WTA Madrid, Pennetta out, Schiavone e Vinci ok

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WTA Madrid, Pennetta out, Schiavone e Vinci ok

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TENNIS WTA MADRID – Flavia Pennetta esce al primo turno del WTA di Madrid facendosi rimontare da Lucie Safarova. La brindisina ha dominato il primo set, poi ha perso di schianto il secondo ed ha ceduto il match nel settimo game del terzo, 1-6 6-0 6-3. Francesca Schiavone vince un match maratona contro Elena Vesnina, battendo la russa in tre set (6-4 6-7 6-4) e in più di tre ore di gioco, mentre Roberta Vinci archivia senza troppi patemi la pratica Hantuchova in due set, 6-4 6-4.

L. Safarova b. [12] F. Pennetta 1-6 6-0 6-3 (Daniele Vallotto)

 

Non era un esordio da prendere con le molle, quello di Flavia Pennetta. Lo dicevano i precedenti (3-1 per Safarova, tutti sul cemento) e lo diceva il momento della ceca, vicinissima a battere Maria Sharapova sulla terra di Stoccarda, dove poi la russa avrebbe vinto il titolo. Inoltre Flavia, dopo l’exploit di Indian Wells, ha faticato parecchio: due sole vittorie e tre sconfitte, anche se due di esse sono arrivate contro Ivanovic e Jankovic, due ex numero 1 del mondo. Il tabellone non è stato tenero nemmeno a Madrid ma sembrava che Flavia fosse riuscita a fare buon viso a cattivo gioco. Il primo set se n’è andato piuttosto velocemente, con Pennetta bravissima a far la partita e Safarova incapace di tenere il ritmo imposto dalla brindisina. La ceca ha perso tutti i suoi turni di battuta del primo set e non c’erano segnali di quello che sarebbe successo nel secondo set.

Safarova, si sa, è una giocatrice particolarmente inaffidabile ma la sua incostanza ha un rovescio della medaglia: anche dopo una scoppola come quella subìta nel primo set, Lucie può ritrovare all’improvviso il suo miglior tennis. E il suo miglior tennis fa molto male. Flavia ci ha messo del suo, cominciando a giocare più indietro e dando la possibilità alla sua avversaria di lasciare andare il braccio. Il servizio e soprattutto il dritto hanno ribaltato l’inerzia del match e così Flavia è stata costretta a sudarsi ogni singolo punto. Con Safarova libera di colpire senza doversi muovere troppo e una Pennetta troppo fallosa, il risultato è quasi scontato: un 6-0 con qualche rimpianto per Flavia, che ha perso tutti i punti più combattuti, quelli dove poteva e doveva fare la differenza. Da segnalare una Safarova intoccabile con la prima di servizio: 11 prime messe in campo e 11 punti conquistati. Sul proprio servizio la ceca concede appena sei punti, gli stessi che Flavia porta a casa con il suo, di servizio: una miseria.

Ma che il terzo set non fosse già deciso lo si è capito dal primo game, dove Flavia ha tenuto piuttosto facilmente il servizio dopo tre turni consecutivi persi. Nei primi due set c’erano stati nove break; nei primi sei game del terzo non c’è nemmeno l’ombra di una palla break. Ma quella che spinge di più è Safarova. Nonostante i consigli di Salvador Navarro, che intima a Flavia di stare più vicina alla riga, il dritto mancino di Lucie è un enigma irrisolvibile. Ed è proprio con l’ennesimo lungolinea di dritto che Safarova trova la svolta definitiva ed il break che decide il match, nel settimo game. Subito dopo c’è un altro turno quasi immacolato (nel primo set Safarova ha ceduto 17 punti su 21 al servizio, cioè l’81%, tra secondo e terzo ne ha ceduti 10 su 38, cioè il 26%) e altre tre palle break per Safarova, ossia tre match point. Flavia prova a prendere la rete e ne annulla uno ma sul secondo non riesce nemmeno a toccare il preciso passante di rovescio della ceca.

