L'eroe Arnaboldi ha perso ma... ha vinto. La sua è la mia storia emblematica

Editoriali del Direttore

L’eroe Arnaboldi ha perso ma… ha vinto. La sua è la mia storia emblematica

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ROLAND GARROS – A 26 anni dopo 5 anni di sacrifici in Spagna e 15 anni di sacrifici dei genitori, Andrea è riuscito a coronare un sogno anche se ha perso al primo turno nel suo primo Slam. Il nuovo “matrimonio” tecnico di Simone Bolelli ricorda la storia di Sara Errani…

Il commento di Ubaldo al day 3

 

PARIGI – Il bilancio del tennis italiano quest’anno non è buono come quello dello scorso anno quando piazzammo undici giocatori su quindici al secondo turno. Stavolta sono solo sei su tredici. Però la vittoria di Seppi su Santiago Giraldo, per di più ottenuta in tre soli set, era tutt’altro che scontata, anzi sulla base dei risultati di quest’anno nel quale Andreas è sceso in classifica, sia pur non di tanto, e invece il colombiano ha fatto un bel balzo in avanti, può quasi essere considerata una sorpresa.

Fa piacere naturalmente ritrovare un bel Bolelli in questo torneo che lo vide anni fa battere addirittura Del Potro, illudendoci un po’ tutti sul suo potenziale che resta alto, soprattutto se si considera che quest’anno nella race occupa il 52mo posto, vale a dire 100 posti più in alto di quella che è la sua attuale classifica.

Fa piacere anche che la Giorgi vinca partite anche nel torneo dell’unico Slam sulla terra rossa. Lo scorso anno aveva perso al primo turno 64 62 dalla Peng.

Simone Bolelli attribuisce parte dei suoi ritrovato risultati – post operazione al polso – alla nuova racchetta Babolat: “Con la Head il polso quando ho ripreso a giocarci mi faceva ancora male. Ho provato un giorno con una e un giorno con l’altra e ho sentito una differenza decisiva. La racchetta è troppo importante, non è questione di contratti. Con questa Babolat non sento nulla, forse anche perchè il piatto corde ne ha meno, 16/20, riesco a dare più rotazione con meno sforzo, il polso soffre meno, mi aiuta di più in difesa ed ho anche più tocco. Eppure continuo a tendere le corde ad una tensione molta forte, 28/27 mentre prima dopo che ero già passato dalla Head più dura dalla Radical alla Prestige più morbida e le tendevo a 26/25, non riuscivo a non sentire male. Forse perchè la Babolat è più maneggevole, fatto sto che ho scelto di cambiare“.

Questa storia mi ricorda un tantino quella di Sara Errani due anni fa, quando Saretta attribuì buona parte dei suoi progressi al cambo di racchetta. Aveva lasciato un’altra racchetta dura come la Wilson per la Babolat, addirittura confessando di aver pagato una penale – o, potrei sbagliarmi, avendo rinunciato mi pare a 35.000 euro di contratto Wilson- per esser libera di scegliere. Magari anche Simone facesse gli stessi risultati: al prossimo turno ha però David Ferrer e lì mi sa che non ci sia racchetta Babolat o altro che tenga. David è un mostro, troppo più rapido di Simone che pure ha ritrovato fiducia e potenza nel dritto e nel servizio….”mentre in difesa non sono ancora troppo a posto, anche se nella risposta ho fatto progressi“. E il suo coach Umberto Rianna è d’accordo.

Non ho visto granchè bene Sara contro la Keys, tuttavia nel primo set conduceva 5-1, nel terzo ha vinto 6-1, quindi come dicono ormai tuttii giocatori “atteniamoci ai fatti positivi, think positive!“. Tanto più che con la Pfizenmaier, n.93, che né lei né io abbiamo mai visto giocare, in teoria non dovrebbero esserci grossi problemi.

Sulla carta più duro l’impegno della Giorgi contro una ex campionessa del Roland Garros, la Kuznetsova, che però quell’exploit ottenne dieci anni fa. E Svetlana non è più la stessa di allora. Faranno a pallate. Non sarà un match giocato sul filo della tattica, temo. Chissà, magari vince la nostra. Inciso: papà Giorgi è venuto alla conferenza stampa della figlia. Dimostrando più personalità del solito, Camila mi ha chiesto prima dell’inizio della conferenza se avessimo problemi a che il padre presenziasse all conferenza stampa (dopo quanto avevo scritto a seguito di quel che accadde a Roma, con gli insulti ripetuti a Bisti da part dippaà Giorgi). Le ho risposto “Purchè non insulti nessuno dei presenti, per me può stare benissimo.” A fine conferenza stampa Sergio mi ha detto che se ci fosse stato un altro giornalista, avrebbe insultato anche lui, al che io ho replicato che era liberissimo di farlo ma che trovavo sconsigliabile che lo facesse in una conferenza stampa alla presenza dei giornalisti. Lui era di diverso avviso e io sono rimasto della mia opinione.

