ATP Roma: Bolelli ferma Travaglia, Lorenzi e Volandri Ko

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ATP Roma: Bolelli ferma Travaglia, Lorenzi e Volandri Ko

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TENNIS – Bel derby tra Simone Bolelli ed il giovane Travaglia, la spunta il bolognese al tie break del terzo set, ma il suo avversario ha servito per il match sul 5-4 del terzo. Lorenzi parte bene contro  Riba ma poi cede 7-6 6-3, Volandri sconfitto da Simon. Federer si allena con Starace

P. Riba b. P. Lorenzi 7-6 (3) 6-3 (Laura Guidobaldi)

 

Mentre Francesca Schiavone scende sul Centrale contro la Bouchard e Bolelli e Travaglia danno vita ad un derby lottatissimo, Paolino Lorenzi, attuale n. 90 del mondo, è impegnato sul campo Nicola Pietrangeli con lo spagnolo Pere Riba, n. 98.

Il 32enne senese si porta in vantaggio 4-3 nel primo parziale; poi però spreca 2 palle per il 5-3 con una facile volé cacciata a rete e un tentativo di smorzata che gli muore sulla racchetta. Dopo uno scambio prolungato e angolatissimo, Paolo ha nuovamente la possibilità per portarsi sul 5-3. Ed ecco che arriva il distacco per l’italiano che mantiene il break di vantaggio.

Riba tiene il proprio servizio e accorcia le distanze sul 4-5. Dopo essere stato in svantaggio 0-30, Lorenzi pareggia per poi farsi strappare la battuta dall’iberico che lo raggiunge sul 5-5. I due giocano praticamente a specchio, con lunghi scambi angolati da fondo campo. Il catalano però fa la differenza variando maggiormente il gioco, sorprendendo Paolo con drop shot bien pazzati e volé calibrate. Muovere il gioco lo aiuta poiché ora Riba sale in vantaggio 6-5 mettendo a segno 3 game di fila. Lorenzi tiene la battuta e si assicura il tie-break.

Si porta in vantaggio 2-0 ma poi Riba riesce a risalire la china mettendo a segno 4 punti di fila e a portarsi 4-2. Altra discesa a rete per lo spagnolo che sale ancora 5-3; alla fine, grazie all’ennesimo drop, si procura ben 3 setpoint con un Lorenzi che sembra non riuscire più a fornire la stessa efficacia prodotta nei primi game. Con un contropiede tempestivo, Pere Riba alla fine chiude il set per 7 punti 3.

Lorenzi parte in affanno anche nel secondo parziale poiché perde subito il servizio, ancora surclassato dalle smorzate inesorabli dell’iberico che poi non tarda a prendere il largo sul 3-0. L’azzurro però ha una reazione positiva, cerca di risollevarsi e si porta sul 2-3 mentre il tennista di Barcellona pare cedere un po’ in concentrazione e precisione. Ma il momento della distrazione dura poco: Riba sale 5-3 ed ora Paolo serve per restare in partita.

Dopo essere stato in vantaggio 40-0, l’azzurro non riesce a giocare lungo, incorrendo ancora in troppi errori; lo spagnolo ha a disposizione un primo matchpoint. Lo spreca malamente ma ne ha subito un secondo. Con un dritto debole che si ferma tristemente sulla rete, Paolo Lorenzi consegna la vittoria a Pere Riba che passa il turno con lo score di 7/6 6/3 in 1 ora e 37 minuti.

S. Bolelli b. S. Travaglia 3-6 7-5 7-6(5) (Da Roma, Stefano Tarantino)

Simone Bolelli vince il derby di giornata contro Stefano Travaglia ed avanza al secondo turno del Masters Series di Roma. Bellissima partita ben giocata dai due tennisti italiani per almeno due set, poi diventata battaglia di nervi nel parziale decisivo. Alla fine l’ha spuntata il più esperto dei due, che si salva dal 3-5 nel terzo prima di spuntarla al tie break vinto per 7-5.

