Tocca a Nadal e Djokovic in forma incerta compensare la perdita dei due assi svizzeri

Editoriali del Direttore

Tocca a Nadal e Djokovic in forma incerta compensare la perdita dei due assi svizzeri

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TENNIS ATP MASTER 1000 ROMA – Se Nadal-Murray è lo scontro più atteso anche Djokovic-Ferrer e Haas-Dimitrov potrebbero offrire spettacolo. Sara Errani contro Li Na e un record terrificante: 12 set persi di fila.

Il commento di Ubaldo Scanagatta al day 6

Erano 14 giovani e forti e sono…beh no, tocchiamo legno, non sono morti. Sono stati semplicemente eliminati in 13 e l’unica superstite ad aver raggiunto gli ottavi è Saretta Errani, attesa però a mezzogiorno da un compito quasi proibitivo: con la cinese Li Na, vittoriosa all’ultimo Australian Open (dopo il Roland Garros del 2011), Sara non ha mai vinto.

 

Sei match e sei batoste. Solo nel primo incontro, nel 2008 all’Us Open, le aveva strappato un set, ma poi aveva rimediato un 6-2, 6-0. Insomma con la cinese è reduce da 12 set persi di fila. E molto nettamente, 69 games a 25 con Sara che una sola volta è arrivata a 6, cioè a un long set perso al tiebreak.

Per fortuna, come ha detto Flavia Pennetta subito dopo aver ceduto 62 63 alla Jankovic, “il bello e il brutto del tennis è che la settimana dopo c’è un altro torneo, c’è sempre possibilità di riscattarsi, ero venuta a Roma un po’ giù per avere perso subito negli ultimi due tornei, qui poteva andar meglio ma due partite le ho vinte”.

Se Sara Errani non batterà la Li Na quest’edizione del torneo targato BNL non resterà memorabile per i risultati dei tennisti italiani, ma semmai per il bel successo di pubblico, 30.000 persone mercoledì nonostante i biglietti “ground” fossero i più cari della settimana (27 euro).

Dopo che la Errani si era vendicata di due sconfitte patite con la Cetkovska, oltre a Flavia Pennetta era uscita di scena anche Francesca Schiavone che ha lottato alla pari con la Radwanska nel primo set ma ha ceduto abbastanza di schianto nel secondo. A 34 anni non si recuperano facilmente gli sforzi fisici. Contro la Muguruza aveva vinto solo 7-6 al terzo. Se poi ci metti dall’altra parte del net una giocatrice come la Radwanska che, come aveva ricordato la stessa Francesca, anticipa tutti i colpi in stile Hingis, chi lifta molto la palla come Francesca si vede tornare la palla indietro prima di essere riuscita a piazzarsi.

Registriamo con piacere un suo progresso, e speriamo che il tabellone del Roland Garros assista le nostre.

In campo maschile il colpo del giorno lo ha fatto Grigor Dimitrov, una volee in tuffo alla Becker – che come sapete è qui ad assistere Djokovic…ma è arrivato anche Marian Vajda perchè, come ha spiegato Novak “Bisogna che loro due si trovino insieme, che Marian che mi conosce fin da quando cominciai a giocare fra i pro e che non è solo un coach ma anche un amico, dica a Boris cosa io sono abituato a fare e cosa lui è abituato a dirmi in certi frangenti”

La foto del tuffo di Dimitrov, salutata da una “standing ovation” venuta facile al pubblico che era tutto per lui – unica eccezione la bellissima compagna di Tomas Berdych, la signorina Satorova – è stata felicemente immortalata da Claudio Giuliani che è riuscito a riprendere la palla sulla racchetta prima che si trasformasse in volee incrociata smorzata e vincente. Una foto da premio fotografico che abbiamo messo in apertura.

E’ andato a casa anche l’altro svizzero, Wawrinka dopo Federer (più la Bencic che star diventerà in un paio d’anni) e il programma odierno è un po’ debolino. Mentre il serale, con Nadal-Murray subito dopo Serena Williams con la Zhang, offre il match migliore della giornata, anche se Rafa Nadal non era per nulla contento di giocare nuovamente di sera.

Qui alla sera c’è un umidità che si taglia a fette, un golf non basta per ripararsi, ci vuole il piumino e magari pure un cappello con sciarpina. Ci si può anche far male. E poi giocare alla sera di venerdì con le semifinali l’indomani non è il massimo.

