Victor Estrella Burgos, la forza di non mollare

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Victor Estrella Burgos, la forza di non mollare

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TENNIS – A 33 anni Victor Estrella Burgos è entrato per la prima volta nei primi cento del mondo. Ma qualche anno fa aveva smesso di giocare a tennis. Ora che ha realizzato il suo sogno, non si vuole fermare. Daniele Vallotto

La Repubblica Dominicana è un paese che raramente fa parlare di sé. Si trova nei Caraibi, a ovest di Haiti, e la sentiamo nominare principalmente per la sua capitale, Santo Domingo, prima colonia spagnola quando l’America era il “Nuovo mondo” e ora una delle mete turistiche predilette nella zona caraibica: la città ospita infatti la prima strada, la prima cattedrale e la prima università e il primo ospedale costruiti nelle Americhe. È una città da preservare tant’è che l’Unesco l’ha dichiarata Patrimonio dell’umanità nel 1990.
Di tennis, in Repubblica Dominicana, non se ne vede molto. La squadra di Fed Cup, proprio nell’anno in cui Santo Domingo è entrata tra i patrimoni dell’Unesco, ha giocato il primo turno di World Group dopo aver eliminato la Thailandia. Ma contro l’Inghilterra le dominicane hanno potuto fare ben poco. I maschi, più su del World Group I non sono mai andati. Nel WTA l’unica dominicana in classifica (numero 582 questa settimana) è una ventitreenne che non ha ancora raggiunto grandi risultati: Francesca Segarelli. Nata a Roma, ha giocato per la Repubblica Dominicana in Fed Cup ed è perciò considerata una dominicana sia dal sito ITF che da quello WTA. Tra gli uomini la situazione era, fino a poco tempo fa, praticamente identica. Fino a che Victor Estrella Burgos, un tennista la cui storia dev’essere raccontata, ha cominciato a vincere tornei che contano.

Dopo la vittoria a Salinas dell’altro ieri il dominicano è entrato all’età di trentatré anni nei primi cento del mondo, precisamente al numero novantanove. È un traguardo insperato per quello che è facile considerare il GOAT della Repubblica Dominicana. La vittoria della settimana scorsa arriva dopo la finale ottenuta a Morelos, Messico e la semifinale nel challenger di Dallas. A Salinas, dove non ha battuto avversari di grande caratura, ha ottenuto il quarto titolo challenger. Sono quattro titoli che si sommano ai ventuno vinti nel circuito Future e che raccontano la carriera di un giocatore che è sempre rimasto ai margini del tennis che conta. Ma qualcosa è cambiato proprio quando sembrava che il treno fosse passato.

 

Sembrava che il momento di Victor Estrella non dovesse mai arrivare. Nel 2002 il dominicano diventa professionista ma i risultati dei suoi primi anni non sono buoni. Estrella gioca nei Future ma porta a casa troppi pochi punti. Ad un certo punto decide di mollare. Stanco di un aspettare un futuro che sembra non dover più arrivare,  se ne torna a casa per fare il maestro nel suo paese. Poi nel 2006 Estrella decide che no, non è quello il suo posto. A maggio parte per la Florida in macchina e si iscrive al Future di Vero Beach. Senza punti in classifica, batte tutti gli avversari fino alla finale, dove viene battuto da Ryan Sweeting, all’epoca promettente teenager. Otto anni dopo quella finale, Sweeting non è più presente in classifica: fermo da quasi un anno a causa di un intervento alla schiena non ha più punti a livello ATP. Di punti ATP, invece, Estrella ne ha 514: sufficienti per entrare in top-100.