Ma veniamo… non senza aver ricordato per inciso che le sorprese della giornata sono venute dalla Mladenovic – partner di doppio di Flavia Pennetta – vittoriosa sulla Li Na a dispetto di 102 posti in classifica di divario, n.2 la cinese campionessa in Australia come l’altro grande fresco eliminato Wawrinka (un record per una coppia di due campioni in carica…essere ko al primo turno dello slam successivo) e dall’intramontabile Ivo Karlovic che ha rimandato con tre set a zero le speranze di Grigor Dimitrov (alias Mr Sharapov) di ben figurare in questo torneo. Sorprendente, come ho accennato anche nell’audio registrato stasera con cameraman…Laura Guidobaldi, che Karlovic non abbia vinto alla fine di tre tiebreak, ma di uno solo. Insomma lui ha strappato il servizio al bulgaro più di quanti il bulgaro abbia strappato a lui. Strano no?….

Veniamo dicevo, dopo questo lunghissimo inciso scritto malamente di getto alle 22,45 dopo una lunga e faticosa giornata, a Arnaboldi, il mio eroe.

Eroe uno che ha perso?

Sì, eroe perchè uno che continua a credere in se stesso a 26 anni dopo 5 anni di suoi sacrifici in Spagna e 15 anni di sacrifici finanziari dei genitori, è un eroe. Come eroi benemeriti del tennis italiano, che magari celebra come un suo successo avere avuto 13 rappresentanti al Roland garrso, sono i suoi genitori. Andrea è riuscito a coronare un sogno anche se ha perso al primo turno nel suo primo Slam. “Non tutti riescono a disputare un torneo dello Slam” ha sottolineato con giusto orgoglio il tennista lombardo che, vittorioso da junior nei tornei giovanili di Firenze e Prato, nazionale junior con Fognini, Naso e Viola da un anno – dal future di Bergamo nel quale aveva perso da Fabbiano – viene seguito da una triade di persone, il coach Fabrizio Albani, il fisio Roberto Cadonati, lo psicologo dello sport Smone Sabbadin che ha forse il merito di aver convinto Andrea a fissarsi un obiettivo meglio di quanto fosse stato fatto in passato: “Entrare nei primi 100! Prima pensavo sì ad andare avanti ma senza un obiettivo determinato

Guarda caso Andrea ha raggiunto di questi tempi il suo best ranking, n.174, e con i 45 punti della raggiunta qualificazione (fra l’altro ha battuto quel Zeballos che vanta sulla terra rossa addirittura una vittoria su Nadal), salirà ancora un po’.

Ma lui è il mio eroe perchè è facile continuare a giocare quando arrivano subito i risultati, quando hai sponsor, quando hai una federazione che ti aiuta, quando hai il talento di Fognini (che pure se non avesse avuto il padre per anni a pagargli l’ex coach di Gaudenzi…).

Andrea è stato aiutato fin quando era nazionale junior perchè era uno dei migliori due/tre italiani. Era doveroso, il minimo. L’avrebbe fatto anche la federazione più povera d’Africa (esagero…). Poi la Fit lo ha aiutato ancora fino ai 21 anni, dopo di che lo ha abbandonato al suo destino fino ad un anno e mezzo fa quando lo ha reinvitato a Tirrenia per quasi cinque mesi consentendogli di allenarsi.

Stessa cosa aveva fatto la Fit di Galgani, ma a livello di 18 anni, con i vari classe ’70 Furlan, Caratti, Mordegan e soci. Piatti, meno ricco e meno politico ma più lungimirante di Galgani e della Fit, preferì lasciare la Fit e dedicarsi ai ragazzi.

Binaghi e l’attuale Fit hanno fatto lo stesso errore, spostato sui 21 anni anzichè sui 18 (ma è la stessa cosa, perchè si è spostata in avanti anche la maturazione tecnico-agonistica del tennista)

Il problema è proprio lì. Se un tempo si arrivava – chi ci riusciva – fra i top 100 o anche più avanti, a 21 anni, oggi non ce la fa quasi più nessuno, salvo talenti naturali straordinari. I tempi sono cambiati da un pezzo. Una federazione che si rispetti deve cercare di aiutare i non talenti straordinari che siano però in grado di allargare la base di quelli che giocano bene, di quelli che possono arrivare fra i primi 100 del mondo. Se ci arriveranno in 10, vedrete che fra quelli spunterà anche un top-ten, prima o poi.

Andrea mi ha spiegato che per mantenersi in attività, pagando academy a Valencia, il coach Aparisi, le trasferte, il suo budget annuo era sui 35.000/40.000 euro l’anno.

Ebbene, se non ci fosse stato papà Alberto, imprenditore nel settore del marmo, a pagare tutti quei soldi anno dopo anno, per questi cinque anni – e fanno 200.000 euro in cinque anni se fate bene i conti, senza contare tutt quelli comunque spesi anche negli anni in cui la Fit lo ha aiutato ma inevitabilmente fino ad un certo punto: saranno stati 400.000 euro partendo dai suoi 10 anni in poi? Io dico di sì – Andrea avrebbe smesso di giocare e non avrebbe mai giocato un torneo dello Slam (che spero sia stato il primo ma non l’ultimo: con la volontà che ha penso che non sarà l’ultimo).

