Wimbledon – Il fenomeno Sinner ha concesso il bis contro il miglior Zverev di sempre, senza tremare. Beato lui

Io invece ho temuto la sorpresa. Marc Rosset: “Sinner è come Federer e Djokovic sull’erba, dove chi si difende è perduto”. Jannik ha vinto 5 Slam come tutto il tennis italiano. Entra nell'elite dei 10 campioni del back-to-back

Di Ubaldo Scanagatta
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Jannik Sinner - Wimbledon 2026 (x @Wimbledon)
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Jannik Sinner non ha mai tremato, io sì. Quando? Beh, quando dopo aver perso quel primo set che Jannik avrebbe potuto far suo se non avesse steccato un dritto piuttosto comodo sulla palla del 5-3 – e vi ricordo che in tutto il match di 3 ore e tre quarti Jannik il fenomeno non ha mai perso il servizio e ha concesso una sola pallabreak (sul 3 pari del secondo set) – nel secondo game del secondo set Zverev è arrivato per la prima volta ai vantaggi sul servizio di Sinner. Lì basta un nonnulla, un net tedesco, una scivolata azzurra e può arrivare un break quasi impossibile da recuperare contro un giocatore “nuovo” come il tedesco uscito dal Roland Garros.  Nuovo perché giocava il dritto come se fosse lui Sinner ed è arrivato a servire nel secondo set l’85% di prime palle sebbene cercasse sempre l’ace e servisse cannonballs a 225 km orari.

Nell’intervista che ho fatto a Bertolucci a fine match Paolo ha ammesso: “Credevo che sulla diagonale dei dritti Jannik fosse nettamente il più forte e invece per quasi due ore non lo è stato”.

Era proprio la constatazione – del tutto inattesa – che fosse Zverev a comandare il gioco a preoccuparmi, a farmi temere che io potessi avere sbagliato il mio pronostico. Che, dopo 9 vittorie consecutive, era in realtà quello di tutti. E, anche se Sinner e il suo team non lo diranno mai, era impossibile che anche loro non pensassero di avere più chance di vincere che di perdere.

Se era così, trovarsi dinanzi a una situazione sorprendente avrebbe potuto creare in una persona normale una discreta angoscia (tipo quelle che patisce Cobolli quando entra in campo da favorito e scopre che l’avversario non è per nulla rassegnato a far da agnello sacrificale, ma anzi si ribella e finisce per vincere).

E infatti io che sono una persona normale ho temuto il peggio. Ma Jannik Sinner non è una persona normale. Lui, quando gli ho chiesto se trovarsi di fronte al miglior Zverev di sempre fra servizi e dritti, lo avesse preoccupato, innervosito ha detto che no, non era successo: “Parliamo del numero due del mondo. È normale che serva benissimo, che tiri forte il dritto e giochi bene il rovescio. Ha disputato un grande primo set, ma è finito 7-6 (e 9 punti a 7 nel tiebreak in cui, per la verità, Jannik non è stato inappuntabile sul 5 pari ed è stato per la verità un po’ troppo prudente sul secondo setpoint per Zverev quando ha offerto al tedesco una palla troppo lenta, un tantino timorosa; n.di Ubaldo) questo significa che nemmeno io stavo giocando male. A questo livello si decide tutto su due o tre punti”.

Così ragiona un campione che non si lascia impressionare da qualche punto formidabile dell’avversario. E’ come se Sinner avesse detto a se stesso: “gioco bene anch’io, basta poco e invece di trovarmi indietro nel punteggio passerò davanti. Stai attento e continua cosìa questo livello si decide tutto su due tre punti” (ma questo corsivo,  è frutto della mia immaginazione, non so se sul Centre Court Jannik se lo è detto, sia per concentrarsi al massimo, sia per auto-incoraggiamento).