Molto buona comunque la prova di Stefano Travaglia, vera sorpresa tra i colori azzurri nel torneo. Il tennista di Ascoli Piceno, fermato due volte da seri infortuni nel corso della sua giovane carriera, ha dimostrato di avere grandissime doti e di poter ambire a calcare questi palcoscenici.
Come già dimostrato nelle qualificazioni (battuti con autorità Montanes e lo sloveno Rola), Travaglia ha tenuto il campo con autorità per più di due ore mostrando ottimi fondamentali. Ha forse accusato troppo la tensione nel momento di chiudere la partita, bravo comunque Bolelli a fargli giocare in quei momenti il suo colpo meno incisivo, il rovescio.
Il tennista bolognese dal canto suo procede la sua lenta risalita nel ranking (era finito ben oltre la 300° posizione) ed ora al secondo turno affronterà Milos Raonic, il canadese dal servizio terrificante ma che sicuramente non ha nella terra la sua superficie preferita.
Bolelli è comunque apparso soddisfatto della sua prova dichiarando che pur non avvertendo oggi buone sensazioni l’aver portato a casa il match è stato importantissimo.

Il match inizia con Travaglia al servizio, il tennista di Ascoli Piceno, nr. 296 del ranking, è la sorpresa di questo inizio degli Internazionali e c’è molta curiosità nel vederlo all’opera.
Di fronte Simone Bolelli, impegnato in una dura risalita del ranking dopo l’infortunio al polso dell’anno scorso.
Travaglia appare abbastanza solido e senza alcun timore reverenziale. Anzi è proprio il nr. 296 del ranking che centra il primo break nel quarto game, ma Bolelli torna subito in partita con l’immediato controbreak.
Travaglia gioca molto profondo, serve molto solido e quando può tira dei diritti al fulmicotone. Bolelli serve meglio in percentuale (74% contro 60%) ma non riesce ad essere incisivo, Travaglia coglie un altro break e si invola fino a chiudere il primo set 6-3 pur rischiando proprio nell’ultimo game (annullate due palle del 4-5).

Bolelli appare alquanto sfiduciato, arrivano nel game d’apertura del secondo set due splendidi rovesci lungolinea di Travaglia e con essi un nuovo break.
Potrebbe essere il colpo del ko, invece il bolognese riesce a centrare come nel primo set l’immediato controbreak, complici anche tre gratuiti del suo avversario.
Dall’1 pari in poi si seguono i servizi, anche se Bolelli si procura un’altra palla break nel quarto game che Travaglia gli annulla con un’ottima prima seguita da una pregevole palla corta.
Il set sembra avviato al tie break, i due tennisti servono con buona continuità e lasciano poco alla risposta, ma sul 6-5 Bolelli arriva la svolta.
Travaglia è costretto a fronteggiare subito due set point sul 15-40 ed è bravissimo ad annullarli con autorità mettendo addirittura due ace (il secondo a 209 km/h). Il game è lunghissimo, si giocano 16 punti, il nr. 296 del ranking spreca 3 palle per il tie break, poi annulla un terzo set point ma un inopportuno ricamo su una semplice stop volley, spedita in rete, concede la quarta palla set a Bolelli che stavolta non la spreca. Risposta profonda e steccata di Travaglia, 7-5 e si va al terzo.

Travaglia accusa il colpo, sembra meno lucido dei primi due parziali ed anche meno convinto, ma la stanchezza (e forse anche un minimo di tensione) la accusa anche Bolelli, aumentano i gratuiti, il match diventa una battaglia di nervi.
Il break arriva nel quinto gioco, ma a dispetto dell’apparenza, lo strappo lo opera Travaglia, che dal 30-0 Bolelli fa 4 punti consecutivi, facilitato dall’avversario che commette tre gratuiti davvero brutti.
Travaglia pare lanciato, ritrova la verve dei primi set ma soprattutto il servizio che era parzialmente calato d’efficacia.
La claque di Ascoli Piceno si accinge a fare le foto di rito, i tifosi di Travaglia si preparano per festeggiare la terza impresa consecutiva del loro beniamino, ed invece sul più bello il giovane azzurro accusa la tensione. Bravo Bolelli a fargli giocare più palle sul rovescio, il suo colpo meno forte, ma a dire il vero nei 4 gratuiti del tennista marchigiano c’è tutta la tensione per avere a portata di mano l’occasione della vita.
Bolelli potrebbe addirittura chiudere la partita nel 12° game, Travaglia è un po’ in confusione, alterna brillanti giocate a colpi frettolosi, arrivano due match point per il suo avversario. Ma ancora una volta nel momento peggiore il tennista marchigiano tira fuori il meglio di sé, così arriva un servizio vincente sulla prima palla match (214 km/h) ed un rovescio incrociato fantastico sulla seconda.
Alla fine come è giusto che sia si va al tie break.

