L'eroe Arnaboldi ha perso ma... ha vinto. La sua è la mia storia emblematica

Editoriali del Direttore

L’eroe Arnaboldi ha perso ma… ha vinto. La sua è la mia storia emblematica

Pubblicato

il

ROLAND GARROS – A 26 anni dopo 5 anni di sacrifici in Spagna e 15 anni di sacrifici dei genitori, Andrea è riuscito a coronare un sogno anche se ha perso al primo turno nel suo primo Slam. Il nuovo “matrimonio” tecnico di Simone Bolelli ricorda la storia di Sara Errani…

Il commento di Ubaldo al day 3

 

PARIGI – Il bilancio del tennis italiano quest’anno non è buono come quello dello scorso anno quando piazzammo undici giocatori su quindici al secondo turno. Stavolta sono solo sei su tredici. Però la vittoria di Seppi su Santiago Giraldo, per di più ottenuta in tre soli set, era tutt’altro che scontata, anzi sulla base dei risultati di quest’anno nel quale Andreas è sceso in classifica, sia pur non di tanto, e invece il colombiano ha fatto un bel balzo in avanti, può quasi essere considerata una sorpresa.

Fa piacere naturalmente ritrovare un bel Bolelli in questo torneo che lo vide anni fa battere addirittura Del Potro, illudendoci un po’ tutti sul suo potenziale che resta alto, soprattutto se si considera che quest’anno nella race occupa il 52mo posto, vale a dire 100 posti più in alto di quella che è la sua attuale classifica.

Fa piacere anche che la Giorgi vinca partite anche nel torneo dell’unico Slam sulla terra rossa. Lo scorso anno aveva perso al primo turno 64 62 dalla Peng.

Simone Bolelli attribuisce parte dei suoi ritrovato risultati – post operazione al polso – alla nuova racchetta Babolat: “Con la Head il polso quando ho ripreso a giocarci mi faceva ancora male. Ho provato un giorno con una e un giorno con l’altra e ho sentito una differenza decisiva. La racchetta è troppo importante, non è questione di contratti. Con questa Babolat non sento nulla, forse anche perchè il piatto corde ne ha meno, 16/20, riesco a dare più rotazione con meno sforzo, il polso soffre meno, mi aiuta di più in difesa ed ho anche più tocco. Eppure continuo a tendere le corde ad una tensione molta forte, 28/27 mentre prima dopo che ero già passato dalla Head più dura dalla Radical alla Prestige più morbida e le tendevo a 26/25, non riuscivo a non sentire male. Forse perchè la Babolat è più maneggevole, fatto sto che ho scelto di cambiare“.

Questa storia mi ricorda un tantino quella di Sara Errani due anni fa, quando Saretta attribuì buona parte dei suoi progressi al cambo di racchetta. Aveva lasciato un’altra racchetta dura come la Wilson per la Babolat, addirittura confessando di aver pagato una penale – o, potrei sbagliarmi, avendo rinunciato mi pare a 35.000 euro di contratto Wilson- per esser libera di scegliere. Magari anche Simone facesse gli stessi risultati: al prossimo turno ha però David Ferrer e lì mi sa che non ci sia racchetta Babolat o altro che tenga. David è un mostro, troppo più rapido di Simone che pure ha ritrovato fiducia e potenza nel dritto e nel servizio….”mentre in difesa non sono ancora troppo a posto, anche se nella risposta ho fatto progressi“. E il suo coach Umberto Rianna è d’accordo.

Non ho visto granchè bene Sara contro la Keys, tuttavia nel primo set conduceva 5-1, nel terzo ha vinto 6-1, quindi come dicono ormai tuttii giocatori “atteniamoci ai fatti positivi, think positive!“. Tanto più che con la Pfizenmaier, n.93, che né lei né io abbiamo mai visto giocare, in teoria non dovrebbero esserci grossi problemi.

