Atp Montecarlo: Bolelli ko. Fognini a fatica in 3 set

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Atp Montecarlo: Bolelli ko. Fognini a fatica in 3 set

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TENNIS MONTECARLO – Niente da fare per il nostro Simone Bolelli che viene travolto da un solido Kohlschreiber. Un Fognini per quasi due set quasi inguardabile tira fuori l’orgoglio e i colpi all’ultima opportunità e ribalta il match. Battuto Sousa 5-7 7-5 6-4 in 2 ore e 20 minuti d’intensa battaglia. Da Montecarlo.

Ascolta Fognini dopo la vittoria contro Sousa

 

Ascolta Fognini in inglese

Ascolta Bolelli dopo la sconfitta a Montecarlo

P. Kohlschreiber b. S. Bolelli 6-3 6-4

Peccato davvero perché Simone Bolelli possiede pregevoli doti tennistiche, in primis uno dei più deliziosi rovesci ad una mano del circuito. Ma, purtroppo, non basta. Ed oggi, in un derby del rovescio ad una mano contro Philipp Kohlschreiber, non c’è stato nulla da fare. Il tedesco si è dimostrato davvero solido, tonico e aggressivo.

Sceso al n. 329 della classifica e approdato al main draw beneficiando di una wild card, Simone è apparso ancora molto falloso e lento con i piedi.

I primi due game sono combattuti ai vantaggi e sembra che Simone possa tener testa al tedesco. Philipp, senza essere troppo potente al servizio, ha comunque un ottimo rendimento con la prima palla che è liftatissima e piazzatissima tant’è che, alla fine, sale 2-0. L’azzurro dimostra le sua abilità di tocco, con pregevolissime smorzate e back velenosi radenti la rete. Ma non è sufficiente. Quando il tedesco lo ingaggia in scambi prolungati e stretti da una parte all’altra del campo, Bolelli arriva tardi, troppo lento e l’avversario può chiudere agevolmente il punto al volo o con un colpo d’appoggio. E difatti, dopo 36 minuti di gioco, il n. 25 del mondo si aggudica la prima frazione per 6-3.

Il secondo set è più combattuto e Simone tenta di resistere meglio al tennis aggressivo e vario di Philipp. Questi produce ancora un gioco estremamente solido, mantre Bolelli commette ancora troppi gratuiti, soprattutto con il dritto, rigido sulle gambe. Sul 2-1 per lui, Kohlschreiber ottiene il brak e sale 3-1 e poi 4-2. Simone accorcia ancora le distanze e si avvicina 3-4. Ma ci sono ancora tanti errori per lui e, sul 5-3, il tedesco ha 3 matchpoint. Ed è proprio adesso che Philipp si distrae, lasciandoli sfumare tutti, tant’è che Fabio ha la possibilità di restare nel match salendo 4-5.

Ma ora, ulteriormente incattivito dalle prime occasioni mancate, Philipp non fallisce e infligge la zampata finale all’avversario, chiudendo l’incontro con lo score di 6-3 6-4.

Per Bolelli ci sono solo 2 vittorie nei Masters 1000 negli ultimi 5 anni: con Levine a Miami nel 2013 e con Greul a Roma nel 2010. In conferenza stampa Simone ha confermato le sue defaillance: “Ho cominciato abbastanza nervoso e ho cercato di andare in campo e fare una buona prestazione per poi essere contento di quello che potevo fare. Non ho giocato molto bene, sono stato troppo falloso. Lui sicuramente ha fatto la sua partita ed è stato abbastanza solido. Ad un certo punto ho avvertito un fastidio all’adduttore che forse mi ha un po’ frenato ma non credo sia stato fondamentale. Sicuramente mi mancano queste partite a questi livelli e piano piano dovrò riprendere il ritmo” Gli abbiamo chiesto come si sente con il polso : “Il polso sta bene; avverto un po’ di fastidio solo quando cambio superficie ma normalmente non mi dà problemi”.

E il doppio ? Alla fine Simone lo giocherà con Fabio che, inizialmente, sembrava lo dovesse disputarlo in coppia con Djokovic: “Djokovic non ha voluto giocare il doppio. Io inizialmente avevo chiesto la wild card con Starace invece l’hanno data ai francesi e così poi gli ultimi 5 minuti abbiamo firmato io e Fabio. È importante soprattutto in vista della Coppa Davis“. (Da Montecarlo, Laura Guidobaldi)

F. Fognini b. J. Sousa 5-7 7-6 6-4

Fabio Fognini impiega oltre due ore per approdare al secondo turno, a un passo da una calamorosa eliminazione per mano di un solido e propositivo Joao Sousa. Dopo un set e mezzo giocato molto male, l’azzurro trova la zampata decisiva per raddizzare il match nel secondo parziale, salendo di livello nel terzo per poi chiudere il match.