Chi segue la mia annosa polemica su come andrebbero investiti prioritariamente i soldi della Fit dirà: beh e chissenefrega se Arnaboldi, che non è nemmeno un campione e non sarà mai un campionissimo, non gioca o non giocherà gli Slam?

Il punto è un altro (che mi sono affannato invano a ripetere in questi anni scontrandomi con una pressochè generale incomprensione da parte dei lettori e l’apatica indifferenza di tutti i miei colleghi che avrebbero potuto condividere almeno in parte certe battaglie e costituire minimo stimolo anch’essi): quanti giocatori, anche più dotati di Arnaboldi, non hanno avuto i 400.000 euro necessari – e vi assicuro che i Quinzi hanno speso di più – per affrontare le spese di uno sport che a certi livelli può essere praticato da una ristrettissima élite?

Quanti ce ne siamo persi per strada? Dieci, venti, cento? Se qualcuno, come Arnaboldi, è riuscito eroicamente a “resistere” con la sua famiglia – resistere è la parola giusta, credetemi – è anche perchè c’è stato per sua fortuna quel campionato a squadre per il quale si è fatto di tutto e di più da parte Fit per distruggerlo. Cambiando le regole di partecipazione in continuazione e all’ultimo momento a dispetto di qualunque tipo di pianificazione, dei circoli, dei giocatori, degli sponsor.

Grazie a quel campionato di serie A trascurato, bistrattato e negletto che per diversi anni ha sostenuto Arnaboldi quando ha giocato per il Bassano centrando anche una finale – chiedete all’ex presidente del tennis Capri quante gliene hanno fatte! E se Riccardo Bisti oggi non lavorasse per la Fit potrebbe dirvene molte di più di quante ne so io… – ragazzi come Arnaboldi hanno trovato quel minimo sostentamento che ha loro consentito di tirare avanti, di dipendere un pochino meno dal portafogli di papà.

Quanti si sarebbero sentiti imbarazzati, se così non fosse stato, per dover continuare a chiedere soldi al padre, fino a 26 anni?

Eppure quanti giocatori sono già top-50 o top100, con meno di 23 anni? Andate a vedere, controllate, voi che rispondete che io vaneggio quando dico che il primo dovere di una federazione è favorire prima l’accesso dei giovani allo sport, poi di sostenerli durante il loro cammino allorchè dimostrino di avere determinate capacità.

Se una volta quel cammino era di pochi anni e oggi è diventato di molti anni, bisogna attrezzarsi per molti anni. È chiaro?

Oggi tanti giornalisti stavano a sentire le risposte che, in buona parte, Andrea dava alle mie domande. Ma quanti scriveranno, o avranno scritto, che questo sistema va cambiato, che quando un ragazzo che abbia anche appena un discreto talento – uno che batte Zeballos o lotta con Bolelli non è un negato, siamo d’accordo? – ma una grinta ineusauribile e una voglia infinita di arrivare, deve essere aiutato?

La Fit, come ho scritto, lo ha fatto l’anno scorso invitandolo a Tirrenia dopo 5 anni di black-out e le va dato giusto merito. Ma le va dato anche altrettanto giusto demerito – al di là del caso Arnaboldi – per tutti quei ragazzi che avevano voglia, capacità talento medio prima ancora che risultati sfolgoranti che sono stati abbandonati al loro destino per mancanza di fondi.

Non fare quegli sforzi e poi salire sul carro del vincitore, si chiami Quinzi o Errani o Giorgi…per poter dire, il tennis italiano non è mai andato bene come oggi, scusatemi ma sono buoni tutti!!!

Peggio, molto peggio, perchè quei fondi che c’erano, si sa che c’erano e che ci sono, sono stati destinati ad altre vicende, più politiche, più elettorali, e meno tecniche.

Ripeto, avete una minima idea di quanti giovani discretamente dotati (non dico eccezionalmente dotati) abbiano smesso e magari giocavano meglio di lui, di Arnaboldi?

Per favore, cercate di capirmi. Io non sto sostenendo che il signor Arnaboldi doveva essere finanziato a colpi di 30.000 euro l’anno.

Ma fossi stato un dirigente federale, quale non sono e non sarò mai, avrei stabilito un budget grazie al quale 30, 40, 50 se non 100 “simil-Arnaboldi-players” avrebbero potuto essere aiutati in maniera concreta ed importante anche dopo una certa età.

Certamente non buttando i soldi dalla finestra, ma facendo una selezione fra i più promettenti, i più dotati, i più determinati. Ma una selezione il più allargata possibile, perchè i Furlan, i Seppi, non erano campioni sui quali sarebbe stato facile scommettere.

Magari avessimo avuto 100 ragazzi in Italia come Arnaboldi. Anche moltiplicando la cifra massima, 30.000 euro l’anno per 100 ragazzi come lui, appena peggiori o appena migliori, avrebbe voluto dire 3 milioni di euro l’anno…non era giusto investirli?

