WTA Madrid: Kvitova rischia, bene Sharapova e Serena

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WTA Madrid: Kvitova rischia, bene Sharapova e Serena

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TENNIS WTA MADRID – Esordio facile per Ana Ivanovic e Maria Sharapova, entrambe avanzano al secondo turno in due set. Rischia invece Petra Kvitova, costretta a lottare per due ore e mezza contro Sorana Cirstea, 6-1 5-7 7-6(4). Serena dà una severa lezione a Bencic: 6-2 6-1 in meno di un’ora.

[1] S. Williams b. B. Bencic 6-2 6-1

 

C’è poco da raccontare per il ritorno di Serena dopo la pausa presa dalla numero 1 del mondo dopo Charleston (“Sono esausta” disse in conferenza stampa dopo aver perso all’esordio). Fino al 3-2 c’è stata partita e sembrava che Serena Williams – che ha vinto cinque degli ultimi sei Premier Mandatory a cui ha partecipato – potesse avere delle difficoltà di fronte alla freschezza e all’entusiasmo di Belinda Bencic, diciassette anni appena compiuti e un ingresso in top-100 a inizio 2014. Ma quando Williams è tornata in vantaggo di un break la partita della svizzera è finita in maniera fin troppo brusca.

È Bencic a dover annullare la prima palla break ma la piccola Hingis (quella vera era seduta sugli spalti) riesce ad annullarla e a procurarsene due nel game successivo. Serena sale comunque 2-1 e dà la prima spallata sul 3-1. La statunitense fallisce uno schiaffo al volo sul 40-15 e rimette in partita Bencic, che prende coraggio e col rovescio fa 3-2. Ci si prepara ad un match con qualche spunto tecnico, invece la partita finisce. Serena mette quattro risposte una più aggressiva dell’altra e scava un gap che diventa prima fossa e poi un baratro. Bencic, frastornata dalla dimostrazione di forza, non può far altro che assistere all’esecuzione.

Il resto del match si può raccontare solo con i numeri. Serena sale 6-2 3-0 con una striscia di 12 punti a 0 nel secondo set (21 consecutivi, considerati gli ultimi 9 del primo). Nei primi due turni di servizio Serena mette sette ace e una prima vincente, impedendo a Bencic di giocare. La svizzera è talmente confusa che sbaglia lato del servizio ma la ragazza ha tigna e farà strada. Sul 5-0 arriva il game della bandiera e non è un regalo di Serena: Belinda le prova tutte, annulla pure un match point e allunga di un game la partita. Poco dopo Serena chiude con l’ace ma Bencic non si deve abbattere: colleghe ben più esperte di lei hanno subìto stese molto simili a quella di oggi, ma senza lottare.

[11] Ivanovic b. Keys 6-1 7-6(4) (Luca De Gaspari)

Esordio vincente per Ana Ivanovic nel WTA Premier Mandatory di Madrid. La serba testa di serie N.11 in Spagna ha aperto questa mattina il programma sul Campo Centrale battendo la giovane americana Madison Keys col punteggio di 6-1 7-6 in un’ora e 12 minuti.

Un match a due facce in cui nel primo set non c’è stata assolutamente storia: La Ivanovic ha infilato una serie di 5 giochi consecutivi dall 1-1 e il set e a fine set il conto dei punti totali segnava 26 punti a 13 per la serba. La Keys, che aveva iniziato bene infilando 5 colpi vincenti nei primi 3 giochi, ha cominciato a sbagliare troppo per poter fare partita contro una giocatrice del livello della Ivanovic, avanti a lei in classifica mondiale di 32 posti.

Nel secondo set la musica cambia completamente: se il break della Ivanovic nel terzo gioco del parziale, faceva presagire una fine rapida della contesa, l’americana non era disposta a cedere senza lottare: trova quindi il controbreak immediato che la fa entrare finalmente in partita. Da lì in poi il match prende una piega “maschile” con il servizio a farla da padrone. Nessuna delle due giocatrici concede palle break fino al logico tie-break decisivo.