Il match si apre con il portoghese, n.38 ATP, molto propositivo e alla ricerca della rete ogni volta che è possibile, consapevole che un match giocato dal fondo non gli lascerebbe scampo contro la solidità dell’attuale Fognini. Sousa tiene il servizio dopo un magnifico primo gioco (vincenti da entrambe le parti e 4 parità) e piazza il break al successivo, dimostrando grande aggressività. Fabio si sveglia, guadagna progressivamente campo e trova prima il contro break immediato e subito dopo un altro break (bellissima palla corta da metà campo), salendo fino al 5-3. A quel punto, mentre Sousa rimane in palla, il ligure spegne completamente la luce, subisce un drammatico parziale di 16 punti a 2 cedendo due volte il servizio e perdendo il set 7-5.

Il secondo parziale prosegue su questa falsa riga, il portoghese solido dal fondo e Fognini molto falloso, in un attimo ci si trova sul 2-0 e servizio Sousa. Il linguaggio del corpo di Fabio è eloquente, si teme il peggio. L’italiano allora, sospinto da un foltissimo e caldo pubblico azzurro, centra il contro break salvando un punto in cui l’avversario non chiude 3 smash. Durante la sosta sul 2-1 entra in campo il fisio e massaggia velocemente la coscia di Fognini. Lea Pericoli, seduta dietro di me in tribuna stampa, teme che abbia un problema fisico (“Si muove male, sta giocando solo di braccio e poco di gambe”). Dopo aver tenuto il servizio, l’eroe di coppa Davis perde netto il game successivo, sbatte due volte a terra la racchetta e calcia la sua postazione: è furibondo, mentre riceve un nuovo supporto fisioterapico.  La crisi continua: l’italiano piazza malamente fuori una palla corta facile e affossa in rete tre colpi, Sousa sale fino al 5-2, quando Lea Pericoli sussurra sconsolata: “È finita”.

Sembra una sentenza inoppugnabile, ma sull’orlo del baratro, 5-4 30-0, Fabio sembra aver sentito la Pericoli e ritrova la classe che la Signora del tennis italiano merita, per piazzare due colpi vincenti prima di strappare la battuta al numero 38 del ranking, che spara in rete il dritto in uscita dal servizio: 5-4 Fognini, che sale nettamente di livello, ingrana la quinta e sul 5 pari centra un nuovo break, a zero, chiudendo con un gran recupero e un colpo vincente, prima di suggellare la rimonta col 7-5 finale.

A questo punto l’italiano esce un attimo dal campo ed è Sousa a mostrare i nervi, inveendo contro il giudice di sedia (Pascal Maria), reo a suo dire di non aver dato nemmeno un warning a Fognini in precedenza. Risma di fischi dal pubblico tricolore, prima della ripresa del gioco. Il terzo set non è una passeggiata, il portoghese, al debutto sui campi del Principato, non cede niente limitando gli errori e tenendo fino al 2-2. Non basta però la sola regolarità contro un Fognini ritrovato, non certo irresistibile come quello che ha distrutto Murray nel magico week end di Napoli, ma di nuovo ai livelli del 2014. Fabio prende la rete e trova il break del 3-2, che conferma nel gioco successivo con una stop-volley pregevole, facendo esplodere il pubblico. Sousa non alza bandiera bianca, arriva fino al 4-5 quando riesce a procurarsi una palla break, annullata dal n.1 azzurro con un’ottima prima, prima di cedere al primo match-point, dopo 2 ore e venti di partita.

Fognini ha dimostrato, nonostante alcuni soliti atteggiamenti (racchette ripetutamente scaraventate a terra e worning rimediato), di aver acquisito una solidità mentale un anno fa impensabile, considerando che ha già vinto nel 2014 tre match dopo essersi trovato a due punti dalla sconfitta, oggi e contro Almagro e Robredo, e aver salvato due match point contro Monfils al terzo turno di Indian Wells.  Al secondo turno affronterà il vincente di Bautista Agut – Pospisil, in programma come ultimo match sul Court des Princes.