Magari ne sarebbe uscito non certo un Nadal, ma magari anche qualcuno meglio di Arnaboldi…. forse cinque o sei Seppi, l’emblema del giocatore che non ha supertalento ma che lavorando come una formichina anno dopo anno, avendo la fortuna prima di nascere in un club serio e frequentato da gente serie come il Caldaro, poi di aver trovato un coach serio e dedicato come Sartori, ecco che è arrivato dove è arrivato

Ecco alla Fit io non chiedo di progettare, di creare un Nadal o un Federer. Impossibile. Sarebbe una richiesta iniqua e ingiusta.

Chiedo però di fare 5-6 Seppi ogni tre anni e anche 5 o 6 Sartori, Rianna, Fanucci, Pistolesi, Piatti, Castellani, Paci ogni tre anni.

Invece tutti questi tecnici, come la gran parte dei nostri giocatori, si sono fatti e costruiti da soli, grazie a circostanze per lo più fortuite e grazie al loro impegno individuale.

Se non sbaglio quei 3 milioni, anzi 5 l’anno la Fit li sa trovare per altre sue attività. E secondo me, per chi non l’avesse ancora capito, sbaglia. Bravi Arnaboldi quindi, genitori e figli. E in bocca al lupo.

 

 

 

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Editoriali del Direttore

Impasse Coronavirus: che impatto su Federer, Venus e Serena Williams, i Bryan, Nadal, Djokovic?

Dopo i tanti ritiri dell’ultimo biennio (Berdych, Ferrer, Almagro, Baghdatis), molti ipotizzavano che nel 2020 ci fosse il canto del cigno per tante star del tennis. Giocheranno ancora nel 2021?

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Roger Federer e Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Avvertenza ai lettori. Evitino di leggerlo tutti coloro che, dopo aver letto il titolo, si appresterebbero a dire che sto, stiamo cercando di acchiappare clic. Cerchiamo semplicemente di trattare quegli argomenti che ci accorgiamo – in tempi di Coronavirus e di tennis off limits per chissà quanto tempo ancora – vengono discussi fra gli appassionati che sono bombardati da bollettini più o meno catastrofici sui contagi e ogni tanto vorrebbero anche distrarsi un po’ con qualche argomento più leggero.

Avverto subito di seguito i lettori superstiti per correttezza, o onestà intellettuale come ormai si usa dire, che non ho notizie certe sulle ipotesi che sto per fare, ma che tuttavia uso le previsioni che da più parti del microcosmo tennistico venivano fatte. Non anni fa, ma fino a pochissimo tempo fa. Direi fino alla cancellazione del torneo di Indian Wells – come vola il tempo, sembra un secolo fa! – quando sembravano ancora attendibili, attendibilissime. E tuttavia da qualche dato, da qualche aspetto curioso, da qualche considerazione che ho in testa, penso che una amichevole discussione dovrebbe poter scaturire.

Comincio con il ricordare che fra 2019 e inizio 2020, a far fronte all’inattesissimo, sorprendente, quasi inspiegabile “comeback” di Kim Cljisters si sono verificati tanti ritiri di giocatori noti, a cominciare da un paio di “sempreverdi” top-ten, David Ferrer e Tomas Berdych, per proseguire con Nicolas Almagro, Mikhail Youzhny, Marcos Baghdatis, ma anche Victor Estrella Burgos e Max Mirny. E fra le donne la più famosa è certo l’ex n.1 del mondo Maria Sharapova, ma anche Sweet Caroline Wozniacki, Dominika “Cipollina” Cibulkova. Nel 2018 aveva detto basta Tommy Haas, le nostre Francesca Schiavone, Roberta Vinci e Karin Knapp, Nadia Petrova e chissà quanti/e dimentico… aggiungete pure voi.

 

Ma cosa si prevedeva che sarebbe successo nel 2020 e oltre? Per quanti questo sarebbe stato l’anno dell’addio? Beh, i gemelloni sovrani del doppio Bryan, 42 anni il prossimo 29 aprile – Bob 119 titoli di doppio e Mike 124 – avevano annunciato che avrebbero giocato l’ultimo US Open per poi appendere la racchetta al chiodo dopo essere stati insieme n.1 del mondo di specialità per 438 settimane (ma Mike lo è stato per 506), di cui 139 consecutive: ennesimo record. Altro record: per 10 anni hanno chiuso la stagione da n.1. Potrebbero rivedere i loro piani e giocare le Finali di Davis a novembre? Anche se adesso perfino la nuova Coppa Davis rischia di saltare, sebbene a Madrid la si giochi quando più tardi non si potrebbe. Ma nessuno può giurare che l’effetto Coronavirus, che in Spagna sta imperversando quasi come in Italia, sia davvero finito, anche se tutti ce lo auguriamo.