Bolelli nonostante i match point non sfruttati pare più calmo e sicuramente più abituato a situazioni del genere, allunga subito sul 2-0 e poi sale 4-1. Travaglia non muore mai però, fantastico passante di rovescio incrociato per il 4 pari, ma subito dopo un rovescio frettoloso regala due match point a Bolelli sul 6-4. Sul primo Travaglia si salva con la prima di servizio, ma sul secondo Simone chiude con un bel vincente di diritto.
Bravissimo Bolelli, ma altrettanto bravo Travaglia, se continua su questa strada siamo convinti che ne sentiremo parlare ancora.

Bolelli: “Era importante portare a casa questa partita, lui mi ha sorpreso”

G. Simon b. (wc) F. Volandri 62 63 (Sara Niccolini)

Il KO di Volandri si verifica sotto gli occhi delle imponenti statue marmoree del Campo Pietrangeli per mano di un Gilles Simon, il quale, sfortunatamente per gli appassionati, sembra soltanto l’ombra del giocatore che ebbe la possibilità di disputare la Tennis Masters Cup nel 2008. Nessuno dei giocatori ha messo in campo particolari prodezze e i numeri del primo set sono sconfortati per entrambi i lati del campo: cinque vincenti per Simon e tre per Volandri, mentre il conto degli errori è rispettivamente di quindici a diciannove.
I servizi hanno avuto enorme peso e la battuta non è mai stato un colpo fluido per il livornese, elemento tecnico sottolineato dal solo 40% dei punti vinti con la prima in campo, e dal 37% con la seconda. Si è sperato in una svolta sul 5 a 1 per Simon, quando Volandri ha avuto a disposizione la prima palla break dell’incontro subito sfruttata, ma, a questa è seguito un game colmo di errori per il livornese e la ovvia conseguenza è stata quella di un immediato contro break che ha consegnato il primo parziale a Simon.

Nel secondo set Volandri parte bene andando in vantaggio di due game con la possibilità, sfumata, di compiere un altro break. L’italiano si fa rapidamente recuperare a causa di una persistente bassa percentuale di prime palle in campo e da innumerevoli errori non forzati. Sono seguiti cinque games consecutivi in favore del francese: i colpi del livornese sono pochi incisivi e troppo spesso colpiti non in avanzamento, lasciando le sorti dei giochi in mano a Simon, il quale, nonostante i troppi errori, riesce a portare a casa i punti indispensabili per arrivare al 5 a 3. Volandri riesce ad annullare la prima palla match del francese, dopo uno scambio intenso di circa quindici palleggi, ma non può nulla contro la seconda. Non si è assistito tanto ad un match, quanto ad una collezione di errori non forzati (32 per Simon e 33 per Volandri), con troppo pochi vincenti a controbilanciare (rispettivamente 12 e 3).

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Djokovic, agenda piena: anche Adelaide prima dell’Australian Open

Dopo l’esibizione di Abu Dhabi e l’ATP Cup, il serbo scenderà in campo anche nella settimana immediatamente precedente allo Slam australiano. Dove difenderà il titolo

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Novak Djokovic - Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

La scelta va in controtendenza: Novak Djokovic ha riempito la sua agenda fino all’Australian Open. Ai già noti impegni del Mubadala Tennis Championships (esibizione ad Abu Dhabi) e della neonata ATP Cup, il numero due del mondo ha aggiunto l’iscrizione al 250 di Adelaide in programma dal 12 al 18 gennaio. Sarà quindi in campo anche nella settimana che precede immediatamente lo Slam di Melbourne. Decisione atipica per i big, nello specifico anche per il serbo che solo tre volte in carriera ha optato per questa soluzione.