F. Schiavone b. E. Vesnina 6-4 6-7(3) 6-4 (Francesca Moscatelli)

Quest’anno Francesca Schiavone ha totalizzato ben 9 uscite al primo turno e soltanto due secondi turni, a Katowice e ad Indian Wells, a cui si aggiunge il match vinto oggi contro Elena Vesnina. I precenti fra le due vedevano solo due incontri, entrambi datati e sul cemento americano, in cui la russa ha prevalso in due set dal punteggio netto. Sulla terra, sicuramente prediletta dalla campionessa dei French Open 2010, Francesca ha potuto dire la sua, non senza faticare però: l’incontro si è concluso in 3 ore e 9 minuti col punteggio di 6-4 6-7(3) 6-4.

Il primo set ha visto la russa portarsi subito avanti di un break in apertura di match, Schiavone però ha continuato a lottare sui turni di servizio dell’avversaria, procurandosi una palla break già nel secondo gioco per poi riuscire a mettere in atto la rimonta sul 4-3, strappando a 15 il servizio alla propria avversaria e salvando due palle del contro-break nel game successivo. Sul 5-4 Vesnina ha ceduto nuovamente il servizio, consegnando il parziale all’italiana, 6-4.

Nel secondo parziale break e contro-break si sono alternati fino al quarto gioco, la prima a tenere un turno di servizio è Schiavone, ma non senza dover annullare ben tre palle break per il 3-2. Il game successivo, giocato su 21 punti, vede uscire vittoriosa dalla lotta la russa che ha tutta l’intenzione di inscenare una rimonta, tant’è che a sua volta annulla altre tre palle break. Francesca però non si fa scoraggiare e le fatiche del game precedente non influiscono sul suo turno di battuta, tenuto a zero (il primo dell’incontro), riuscendo poi a strappare nuovamente il servizio alla sua avversaria per portarsi avanti nel punteggio: 5-3. Vesnina è ancora lungi dal darsi per vinta: nel game successivo ottiene il contro-break e chiude il parziale al tie-break, ottenendo subito due mini-break e riuscendo a sfruttare la prima palla set disponibile.

Nel terzo set Vesnina si porta subito avanti di un break nel secondo gioco. Sul 3-1, 15-40, Francesca ottiene una prima palla del contro-break, ma gliene serviranno altre quattro per avere ragione del game e riportare il punteggio in parità. A questo punto Francesca non permetterà più alla russa di rientrare in partita, giocando in modo accorto sui propri turni di battuta, senza concedere ulteriori palle break e strappando nuovamente il servizio a Vesnina per il 4-3. L’incontro si conclude sul servizio dell’italiana che con un ace si regala tre match point, il primo è quello giusto per l’accesso al secondo turno del Mutua Madrid Open, dove l’attende il derby con Sara Errani.

R. Vinci b. D. Hantuchova 6-4 6-4 (Sara Niccolini)

Una qualità che accomuna Vinci ed Hantuchova  è che entrambe hanno la capacità di giocare sfruttando tutte le lunghezze del campo. La varietà dei colpi di Roberta è ben nota e sempre apprezzata dallo spettatore e indubbiamente più accentuata e meglio sviluppata di quella della slovacca, ma non dobbiamo dimenticare che quest’ultima è stata un’ottima doppista e tra le meno dedite ad un tennis impostato attorno alla sola potenza di tutta l’onda delle giocatrici dell’Est Europa degli ultimi quindici anni.

Il match è ruotato intorno a due elementi: la quantità di errori non forzati in rapporto ai vincenti e la percentuale di prime palle in campo. Vinci in particolar modo ha faticato ad entrare nel match perché, da un lato non si aspettava un campo tanto rapido e dall’altro, commetteva troppi errori, sia in fase di palleggio che al servizio. Non abbiamo assistito alla tipica partita da terra rossa con scambi lunghi e le giocatrici a due metri dalla linea di fondo campo,  perché questa non è la strategia preferita da entrambe e il match ha iniziato a decollare quando ad una Hantuchova molto costante, anche nei suoi errori, si è affiancata una Vinci il cui servizio ha iniziato a girare, anche se alcune fasi di indecisione si sono viste qua e là.

