WTA Miami: Cibulkova e Na Li ancora contro

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WTA Miami: Cibulkova e Na Li ancora contro

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TENNIS WTA PREMIER MIAMI – Dominika Cibulkova annulla tre match point ad Agnieszka Radwanska sul 63 54 e vince in rimonta al terzo 36 76(5) 63. Affronterà ancora Na Li che ha battuto una Wozniacki non al meglio. 

[2] Li Na  b [11] C. Wozniacki 75 75

Miami – Al termine di una partita piuttosto brutta Li Na riesce nell’impresa di diventare la prima giocatrice cinese a raggiungere le semifinali a Miami dopo aver centrato per cinque volte negli anni passati (compresi gli ultimi tre) i quarti di finale. La Wozniacki ha accusato un problema alla schiena che l’ha costretta a chiedere nel secondo set l’intervento della fisioterapista: eccone così spiegato l’atteggiamento fin troppo passivo, come testimoniano gli appena tre  vincenti realizzati in tutto il match. Li Na però, così come a Indian Wells, è apparsa parecchio fallosa, nonostante nel primo set fosse riuscita a issarsi sul 4 a 1 con due break di vantaggio grazie anche ai regali dell’avversaria. A questo punto però era la cinese, con un dritto terminato in corridoio, a regalare prima un contro break e subito dopo un altro, ancora con un errore di dritto, rimettendo in carreggiata la Wozniacki. Nonostante la partita fosse riaperta, dal pubblico arrivava qualche fischio, a testimonianza di una qualità di gioco non esattamente eccelsa.

 

Li Na continuava a fare nel bene e nel male partita, alternando colpi degni della sua fama a errori sconcertanti, venendo premiata nel dodicesimo gioco da “Caro” che con tre gratuiti le regalava il set. Incredibilmente nel secondo la Wozniacki, quasi limitandosi a palleggiare, si ritrovava avanti 5 a 3con l’avversaria che continuava a sbagliare una valanga di punti. Nel momento del pericolo però l’interruttore della Li Na tornava ad accendersi, permettendole di portare a casa un parziale di quattro giochi consecutivi con una facilità che lasciava intuire quanto oggi poco bastasse per avere la meglio della danese. Finiva 75 75 in poco più di due (brutte, per chi vi scrive) ore di gioco durante le quali Li Na realizzava 31 vincenti e 46 gratuiti contro 3 vincenti e 25 gratuiti della danese. Domani, nella notte italiana, terza sfida dell’anno con la Cibulkova, già incontrata e sempre sconfitta sia a Melbourne che a Indian Wells. (Massimiliano Di Russo)

[10] D. Cibulkova b [3] A. Radwanska 36 76 63

Primo incontro dei quarti di finale della parte bassa, i precedenti e il ranking vedevano favorita la polacca Radwanska, ma il match si prospettava ad ogni modo aperto, visto che l’ultimo precedente tra le due era quello che ha portato la Cibulkova in finale agli Australian Open. Partita ricca di errori, ma anche di giocate pregevoli, che di certo hanno intrattenuto il pubblico e lasciato tutti col fiato sospeso per l’imprevedibilità dell’esito, più che rimarcata da un totale 19 break, di cui nove messi a segno dalla slovacca a fronte dei sette salvati da Radwanska.

Il primo game già raccontava la storia di un incontro che si preannunciava lottato, con Cibulkova al servizio, artefice e carnefice di se stessa. Sul 15-15 c’è il primo duro scambio, ne esce vittoriosa Agnieszka, poi un rovescio in corridoio e arrivano le prime due palle break, ma Dominka non ha certo intenzione di arrendersi prima di cominciare: la prima è annullata con un dritto in contropiede e la seconda con un rovescio a filo di riga. Ma non finisce qui: nello scambio successivo la slovacca cade, riesce incredibilmente a riprendere la posizione e chiude il punto riportandosi in vantaggio. Radwanska ritrova la concentrazione e riporta il punteggio in parità con un attacco in contropiede, due doppi falli e un brutto errore le consegnano definitivamente il game.