È un Fabio sollevato quello che si presenta in conferenza stampa: “Non sono certo soddisfatto del tennis espresso oggi, ma è la classica partita che tempo fa non avrei vinto, inoltre era importante confermarsi dopo la sbornia e il clamore mediatico della Coppa Davis, pertanto sono soddisfatto.” A una nostra precisa richiesta sul motivo del mancato doppio con Djokovic ha spiegato: L’ultimo giorno delle iscrizioni mi ha mandato un sms dicendomi che aveva un piccolo fastidio e non voleva rischiare. Era dispiaciuto, voleva davvero giocarlo perché essendo noi qui di casa sapeva che sarebbero venuti in molti a vederci, ma va bene così. Quando si è amici si capiscono queste cose”. Un’ultima battuta sul gesto provocatorio di Icardi verso la curva della Sampdoria (l’ex doriano ora all’Inter, una volta segnato alla sua ex-squadra, ha portato le mani alle orecchie come dire: “E adesso come la mettiamo?”, attirando ira e insulti dalla sua vecchia curva): alla domanda se anche lui avrebbe reagito così ha risposto: “Penso che sia andato un po’ oltre, anche se posso comprenderlo, le pressioni non sono mai facili da gestire”. (Da Montecarlo, Ruggero Canevazzi)

 

 

 

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Djokovic, agenda piena: anche Adelaide prima dell’Australian Open

Dopo l’esibizione di Abu Dhabi e l’ATP Cup, il serbo scenderà in campo anche nella settimana immediatamente precedente allo Slam australiano. Dove difenderà il titolo

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Novak Djokovic - Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

La scelta va in controtendenza: Novak Djokovic ha riempito la sua agenda fino all’Australian Open. Ai già noti impegni del Mubadala Tennis Championships (esibizione ad Abu Dhabi) e della neonata ATP Cup, il numero due del mondo ha aggiunto l’iscrizione al 250 di Adelaide in programma dal 12 al 18 gennaio. Sarà quindi in campo anche nella settimana che precede immediatamente lo Slam di Melbourne. Decisione atipica per i big, nello specifico anche per il serbo che solo tre volte in carriera ha optato per questa soluzione.

I precedenti – per quanto dilazionati nel tempo – non sono incoraggianti: nell’ormai lontano 2006 è passato da ‘s-Hertogenbosch prima del ko ai sedicesimi di Wimbledon contro Mario Ancic. Nel 2009 ha optato per una soluzione paragonabile a quella attuale: due tornei (Brisbane e Sydney) prima di Melbourne, dove però la corsa si è fermata ai quarti di finale contro Andy Roddick. Più di recente, nell’estate 2017, la parentesi di Eastbourne ha preceduto l’eliminazione ai quarti di Wimbledon per mano di Tomas Berdych.

Stringendo il focus sull’approccio al primo Slam dell’anno – il preferito del serbo che l’ha conquistato sette volte, l’ultima a gennaio – la strada scelta è stata quasi sempre diversa rispetto a ciò che vedremo tra qualche settimana e a quanto accaduto nel precedente del 2009. Nel 2007 – unica apparizione ad Adelaide prima del 2020 – il serbo vinse il torneo in finale contro Chris Guccione per poi fermarsi agli ottavi dell’Australian Open contro Federer. Dal 2015 al 2019 il calendario è stato abbastanza uniforme: con la sola eccezione del 2018, Djokovic ha sempre preparato il primo Major passando da Doha (appuntamenti non immediatamente successivi). Due i successi in Qatar (2015 e 2016), tre quelli a Melbourne Park (2015, 2016 e 2019).

A cambiare il quadro per la prossima stagione è chiaramente intervenuto il nuovo torneo per nazioni che verrà ospitato proprio in Australia. Per non andare in sovrapposizione, l’esibizione di Mubadala (ci sarà anche Nadal) è stata anticipata di una settimana rispetto alla passata stagione (19-21 dicembre) al fine di consentire ai giocatori spostamenti più comodi verso l’emisfero Sud.

Djokovic, insieme a Dusan Lajovic, difenderà i colori della Serbia dal 3 gennaio nel girone di ATP Cup di Brisbane che comprende anche Cile, Francia e Sudafrica. Da consigliere in quota giocatori, il serbo ha parlato di recente a Madrid dell’opportunità di un tavolo di discussione tra ATP e ITF per arrivare a una fusione tra la nuova Davis e l’ATP Cup. Strada ancora lunga da percorrere. L’obiettivo più importante e più immediato rimane per lui la difesa del titolo dell’Australian Open. Con Adelaide tappa intermedia.