Il livello è stato davvero stratosferico soprattutto per la qualità davvero eccezionale dei servizi.  Velocità media – media eh…- delle prime di Sinner oltre i 200 km orari, di Zverev oltre i 212 km. Che alla fine Zverev abbia fatto 17 aces e Sinner 15 non dice quanti servizi vincenti i due abbiano “esploso”, ma sono stati tantissimi. E più significativi.

Sinner ha cominciato a leggere meglio il servizio del tedesco proprio nel tiebreak del secondo set, quando ha risposto sempre. Sì, sempre. Ecco quando si dice …avere il giusto timing. Di qui il 7-2 del punteggio che è venuto fuori. E come allora abbiamo pensato in tanti, ecco che ricominciava tutto da capo, cioè da quando si diceva sulla base dei precedenti e delle diverse valutazioni tecniche, che Sinner tornava a essere il n.1.

Però, anche in questo caso, guai a distrarsi, se anziché seduti in tribuna stampa con un tavolino per appoggiarci computer e blocnotes, si è sul campo. Eh già perché sul 3 pari del terzo set, dopo due turni di battuta tenuti a zero, perfino Mister Perfection Sinner si è concesso di cominciare con il doppio fallo n.2, poi c’è stato un bellissimo dritto vincente in cross di Zverev e 0-30 – tre volte è stato indietro 0-30 nel match – poi 40-30,40-40, e ohi ohi ohi pallabreak!

Se perdi quel punto e subisci il primo break della partita torna tutto in ballo. E Jannik che cosa escogita? Una palla corta micidiale! Talmente micidiale che i lunghi trampoli di Zverev si incrociano, perde l’appoggio del piede destro che scivola goffamente all’indietro e cade dando la sensazione che potrebbe anche essersi fatto male. Subito Jannik attraverso il campo, si sincera che niente sia accaduto, lo aiuta a rialzarsi. E oggi la gente si dimenticherà che per giocare una palla corta in un frangente del genere bisogna avere le stimmate del vero Campione (quando la C maiuscola non è un refuso).

Gol mancato gol subìto? Beh, più o meno. Zverev perderà il game immediatamente successivo, complici due rovesci gratuiti errati ma soprattutto sulla palla del 4 pari il suo secondo doppio fallo seguito da due dritti …d’una volta. Sbagliati. La racchetta di uno Zverev furibondo vola via a 4 metri. L’arbitra greca Eva Asderaki ha il buon senso di non appioppargli il warning. Di lì a poco, game a zero e Sinner è avanti 2 set a uno. E tre quarti d’ora più tardi, Sinner è di nuovo campione a Wimbledon. Quinto Slam. Da solo ne ha vinti quanti tutto il tennis italiano nella sua storia: 2 di Pietrangeli, uno di Panatta, uno di Schiavone, uno di Pennetta. E ha 24 anni. Quanti ne vincerà ancora? E dove? Io dico ovunque. Sì, anche al “maledetto” Roland Garros che gli manca per centrare il “career Grand Slam”, dopo 2 Australian Open, 2 Wimbledon, 1 US Open.

Poco prima che cominciasse la finale si era seduto al mio tavolino della mensa dei giornalisti Marc Rosset, lo svizzero oggi telecronista per la tv svizzera francese che vinse l’oro olimpico a Barcellona ’92, che è stato n.10 del mondo, capitano di Coppa Davis svizzero e da sempre buon amico e pigmalione di Roger Federer. E’ un tipo simpaticissimo e abbiamo sempre avuto un bel rapporto, fin da quando vinse il torneo junior di Pasqua al CT Firenze.

Vince di sicuro Sinner – mi aveva detto – perché lui giocherà sempre bene, sempre uguale, dall’inizio alla fine, mentre vedrai che Zverev potrà magari giocare benissimo all’inizio, sulla scia della fiducia conquistata a Parigi e a tratti, ma nei momenti decisivi avrà una “baisse de regime” e invece di servire sempre superbene farà quel doppio fallo o quelle seconde palle meno profonde che Sinner aggredirà. E se Sinner va avanti, non lo riprendi più”.