Da qui in poi è quasi follia, il vento, che oltre a scompigliare i capelli scompiglia anche le traiettorie, non aiuta, ma le due protagoniste ci mettono del loro, Cibulkova con la sua fallosità e Radwanska con un gioco a tratti passivo che la vede limitarsi a contenere l’aggressività dell’avversaria, spesso un metro e mezzo dietro la riga di fondo. Altri quattro game ed altri quattro break, la prima a tenere un turno di servizio sarà la polacca sul 2-3, trovando la razionalità del proprio gioco e delle traiettorie. Nel game successivo Dominika perde del tutto la misura dei propri colpi e consegna il secondo break di vantaggio alla propria avversaria che avrà quindi la possibilità di servire per il set. Ma la slovacca non ha alcuna intenzione di lasciar perdere, riscattandosi in uno scambio molto intenso e infilando una risposta che le permette di recuperare un break. Nel game successivo Cibulkova inizia con un doppio fallo e in breve tempo Radwanska ha a disposizione 3 set point, il secondo le permetterà di chiudere il primo parziale 6-3.

Il primo break del secondo parziale non poteva che essere nel primo game, Cibulkova che nonostante tutto non ha mai mancato di tenere i piedi in campo, coglie la prima occasione e approfitta dell’incapacità di Radwanska di chiudere i punti: 1-0. Ma Dominika non riesce a trovare continuità regalando subito due palle break all’avversaria per poi annullarle; Agnieszka attende, si procura un’altra palla break e chiude il game a rete con il tocco che la contraddistingue, si torna sull’uno pari. Nemmeno a dirlo, nel game successivo arriva l’ulteriore break e Dominika torna in vantaggio, riuscendo a confermare il break nel game successivo: 3-1. La polacca si fa man mano più aggressiva, laddove non può contrastare l’avversaria in potenza, Agnieszka gioca d’intelligenza, avanzando e cercando di trovare maggior precisione nei colpi, il risultato è il primo turno di servizio tenuto a zero dell’intero incontro.

Servizio e dritto di Dominika proprio non funzionano, Radwanska mette a segno una  risposta lungolinea di dritto e l’ennesimo doppio fallo le mette a disposizione la palla del contro-break, realizzata grazie ad un passante in corridoio dell’avversaria. Il game successivo inizia con un’indomita Cibulkova che guadagna il primo 15 con un pregevole lob di rovescio e poi scappa sullo 0-40, conquistando la terza palla break e tornando in vantaggio sul 4-3. Tornano gli errori, un altro game e un altro break, il punteggio è riportato in parità (4-4). L’aggressività di Cibulkova permane, tant’è che si procura subito tre palle break, ma Radwanska, complice un dritto sbagliato, riesce ad annullarle tutte, mettendo a segno un ace sul 40 pari. Il 5-4 Radwanska arriva grazie ad un bellissimo passante lungolinea giocato dalla polacca a filo della rete.
Non basteranno però tre match point ad Agnieszka, che non riuscirà a venire a capo di un game drammatico e perfettamente in linea con il resto dell’incontro, con Cibulkova che improvvisamente ritroverà la misura e il timing sul dritto: cinque vincenti con il colpo che più l’ha tradita durante l’incontro e la slovacca arriva alla palla break nel game successivo, 6-5, poi un altro game buttato ed è di nuovo parità. Cibulkova avrà ragione del parziale solo al tie break, dove sotto 5-2 conquisterà 5 punti consecutivi, complice il troppo spazio lasciatole dalla polacca, i cui errori di disattenzione non faranno altro che aumentare la fiducia di un’avversaria sempre più decisa a non lasciar perdere.

Il crescere di Cibulkova, sempre più ispirata nella varietà del proprio gioco, è subito evidente ad inizio del terzo set, il primo game di servizio lo tiene a zero e subito dopo conquista il primo break a seguito di un game interminabile, complice una Radwanska ancora incapace di chiudere i punti che contano. Poi è di nuovo contro-break: 2-1. Sul 2-2 Cibulkova si aggiudica il punto più rocambolesco (fin qui) del torneo, con Radwanska che mette in scena un recupero improbabile, giocando lungolinea di spalle alla rete, ma la slovacca non si lascia sorprendere e chiude in avanzamento. A questo punto, il set inizia incredibilmente a seguire l’alternarsi dei turni di servizio fino al 4-3, quando Radwanska gioca un game tremendo, consegnando all’avversaria 3 palle break con un brutto errore di rovescio in uscita dal servizio, un altro errore, sempre di rovescio, e Cibulkova ha l’occasione di servire per il match. Subito sotto 0-30, la slovacca scende a rete con coraggio e continua imperterrita a dettare il gioco, la difesa di Agnieszka è però impeccabile e le procura due palle break, entrambe annullate con tenacia dalla slovacca. Poi arriva l’ottavo doppio fallo e l’ennesima palla del contro-break, sprecata però da Radwanska, per niente reattiva negli spostamenti. Basta un match point, la semifinale di Miami è sua e anche la top ten, purtroppo per noi ai danni di Sara Errani. (Francesca Moscatelli)