Sulla carta più duro l’impegno della Giorgi contro una ex campionessa del Roland Garros, la Kuznetsova, che però quell’exploit ottenne dieci anni fa. E Svetlana non è più la stessa di allora. Faranno a pallate. Non sarà un match giocato sul filo della tattica, temo. Chissà, magari vince la nostra. Inciso: papà Giorgi è venuto alla conferenza stampa della figlia. Dimostrando più personalità del solito, Camila mi ha chiesto prima dell’inizio della conferenza se avessimo problemi a che il padre presenziasse all conferenza stampa (dopo quanto avevo scritto a seguito di quel che accadde a Roma, con gli insulti ripetuti a Bisti da part dippaà Giorgi). Le ho risposto “Purchè non insulti nessuno dei presenti, per me può stare benissimo.” A fine conferenza stampa Sergio mi ha detto che se ci fosse stato un altro giornalista, avrebbe insultato anche lui, al che io ho replicato che era liberissimo di farlo ma che trovavo sconsigliabile che lo facesse in una conferenza stampa alla presenza dei giornalisti. Lui era di diverso avviso e io sono rimasto della mia opinione.

Ma veniamo… non senza aver ricordato per inciso che le sorprese della giornata sono venute dalla Mladenovic – partner di doppio di Flavia Pennetta – vittoriosa sulla Li Na a dispetto di 102 posti in classifica di divario, n.2 la cinese campionessa in Australia come l’altro grande fresco eliminato Wawrinka (un record per una coppia di due campioni in carica…essere ko al primo turno dello slam successivo) e dall’intramontabile Ivo Karlovic che ha rimandato con tre set a zero le speranze di Grigor Dimitrov (alias Mr Sharapov) di ben figurare in questo torneo. Sorprendente, come ho accennato anche nell’audio registrato stasera con cameraman…Laura Guidobaldi, che Karlovic non abbia vinto alla fine di tre tiebreak, ma di uno solo. Insomma lui ha strappato il servizio al bulgaro più di quanti il bulgaro abbia strappato a lui. Strano no?….

Veniamo dicevo, dopo questo lunghissimo inciso scritto malamente di getto alle 22,45 dopo una lunga e faticosa giornata, a Arnaboldi, il mio eroe.

Eroe uno che ha perso?

Sì, eroe perchè uno che continua a credere in se stesso a 26 anni dopo 5 anni di suoi sacrifici in Spagna e 15 anni di sacrifici finanziari dei genitori, è un eroe. Come eroi benemeriti del tennis italiano, che magari celebra come un suo successo avere avuto 13 rappresentanti al Roland garrso, sono i suoi genitori. Andrea è riuscito a coronare un sogno anche se ha perso al primo turno nel suo primo Slam. “Non tutti riescono a disputare un torneo dello Slam” ha sottolineato con giusto orgoglio il tennista lombardo che, vittorioso da junior nei tornei giovanili di Firenze e Prato, nazionale junior con Fognini, Naso e Viola da un anno – dal future di Bergamo nel quale aveva perso da Fabbiano – viene seguito da una triade di persone, il coach Fabrizio Albani, il fisio Roberto Cadonati, lo psicologo dello sport Smone Sabbadin che ha forse il merito di aver convinto Andrea a fissarsi un obiettivo meglio di quanto fosse stato fatto in passato: “Entrare nei primi 100! Prima pensavo sì ad andare avanti ma senza un obiettivo determinato

Guarda caso Andrea ha raggiunto di questi tempi il suo best ranking, n.174, e con i 45 punti della raggiunta qualificazione (fra l’altro ha battuto quel Zeballos che vanta sulla terra rossa addirittura una vittoria su Nadal), salirà ancora un po’.

Ma lui è il mio eroe perchè è facile continuare a giocare quando arrivano subito i risultati, quando hai sponsor, quando hai una federazione che ti aiuta, quando hai il talento di Fognini (che pure se non avesse avuto il padre per anni a pagargli l’ex coach di Gaudenzi…).

Andrea è stato aiutato fin quando era nazionale junior perchè era uno dei migliori due/tre italiani. Era doveroso, il minimo. L’avrebbe fatto anche la federazione più povera d’Africa (esagero…). Poi la Fit lo ha aiutato ancora fino ai 21 anni, dopo di che lo ha abbandonato al suo destino fino ad un anno e mezzo fa quando lo ha reinvitato a Tirrenia per quasi cinque mesi consentendogli di allenarsi.

