Paolo Bertolucci analizza con Ubaldo Scanagatta la vittoria di Jannik Sinner su Alexander Zverev nella finale di Wimbledon. L’ex campione azzurro sottolinea l’altissimo livello espresso dal tedesco nei primi due set e la capacità del numero uno del mondo di resistere al suo straordinario rendimento al servizio e con il diritto, prima di cambiare volto alla partita grazie a un tie-break «da fantascienza». Una prestazione che riapre anche il dibattito sulla superficie ideale dell’azzurro: secondo Marc Rosset, potrebbe ormai essere proprio l’erba.
UBALDO SCANAGATTA: Hai mai visto Zverev giocare così bene con il diritto, soprattutto all’inizio, e servire l’85% di prime palle pur battendo a 220 chilometri orari?
PAOLO BERTOLUCCI: Sì, concordo. Pensavo anch’io che sulla diagonale di diritto praticamente non ci fosse partita e invece Zverev ha giocato i primi due set, quindi per circa due ore, a un livello che gli avevo visto raggiungere soltanto un paio di volte e men che meno sull’erba.
Al di là del servizio, che conosciamo tutti, oggi ha giocato bene praticamente ogni colpo. Secondo me Sinner è stato bravo a reggere l’urto e a tenere in piedi la partita. Poi ha giocato un secondo set da fantascienza.
Fino a quel momento non riusciva a leggere le traiettorie del servizio, poi, all’improvviso, come sanno fare soltanto i fenomeni, è come se si fosse accesa la luce: ha sempre risposto e soprattutto ha giocato un grandissimo tie-break, che gli ha permesso di raggiungere la parità.
A quel punto ero abbastanza sicuro che Zverev non sarebbe riuscito a mantenere quel ritmo. È sceso leggermente, non molto, ma contro Jannik, se abbassi anche soltanto di poco il tuo livello, lui ti monta sopra e non ti lascia più vivere.
UBALDO SCANAGATTA: Zverev ha comunque avuto una palla break sul 3-3, perché Sinner aveva cominciato quel game con un doppio fallo. Forse lì avrebbe potuto riaprire la partita.
PAOLO BERTOLUCCI: Sì, però la partita aveva già preso una piega piuttosto precisa.
UBALDO SCANAGATTA: Sinner, in ogni caso, non ha mai perso il servizio e ha concesso una sola palla break nell’intera partita.
PAOLO BERTOLUCCI: È un mostro, perché dall’altra parte aveva un giocatore che stava giocando in quella maniera. Oggi Zverev era davvero il numero due del mondo. A parte Alcaraz, che ci auguriamo possa tornare presto in campo, ha meritato di diventare il numero due.
Ripeto: non ricordo uno Zverev capace di giocare a questo livello per due ore. Ho commentato tantissime sue partite e qualche volta gli avevo visto raggiungere un rendimento simile, ma su altre superfici. Certamente non sull’erba.
UBALDO SCANAGATTA: Tra la finale dello scorso anno contro Alcaraz e quella di oggi, quale ti aveva fatto temere maggiormente per Sinner? Anche l’anno scorso Jannik aveva perso il primo set e poi aveva vinto in quattro.
PAOLO BERTOLUCCI: Avevo temuto maggiormente la finale dello scorso anno, perché Alcaraz era il campione in carica e perché Sinner sull’erba non aveva ancora dimostrato di poter raggiungere lo stesso livello assoluto espresso sulle altre superfici.
Quest’anno, secondo me, è stato molto bravo anche perché è entrato in campo da favorito e quindi aveva addosso un certo peso. Quando dall’altra parte trovi un giocatore che serve in quella maniera, non ti dà ritmo e non ti permette di giocare, tutto diventa più difficile.
Per questo Sinner è stato fenomenale nel reggere l’urto e, successivamente, nel dare un nuovo indirizzo alla partita. Bravo, bravo, bravo.
UBALDO SCANAGATTA: Prima di andare a vedere la finale ho incontrato Marc Rosset, che mi ha detto: «Secondo me la superficie migliore per Sinner è l’erba, non il cemento come hanno sempre pensato tutti, perché nessuno riesce a metterti in difficoltà come lui sull’erba». Che cosa ne pensi?
PAOLO BERTOLUCCI: Sull’erba non ti puoi difendere. Sul cemento e sulla terra rossa una possibilità di recuperare esiste sempre; sull’erba, se perdi il tempo sulla palla e vieni spinto fuori dal campo, non riesci più a rientrare.
Basta ricordare anche Alcaraz nella finale dello scorso anno, quando diceva al proprio angolo: «Ragazzi, che cosa faccio? Non riesco a tenerlo».
Io resto convinto che, se Sinner dovesse scegliere la superficie sulla quale disputare il match della vita, sceglierebbe un campo indoor. Il match della vita se lo giocherebbe al coperto. A questo punto, però, potrebbe anche tranquillamente dire: «Sapete che c’è? Va bene anche l’erba».