Dopo quella finale persa in Florida, il dominicano si convince che nel tennis c’è ancora spazio per lui. Comincia allora una lenta risalita che lo porta a vincere i primi titoli Future della carriera, a Buffalo e a Pittsburgh. A fine 2006 è numero 570 del mondo. Sei anni fa Burgos raccontava all’ATP tutte le difficoltà di un tennista nato nella Repubblica Dominicana: “Uno dei maggiori problemi della Repubblica Dominicana è che non abbiamo soldi per viaggiare. Mi sono ritirato per quattro anni perché non mi potevo permettere di viaggiare. Anche adesso ci sono dei momenti in cui, se perdo nei primi turni di un challenger, posso non essere in grado di partecipare al torneo successivo. Ho bisogno di vincere per guadagnare soldi e continuare a viaggiare. Questo può metterti molta pressione”.
Questo tennis di sopravvivenza sembra poter terminare nel 2008, quando Estrella Burgos ha il ranking sufficiente per giocare le qualificazioni nel Master 1000 di Cincinnati. Victor non ha mai tentato di entrare in tabellone in un torneo ATP e ci prova partendo da un torneo di caratura troppo alta, almeno in apparenza. Da numero 243 affronta l’indiano Bopanna, numero 329 e lo batte in due set. Contro Paul Capdeville, numero 133 ATP, il compito pare troppo arduo. Ma Estrella lo supera alla grande vincendo 7-5 6-0 e guadagnandosi l’onore di essere il primo a rappresentare il proprio paese in un match nel circuito maggiore nel prestigioso torneo dell’Ohio. Il primo turno è davvero troppo grande per il “Dominican Dream” di Estrella: il gap da colmare con Fernando Verdasco, numero 12 del mondo, è insormontabile. Burgos però fa bella figura. Perde 6-3 7-5, riempiendo il serbatoio della fiducia con una prestazione coraggiosa. Per lui, che non carica troppo la tensione delle corde della sua racchetta per paura di romperle e piuttosto di spendere i soldi dell’hotel si fa ospitare da qualcuno, gli 8.000 dollari riservati a chi entra nel tabellone di Cincinnati e la camera in albergo sono un premio impensabile dopo una vita di rinunce.

Ma non è Cincinnati il luogo della svolta tanto desiderata. L’ottimo risultato del torneo statunitense gli dà il coraggio di provare per la prima volta le qualificazioni in uno Slam. All’esordio batte a sorpresa Xavier Malisse, allora numero 150 del mondo, ma a far sfumare il sogno newyorkese è il teoricamente più morbido Minar, numero 303, che vince in tre set. Il salto di qualità tarda ad arrivare: ad ottimi risultati nei Future (cinque trionfi nel 2007, tre nel 2008 e due nel 2009, anche se quasi tutti conquistati nella sua Santo Domingo) non corrispondono risultati di prestigio nei challenger.

Nel 2010, però, all’improvviso Estrella cambia marcia. Si spinge fino in semifinale nel challenger di Leon, Messico in aprile e di Cali, Colombia, a settembre. Chiude l’anno ad un soffio dalla top-200 e comincia a sognare in grande. E nel 2011 arrivano i risultati sperati: è ancora la Colombia ed un colombiano, Alejandro Falla, a regalare soddisfazioni al dominicano. Victor vince infatti il challenger di Medellin, il primo della carriera, battendo per la prima volta in carriera un top-100. Un mese prima Victor aveva conquistato la prima medaglia nel tennis della Repubblica Dominicana ai Giochi Panamericani. A trentun anni ha raggiunto i risultati che sembravano irrealizzabili. Medellin dovrebbe essere la prima tappa di una nuova fase della sua vita, invece il 2012 è avaro di soddisfazioni. Raggiunge la semifinale in un torneo che due anni dopo sarà teatro della sua catarsi (Salinas) e in quello di Bogotà, ancora in Colombia.

