Tennis Internazionale Under 18 ITF Grade II a Firenze

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Tennis Under 18 a Firenze… saranno famosi?

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TENNIS – Presentato ieri a Firenze il 39° Torneo Internazionale “Città di Firenze” che parte la prossima settimana e terminerà, come di consueto, il lunedì successivo alla Pasqua.

Ieri, lunedì 7 Aprile, si è svolta la presentazione alla stampa del 39° Torneo Internazionale Giovanile “Città di Firenze” nella sempre affascinante cornice del CT Firenze, uno dei circoli tennistici più antichi d’Italia, immerso nel Parco delle Cascine. La giornata di splendido sole e la temperatura quasi estiva hanno reso ancor più gradevole l’ospitalità dei dirigenti del circolo fiorentino che, a partire dai prossimi giorni, entreranno nel vivo dello sforzo organizzativo necessario per condurre a termine questo evento conosciuto in tutto il mondo. Numerosissimi i rappresentanti del mondo dell’informazione sportiva, locale e nazionale, stampa e web, che hanno risposto all’invito degli organizzatori del torneo. Hanno preso la parola, tra gli altri, il Presidente del CT Firenze Sandro Quagliotti, che ha sottolineato lo sforzo organizzativo che un evento del genere richiede, sforzo che solo la grande passione e capacità degli organizzatori rende sopportabile. È stato anche reso merito al tradizionale e fedele sponsor del torneo, la Banca CR Firenze, nell’aver confermato il supporto economico necessario per la realizzazione dell’evento stesso. Hanno portato il loro saluto anche Sandro Mencucci, amministratore delegato della ACF Fiorentina, a testimonianza dello stretto legame tra calcio e tennis nel capoluogo toscano, ed Eugenio Giani, nella doppia veste di Presidente del Consiglio comunale e di Presidente CONI per la provincia di Firenze. Il Direttore del torneo, Flavio Benvenuti, ha descritto poi la ottima qualità generale dei main draw (sia maschile che femminile) composti da atleti in rappresentanza di ben 24 paesi europei ed extraeuropei.

Tra gli ammessi direttamente al tabellone finale, l’Italia presenta 12 ragazzi e 7 ragazze ed altri ancora si giocheranno una chance di accesso attraverso le qualificazioni che si svolgeranno domenica 13 e lunedì 14. A partire da martedì 15 inizia il torneo (l’ingresso è gratuito) che terminerà, come da tradizione, con semifinali (e le finali del doppio) nel giorno di Pasqua e le finali dei due singolari il giorno seguente. Il fatto di avere una data “mobile” (perché agganciata alla Pasqua) e le finali programmate di lunedì, sono caratteristiche che, insieme alla tradizione pluridecennale e ad un albo d’oro zeppo di grandi nomi, rendono il torneo fiorentino unico al mondo, rispecchiando in questo lo spirito della città stessa e dei suoi abitanti. Ubitennis.com seguirà l’intero torneo e riferirà dei risultati dei favoriti, dei talenti più interessanti, delle sorprese e, con un occhio particolarmente attento, degli italiani. Inoltre, per andare oltre ai risultati ed allo stretto evento sportivo, parleremo (e riferiremo) con organizzatori, tecnici, accompagnatori, arbitri, genitori e atleti, per raccontare a chi avrà la benevolenza di leggerci, tutto il mondo di attenzioni, speranze e sacrifici che ruota intorno a questi “non ancora” campioni.

 

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Coppa Davis

La parola a Kosmos: la genesi della nuova Coppa Davis

Intervista esclusiva con Javier Alonso, CEO di Kosmos, e il responsabile sportivo Galo Blanco. Un viaggio dietro le quinte della discussa riforma: “Cambiamento necessario, anche se radicale. Stiamo continuando a trattare con l’ATP. Di coppa del mondo ce ne sarà solo una”

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Coppa Davis 2019 (foto via Twitter, @DavisCup)

Madrid, 18 novembre 2019. Dopo oltre 100 anni di onorata carriera questa sarà una data fatidica per la coppa Davis, una delle manifestazioni sportive più cariche di fascino e di storia, che a partire da quest’anno cambia completamente pelle. In termini di formula si avrà una prima fase a gironi (qui il sorteggio dei gruppi effettuato il 14 febbraio) che precederà un succoso weekend di quarti, semifinali e finale in rapida sequenza. Superficie rapida, per una ‘Caja Magica’ che ritorna alle origini rispetto all’attuale collocazione nello swing primaverile del mattone tritato.