Dai 42 anni dei Bryan, andando a ritroso dai più anziani e soffermandosi sugli ex n.1 ecco Venus Ebony Williams. Il 17 giugno Venus compierà 40 anni. Pur avendo vinto 7 Slam (in 16 finali), fra cui 5 Wimbledon, Venus è stata n.1 del mondo in tre occasioni ma complessivamente soltanto per 11 settimane, una differenza enorme con Serena che lo è stata per 319 (9 più di Roger Federer!) e certo gliene ha sottratta più d’una. Beh Venus mi aveva fatto intendere un anno fa che il suo obiettivo era partecipare ancora una ultima volta alle Olimpiadi. Già medagliata d’oro 4 volte (come soltanto la sorella Serena) con un oro in singolo e tre in doppio (più una medaglia d’argento in doppio misto. Record per il tennis, a pari merito con
Kitty McKane Godfree), lei che era già la sola tennista a potersi vantare di aver vinto una medaglia in 4 Olimpiadi diverse (da Sydney 2000 in poi), se fosse riuscita a vincere un’altra medaglia anche a Tokyo avrebbe stabilito un record probabilmente imbattibile. In 14 finali di Slam in doppio femminile lei e Serena non ne hanno persa una.

Le due sconfitte patite con una ragazzina che avrebbe tranquillamente potuto essere sua figlia, la quindicenne Coco Gauff in due Slam, Wimbledon e Australian Open, non l’hanno turbata al punto da dichiararsi pronta al ritiro, però anche se la classifica “ghiacciata” dal virus la vede oggi e per chissà quanto soltanto n.67 del mondo, io confesso che sarei molto ma molto sorpreso se con le Olimpiadi slittate al 2021 Venus non avesse già detto “no mas”. Oltretutto riguardo a Tokyo 2020 da disputare nel 2021 – i giapponesi non vogliono buttare a mare i loghi e tutto il materiale pubblicitario contrassegnato dal 2020 – non si sa ancora quale possa essere la data. Chi dice giugno (quando ci saranno europei di calcio, Giro d’Italia, per citare i primi eventi che mi vengono a mente…), chi dice marzo, quando per almeno uno dei due Masters 1000, Indian Wells oppure Miami si tratterebbe di un nuovo disastro, chi dice la stessa data che era stata programmata per quest’anno.

Venus Williams – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

A PAGINA 2: CI SARANNO ROGER FEDERER E SERENA NEL 2021?

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Editoriali del Direttore

Il caos provocato dal Roland Garros e le possibili ritorsioni di ATP e WTA

Francesi colpevoli ma non troppo. Roma e Italian Open alla finestra. Anche Rafa Nadal egoista? Ma allora Roger Federer? Gaudenzi e Calvelli malcapitati coraggiosi. Non è la prima guerra nel tennis

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I trofei del Roland Garros (foto via Twitter, @rolandgarros)

La mossa a sorpresa dei francesi, con il rinvio del Roland Garros al mese di settembre, in barba a cinque tornei fra ATP e WTA e alla Laver Cup, non poteva non scatenare un putiferio di reazioni. Non è pensabile che il presidente della federtennis, il francese (corso come Napoleone) Giudicelli e il direttore del torneo Guy Forget non se lo aspettassero. Hanno voluto mettere il cappello sulla prima data valida e sono andati dritti per la loro strada, pensando che sì… gli altri centri di potere del tennis non avrebbero gradito, ma magari tanti giocatori sì, perché soprattutto quelli che non sono invitati a Boston per la Laver Cup, a uno Slam non rinunciano tanto volentieri. Solo gli Slam garantiscono – quale più quale meno – intorno ai 40.000 euro a chi perde al primo turno.

IL (SOLITO) PROBLEMA DEL CALENDARIO

Come ho scritto pochi minuti dopo aver appreso l’annuncio-bomba, concordando abbastanza con la terminologia con cui si è espresso Vasek Pospisil (che però aveva torto nel dire che nessuno era stato interpellato), è stata una dichiarazione egoistica, menefreghista, arrogante per il modo molto francese di comunicarla. Ed è stata o una sorta di guerra a tutto l’establishment dei centri di potere che governano il tennis, oppure – nel migliore dei casi – una aperta provocazione volta a raggiungere l’obiettivo di una ristrutturazione del calendario. Una ristrutturazione che tutti quegli stessi organismi che gestiscono il tennis invocano da sempre, ma ciascuno vorrebbe gestirlo in modo da fare gli interessi propri. E così l’accordo non si è mai raggiunto.

LE POSSIBILI RITORSIONI DEI GIOCATORI

Magari lo scacco dei francesi a ATP, WTA, Australian Open e USTA – più che a Wimbledon che mantiene sempre un certo distacco, noblesse oblige frase francese che gli inglesi impersonano meglio – si rivolterà contro gli stessi francesi come un boomerang, nel cui lancio soprattutto gli australiani sono grandi maestri. Le “ritorsioni” dei giocatori, ATP come WTA, potrebbero rivelarsi di vario tipo.

La prima: boicottare in massa il Roland Garros settembrino. La seconda (dopo aver constatato di non poter riuscire a conquistare un’unanimità sindacale tipo Wimbledon 1973 perché molti giocatori premerebbero per giocare ugualmente uno Slam dopo aver subito già troppe cancellazioni per via del Coronavirus; fra questi Andrey Rublev è stato chiaro: “Meglio giocare uno Slam che rinunciarvi. Noi non abbiamo stipendi. Ma montepremi.Se non si gioca non si guadagna”): togliere i punti ATP a chi gioca il Roland Garros a settembre. La terza: minacciare di toglierli anche nel maggio 2021 (ipotesi che potrebbe non dispiacere anche agli altri tre Slam). La quarta: cancellare il Masters 1000 di Bercy che appartiene alla stessa federazione francese, regalando ad un’altra città l’ambita data.