La sua carriera può essere riassunto con un celebre motto per scolari ambiziosi: “Insisti, persisti, raggiungi e conquisti”. E alla fine la svolta, quella vera, arriva. Il 2013 è il miglior anno della carriera di Victor Estrella Burgos, che raggiunge la semifinale a Medellin e vince a Quito il secondo titolo challenger. A giugno riprova ad entrare in un tabellone ATP. Il torneo scelto è, manco a dirlo, l’ATP 250 di Bogotà, unica data colombiana del circuito maggiore. Anche questa volta Burgos non fallisce: batte Moser e Velotti e si qualifica per il main draw. L’avversario, Facundo Arguello, non è certo al di fuori della sua portata e Burgos non si fa scappare l’occasione di festeggiare la prima vittoria della Repubblica Dominicana in un torneo ATP. Medellin, Quito, Bogotà: tutte città in altura. Evidentemente l’aria rarefatta esalta il tennis di Estrella Burgos. Sull’onda dell’entusiasmo l’anno si chiude con due risultati di prestigio. Non entra per un soffio nel primo tabellone Slam, cedendo solo al terzo turno a Donald Young ma soprattutto vive una settimana perfetta nel challenger di Bogotà, ormai la sua seconda città. In finale vince facile grazie al ritiro di Thomaz Bellucci, è vero, ma il posto se l’era più che meritato battendo prima Zeballos (numero 58 ATP, sua migliore vittoria finora) e poi Pella (numero 96). Il trionfo della volontà viene celebrato qualche settimana dopo, il due marzo 2014. A Salinas, Estrella Burgos vince il quarto titolo challenger della carriera e raggiunge ciò che nel 2006, quando partì per la Florida in macchina, non osava sognare: un posto nei primi cento. Burgos ha dimostrato di non aver dimenticato quegli anni da maestro che aveva rinunciato ai suoi sogni. Il dominicano partecipa infatti ad un programma della Washington Heights Tennis for All, associazione creata da Leo Reynoso che si prefigge il compito di insegnare tennis gratuitamente ai ragazzini di Washington Heights, un quartiere di New York.

Le ambizioni di Victor Estrella Burgos non si fermeranno certo qui. Ora il sogno è portare la Repubblica Dominicana al Roland Garros. Ma prima di Parigi c’è un’altra impresa che lo aspetta. Ad aprile il suo paese giocherà per la prima volta nella sua storia il secondo turno del Group I di Coppa Davis dopo aver eliminato l’Uruguay con un secco 4-0. L’avversario con cui ci si giocherà un posto nei play-off del World Group sarà la seconda casa di Victor, la Colombia. E Burgos, record-man di Davis per presenze e vittorie, guiderà la sua nazione verso qualcosa più grande di loro. Come scrive lui stesso dopo il trionfo di Salinas sul suo profilo twitter, “non ci sono parole per descrivere quello che sento”. Victor, massima espressione dell’“homus faber fortunae suae”, ha ragione: a volte le parole non bastano. Ma ci pensano le gesta di uomini testardi come lui a compensare questa ineffabilità.

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Pete Sampras spegne 51 candeline. I nati ad agosto e il tennis nel destino

Nato nello stesse mese di Federer e Laver, pochi giorni dopo entrambi, Pistol Pete aggiunge un altro anno, quasi vent’anni dopo l’ultimo trionfo

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Pete Sampras - US Open 2002 (foto @Gianni Ciaccia)

Di recente abbiamo festeggiato il compleanno di Roger Federer con l’emozionante video del piccolo Zizou, l’8 agosto; il giorno dopo quello del leggendario Rod Laver, con l’annuncio di Tsitsipas e Ruud presenti all’esibizione che porta il suo nome. E oggi, che è il compleanno di “Pistol” Pete Sampras, cosa accadrà di speciale per farcelo ricordare? Qualche altra sorpresa in campo nell’Open del Canada, o qualche annuncio speciale, o nulla di tutto questo? Chissà, l’unica certezza è che l’ex n.1 al mondo raggiunge il traguardo dei 51 anni, poco meno di 20 anni dopo quell’ultimo, romantico trionfo, contro l’amico rivale Agassi allo US Open del 2002 (tra l’altro giusto due settimane dopo aver compiuto 31 anni, il 26 agosto).