Niente più weekend spalmati nel corso dell’anno, niente più epiche sfide fuori casa contro il ruggito del pubblico amico, niente più maratone decisive al quinto. Ma è anche vero che le diserzioni ormai erano tante, e l’interesse oggettivamente in declino. Solo il tempo potrà dirci se ne sarà valsa la pena e se questa nuova versione della Davis sarà o meno il grande successo dell’uomo che sta dietro a tutto questo. Come noto ai più questa avventura ha un nome e un cognome ben precisi, Gerard Piquè, il vulcanico capitano del Barca, ma anche insospettabile poliedrico uomo d’affari, fondatore fra le altre cose di Kosmos, la società di media management che è il vettore di questa business venture.

Per capire un po’ meglio allora le dinamiche, il dietro le quinte, i protagonisti, le logiche sottostanti a questa scommessa, siamo andati a Barcellona nel quartier generale di Kosmos, a due passi dalla famosa Avinguda Diagonal. Qua ci hanno accolti Galo Blanco, il responsabile sportivo, e Javier Alonso, CEO di Kosmos Tennis con un passato pluriennale in Dorna, la società di gestione diritti della MotoGp. Chi scrive al momento della decisione presa da ITF era iscritto nel partito degli scettici, ed era quindi mosso da particolare curiosità, visto che sul tema si è detto e scritto tanto. L’impressione alla fine è sicuramente positiva: ci sono effettivamente tanti tasselli che lasciano ben sperare nella riuscita di un evento che obiettivamente negli ultimi ITF faticava a gestire e a far rimanere al passo coi tempi in termini di interesse generato.

L’intervista completa con Javier Alonso e Galo Blanco sarà pubblicata in due parti. In questa prima parte, come è nata la vision di Kosmos, le discussioni con ITF e ATP e l’analisi della prospettiva sportiva. Nella seconda e ultima parte, saranno invece affrontati i temi della sostenibilità economica, i diritti televisivi, la profilazione degli utenti e i social media.

 

I PRIMI PASSI


Innanzitutto un ringraziamento a entrambi (Javier Alonso e Galo Blanco) per la disponibilità e per cominciare vorrei chiedervi com’è nata l’idea di Kosmos Tennis.
Alonso: Kosmos ha due anni di anzianità come impresa. L’idea di Gerard nasce circa tre anni fa, all’epoca di una conversazione tra lui e un amico di Lugo, Ivan Modià. Ivan, che aveva cominciato la carriera di giornalista, si era poi dedicato all’attività di agente di giocatori di calcio ma voleva in quel momento cambiare ambito di attività. Ivan all’epoca era in contatto con Antonio Pereiro, presidente della federazione tennis di Galizia, che stava preparando la propria candidatura alla presidenza della federazione spagnola e voleva riportare un ATP 250 in terra iberica.

Per portare a casa quel risultato tuttavia aveva bisogno di qualcuno che ci potesse investire e da lì l’idea di chiamare Piqué: riuscì a concretizzare un incontro all’inizio del 2016. Il gallego presentò allora il progetto al capitano del Barcellona, la cui risposta fu contundente: “Vuoi organizzare un piccolo torneo o stare su Wikipedia?”. L’idea di Gerard era convertire la Coppa Davis in una specie di Coppa del mondo. Da questa premessa nasce quindi il progetto di Kosmos tennis (di cui Ivan fa parte, ndr). Nel dicembre 2017 siamo riusciti a presentare l’idea ai massimi rappresentanti dell’ITF, poi a febbraio è stato presentato al board della federazione internazionale, da febbraio ad agosto il progetto si è limato sulla base degli input dei vari soggetti interessati, fino ad arrivare alla versione definitiva votata il 16 agosto negli Stati Uniti, dove siamo riusciti ad ottenere il consenso del 71% delle federazioni tennistiche dell’ITF.