Nel Tie-Break esce meglio dai blocchi andando in vantaggio per 2-0 e poi per 3-1 su una palla contestata dalla Ivanovic che però reagisce infilando 5 punti consecutivi per poi chiudere al secondo match point.

Le statistiche a fine match sono tutt’altro che straordinarie, la Ivanovic chiude con un onesto bilancio di 13/18 tra vincenti ed errori. La Keys, che ha dimostrato di non essere propriamente una giocatrice da terra battuta, ha chiuso con il doppio degli errori rispetto alla sua avversaria a fronte di appena 3 colpi vincenti in più.

Per la Ivanovic al secondo turno ci sarà un derby serbo contro Bojana Jovanovski che ieri ha battuto al primo turno la nostra Karin Knapp.

[5] Kvitova b. Cirstea 6-1 5-7 7-6(4) (Francesca Moscatelli)

L’inizio al Mutua Madrid Open non è dei più facili per Petra Kvitova, che dopo un primo set dominato si trova a faticare e non poco nel secondo, per poi chiudere al tie-break del terzo.

Due palle break fronteggiate in tutto il primo set, una proprio nel primo game, ma subito annullata grazie alla profondità e velocità di palla tipiche della ceca. Nel game successivo Petra si porta subito avanti nel punteggio, complice un rovescio incrociato fulminante che le porta due palle break, la seconda realizzata martellando da fondo, con Cirstea impossibilitata a contenere i colpi della propria avversaria. La rumena cercherà tuttavia di non perdere campo, tentando di tenersi vicina alla riga di fondo, soprattutto in risposta. Poco valgono gli sforzi di Sorana che nel quarto gioco perde di nuovo il servizio consentendo a Kvitova di issarsi 4-0 in 15 minuti. Cirstea però non demorde e nel game successivo si procura la palla del contro-break, grazie ad una risposta di rovescio ben piazzata, si va ai vantaggi e un dritto inside-out le permetterà di accorciare le distanze: 4-1. Il sesto gioco, sul servizio della rumena, è il più lottato del set: Kvitova si fa sempre più aggressiva in risposta, procurandosi una prima palla break sul 40-40, Cirstea, però, non ha alcuna intenzione di lasciar andare il game, lottando fino a riportarsi in vantaggio. Una risposta vincente di Petra e siamo di nuovo sul 40-40, lungolinea fulminante di dritto, 40-A, poi di nuovo parità, un doppio fallo, 40-A, Cirstea trova un ottimo angolo di dritto da metà campo a uscire, 40-40, due ottime risposte e Kvitova sale 5-1. Il game successivo è quasi una formalità per la ceca, che chiude il parziale sul proprio servizio: 6-1.

Nel primo game del secondo parziale Cirstea si trova sotto 30-40, ma la ceca spreca la palla break buttando fuori un rovescio, poco male, sarà la rumena a consegnarle il game con il quarto doppio fallo. Il game successivo è in qualche modo cruciale per l’esito del set, Sorana, sotto di un set e di un break, prova a fare gioco ad ogni costo, cercando di tenere i piedi in campo e muovendo Kvitova il più possibile, in un attimo si procura tre palle break e non spreca la propria occasione, riportando il punteggio in parità: 1-1. Dal doppio fallo la rumena vincerà 8 punti consecutivi per poi conquistare un ulteriore break e un totale di 4 game, conducendo il parziale 4-1, sino al ritorno in partita di Petra. Nel settimo gioco, complice un ulteriore doppio fallo di Cirstea, Kvitova riesce a piazzare il break che la riporta in partita, inanellando a sua volta una striscia di quattro game consecutivi che la portano a servire per il match. Niente da fare però, Cirstea non ha alcuna intenzione di lasciar andare il match, non dopo aver dimostrato a se stessa di poter fare gioco, riuscendo quindi a strappare nuovamente il servizio alla ceca a seguito di un game lungo 12 punti. Un altro break a zero nel dodicesimo gioco e Cirstea chiude il parziale 7-5.