Pete dominò la sua era, dimostrandosi di un altro livello, soprattutto nei mesi estivi, nel periodo che va da Wimbledon fino ad arrivare allo US Open, tornei vinti rispettivamente 7 e 5 volte, per un totale di 14 Slam con i due Australian Open conquistati. Numeri apparentemente irraggiungibili al tempo, e pensare che ora Sampras non è neanche nella top 3 dei più vincenti…eppure non basta questo a scalfire il mito di colui che ha segnato un’epoca insieme ad Agassi, lui con i suoi servizi che erano proiettili (veniva soprannominato Pistol Pete non a caso) e le dolci volée, Andre con le schermaglie da fondo, in duelli che hanno tracciato un’era per chi l’ha vissuta.

Introdotto nella Hall of Fame nel 2007, si parla poco di Pete Sampras, lo si vede poco, ha “limitato” la sua carriera tennistica ai trofei e alle vittorie sul campo, senza lanciarsi in esperienze da allenatore o commentatore, che mal si sarebbero accoppiate con la persona taciturna e riservata che l’americano di origini greche è sempre stata. Ma resta una leggenda, l’ideale predecessore di Roger Federer, il giusto successore di Bjorn Borg e John McEnroe, insieme ad Agassi, per scrivere l’ennesimo capitolo di quel libro infinito che è la storia delle rivalità nel tennis, e oggi compie 51 anni, giusto a ricordare che il tempo, in fondo, passa per tutti.

 

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41 candeline per Federer! Ma è lui a regalare a Zizou il giorno più bello della sua vita. Un video commovente

Nel video “The Promise” Roger Federer realizza il sogno del giovane talento giocando con lui a Zurigo

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(Ha collaborato alla scrittura dell’articolo Andrea Mastronuzzi)

Chi da bambino, al momento di spegnere le candeline nel giorno del proprio compleanno, non ha mai espresso un desiderio ingenuo, apparentemente irrealizzabile e lontano dalla seriosità della vita quotidiana degli adulti? Chissà quanti aspiranti tennisti pensano al sogno di incontrare il loro idolo mentre chiudono gli occhi e soffiano sulla torta. Roger Federer è stato ed è il protagonista di tanti di quei desideri che prendono forma nell’immaginazione fanciullesca. Oggi è il suo di compleanno, il 41esimo. Anche lui soffierà sulle candeline e magari nei suoi pensieri ci sarà spazio anche per qualche sogno ingenuo e apparentemente irrealizzabile (vincere un altro torneo, magari uno Slam?), espressione del fanciullino che, secondo Pascoli, rimane sempre in noi.

Nel frattempo, lo svizzero ha esaudito un desiderio di questo genere di un bambino che si avvia a diventare grande. Si chiama Izyan Ahmad, ma per tutti è Zizou. È il numero 1 negli Stati Uniti tra gli under 12. Cinque anni fa Zizou decise di non tenere più per sé il suo piccolo grande sogno perché aveva di fronte proprio la persona in grado di realizzarlo. In una conferenza stampa allo US Open tra i giornalisti c’era anche lui grazie a un’iniziativa della USTA. Il piccolo Zizou, calmo e sicuro di sé, rivolse al suo idolo Federer questa domanda: “Potresti giocare altri 8 o 9 anni così posso sfidarti quando sarò un professionista?”. Più imbarazzato del giovane intervistatore, Roger rispose che sarebbe tornato a giocare appositamente per incontrarlo su un campo da tennis e, incalzato da Zizou, assicurò che quella era una promessa.

