55° Trofeo Bonfiglio, successi di Safiullin e Bellis

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55° Trofeo Bonfiglio, successi di Safiullin e Bellis

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TENNIS- In rassegna, la presentazione della finale maschile e femminile del 55° Trofeo Bonfiglio con schede di presentazione dei giocatori e 

Finale maschile

Derby russo nella finale maschile tra Andrei Rublev e Roman Safiullin, rispettivamente testa di serie numero 5 e numero 6 del seeding.

 

Le schede dei due finalisti:

ROMAN SAFIULLIN: nato a Podolsk City, Russia, il 7 agosto del 1997.

Destrorso con rovescio a due mani, il russo è attualmente al numero 15 del ranking junior, con un best ranking di numero 7. È anche numero 729 delle classifiche Atp.

Ha aperto la sua stagione vincendo il Coffee Bowl di San Josè, torneo Itf di Grado 1. In aprile ha vinto il torneo professionistico Itf da 10 mila dollari di montepremi di Karshi, Uzbekistan. Quest’anno nel circuito junior Itf ha un record di 10 partite vinte e 2 perse.

In questa edizione del Trofeo Bonfiglio era accreditato della sesta testa di serie. E’ giunto in finale battendo al primo turno l’australiano Polmans 6-0 6-0, al secondo turno il brasiliano Menezes 6-4 6-1, negli ottavi di finale il polacco Majchrzak 6-3 6-0, nei quarti di finale il croato Serdarusic 5-7 6-4 6-2 e in semifinale il giapponese Nakagawa 6-3 4-6 7-6.

ANDREY RUBLEV: nato a Mosca, Russia, il 20 ottobre del 1997.

Destrorso con rovescio a due mani, il russo è attualmente al numero 12 del ranking Junior e al numero 530 del ranking Atp.

In questa stagione ha raggiunto la finale del Trofeo Juan Carlos Ferrero di Villena, Grado 1 ITF, e i quarti di finale agli Australian Open Junior. In carriera ha già vinto due tornei professionistici ITF da 10 mila dollari, uno in Kazakistan e uno negli Stati Uniti. Nel 2014 vanta un record di 13 partite vinte e 4 perse.

In questa edizione del Trofeo Bonfiglio era accreditato della quinta testa di serie. E’ giunto in finale battendo al primo turno il giapponese Fukuda 6-1 6-3, al secondo turno il britannico Lizen 6-3 6-7 6-0. Negli ottavi di finale ha sfruttato il ritiro dell’australiano Mousley, nei quarti di finale ha battuto il brasiliano Matos 7-6 6-3 e in semifinale lo statunitense Rybakov 6-2 6-3.

Andrei Rublev, per quanto visto sino alla finale si presenta all’epilogo del torneo leggermente favorito, ma il suo inizio di match non è tra i migliori. Roman Safiullin entra in campo molto determinato, ripete l’inizio sicuro di match messo in mostra nella semifinale con il giapponese Nakagawa.

Vola immediatamente 2 – 0 nel primo parziale, concede break nel terzo game e vola 3 – 0 col servizio.

Mostra immediatamente un servizio devastante ed un diritto molto spesso vincente, Rublev non riesce a contrastare in nessun modo la strapotenza di Roman Safiullin, che tuttavia concede un paio di errori di eccessiva fiducia nel quarto game sfruttato da Rublev per avvicinarsi sul 3 – 1.

Torna sui suoi livelli elevati nel quinto game che si aggiudica concedendo un solo 15 all’avversario, 4 – 1.

Sino a questo momento del match Rublev è sembrato nervoso ed insicuro, non ha accettato gli scambi ed ha sempre cercato di uscirne nel più breve tempo possibile, andando spesso fuori giri con il diritto e quasi sempre in difficoltà nello scambio sulla diagonale di rovescio,il suo colpo migliore, con il quale avrebbe potuto creare qualche difficoltà a Roman Safiullin, che al contrario ha sempre trovato il campo e le occasioni per mettere in difficoltà Andrei e cannoneggiare con il diritto inside out ed in lungolinea.

Dopo un estemporaneo 2 – 4, Safiullin riprende il comando del set e con un parziale di 2 giochi ha chiuso il primo set per 6 – 2.