I precedenti – per quanto dilazionati nel tempo – non sono incoraggianti: nell’ormai lontano 2006 è passato da ‘s-Hertogenbosch prima del ko ai sedicesimi di Wimbledon contro Mario Ancic. Nel 2009 ha optato per una soluzione paragonabile a quella attuale: due tornei (Brisbane e Sydney) prima di Melbourne, dove però la corsa si è fermata ai quarti di finale contro Andy Roddick. Più di recente, nell’estate 2017, la parentesi di Eastbourne ha preceduto l’eliminazione ai quarti di Wimbledon per mano di Tomas Berdych.

Stringendo il focus sull’approccio al primo Slam dell’anno – il preferito del serbo che l’ha conquistato sette volte, l’ultima a gennaio – la strada scelta è stata quasi sempre diversa rispetto a ciò che vedremo tra qualche settimana e a quanto accaduto nel precedente del 2009. Nel 2007 – unica apparizione ad Adelaide prima del 2020 – il serbo vinse il torneo in finale contro Chris Guccione per poi fermarsi agli ottavi dell’Australian Open contro Federer. Dal 2015 al 2019 il calendario è stato abbastanza uniforme: con la sola eccezione del 2018, Djokovic ha sempre preparato il primo Major passando da Doha (appuntamenti non immediatamente successivi). Due i successi in Qatar (2015 e 2016), tre quelli a Melbourne Park (2015, 2016 e 2019).

A cambiare il quadro per la prossima stagione è chiaramente intervenuto il nuovo torneo per nazioni che verrà ospitato proprio in Australia. Per non andare in sovrapposizione, l’esibizione di Mubadala (ci sarà anche Nadal) è stata anticipata di una settimana rispetto alla passata stagione (19-21 dicembre) al fine di consentire ai giocatori spostamenti più comodi verso l’emisfero Sud.

Djokovic, insieme a Dusan Lajovic, difenderà i colori della Serbia dal 3 gennaio nel girone di ATP Cup di Brisbane che comprende anche Cile, Francia e Sudafrica. Da consigliere in quota giocatori, il serbo ha parlato di recente a Madrid dell’opportunità di un tavolo di discussione tra ATP e ITF per arrivare a una fusione tra la nuova Davis e l’ATP Cup. Strada ancora lunga da percorrere. L’obiettivo più importante e più immediato rimane per lui la difesa del titolo dell’Australian Open. Con Adelaide tappa intermedia.

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Tsitsipas vince una bella edizione delle Finals: è Maestro a soli 21 anni

LONDRA – La finale è la degna conclusione di uno splendido torneo. Thiem si fa rimontare ma esce dal campo con onore. Stefanos è il più giovane Maestro dal 2001

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Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[6] S. Tsitsipas b. [5] D. Thiem 6-7(6) 6-2 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Stefanos Tsitsipas soffia la polvere dai libri di storia dell’ATP vincendo il torneo di fine stagione a soli 21 anni e tre mesi. Il greco è il ‘Maestro’ più giovane dallo Hewitt poco più che ventenne che si impose nel 2001, ed è soprattutto il vincitore all’esordio più giovane dai tempi del 19enne McEnroe nel 1978, praticamente una vita fa. Maestro a 21 anni come, nel recente passato, Zverev lo scorso anno (21 anni e sette mesi) e soprattutto Djokovic nel 2008 (21 anni e sei mesi).

