ATP Umago: Merida facile su Burruchaga, Dzumhur schianta Molcan in rimonta

Nelle semifinali del Croatia Open, Daniel Merida si impone nettamente su Roman Burruchaga, mentre Damir Dzumhur vince in rimonta un'altra maratona contro Alex Molcan

Di Ilvio Vidovich
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Damir Dzumhur - Croatia Open 2026 (croatiaopen.hr)

Dal nostro inviato ad Umago

Giornata di semifinali al Croatia Open di Umago, con il torneo istriano in anticipo di un turno rispetto ai contemporanei appuntamenti di Bastad e Gstaad. Il motivo è legato alla programmazione della finale, da tradizione prevista in serata: per evitare la sovrapposizione, domenica, con quella della Coppa del Mondo di calcio, il torneo croato ha anticipato di un giorno la propria conclusione.
E a giocarsi l’ultimo atto della 36ª edizione del torneo saranno lo spagnolo Daniel Merida e Damir Dzumhur, che in semifinale hanno superato rispettivamente l’argentino Roman Burruchaga e lo slovacco Alex Molcan.

D. Merida b. R. Burruchaga 6-4 6-2

Nella prima semifinale, avvolti dall’afa umaghese, seppur un po’ placata dal temporale della mattinata e dall’inizio fissato alle 18.30, si affrontano due giocatori molto simili. Entrambi infatti prediligono comandare il gioco da fondo campo e cercare il vincente, piuttosto che puntare esclusivamente su solidità e regolarità, tratti caratteristici delle loro scuole tennistiche.

Sin dall’inizio, la sensazione è che Merida oggi abbia qualcosa in più. Forse dovuto anche al fatto che arriva a questo match sicuramente più fresco: per lui solo tre ore e mezza in campo, contro le quasi cinque che sono state necessarie al suo avversario per arrivare sin qui.

Il 21enne spagnolo trova il break già nel terzo gioco e allunga poi al 4-1. Burruchaga però reagisce. Annulla una delicata palla break dell’1-5 e nel game successivo sfrutta un calo di attenzione del suo avversario per recuperare il break e completare poi la rimonta sul 4-4. Nel turno di battuta successivo, quando sembra avere il game sotto controllo sul 30-15, l’argentino commette però due errori in spinta con il dritto, inframezzati da un brutto errore a rete, e consegna a Merida il primo parziale per 6-4.

Il secondo set inizia con la sensazione, a giudicare anche dal suo linguaggio del corpo, che Burruchaga abbia accusato mentalmente quel passaggio a vuoto e che, fisicamente, comincino a farsi sentire le ore trascorse in campo sotto il caldo croato. Un altro grave errore al volo, uno smash messo a lato, è l’inizio di un nuovo passaggio a vuoto dell’argentino nel quarto gioco: seguono subito dopo un brutto errore di rovescio e un doppio fallo, che consentono a Merida di strappargli il servizio a zero e, con un parziale complessivo di dieci punti consecutivi, di allungare di nuovo sul 4-1.

Stavolta però il tennista di Madrid non accusa cali di concentrazione alla battuta, salendo senza problemi sul 5-2. Burruchaga, con orgoglio e qualità, annulla tre match point consecutivi, ma deve capitolare al quarto: Merida chiude il secondo set per 6-2 e conquista l’accesso alla finale. Dopo quella di Bucarest, raggiunta partendo dalle qualificazioni, è la seconda in sette tornei ATP disputati. Il tennista madrileno, a 21 anni e 10 mesi, diventa il terzo finalista più giovane del torneo in questo decennio, dopo due nomi non proprio banali: Carlos Alcaraz e Jannik Sinner.

D. Dzumhur b A. Molcan 3-6 6-4 6-3

La seconda semifinale, apparentemente meno nobile visto che entrambi i giocatori sono fuori dalla top 100, vede affrontarsi Damir Dzumhur e Alex Molcan. A ben vedere, però, è il match più blasonato delle due semifinali, considerando il passato da top 25 del bosniaco e da top 40 dello slovacco. Quest’ultimo, peraltro, grazie al cammino compiuto a Umago si è già assicurato il ritorno tra i primi cento giocatori del mondo dopo tre anni e una lunga serie di infortuni che lo aveva fatto scivolare addirittura oltre la 600ª posizione.

Primo set: Molcan parte meglio, Dzumhur spreca

Molcan parte forte e strappa il servizio a Dzumhur, ma guai a pensare che il bosniaco possa mollare. I due propongono un tennis per molti aspetti simile: grandi qualità da contrattaccanti, ma poca potenza risolutiva. Ne nasce così una battaglia sulla falsariga di quella disputata ieri da Dzumhur contro Arnaldi, fatta di scambi lunghi e game interminabili.