Il match si apre subito con due palle break in favore di Roberta, la seconda delle quali riesce a sfruttare mettendo a segno un bellissimo lob di rovescio tagliato che supera Hantuchova, costretta a venire a rete dalla palla precedente dell’italiana che aveva colpito il net. La Vinci è un po’ lenta nell’approccio alla partita ed infatti fa un solo punto durante il suo turno di servizio lasciando a Daniela la possibilità di contro brekkare. I due successivi turni di battuta della tarantina sono perfetti, tanto da non lasciare chance alla slovacca di accaparrarsi un solo punto, la quale invece consente a Roberta di fare gioco durante i suoi game di servizio. Il settimo gioco è senz’altro uno dei punti di svolta della partita perché è il momento in cui Roberta entra definitivamente in partita e con due splendidi rovesci carichi di back spin piazzati all’incrocio delle righe nell’angolo destro di Daniela, riesce a brekkare l’avversaria e a condurre 4 a 3 nel primo set. Segue un 5 a 3 quasi perfetto per Roberta e Daniela mantiene la battuta che le consente di inseguire l’italiana 5 a 4. La Vinci sembra lanciata a chiudere rapidamente il primo set ma incappa in un passaggio a vuoto, ben rappresentato da ben tre doppi falli, di cui due consecutivi, ma dall’altra parte della rete non c’è un’Hantuchova che ne approfitta per eliminare ogni speranza nella mente dell’avversaria, bensì una che alterna splendidi rovesci lungolinea, capaci di annullare il primo set point, a errori non forzati che nei momenti determinanti pesano come macigni. Così Roberta riesce a portare a casa il set al quarto set point e dopo 13 punti.

Il secondo set si apre con una Vinci concentrata, anche se non proprio certa dell’efficacia dei propri colpi, e in questo senso sono state certamente importanti le parole scambiate prima dell’inizio del secondo set con il suo allenatore Francesco Cinà, il quale l’ha incoraggiata ad essere aggressiva e tranquilla, di spingere col servizio perché poteva essere un colpo determinante. Ottimi consigli che hanno avuto effetti immediati sul campo. Roberta sfrutta la palla break in apertura di set, tiene il servizio e passa in pochi minuti a condurre per 2 a 0. La Hantuchova non si spazientisce, resta concentrata su ogni palla, ma ormai è costretta a giocare per rincorrere. Durante i suoi turni di servizio si gioca di più, sia a fondo campo, che a rete, ma è stato difficile vedere palleggi che superassero i sei-sette scambi. Sul 3 a 1, 30 pari, con Hantuchova in battuta, la partita potrebbe avviarsi definitivamente nelle mani dell’italiana, la quale ne è consapevole e tenta di spingere; la tattica aggressiva le consente di avere a sua disposizione due palle break che non riesce a sfruttare, lasciando il game alla slovacca: 3 a 2 Vinci. I successivi quattro giochi scorrono rapidi perché entrambe assegnano ace o servizi vincenti e in pochi minuti lo spettatore si trova davanti al risultato di 5 a 4 per l’italiana che ha a disposizione il servizio. La prima battuta di Roberta è ormai una sicurezza e aggrappata ad essa si trova faccia a faccia col primo match point, vanificato da un ottimo diritto in spinta e lungo linea colpito da Hantuchova. Ancora un servizio vincente e secondo match point per Roberta, la quale sbaglia una difficile palla corta che rimbalza di pochi centimetri lontana dalla linea laterale. Di nuovo parità ma la slovacca si presenta un po’ ferma sulle gambe dando alla Vinci la possibilità di sfruttare un terzo match point, la quale mette fuori l’attacco. Seguono persino una palla break e un altro punto per la partita non sfruttati da entrambe, ma dopo ben 15 punti giocati arriva la quinta e definitiva palla match: la Hantuchova, scesa a rete per attaccare, sbaglia una volè non troppo difficile e una Roberta sollevata potrà avere un giorno di riposo prima di incontrare la vincente tra Wozniacki e Makarova.  6-4 6-4 in 1h 28 min.

Risultati primo turno:
[8] Maria Sharapova b. Klara Koukalova 6-1  6-2
Francesca Schiavone b. Elena Vesnina 6-4  6-7(3)  6-4
Roberta Vinci b. Daniela Hantuchova 6-4  6-4
[11] Ana Ivanovic b. Madison Keys 6-1  7-6(4)
Maria Kirilenko b. [Q] Kristina Mladenovic 6-4  7-5
[16] Sloane Stephens b. [Q] Monica Niculescu 2-6  6-3  6-2
Jie Zheng b. [Q] Mariana Duque-Marino 7-6(5)  6-2
[Q] Petra Cetkovska b. Stefanie Voegele 6-1  6-3
Lucie Safarova b. [12] Flavia Pennetta 1-6  6-0  6-3
[5] Petra Kvitova b. Sorana Cirstea 6-1  5-7  7-6(4)
Varvara Lepchenko b. [WC] Anabel Medina Garrigues 6-4  4-6  6-4
Shuai Peng (CHN) b. Kurumi Nara (JPN) 6-2  6-3
[1] Serena Williams b. [Q] Belinda Bencic 6-2  6-1

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Original 9: Judy Dalton

Terzo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Judy Tegart Dalton, che lavorava come contabile per poter giocare a tennis

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Judy Dalton (foto dal sito dello US Open)

Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La terza protagonista è Judy DaltonQui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Nella prima puntata di una nuova serie sulle giocatrici che hanno fondato la WTA abbiamo incontrato Judy Dalton, membro delle “Original 9” che si è guadagnata l’affettuoso soprannome di “Old Fruit” e che ha lavorato come contabile per poter sostenere economicamente la sua carriera nei tornei di tennis.

Dotata di uno stile serve-and-volley degno della miglior tradizione australiana, Judy Tegart Dalton ha conquistato il career Grand Slam nel doppio femminile, conquistando cinque dei suoi otto major con Margaret Court, e ha vinto il doppio misto agli Australian Open 1996. Nel singolare ha raggiunto la finale a Wimbledon nel 1968, sconfiggendo Court e Nancy Richey prima di capitolare al cospetto di Billie Jean King. Ma se si dà uno sguardo alle foto di quella partita è difficile capire chi fu la vincitrice.

Nel settembre del 1970, all’età di 32 anni, Judy è stata finalista al Virginia Slims Invitational di Houston, perdendo contro Rosie Casals nel torneo nel quale le “Original 9” presero posizione a favore dell’equità dei sessi, e continuò a giocare sino agli Australian Open del 1977, quando si ritirò a 40 anni. Nel 2019 è stata nominata Membro dell’Ordine dell’Australia durante l’Australia Day per il suo significativo contributo a favore del tennis come giocatrice, a favore dell’equità dei sessi nello sport come donna, e a favore delle fondazioni sportive”.

Come hai iniziato a giocare a tennis?
Mio padre era un buon giocatore e ha iniziato a mettermi una racchetta in mano quando avevo cinque anni.

 

In quale momento hai capito che amavi il tennis tanto da sceglierlo come mestiere?
Amo il tennis da sempre. Giocavo già durante gli anni della scuola. Poi per un po’ sono passata al basket ma sono tornata al tennis dopo che mi chiesero di entrare a far parte della nazionale di basket australiana. Lì ho capito che la mia passione era il tennis, non la pallacanestro. Ovviamente, il percorso non è stato tutto rose e fiori sin dall’inizio, e prima di incassare un reddito regolare con il Virginia Slims Circuit ho lavorato come contabile, nei momenti in cui non ero in viaggio per i tornei.

Come descriveresti il tuo stile di gioco? Quali sono stati i tuoi punti di forza?
Ho uno stile di gioco aggressivo, mi piace il serve-and-volley. La mia forza è il servizio. Questo è stato determinante per i miei successi nel doppio.

Avevi qualche rito particolare, quando giocavi a tennis?
Preparavo il borsone sempre la sera prima per paura di dimenticare qualcosa.

Quale era il tuo torneo preferito da giocare?
Wimbledon, ovviamente, perché è la casa del tennis e si gioca sull’erba, la mia superficie preferita. C’è sempre un’atmosfera magica ed è un posto davvero speciale.

Descrivi un ostacolo che sei riuscita a superare durante la tua carriera nel tennis.
Come membro delle “Original 9”, ho sfidato lo status quo che sosteneva che le donne non fossero da valutare come tenniste professioniste e ho lavorato per migliorare l’equità tra i sessi. È stata una battaglia politica molto dura, ma quando insieme a Gladys Heldman abbiamo firmato il contratto da un dollaro abbiamo capito che era la strada giusta.

A chi ti ispiri, e perché?
A Suzanne Lenglen. Era una grande giocatrice ed è sempre rimasta fedele a se stessa. È stata una tennista ma anche una celebrità internazionale. Era capace di vincere tornei senza perdere un game. Se non sapete chi era, cercatela!

Che cosa hai fatto da quando ti sei ritirata?
Dopo aver costruito una famiglia con mio marito David – abbiamo avuto due figli, Samantha e David, e due nipoti, Sophie e Abby – ho fatto la coach sia di giocatrici del singolare che del doppio, incluso anche il team di Fed Cup dell’Australia, il che ha significato molto per me avendo fatto parte di due squadre campioni. Sono stata coinvolta nei progetti di sviluppo del tennis giovanile del Presidente dell’Australian Fed Cup Foundation per trent’anni e ho smesso di lavorare a questo solo di recente. Sono stata attiva anche sul fronte dei media, commentando tennis femminile in Australia e nel Regno Unito. Dopo che mio marito David è mancato nel 2009 ho lasciato la nostra azienda agricola nel Victoria e ora vivo a Melbourne.

Che consiglio daresti oggi a te stessa da giovane o a qualcuno che sta muovendo i primi passi da tennista?
Se vuoi fare del tennis il tuo mestiere devi essere pronta a lavorare duro e a fare sacrifici. La strada sarà lunga e sarà colma di momenti impegnativi, ma se non molli e credi in te stessa, riuscirai a ottenere quel che vuoi e ne sarà valsa la pena. Non perdere la tua passione per il gioco e non mollare mai.

Come è stata influenzata la tua vita dal tennis?
Mi ha dato l’opportunità di viaggiare in giro per il mondo e di conoscere persone interessanti. E mi ha anche regalato amicizie di una vita con le colleghe tenniste.


Traduzione a cura di Gianluca Sartori

  1. Original 9: Kristy Pigeon 
  2. Original 9: Julie Heldman

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Original 9: Julie Heldman

Secondo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Julie Heldman, vincitrice degli Internazionali d’Italia nel 1969. “Un giornale mandò il reporter che si occupava di moda, anziché quello che scriveva di sport”

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Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La seconda protagonista è Julie Heldman, nata l’8 dicembre 1945. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


In questa seconda puntata della nostra serie in onore delle Original 9, Julie Heldman ci riporta al settembre 1970, quando si ribellò contro la vecchia dirigenza tutta maschile dello sport e contribuì a costruire un audace, nuovo futuro per il tennis professionistico femminile.

Figlia del vulcanico magnate del tennis Gladys Heldman, Julie Heldman aveva 25 anni quando firmò un contratto da un dollaro per partecipare al pionieristico torneo organizzato da sua madre, il Virginia Slims Invitational di Houston. Nel corso della sua carriera, la laureata a Stanford aveva conquistato più di venti titoli in singolare, compreso l’Open d’Italia del 1969, e tre medaglie, una per ciascun colore, negli eventi di esibizione alle Olimpiadi di Città del Messico 1968 (il tennis non figurava come disciplina olimpica ufficiale, ndt). Tre volte semifinalista Slam in singolare, aveva raggiunto il numero 5 del mondo e fatto parte di due spedizioni vincenti in Fed Cup, rappresentando gli Stati Uniti.

Julie riflette: “Non penso che qualcuna di noi parlasse davvero di parità di diritti, quell’anno a Houston. Parlavamo solo del diritto di guadagnarci da vivere e del fatto che il primo anno o giù di lì ci dovesse servire per organizzarci e stabilizzarci nel nostro nuovo mondo. Non mi ci è voluto molto, comunque, per capirne gli effetti anche su un contesto più ampio, perché c’erano donne che venivano da tutte le parti per dimostrarci il loro supporto. Visitavamo le case di molte persone, le donne ci avvicinavano e ci dicevano: ‘Il mio matrimonio è a pezzi, voi siete un nuovo tipo di donne… possiamo parlarne?’ Tutto stava cambiando così rapidamente in quel periodo, era la fine degli anni 60, e la gente ci vedeva come pioniere di un mondo nuovo.

“All’inizio, la paura che potessimo essere escluse dai tornei del Grande Slam era reale. C’era tensione evidente, la vita di ciascuna di noi stava per essere profondamente scossa. I giocatori maschi erano tutti contro di noi, la dirigenza del tennis era tutta contro di noi – ricordate, non c’era alcuna dirigente donna a quei tempi. Stavamo facendo un salto nell’ignoto totale. Le giocatrici dovettero fare le loro scelte. Io scelsi in favore della solidarietà.

Questa è la mia memoria ricorrente di quel periodo: il senso di solidarietà e il passo avanti. Io non potevo giocare a Houston a causa di un infortunio al gomito. I miei genitori si erano appena trasferiti da New York e io passai la notte prima dell’inizio del torneo nella nuova casa, parlando al telefono. Le giocatrici chiamavano e dicevano che la USLTA stava minacciando di sospenderle tutte. La mattina in cui il torneo cominciò io non andai al circolo, perché non dovevo giocare, ma quando seppi che le altre giocatrici stavano prendendo posizione, decisi di fare lo stesso, anche se questo avesse significato subire io stessa una sospensione”.

“Nel nuovo circuito accadevano cose folli. Un giornale mandò il reporter che si occupava di moda, anziché quello che scriveva di sport. Dovemmo spiegargli come funzionava il punteggio e cosa fosse un rovescio. Ma io non vedevo le questioni extra campo come una distrazione, significava soltanto dedicare del tempo a qualcosa per cui tutte noi stavamo lavorando. Avevamo bisogno di farlo. Tutte noi dovevamo andare ai cocktail party, fare incontri, presenziare in TV e parlare con i giornalisti, perché quello era il modo per dare il via al nostro tour”.

Traduzione a cura di Filippo Ambrosi

 

Per conoscere meglio le nove protagoniste, il sito della WTA sta pubblicando anche delle brevi video-interviste in cui vengono rivolte a tutte le stesse domande. Di seguito le risposte di Julie Heldman.

Chi era il tuo idolo tennistico?
Mio padre! Era mancino e… molto gentile

I tuoi punti di forza da giocatrice?
 “Avevo un grande dritto ed ero molto combattiva

Torneo preferito?
Il mio torneo preferito era l’Italian Open: era ‘selvaggio’, pazzo e… soleggiato

Cosa serve per essere una campionessa?
La capacità di credere in se stessi e puntare un obiettivo senza lasciare niente di intentato

Momento clou della tua carriera nel tennis?
La vittoria dell’Italian Open!”

La partita che credevi fosse vinta?
Contro Virgina Wade a Los Angeles. Ho servito avanti 5-1 nel terzo set ma mi sono innervosita al punto da non riuscire a colpire la pallina per servire. E ho perso

Se potessi giocare un match di fantasia contro qualsiasi avversaria, quale sceglieresti?
Suzanne Lenglen, perché era straordinaria

La tua tennista preferita da veder giocare oggi?
Era Agnieszka Radwańska, adesso mi piace molto Naomi Osaka


  1. Original 9: Kristy Pigeon 

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Original 9: Kristy Pigeon

Primo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Si comincia con la più giovane, la mancina Kristy Pigeon

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Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La prima protagonista è Kristy Pigeon. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Nella prima puntata di una nuova serie sulle giocatrici che hanno fondato la WTA, abbiamo incontrato Kristy Pigeon, il membro più giovane del pionieristico Original 9. Kristy Pigeon aveva solo 20 anni quando prese posizione come Original 9 ai Virginia Slims Invitational nel 1970. Vincitrice dei titoli junior US e Wimbledon, la mancina ha raggiunto gli ottavi all’All England nel 1968 e 1969 ed è stata Top 10 degli Stati Uniti. Pigeon ha lasciato il tour nel 1975 all’età di 25 anni e ha conseguito una laurea in Arte e Biologia presso la UC Berkeley. Dopo essere tornata brevemente a giocare nel World Team Tennis, si è trasferita in Idaho, dove ha gestito la Elkorn Tennis School per 11 anni. Nel 1991 ha fondato il Centro di addestramento equino Sagebrush per portatori di handicap, che è diventata una delle principali sedi di ippoterapia della nazione. Si è ritirata da direttore esecutivo di SETCH nel 2011, ed è un’ambientalista attiva.

Come hai iniziato a giocare a tennis?
All’età di sei anni mi sono unita a una squadra di nuoto competitiva nella mia città natale di Danville, in California. Durante l’estate del 1962 fu offerto un programma di tennis gratuito presso il centro ricreativo della comunità situato a pochi passi dalla piscina. Dopo l’allenamento di nuoto mi mettevo le mie Keds e mi dirigevo al campo con ancora il mio costume da bagno Speedo nero addosso. Alla fine dell’estate ho vinto il torneo cittadino e mi sono appassionata al tennis.