 

Un torneo già di grande livello trova quindi nella finale una conclusione meravigliosa. Tsitsipas ha battuto con merito un grandissimo Thiem, capace di risorgere dopo aver vinto un primo set di livello eccelso ed equilibratissimo e perso nettamente il secondo. La maggiore propositività di Tsitsipas, molto solido anche in difesa, oggi avrebbe steso sin da subito molti giocatori. Non Thiem, che ha annullato un set point e poi ha sfruttato l’unico vero errore di Tsitsipas, un rovescio quasi steccato che Thiem ha trasformato nel 7-4 finale. Nel secondo set l’austriaco è però sparito dal campo, seppellito da una versione di Tsitsipas simile a un Federer ateniese. Non tanto per qualche colpo di pregio ma per la capacità di variare degna dello svizzero, come volare in campo per chiudere a rete, offrire dal fondo parabole di rovescio e dritti imprevedibili. Il terzo set è stato l’epilogo più alto di queste Finals, con Tsitsipas che salito 3-1 ha subito l’orgoglio e il grande gioco di Thiem, che ha subito contro-breakkato portando il match al tie-break. Stefanos è salito fino al 4-1 con due servizi a disposizione, ma ancora una volta in un’arena ormai tutta per Stefanos, Dominic ha impattato sul 4-4. Un altro errore di dritto però, il suo colpo più deficitario oggi, ha mandato Tsitsipas sull’Olimpo, Maestro a 21 anni.

PRIMA DELLA PARTITAStefan Edberg, Maestro nel 1989, segue da ospite d’onore nello Star Box B (quello dietro il giudice di sedia), in attesa di premiare il vincitore di questa edizione. Nell’altro box degli ospiti d’onore, lo Star Box A (esattamente di fronte al B, quasi perché i VIP si guardino negli occhi invidiando i privilegi altrui o vantandosi dei propri), ci sono Hugh Grant e Woody Harrelson. Entrambi sono grandi appassionati sportivi. nel calcio capita spesso di vedere il bellone di Notting Hill sugli spalti di Craven Cottage per i match del Fulham, mentre il capo della polizia Bill Willoughby di Tre Manifesti a Ebbing Missouri compare ogni tanto con maglie da calcio del tutto imprevedibili (un vecchio tweet lo immortalava addirittura con quella della Reggina). L’ultima immagine di Harrelson ‘sport addicted’ è però il magico show offerto a Wimbledon, quando con addosso un’evidente sbornia ha tentato di riguadagnare il suo posto sul Central Court, venendo invece respinto dallo steward. Nacque addirittura un account Twitter celebrativo, poi tornato alla normalità, ma chi non conosce la storia può rimediare cliccando qui. I precedenti dicono 4-2 Thiem, con Tsitsipas che ha vinto solo uno dei quattro incontri sul duro al 1000 (Toronto 2018).

UN ROVESCIO COSTA CARO A STEF – La finale parte molto bene, anche se notiamo qualche posto vuoto qua e là: è un peccato per l’ultimo grande match dell’anno (Davis by Cosmos a parte) ma i prezzi sono da grande evento londinese. L’intensità degli scambi è subito molto forte, i servizi ben oliati ma gli scambi superiori ai tre colpi sono parecchi. Sul 1-1 40-0 servizio Tsitsipas, Thiem indovina un gran rovescio lungolinea, uno dei colpi migliori e più dolorosi per l’avversario, ma è troppo presto per capire se lo potrà utilizzare spesso nella partita. Il finalista degli ultimi due Roland Garros annulla una palla break sul 2-1 e poi sul 4-3, mentre nel gioco prima, è il due volte giustiziere di Federer (qui ieri e all’Australian Open, non proprio due vittorie in tornei da poco) a salvare il servizio in un’occasione. Il tie-break viene deciso da un rovescio sbagliato da Stefanos nel momento peggiore e dopo aver annullato con uno smash a rete un set point. Poco più di un’ora di grande tennis, che si porta a casa il freddo viennese.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