Nel terzo set regna l’equilibrio, inizialmente Cirstea sembra avere le redini del gioco, portandosi avanti 2-0, ma Kvitova recupera il break di svantaggio già nel terzo game, dando inizio ad una strenua lotta sui servizi, specialmente per la rumena, che più di una volta è costretta a fare gli straordinari per arginare l’aggressività dell’avversaria in risposta. Non mancano nemmeno le chiamate contestate, per due volte Cirstea chiede l’intervento del giudice di sedia, senza però ottenere nulla, tanto più che Kvitova non si fa distrarre e piazza un ace per chiudere l’ottavo gioco a zero. Cirstea si mantiene impeccabile sui propri turni di servizio e Kvitova non è da meno, sempre più aggressiva, tanto da scendere anche a rete. Si arriva sul 6 pari e non può che essere il tie break a decidere il match, il cui esito è sempre sembrato dipendere dalla capacità della ceca di concentrarsi nei momenti cruciali. La prima a servire è Cirstea che subito si trova sotto di un mini-break, poi 0-3; la rumena però non intende arrendersi e lottando da fondo campo riesce a portarsi avanti 4-3, complice un errore di rovescio della ceca. Da qui in poi Petra, deciso che era arrivato il momento di chiudere un incontro rivelatosi più insidioso delle aspettative, metterà a segno quattro punti consecutivi, chiudendo tie-break e match 6-1 5-7 7-6(4) in quasi due ore e mezza esatte.

[8]Sharapova b. Koukalova 6-1 6-2 (Luca De Gaspari)

Una passeggiata di salute il match d’esordio di Maria Sharapova a Madrid. La russa recente vincitrice a Stoccarda, ha dominato la ceca  Klara Koukalova lasciandole appena 3 giochi in poco più di un’ora.

La Sharapova è apparsa ben centrata fin da subito infilando 5 giochi consecutivi per iniziare il match in poco più di 20 minuti prima di chiudere per 6-1 approfittando dei 13 errori gratuiti della sua avversaria nel parziale.

Il secondo set è un po’ più vario solo perché anche la Sharapova fa fatica a tenere il servizio, cedendolo 2 volte nel parziale. La Koukalova però riesce a fare molto peggio ottenendo appena 4 punti al servizio su 20 nel set. A fine partita la ceca avrà ottenuto appena il 22% dei punti giocati sulla seconda palla.

La Sharapova conferma dunque la ritrovata forma con l’arrivo sul rosso e affronterà al secondo turno l’americana Christina McHale che ieri ha battuto la sua connazionale Davis al primo turno.

Risultati primo turno:
[8] Maria Sharapova b. Klara Koukalova 6-1  6-2
Francesca Schiavone b. Elena Vesnina 6-4  6-7(3)  6-4
Roberta Vinci b. Daniela Hantuchova 6-4  6-4
[11] Ana Ivanovic b. Madison Keys 6-1  7-6(4)
Maria Kirilenko b. [Q] Kristina Mladenovic 6-4  7-5
[16] Sloane Stephens b. [Q] Monica Niculescu 2-6  6-3  6-2
Jie Zheng b. [Q] Mariana Duque-Marino 7-6(5)  6-2
[Q] Petra Cetkovska b. Stefanie Voegele 6-1  6-3
Lucie Safarova b. [12] Flavia Pennetta 1-6  6-0  6-3
[5] Petra Kvitova b. Sorana Cirstea 6-1  5-7  7-6(4)
Varvara Lepchenko b. [WC] Anabel Medina Garrigues 6-4  4-6  6-4
Shuai Peng (CHN) b. Kurumi Nara (JPN) 6-2  6-3
[1] Serena Williams b. [Q] Belinda Bencic 6-2  6-1

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Original 9: Judy Dalton

Terzo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Judy Tegart Dalton, che lavorava come contabile per poter giocare a tennis

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Judy Dalton (foto dal sito dello US Open)

Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La terza protagonista è Judy DaltonQui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Nella prima puntata di una nuova serie sulle giocatrici che hanno fondato la WTA abbiamo incontrato Judy Dalton, membro delle “Original 9” che si è guadagnata l’affettuoso soprannome di “Old Fruit” e che ha lavorato come contabile per poter sostenere economicamente la sua carriera nei tornei di tennis.