Sempre molto concentrato Safiullin anche in inizio di secondo set: non ha commesso l’errore di concedere chances di rientro a Rublev: qualche piccola incertezza tra il secondo ed il terzo game, ma continua a condurre e va 2- 1.e costringe Rublev a rincorrerlo sempre, passa in sicurezza sul 3 – 1.

Rublev comprende che il quinto game potrebbe rappresentare la svolta decisiva del match ed inizia ad allungare gli scambi, il game arriva ai vantaggi, annulla 3 pale break e si porta sul 2- 3, ma Safiullin riprende il controllo del match e passa 5 – 2. Rublev trascina anche il successivo ai vantaggi e si porta sul 3 – 5, Safiullin si presenta nel nono a servire per il match.

Il game di servizio di Roman Safiullin non ammette repliche: tre punti di seguito, 40 a 0 e triplo championship point, è sufficiente il primo e Safiullin mette le mani su titolo, in un match sempre controllato per un’ora e trentacinque minuti, un match mai in bilico, Rublev decisamente sottotono rispetto alle precedenti esibizioni in questo torneo.

Nel dopo partita Safiullin è apparso molto soddisfatto ha confermato una non perfetta gestione del match di semifinale con Nakagawa e ricordato di aver compreso i motivi del calo di concentrazione che l’hanno obbligato a disputare il tiebreak. E’ molto soddisfatto del risultato e del match, conosceva bene Rublev e ritiene abbia avuto qualche problema di gestione del match stesso: “Non l’ho mai visto con quell’atteggiamento in partita, strano per lui voler andare a chiudere subito.” Forse c’era qualcosa in lui che non andava bene.”

Andrei Rublev, piuttosto contrariato si è allontanato, protetto dal suo allenatore, senza rilasciare la benché minima dichiarazione.

Finale femminile.

Si contendono il titolo la statunitense Catherine Bellis e l’australiana di origine indiana Naiktha Bains.

L’americana Bellis, alleata dal padre, si è mostrata finora la giocatrice più meritevole per succedere a Belinda Bencic, trionfatrice della scora edizione ed attualmente passata di diritto nelle top 100 del ranking WTA, occupando alla data odierna con pieno merito l’81simo posto. Catherine non ha forse ancora la maturità e la personalità della Bencic, ma non dimentichiamo i 2 anni che le concede: la Bencic è un ’97, di due anni più giovane la ragazza yankee, nata nel 1999 e tutti sappiamo bene quanto due anni possano essere importanti in così giovane età.

Naiktha Bains, australiana di origini indiane, è giocatrice solida e sicuramente uno dei più chiari talenti protagonisti del cambio generazionale femminile australiano in vista del post Stosur.

Le schede delle finaliste:

CATHERINE BELLIS: nata a San Francisco, Stati Uniti, l’8 aprile del 1999.

Destrorsa con rovescio a due mani, la statunitense è attualmente al numero 8 del ranking Junior, suo best ranking.

Ha cominciato a giocare a tennis all’età di 3 anni ed è la più giovane giocatrice ad essere arrivata in fondo in questa edizione. Una settimana fa ha raggiunto la finale del torneo Itf di Grado 1 di Santa Croce, in Toscana. Dove ha perso da Darya Kasatkina. È l’unica sconfitta del suo 2014, a fronte di 27 partite vinte.

In questa edizione del Trofeo Bonfiglio era accreditata della settima testa di serie. E’ giunta in finale non perdendo un set. Ha battuto al primo turno la messicana Clark 6-2 6-1, al secondo turno la ceca Vondrousova 6-3 6-4. Ha sconfitto agli ottavi la lituana Parazinskaite 6-0 7-5, ai quarti la spagnola Bolsova Zadoinov 6-2 6-0 e in semifinale la russa Kasatkina 6-2, 6-2.

NAIKTHA BAINS: nata a Leeds, Inghilterra, il 17 dicembre del 1997, ma di nazionalità australiana. Destrorsa con rovescio a due mani, l’australiana è attualmente al numero 71 del ranking junior e 704 Wta.

L’australiana è alla sua prima finale in un evento Junior di Grado A. Il miglior risultato in carriera risale al 2011, quando vinse il Torneo Itf di Grado 4 di Gosford, in Australia. Quest’anno vanta un record di 10 vittorie e 4 sconfitte.