TUTTO DA RIFARE PER DOMINIC – Nel secondo set Zeus interviene subito e affianca a Tsitsipas Ade, Dio degli inferi, perché la ferocia con cui reagisce per rispondere al set perso sembra del tutto adatta a mandare l’amico Dominic negli inferi. Naturalmente Ermes dai piedi alati è con lui dal primo turno contro Medvedev. Due divinità dalla tua spiegano bene perché il semifinalista di Melbourne, Roma e Shanghai si porti sul 4-0, ma il campo lo fa certamente meglio. Giunto sul 5-2 40-15 e servizio, la seconda sopra i 200 km orari sul secondo set point rimanda tutto al terzo set, dove Dominic è chiamato a non pensare neanche per un attimo perché in un amen ha perso il set di vantaggio ottenuto dopo più di un’ora di battaglia. Sul 3-0 pesante per Stefanos, la pausa è buona per inquadrare sui maxi-schermi il succitato Woody Harrelson. Anche per quanto detto sopra, un attore così poliedrico e insieme un personaggio così bizzarro, è difficile da odiare e infatti il pubblico si esalta in un’espressione di entusiastica sorpresa cui Woody risponde con un saluto e un’espressione delle sue. Il set non ha storia, complice anche la rottura prolungata dell’austriaco (25 punti a 12, nessun punto portato a casa da Thiem con la seconda di servizio).

LOTTA SENZA QUARTIERE – Apre Thiem al servizio e sul 30 pari un punto da colpi di velocità siderale viene deciso da un vincente lungo linea del n.6 del mondo che manda in visibilio tutta l’O2 Arena. Thiem deve annullare una palla break, ma il servizio viene ceduto due giochi dopo. Dopo 1 ora e 49 minuti di partita, sull’1 pari del terzo, si rompe l’equilibrio. Serve l’austriaco, ma il greco sale 15-40; la prima viene annullata da una buona volèe di Dominic (nonostante l’indegno urletto di disturbo appena prima del colpo di un cretino, versione peggiore dei discendenti della grande civiltà greca), ma sulla seconda il compagno di Kiki Mladenovic manda in rete il dritto in uscita dal servizio. Tsitsipas sembra inarrestabile, conferma il break e sale 3-1. A impressionare di Tsitsipas è l’intelligenza tattica ben superiore ai suoi 21 anni. I colpi difensivi liftati del greco per recuperare il campo quando viene cacciato indietro sotto le bombarde dell’artigliera asburgica sono eloquenti a tal proposito, un’astuzia degna di Ulisse ma senza il suo opportunismo (lui non avrebbe mai lottato alla morte con Nadal, meno male che nel XI secolo abbiamo Stefanos!).

A questo punto il trofeo dei Maestri sembra prendere la strada di Atene, ma la fanteria austriaca ha già mostrato le sue capacità di ricorrere alla rete e di non mollare niente (se non come Nadal – come lui a rifiutare la sconfitta chi altri? – certamente come Michael Chung). Quando Stefanos serve per sul 3-2 15 pari, spedisce inopinatamente lungo uno schiaffo al volo a rete e lo paga a carissimo prezzo: Dominic recupera correndo come Bolt (copyright del collega Ferri) e alla seconda palla del contro-break si giova di un errore di rovescio del greco, che lo scaraventa dall’Olimpo alla terra, nel luogo dove i comuni mortali contano le ore, a Greenwich. Nel momento a lui più sfavorevole e con un pubblico tutto per il semidio ateniese, Thiem mette in campo due dritti anomali mostruosi, giocati girando attorno alla palla, mostruosi perché non indirizzati lungolinea ma strettissimi a lambire la rete.

EPILOGOSul 5 pari, il Colosseo contemporaneo trova la sua estasi. “Tsitsipas, Tsitsipas, Tsitsipas”. L’acustica è perfetta, la battaglia di più. Ma Dominic Thiem, che per il pubblico è ora il cattivo, non fa una piega e serve da Dio sotto gli occhi dell’Olimpo. Dopo quasi due ore e mezza di sublime battaglia, l’epilogo al tie-break è il più giusto, il più epico. Sul 2-1 per il greco, la perfezione di Tsitsipas costringe Thiem ai due errori meno gratuiti di sempre, ma sul 4-1 il roccioso Thiem prima fa due punti sul servizio avversari, agganciandolo sul 4 pari, ma a quel punto dimostra anche lui di essere umano e fragile, con un dritto in rete che pone fine alla contesa. Sul 6-4, Tsitsipas chiude al primo match point e si laurea Maestro 2019.