 

Grazie a Barilla e alla simpatia – nel senso etimologico di ‘condividere emozioni’ – dello svizzero, Izyan ha realizzato il suo sogno sfidando Re Roger a Zurigo. L’accoglienza riservata al ragazzo in Svizzera, la sua sorpresa per le attenzioni ricevute, l’incredulità nel veder arrivare Federer– e infine gli scambi tra l’ex numero uno del mondo e il giovane talento sono alcuni dei passaggi del nuovo cortometraggio per Barilla. Quelli che più spingono ad immedesimarsi in Zizou. “The Promise” è il titolo del film che, secondo il Chief Marketing Officer di Barilla, Gianluca Di Tondo, rappresenta “un altro bellissimo esempio di cosa significhi per Barilla ‘Un Gesto d’Amore’”. Il fulcro attorno a cui ruota l’opera dell’azienda italiana sta infatti proprio nel tentativo di arricchire la quotidianità unendo le persone attraverso atti gratuiti, di affetto sincero e disinteressato.

Qualsiasi cosa Roger Federer faccia quando si relaziona con gli altri sembra venirgli naturale, senza sforzo, ed è questo che continua a stupire tutte le persone che incontra” – ha sottolineato ancora Di Tondo. Non è la prima volta, infatti, che il campione svizzero si rende protagonista di azioni semplici ma così potenti da rendere la giornata dei fortunati di turno la migliore della loro vita. Sempre in collaborazione con Barilla (un piatto di pasta è sempre facilitatore di incontri e parole), in passato Re Roger ha esaudito il sogno di due ragazze liguri diventate famose per aver provato a giocare a tennis sul tetto di un palazzo durante il lockdown e di una signora sarda che aveva “invitato” a cena lo svizzero attraverso un cartello messo in mostra durante una partita del 20 volte campione Slam a Madrid nel 2019. Gesti che rappresentano segni visibili di quei valori tanto cari a Italo Calvino e applicati da Federer anche con la racchetta in mano: leggerezza (nel senso di semplicità armoniosa), esattezza, rapidità, molteplicità, coerenza e, per l’appunto, visibilità (mai ostentata).

Così umano, Roger. Eppure, allo stesso tempo, divino. Tanto che Gianni Clerici qualche anno fa disse di aver visto in lui la reincarnazione della Divinità tennistica che segretamente sovrintende al gioco. Quello di oggi è il primo compleanno di Roger, arrivato a 41 anni, in cui lo Scriba non potrà dedicargli un pensiero da questo pianeta. Chissà, però, che non possa fare gli auguri direttamente a quella “Divinità tennistica” da cui lo svizzero è sempre sembrato aver tratto origine. Per proseguire sul filo della nostalgia, è anche la prima volta dopo 24 anni in cui Federer festeggerà senza avere una classifica ATP.

D’altra parte, c’è spazio anche per sentimenti che non guardano indietro, ma anzi si proiettano nel futuro, come i desideri che si esprimono quando si soffia sulle candeline. È infatti il compleanno che precede il ritorno in campo dello svizzero, dopo un anno e spiccioli in cui è mancato al suo sport e agli appassionati di questa forma di divertissement probabilmente anche più di quanto a lui sia mancato giocare un match ufficiale. Tornerà a farlo prima nella ‘sua’ Laver Cup e poi nella ‘sua’ Basilea. Se sarà un rientro solo per salutare o se invece Federer alimenterà ancora una volta le speranze di chiunque ami l’eleganza declinata nello sport (o l’eleganza e basta), sarà in ogni caso una festa. Tra nostalgia e gioia, tra sogni realizzati e desideri ingenui e apparentemente irrealizzabili. Proprio come in ogni compleanno.

Auguri Roger!!