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Original 9: Judy Dalton

Terzo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Judy Tegart Dalton, che lavorava come contabile per poter giocare a tennis

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Judy Dalton (foto dal sito dello US Open)

Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La terza protagonista è Judy DaltonQui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Nella prima puntata di una nuova serie sulle giocatrici che hanno fondato la WTA abbiamo incontrato Judy Dalton, membro delle “Original 9” che si è guadagnata l’affettuoso soprannome di “Old Fruit” e che ha lavorato come contabile per poter sostenere economicamente la sua carriera nei tornei di tennis.

Dotata di uno stile serve-and-volley degno della miglior tradizione australiana, Judy Tegart Dalton ha conquistato il career Grand Slam nel doppio femminile, conquistando cinque dei suoi otto major con Margaret Court, e ha vinto il doppio misto agli Australian Open 1996. Nel singolare ha raggiunto la finale a Wimbledon nel 1968, sconfiggendo Court e Nancy Richey prima di capitolare al cospetto di Billie Jean King. Ma se si dà uno sguardo alle foto di quella partita è difficile capire chi fu la vincitrice.

Nel settembre del 1970, all’età di 32 anni, Judy è stata finalista al Virginia Slims Invitational di Houston, perdendo contro Rosie Casals nel torneo nel quale le “Original 9” presero posizione a favore dell’equità dei sessi, e continuò a giocare sino agli Australian Open del 1977, quando si ritirò a 40 anni. Nel 2019 è stata nominata Membro dell’Ordine dell’Australia durante l’Australia Day per il suo significativo contributo a favore del tennis come giocatrice, a favore dell’equità dei sessi nello sport come donna, e a favore delle fondazioni sportive”.

Come hai iniziato a giocare a tennis?
Mio padre era un buon giocatore e ha iniziato a mettermi una racchetta in mano quando avevo cinque anni.

 

In quale momento hai capito che amavi il tennis tanto da sceglierlo come mestiere?
Amo il tennis da sempre. Giocavo già durante gli anni della scuola. Poi per un po’ sono passata al basket ma sono tornata al tennis dopo che mi chiesero di entrare a far parte della nazionale di basket australiana. Lì ho capito che la mia passione era il tennis, non la pallacanestro. Ovviamente, il percorso non è stato tutto rose e fiori sin dall’inizio, e prima di incassare un reddito regolare con il Virginia Slims Circuit ho lavorato come contabile, nei momenti in cui non ero in viaggio per i tornei.

Come descriveresti il tuo stile di gioco? Quali sono stati i tuoi punti di forza?
Ho uno stile di gioco aggressivo, mi piace il serve-and-volley. La mia forza è il servizio. Questo è stato determinante per i miei successi nel doppio.

Avevi qualche rito particolare, quando giocavi a tennis?
Preparavo il borsone sempre la sera prima per paura di dimenticare qualcosa.

Quale era il tuo torneo preferito da giocare?
Wimbledon, ovviamente, perché è la casa del tennis e si gioca sull’erba, la mia superficie preferita. C’è sempre un’atmosfera magica ed è un posto davvero speciale.

Descrivi un ostacolo che sei riuscita a superare durante la tua carriera nel tennis.
Come membro delle “Original 9”, ho sfidato lo status quo che sosteneva che le donne non fossero da valutare come tenniste professioniste e ho lavorato per migliorare l’equità tra i sessi. È stata una battaglia politica molto dura, ma quando insieme a Gladys Heldman abbiamo firmato il contratto da un dollaro abbiamo capito che era la strada giusta.

A chi ti ispiri, e perché?
A Suzanne Lenglen. Era una grande giocatrice ed è sempre rimasta fedele a se stessa. È stata una tennista ma anche una celebrità internazionale. Era capace di vincere tornei senza perdere un game. Se non sapete chi era, cercatela!

