Alle spalle di un grande giocatore deve sempre esserci anche un grande allenatore. Non è retorica, è un fatto. E se poi è il papà a fare le veci al figlio, come nel caso di Stefano e Flavio Cobolli, ancora meglio. La collaborazione va a gonfie vele, il romano è un a un passo dalla top 10, che raggiungerebbe vincendo ai quarti contro Auger-Aliassime. Un pensiero che non può non esserci, e che rende ancora più soddisfatto papà Stefano ripensando al percorso.
D: Volevo tornare indietro all’inizio del 2025. Flavio aveva perso sette volte al primo turno, forse aveva un po’ sofferto la dimensione che aveva raggiunto. Da lì, secondo te, il progresso più importante qual è stato, dal punto di vista tecnico o dal punto di vista mentale?
Stefano Cobolli: “Credo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello mentale. Perché è diventato più grande, più maturo e ha lavorato meglio, quindi negli ultimi due anni ha avuto una maggiore disponibilità a lavorare per migliorarsi. Questo è l’aspetto mentale. Dal punto di vista tecnico invece è salito un po’ in tutte le lacune che aveva, anche se ha ancora tanti margini: servizio, colpi di taglio, gioco a rete, risposta, sono tantissime cose in cui era un po’ indietro ma riusciva a mantenere un buon livello con altre caratteristiche. Per stare nei primi 30, primi 20, però, bisogna essere allineati anche dal punto di vista tecnico. Altrimenti solo con grinta, testa e cuore non si va avanti. Lui è stato molto bravo ad avere quella disponibilità e quella voglia di migliorare e di non sentirsi appagato da una classifica che era già di per sé molto buona“.
D: Lui l’ha detto l’altro giorno: “Si respira un’atmosfera diversa, perché ovviamente senza Sinner, senza Alcaraz, senza Djokovic tutti sappiamo che si è aperta una porta”. Lui cosa vi sta trasmettendo? Come si sta interfacciando con voi e con questa situazione?
Stefano Cobolli: “Noi stiamo facendo la stessa routine non solo del primo turno, ma addirittura degli allenamenti della settimana prima. Viviamo con grande consapevolezza i miglioramenti che ha fatto giorno dopo giorno. Lo aspetta una partita con il numero 4 del mondo, quindi non mi sembra che il tabellone sia così aperto come viene raccontato, perché gioca contro il numero 4 del mondo, non contro il numero 100. Trovo che abbia una partita difficilissima e la affronterà, penso, nel migliore dei modi, godendosi appieno questo campo meraviglioso e l’atmosfera che ci sarà“.
D: Dato che hai parlato un po’ delle routine che anche Flavio ci ha raccontato, ti chiedo come siete ripartiti dopo Roma. Avendo giocato anche Amburgo. Sulla globalità della stagione il risultato di Roma conta poco, però sappiamo che per Flavio era importante e ce l’ha detto anche lui.
Stefano Cobolli: “È ovvio, a Roma arrivava da un ottimo momento, con la finale a Monaco e i quarti a Madrid. Quindi le aspettative si erano ancora alzate e ha subito un po’ la pressione di dover fare bene. Secondo me però aveva lavorato molto bene, quindi ero comunque contento anche se ha perso la partita con Tirante.
Perché, a differenza di altri momenti, io guardo sempre i giorni prima del torneo: come si allena, come si alimenta, come dorme, quanto è concentrato, e lì secondo me aveva fatto bene. È stata solo una partita sbagliata, in cui ha subito un po’ il campo. E per la prima volta, un centrale che a lui dà emozioni diverse; ha fatto esperienza, ha capito, e la prossima volta, secondo me, lo subirà un po’ meno e farà meglio, però l’importante è sempre il lavoro precedente, che lì era andato bene“.
D: Il fatto che ci siano tanti italiani avanti: in questi giorni vi siete parlati un po’, vi siete scambiati qualche opinione? Perché è quasi una nazionale che arriva a questo punto, ai quarti. C’è uno scambio di idee oppure ognuno fa la gara per sé?
Stefano Cobolli: “Ognuno fa la gara per sé, essendo uno sport singolo: ognuno ha le sue routine, il suo team, le sue abitudini. È ovvio che, stando nello stesso circolo ed essendo loro molto amici e molto legati, passano semplicemente più giorni insieme, ma non c’è uno scambio di idee su ciò che potrebbe succedere. Stanno vivendo un torneo importantissimo da protagonisti e si vive il momento, non si va a fare grandi discorsi su scenari futuri“.
D: Come emozione, invece, di essere in tanti qua, partiti giovani insieme, molto amici, e arrivare a questi livelli: c’è anche una soddisfazione, no?
Stefano Cobolli: “Certo, c’è un bel convivere, l’atmosfera è molto bella, come lo era in Coppa Davis; non è la prima volta che vivono un’emozione di questo tipo, l’hanno già provata in altri tornei e in Coppa Davis, quindi iniziano a essere abituati. Quello che mi piace molto è la fratellanza che hanno tra di loro: io li vivo anche negli spogliatoi, stanno sempre insieme, scherzano, stanno bene insieme, sono amici, e questo è quello che vi posso dire“.
D: Il giocatore sta diventando fortissimo, siamo già all’undicesimo posto in classifica. Flavio però è sempre molto educato, sorridente, saluta. Come papà e come coach, sei più orgoglioso del suo progresso come giocatore o come uomo che hai formato?
Stefano Cobolli: “Come uomo, senza dubbio. Tutto quello che fa nei confronti delle altre persone mi rende molto orgoglioso, perché vuol dire che dietro c’è stata una famiglia, a partire dai nonni ai genitori, che probabilmente ha fatto un buon lavoro. Il merito è loro e suo, perché da questo punto di vista è un ragazzo speciale. Dico che sono più orgoglioso di questo; come giocatore pretendo ancora tanto e credo che lui possa migliorare ancora molto, quindi non sono ancora pienamente appagato“.