In questa edizione del Trofeo Bonfiglio non era accreditata di testa di serie. E’ giunta in finale battendo al primo turno la statunitense Ivanova 6-0 6-3, al secondo turno la slovacca Schmiedlova 6-4 6-0. Ha sconfitto agli ottavi la russa Komardina 5-7 6-1 6-0, ai quarti la cinese Sun 6-1 6-2 e in semifinale la svizzera Teichmann 6-4 6-4.

Il primo set vede iniziare la californiana adottare i suoi schemi di gioco ormai consolidati: Catherine subito a spingere già dalla risposta, la californiana gioca addosso all’australiana per metterla in difficoltà in uscita dal servizio, con l’obiettivo di costringerla a risposte che non fanno male per prendere il comando dello scambio ed arrivare a chiudere nel più breve tempo possibile con il suo dirompente diritto in sventaglio di diritto o con lo stesso diritto in lungo linea, quasi sempre a segno. La Bains nei primi games dimostra di essere a disagio con il servizio, molto rigida, con il colpo di apertura del punto giocato essenzialmente di braccio e non con il canonico movimento supportato da una corretta azione di accompagnamento e dal movimento di spinta della schiena. Spinge subito e sfonda la Bellis e vola 2 – 0.

Molto buono il quarto game della Bains che riesce a rientrare subito l’australiana nel set chee riesce a portarsi con un ottimo rovescio ed una risposta vincente sul due pari.

E’ solo una parentesi: nel quinto gioco la Bellis torna a condurre e con un parziale di 2 giochi a zero torna a condurre 4 – 2 ne primo parziale.

Ancora un buon game giocato dal’australiana nel settimo game e si avvicina nuovamente, ma con due giochi giocato magistralmente la Bellis si aggiudica il primo parziale 6-2, si passa al secondo set.

La ragazza australiana è in difficoltà con il servizio nel primo set: poche prime e seconde che non hanno creato creano difficoltà alla californiana, troppo tenere, primo set per lei, senza soverchie difficoltà, molto meritato.

La Bellis spinge continuamente e la Bains sotto pressione non riesce a contrastala.

In apertura di secondo set la Bellis concede stranamente du palle break, ne approfitta l’australiana per il break di apertura del set e passa a condurre 1-0. Tenta di cambiare il suo gioco la Bains imponendo scambi meno violenti e mettendo in difficoltà la Bellis con il suo colpo migliore: il rovescio, pare aver trovato la strategia per rientrare nel match.

In leggera difficoltà la Bellis, che fatica a riprendere i suoi ritmi, il terzo game si allunga ai vantaggi e, seppur con qualche difficoltà la californiana riesce a trasformare una palla break ed a riportarsi in parità. Nel quarto game torna al servizio la Bains, altro game, che nonostante le difficoltà nel servizio dell’australiana si allunga ai vantaggi: prevale nuovamente la californiana che con un diritto lungo linea trasforma la prima palla break concessale e torna a condurre Catherine Bellis 3 a 2 e poi 4 – 2.

Il settimo game si fa nuovamente duro , la californiana commette un paio di errori prima di rovescio e poi con un diritto furoi giri che non rimane in campo, si avvicina nuovamente l’australiana: 4 – 3 Bellis, che con un ottavo game impeccabile game vola 5 – 3 nel secondo parziale.

Nel nono game l’australiana al servizio per rimanere nel set: conquista il primo punto, ma nei successivi la Catherine Bellis arriva al championship point con un filotto: 15 – 30, 15 – 40, 30 – 40 e punto finale che le vale il titolo.

Un titolo mai in discussione, solo un paio di momenti critici dai quali con il suo gioco efficace di pressione ha sempre messo in difficoltà l’australiana, senza concederle reali chance di rientrare. L’ottima condizione psicofisica ed un’intelligente gestione del match le hanno consentito di arrivare ad una vittoria mai in discussione, con la Bains stoppata in ogni momento in cui profondeva il suo massimo sforzo per portare nuovamente in equilibrio il match e tentare di cambiarne l’inerzia. Tentativi sempre molto vani: la 55sima edizione del Trofeo Bonfiglio è nettamente di Catherine C. Bellis, nessuna discussione.

Interessante e di prospettiva il tennis della statunitense, che, più giovane di circa 2 anni e mezzo rispetto all’australiana ha messo in evidenza, almeno in questo match potenzialità decisamente superiori, non va inoltre dimenticato che Catherin Bellis, in un torneo duro è giunta al titolo senza perder nel suo cammino nemmeno un set. Se continuerà nei suoi continui miglioramenti sentiremo parlare molto presto di lei, diventerà l’erede della Belinda Bencic? Tutto lo lascia presagire.