Che cosa hai fatto da quando ti sei ritirata?
Dopo aver costruito una famiglia con mio marito David – abbiamo avuto due figli, Samantha e David, e due nipoti, Sophie e Abby – ho fatto la coach sia di giocatrici del singolare che del doppio, incluso anche il team di Fed Cup dell’Australia, il che ha significato molto per me avendo fatto parte di due squadre campioni. Sono stata coinvolta nei progetti di sviluppo del tennis giovanile del Presidente dell’Australian Fed Cup Foundation per trent’anni e ho smesso di lavorare a questo solo di recente. Sono stata attiva anche sul fronte dei media, commentando tennis femminile in Australia e nel Regno Unito. Dopo che mio marito David è mancato nel 2009 ho lasciato la nostra azienda agricola nel Victoria e ora vivo a Melbourne.

Che consiglio daresti oggi a te stessa da giovane o a qualcuno che sta muovendo i primi passi da tennista?
Se vuoi fare del tennis il tuo mestiere devi essere pronta a lavorare duro e a fare sacrifici. La strada sarà lunga e sarà colma di momenti impegnativi, ma se non molli e credi in te stessa, riuscirai a ottenere quel che vuoi e ne sarà valsa la pena. Non perdere la tua passione per il gioco e non mollare mai.

Come è stata influenzata la tua vita dal tennis?
Mi ha dato l’opportunità di viaggiare in giro per il mondo e di conoscere persone interessanti. E mi ha anche regalato amicizie di una vita con le colleghe tenniste.


Traduzione a cura di Gianluca Sartori

  1. Original 9: Kristy Pigeon 
  2. Original 9: Julie Heldman

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Original 9: Julie Heldman

Secondo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Julie Heldman, vincitrice degli Internazionali d’Italia nel 1969. “Un giornale mandò il reporter che si occupava di moda, anziché quello che scriveva di sport”

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Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La seconda protagonista è Julie Heldman, nata l’8 dicembre 1945. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


In questa seconda puntata della nostra serie in onore delle Original 9, Julie Heldman ci riporta al settembre 1970, quando si ribellò contro la vecchia dirigenza tutta maschile dello sport e contribuì a costruire un audace, nuovo futuro per il tennis professionistico femminile.

Figlia del vulcanico magnate del tennis Gladys Heldman, Julie Heldman aveva 25 anni quando firmò un contratto da un dollaro per partecipare al pionieristico torneo organizzato da sua madre, il Virginia Slims Invitational di Houston. Nel corso della sua carriera, la laureata a Stanford aveva conquistato più di venti titoli in singolare, compreso l’Open d’Italia del 1969, e tre medaglie, una per ciascun colore, negli eventi di esibizione alle Olimpiadi di Città del Messico 1968 (il tennis non figurava come disciplina olimpica ufficiale, ndt). Tre volte semifinalista Slam in singolare, aveva raggiunto il numero 5 del mondo e fatto parte di due spedizioni vincenti in Fed Cup, rappresentando gli Stati Uniti.

Julie riflette: “Non penso che qualcuna di noi parlasse davvero di parità di diritti, quell’anno a Houston. Parlavamo solo del diritto di guadagnarci da vivere e del fatto che il primo anno o giù di lì ci dovesse servire per organizzarci e stabilizzarci nel nostro nuovo mondo. Non mi ci è voluto molto, comunque, per capirne gli effetti anche su un contesto più ampio, perché c’erano donne che venivano da tutte le parti per dimostrarci il loro supporto. Visitavamo le case di molte persone, le donne ci avvicinavano e ci dicevano: ‘Il mio matrimonio è a pezzi, voi siete un nuovo tipo di donne… possiamo parlarne?’ Tutto stava cambiando così rapidamente in quel periodo, era la fine degli anni 60, e la gente ci vedeva come pioniere di un mondo nuovo.

“All’inizio, la paura che potessimo essere escluse dai tornei del Grande Slam era reale. C’era tensione evidente, la vita di ciascuna di noi stava per essere profondamente scossa. I giocatori maschi erano tutti contro di noi, la dirigenza del tennis era tutta contro di noi – ricordate, non c’era alcuna dirigente donna a quei tempi. Stavamo facendo un salto nell’ignoto totale. Le giocatrici dovettero fare le loro scelte. Io scelsi in favore della solidarietà.

