei punti salienti per me, è il fatto di essere rimasto in salute e di non aver subito infortuni, perché, come ho detto, negli ultimi due anni non era stato così. Praticamente in ogni grande torneo c’era stato un infortunio.

Quindi è un aspetto positivo. Significa che la squadra ha svolto un buon lavoro con me. Ci siamo preparati collettivamente bene per questo torneo.

Naturalmente rimane un po’ di amarezza per non essere riuscito a esprimere oggi il livello desiderato. Ma voltiamo pagina e andiamo avanti.

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