Le parole delle giocatrici: monopolizzate dall’organizzazione nell’immediato dopo partita, è stato possibile coglie solo brevissimo commenti:

Per prima la californiana: “Le condizioni di gioco erano ottime, non molto caldo, una leggera brezza. Sono subito riuscita a trovare la giusta posizione in campo, ho potuto spingere dalla prima palla e mettere in difficoltà un’avversaria esperta, che temevo molto. Penso sia una vittoria meritata in un torneo molto importante, posso fare ancora qualcosa di meglio, ho avuto qualche incertezza che poteva essere evitata. Ora voglio allenarmi, migliorare e confermare che non è stato un episodio. Auguri alla mia avversaria.

La Bains un pò delusa e con poca voglia di commentare: “Non sono riuscita a giocare come posso, ma Catherine non mi ha concesso poco, è riuscita a fermare ogni tentativo di mia reazione ed a vincere tutti i game importanti, ha giocato veramente bene.”

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ATP Vienna: Berrettini avanza, le Finals sono una certezza

Ordinaria giornata di lavoro all’Erste Open per Matteo: Popyrin dà battaglia per un set

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Matteo Berrettini - Vienna 2021 (Foto Felice Calabro’)
[3]M. Berrettini b [Q]A. Popyrin 7-6(3) 6-3

Se Sinner dovrebbe offrire una cena di pesce a Hurkacz, certo Berrettini almeno un caffettino lo potrebbe proporre allo scozzese, visto che oggi Matteo si è guadagnato la matematica certezza di staccare il biglietto per le Nitto ATP Finals, unico italiano della storia a fare il bis. Ma lasciando da parte la matematica che tanto ci appassionerà nelle prossime due/tre settimane andiamo a vedere cos’è successo in campo. Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. Una massima che in pratica si applica in tutti quei casi in cui due giocatori molto simili si incontrano allora 9 volte su 10 quello un po’ migliore tende a vincere. Certo, nei casi in cui coincidono la giornata ottima e la giornata mediocre, ma non è stato questo il caso e Berrettini ha portato a casa il match. 

Popyrin nel 2019 agli US Open aveva dato filo da torcere all’italiano prima di cedere in quarto set. Stasera, facendo le dovute proporzioni è successa un po’ la stessa cosa; il primo set si è mantenuto sui binari dell’equilibrio con Berrettini che ha fatto ampiamente il suo dovere sia sulla prima che sulla seconda, mentre l’Australiano, pur concedendo qualcosina in più della seconda, ha sbarrato la strada egregiamente con la prima. Insomma in una partita dominata dai servizi (come si vede anche dai dati) ha portato inevitabilmente il primo set al tie break. 

Un tie break nel quale entrambi i giocatori hanno accusato segni di nervosismo, con ben 4 minibreak nei primi 7 punti. Poi però Matteo ha ripreso il comando delle operazioni con l’uso intelligente di alcune palle sui piedi di Popyrin (molto intelligente l’uso dello slice lungolinea da parte del romano in alcune occasioni). In generale proprio la capacità di manovrare quando lo scambio si avviava e le combinazioni servizio e dritto non riuscivano a uccidere lo scambio è emersa con chiarezza la superiorità di Berrettini, come emerge dalle statistiche.

 

Il secondo set comincia così sulla falsariga del primo, con un Popyrin che perde un po’ di intensità al servizio, con Berrettini che arrivava più minacciosamente a palla break nel quarto game, nel quale però l’australiano riusciva in qualche modo a salvarsi. La sentenza era però nell’aria e veniva rimandata solo di un turno di servizio, chiuso da Matteo con sicurezza. Emblematico il punto che ha concesso il break a Berrettini, che grazie ad una velenosa risposta bloccata che finiva bassa sui piedi di Popyrin portava quest’ultimo all’errore e a consegnarsi ad una sconfitta in due set; sconfitta onorevole ma tutto sommato netta se consideriamo che l’avversario di Matteo non è riuscito in tutta la partita ad arrivare nemmeno a palla break. Nell’intervista post partita il tennista romano ha poi parlato ad ampio raggio, soprattutto in chiave Finals: 