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Tsitsipas vince una bella edizione delle Finals: è Maestro a soli 21 anni

LONDRA – La finale è la degna conclusione di uno splendido torneo. Thiem si fa rimontare ma esce dal campo con onore. Stefanos è il più giovane Maestro dal 2001

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Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[6] S. Tsitsipas b. [5] D. Thiem 6-7(6) 6-2 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Stefanos Tsitsipas soffia la polvere dai libri di storia dell’ATP vincendo il torneo di fine stagione a soli 21 anni e tre mesi. Il greco è il ‘Maestro’ più giovane dallo Hewitt poco più che ventenne che si impose nel 2001, ed è soprattutto il vincitore all’esordio più giovane dai tempi del 19enne McEnroe nel 1978, praticamente una vita fa. Maestro a 21 anni come, nel recente passato, Zverev lo scorso anno (21 anni e sette mesi) e soprattutto Djokovic nel 2008 (21 anni e sei mesi).

 

Un torneo già di grande livello trova quindi nella finale una conclusione meravigliosa. Tsitsipas ha battuto con merito un grandissimo Thiem, capace di risorgere dopo aver vinto un primo set di livello eccelso ed equilibratissimo e perso nettamente il secondo. La maggiore propositività di Tsitsipas, molto solido anche in difesa, oggi avrebbe steso sin da subito molti giocatori. Non Thiem, che ha annullato un set point e poi ha sfruttato l’unico vero errore di Tsitsipas, un rovescio quasi steccato che Thiem ha trasformato nel 7-4 finale. Nel secondo set l’austriaco è però sparito dal campo, seppellito da una versione di Tsitsipas simile a un Federer ateniese. Non tanto per qualche colpo di pregio ma per la capacità di variare degna dello svizzero, come volare in campo per chiudere a rete, offrire dal fondo parabole di rovescio e dritti imprevedibili. Il terzo set è stato l’epilogo più alto di queste Finals, con Tsitsipas che salito 3-1 ha subito l’orgoglio e il grande gioco di Thiem, che ha subito contro-breakkato portando il match al tie-break. Stefanos è salito fino al 4-1 con due servizi a disposizione, ma ancora una volta in un’arena ormai tutta per Stefanos, Dominic ha impattato sul 4-4. Un altro errore di dritto però, il suo colpo più deficitario oggi, ha mandato Tsitsipas sull’Olimpo, Maestro a 21 anni.

PRIMA DELLA PARTITAStefan Edberg, Maestro nel 1989, segue da ospite d’onore nello Star Box B (quello dietro il giudice di sedia), in attesa di premiare il vincitore di questa edizione. Nell’altro box degli ospiti d’onore, lo Star Box A (esattamente di fronte al B, quasi perché i VIP si guardino negli occhi invidiando i privilegi altrui o vantandosi dei propri), ci sono Hugh Grant e Woody Harrelson. Entrambi sono grandi appassionati sportivi. nel calcio capita spesso di vedere il bellone di Notting Hill sugli spalti di Craven Cottage per i match del Fulham, mentre il capo della polizia Bill Willoughby di Tre Manifesti a Ebbing Missouri compare ogni tanto con maglie da calcio del tutto imprevedibili (un vecchio tweet lo immortalava addirittura con quella della Reggina). L’ultima immagine di Harrelson ‘sport addicted’ è però il magico show offerto a Wimbledon, quando con addosso un’evidente sbornia ha tentato di riguadagnare il suo posto sul Central Court, venendo invece respinto dallo steward. Nacque addirittura un account Twitter celebrativo, poi tornato alla normalità, ma chi non conosce la storia può rimediare cliccando qui. I precedenti dicono 4-2 Thiem, con Tsitsipas che ha vinto solo uno dei quattro incontri sul duro al 1000 (Toronto 2018).