 

GLI ALLEATI DI PARIGI

Parigi e la federtennis francese potrebbero trovare, d’altro canto, insperati alleati in quei tornei della stagione “rossa” che il Coronavirus ha cancellato e dei quali l’eventuale rinvio delle Olimpiadi, dei Masters 1000 di Canada e Cincinnati nonché al limite dello stesso US Open – chi può sapere come sarà messa la Grande Mela a fine agosto? – potrebbe favorire la insperata resurrezione. All’insegna del detto latino più cinico fra tutti, mors tua vita mea. E allora ecco che Roma – se di nuovo città aperta – e altre sedi di cancellati tornei sulla terra battuta potrebbero rifarsi sotto, ben felici – anche dopo aver pensato il peggio sulla mossa di Giudicelli e Forget – di far da prologo al Roland Garros settembrino. Molto meno probabile mi pare l’ipotesi di un Torino o Milano indoor che a novembre, di concerto con l’ATP, cancellasse l’ATP Next Gen o sostituisse Bercy…

Oggi è in programma una riunione in videoconferenza del consiglio della Federtennis. Scommetterei che verrà assunta una posizione pilatesca, d’attesa. Del tipo: noi ci siamo, se ci date uno slot siamo pronti ad occuparlo. Non mi aspetto nessuna condanna nei confronti dei francesi. Semplicemente perché anche i nostri Machiavelli se intravedranno una opportunità di disputare il torneo più in qua, ad agosto come a settembre o ottobre, prima o dopo lo Slam parigino, non la scarteranno di certo.

IL SILENZIO ASSENSO DI NADAL

Tornando alla mossa rivoluzionaria francese – del resto chi più dei francesi ha la titolarità per scatenare una rivoluzione? – non c’è dubbio che in tempi di pandemia e di lotta che dovrebbe essere universalmente solidale essa è invece apparsa all’intero microcosmo tennistico come un atto assolutamente unilaterale. Anche per la tempistica e il modo in cui è stata comunicata. Che si siano preoccupati di conquistare il consenso del re del Roland Garros Rafa Nadal è stato quasi un gesto dovuto. Se Rafa gli avesse detto subito di no, la loro posizione si sarebbe fortemente indebolita. L’assenso di Nadal l’hanno raccontato Giudicelli e Forget. Il silenzio di Nadal – che almeno fino a ieri non si era pronunciato ma non aveva neanche smentito – pare interpretabile come un silenzio assenso. È criticabile allora anche l’egoismo di Rafa (che supporta anche la Davis di ITF e Piquè almeno fino a che la si gioca a Madrid)? Certo che sì, ma d’altra parte allora che dire di Federer e della sua Laver Cup che dal nulla si è accaparrata una settimana del calendario (che avrebbe fatto tanto comodo alla Coppa Davis per evitare quegli orari allucinanti del novembre scorso)? 

A pagina 2: il coraggio dei nuovi boss ATP, Roland Garros colpevole ma non troppo, le guerre di potere

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Editoriali del Direttore

Il Roland Garros slitta di quattro mesi: si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre

Il rinvio del Roland Garros è una dichiarazione di guerra o una provocazione per l’apertura di una trattativa alla riforma del calendario? Si giocherebbe una settimana dopo l’US Open. Gli Internazionali d’Italia nella data di Parigi?

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Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)

Il clamoroso annuncio della Federazione francese (ore 16,48) di spostare la disputa del Roland Garros da maggio a settembre-ottobre (20 settembre- 4 ottobre) ha preso tutti in contropiede. ATP, WTA e tutti i giocatori compresi (furiosi, direi imbestialiti). Forse lo sapeva solo Haggerty, presidente ITF, la federazione internazionale di cui Bernard Giudicelli, presidente della Federtennis francese, è vicepresidente. Si vedrà in seguito se questo annuncio è anche una dichiarazione di guerra all’ATP e alla WTA e forse una dura, durissima provocazione per riaprire una trattativa sul calendario, al fine di:

  • a) impedire che Indian Wells e Miami potessero mettere il  cappello su quelle stesse date come a un certo punto era trapelato  (e chissà, magari pure un Wimbledon costretto al rinvio)
  • b) conquistare una settimana in più per la Coppa Davis in barba alla Laver Cup tanto cara a Roger Federer e a quei top player che con l’evento previsto a Boston dal 25 al 27 settembre guadagnano (divertendosi) montagne di soldi.

