Il mercoledì nero delle due Williams La rivolta delle donne contro le gerarchie

Editoriali del Direttore

Il mercoledì nero delle due Williams La rivolta delle donne contro le gerarchie

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TENNIS ROLAND GARROS – Non hanno perso solo le sorellone, ma altre 4 teste di serie, inclusa Flavia Pennetta. Addio sogni da top-ten. Il ko di Youzhny e Dolgopolov non vale quelli di Serena e Li Na. Attesa per Nadal-Thiem e 5 azzurri.

Ubaldo commenta la quarta giornata del Roland Garros

 

Il Roland Garros ricorda ancora il suo Mardi Noir, il martedì nero del 1990, quando le prime due teste di serie Stefan Edberg e Boris Becker persero rispettivamente da due giocatori della stessa pregiata classe 1971, Sergi Bruguera e Goran Ivanisevic (del ’71 era anche Pete Sampras…).

Quello di oggi potrebbe essere ricordato come il mercoledì nero delle due Williams, che peraltro avevano già vissuto la sventura di perdere nello stesso giorno già al Roland Garros 2008 e a Wimbledon 2011. Solo che nel 2008 fu un terzo turno e nel 2011 un quarto.

Insomma, per la povera (si fa per dire) mamma Oracene sorpresa più volte ieri dalle telecamere con gli occhi chiusi (dormiva o preferiva non vedere le prove disastrose delle figlie, soprattutto quella di Serena), non si ricordano giornate peggiori in uno Slam.
Anche perchè in 54 precedenti Slam Serena non aveva mai beccato un 6-2 6-2. Onore al merito della bella e simpatica Garbine Muguruza, bella stangona di Caracas ancora incerta se optare per un passaporto della natia Venuezuela o piuttosto per la Spagna dove risiede più spesso (e dove le faranno ponti d’oro soprattutto adesso: vedrete che sceglierà la Spagna), però Serena è stata inguardabile.

Se penso che nelle previsioni della vigilia, soprattutto sui media americani, tanti avevano pronostictao un probabile scontro al terzo turno fra le due sorellone e invece non c’è arrivata nessuna delle due…beh guai a sbilanciarsi nei pronostici, vero?

Un ex media pr della Wta che non cito perchè non voglio metterlo in imbarazzo, mi ha detto: “Scommetterei quel che ho in tasca che Serena aveva il suo ciclo mestruale. Non hai idea di quante volte mi sono trovato, nel mio vecchio lavoro, a venire a sapere che quella era la principale ragione di tante sconfitte apparentemente altrimenti inspiegabili. Alcune donne ne soffrono di più, altre di meno. Justine Henin era una di quelle che ne risentiva di più. Sospetto che anche Steffi Graf, quel giorno che perse da Arantxa Sanchez qui al Roland Garros ebbe quel problema. Mi dicono che in passato c’erano alcune tenniste che tenevano addirittura il conto dei cicli delle avversarie…”.

L’avevo sentito dire anch’io. Sembra che Chris Evert fosse una di quelle.

Ciclo o non ciclo fatto sta che una volta le gerarchie femminile venivano molto più rispettate di quelle maschili, chi era più forte vinceva quasi sempre, soprattutto nei primi turni.

E’ famosa la frase che pronunciava spesso Rino Tommasi nel corso delle sue prime telecronache: “Il torneo femminile negli Slam dovrebbe cominciare dai quarti di finale”. Qualche anno più tardi avrebbe corretto il tiro: “Dovrebbe cominciare dagli ottavi di finale”.
Ora però si esagera se nell’arco di due giorni schizzano fuori la favorita n.1 (Serena) e la favorita n.2 (Li Na), e con la Schiavone sono già tre le ex campionesse del Roland Garros (degli ultimi 4 anni) che sono volate fuori dal torneo.

Al punto in cui siamo mi auguro che questo giovedì ne salti fuori una quarta, che pure mi sta simpatica: Svetlana Kuznetsova, campionessa del 2004, alle prese con la nostra Camila Giorgi.

Una partita in cui, davvero, può succedere di tutto. Pallate, pallate, pallate. Caterve di errori e, speriamo, di vincenti.

Ci sono state altre eliminazioni di teste coronate, Lisicki (n.18) e Cornet (n.20 ad opera della Taylor Townsend, una delle tenniste più sovrappeso del circuito, oltre 80 chili, ma con un braccio ed un talento spettacolare), Vesnina (n.32), ma l’altra corona più luccicante dopo quella di Serena poggiava purtroppo sulla testa della nostra Flavia Pennetta, n.12 (ma attualmente n.9 nella race e n.10 virtuale nel ranking Wta) che per aver perso un match che pareva vinto sul 7-5, 3-0 (con due palle per il 4-2, una per il 4-3), ha probabilmente compromesso le sue chances di diventare davvero ancora top-ten, lei che nel 2009 era stata la prima italiana a sfondare il “Muro Proibito”.