Con match tipo Raonic-Chardy (laddove avrebbe potuto esserci un Federer-Tsonga) non era che ci fosse da stare troppo allegri. Così si è temuto il peggio quando Djokovic ha perso il primo set con Kohlschreiber. Un quarto fra Ferrer e il tedesco non avrebbe scaldato gli animi dei tifosi che avevano acquistato i biglietti dei quarti, di solito quelli che danno più garanzie di spettacolo.

Ferrer-Djokovic è molto meglio, ci sarà certo più lotta.

Il Nadal visto qui non è davvero il miglior Nadal, in passato non lasciava tutti questi set per strada e quando glielo ho ricordato, accennando ai tanti confronti che venivano fatto fra lui e Borg, per i pochissimi games che lui e lo svedese perdevano e gli ho chiesto se sono gli avversari ad essere migliorati o lui ad aver perso qualcosa per strada, Rafa mi ha risposto con un sorriso e la consueta lucidità: “Il ricordo di quei tempi ce li ho anch’io, non devo tornare tanto indietro, anche solo un anno fa…però non si può sempre vincere senza soffrire. E quanto a Borg a 28 anni non giocava più…“. Smash a segno senor Nadal! L’altro giorno Rafa aveva sottolineato come lui fosse sulla breccia da 12 anni e non da uno…“Credo di avere avuto una carriera già abbastanza lunga, no?”

Nadal e Murray, come ha osservato Ben Rothenberg del New York Times (del quale avrete sicuramente letto ieri su Ubitennis l’articolo scritto sul “personaggio” Fognini), non si incontrano da più di tre anni e questo sembra abbastanza strano per due giocatori di vertice che avrebbero dovuto incontrarsi un bel po’ di volte fra finali e semifinali visto e considerato che si è trattato di due dei famosi Fab Four.

E’ anche vero che Nadal nel 2012 era stato fermo a lungo, e che Murray lo è stato nel 2013. Il match di stasera si preannuncia interessante, 13-5 a favore di Nadal il bilancio dei confronti diretti con Rafa che ha vinto gli ultimi due e l’ultimo fu al Roland Garros nel 2011.

Dei singolari maschili del pomeriggio quello che mi intriga di più è Haas-Dimitrov, che potrebbe essere bellissimo ma anche no: infatti Haas a 35 anni a volte fatica a reggere bene due confronti filati e oggi ha fatto una gran partita contro Wawrinka – così non potremo avere la rivincita della finale dell’open d’Australia fra Wawrinka e Nadal – e lo stesso Dimitrov non è un fenomeno di consistenza. Contro Berdych ha entusiasmato. Riuscirà a ripetersi? Non si sarà mica distratto a consolare Maria Sharapova per la sconfitta con la Ivanovic?

“Battere Berdych, anche se ci avevo perso a Madrid, non la considero una gran sorpresa… di top-ten ormai ne ho già battuto qualcuno”.

Questa sua frase mi ha dato spunto per chiedere se “Allora la vittoria di Ana Ivanovic su Maria Sharapova non è una sorpresa neppur quella no?”. Lui ha sorriso e glissato, preferendo rispondere alla seconda parte della mia domanda, quella se davvero considerasse il tennis un lavoro e il campo da tennis un ufficio (dopo che per due volte aveva pronunciato la solita frase …“today I had a great day in the office”). E la sua risposta, articolata, mi ha persuaso che Grigo è certamente un ragazzo intelligente. “Come tu dimostri entusiasmo nel porre le tue domande, perché è evidente che ti piace il lavoro che fai, anch’io mi considero fortunato per quello che faccio, per i privilegi che ho, ad esempio di giocare a tennis di fronte a tanta gente che invoca il tuo nome, che ti chiede gli autografi…Poi, è ovvio, ci sono giornate più felici ed altre meno gioiose, ma nel complesso, ripeto, non posso che ringraziare quel che mi sta succedendo.”

Prima Grigor aveva anche detto che giocare sul campo delle Statue è un’esperienza unica, bellissima, è un campo che non esiste da nessuna altra parte, sempre pieno di gente, di appassionati entusiasti, un’atmosfera indescrivibile”.

Insomma, dopo Djokovic nei giorni scorsi, anche lui ha fatto un bello spot per questo torneo, che ha tanti difetti ma anche tante qualità non reperibili fra i concorrenti. Peccato però, ribadisco, che in pratica tutto si svolga in 5-6 giorni molto intensi e basta. Nadal ha cominciato a giocare mercoledì. Se arriva in fondo sono 5 giorni in tutto. E in fondo arrivano soltanto due giocatori, quindi per molti big il torneo dura 2, 3, 4 giorni. Un peccato, anche per le casse federali.