Stessa cosa aveva fatto la Fit di Galgani, ma a livello di 18 anni, con i vari classe ’70 Furlan, Caratti, Mordegan e soci. Piatti, meno ricco e meno politico ma più lungimirante di Galgani e della Fit, preferì lasciare la Fit e dedicarsi ai ragazzi.

Binaghi e l’attuale Fit hanno fatto lo stesso errore, spostato sui 21 anni anzichè sui 18 (ma è la stessa cosa, perchè si è spostata in avanti anche la maturazione tecnico-agonistica del tennista)

Il problema è proprio lì. Se un tempo si arrivava – chi ci riusciva – fra i top 100 o anche più avanti, a 21 anni, oggi non ce la fa quasi più nessuno, salvo talenti naturali straordinari. I tempi sono cambiati da un pezzo. Una federazione che si rispetti deve cercare di aiutare i non talenti straordinari che siano però in grado di allargare la base di quelli che giocano bene, di quelli che possono arrivare fra i primi 100 del mondo. Se ci arriveranno in 10, vedrete che fra quelli spunterà anche un top-ten, prima o poi.

Andrea mi ha spiegato che per mantenersi in attività, pagando academy a Valencia, il coach Aparisi, le trasferte, il suo budget annuo era sui 35.000/40.000 euro l’anno.

Ebbene, se non ci fosse stato papà Alberto, imprenditore nel settore del marmo, a pagare tutti quei soldi anno dopo anno, per questi cinque anni – e fanno 200.000 euro in cinque anni se fate bene i conti, senza contare tutt quelli comunque spesi anche negli anni in cui la Fit lo ha aiutato ma inevitabilmente fino ad un certo punto: saranno stati 400.000 euro partendo dai suoi 10 anni in poi? Io dico di sì – Andrea avrebbe smesso di giocare e non avrebbe mai giocato un torneo dello Slam (che spero sia stato il primo ma non l’ultimo: con la volontà che ha penso che non sarà l’ultimo).

Chi segue la mia annosa polemica su come andrebbero investiti prioritariamente i soldi della Fit dirà: beh e chissenefrega se Arnaboldi, che non è nemmeno un campione e non sarà mai un campionissimo, non gioca o non giocherà gli Slam?

Il punto è un altro (che mi sono affannato invano a ripetere in questi anni scontrandomi con una pressochè generale incomprensione da parte dei lettori e l’apatica indifferenza di tutti i miei colleghi che avrebbero potuto condividere almeno in parte certe battaglie e costituire minimo stimolo anch’essi): quanti giocatori, anche più dotati di Arnaboldi, non hanno avuto i 400.000 euro necessari – e vi assicuro che i Quinzi hanno speso di più – per affrontare le spese di uno sport che a certi livelli può essere praticato da una ristrettissima élite?

Quanti ce ne siamo persi per strada? Dieci, venti, cento? Se qualcuno, come Arnaboldi, è riuscito eroicamente a “resistere” con la sua famiglia – resistere è la parola giusta, credetemi – è anche perchè c’è stato per sua fortuna quel campionato a squadre per il quale si è fatto di tutto e di più da parte Fit per distruggerlo. Cambiando le regole di partecipazione in continuazione e all’ultimo momento a dispetto di qualunque tipo di pianificazione, dei circoli, dei giocatori, degli sponsor.

Grazie a quel campionato di serie A trascurato, bistrattato e negletto che per diversi anni ha sostenuto Arnaboldi quando ha giocato per il Bassano centrando anche una finale – chiedete all’ex presidente del tennis Capri quante gliene hanno fatte! E se Riccardo Bisti oggi non lavorasse per la Fit potrebbe dirvene molte di più di quante ne so io… – ragazzi come Arnaboldi hanno trovato quel minimo sostentamento che ha loro consentito di tirare avanti, di dipendere un pochino meno dal portafogli di papà.

Quanti si sarebbero sentiti imbarazzati, se così non fosse stato, per dover continuare a chiedere soldi al padre, fino a 26 anni?

Eppure quanti giocatori sono già top-50 o top100, con meno di 23 anni? Andate a vedere, controllate, voi che rispondete che io vaneggio quando dico che il primo dovere di una federazione è favorire prima l’accesso dei giovani allo sport, poi di sostenerli durante il loro cammino allorchè dimostrino di avere determinate capacità.