E’ venuta in sala con le lacrime sotto pelle, ed ha fatto un grande sforzo per trattenersi. Non è riuscita però a dare la spiegazione più genuina, sincera e spontanea per la sua sconfitta: “Ho perso perchè…sono cretina!”.

Ovvio che non lo è, ma altrettanto ovvio che a perdere un match così contro la n.91 del mondo che non le stava procurando seri problemi nel secondo set – Flavia aveva fatto 7 games di fila dal 3-5 al 7-5 3-0 – uno si vorrebbe prendere a schiaffi.

Faceva sinceramente tenerezza. Qualsiasi domanda le venisse fatta, come quella, peraltro legittima “Pensi di aver fatto un passo indietro?” fatta da un collega, era per lei come una stilettata nel costato.

Non vi dico la sua reazione alla domanda iniziale dell’unico collega non italiano: “Ti dispiace avere perso?”.

Beh, sarebbe stato da strozzare. Flavia, se avesse potuto, lo avrebbe fatto volentieri. E noi, per solidarietà, pure.

Al terzo turno Flavia avrebbe avuto la Bouchard che, come abbiamo visto a Roma, sulla terra rossa non è granchè. Da mangiarsi le mani, insomma. C’è ancora una minima chance per Flavia di insediarsi al decimo posto delle classifiche mondiali, ed è già stato scritto da chi ha curato la cronaca del suo match: occorrerebbe che Ana Ivanovic perdesse con la Svitolina o al turno successivo con la vincente di Safarova-Dellacqua. Se non fosse che le ex campionesse del Roland Garros stanno avendo vita difficile, direi che le chances di Flavia sono pressochè nulle. A meno che anche Ana non abbia problemi fisici.

Però 20/30 anni fa si vede che il gap fra le prime della classe e le altre era più profondo. Non c’era malanno fisico che potesse alterare certe gerarchie, assai ben definite.

Il bilancio azzurro vede adesso crescere il deficit, dopo il ko della Penna: 8 sconfitte e 6 vittorie. Ma dall’incombente giovedì , salvo che per il quasi proibitivo scontro fra Bolelli e David Ferrer, potrebbero venire fuori anche 4 vittorie nei restanti incontri con alle prese i tennisti italiani. Se non fosse che Sara Errani non mi è parsa brillantissima al primo turno con la Keys (che pareva in grado di dominarla dall’1-5 al 5 pari del primo set e poi nel secondo vinto 6-3, prima del 6-1 a favore di Saretta), direi che il suo match con la Pfitzenmayer è quello che dei cinque ci pare il più agevole sulla carta, seguito forse da Fognini-Bellucci anche se il brasiliano è mancino e a Fabio i mancini un po’ di fastidio lo danno (ma Bellucci perdeva da Fabio quando Fabio non era Fabio e quando lui era migliore di oggi: contro Becker non m’è piaciuto per nulla), poi ex aequo come coefficiente di difficoltà da Giorgi-Kuznetsova e Seppi-Monaco.

Spero ardentemente che Sara torni ad essere la miglior Sara: la sconfitta di Li Na, che presidiava la sua stessa metà di tabellone (con la Jankovic possibile avversaria in ottavi se Sara vince questo giovedì e poi batte la vincente di Flipkens-Glushko, sempre che la serba non perda dalla Nara o dalla Cirstea), spalanca un posto per le semifinali della parte bassa. Laddove ancora sono tante le buone gocatrici ancora in lizza: dall’alto in particolare Kvitova, Ivanovic, Stephens e Halep.

Tutte queste ragazze, oltre a quella della metà superiore del tabellone orfano della superfavorita Serena Williams, adesso possono sognare il grande exploit, il trionfo al Roland Garros.

Forse Maria Sharapova, già campionessa qui nonchè finalista un anno fa, sogna ad occhi aperti più di altre.

Fra gli uomini invece le sconfitte di Youzhny n.15 (battuto dall’immarcescibile Stepanek, incurante dei 35 anni e apparentemente anche della conclusione della love-story con Petra Kvitova, e prima del matrimonio con Nicole Vaidisova…sarebbe capacissimo di provare a consolare Caroline Wozniacki, sedotta e abbandonata da quel mascalzone di McIlroy) e di Dolgopolov n.20 (due set di abbrivio non gli sono sono bastati per aver ragione di Granollers) non hanno spostato minimamente gli equilibri.

Con Klizan (che al primo turno aveva eliminato Nshikori) loro sono i soli outsider giunti al terzo turno nella metà bassa del tabellone, quella nella quale agli estremi troviamo Berdych e Djokovic. Il primo si è distratto per un set con il kazako Nedyyesov che non è malaccio, il secondo ha passeggiato sul francese Chardy che pure a Roma aveva sorpreso un Federer in tono dimesso ma che contro DjokerNole in 8 confronti non aveva mai vinto.

Questo giovedì, al di là degli italiani, l’incontro che più pare intrigante è quello fra Rafa Nadal e l’austriaco Dominic Thiem. E se la sorpresa stavolta fosse al maschile?

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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