Dotata di uno stile serve-and-volley degno della miglior tradizione australiana, Judy Tegart Dalton ha conquistato il career Grand Slam nel doppio femminile, conquistando cinque dei suoi otto major con Margaret Court, e ha vinto il doppio misto agli Australian Open 1996. Nel singolare ha raggiunto la finale a Wimbledon nel 1968, sconfiggendo Court e Nancy Richey prima di capitolare al cospetto di Billie Jean King. Ma se si dà uno sguardo alle foto di quella partita è difficile capire chi fu la vincitrice.

Nel settembre del 1970, all’età di 32 anni, Judy è stata finalista al Virginia Slims Invitational di Houston, perdendo contro Rosie Casals nel torneo nel quale le “Original 9” presero posizione a favore dell’equità dei sessi, e continuò a giocare sino agli Australian Open del 1977, quando si ritirò a 40 anni. Nel 2019 è stata nominata Membro dell’Ordine dell’Australia durante l’Australia Day per il suo significativo contributo a favore del tennis come giocatrice, a favore dell’equità dei sessi nello sport come donna, e a favore delle fondazioni sportive”.

Come hai iniziato a giocare a tennis?
Mio padre era un buon giocatore e ha iniziato a mettermi una racchetta in mano quando avevo cinque anni.

 

In quale momento hai capito che amavi il tennis tanto da sceglierlo come mestiere?
Amo il tennis da sempre. Giocavo già durante gli anni della scuola. Poi per un po’ sono passata al basket ma sono tornata al tennis dopo che mi chiesero di entrare a far parte della nazionale di basket australiana. Lì ho capito che la mia passione era il tennis, non la pallacanestro. Ovviamente, il percorso non è stato tutto rose e fiori sin dall’inizio, e prima di incassare un reddito regolare con il Virginia Slims Circuit ho lavorato come contabile, nei momenti in cui non ero in viaggio per i tornei.

Come descriveresti il tuo stile di gioco? Quali sono stati i tuoi punti di forza?
Ho uno stile di gioco aggressivo, mi piace il serve-and-volley. La mia forza è il servizio. Questo è stato determinante per i miei successi nel doppio.

Avevi qualche rito particolare, quando giocavi a tennis?
Preparavo il borsone sempre la sera prima per paura di dimenticare qualcosa.

Quale era il tuo torneo preferito da giocare?
Wimbledon, ovviamente, perché è la casa del tennis e si gioca sull’erba, la mia superficie preferita. C’è sempre un’atmosfera magica ed è un posto davvero speciale.

Descrivi un ostacolo che sei riuscita a superare durante la tua carriera nel tennis.
Come membro delle “Original 9”, ho sfidato lo status quo che sosteneva che le donne non fossero da valutare come tenniste professioniste e ho lavorato per migliorare l’equità tra i sessi. È stata una battaglia politica molto dura, ma quando insieme a Gladys Heldman abbiamo firmato il contratto da un dollaro abbiamo capito che era la strada giusta.

A chi ti ispiri, e perché?
A Suzanne Lenglen. Era una grande giocatrice ed è sempre rimasta fedele a se stessa. È stata una tennista ma anche una celebrità internazionale. Era capace di vincere tornei senza perdere un game. Se non sapete chi era, cercatela!

Che cosa hai fatto da quando ti sei ritirata?
Dopo aver costruito una famiglia con mio marito David – abbiamo avuto due figli, Samantha e David, e due nipoti, Sophie e Abby – ho fatto la coach sia di giocatrici del singolare che del doppio, incluso anche il team di Fed Cup dell’Australia, il che ha significato molto per me avendo fatto parte di due squadre campioni. Sono stata coinvolta nei progetti di sviluppo del tennis giovanile del Presidente dell’Australian Fed Cup Foundation per trent’anni e ho smesso di lavorare a questo solo di recente. Sono stata attiva anche sul fronte dei media, commentando tennis femminile in Australia e nel Regno Unito. Dopo che mio marito David è mancato nel 2009 ho lasciato la nostra azienda agricola nel Victoria e ora vivo a Melbourne.