Sono ovviamente contento e molto orgoglioso di essere il primo italiano ad arrivare per due volte alle Finals e a raggiungere questo risultato… Rispetto al 2019 ho un livello di consapevolezza diverso: allora era stata un risultato completamente inatteso ed è stata un’esperienza fantastica poter aver preso parte a quell’evento; oggi la situazione è diversa: ho raggiunto maggior maturità e consapevolezza dei miei mezzi e sono convinto di poter far parte dell’elite del tennis…Rispetto a quello che erano i miei obiettivi e le mie aspettative, devo dire che anche in considerazione di quanto si stato complicato il 2020 – sia sotto il profilo agonistico che sotto il profilo personale – non mi aspettavo di riuscire a tagliare il traguardo delle Finals con tanto anticipo e con questo margine: pensavo fosse un obiettivo raggiungibile ma il come è andato oltre le aspettative…Essere a Torino sarà una grande festa, con le Finals organizzate in Italia e un italiano a rappresentare il nostro paese nella crema del tennis mondiale…rispetto alle mie condizioni fisiche al momento mi sento bene; giocare indoor è sempre una cosa particolare, giocare aiuta a trovare il feeling giusto, per cui ascolterò il mio corpo e se non ci saranno problemi confermerò la mia schedule per la fine anno che prevede appunto Vienna, Bercy, le Finals e la Davis”.

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ATP San Pietroburgo, passano Bublik e Korda

Giornata di riscaldamento in Russia, in attesa di Rublev, Shapovalov, RBA e Aslan

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Sebastian Korda – ATP 250 Delray Beach 2020 (foto via Twitter @DelrayBeachOpen)

Un classico lunedì tranquillo al St. Petersburg Open, con tre soli incontri di singolare del tabellone principale. Sebastian Korda viene impegnato più del previsto da Nino Serdarusic, wild card croata che cede in due set molto tirati, con un solo break in tutto il match. Il primo parziale si decide al tie-break, con Korda che prende subito il largo aiutato dall’imprecisione del n. 248 ATP e mette a referto il 7-2. Nel secondo set, sul 5 pari, un paio di ottime risposte su altrettante seconde di Serdarusic e due gratuiti consentono a Korda di chiudere con la battuta. “Penso che lui abbia assolutamente giocato a un livello molto superiore alla sua classifica” spiega il classe 2000 di Bradenton. “Entrambi abbiamo servito molto bene, con tante prime in campo”. Tre su quattro, infatti, con percentuali di trasformazione più alte per Sebi, ma di tutto rispetto anche quelle di Nino che ha annullato 6 palle break delle 7 concesse. Non è invece mai riuscito a rendersi pericoloso in risposta e avrebbe forse dovuto provare a cambiare la posizione in ribattuta, sempre molto vicina al campo sulla prima statunitense e raramente aggressiva sulla seconda, contrariamente a quanto proposto da Korda, che ora affronterà il vincente fra van de Zandschulp e Nishioka, un duello tra qualificati.

Prima di loro, Jan-Lennard Struff ha fatto suo in due set il confronto inedito con James Duckworth, il ventinovenne di Sydney tormentato da mille infortuni che ha iniziato la stagione fuori dai primi 100 e ora è un solo passo dal varcare per la prima volta la soglia della top 50. Nell’occasione, ha faticato eccessivamente sulla propria seconda e non è riuscito a prendersi il primo parziale pur servendo sul 5-3 anche per merito della reazione tedesca. Struff si scatena anche nel tie-break per poi incamerare 6-3 la seconda partita in virtù dello strappo in un quarto gioco da ventisei punti. Al secondo turno troverà Alexander Bublik che senza alcun problema apparente supera Evgenii Tiurnev con un break per set in poco più di un’ora. Il numero 304, wild card alla seconda apparizione nel Tour, è in realtà coetaneo e concittadino del naturalizzato kazako nativo però di Gatchina, in Russia, e il bell’abbraccio sorridente fra i due a fine match fa intuire che qualcosa li lega: “Non ci volevo giocare” dirà infatti Bublik. “Siamo cresciuti insieme, è stato un incontro difficile e molto emotivo”.