Questa è la mia memoria ricorrente di quel periodo: il senso di solidarietà e il passo avanti. Io non potevo giocare a Houston a causa di un infortunio al gomito. I miei genitori si erano appena trasferiti da New York e io passai la notte prima dell’inizio del torneo nella nuova casa, parlando al telefono. Le giocatrici chiamavano e dicevano che la USLTA stava minacciando di sospenderle tutte. La mattina in cui il torneo cominciò io non andai al circolo, perché non dovevo giocare, ma quando seppi che le altre giocatrici stavano prendendo posizione, decisi di fare lo stesso, anche se questo avesse significato subire io stessa una sospensione”.

“Nel nuovo circuito accadevano cose folli. Un giornale mandò il reporter che si occupava di moda, anziché quello che scriveva di sport. Dovemmo spiegargli come funzionava il punteggio e cosa fosse un rovescio. Ma io non vedevo le questioni extra campo come una distrazione, significava soltanto dedicare del tempo a qualcosa per cui tutte noi stavamo lavorando. Avevamo bisogno di farlo. Tutte noi dovevamo andare ai cocktail party, fare incontri, presenziare in TV e parlare con i giornalisti, perché quello era il modo per dare il via al nostro tour”.

Traduzione a cura di Filippo Ambrosi

 

Per conoscere meglio le nove protagoniste, il sito della WTA sta pubblicando anche delle brevi video-interviste in cui vengono rivolte a tutte le stesse domande. Di seguito le risposte di Julie Heldman.

Chi era il tuo idolo tennistico?
Mio padre! Era mancino e… molto gentile

I tuoi punti di forza da giocatrice?
 “Avevo un grande dritto ed ero molto combattiva

Torneo preferito?
Il mio torneo preferito era l’Italian Open: era ‘selvaggio’, pazzo e… soleggiato

Cosa serve per essere una campionessa?
La capacità di credere in se stessi e puntare un obiettivo senza lasciare niente di intentato

Momento clou della tua carriera nel tennis?
La vittoria dell’Italian Open!”

La partita che credevi fosse vinta?
Contro Virgina Wade a Los Angeles. Ho servito avanti 5-1 nel terzo set ma mi sono innervosita al punto da non riuscire a colpire la pallina per servire. E ho perso

Se potessi giocare un match di fantasia contro qualsiasi avversaria, quale sceglieresti?
Suzanne Lenglen, perché era straordinaria

La tua tennista preferita da veder giocare oggi?
Era Agnieszka Radwańska, adesso mi piace molto Naomi Osaka


  1. Original 9: Kristy Pigeon 

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Original 9: Kristy Pigeon

Primo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Si comincia con la più giovane, la mancina Kristy Pigeon

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Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La prima protagonista è Kristy Pigeon. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Nella prima puntata di una nuova serie sulle giocatrici che hanno fondato la WTA, abbiamo incontrato Kristy Pigeon, il membro più giovane del pionieristico Original 9. Kristy Pigeon aveva solo 20 anni quando prese posizione come Original 9 ai Virginia Slims Invitational nel 1970. Vincitrice dei titoli junior US e Wimbledon, la mancina ha raggiunto gli ottavi all’All England nel 1968 e 1969 ed è stata Top 10 degli Stati Uniti. Pigeon ha lasciato il tour nel 1975 all’età di 25 anni e ha conseguito una laurea in Arte e Biologia presso la UC Berkeley. Dopo essere tornata brevemente a giocare nel World Team Tennis, si è trasferita in Idaho, dove ha gestito la Elkorn Tennis School per 11 anni. Nel 1991 ha fondato il Centro di addestramento equino Sagebrush per portatori di handicap, che è diventata una delle principali sedi di ippoterapia della nazione. Si è ritirata da direttore esecutivo di SETCH nel 2011, ed è un’ambientalista attiva.

Come hai iniziato a giocare a tennis?
All’età di sei anni mi sono unita a una squadra di nuoto competitiva nella mia città natale di Danville, in California. Durante l’estate del 1962 fu offerto un programma di tennis gratuito presso il centro ricreativo della comunità situato a pochi passi dalla piscina. Dopo l’allenamento di nuoto mi mettevo le mie Keds e mi dirigevo al campo con ancora il mio costume da bagno Speedo nero addosso. Alla fine dell’estate ho vinto il torneo cittadino e mi sono appassionata al tennis.