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ATP Umago: adesso sono gli altri Paesi, Francia, USA e perfino la Spagna a invidiare il tennis italiano. I migliori siamo noi

In prospettiva l’avvenire è più azzurro che di altri colori grazie a Sinner, Berrettini, Musetti, Sonego, Zeppieri e altri. Alcaraz fra un po’ rischia di essere il solo spagnolo top-player

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Continua il periodo dei record del tennis italiano in pieno Rinascimento. Dopo che tre italiani erano giunti in finale la scorsa settimana, fra Gstaad, Amburgo e Palermo, ora tre italiani sono contemporaneamente in semifinale al torneo di Umago, come non era più successo da 35 anni.

Io c’ero a St.Vincent quell’anno, 1987 – ed era con me anche colei che due anni dopo sarebbe diventata mia moglie – quando Cane’, Cancellotti e Pistolesi fecero la fine, con il cileno Rebolledo, dei Curiazi con l’unico Orazio molti anni prima di Cristo.  

Il tabellone completo dell’ATP 250 di Umago

 

Il rischio che quella storia si ripeta a Umago, con Carlitos Alcaraz grande favorito del torneo, c’è tutto, sebbene lo spagnolo di Murcia e dintorni abbia nel frattempo maturato una sorta di complesso nei confronti dei tennisti italiani, avendo lui perso a Melbourne da Berrettini, a Wimbledon da Sinner e ad Amburgo da Musetti, pur essendo sempre partito con il favore dei pronostici. Ma se va in finale contro Sinner forse sarà un pochino meno favorito di altre volte, sebbene la terra rossa per lui sia forse superficie più congeniale rispetto all’erba.

In questo momento, con Rafa Nadal ancora in piena corsa, il tennis spagnolo sta meglio di quello italiano, visto che ha due tennisti compresi fra i top 10, mentre noi abbiamo al momento il solo Sinner top 10e all’ultimo dei dieci posti.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Però in prospettiva io credo si possa dire che il tennis italiano sta meglio di quello spagnolo. Se guardiamo la race, a partire dalla settimana prossima, abbiamo tre tennisti  fra i primi 20 e la loro età non può non farci ben sperare sul loro avvenire. Rafa Nadal è un fenomeno pazzesco, ma insomma il suo certificato anagrafico dice che fra un paio d’anni – anche se continuasse a vincere il Roland Garros – dovrà sventolare bandiera bianca. E anche Djokovic non è eterno. Idem Carreño Busta, Bautista Agut etcetera.

I nostri invece non potranno che migliorare. Tutti e tre. Berrettini, Sinner e Musetti. Tre giocatori così diversi che è un piacere che… lo siano. E che lascino curiosi i nostri appassionati su chi diventerà più forte fra loro.

Io non faccio che incontrare gente che mi chiede chi lo sia, ci abbia maggiori prospettive. Io rispondo che intanto siamo super fortunati ad avere questi dubbi. E poi anche che rispetto al passato, anche a quello glorioso degli anni Settanta, siamo fortunati a poter contare su questi ragazzi che sono di una serietà professionale, con il sostegno dei loro team, senza paragoni.

Sono tutti e tre veramente dedicati al tennis, impegnati a migliorarsi giorno per giorno, consapevoli che soltanto con un lavoro continuo per superare ì proprio limiti – che ancora ci sono ed è inevitabile che ci siano in conseguenza della loro giovane età – potranno fare quella carriera che sognano, aspirare legittimamente a diventare top 5, magari n.1. 

Chiaro che quei traguardi non dipendono solo da loro. Ci sono anche gli altri. Ed alcuni sono giovanissimi come Alcaraz, ma anche ancora giovani come Zverev, Tsitsipas, Rublev, o appena un po’ meno giovani come Medvedev, che non sono meno determinati e professionali dei nostri in rapporto ai medesimi obiettivi. Però, nessuna nazione ad oggi ha 3 giovani contemporaneamente in grado di sognare con qualche ragione quei traguardi.

Per questo ritengo che l’Italia stia meglio di tutti gli altri Paesi. E francamente non era mai successo. Infatti negli anni Settanta il tennis americano era ancora di un’altra categoria, e anche quello australiano. 