UN ROVESCIO COSTA CARO A STEF – La finale parte molto bene, anche se notiamo qualche posto vuoto qua e là: è un peccato per l’ultimo grande match dell’anno (Davis by Cosmos a parte) ma i prezzi sono da grande evento londinese. L’intensità degli scambi è subito molto forte, i servizi ben oliati ma gli scambi superiori ai tre colpi sono parecchi. Sul 1-1 40-0 servizio Tsitsipas, Thiem indovina un gran rovescio lungolinea, uno dei colpi migliori e più dolorosi per l’avversario, ma è troppo presto per capire se lo potrà utilizzare spesso nella partita. Il finalista degli ultimi due Roland Garros annulla una palla break sul 2-1 e poi sul 4-3, mentre nel gioco prima, è il due volte giustiziere di Federer (qui ieri e all’Australian Open, non proprio due vittorie in tornei da poco) a salvare il servizio in un’occasione. Il tie-break viene deciso da un rovescio sbagliato da Stefanos nel momento peggiore e dopo aver annullato con uno smash a rete un set point. Poco più di un’ora di grande tennis, che si porta a casa il freddo viennese.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

TUTTO DA RIFARE PER DOMINIC – Nel secondo set Zeus interviene subito e affianca a Tsitsipas Ade, Dio degli inferi, perché la ferocia con cui reagisce per rispondere al set perso sembra del tutto adatta a mandare l’amico Dominic negli inferi. Naturalmente Ermes dai piedi alati è con lui dal primo turno contro Medvedev. Due divinità dalla tua spiegano bene perché il semifinalista di Melbourne, Roma e Shanghai si porti sul 4-0, ma il campo lo fa certamente meglio. Giunto sul 5-2 40-15 e servizio, la seconda sopra i 200 km orari sul secondo set point rimanda tutto al terzo set, dove Dominic è chiamato a non pensare neanche per un attimo perché in un amen ha perso il set di vantaggio ottenuto dopo più di un’ora di battaglia. Sul 3-0 pesante per Stefanos, la pausa è buona per inquadrare sui maxi-schermi il succitato Woody Harrelson. Anche per quanto detto sopra, un attore così poliedrico e insieme un personaggio così bizzarro, è difficile da odiare e infatti il pubblico si esalta in un’espressione di entusiastica sorpresa cui Woody risponde con un saluto e un’espressione delle sue. Il set non ha storia, complice anche la rottura prolungata dell’austriaco (25 punti a 12, nessun punto portato a casa da Thiem con la seconda di servizio).

LOTTA SENZA QUARTIERE – Apre Thiem al servizio e sul 30 pari un punto da colpi di velocità siderale viene deciso da un vincente lungo linea del n.6 del mondo che manda in visibilio tutta l’O2 Arena. Thiem deve annullare una palla break, ma il servizio viene ceduto due giochi dopo. Dopo 1 ora e 49 minuti di partita, sull’1 pari del terzo, si rompe l’equilibrio. Serve l’austriaco, ma il greco sale 15-40; la prima viene annullata da una buona volèe di Dominic (nonostante l’indegno urletto di disturbo appena prima del colpo di un cretino, versione peggiore dei discendenti della grande civiltà greca), ma sulla seconda il compagno di Kiki Mladenovic manda in rete il dritto in uscita dal servizio. Tsitsipas sembra inarrestabile, conferma il break e sale 3-1. A impressionare di Tsitsipas è l’intelligenza tattica ben superiore ai suoi 21 anni. I colpi difensivi liftati del greco per recuperare il campo quando viene cacciato indietro sotto le bombarde dell’artigliera asburgica sono eloquenti a tal proposito, un’astuzia degna di Ulisse ma senza il suo opportunismo (lui non avrebbe mai lottato alla morte con Nadal, meno male che nel XI secolo abbiamo Stefanos!).

A questo punto il trofeo dei Maestri sembra prendere la strada di Atene, ma la fanteria austriaca ha già mostrato le sue capacità di ricorrere alla rete e di non mollare niente (se non come Nadal – come lui a rifiutare la sconfitta chi altri? – certamente come Michael Chung). Quando Stefanos serve per sul 3-2 15 pari, spedisce inopinatamente lungo uno schiaffo al volo a rete e lo paga a carissimo prezzo: Dominic recupera correndo come Bolt (copyright del collega Ferri) e alla seconda palla del contro-break si giova di un errore di rovescio del greco, che lo scaraventa dall’Olimpo alla terra, nel luogo dove i comuni mortali contano le ore, a Greenwich. Nel momento a lui più sfavorevole e con un pubblico tutto per il semidio ateniese, Thiem mette in campo due dritti anomali mostruosi, giocati girando attorno alla palla, mostruosi perché non indirizzati lungolinea ma strettissimi a lambire la rete.