Risultati:

 

J-L. Struff b. J. Duckworth 7-6(3) 6-3
[8] S. Korda b. [WC] N. Serdarusic 7-6(2) 7-5
[7] A. Bublik b. [WC] E. Tiurnev 6-3 6-4

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Jannik Sinner vince ad Anversa il quarto titolo dell’anno: best ranking e Torino più vicina

Ancora una prestazione impeccabile dell’azzurro che regola Schwartzman con un doppio 6-2

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Jannik Sinner - Anversa 2021 BELGA PHOTO KRISTOF VAN ACCOM

[1] J. Sinner b. [2] D. Schwartzman 6-2 6-2

Con un’altra prestazione maiuscola, Jannik Sinner mette le mani sul trofeo di Anversa regolando Diego Schwartzman con lo stesso doppio 6-2 con cui si era imposto sabato contro Harris. Nell’ora e un quarto di gioco, il pur rapidissimo e solido argentino è stato travolto dal ritmo imposto agli scambi da un Sinner dominante su entrambe le diagonali e incontenibile nelle accelerazioni in parallelo; molto bene anche al servizio nonostante l’usuale non altissima percentuale di prime, ma dalle quali ha ricavato 21 punti su 23, piantando anche otto ace.

L’occhio va subito alla classifica, con quel numero 11, a soli 55 punti dalla top ten, che è anche best ranking. E, altrettanto importante, è il passo avanti nella Race, con il sorpasso su Norrie che vale il nono posto (non contando Nadal, fermo per il resto della stagione), a 110 punti Hurkacz. Dopo il bis a Sofia, avevamo accennato alla possibilità ancora aperta di diventare il primo azzurro a vantare quattro titoli in una stagione. Non sappiamo se Jannik si sia distrattamente soffermato a pensare “possibilità?” con la giusta e necessaria dose di presunzione, ma di sicuro il nostro non se l’è fatta sfuggire.

 

IL MATCH – Entrambi arrivano in finale senza aver ceduto alcun set, con el Peque che in semifinale ha fatto valere il peso dell’esperienza su un Brooksby peraltro al sesto incontro della settimana, mentre Sinner ha impressionato tenendo a bada il servizio di Lloyd Harris. Avversario ovviamente ben diverso da Harris, Schwartzman inizia tenendo la battuta, subito imitato da Sinner. Diagonale sinistra proposta dall’uno e volentieri accettata dall’altro, entrambi vogliono mettere in campo il loro miglior ritmo prendendosi l’opportuno margine di sicurezza per valutare se sia sufficiente a prevalere. L’azzurro tira più forte e sta più vicino al campo, quindi il ventinovenne di Buenos Aires può solo confidare negli errori del nostro – errori gratuiti, perché, costretto troppo lontano, ha poche chance di forzarli. Hanno invece il passaporto argentino i due brutti dritti che, seguiti da un paio di gran punti in accelerazione di Sinner, valgono il sorpasso già al terzo game, subito consolidato da un turno di servizio autoritario contro quello in vetta alla classifica dei migliori ribattitori delle ultime 52 settimane.

L’angolo della telecamera principale non rende giustizia alle traiettorie dell’azzurro che mette in mostra anche esiziali dritti stretti che aprono in campo quanto e più del rovescio sull’altro lato. Dopo un altro break che vale il 4-1, sembra esserci esserci un attimo di rilassamento, ma Jannik non ha intenzione di concedere nulla e da sinistra salva le due opportunità argentine di accorciare. Diego rimane aggrappato ai punti come un mastino, annulla due set point al settimo gioco e tenta di opporsi al 40-0 di quello successivo prima di capitolare alla quinta opportunità.

Sinner non si siede sugli allori del quarto 6-2 consecutivo inflitto agli avversari e parte fortissimo anche nel secondo parziale scatenando il rovescio lungolinea che, insieme al dritto micidiale, spiana la strada all’immediato vantaggio. Schwartzman può solo cercare di rimanere in scia, non perdere troppo campo e tenere la testa fuori dall’acqua in attesa di un calo dell’avversario che, viceversa, non accenna a lasciare la presa. Anzi, prosegue sullo stesso ritmo forsennato e ogni piccolo errore di Diego diventa pesante come un macigno nell’economia del punteggio. Inevitabile un altro break e un altro 6-2 per il nostro giovanissimo alfiere che alza il quinto trofeo ATP in carriera su sei finali disputate. Per quanto riguarda invece i rimpianti per quella persa a Miami, in attesa della conclusione della Corsa a Torino, di certo si affievoliranno sempre più fino a svanire di fronte a questo livello di tennis.

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