Riguardo alla risposta su chi sia in prospettiva il più forte dei nostri tre… oggi come oggi mi pare si possa dire che fra i primi due, Berrettini e Sinner (citati in ordine alfabetico) e il terzo c’è ancora una certa differenza, un mini-gap. E questo perché mentre i primi due sembrano in grado di essere oggettivamente competitivi su più superfici, per ora Lorenzo, che e’ peraltro il più giovane sia pur di poco, ha dimostrato di sapersi esprimere ai migliori livelli soprattutto sulla terra rossa (come spiegano anche i ‘Numeri’ di Ferruccio Roberti).

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Sono certo imparerà ad accorciare i movimenti di preparazione dei colpi anche per i campi duri. Sono cose che si imparano se non si commette l’errore commesso a suo tempo da alcuni nostri giocatori, Cancellotti e Volandri in primis, che quasi rifiutarono di credere in loro stessi su superfici diverse dalla tera battuta.

È anche vero, peraltro, che a quei tempi, sulla terra rossa si giocavano molti più tornei e si poteva quindi difendere la classifica meglio di oggi. Oggi infatti senza punti conquistati anche su altre superfici è praticamente impossibile conquistare le prime posizioni del ranking ATP.

Credo che tutti i nostri tre tennisti di punta, ma anche Sonego che è arrivato a ridosso dei primi 20 del mondo, e non c’è certo arrivato per caso, ma soltanto grazie a una notevole continuità di risultati – ultimamente venuta a mancare con alcune partite perse in modo quasi incredibile, come l’ultima da 4-0 nel terzo – meritino la nostra fiducia riguardo ai loro progressi. Ora poi sembra essersi aggiunti anche Zeppieri che ricordo tre anni fa in Australia avermi assai ben impressionato.

Io non ho paura a sbilanciarmi. Credo che fra un anno saranno tutti più in alto di dove si trovano oggi. Dico tutti, infortuni permettendo. Ma anche riguardo agli infortuni, sono certo che le loro esperienze, a volte dolorose, li aiuteranno a curarsi sempre meglio, a prevenire, a non ripetere certe possibili ingenuità. 

In conclusione, dopo che per anni hanno abbiamo guardato con una qual certa invidia, se non gelosia, al tennis francese prima, a quello spagnolo poi, oggi credo che siano gli altri a dover essere invidiosi, gelosi, del tennis italiano.

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Editoriali del Direttore

UniCredit Firenze Open, chi in campo? Dagli azzurri al sogno Djokovic, le ipotesi

Firenze avrà solo la concorrenza della città iberica di Gijon e metterà in palio punti preziosi per la qualificazione alle ATP Finals di Torino

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Jannik Sinner – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @atptour)

Il grande tennis torna a Firenze. C’era stato, ma al C.T.Firenze 1898– lì nel 1910 era stata fondata la Federazione Italiana Tennis con Piero Antinori primo presidente – negli anni Cinquanta fino all’avvio del tennis Open del 1968 (open ai professionisti).

Lo svedese Sven Davidson vinse due edizioni ma i campioni visti sui campi delle Cascine furono tanti: Drobny, tre volte campione a Roma, i più grandi australiani, Newcombe che avrebbe vinto 3 volte Wimbledon, Cooper (3 Slam), Roche, Rose, gli americani Patty e Larsen, il cileno Ayala, il messicano Osuna, l’argentino Morea, e fra le donne Althea Gibson, Maureen Connolly, Esther Bueno una decina di Slam in tre e fra le più grandi tenniste di tutti i tempi, oltre ai nostri Pietrangeli, Gardini, Merlo, Sirola.

Per un club non era facile far fronte ai bilanci dei tornei professionistici, ma nel ’73 – e per 21 anni fino al ‘94 – ecco ricomparire il grande tennis internazionale a Firenze. C’erano più di 5.000 spettatori e centinaia fuori dai cancelli a tribune esaurite nel ’73 per 4 ore di tennis straordinario culminato con il successo 6-4 al quinto di Ilie Nastase, n.1 del mondo, su Adriano Panatta.

 

Negli anni in cui chi scrive fu direttore del Torneo di Firenze, trionfarono i nomi più belli e noti: da Panatta (1974) a Bertolucci (tre vittorie consecutive 1975-1977), Clerc, Ramirez, Gerulaitis, e poi anche Gomez, Larsson e tre volte un altro n.1 del mondo, Thomas Muster (’91,’92,’93) prima dell’ultima edizione del ’94 vinta dall’uruguagio Filippini.