Può la Federtennis francese, pur supportata prevedibilmente dall’ITF, mettersi in guerra contro giocatori e giocatrici, facendosi forza soltanto sul prestigio di uno Slam, degli Slam? L’ATP diventò un sindacato molto più forte per una vicenda molto meno prepotente nel 1973, quando un’ottantina dei giocatori più forti del mondo decise di boicottare Wimbledon per protestare contro una sola federazione, quella jugoslava, che aveva sanzionato e squalificato Nikki Pilic reo di essersi rifiutato di giocare in Coppa Davis (dove giocava gratis) per seguire invece il programma dei suoi tornei. Fu una battaglia di principio, quella dell’affermazione del professionismo nel tennis. A Wimbledon disputarono la finale due tennisti dell’Est comunista, il ceco Kodes e il russo Metreveli che non poterono scioperare come gli altri.

 

Il clamoroso annuncio francese a mio avviso finirà per decretare anche la cancellazione degli Internazionali d’Italia. Dopo che tutti i politici e gli opinionisti italiani hanno dato di irresponsabili a governanti francesi e britannici per aver sottovalutato la pandemia del Coronavirus, voglio proprio vedere con quale coraggio, con quale incoscienza, invece in Italia si potrebbe pensare di fare giocare gli Internazionali come se nulla fosse. Già solo proseguire nei lavori di ristrutturazione al Foro Italico mi sembrerebbe strano. Però francamente non so se la FIT sia assicurata per il lucro cessante (20 milioni di euro circa?).

Vero che lo scorso anno la Federtennis si distinse per i non dissimulati tentativi di non rimborsare i biglietti studiando tutti i possibili stratagemmi per non farlo, ma credo che a questo punto sarà il Governo italiano a decidere misure analoghe a quelle del Governo francese, visto che gli Internazionali d’Italia avrebbero dovuto disputarsi a partire dal 10 maggio, due settimane prima del Roland Garros. E ovviamente le qualificazioni si dovrebbero giocare nella settimana ancora precedente.:

UN POSSIBILE COLPO DI SCENA?

Ma ci potrebbe essere un colpo di scena: gli Internazionali d’Italia potrebbero scivolare al posto del Roland Garros, spostarsi di 15 giorni più in là sperando che l’effetto Coronavirus fosse scemato. Potrebbe essere una carta disperata, ma perché non tentarla? Di sicuro all’ATP non dispiacerebbe. E Binaghi e soci pur di salvare capra e cavoli ci potrebbero provare. Ma se Monte-Carlo, Madrid altri tornei volessero conquistarsi le settimane lasciate vacanti dal Roland Garros a chi l’ATP darebbe priorità senza scatenare un putiferio per il privilegio assegnato?

L’annuncio del presidente Giudicelli ha colto tutti di sorpresa, anche se i prodromi, se non proprio le avvisaglie, si potevano avvertire quando a seguito del decreto del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e del ministro dell’interno Christophe Castaner che aveva bloccato una grandissima parte dei cantieri edili di lavoro, tutto si era fermato anche a Porte D’Auteuil. Era prevista per il 23 maggio la festosa inaugurazione del nuovo tetto retrattile con 16 ali di diverse centinaia di tonnellate ciascuno che avrebbe coperto il Philippe Chatrier, ma la festa non ci sarà. La fase di sospensione dei lavori avrebbe dovuto come minimo riguardare 15 giorni per “i lavori non essenziali”. Ma avrebbe però potuto essere prolungata, stante l’incertezza sullo sviluppo della pandemia. L’appello del Governo era stato volto a favorire il lavoro in via telematica.

I cancelli nella mattinata di martedì erano rimasti chiusi, le gru erano abbandonate nel mezzo delle vie di scorrimento del Roland Garros, dei 600 operai normalmente impegnati per la conclusione dei lavori non c’era quasi più traccia.

I lavori fermi a Parigi

Le misure prese dal Governo francese hanno fatto dichiarare ai responsabili della federtennis francese: È impossibile per noi continuare per rispettare le date originariamente programmate”.Nel comunicato della FFT si legge di seguito: “L’intero mondo è sotto gli effetti della crisi della salute pubblica per via del COVID-19. Per assicurare la salute e la sicurezza di chiunque sia coinvolto nell’organizzazioen del torneo, la FFT ha deciso che l’edizione 2020 del Roland Garros si disputerà dal 20 settembre al 4 ottobre”.

Cioè esattamente una settimana dopo la conclusione dell’US Open – con un arduo intemerato passaggio dal cemento di Flushing Meadows alla terra rossa di Parigi (che cosa sceglierà Rafa Nadal se davvero ci fossero due Slam così ravvicinati? Avrebbe 4000 punti ATP da difendere nei due Slam! Vero che anche fra Roland Garros e Wimbledon per anni c’erano solo due settimane e il passaggio da una superficie all’altra non era così banale…) e di fatto… montando sopra il weekend previsto a Boston per la disputa della Laver Cup. Roba mai successa nella storia del tennis, il cui maggior rivoluzionamento del calendario avvenne fra il 1977 e il 1985, quando l’Australian Open passò ad essere l’ultimo Slam dell’anno nel calendario dopo essere stato sempre il primo. Qualcuno ricorderà anche che per molti anni gli Internazionali d’Italia si svolgevano dopo quelli di Francia.