Quando avete iniziato… avete iniziato da zero, e non deve essere stato facile anche solo capire con chi parlare, considerando la frammentazione della governance nel mondo del tennis (ITF, vs ATP, vs Slam, ndr). Come avete deciso di rivolgervi alla ITF? O in qualche momento avete pensato di avviare un tavolo con ATP?
Alonso: Sì, abbiamo parlato anche con ATP. Abbiamo iniziato con la ITF, poi abbiamo intavolato una discussione anche con ATP, per poi tornare nuovamente a parlare con ITF. Alla fine però è vero che c’è un po’ di casino (letterale ndr), però la nostra idea è quella di creare una Coppa del mondo di tennis per nazioni che è qualcosa che mancava. E questo non è solamente importante per la ITF o per la ATP, credo che sia importante per il mondo del tennis in generale. Alla fine era qualcosa che mancava e che invece è presente in ogni altro sport di punta. È chiaro che la Davis era l’unica competizione per nazioni nel tennis e che si prestava a questo scopo, ma noi crediamo nella necessità di parlare con tutti. Abbiamo parlato con ATP, abbiamo parlato con i tornei del Grande Slam, e vogliamo cercare di trovare una collaborazione con tutti. È vero che qualsiasi cambiamento è difficile, tanto più nel mondo dello sport. Pertanto è importante avere anche un orizzonte temporale di lungo periodo, per consentirci di convincere tutti a poco a poco della bontà del progetto.

Blanco: Siamo l’unico gruppo che ha tentato di mediare con tutti gli attori. Io ho passato tutta la vita nel mondo del tennis, e non mi risulta che ATP, ITF e Slam siano mai stati uniti. Ognuno ha sempre pensato per sé e secondo me sarebbe molto importante per il mondo del tennis che tutti questi attori possano ricongiungersi. La nostra idea è parlare con tutti e arrivare ad accordi e sinergie di cui tutti possano beneficiare. Nel mondo dello sport è sempre necessario che vi sia un investimento sul movimento e di solito questo viene fatto dalle federazioni. È vero che nel calcio ormai sono tanti i club che investono direttamente per coltivare i talenti di domani, però questo non succede nel mondo del tennis. Se le federazioni non continuano a organizzare e a dare impulso al movimento al livello junior sarà difficile il ricambio. Io personalmente ho aperto una Accademia, ma normalmente le Accademie sono private e sono costose. E nel mio caso mi piacerebbe contribuire alla crescita del movimento iberico, ma gli spagnoli da me sono solo due, perché non se la possono permettere.

LA PROSPETTIVA SPORTIVA


L’idea è stata quindi quella di comprare i diritti della Davis, un evento con grande tradizione, che praticamente tutti i migliori del mondo sono riusciti a conquistare. Quindi in sostanza investire in un marchio consolidato e con grande tradizione. Ma allora come si concilia questo investimento con lo stravolgimento di quello che è stata per oltre 100 anni la Davis? Ci sono state moltissime discussioni in questo senso, qual è quindi il vostro punto di vista?
Blanco: È tutto verissimo, tutti i migliori l’hanno vinta e tutti aspiravano a vincerla. Però quello che ti posso dire da ex giocatore, è che la Davis poco a poco stava morendo, stava perdendo la sua essenza. Il mio sogno era quello di rappresentare il mio paese e giocare per il mio paese. Alla fine un tennista gioca solo per se stesso tutte le settimane dell’anno, ma le sfide di Davis sono l’unico momento in cui sei parti di una squadra, rappresentando i colori del tuo paese. Ma cosa stava succedendo? Che ultimamente a causa dell’affollamento del calendario i giocatori dovevano dedicare moltissimo tempo a questa competizione.