Che livello avrà l’Unicredit Open Firenze, un ATP 250 del 10-17 ottobre 2022, 625.000 euro di montepremi, quasi due milioni di budget gestionale (che si accolla la FIT)?

Molti top-players saranno a caccia di punti per qualificarsi alla seconda edizione delle finali ATP di Torino a novembre. Zero punti a Wimbledon, zero nei cancellati tornei cinesi che ne distribuivano tanti (Shanghai era un Masters 1000, Pechino un 500).

Spesso nelle settimane degli ATP 250 ci sono tre tornei in concorrenza. Ma Firenze, per il torneo ospite del moderno PalaWanny di San Bartolo a Cintoia – si gioca al coperto e su cemento – avrà solo la concorrenza della città iberica di Gijon. Però la settimana dopo Firenze Napoli ospiterà un altro ATP 250. Se non foste spagnoli dove scegliereste di giocare? In questi giorni Ruud, n.6 ATP, sta giocando un ATP 250. Perché no a Firenze?

Se già partecipassero i migliori italiani, magari con entrambi i nostri leader Sinner e Berrettini, cui si aggiungessero Musetti, Sonego, Fognini, sarebbe già un bel vedere. Fra i 32 in tabellone ci saranno certamente anche tanti tennisti di ottimo ranking. L’entry list verrà definita solo dopo l’US Open. Ma anche se il nuovo ed esordiente direttore del torneo Paolo Lorenzi non ha voluto sbilanciarsi, io scommetterei invece che qualcuno fra Rublev, Ruud, Tsitsipas, Shapovalov, Cilic, Hurkacz, Schwartzman, Dimitrov, Bautista Agut, Rune, Khachanov, lo vedremo a Firenze. E Djokovic? E’ un sogno. Ha detto che non andrà a caccia di punti, ma da qualche parte dovrà pur giocare, almeno per allenarsi. Firenze tira. E sognare non costa niente.

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Editoriali del Direttore

ATP Firenze: quando ero il direttore del torneo… Aneddoti di fine anni Settanta con Clerc, Lendl, Ramirez, Panatta

Il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta ha anche diretto il Torneo delle Cascine negli Anni Settanta. Qui riprendiamo solo un paio di aneddoti vissuti (in parte già pubblicati), mentre ne ricerchiamo altri con Arthur Ashe, Jean Francois Cajolle, Jan Kodes, Guillermo Vilas, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci

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Nessuno conosceva Josè Luis Clerc… quando nella seconda settimana di maggio 1978 venne a giocare le qualificazioni del torneo internazionale di Firenze, che dopo tre anni di sponsor Vat 69 era diventato Lotto-Spalding per un paio di anni prima di diventare AlitaliaFirenze.


Per la verità nella terza settimana di aprile Josè Luis aveva battuto a Nizza Tonino Zugarelli prima di perdere – al terzo set peraltro – da Higueras, n.25 ATP, dopo aver vinto il primo al tiebreak. Il suo manager era Pato Rodriguez, un ex tennista cileno (classe 1938) che aveva giocato a lungo in Coppa Davis negli anni’60 e ‘70. Pato mi chiese – ero direttore del torneo ATP di Firenze, 50.000 dollari di montepremi – se potevo programmare Clerc come primo match del giorno (ore 13) “perché Josè Luis (un ragazzone pieno di tic…) è molto nervoso e nelle attese, come quando si deve aspettare che finisca il match sul campo dove è stato designato a giocare, si logora. Se puoi dargli una mano…”.

Bene: io gliela detti e, incuriosito da quel tipo, andai a vederlo. Tirava, sia di dritto sia di rovescio, bordate impressionanti. Senza tregua. Un ritmo da far paura. Tutte pallate senza paura e gli stavano quasi tutte dentro. Lo feci giocare per tre turni di qualificazione sempre alle 13. E scrissi subito sul quotidiano locale, La Nazione, dopo il primo match di “quali”, che credevo di avere intravisto un fenomeno. Ovviamente volevo anche promuovere il torneo. Ma ci credevo. Josè Luis vinse il torneo, primo “qualificato” della storia ATP capace di tanto. Fu il suo primo torneo vinto di 25. Batté al primo turno Peter Carter, l’australiano che sarebbe diventato il primo coach internazionale di Roger Federer (morì in un incidente automobilistico in Sud Africa), poi il colombiano Molina, l’ecuadoriano Ycaza, l’australiano John Alexander (n.8 del mondo nel ’75), il francese Patrice Dominguez in finale, tre set su cinque dominandolo per tre set a zero.