Che consiglio daresti oggi a te stessa da giovane o a qualcuno che sta muovendo i primi passi da tennista?
Se vuoi fare del tennis il tuo mestiere devi essere pronta a lavorare duro e a fare sacrifici. La strada sarà lunga e sarà colma di momenti impegnativi, ma se non molli e credi in te stessa, riuscirai a ottenere quel che vuoi e ne sarà valsa la pena. Non perdere la tua passione per il gioco e non mollare mai.

Come è stata influenzata la tua vita dal tennis?
Mi ha dato l’opportunità di viaggiare in giro per il mondo e di conoscere persone interessanti. E mi ha anche regalato amicizie di una vita con le colleghe tenniste.


Traduzione a cura di Gianluca Sartori

  1. Original 9: Kristy Pigeon 
  2. Original 9: Julie Heldman

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Original 9: Julie Heldman

Secondo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Julie Heldman, vincitrice degli Internazionali d’Italia nel 1969. “Un giornale mandò il reporter che si occupava di moda, anziché quello che scriveva di sport”

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Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La seconda protagonista è Julie Heldman, nata l’8 dicembre 1945. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


In questa seconda puntata della nostra serie in onore delle Original 9, Julie Heldman ci riporta al settembre 1970, quando si ribellò contro la vecchia dirigenza tutta maschile dello sport e contribuì a costruire un audace, nuovo futuro per il tennis professionistico femminile.

Figlia del vulcanico magnate del tennis Gladys Heldman, Julie Heldman aveva 25 anni quando firmò un contratto da un dollaro per partecipare al pionieristico torneo organizzato da sua madre, il Virginia Slims Invitational di Houston. Nel corso della sua carriera, la laureata a Stanford aveva conquistato più di venti titoli in singolare, compreso l’Open d’Italia del 1969, e tre medaglie, una per ciascun colore, negli eventi di esibizione alle Olimpiadi di Città del Messico 1968 (il tennis non figurava come disciplina olimpica ufficiale, ndt). Tre volte semifinalista Slam in singolare, aveva raggiunto il numero 5 del mondo e fatto parte di due spedizioni vincenti in Fed Cup, rappresentando gli Stati Uniti.

Julie riflette: “Non penso che qualcuna di noi parlasse davvero di parità di diritti, quell’anno a Houston. Parlavamo solo del diritto di guadagnarci da vivere e del fatto che il primo anno o giù di lì ci dovesse servire per organizzarci e stabilizzarci nel nostro nuovo mondo. Non mi ci è voluto molto, comunque, per capirne gli effetti anche su un contesto più ampio, perché c’erano donne che venivano da tutte le parti per dimostrarci il loro supporto. Visitavamo le case di molte persone, le donne ci avvicinavano e ci dicevano: ‘Il mio matrimonio è a pezzi, voi siete un nuovo tipo di donne… possiamo parlarne?’ Tutto stava cambiando così rapidamente in quel periodo, era la fine degli anni 60, e la gente ci vedeva come pioniere di un mondo nuovo.

“All’inizio, la paura che potessimo essere escluse dai tornei del Grande Slam era reale. C’era tensione evidente, la vita di ciascuna di noi stava per essere profondamente scossa. I giocatori maschi erano tutti contro di noi, la dirigenza del tennis era tutta contro di noi – ricordate, non c’era alcuna dirigente donna a quei tempi. Stavamo facendo un salto nell’ignoto totale. Le giocatrici dovettero fare le loro scelte. Io scelsi in favore della solidarietà.

Questa è la mia memoria ricorrente di quel periodo: il senso di solidarietà e il passo avanti. Io non potevo giocare a Houston a causa di un infortunio al gomito. I miei genitori si erano appena trasferiti da New York e io passai la notte prima dell’inizio del torneo nella nuova casa, parlando al telefono. Le giocatrici chiamavano e dicevano che la USLTA stava minacciando di sospenderle tutte. La mattina in cui il torneo cominciò io non andai al circolo, perché non dovevo giocare, ma quando seppi che le altre giocatrici stavano prendendo posizione, decisi di fare lo stesso, anche se questo avesse significato subire io stessa una sospensione”.