Con il formato home and away che esisteva fino all’anno scorso, sono quattro settimane all’anno che era necessario dedicare alla Davis, se si voleva arrivare in finale e vincerla. E questo cosa significava? Che se uno voleva fare le cose per bene doveva arrivare per tempo, magari anche la settimana prima… e la settimana dopo uno aveva nelle gambe un impegno di un weekend con magari tre partite consecutive al meglio dei cinque set e questo poteva avere un effetto anche sulla settimana seguente. Risultato? La Davis così com’era, nel caso più estremo andava a impattare per dodici settimane nel calendario di un giocatore. E con quello che pagava la federazione per giocare, per i tennisti non compensava più. E soprattutto per i giocatori che la competizione l’avevano già vinta, diventava pesante, visto che ormai si erano tolti il peso. E con il passare degli anni, con l’aumentare della calibrazione nella preparazione e l’attenzione a non sovraccaricare il fisico, la scelta per una tennista era ovvia.

Il primo torneo che veniva lasciato andare, spesso e volentieri era proprio la Davis. Inoltre va ricordato che la Davis non dà neppure ranking ATP. Quindi ribadisco, dal mio punto di vista la Davis stava perdendo appeal prima di tutto fra i giocatori, specie se consideriamo che secondo me invece la Davis dovrebbe avere il valore e il prestigio di uno Slam. Quello che noi allora facciamo è mantenere il meccanismo home and away per il turno di qualificazione, ma concentrato in una settimana, riducendo l’impegno previsto, e portando la fase finale sulla stessa superficie su cui in quel periodo sono abituati a giocare. Quest’anno ad esempio la fase finale a Madrid è collocata giusto dopo le Finals, e verrà giocata sullo stesso tipo di superficie per evitare cambi drastici che possono portare anche a degli infortuni. Crediamo quindi che questa formula sia valida e che il cambiamento fosse necessario, anche se radicale.

Credo che il primo anno sarà molto importante, voi che ne pensate?
Alonso: In tutti gli eventi il primo anno è ovviamente importante, ma direi che è quasi più importante il secondo. Il primo è facile che si possa avere successo, non fosse altro che per il tema del cambiamento. Abbiamo da poco cominciato a vendere i biglietti e siamo già molto contenti dei risultati raggiunti fin qua. Abbiamo già venduto un buon 10% dei tagliandi a disposizione. A livello di infrastruttura credo che quello che stiamo organizzando a Madrid riuscirà davvero bene. Anche perché la ‘Caja Magica’ è un posto spettacolare, così come la città di Madrid si presta molto bene ad un evento del genere.

L’ideale sarebbe che la coppa Davis e la ATP Cup si potessero unire, e che la Davis potesse fornire punti ATP, anche per incentivare i giocatori.
Alonso: Sono d’accordo, di Coppe del mondo ce ne sarà una sola. Il vantaggio della Davis è che sono le federazioni a rappresentare davvero i paesi. Nadal che gioca come spagnolo è una cosa, altra cosa è che un paese sia rappresentato in una competizione internazionale. Come dicevo prima non siamo preoccupati del breve termine, quello che ci interessa è il medio lungo termine. Abbiamo messo sul tavolo tutte le risorse possibili per poter negoziare e conseguire anche un miglioramento del mondo del tennis. Nell’ultima riunione in cui siamo stati a Londra a novembre, erano presenti tutti gli stakeholders del mondo del tennis e stiamo continuando a cercare soluzioni valide per tutte le parti. Con il vecchio formato la Davis occupava quattro settimane, con il nuovo siamo scesi a due e continuiamo a proporre miglioramenti nel calendario che è uno dei punti critici, anche in relazione alla ATP Cup. Vediamo come si evolveranno le cose.