Il bosniaco, però, non riesce a concretizzare nessuna delle sei occasioni che gli si presentano a metà del parziale per recuperare il break. Il suo avversario, anche grazie ad alcune pregevoli soluzioni di fino — palle corte, passanti precisi e lob millimetrici l’hanno fatta da padrone in questo match — riesce sempre a salvarsi. E alla fine è ancora Dzumhur a cedere il servizio, consegnando allo slovacco il primo set con il punteggio di 6-3.

Secondo set: Dzumhur limita gli errori, Molcan li aumenta

Nonostante l’esito del primo parziale, che visto l’andamento poteva portare a un contraccolpo psicologico, stavolta è Dzumhur a partire meglio dai blocchi, strappando subito il servizio allo slovacco. Il match continua sulla falsariga del set precedente, con scambi lunghi nei quali entrambi cercano di muovere l’avversario per aprirsi lo spazio e piazzare il vincente di precisione, dato che la potenza non è la caratteristica principale di nessuno dei due. Ma francamente non ne sente la mancanza, viste le tante soluzioni di tocco veramente pregevoli proposte da entrambi i giocatori.

Dzumhur, però, è tornato nella modalità “error free” messa in mostra ieri contro Arnaldi, e costringe Molcan ad assumersi qualche rischio in più. Il bosniaco arriva su tutto e gli scambi diventano sempre più lunghi e intensi. Dopo ciascuno di questi sembra non averne più, ma alla fine è spesso lui a portarli a casa. La partita è divertente e il pubblico, numeroso sulle tribune del campo centrale umaghese, mostra di gradire lo spettacolo. Così come apprezza gli ormai consueti siparietti del 34enne di Sarajevo, pronto a lasciarsi andare a gesti e soliloqui dopo un proprio errore o un vincente dello slovacco a suo dire causato da una sua scelta di gioco non corretta (e talvolta giudicato anche eccessivamente fortunato).

A sbagliare di più adesso è Molcan, che nel sesto gioco ha l’opportunità di recuperare il break e due game più tardi si porta sullo 0-30 in risposta, senza riuscire però a sfruttare nessuna delle due occasioni. Dzumhur, dal canto suo, manca due palle per il doppio break nel settimo gioco, ovviamente accompagnate dalla consueta gestualità del bosniaco. Poco male: sul 5-4 tiene il servizio a zero e chiude il secondo set per 6-4. Dopo quasi due ore di gioco si va al terzo.

Terzo set: Dzumhur tesse la sua tela, Molcan resta intrappolato

Nel primo game Molcan evita che anche il terzo set si apra con un break, recuperando da 0-30 e tenendo il servizio. Lo slovacco, però, non riesce a ripetersi nel turno successivo: l’ennesima combinazione vincente palla corta-lob porta Dzumhur a palla break, poi un errore in lunghezza dell’ex n. 38 ATP, al termine dell’ennesimo scambio prolungato, consente al bosniaco di strappare il servizio all’avversario.

Le continue variazioni di effetto, profondità e peso dei colpi di Dzumhur mettono in difficoltà Molcan, che non riesce a districarsi dalla ragnatela tessuta dal 34enne di Sarajevo. A completare l’opera arrivano anche alcuni recuperi apparentemente impossibili, frutto della capacità quasi “djokoviciana” dell’ex n. 23 del mondo di leggere in anticipo le direzioni dei colpi dell’avversario.

Dzumhur allunga sul 3-1 e si prende anche i primi due punti del successivo turno di risposta. La sensazione è che la situazione sia ormai diventata troppo complicata da recuperare per lo slovacco. Che affossa a metà rete un dritto interlocutorio e cede nuovamente il servizio: è un break che ha il sapore della resa.

Un po’ di passività del bosniaco, che sembra iniziare ad accusare la fatica delle oltre sei ore trascorse in campo in due giorni, e un pizzico di fortuna, sotto forma di nastro, consentono però a Molcan di recuperare immediatamente uno dei due break. Lo slovacco tiene poi il servizio e si riavvicina sul 4-3, riaprendo la partita.

Dzumhur appare in difficoltà fisica, ma ritrova però vigore con una mortifera palla corta di dritto che lo porta sul 30-15, bissata poco dopo da un’altra che gli consente di tenere il servizio e portarsi sul 5-3. Molcan, chiamato a servire per rimanere nel match, cede definitivamente: prima sbaglia uno smash, poi commette un doppio fallo sul match point, spianando al bosniaco la strada verso la quinta finale ATP in carriera, a otto anni di distanza dall’ultima (Antalya 2018). E diventare il quinto finalista più anziano del torneo.

In conclusione, ricordiamo che il programma della giornata si era aperto con la finale del doppio, vinta dai grandi favoriti del tabellone: i cechi Adam Pavlasek e Petr Rikl, prime teste di serie del torneo e diciassettesimi nella Race, si sono imposti per 6-3 4-6 10-6 sulla neonata coppia britannica formata da Stevenson e Mills. I due britannici giocano insieme da poco più di un mese, ma avevano già trovato immediatamente il feeling giusto iniziando la collaborazione vincendo, sull’erba di casa, il Challenger di Ilkley.

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