 

In quale momento hai capito che amavi giocare a tennis e volevi sceglierlo come carriera?
Dopo aver vinto il torneo in città, ho accettato un lavoro al Diablo Country Club per pulire il negozio pro in cambio di lezioni. All’età di 13 anni mia madre mi ha fatta entrare nei tornei junior della Northern California Tennis Association e sono rapidamente salita al top della mia fascia d’età. All’inizio del 1968 ho fissato un obiettivo impegnativo e ho deciso che il tennis era l’elemento più importante della mia vita.

Come è stata influenzata la tua vita dal tennis?
Il tennis mi ha offerto l’opportunità di sviluppare la fiducia e le abilità di vita che porto con me ancora oggi. I viaggi e il cameratismo internazionale mi hanno esposto ad un mondo grande in giovane età. La mia capacità di fissare obiettivi e rimanere concentrata si è sviluppata grazie alle mie esperienze di tennis.

Quale è stata la tua esperienza più memorabile mentre giocavi nel Tour WTA?
La mia esperienza più memorabile non è stata quella di giocare nel tour, ma di aver contribuito a creare le basi nel 1970 che hanno portato alla formazione della WTA nel 1973. Come una degli Original 9, ho combattuto per un premio in denaro uguale per donne e uomini.

Come descriveresti il tuo stile di gioco? Quali sono stati i tuoi punti di forza?
Dato che preferivo il serve-and-volley, le mie migliori performance sono state sull’erba. Penso di aver detenuto per un po’ di tempo il record per aver giocato la partita più breve agli Open di Francia! Nella mia prima partita su terra rossa ho perso con Ann Haydon Jones 6-0, 6-0 in 39 minuti. Ho imparato che il gioco serve-and-volley non funziona sulla terra lenta!

Che cosa hai fatto da quando ti sei ritirata?
Dopo essermi ritirata dal tennis e aver conseguito la laurea, mi sono trasferita a Sun Valley, nell’Idaho. Insegnavo a sciare in inverno e gestivo una scuola di tennis in estate. Nel 1991, ho fondato un programma di equitazione terapeutica senza scopo di lucro per essere utile ad adulti e bambini con problemi mentali e fisici nell’Idaho meridionale. Oggi il mio obiettivo è costruire paludi e ripristinare l’habitat per la fauna selvatica.

Descrivi un ostacolo che sei riuscita a superare durante la tua carriera nel tennis.
Mio padre non era favorevole al mio interesse per il tennis. Invece di esercitarmi in campo, pensava che avrei dovuto fare un provino per cheerleader del liceo. La sua idea della donna perfetta era quella che indossava maglioni d’angora stretti e sfoggiava tacchi altissimi! Ho superato questo ostacolo dissociandomi da mio padre, mantenendo il percorso scelto e accettando il sostegno di mia madre.

A chi guardi e perché?
Gladys Heldman (madre di Julie, ndr). Era una innovatrice, una donna d’affari di successo e una pensatrice creativa. Sono rimasto amica di Gladys molto tempo dopo che abbiamo formato il Virginia Slims Circuit. È diventata la mia mentore nell’arte di diventare una raccoglitrice di fondi di successo a beneficio delle organizzazioni no profit.

Descrivi la tua vittoria più memorabile e ciò che hai imparato.
Ho vinto il Welsh Open nel 1968 dopo aver quasi perso con una ragazza locale al primo turno. Stavo giocando orribilmente contro questa sconosciuta e ho perso la mia grinta. Dopo aver ottenuto la vittoria, ho scoperto che ogni punto può determinare il risultato di una partita e che bisogna rimanere equilibrati e concentrati su ogni punto. Un aggiustamento dell’atteggiamento mi ha aiutato a vincere il torneo.

Qual è stato il tuo torneo preferito da giocare?
Senza dubbio Wimbledon! Non c’è niente di più bello al mondo di un campo da tennis ben curato!

Qual è il tuo film preferito sullo sport?
‘La battaglia dei sessi’, ovviamente!

Traduzione a cura di Andrea Ferrero

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