Una mossa super-coraggiosa o super-incosciente? Vedremo. Di certo la Federtennis francese, a giudicare dalla prime reazioni dei giocatori, incluso il board-member canadese Vasek Pospisil (sempre uno dei più ribelli allo status quo già da anni), non ha avvertito nessuno delle proprie intenzioni: È follia! (madness). Nessuna comunicazione con i giocatori né con l’ATP. We have ZERO say in questo sport (contiamo zero). It’s time. È tempo” (tweet poi cancellato e sostituito con una versione leggermente più edulcorata, ma dopo aver dato a tutti la possibilità di leggerlo).

Significa, ovviamente, “è tempo che noi tennisti reagiamo”. Come reagiranno loro che già da anni si lamentavano perché i quattro Slam facevano guadagni pazzeschi mentre le percentuali spettanti agli attori protagonisti dello spettacolo, i giocatori, erano a loro dire modeste, insufficienti? Sono anni che c’era guerra più o meno sotterranea fra le varie sigle che governano il tennis. Adesso è venuta allo scoperto. Nelle prossime ore ne sentiremo delle belle.

Proseguiva ll comunicato francese: “È impossibile sapere quale sarà la situazione il 18 maggio (quando sarebbero dovute cominciare le gare di qualificazione), ma le misure di contenimento (imposte dal Coronavirus) ci hanno reso impossibile continuare a lavorare per preparare il torneo che a questo punto non possiamo mantenere nelle date previste.

Per agire responsabilmente e proteggere la salute dei suoi impiegati, dei fornitori di servizi durante il periodo organizzativo la FFT ha scelto l’unica opzione che gli consente di mantenere in piedi l’edizione 2020 pur continuando a combattere la lotta contro il COVID-19. In questo importante momento della sua storia, e poiché i progressi nella modernizzazione dello stadio dicono che il torneo può essere mantenuto, la FFT era felice di poterlo fare. Quindi il Roland Garros si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre. La decisione è stata presa nell’interesse della comunità dei giocatori professionisti (Vedremo se la intenderanno così, e vedremo cosa ne penseranno i direttori dei tornei di settembre-fine ottobre; n.di UBS) la cui programmazione è già stata compromessa, e nell’interesse di tanti fan del tennis e del Roland Garros”.

“Abbiamo preso queste diffiicile e coraggiosa decisione in questa situazione senza precedenti che si è evoluta fortemente dallo scorso weekend. Stiamo agendo responsabilmente e dobbiamo lavorare insieme lottando per assicurare la salute e la sicurezza di tutti” ha dichiarato Giudicelli. È stato intanto annunciato con grande tempestività che tutti i biglietti acquistati verranno rimborsati o cambiati in conseguenza della nuove date. Verranno date successivamente informazioni al riguardo.

È chiaro che c’erano, ci sono, in ballo tantissimi soldi che la federazione francese non vuole perdere dopo averne investiti già tantissimi per tutti i lavori di ammodernamento del Roland Garros. Se non ricordo male il ricavato utile di ogni edizione del Roland Garros sfiora i 100 milioni di euro. Non sono noccioline. Non ci si rinuncia facilmente. E poi a favore di chi? Dei tornei ATP del circuito asiatico? La FFT ha preso anche una decisione contro il proprio torneo di Metz, oltre che quello di San Pietroburgo. Cinque tornei ATP 250, un WTA Premier 5 a Wuhan e un Premier Mandatory a Pechino si dovrebbero disputare in quelle stesse due settimane.

Adesso quanto tempo passerà prima che la nostra Federtennis prenda anch’essa una decisione altrettanto tempestiva? Essa certamente non può mettersi contro ATP e WTA come hanno fatto i francesi. Gli Internazionali d’Italia fanno parte di quei due circuiti. Non sono due Slam.

Forse non tutto il male verrà per nuocere, come tante volte succede nelle situazioni semi-disperate. Potrebbe finalmente essere riformato quel calendario assurdo che secondo John McEnroe sarebbe stato riformato soltanto se il mondo del tennis avesse avuto un “commissioner” come hanno gli sport professionistici americani. Fino ad oggi le varie sigle, ATP, WTA, ITF non hanno mai consentito di organizzare il calendario in un modo ragionevole. Basti pensare a che cosa è successo con la nuova Davis Cup by Piquè-Rakuten versus l’ATP Cup per la quale l’Australia, da una parte componente ITF ma dall’altra co-organizzatrice di Federer-Laver Cup e ATP Cup, ha tenuto il piede in tre staffe! Un miracolo di equilibrismo. E di opportunismo. Il problema del Coronavirus e della salute pubblica è primario, ma come sempre sono anche i soldi che comandano. Anche se tutti si mascherano dietro a scelte di tipo ideologico.

Bernard Giudicelli, presidente della FFT, ha dichiarato: “Abbiamo preso una decisione coraggiosa in questa situazione senza precedenti, stiamo agendo con responsabilità e dobbiamo lavorare insieme per assicurarci della salute e della sicurezza di tutti”.


DIRETTA FACEBOOK – Il punto di vista di Luca Baldissera e Vanni Gibertini

Rivoluzione francese: Il Roland Garros a fine settembre

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 17 marzo 2020

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