PREMIUM Palline usurate e pesanti: il piano dell’ATP per mettersi al riparo

L'ATP proverà ad anticipare il cambio palle nel mese di agosto: dopo i primi cinque game, piuttosto che sette. Per prevenire gli infortuni, ma anche garantire un maggiore spettacolo

Di Pellegrino Dell'Anno
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Carlos Alcaraz - ATP Barcellona 2026 (@ X Barcelona Open Banc Sabadell)

Nel tennis sempre più fisico e dispendioso di oggi, un ruolo di spicco nel causare infortuni e aumentare la stanchezza dei giocatori spetta senza dubbio alle palline (in particolare a livello ATP). Specie sul cemento, sempre più rapidamente usurate, di conseguenza pesanti e dunque più difficili da gestire. Sia da un punto di vista del gioco, sia per tentare di imprimere forza al colpo senza chiedere troppo a giunture e legamenti. Un problema vero, pesante, specie nel circuito ATP negli ultimi tempi, quello delle palline. Situazione dovuta ovviamente alla maggiore potenza cercata, e trovata, a livello di tennis maschile.

Le proteste non sono mancate, anche in maniera abbastanza polemica, da parte di molti top player. In particolare, ultimamente, era stato Medvedev durante il torneo di Rotterdam: “Queste palline non sono rotonde, non dovremmo giocarci. Campi lenti, palle lente…in queste condizioni per me è impossibile dettare il gioco in maniera offensiva“. Nel 2025, durante gli Internazionali d’Italia, su terra, la polemica l’aveva invece mossa Zverev. Entrambi, naturalmente, dopo aver perso. Quindi spinti anche da una certa frustrazione. Ma che oggi le palline vengano spinte al limite, con il primo cambio che arriva dopo sette game, e poi ogni nove, è un dato di fatto. Così l’ATP ha varato un piano per tentare di mettersi al riparo dalle polemiche sulle palline, dal prossimo mese di agosto.

Il tentativo dell’ATP per risolvere il problema palline

Sul cemento, sette game possono essere rapidi. Ma, tra i giocatori ATP, anche ricchi di scambi lunghi, con servizi molto potenti e incisivi, che rendono presto quasi inutilizzabili le palline. Ovviamente cambiare direttamente per un torneo tour, seguito da milioni di persone, sarebbe stato un rischio eccessivo. L’ATP al momento deve sperimentare, e così ha varato una proposta che sarà attuata nel Challenger di Lexington (vinto in passato anche da Sinner) al via il prossimo 3 agosto.

Come riportato da Parsa Nemati, l’idea è molto semplice, ma potrebbe rivelarsi efficace: anticipare il cambio delle palline. Invece che dopo i primi sette game, farlo già dopo cinque. E da lì in poi cambiarle ogni sette giochi disputati, piuttosto che nove. Un anticipo sui tempi che, specie in partite equilibrate, di quelle che si decidono su pochi punti e vedono protagonisti grandi battitori, potrebbe fare tutta la differenza del mondo. In termini prima di tutto fisici, perché colpire palline più leggere è meno difficoltoso per i giocatori. Ma anche di spettacolo: una pallina sgonfia, da cui è fuoriuscita la pressione per l’utilizzo, è per forza di cose più lenta. E questa lentezza, sia in termini di servizio che di scambio, può compromettere il livello di una partita.

Un tentativo coraggioso

Di certo, va apprezzata l’iniziativa dell’ATP che non lascia che le polemiche sulle palline rimangano sterili. Ma prova a sfruttarle per fare in modo che diventino una miglioria per il futuro del gioco. Al contempo, non è detto che possa essere questa la soluzione finale. Anche perché il tentativo in un Challenger, dove gli scambi sul cemento non sempre sono così intensi, rischia di poter essere un test non pienamente indicativo. Il prossimo passo deve essere anticipare il cambio delle palline direttamente a livello ATP, nei tornei del circuito principale.

Così da potersi rendere conto effettivamente, anche chiedendo l’opinione dei top player, che più hanno da perderci e solitamente sono quelli che hanno più da ridire. Con il confronto verbale diretto, dopo aver accertato sul campo che le palline reggono meglio con questo anticipo, si potrà procedere in maniera effettiva anche apportando un cambio al regolamento. Fino ad allora, si rimarrà inevitabilmente nel campo del dubbio e dell’esperimento, di un qualcosa che potrebbe tornare utile ma su cui non si hanno ancora piene certezze.

Lexington sarà il teatro del primo passo di un cambiamento che potrebbe risultare storico tra qualche anno. Un tentativo consapevole, forse anche in ritardo. Di certo, allo stato attuale delle cose, gestire i ritmi del tennis odierno e scambiare con palline che già al quinto game di utilizzo sono pesanti e difficili da colpire, urge quantomeno un tentativo per rendere le cose più semplici per chi garantisce lo spettacolo del tennis. E anche più sicure. L’impressione è che questo sia solo il primo passo verso un cambiamento completo. Verso il meglio.

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