EPILOGOSul 5 pari, il Colosseo contemporaneo trova la sua estasi. “Tsitsipas, Tsitsipas, Tsitsipas”. L’acustica è perfetta, la battaglia di più. Ma Dominic Thiem, che per il pubblico è ora il cattivo, non fa una piega e serve da Dio sotto gli occhi dell’Olimpo. Dopo quasi due ore e mezza di sublime battaglia, l’epilogo al tie-break è il più giusto, il più epico. Sul 2-1 per il greco, la perfezione di Tsitsipas costringe Thiem ai due errori meno gratuiti di sempre, ma sul 4-1 il roccioso Thiem prima fa due punti sul servizio avversari, agganciandolo sul 4 pari, ma a quel punto dimostra anche lui di essere umano e fragile, con un dritto in rete che pone fine alla contesa. Sul 6-4, Tsitsipas chiude al primo match point e si laurea Maestro 2019.

Stefanos Tsitsipas a terra – ATP Finals 2019 (via Twitter, @atptour)

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Thiem: “Ho un buon rapporto con Tsitsipas, ma sul campo è sempre battaglia”

LONDRA – Le ambizioni dell’austriaco crescono, alla vigilia della sua venticinquesima finale in carriera. Questa sarà la più importante

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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da Londra, il nostro inviato

Dominic Thiem è forse l’unico giocatore, tra quelli nati negli anni ’90, che sinora è stato capace di inserirsi con una certa continuità all’inseguimento delle quattro leggende del tennis. Il suo salto di qualità è arrivato soprattutto negli ultimi due anni, un lasso di tempo in cui ha vinto otto tornei (metà dei quali sul veloce, dove a inizio carriera difettava parecchio), battuto nove volte giocatori compresi in top 5 – tra questi due volte Nadal, due volte Djokovic, tre volte Federer – e raggiunto due volte la finale al Roland Garros. Adesso l’austriaco sembra pronto per fare persino qualcosa in più, ovvero iniziare a togliere qualche titolo pesante ai mostri sacri, come ha già saputo fare quest’anno battendo Federer in finale a Indian Wells. Intanto giocherà da favorito contro Tsitsipas (inizio del match alle 19 italiane), che ha battuto in quattro confronti diretti su sei.

 

Domani affronterai Stefanos Tsitsipas che hai avuto modo di conoscere meglio alla Laver Cup. Ce ne puoi parlare un po’?
Ho sempre avuto un buon rapporto con lui ma sicuramente alla Laver Cup ci siamo conosciuti tutti meglio. C’era una bellissima chimica tra tutti noi. Ci siamo divertiti molto. Sono tutti ragazzi simpatici. E anche negli altri tornei passiamo dei bei momenti insieme. Ma quando siamo sul campo combattiamo una battaglia e per due o tre ore mettiamo da parte l’amicizia.

Quella di domani sarà una finale con due giocatori con il rovescio a una mano, cosa che non capitava da 13 anni. Ci sapresti dire cosa fa si che questo modo di giocare il rovescio renda lo spettacolo più interessante e gradevole?
È una bella cosa perché per un lungo periodo ci sono stati pochi giocatori con questa caratteristica. Ora grazie a me, Stefanos, Shapovalov avremo modo di vederlo per 10 o 15 anni e credo sia grandioso. Se lo si sa giocare bene come noi sulle superfici indoor offre grandi vantaggi perché offre molte opzioni.

Poco fa Zverev ha detto che secondo lui nel 2020 qualcuno vincerà un torneo dello Slam per la prima volta. Condividi?
Sì. Non al 100%, ma lo credo possibile anche io pur se i primi tre continueranno ad essere ancora i favoriti. Per quel che mi riguarda spero che nel 2020 riesca a proseguire nella mia crescita che mi pare vada nella giusta direzione. Perciò dopo questo torneo mi prenderò un po’ di riposo ma poi tornerò ad allenarmi per migliorare ancora. Sono molto motivato e credo che nel 2020 farò ancora meglio di quest’anno.

A fine anno sarai numero 4 al mondo. È meglio che essere il numero 3 per qualche settimana durante l’anno? Ci sono 5 anni di differenza tra te e Tsitsipas come tra Federer e Nadal. Ti fa pensare a nulla questo fatto?
In vista dell’Australian Open è certamente importante. Meglio arrivare allo Slam come quarta testa di serie che come quinta. Per quanto riguarda la differenza d’età è una curiosa coincidenza. Ho visto una foto in cui ci alleniamo insieme nel 2016. Credo che nessuno dei due potesse anche solo immaginare che tre anni dopo saremmo arrivati qui.

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