Ubitennis ha fatto gli auguri a Federer nel…

2012Federer, un destino nel nome (Mastroluca)

2013Oggi non è solo il compleanno di Federer ma… (Scanagatta)

2014Roger Federer: When I was young… (De Gasperi)

2015Roger Federer, 34 anni e numeri senza fine (Guidobaldi)

2016 Nato l’8 agosto. Tu chiedi chi era Roger Federer (Salerno)

2017Roger Federer compie 36 anni, ma adesso viene il bello (Serrapede)

2018Roger Federer segna 37 ma la febbre non vuole scendere (Guidobaldi)

2019Roger Federer compie 38 anni, ma non è ancora finita (Ortu)

2020 39 anni in cinque rovesci: buon compleanno, Roger Federer (Verda)

2021I 40 anni da paradosso di Roger Federer (Stella)

41 SOSTANTIVI PER FEDERER – Eleganza, vittoria, sportività, disinvoltura, serenità, spigliatezza, talento, regalità, stile, fluidità, varietà, raffinatezza, umanità, empatia, simpatia, umiltà, paternità, fraternità, fragilità, costanza, misura, agilità, originalità, freschezza, pacatezza, ambizione, naturalezza, correttezza, disponibilità, gentilezza, amore, emotività, sorpresa, carisma, entusiasmo, leggerezza, coerenza, molteplicità, visibilità, rapidità, esattezza.

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Flash

Emma Raducanu, il coach russo e le preoccupazioni della politica

Forti perplessità di due membri del parlamento britannico sulla scelta di Emma di assumere Tursunov: “Un colpo propagandistico per il Cremlino”. E le suggeriscono di ripensarci

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Emma Raducanu - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Non c’è pace nel Regno. Il Regno è quello Unito e la pace manca a Emma Raducanu (vittoriosa ieri su Osorio dopo una lotta insensata). Oppure ella ce l’ha, la pace (glielo auguriamo), se riesce a farsi scivolare di dosso molte delle cose che scrivono su di lei. Perché la campionessa in carica dello US Open è costantemente sotto i riflettori – leggasi esposta a critiche continue – ormai da quasi un anno. Anzi, qualcosa di più, visto che era stata oggetto del duro commento di John McEnroe per essere stata colta dai crampi nel suo match di ottavi a Wimbledon 2021, raggiunti da n. 338 della classifica.

Lungi dal mettere a tacere la parte deteriore della stampa britannica e degli appestatori dei social media, l’incredibile cavalcata newyorchese ha invece elevato Emma su un piedistallo con un bel bersaglio dipinto addosso, ponendola in bella vista senza possibilità di riparo alcuno – della serie, “ora tutti sanno chi sei, goditi questo momento perché alla prima sconfitta…”.

I mesi successivi al vittorioso Slam non le hanno giovato da questo punto di vista, quando, conti alla mano, Emma vantava più accordi con nuovi sponsor (e che sponsor) che incontri vinti. Due fatti per i quali è fin troppo facile suggerire una relazione diretta, esistente o meno, di cui ci dovesse importare o meno. Parallelamente, c’è poi la questione dei continui cambi di coach, a cominciare da quell’Andrew Richardson nel suo angolo a Flushing Meadows (in realtà si partiva da prima, da Nigel-suocero-di-Andy-Murray, ma lì abbiamo avuto le prime perplessità e non solo per il luogo comune “squadra che vince non si cambia”).

 

A questo proposito, proprio in questi giorni Raducanu sarà seguita da un nuovo allenatore, Dmitry Tursunov, attualmente in prova con vista sul prosieguo della campagna nordamericana. E qui la notizia prende due strade diverse. La prima travalica l’ormai stantia storia della ragazza sciupa-coach per assumere un qualche connotato “politico”, nel senso che questa volta il commento sulla sua carriera arriva da un politico – il parlamentare laburista Chris Bryant, presidente dell’All-Party Parliamentary Group on Russia, un gruppo informale della Camera dei Comuni aperto a tutti i partiti che si propone di “promuovere buone relazioni tra i parlamenti e i popoli di UK e Russia”.

“Il Cremlino lo rappresenterebbe come un colpo propagandistico e un’indicazione che al Regno Unito non interessa veramente la guerra in Ucraina” ha detto Bryant al quotidiano The Telegraph. “Sarebbe un vero peccato [real shame, in inglese] se Emma continuasse”. E ha aggiunto: La incoraggio a ripensarci e come minimo a condannare la barbarica guerra di Putin”.