“Nel nuovo circuito accadevano cose folli. Un giornale mandò il reporter che si occupava di moda, anziché quello che scriveva di sport. Dovemmo spiegargli come funzionava il punteggio e cosa fosse un rovescio. Ma io non vedevo le questioni extra campo come una distrazione, significava soltanto dedicare del tempo a qualcosa per cui tutte noi stavamo lavorando. Avevamo bisogno di farlo. Tutte noi dovevamo andare ai cocktail party, fare incontri, presenziare in TV e parlare con i giornalisti, perché quello era il modo per dare il via al nostro tour”.

Traduzione a cura di Filippo Ambrosi

 

Per conoscere meglio le nove protagoniste, il sito della WTA sta pubblicando anche delle brevi video-interviste in cui vengono rivolte a tutte le stesse domande. Di seguito le risposte di Julie Heldman.

Chi era il tuo idolo tennistico?
Mio padre! Era mancino e… molto gentile

I tuoi punti di forza da giocatrice?
 “Avevo un grande dritto ed ero molto combattiva

Torneo preferito?
Il mio torneo preferito era l’Italian Open: era ‘selvaggio’, pazzo e… soleggiato

Cosa serve per essere una campionessa?
La capacità di credere in se stessi e puntare un obiettivo senza lasciare niente di intentato

Momento clou della tua carriera nel tennis?
La vittoria dell’Italian Open!”

La partita che credevi fosse vinta?
Contro Virgina Wade a Los Angeles. Ho servito avanti 5-1 nel terzo set ma mi sono innervosita al punto da non riuscire a colpire la pallina per servire. E ho perso

Se potessi giocare un match di fantasia contro qualsiasi avversaria, quale sceglieresti?
Suzanne Lenglen, perché era straordinaria

La tua tennista preferita da veder giocare oggi?
Era Agnieszka Radwańska, adesso mi piace molto Naomi Osaka


  1. Original 9: Kristy Pigeon 

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Original 9: Kristy Pigeon

Primo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Si comincia con la più giovane, la mancina Kristy Pigeon

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Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La prima protagonista è Kristy Pigeon. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Nella prima puntata di una nuova serie sulle giocatrici che hanno fondato la WTA, abbiamo incontrato Kristy Pigeon, il membro più giovane del pionieristico Original 9. Kristy Pigeon aveva solo 20 anni quando prese posizione come Original 9 ai Virginia Slims Invitational nel 1970. Vincitrice dei titoli junior US e Wimbledon, la mancina ha raggiunto gli ottavi all’All England nel 1968 e 1969 ed è stata Top 10 degli Stati Uniti. Pigeon ha lasciato il tour nel 1975 all’età di 25 anni e ha conseguito una laurea in Arte e Biologia presso la UC Berkeley. Dopo essere tornata brevemente a giocare nel World Team Tennis, si è trasferita in Idaho, dove ha gestito la Elkorn Tennis School per 11 anni. Nel 1991 ha fondato il Centro di addestramento equino Sagebrush per portatori di handicap, che è diventata una delle principali sedi di ippoterapia della nazione. Si è ritirata da direttore esecutivo di SETCH nel 2011, ed è un’ambientalista attiva.

Come hai iniziato a giocare a tennis?
All’età di sei anni mi sono unita a una squadra di nuoto competitiva nella mia città natale di Danville, in California. Durante l’estate del 1962 fu offerto un programma di tennis gratuito presso il centro ricreativo della comunità situato a pochi passi dalla piscina. Dopo l’allenamento di nuoto mi mettevo le mie Keds e mi dirigevo al campo con ancora il mio costume da bagno Speedo nero addosso. Alla fine dell’estate ho vinto il torneo cittadino e mi sono appassionata al tennis.