Articolo e intervista a cura di Federico Bertelli

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Fed Cup

Fed Cup: Australia-Francia è la finale migliore. Italia in C, rimbocchiamoci le maniche

Week-end di Fed Cup con due semifinali emozionanti ed equilibrate e la preventivabile sconfitta dell’Italia in Russia. Garbin avrà molto da lavorare, ma è la capitana migliore per il momento nero del nostro movimento femminile

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Fed Cup 2019, la gioia francese dopo il successo in semifinale (foto via Twitter, @FedCup)

Mentre a Montecarlo il nostro tennis maschile viveva uno dei momenti più belli da una quarantina di anni a questa parte, a Mosca il nostro tennis femminile sprofondava nella serie C della Fed Cup, una delle sue pagine più nere. Curioso notare come fino a 6/7 anni fa i ruoli fossero completamente invertiti. Le nostre ragazze ci facevano vivere momenti di felicità a cui non eravamo mai stati abituati, mentre i nostri tennisti erano incapaci di acuti degni di nota. Alterne vicende di cui è piena la vita che viviamo ogni giorno, logico che ciò possa accadere anche in campo sportivo ed in una disciplina come il tennis. E ora?

Sul momento del tennis maschile abbiamo dedicato ampio approfondimento sul nostro sito, vediamo qui qual è ad oggi la situazione del nostro tennis femminile inquadrandolo in quello che è stato il solito, divertente ed emozionante week-end di Fed Cup appena passato.

SIAMO IN C MA A MOSCA NON POTEVAMO FARE DI PIÙ


La trasferta di Mosca era onestamente alquanto improba già al momento del sorteggio, ed è poi diventata un Everest da scalare quando le nostre due migliori giocatrici hanno dichiarato forfait. Giorgi fatica ancora a riprendersi da un infortunio al polso (si è ritirata anche questa settimana dal torneo di Istanbul), Sara Errani nonostante i recenti quarti a Bogotà non era al top. Giusto quindi farsi da parte e lasciare la scena a due ragazze che per quanto inferiori tecnicamente hanno comunque avuto il loro giusto momento di ribalta, vestendo i panni delle titolari in Fed. Una primizia vera e propria sia per Martina Trevisan che per Jasmine Paolini, che onestamente hanno difeso strenuamente i colori del nostro paese nei due giorni di gare, dando il massimo e forse anche di più e complicando per quanto possibile la strada verso la vittoria alle nostre avversarie, tecnicamente superiori.

 

Sia Potapova che Pavlyuchenkova non hanno avuto vita facile nei singolari disputati, segno che comunque la mano di Garbin, la nostra capitana, si vede. La grinta e la determinazione di Tathiana sono state trasmesse in toto alle sue giocatrici, che hanno giocato al limite delle loro possibilità ma che soprattutto non hanno mai mollato. Ecco, questa è la base dalla quale ripartire. Purtroppo il periodo d’oro delle nostre ragazze è finito, lo sapevamo e le conseguenze vanno accettate. Non avremo più Schiavone, Pennetta e Vinci, ma se mandiamo in campo due ragazze quasi esordienti che danno l’anima in campo possiamo ritenerci in parte soddisfatti. Certo, ora siamo in C e l’anno prossimo saremo costretti ai raggruppamenti zonali, ma non dimentichiamoci che anche la nostra nazionale di Davis finì ingloriosamente retrocessa alcuni anni fa, ma come spesso accade, toccato il fondo iniziò poi la risalita. Solo il lavoro, il sacrifico e la voglia di riemergere potranno riportare in auge il nostro movimento femminile. E avere in questo frangente una capitana come Garbin è già una buona base di partenza, con calma ora ci dovremo concentrare sul futuro.

AUSTRALIA E FRANCIA IN FINALE, FORSE ROMANIA E BIELORUSSIA HANNO SBAGLIATO LA FORMAZIONE DEI DOPPI


Avevamo pronosticato due semifinali equilibrate ed emozionanti e così è stato. I verdetti finali hanno premiato le due formazioni di casa, l’Australia che torna in finale dopo ben 26 anni, e la Francia che ha superato la Romania di Simona Halep, arrivata ad un set dalla prima finale della sua storia in Fed Cup.