Nel corso dell’anno Clerc vinse altri due tornei, Buenos Aires e Santiago, dopo aver raggiunto finali a Gstaad, South Orange (perdendole entrambe con Vilas, ma battendo tennisti come Okker e McEnroe… dopo che a Parigi aveva lasciato sei game a un Ivan Lendl diciottenne, 6-3 6-0 6-3) e anche a Toronto e Aix en Provence: in quel torneo in Francia sapete chi batté? Noah, Smid e Lendl prima di perdere sul traguardo finale dal solito Vilas. Clerc sarebbe diventato n.4 del mondo nell’agosto dell’81, dopo aver vinto anche Firenze (finale su Ramirez), Roma (Panatta, Lendl e Pecci dai quarti in poi) e quattro tornei di fila negli USA: Boston, Washington, North Conway e Indianapolis. Due volte in finale batté finalmente Vilas… inimicandoselo per sempre! Qualcuno si potrebbe chiedere perché Jose Luis, con quel ranking avesse giocato (e vinto) anche il piccolissimo torneo di Firenze. La risposta è: me lo aveva promesso che sarebbe tornato quando aveva vinto nel ’78. Ma di solito quelle sono promesse che i tennisti che diventano forti non mantengono. Lui invece è stato coerente, serio e non lo dimenticherò. Ogni volta che ci vediamo ci abbracciamo!

Quando aspettammo Ivan Lendl oltre…il regolamento. E Roberto Lombardi non me lo perdonò

 

Ricordo in particolare un curioso episodio, avvenuto circa quarant’anni fa a Firenze. Io ero giovanissimo direttore del torneo ATP di Firenze. Roberto Lombardi giocava le qualificazioni di quel torneo. Lo zio di Peter Korda, mi pare si chiamasse Pavel, mi aveva chiesto di iscrivere alle qualificazioni un ragazzino che a suo dire era promettentissimo: si chiamava Ivan Lendl. Il problema fu che questo diciassettenne si era perso un treno, aveva viaggiato tutta la notte, non sarebbe arrivato in tempo per il check-in. Decidemmo di sorteggiarlo ugualmente, in considerazioni di quelle vicissitudini e dell’età del ragazzino. Era toccato in sorte a Roberto Lombardi. Pregai quindi Roberto, dieci anni più anziano (lui del ’50 e Ivan del ’60) di aspettarlo. Per convincerlo gli dissi: “Dai, non perderai mica da un ragazzino di 17 anni che è stato tutta la notte in un treno e arriverà suonato?”.

Lui accettò sportivamente di aspettarlo. Beh, potete immaginare come andò a finire. Vinse il ragazzino ceco. Facile facile. Per anni Roberto me l’ha scherzosamente rimproverato: “M’hai fregato, m’hai fregato… lo sapevi che era fortissimo!”. Ecco, io voglio ricordarmi sempre quel Roberto lì, quello che scherzava sempre, quello che al ristorante chiedeva sempre quello che non c’era (“Lombardi? Il peggior cliente di ristorante del mondo” era l’affettuosa definizione che di lui dava Maestro Rino), quello che amava sempre recarsi nei posti “più trend”. Non sono sicuro che Ivan Lendl si ricordi di quell’episodio. Non ho avuto occasione di ricordarglielo. Abbiamo riso insieme invece ricordando quella vota in cui lui aveva vinto il suo ennesimo Roland Garros (credo fosse il terzo…) e in sala stampa gli chiesi che cosa avesse pensato che avrebbe fatto a fine carriera… “Magari il giornalista? “ gli suggerii. E lui: “Di certo non sogno di diventare come certi giornalisti senza capelli!” rispose guardandomi fisso con il suo tipico humour freddo, lui che alcuni avevano ribattezzato Buster Keaton, perché la sua comicità non era quasi mai accompagnata da un sorriso, e altri doctor Frankestein per la sua maschera molto particolare. Di aneddoti vissuti in quegli anni ne ricordo tanti altri, con Arthur Ashe, con Jean Francois Caujolle, John Alexander, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci e andrò a ripescarli meglio però nella mia memoria per pubblicarli prossimamente sperando che vi piacciano.

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