Non ci sono stati commenti da parte dei portavoce di Emma e della LTA, la federtennis britannica che continua a fornire supporto a Raducanu, così come da parte di Tursunov. Si è invece espresso un altro membro del parlamento, il tory Julian Knight, presidente della commissione Digital, Culture, Media & Sport: “Fa impressione vedere un russo allenare la stella nascente numero uno della Gran Bretagna”. Knight vorrebbe capire dove stia Tursunov rispetto all’invasione (e qui si ricade nel discorso già fatto quando si parlava delle dichiarazioni per poter partecipare a Wimbledon) e aggiunge di sperare che “la LTA sia capace di consigliare Emma per il meglio”.

Tornando al presunto “colpo propagandistico”, spostiamoci su Shamil Tarpischev, il presidente della federtennis russa che si era fatto (ri)conoscere già diversi anni addietro quando, riferendosi a Serena e Venus, le aveva chiamate i fratelli Williams. Dopo la finale di Wimbledon, Tarpischev ha rivendicato Elena Rybakina come un “prodotto” russo, in quella che pareva un’uscita da bambino delle elementari che butta via un giocattolo che non gli piace, salvo poi cambiare idea quando vede un compagno giocarci felice. Anche Yevgeny Kafelnikov usava lo stesso termine: “Comprare un prodotto pronto all’uso da una fabbrica di alto livello è qualcosa che sanno fare tutti...”.

Persone come oggetti, forse questo permette loro di sopportare meglio le barbarie del proprio Paese sulla popolazione ucraina. Dichiarazioni, in ogni caso, che da un lato quasi giustificano ex post (o almeno fanno riconsiderare) la controversa decisione di Wimbledon di escludere gli atleti che rappresentano la Russia (e non i “russi”), mentre dall’altro, trattandosi di una giocatrice che hanno palesemente e colpevolmente snobbato, non possono essere prese sul serio. Oppure possono? Perché, solo per fare un esempio dell’assurdo, anche giornalisti di nome (e cognome) hanno rilanciato il video dei “falsi morti ucraini che invece si muovevano”. Per dire che c’è gente sempre pronta ad abdicare al minimo sinaptico per credere alle stupidaggini che preferisce a dispetto dell’evidenza.

Allora, se non possiamo non essere d’accordo con Tumaini Carayol quando sul quotidiano The Guardian scrive che si tratta semplicemente di “un privato cittadino che si avvale dei servizi di un professionista indipendente, che è russo, con la semplice speranza di migliorare la propria carriera”, quello che segue, vale a dire che ciò “non dovrebbe costituire motivo per tale indignazione o polemica”, è altrettanto giusto, tranne però per il fatto che, lo abbiamo appena visto, non funziona davvero così. Perché, per quanto goffi, i tentativi di una narrazione russa totalmente avulsa dalla realtà fanno comunque proseliti. In questo senso, dunque, vanno intese le esternazioni dei due politici e inserite in un contesto di interferenze russe nella politica britannica.

La seconda strada verso cui ci porta la notizia del nuovo coach è per fortuna ben più leggera – sebbene anche questa lastricata di apprensioni – e origina da un’intervista di Tursunov dello scorso novembre in cui aveva avuto modo di citare Emma parlando delle perplessità sulla conclusione del rapporto con Sabalenka. “Emma Raducanu, che ha vinto gli US Open, sta licenziando le persone con cui ha lavorato” diceva Dmitry. “Naturalmente, tutti sono scioccati. Se qualcuno della sua squadra mi chiamasse ora e mi chiedesse se voglio allenarla, tremerei di paura, perché non sai quando verrai licenziato”. Una paura che speriamo abbia vinto, perché sarebbe dura trasmettere sicurezza dall’angolo quando sembra che il tuo seggiolino sia l’epicentro di un terremoto…

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