A Brisbane è stato soprattutto il week-end di Ashleigh Barty, unica tra uomini e donne ad essere nella Top10 sia di singolare che di doppio, ed il perché è facilmente intuibile se guardiamo quello che la nr.9 WTA ha fatto nella sfida contro la Bielorussia. Ha vinto un non facile singolare contro Azarenka, ha schiantato Sabalenka la domenica e poi in coppia con Stosur ha vinto un doppio di altissimo livello giocato in maniera esemplare. Finale meritata per l’Australia e anche per Alicia Molik e le sue ragazze. Stavolta i panni della seconda singolarista li ha vestiti l’esperta Stosur che ha combattuto allo stremo contro Sabalenka, è stata inesistente contro Azarenka, ma poi ha giocato un signor doppio. Considerando che nel team australiano c’è anche Gavrilova e che alle loro spalle stanno arrivando tenniste come Hon e Sharma che sembrano promettere bene, l’Australia avrà sicuramente le sue carte da giocarsi a novembre per la finale, partendo forse anche con il vantaggio nei pronostici, certo bisognerà vedere che stato di forma avranno le giocatrici tra sette mesi.

Fed Cup 2019, la squadra australiana festeggia il successo in semifinale (foto via Twitter, @FedCup)

La Bielorussia è una squadra temibilissima, l’arrivo di Tatiana Poutchek in panchina l’ha resa ancor più forte. Ci voleva una Barty “deluxe” per fermare Sabalenka e Azarenka (senza dimenticare Sasnovich). Forse però la capitana ha sbagliato la formazione del doppio. Vero che Sabalenka nell’anno ha raccolto soddisfazioni anche nella disciplina (in coppia con la belga Mertens) ma Azarenka non sappiamo quanto possa ritenersi affidabile. Non era meglio allora mettere in campo Lapko e Marozava che sono doppiste ‘DOC’? Oppure mettere una delle due al fianco di Sabalenka? Chissà, sta di fatto che comunque anche per l’anno prossimo questa Bielorussia farà paura e potrà fare strada nella competizione.

Tante emozioni anche sulla terra rossa di Rouen, dove la Francia, anche qui con il doppio decisivo, ha superato la Romania. Onestamente è stata la vittoria della squadra francese e del suo capitano Benneteau (ottimo esordio per lui sulla panchina transalpina in questa stagione) contro Simona Halep. È mancata infatti alla squadra rumena una seconda singolarista valida che raccogliesse il terzo punto. Ancora troppo lontana dalla forma migliore Buzarnescu, scelta non felice quella di farla sostituire nella seconda giornata da Begu, che strutturalmente è più giocatrice da veloce che da terra. Tanto che è bastata una volenterosa Parmentier per sconfiggerla. E anche sulla formazione del doppio Segarceanu ha lasciato un po’ a desiderare. Begu e Niculescu erano sulla carta molto più affidabili di qualsiasi altra coppia, ma probabilmente lo sforzo profuso da Begu nel secondo singolare ha consigliato al capitano rumeno di scegliere la nr.1 Halep. Il risultato è stato che Simona (non proprio una doppista) non è stata continua e alla fine la sua incostanza ha pesato sul risultato finale.

La Francia come detto è stata più squadra e il ritorno di Garcia dà una serie di opzioni a Benneteau che potrà tornare utile nell’atto conclusivo. Il gruppo sembra molto unito e questo è un punto di forza non da poco per il team transalpino. In Australia si prospetta a novembre una finale altrettanto equilibrata ed emozionante, ci darà da divertirsi.

PLAY-OFF: REPUBBLICA CECA E GERMANIA FACILI, USA CON QUALCHE PATEMA, SPAGNA AL FOTOFINISH


Oltre alle quattro semifinaliste, nel prossimo tabellone del World Group ci saranno anche la Repubblica Ceca, la Germania, gli Stati Uniti e la Spagna. 

Non hanno avuto alcun problema le seconde linee della Repubblica Ceca a superare un Canada senza Andreescu e Bouchard (tra poco la cercheranno a “Chi l’ha visto”), vittoria sicura anche delle tedesche in Lettonia dove l’assenza tra le locali di Sevastova si è fatta sentire. Qualche piccolo patema per gli USA che hanno superato la Svizzera 3-2. Fuori forma Keys battuta da Golubic nella prima giornata, ci ha pensato Kathy Rinaldi nella seconda a mettere le cose a posto sostituendola con la grintosa Kenin, che infatti dopo i successi di Stephens ha raccolto il punto decisivo del 3-1.