Se una volta quel cammino era di pochi anni e oggi è diventato di molti anni, bisogna attrezzarsi per molti anni. È chiaro?

Oggi tanti giornalisti stavano a sentire le risposte che, in buona parte, Andrea dava alle mie domande. Ma quanti scriveranno, o avranno scritto, che questo sistema va cambiato, che quando un ragazzo che abbia anche appena un discreto talento – uno che batte Zeballos o lotta con Bolelli non è un negato, siamo d’accordo? – ma una grinta ineusauribile e una voglia infinita di arrivare, deve essere aiutato?

La Fit, come ho scritto, lo ha fatto l’anno scorso invitandolo a Tirrenia dopo 5 anni di black-out e le va dato giusto merito. Ma le va dato anche altrettanto giusto demerito – al di là del caso Arnaboldi – per tutti quei ragazzi che avevano voglia, capacità talento medio prima ancora che risultati sfolgoranti che sono stati abbandonati al loro destino per mancanza di fondi.

Non fare quegli sforzi e poi salire sul carro del vincitore, si chiami Quinzi o Errani o Giorgi…per poter dire, il tennis italiano non è mai andato bene come oggi, scusatemi ma sono buoni tutti!!!

Peggio, molto peggio, perchè quei fondi che c’erano, si sa che c’erano e che ci sono, sono stati destinati ad altre vicende, più politiche, più elettorali, e meno tecniche.

Ripeto, avete una minima idea di quanti giovani discretamente dotati (non dico eccezionalmente dotati) abbiano smesso e magari giocavano meglio di lui, di Arnaboldi?

Per favore, cercate di capirmi. Io non sto sostenendo che il signor Arnaboldi doveva essere finanziato a colpi di 30.000 euro l’anno.

Ma fossi stato un dirigente federale, quale non sono e non sarò mai, avrei stabilito un budget grazie al quale 30, 40, 50 se non 100 “simil-Arnaboldi-players” avrebbero potuto essere aiutati in maniera concreta ed importante anche dopo una certa età.

Certamente non buttando i soldi dalla finestra, ma facendo una selezione fra i più promettenti, i più dotati, i più determinati. Ma una selezione il più allargata possibile, perchè i Furlan, i Seppi, non erano campioni sui quali sarebbe stato facile scommettere.

Magari avessimo avuto 100 ragazzi in Italia come Arnaboldi. Anche moltiplicando la cifra massima, 30.000 euro l’anno per 100 ragazzi come lui, appena peggiori o appena migliori, avrebbe voluto dire 3 milioni di euro l’anno…non era giusto investirli?

Magari ne sarebbe uscito non certo un Nadal, ma magari anche qualcuno meglio di Arnaboldi…. forse cinque o sei Seppi, l’emblema del giocatore che non ha supertalento ma che lavorando come una formichina anno dopo anno, avendo la fortuna prima di nascere in un club serio e frequentato da gente serie come il Caldaro, poi di aver trovato un coach serio e dedicato come Sartori, ecco che è arrivato dove è arrivato

Ecco alla Fit io non chiedo di progettare, di creare un Nadal o un Federer. Impossibile. Sarebbe una richiesta iniqua e ingiusta.

Chiedo però di fare 5-6 Seppi ogni tre anni e anche 5 o 6 Sartori, Rianna, Fanucci, Pistolesi, Piatti, Castellani, Paci ogni tre anni.

Invece tutti questi tecnici, come la gran parte dei nostri giocatori, si sono fatti e costruiti da soli, grazie a circostanze per lo più fortuite e grazie al loro impegno individuale.

Se non sbaglio quei 3 milioni, anzi 5 l’anno la Fit li sa trovare per altre sue attività. E secondo me, per chi non l’avesse ancora capito, sbaglia. Bravi Arnaboldi quindi, genitori e figli. E in bocca al lupo.

 

 

 

Continua a leggere
Commenti

Editoriali del Direttore

Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

Pubblicato

il

Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

Pubblicato

il

All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

Pubblicato

il

ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement