ATP Madrid: vincono Berdych e Murray, Nadal cede un game. Ko Tsonga

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ATP Madrid: vincono Berdych e Murray, Nadal cede un game. Ko Tsonga

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TENNIS ATP MADRID –  Alla fine Murray porta a casa un match da montagne russeThomas Berdych batte un Kevin Anderson lontano dalla migliore condizione fisica. Un ottimo Ernest Gulbis supera in due set Alexandr Dolgopolov. Nadal demolisce Monaco all’esordio senza permettere all’argentino di tenere un solo turno di battuta. Fuori Tsonga che nulla ha potuto contro Santiago Giraldo.

Nadal: “La gente vuole punti lunghi, però chi comanda vuole un gioco veloce: non è sport secondo me questo”

Nadal: “E’ la miglior partita che ho giocato quest’anno sulla terra”

 

Nadal: “So che se uno lavora bene il resto viene da solo”

Nadal: “Mi spiace per il torneo. Aver perso Djokovic e Federer non è buono. Però io penso a me stesso”

A. Murray b. N. Almagro 6-1 1-6 6-4  (Cesare Novazzi)

Murray fa il suo esordio in questo 2014 sulla terra rossa, dopo un inizio di stagione avaro di successi. Dall’altra parte della rete c’è il tennista di casa, Nico Almagro, reduce da una dura sfida con Golubev al primo turno, ma in buona forma data la recente semifinale giocata a Barcellona col prestigioso scalpo di Nadal in saccoccia.

Parte lo scozzese al servizio, tenuto con autorevolezza. Almagro invece non sembra padrone dei propri colpi e sparacchia fuori un rovescio, un diritto e condisce il tutto con un doppio fallo regalando il break a Murray che si limita a colpire la palla. Nel terzo gioco Almagro mette in mostra ancora tutte le sue difficoltà non riuscendo a chiudere un punto con Murray a due metri fuori dal campo. Da segnalare otto errori in appena tre giochi per lo spagnolo. Sembrano mancare anche gli appoggi all’iberico che al cambio campo mostra la caviglia sinistra fasciata senza richiedere però il fisioterapista. Comunque, un altro break per lo scozzese vale poi il 6 a 1 finale del primo parziale. Percentuali nettamente insufficienti con la prima di servizio per i due tennisti. Dopo un pessimo primo set la sensazione che il match possa finire velocemente c’è, perché lo spagnolo parte subendo il break. Almagro recupera però il maltolto al gioco seguente e di colpo sembra recuperare freschezza iniziando a giocare più forte e preciso. Sul 2 a 1, Murray manca di profondità, e cede nuovamente il servizio. Al sesto gioco, Almagro spinge forte e con un grande recupero, tira un passante incrociato di diritto di puro istinto procurandosi tre palle break e subito dopo con una risposta aggressiva strappa nuovamente il servizio allo scozzese, chiudendo il parziale per 6 a 1 nel gioco seguente. Almagro è salito notevolmente di livello, mentre Murray ancora si limita a colpire la palla. Ciò non basta ovviamente allo scozzese che appare in apnea di fronte alle sicurezze dello spagnolo che con accelerazioni di rovescio e di diritto ottiene più volte la possibilità di strappare il servizio all’avversario anche ad inizio terzo set, senza però concretizzare. Si arriva così al 4 a 4 con Almagro che ha perso un solo punto al servizio e Murray che ha dovuto fronteggiare tre palle break: lo scozzese prima tiene il servizio a zero e poi costringe a Almagro a servire per rimanere nel match. Abbandonato dalla prima, lo spagnolo non riesce ad essere aggressivo con la seconda, lasciando il comando a Murray che non si fa trovare impreparato, chiudendo così al primo match point disponibile, aggredendo una seconda poco profonda. Pochi meriti ad Almagro che ha condotto per buona parte del match ma si è sciolto quando la tensione è salita, buona prova di Murray che anche se non presente con tutto il suo repertorio, ha dimostrato di sapere rimanere attaccato al match.

R.Nadal b. J.Monaco 6-1 6-0 (Claudio Giuliani)
Un’ovazione accoglie Rafa Nadal all’ingresso in campo sul centrale di Madrid. Cinque i precedenti fra il maiorchino e Monaco, 4-1 per Rafa, sconfitto solamente sul duro nel lontano 2007 per ritiro. Rafa necessita di confermare la vittoria per tenere lontano in classifica Djokovic ma le sue sconfitte del 2014, anche sul rosso, fanno sperare i suoi avversari molto di più rispetto al passato. E infatti l’inizio è col brivido: palla break per Monaco, annullata con un ace. Rafa tiene il servizio e lo strappa al suo avversario nel game seguente. Il gioco è lottato e confuso. Gli scambi sono lunghi e ci vogliono oltre 15 minuti per concludere due giochi. Nadal gioca corto di diritto e spesso arriva male sul rovescio. È teso, deve sciogliersi. Una mano gliela dà Monaco quando, dopo aver recuperato il break, perde il servizio sul 2 a 1, anche per via di uno sciagurato doppio fallo. Rafa allunga quindi 4 a 1 ma allunga soprattutto la traiettoria del suo diritto, strapazzando Monaco da una parte all’altra del campo e chiudendo il set per 6-1 in 41 minuti dopo avergli strappato di nuovo il servizio abbastanza facilmente. Per la cronaca: il primo warning della partita per essere andati oltre i 25 secondi (bisognerebbe farlo presente ai bookmaker inglesi per farlo quotare se già non lo fanno), se lo prende a sorpresa Monaco.

Il primo punto del secondo set è uno straordinario recupero di Rafa nel suo estremo corner sinistro in lob, Monaco arretra e Rafa chiude con lo sventaglio al colpo successivo. È una sorta di ko che di lì a poco gli consegna subito il break, con Monaco che litiga e si arrabbia con l’arbitro per una palla contestata. Velocità e traiettorie tornano quelle di un tempo e il maiorchino strappa a zero nuovamente il servizio a Monaco. Tre a zero e partita in cascina dopo un’ora di gioco. Rafa sale quattro a zero tenendo il servizio a 15, in una partita che non è più tale. Troppo arrendevole in campo Monaco che cede definitivamente poco dopo, concedendo il bagel al suo avversario: 6-0 6-1 senza riuscire a conquistare nemmeno una volta il proprio turno di servizio.

T. Berdych b. K. Anderson 6-1 6-4 (Claudio Giuliani)
Nel primo incontro della giornata non c’è praticamente partita fra Thomas Berdych e Anderson. Il tennista ceco finalmente indossa un completo da tennis che non assomiglia a una divisa da gelataio e con una prestazione onesta fa suo il match. Nel primo set Berdych scappa subito via 4 a 1 profittando dei tanti errori di Anderson con il diritto. Il numero 6 del ranking risponde bene anche alle prime del sudafricano e non ha difficoltà a strappargli nuovamente il servizio, concludendo il primo parziale per 6-1 in 26 minuti di gioco. Nel secondo parziale la musica non cambia: break in favore di Berdych nel primo gioco. Il ceco inserisce il pilota automatico e si porta sul 4 a 2, procurandosi 2 palle break che Anderson annulla per bene conquistando il game. Berdych tiene agevolmente il turno seguente e sale 5-3, procurandosi un matchpoint che Anderson annulla. Cambia poco: il ceco chiude facilmente per 6-4 poco dopo. Anderson cresciuto nel secondo parziale ma Berdych sempre in controllo. Ora per lui Dimitrov o Copil.

E. Gulbis b. A. Dolgopolov 6-3 6-4 (Claudio Giuliani)

Due fra i tennisti più coriacei del circuito si affrontano per la terza volta. Nei precedenti, entrambi sul rosso, una vittoria per parte. Inizia il match e Gulbis sembra molto centrato. Il lettone è molto più incisivo nel capitalizzare i punti conquistati con la prima palla di servizio. Dolgopolov è basso nelle percentuali con la seconda palla e quindi un break di vantaggio assegna il set a Gulbis per 6-3. Nel secondo parziale Dolgopolov cerca di variare qualcosa, alzando le traiettorie dei suoi colpi che però così perdono in pesantezza. Sul 2-2 The Dolgo annulla 3 palle break (una con una magica smorzata di diritto anomala in contropiede, arretrando su un rovescio incrociato di Gulbis) e tiene, salendo sul 3 a 2. La partita diviene spettacolare, con i due che alternano spada e fioretto da fondo campo. Alte e lente traiettorie si alternano ad anticipi mostruosi per profondità e potenza. Dolgopolov sul 3 pari, a seguito dell’ennesimo gratuito, concede un’altra palla break che Gulbis non si lascia sfuggire: il lettone capitalizza e sale 4 a 3 nel secondo set. Il match torna concreto. Gulbis bada al sodo e dimostra di essere molto determinato in questo torneo annullando due palle break quando serve per il match. Si aggrappa al servizio in quei pochi momenti di difficoltà il lettone che chiude per 6-4 il match. Dolgopolov esce dal campo disorientato visto che non è riuscito a trovare il bandolo della matassa sul come opporsi a un ottimo Gulbis, molto continuo. Domani per lui Mathieu o Cilic.

S. Giraldo b. J.W. Tsonga 6-4 6-3 (SP)

Non sorprende l’eliminazione di Jo-Wilfried Tsonga al secondo turno del Master 1000 di Madrid battuto 6-4 6-3 da Santiago Giraldo, uno dei giocatori più in forma del momento. Il colombiano, già semifinalista a Vina del Mar e Houston, è reduce dalla finale raggiunta settimana scorsa a Barcellona dove si è arreso solamente a Kei Nishikori. Oggi è stato di gran lunga superiore al francese, tds n.11, avanti 33 posizioni nel ranking ATP ma solo virtualmente se consideriamo che si è giocato sulla terra battuta, la superficie preferita da Giraldo, non da Tsonga. Il colombiano ha avuto una resa migliore al servizio (77% con la prima, 71 con la seconda; per Tsonga 63 e 57 percento) concedendo una sola palla break, annullata, nel primo set. In ottavi se la vedrà con Andy Murray, contro cui ha perso due partite su due entrambe giocate sulla terra.

Risultati:
[7] Andy Murray (Britain) beat Nicolas Almagro (Spain) 6-1 1-6 6-4
Marin Cilic (Croatia) beat Paul-Henri Mathieu (France) 6-4 1-6 6-2
Santiago Giraldo (Colombia) beat [11] Jo-Wilfried Tsonga (France) 6-4 6-3
Feliciano Lopez (Spain) beat [15] Mikhail Youzhny (Russia) 3-6 6-3 6-4
[12] Grigor Dimitrov (Bulgaria) beat Marius Copil (Romania) 4-6 6-3 7-6(7)
[9] John Isner (U.S.) beat Marinko Matosevic (Australia) 7-6(9) 6-7(5) 7-5
[1] Rafa Nadal (Spain) beat Juan Monaco (Argentina) 6-1 6-0
Jarkko Nieminen (Finland) beat Igor Sijsling (Netherlands) 6-3 6-2
Ernests Gulbis (Latvia) beat Alexandr Dolgopolov (Ukraine) 6-3 6-4
Lukasz Kubot (Poland) beat Gilles Simon (France) 7-5 2-6 6-4
[6] Tomas Berdych (Czech Republic) beat Kevin Anderson (South Africa) 6-1 6-4

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Australian Open: Fognini thriller, altra vittoria al quinto

Fabio spreca tante chance ma finisce comunque per battere Jordan Thompson al quinto match point dopo oltre 4 ore

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Fabio Fognini - Australian Open 2020

[12] F. Fognini b. J. Thompson 7-6(4) 6-1 3-6 4-6 7-6(10-4)

Altro giorno, altra maratona per Fabio Fognini, che dopo la rimonta contro Opelka torna in campo 24 ore dopo e porta a casa una partita schizofrenica nella quale sembrava poter dominare il suo avversario, coriaceo ma chiaramente inferiore dal punto di vista tecnico, e invece si è fatto raggiungere dopo aver vinto i primi due parziali chiudendo solamente al quinto match point nel tie-break decisivo. “È troppo facile vincere in tre set” ha detto il ligure alla folla rimasta fin oltre la mezzanotte per vedere una partita piena di alti e bassi, nella quale Fognini ha comunque finito per far prevalere il suo maggiore tasso tecnico su un avversario che ha provato a giocare a trazione anteriore nei due set vinti, ma alla fine non ha avuto la forza per poter continuare ad attaccare fino alla fine.

L’inizio del match avviene con il tetto della Margaret Court Arena aperto ma soltanto di poco: le previsioni meteo sono piuttosto brutte per la serata, quindi gli organizzatori preferiscono tenere il tetto… “socchiuso” per poterlo chiudere in tempo molto breve senza necessariamente dover sospendere la partita. Fognini inizia in maniera quasi svogliata: corre rapido tra un punto e l’altro, commette errori che di solito non commette e sembra non trovare le opportune contromisure per i colpi a parabola alta di Thompson, specialmente sul diritto.

 

È proprio l’azzurro a concedere la prima palla break, sull’1-2, e il primo break sul 2-3. Il diritto funziona a corrente alternata a Fognini, e Thompson è velocissimo a rincorrere le palle corte. Sono proprio due brutti diritti in rete a concedere all’australiano due set point sul 4-5, peraltro annullati subito in maniera brillante con altrettanti vincenti. Il set arriva al tie break, che è una festa di minibreak (7 su 11 punti giocati), nel quale Fognini gioca come sa, si porta subito sul 5-1 e chiude al quarto set point sul 7-4 dopo un’ora di gioco.

Il secondo parziale è un monologo per Fabio, che sembra aver preso una delle nuvole che stanno riversando pioggia su Melbourne ed aver iniziato a giocarci sopra: da bordo campo il rumore della sua pallina che schiocca dalle sue corde è quasi una sinfonia e tutto sembra stargli dentro. Thompson non sa davvero che pesci pigliare, sullo 0-4 lancia la racchetta, sull’1-5 la frantuma prendendosi una sacrosanta ammonizione. In 32 minuti uno dei più bei set probabilmente giocati da Fognini da parecchio tempo a questa parte si perfeziona il 6-1 che manda Fognini avanti per due set a zero.

Mentre il DJ si impegna a far ballare il pubblico con il classico riempipista “YMCA” dei Village People, il ligure ne approfitta per andare negli spogliatoi a cambiarsi d’abito: l’aria condizionata impiega un po’ ad entrare in funzione quando il tetto si chiude, e la giornata è stata particolarmente umida. Al suo ritorno in campo però la nuvoletta sembra essersene andata e qualche colpo comincia ad uscire dalle righe. Thompson dal canto suo non ci sta ad essere sculacciato a questo modo davanti al suo pubblico e non molla di un millimetro: si conquista la prima palla break aggrappandosi a un punto nel quale rimanda due smash ed alla terza opportunità allunga sul 2-0 nel parziale. Fognini sembra aver smarrito la bacchetta magica, sullo 0-3 si salva per il rotto della cuffia da 0-40, poi sembra ritrovare il feeling con la palla, ma ormai è troppo tardi per raddrizzare il terzo et, anche se nel gioco finale ha una palla del contro break peraltro sprecata con un errore in corridoio.

Dopo due ore e 16 minuti si comincia il quarto set con i servizi più o meno dominanti. Con un paio di recuperi Thompson si procura una palla break e un errore gratuito di Fognini infiamma la folla per il 3-2. Il ritmo della partita tra un punto e l’altro è elevatissimo, entrambi impiegano non più di 15 secondi tra un punto e l’altro e sembra più una gara balistica che non un incontro di tennis. L’australiano è intrattabile con il servizio a disposizione: dopo il break ottenuto cede appena due “quindici” (di cui uno con un doppio fallo) in tre turni di battuta e porta il match al quinto set quando mancano sette minuti alle tre ore di gioco.

Si parte nel quinto parziale con Thompson che spinge sulle battute, tirando la prima di servizio sempre sopra i 200 all’ora e attingendo a piene mani dalla sorgente del serve&volley. Ha capito che sullo scambio Fognini ha troppe più armi e cerca di evitare lo scontro frontale sui fondamentali da fondo. Sull’1-2 il giocatore “aussie” viene fuori brillantemente da una situazione di 0-30 con quattro punti consecutivi. La prima palla break arriva a favore di Fognini, sul 4-3, ma un bel serve&volley. Due game più tardi l’australiano viene fuori da un game di 16 punti, nel quale annulla con grande coraggio due match point, uno con un ace ed un altro con un diritto vincente, e sigla il 5-5. Fognini si prende un’ammonizione per aver preso a pugni la racchetta, esattamente come aveva fatto il giorno prima contro Opelka infortunandosi la mano, ma tiene il servizio e si procura altri due match point sul 6-5, anche quelli però annullati da Thompson.

Si arriva dunque al tie break decisivo a 10 punti (che il giudice di sedia Carlos Ramos ricorda a tutti per evitare problemi di ogni sorta): a un errore di diritto di Thompson sull’1-1 risponde Fognini con un doppio fallo subito dopo. Ma sono due gratuiti durante il palleggio di Jordan che mandano l’italiano avanti fino al 7-3, con la partita che si chiude sul 10-4 e Fognini che lancia la racchetta in aria dopo 4 ore e 5 minuti.

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

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Australian Open: Djokovic, il terzo turno è servito

Il serbo passeggia contro Tatsuma Ito e vola al terzo turno dove troverà Nishioka. Ottimi numeri al servizio per il numero due del mondo: “In off season ho lavorato sulla battuta”

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Novak Djokovic - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

Dopo un primo turno con qualche grattacapo contro Jan-Lennard Struff, Novak Djokovic liquida in tre rapidi set il giapponese Tatsuma Ito per raggiungere il terzo turno degli Australian Open 2020. Il tabellino di Nole riporta un ottimo saldo di 31 vincenti a fronte di 17 non forzati, soprattutto perché ottenuto in regime di vento (anche se la situazione nella Rod Laver Arena era sicuramente migliore). Strepitosi i numeri al servizio per il numero due del mondo: 16 ace, 11 punti persi in tutto il match con la battuta a disposizione e 93% di punti vinti con la prima (43/46).

Condizioni difficili? Io amo il vento! No dai, sto scherzando. Onestamente, non credo che a nessuno piaccia giocare in queste condizioni. Devi accettarle, accettare il fatto che sarai messo alla prova non soltanto dal tuo avversario ma anche delle condizioni di gioco. L’ho fatto, l’ho accettato e in generale sono soddisfatto della mia prestazione, ha dichiarato Nole in conferenza stampa. “Il mio servizio sta funzionando molto bene, è una cosa su cui ho lavorato durante la off season, per cercare di prendermi qualche punto facile con la prima palla”.

Troppo leggeri e troppo puliti i colpi di Ito per poter davvero infastidire Djokovic, che infatti in meno di 20 minuti era già avanti 5-0. Più “lottato” il secondo parziale, nel senso che il giapponese ha strenuamente lottato per ritardare il break salvandosi in tre occasioni nel terzo e nel settimo game. Djokovic però ha ben presto ripreso in mano la partita vincendo nove degli ultimi undici giochi e guadagnandosi il passaggio del turno in un’ora e trentacinque minuti di gioco. Al prossimo turno il serbo incrocerà la strada di un altro tennista giapponese, Yoshihito Nishioka che ha superato in tre set Daniel Evans (6-4 6-3 6-4). Sto sfidando tutti i giapponesi del tabellone“, ha detto Djokovic sorridendo. “È molto veloce, uno dei giocatori più veloci del circuito. So quali sono i suoi punti di forza e le debolezze, quindi spero di poter attuare il mio piano di gioco“.

In conferenza stampa, Nole ha speso anche qualche parola sul suo connazionale Filip Krajinovic, avversario al secondo turno di Roger Federer. “Ho parlato con Filip ieri sera. Abbiamo discusso un po’ delle cose che può fare, in modo da essere la sua miglior versione possibile. Ma non dipende soltanto da lui, dipende da come giocherà Roger. Penso che Krajinovic sia un giocatore molto talentuoso ed è sul circuito da un po’ di tempo, conosce il gioco di Roger. Molto dipenderà dall’inizio…“.

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Australian Open: rimonta incompiuta per Berrettini

Sconfitta in cinque set per Matteo contro Tennys Sandgren. Rimpianti per le occasioni avute dall’azzurro nel quinto set

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Matteo Berrettini - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

T. Sandgren b. [8] M. Berrettini 7-6(7) 6-4 4-6 2-6 7-5

Si conclude prematuramente l’avventura di Matteo Berrettini nel primo torneo del Grande Slam che disputa da Top 10. Si sapeva che la partita sarebbe stata difficile, ma rimane il rammarico per un primo set che si poteva portare a casa (set point fallito nel tie break) e soprattutto per quella tripla chance di andare a servire sul 5-3 nel quinto set, sulla quale però Sandgren ha messo a segno due bei servizi ed ha poi approfittato di un errore da fondo di Matteo. Alla fine delle 3 ore e 23 minuti di battaglia la migliore condizione atletica di Sandgren, che ha corso a destra e a manca per tutto il tempo senza mostrare alcun segno di flessione, hanno probabilmente fatto pendere l’ago della bilancia in favore dell’americano nella volata finale del quinto set nella quale Berrettini ha conquistato solamente due punti negli ultimi tre giochi.

Il primo set è un prevedibile tiro al piccione interrotto, in risposta, dal solo Berrettini. Complice un momento di distrazione di Sandgren, che a gioco fermo rischia di colpire una ball girl con una pallata del tutto gratuita, l’italiano ha a disposizione le uniche due palle break del parziale. C’è grosso rimpianto soprattutto per la prima, in occasione della quale Matteo fallisce un comodo passante incrociato di dritto. Sandgren annulla la seconda con il servizio e non offre altre occasioni fino al tie-break, mentre Berrettini raggiunge l’ultimo gioco dopo aver ceduto punti in appena due turni di servizio su sei. A tradire Berrettini nel tie-break è quel pizzico di pigrizia nelle gambe che accompagna l’errore di dritto che consegna a Sandgren il primo set point, prontamente convertito con il servizio che vale il punto del 9-7. Poco rammarico invece per il set point (si era sul 6-5) annullato da Sandgren con una rischiosissima volée sulla riga. Allo statunitense va inoltre il merito di aver sbagliato pochissimo: nelle statistiche di fine set gli vengono accreditati appena cinque errori gratuiti.

 

Il vero punto di forza di Matteo nella scorsa stagione è stato la capacità di reagire ai momenti negativi all’interno della partita, ma quest’oggi di quella invidiabile tempra non si vede che una copia sbiadita. Le variazioni tentate da Berrettini non risultano efficaci, anche perché Sandgren è giocatore dotato di buon tocco, il resto lo fa lo scarto di fiducia che il primo set ha proseguito a scavare tra i due giocatori. Berrettini è costretto ad annullare due palle break nel terzo game, poi ne fallisce una nel successivo – ancora bravo Sandgren con il servizio – e nel quinto game finisce sotto 15-40. Evidentemente scoraggiato, urla ‘Non faccio un passo, Vincenzo!‘ rivolto al box presidiato da coach Santopadre, forse nella speranza di ricevere una soluzione per le gambe meno mobili del solito.

La panacea però non esiste, e il colpo successivo è un brutto rovescio colpito con il corpo all’indietro che si spegne in rete. È il break decisivo per Sandgren, che non si volta più indietro e chiamato a servire per il set sul 5-4 si cava dall’impaccio con due servizi vincenti consecutivi. Il vantaggio raddoppia per lo statunitense, che ha commesso circa lo stesso numero di errori del primo set (sei): il suo parziale è fermo a quota undici, a fronte di venticinque vincenti (solo uno in meno di Berrettini). Fino a questo momento sta meritando la vittoria, c’è poco da dire. Negli ultimi game sono anche calate le percentuali di Matteo con il servizio, soprattutto quella riguardante i punti vinti con la seconda di servizio.

Sotto due set a zero, Berrettini non si dà per per vinto, si rimbocca le maniche e ricomincia a pedalare aggrappandosi al suo servizio che però quest’oggi fa meno male. Sandgren sembra aver trovato la quadratura del cerchio in risposta, soprattutto sulla seconda di servizio che attende diversi metri dietro la linea di fondo riuscendo quasi sempre a far iniziare il palleggio. Nel terzo set Berrettini deve fronteggiare una delicatissima palla break sul 3-3 che però annulla con un bello schema “servizio+diritto”. Il match inizia a girare sul 5-4 per Matteo, che grazie a due errori da fondocampo di Sandgren ottiene due setpoint, il secondo del quale è quello buono per riaprire il match.

Ora gli errori di Berrettini sono molti meno, anche se il vento persiste a spazzare il campo, ma il romano ha la pazienza e la regolarità per aspettare la palla giusta e piazzare i suoi affondi di diritto. Sandgren è sempre rapidissimo, corre da una parte all’altra del campo come una scheggia esibendosi in una sequenza di spaccate davvero notevole. Berrettini però è decisamente in fiducia, sul 2-2 rimonta un game da 0-30 e sullo slancio se ne va per conquistare il 6-2 nel parziale in soli 31 minuti.

Dopo una pausa fisiologica inizia il quinto set nel quale il giocatore alla risposta racimola la miseria di due “quindici” nei primi sette game. Sul 4-3 Sandgren inizia il turno di battuta con un doppio fallo e poi Berrettini si issa sullo 0-40 vincendo un corpo a corpo a rete. L’americano tutta via mette a segno cinque punti consecutivi, con una grande occasione sprecata da Matteo su un passante di diritto messo in rete, e conquista il 4-4. Berrettini tiene la battuta per il 5-4 ma quello è il suo ultimo gioco: la sequenza finale è di 12 punti a 2 per Sandgren, decisamente più vivo dal punto di vista atletico rispetto a Berrettini che da fondo non riesce a muoversi come all’inizio e risulta vulnerabile dalla parte del rovescio.

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

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