Stefanos Tsitsipas a terra – ATP Finals 2019 (via Twitter, @atptour)

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Thiem: “Ho un buon rapporto con Tsitsipas, ma sul campo è sempre battaglia”

LONDRA – Le ambizioni dell’austriaco crescono, alla vigilia della sua venticinquesima finale in carriera. Questa sarà la più importante

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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da Londra, il nostro inviato

Dominic Thiem è forse l’unico giocatore, tra quelli nati negli anni ’90, che sinora è stato capace di inserirsi con una certa continuità all’inseguimento delle quattro leggende del tennis. Il suo salto di qualità è arrivato soprattutto negli ultimi due anni, un lasso di tempo in cui ha vinto otto tornei (metà dei quali sul veloce, dove a inizio carriera difettava parecchio), battuto nove volte giocatori compresi in top 5 – tra questi due volte Nadal, due volte Djokovic, tre volte Federer – e raggiunto due volte la finale al Roland Garros. Adesso l’austriaco sembra pronto per fare persino qualcosa in più, ovvero iniziare a togliere qualche titolo pesante ai mostri sacri, come ha già saputo fare quest’anno battendo Federer in finale a Indian Wells. Intanto giocherà da favorito contro Tsitsipas (inizio del match alle 19 italiane), che ha battuto in quattro confronti diretti su sei.

 

Domani affronterai Stefanos Tsitsipas che hai avuto modo di conoscere meglio alla Laver Cup. Ce ne puoi parlare un po’?
Ho sempre avuto un buon rapporto con lui ma sicuramente alla Laver Cup ci siamo conosciuti tutti meglio. C’era una bellissima chimica tra tutti noi. Ci siamo divertiti molto. Sono tutti ragazzi simpatici. E anche negli altri tornei passiamo dei bei momenti insieme. Ma quando siamo sul campo combattiamo una battaglia e per due o tre ore mettiamo da parte l’amicizia.

Quella di domani sarà una finale con due giocatori con il rovescio a una mano, cosa che non capitava da 13 anni. Ci sapresti dire cosa fa si che questo modo di giocare il rovescio renda lo spettacolo più interessante e gradevole?
È una bella cosa perché per un lungo periodo ci sono stati pochi giocatori con questa caratteristica. Ora grazie a me, Stefanos, Shapovalov avremo modo di vederlo per 10 o 15 anni e credo sia grandioso. Se lo si sa giocare bene come noi sulle superfici indoor offre grandi vantaggi perché offre molte opzioni.

Poco fa Zverev ha detto che secondo lui nel 2020 qualcuno vincerà un torneo dello Slam per la prima volta. Condividi?
Sì. Non al 100%, ma lo credo possibile anche io pur se i primi tre continueranno ad essere ancora i favoriti. Per quel che mi riguarda spero che nel 2020 riesca a proseguire nella mia crescita che mi pare vada nella giusta direzione. Perciò dopo questo torneo mi prenderò un po’ di riposo ma poi tornerò ad allenarmi per migliorare ancora. Sono molto motivato e credo che nel 2020 farò ancora meglio di quest’anno.

A fine anno sarai numero 4 al mondo. È meglio che essere il numero 3 per qualche settimana durante l’anno? Ci sono 5 anni di differenza tra te e Tsitsipas come tra Federer e Nadal. Ti fa pensare a nulla questo fatto?
In vista dell’Australian Open è certamente importante. Meglio arrivare allo Slam come quarta testa di serie che come quinta. Per quanto riguarda la differenza d’età è una curiosa coincidenza. Ho visto una foto in cui ci alleniamo insieme nel 2016. Credo che nessuno dei due potesse anche solo immaginare che tre anni dopo saremmo arrivati qui.

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