 

In quale momento hai capito che amavi giocare a tennis e volevi sceglierlo come carriera?
Dopo aver vinto il torneo in città, ho accettato un lavoro al Diablo Country Club per pulire il negozio pro in cambio di lezioni. All’età di 13 anni mia madre mi ha fatta entrare nei tornei junior della Northern California Tennis Association e sono rapidamente salita al top della mia fascia d’età. All’inizio del 1968 ho fissato un obiettivo impegnativo e ho deciso che il tennis era l’elemento più importante della mia vita.

Come è stata influenzata la tua vita dal tennis?
Il tennis mi ha offerto l’opportunità di sviluppare la fiducia e le abilità di vita che porto con me ancora oggi. I viaggi e il cameratismo internazionale mi hanno esposto ad un mondo grande in giovane età. La mia capacità di fissare obiettivi e rimanere concentrata si è sviluppata grazie alle mie esperienze di tennis.

Quale è stata la tua esperienza più memorabile mentre giocavi nel Tour WTA?
La mia esperienza più memorabile non è stata quella di giocare nel tour, ma di aver contribuito a creare le basi nel 1970 che hanno portato alla formazione della WTA nel 1973. Come una degli Original 9, ho combattuto per un premio in denaro uguale per donne e uomini.

Come descriveresti il tuo stile di gioco? Quali sono stati i tuoi punti di forza?
Dato che preferivo il serve-and-volley, le mie migliori performance sono state sull’erba. Penso di aver detenuto per un po’ di tempo il record per aver giocato la partita più breve agli Open di Francia! Nella mia prima partita su terra rossa ho perso con Ann Haydon Jones 6-0, 6-0 in 39 minuti. Ho imparato che il gioco serve-and-volley non funziona sulla terra lenta!

Che cosa hai fatto da quando ti sei ritirata?
Dopo essermi ritirata dal tennis e aver conseguito la laurea, mi sono trasferita a Sun Valley, nell’Idaho. Insegnavo a sciare in inverno e gestivo una scuola di tennis in estate. Nel 1991, ho fondato un programma di equitazione terapeutica senza scopo di lucro per essere utile ad adulti e bambini con problemi mentali e fisici nell’Idaho meridionale. Oggi il mio obiettivo è costruire paludi e ripristinare l’habitat per la fauna selvatica.

Descrivi un ostacolo che sei riuscita a superare durante la tua carriera nel tennis.
Mio padre non era favorevole al mio interesse per il tennis. Invece di esercitarmi in campo, pensava che avrei dovuto fare un provino per cheerleader del liceo. La sua idea della donna perfetta era quella che indossava maglioni d’angora stretti e sfoggiava tacchi altissimi! Ho superato questo ostacolo dissociandomi da mio padre, mantenendo il percorso scelto e accettando il sostegno di mia madre.

A chi guardi e perché?
Gladys Heldman (madre di Julie, ndr). Era una innovatrice, una donna d’affari di successo e una pensatrice creativa. Sono rimasto amica di Gladys molto tempo dopo che abbiamo formato il Virginia Slims Circuit. È diventata la mia mentore nell’arte di diventare una raccoglitrice di fondi di successo a beneficio delle organizzazioni no profit.

Descrivi la tua vittoria più memorabile e ciò che hai imparato.
Ho vinto il Welsh Open nel 1968 dopo aver quasi perso con una ragazza locale al primo turno. Stavo giocando orribilmente contro questa sconosciuta e ho perso la mia grinta. Dopo aver ottenuto la vittoria, ho scoperto che ogni punto può determinare il risultato di una partita e che bisogna rimanere equilibrati e concentrati su ogni punto. Un aggiustamento dell’atteggiamento mi ha aiutato a vincere il torneo.

Qual è stato il tuo torneo preferito da giocare?
Senza dubbio Wimbledon! Non c’è niente di più bello al mondo di un campo da tennis ben curato!

Qual è il tuo film preferito sullo sport?
‘La battaglia dei sessi’, ovviamente!

Traduzione a cura di Andrea Ferrero

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