 

In quale momento hai capito che amavi giocare a tennis e volevi sceglierlo come carriera?
Dopo aver vinto il torneo in città, ho accettato un lavoro al Diablo Country Club per pulire il negozio pro in cambio di lezioni. All’età di 13 anni mia madre mi ha fatta entrare nei tornei junior della Northern California Tennis Association e sono rapidamente salita al top della mia fascia d’età. All’inizio del 1968 ho fissato un obiettivo impegnativo e ho deciso che il tennis era l’elemento più importante della mia vita.

Come è stata influenzata la tua vita dal tennis?
Il tennis mi ha offerto l’opportunità di sviluppare la fiducia e le abilità di vita che porto con me ancora oggi. I viaggi e il cameratismo internazionale mi hanno esposto ad un mondo grande in giovane età. La mia capacità di fissare obiettivi e rimanere concentrata si è sviluppata grazie alle mie esperienze di tennis.

Quale è stata la tua esperienza più memorabile mentre giocavi nel Tour WTA?
La mia esperienza più memorabile non è stata quella di giocare nel tour, ma di aver contribuito a creare le basi nel 1970 che hanno portato alla formazione della WTA nel 1973. Come una degli Original 9, ho combattuto per un premio in denaro uguale per donne e uomini.

Come descriveresti il tuo stile di gioco? Quali sono stati i tuoi punti di forza?
Dato che preferivo il serve-and-volley, le mie migliori performance sono state sull’erba. Penso di aver detenuto per un po’ di tempo il record per aver giocato la partita più breve agli Open di Francia! Nella mia prima partita su terra rossa ho perso con Ann Haydon Jones 6-0, 6-0 in 39 minuti. Ho imparato che il gioco serve-and-volley non funziona sulla terra lenta!

Che cosa hai fatto da quando ti sei ritirata?
Dopo essermi ritirata dal tennis e aver conseguito la laurea, mi sono trasferita a Sun Valley, nell’Idaho. Insegnavo a sciare in inverno e gestivo una scuola di tennis in estate. Nel 1991, ho fondato un programma di equitazione terapeutica senza scopo di lucro per essere utile ad adulti e bambini con problemi mentali e fisici nell’Idaho meridionale. Oggi il mio obiettivo è costruire paludi e ripristinare l’habitat per la fauna selvatica.

Descrivi un ostacolo che sei riuscita a superare durante la tua carriera nel tennis.
Mio padre non era favorevole al mio interesse per il tennis. Invece di esercitarmi in campo, pensava che avrei dovuto fare un provino per cheerleader del liceo. La sua idea della donna perfetta era quella che indossava maglioni d’angora stretti e sfoggiava tacchi altissimi! Ho superato questo ostacolo dissociandomi da mio padre, mantenendo il percorso scelto e accettando il sostegno di mia madre.

A chi guardi e perché?
Gladys Heldman (madre di Julie, ndr). Era una innovatrice, una donna d’affari di successo e una pensatrice creativa. Sono rimasto amica di Gladys molto tempo dopo che abbiamo formato il Virginia Slims Circuit. È diventata la mia mentore nell’arte di diventare una raccoglitrice di fondi di successo a beneficio delle organizzazioni no profit.

Descrivi la tua vittoria più memorabile e ciò che hai imparato.
Ho vinto il Welsh Open nel 1968 dopo aver quasi perso con una ragazza locale al primo turno. Stavo giocando orribilmente contro questa sconosciuta e ho perso la mia grinta. Dopo aver ottenuto la vittoria, ho scoperto che ogni punto può determinare il risultato di una partita e che bisogna rimanere equilibrati e concentrati su ogni punto. Un aggiustamento dell’atteggiamento mi ha aiutato a vincere il torneo.

Qual è stato il tuo torneo preferito da giocare?
Senza dubbio Wimbledon! Non c’è niente di più bello al mondo di un campo da tennis ben curato!

Qual è il tuo film preferito sullo sport?
‘La battaglia dei sessi’, ovviamente!

Traduzione a cura di Andrea Ferrero

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