Sloane Stephens – Fed Cup 2019 (foto via Twitter, @FedCup)

Da thrilling la vittoria della Spagna in Belgio. La capitana Medina Garrigues deve ringraziare la veterana Suarez Navarro che ha fatto le veci anche di una impresentabile Muguruza, battuta prima da Flipkens e poi da Bonaventure. I due punti di Suarez e poi il doppio composto dalla stessa Suarez e da Muguruza hanno permesso alle iberiche di essere l’anno prossimo nel World Group.

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Fed Cup

Fed Cup: l’Italia retrocede ai gruppi zonali. 3-0 per la Russia

Pavlyuchenkova supera Trevisan in due set e regala la promozione alla Russia. Le azzurre tornano in serie C dopo 22 anni. Quali prospettive?

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Nel giorno del trionfo a Montecarlo di Fabio Fognini, arriva purtroppo anche una notizia triste per il tennis italiano. La selezione di Fed Cup infatti perde anche il terzo singolare ed è dunque costretta a retrocedere ai raggruppamenti zonali (la cosiddetta “serie C”) per la prima volta dal 1997. Non che si tratti di un risultato inaspettato, soprattutto dopo la prima giornata chiusa sul 2-0 in favore delle ragazze russe, ma è comunque un’ulteriore certificazione del difficile momento che sta attraversando il tennis azzurro al femminile.

L’impegno c’è stato, il cuore anche, e a tratti nella prima giornata sia Martina Trevisan che Jasmine Paolini, chiamate a sorpresa a recitare il ruolo di protagoniste, hanno anche dato l’illusione di poter sovvertire un pronostico decisamente sfavorevole. Alla lunga però la Russia ha fatto valere la migliore classifica e la maggiore qualità e solidità delle proprie giocatrici. Il terzo singolare, quello che ha chiuso il tie, è stato meno lottato dei precedenti, ma ci ha comunque lasciato una Trevisan mai doma e che ha provato in tutti i modi a risalire nel punteggio, anche quando le cose sembravano ormai compromesse.

Vero è che alla CSKA Arena l’Italia si è presentata con una sola top-100 (Camila Giorgi, peraltro non in buone condizioni fisiche) contro le tre della Russia, la cui quarta giocatrice, Natalia Vikhlyantseva, aveva un ranking migliore (113 WTA) della nostra seconda miglior classificata, ovvero Martina Trevisan (146 WTA). L’epoca aurea del tennis femminile, legata a doppio filo alle personalità di Schiavone, Pennetta, Errani e Vinci, è definitivamente giunta al termine e purtroppo nell’immediato futuro non si colgono sensibili segnali di miglioramento. Eccezion fatta per Camila Giorgi, le nostre migliori ragazze gravitano comunque abbastanza lontano dalle zone alte. Trevisan, che a Mosca ha comunque espresso un buon livello di gioco, conta una sola vittoria a livello WTA, peraltro ottenuta poche settimane fa a Charleston; Paolini ha un best ranking di 130 e Errani appare ormai ben lontana dai livelli di qualche anno fa. Qualche fiches la si può puntare sulla giovane Elisabetta Cocciaretto che a livello junior sta facendo bene, ma come sempre nei confronti dei più giovani occorre prudenza e lungimiranza.

 

Adesso, come detto, ci aspettano i raggruppamenti zonali, a loro volta suddivisi in Group 1, Group 2 e Group 3. L’Italia sarà nel primo gruppo, che prevede quattro gironi “all’italiana” con incontri da disputarsi nell’arco di una sola giornata (due singolari e un doppio) a febbraio 2020. Le vincitrici dei vari gironi si sfideranno poi per decidere le due selezioni che andranno a disputare i playoff per la promozione ad Aprile. Svezia, Ungheria, Croazia, Grecia, Polonia, Olanda e Ucraina le altre nazioni con cui divideremo il campo con la speranza di risalire, ma anche l’amara certezza che, per ora, questa è la nostra dimensione.

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