Beh sembrava che Rosset avesse visto prima il copione della finale. Ma mi ha espresso questa sua opinione riguardo a cui avrei voluto chiedere conferma a Jannik se solo avessi potuto: “Tutti sono convinti che la miglior superficie di Jannik sia il cemento indoor…io dico che invece è l’erba, anche se magari lui non lo sa o non se ne rende conto. Ma l’erba è la sola superficie dove davvero non puoi giocare difendendoti. Fai il punto solo se comandi. E nessuno è in grado di giocare come Sinner stando sempre sulla riga di fondo, mai più indietro, semmai mezzo metro più avanti giocando da fondo quasi delle demivolee, o una specie di ping-pong come sapeva fare solo Federer e poi, più tardi, anche Djokovic. Se ci fosse stata l’erba di oggi…ecco anche Agassi avrebbe vinto 4 o 5 Wimbledon. Nessuno, nemmeno Alcaraz (che pure ha vinto 2 Wimbledon…) può giocare come Sinner. Sul cemento, sulla terra rossa puoi rovesciare il trend di uno scambio, sull’erba è praticamente impossibile. Se finisci con la spalle al telone di fondo non recuperi più. Questa è stata la forza dei Sampras, dei Federer, dei Djokovic e adesso di Sinner”.

Di certo non può giocare così Zverev, quantomeno alla lunga e nonostante quello straordinario servizio che dall’alto del suo metro e 98 è capace di giocare con impressionante continuità. Vedremo fra un anno se Alcaraz… Intanto Sinner ha scacciato tutti i fantasmi che l’ultimo Roland Garros con Juan Manuel Cerundolo avevano infestato quest’ultimo mese. E’ tornato lui, dopo l’incerto avvio con Kecmanovic, ancora più forte di prima e neppure il miglior Zverev di sempre è riuscito a fermarlo. Non si è mai distratto…neppure nello scorgere mamma Siglinde che per due volte, sopraffatta dalla tensione, aveva abbandonato il player-box del team Sinner. Sono per lei le parole più spontanee del figliolo di cui tutta l’Italia è innamorata. Perché davvero, al di là di come gioca a tennis da vero fenomeno, Jannik è un ragazzo d’oro. E non solo per via degli 80 milioni di premi che si è già  messo in tasca alla volta dei 100, mentre il suo papà, HansPeter, sembra preoccuparsi ancora, prioritariamente, di concludere la sua attività di 40 anni di cuoco-capocucina per non rischiare di compromettere la riscossione della meritata pensione. Ognuno in casa Sinner ha i propri obiettivi. Obiettivi che vanno centrati. E i Sinner, piano piano, li centrano tutti. Gli Slam, i 100 milioni, la pensione. Poi magari Jannik arriva in conferenza stampa e per strappargli un sorriso ci vogliono gli argani. Ma, alla fine, tutto sommato è più importante che a sorridere si sia tutti noi, appassionati di tennis e grazie a lui, orgogliosi di essere connazionale del campione di Wimbledon che, come Laver, Newcombe, Borg, McEnroe, Becker, Sampras, Federer, Djokovic, Alcaraz, ha vinto due Championships di fila. Intanto da oggi è n.1 del mondo per l’ottantesima settimana (come Lleyton Hewitt) e già fra i 10 n.1 che sono stati tali più a lungo. La leadership mondiale è blindata fino a fine anno – e Jannik si è già qualificato per le finali ATP – e quindi supererà le 101 settimane di Agassi number one. Mentre per le 109 di Borg occorrerà “scollinare” l’Australian Open. E fra 12 mesi si riparlerà di Wimbledon e di un possibile Sinner-Tris, per entrare in una elite ancora più ristretta, perché il tris consecutivo è riuscito soltanto a Borg, Sampras, Federer e Djokovic. Un vero parterre de roi. Anzi, Wimbledon Kings.

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