Il mercoledì nero delle due Williams La rivolta delle donne contro le gerarchie

Editoriali del Direttore

Il mercoledì nero delle due Williams La rivolta delle donne contro le gerarchie

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TENNIS ROLAND GARROS – Non hanno perso solo le sorellone, ma altre 4 teste di serie, inclusa Flavia Pennetta. Addio sogni da top-ten. Il ko di Youzhny e Dolgopolov non vale quelli di Serena e Li Na. Attesa per Nadal-Thiem e 5 azzurri.

Ubaldo commenta la quarta giornata del Roland Garros

 

Il Roland Garros ricorda ancora il suo Mardi Noir, il martedì nero del 1990, quando le prime due teste di serie Stefan Edberg e Boris Becker persero rispettivamente da due giocatori della stessa pregiata classe 1971, Sergi Bruguera e Goran Ivanisevic (del ’71 era anche Pete Sampras…).

Quello di oggi potrebbe essere ricordato come il mercoledì nero delle due Williams, che peraltro avevano già vissuto la sventura di perdere nello stesso giorno già al Roland Garros 2008 e a Wimbledon 2011. Solo che nel 2008 fu un terzo turno e nel 2011 un quarto.

Insomma, per la povera (si fa per dire) mamma Oracene sorpresa più volte ieri dalle telecamere con gli occhi chiusi (dormiva o preferiva non vedere le prove disastrose delle figlie, soprattutto quella di Serena), non si ricordano giornate peggiori in uno Slam.
Anche perchè in 54 precedenti Slam Serena non aveva mai beccato un 6-2 6-2. Onore al merito della bella e simpatica Garbine Muguruza, bella stangona di Caracas ancora incerta se optare per un passaporto della natia Venuezuela o piuttosto per la Spagna dove risiede più spesso (e dove le faranno ponti d’oro soprattutto adesso: vedrete che sceglierà la Spagna), però Serena è stata inguardabile.

Se penso che nelle previsioni della vigilia, soprattutto sui media americani, tanti avevano pronostictao un probabile scontro al terzo turno fra le due sorellone e invece non c’è arrivata nessuna delle due…beh guai a sbilanciarsi nei pronostici, vero?

Un ex media pr della Wta che non cito perchè non voglio metterlo in imbarazzo, mi ha detto: “Scommetterei quel che ho in tasca che Serena aveva il suo ciclo mestruale. Non hai idea di quante volte mi sono trovato, nel mio vecchio lavoro, a venire a sapere che quella era la principale ragione di tante sconfitte apparentemente altrimenti inspiegabili. Alcune donne ne soffrono di più, altre di meno. Justine Henin era una di quelle che ne risentiva di più. Sospetto che anche Steffi Graf, quel giorno che perse da Arantxa Sanchez qui al Roland Garros ebbe quel problema. Mi dicono che in passato c’erano alcune tenniste che tenevano addirittura il conto dei cicli delle avversarie…”.

L’avevo sentito dire anch’io. Sembra che Chris Evert fosse una di quelle.

Ciclo o non ciclo fatto sta che una volta le gerarchie femminile venivano molto più rispettate di quelle maschili, chi era più forte vinceva quasi sempre, soprattutto nei primi turni.

E’ famosa la frase che pronunciava spesso Rino Tommasi nel corso delle sue prime telecronache: “Il torneo femminile negli Slam dovrebbe cominciare dai quarti di finale”. Qualche anno più tardi avrebbe corretto il tiro: “Dovrebbe cominciare dagli ottavi di finale”.
Ora però si esagera se nell’arco di due giorni schizzano fuori la favorita n.1 (Serena) e la favorita n.2 (Li Na), e con la Schiavone sono già tre le ex campionesse del Roland Garros (degli ultimi 4 anni) che sono volate fuori dal torneo.

Al punto in cui siamo mi auguro che questo giovedì ne salti fuori una quarta, che pure mi sta simpatica: Svetlana Kuznetsova, campionessa del 2004, alle prese con la nostra Camila Giorgi.

Una partita in cui, davvero, può succedere di tutto. Pallate, pallate, pallate. Caterve di errori e, speriamo, di vincenti.

Ci sono state altre eliminazioni di teste coronate, Lisicki (n.18) e Cornet (n.20 ad opera della Taylor Townsend, una delle tenniste più sovrappeso del circuito, oltre 80 chili, ma con un braccio ed un talento spettacolare), Vesnina (n.32), ma l’altra corona più luccicante dopo quella di Serena poggiava purtroppo sulla testa della nostra Flavia Pennetta, n.12 (ma attualmente n.9 nella race e n.10 virtuale nel ranking Wta) che per aver perso un match che pareva vinto sul 7-5, 3-0 (con due palle per il 4-2, una per il 4-3), ha probabilmente compromesso le sue chances di diventare davvero ancora top-ten, lei che nel 2009 era stata la prima italiana a sfondare il “Muro Proibito”.

E’ venuta in sala con le lacrime sotto pelle, ed ha fatto un grande sforzo per trattenersi. Non è riuscita però a dare la spiegazione più genuina, sincera e spontanea per la sua sconfitta: “Ho perso perchè…sono cretina!”.

Ovvio che non lo è, ma altrettanto ovvio che a perdere un match così contro la n.91 del mondo che non le stava procurando seri problemi nel secondo set – Flavia aveva fatto 7 games di fila dal 3-5 al 7-5 3-0 – uno si vorrebbe prendere a schiaffi.

Faceva sinceramente tenerezza. Qualsiasi domanda le venisse fatta, come quella, peraltro legittima “Pensi di aver fatto un passo indietro?” fatta da un collega, era per lei come una stilettata nel costato.

Non vi dico la sua reazione alla domanda iniziale dell’unico collega non italiano: “Ti dispiace avere perso?”.

Beh, sarebbe stato da strozzare. Flavia, se avesse potuto, lo avrebbe fatto volentieri. E noi, per solidarietà, pure.

Al terzo turno Flavia avrebbe avuto la Bouchard che, come abbiamo visto a Roma, sulla terra rossa non è granchè. Da mangiarsi le mani, insomma. C’è ancora una minima chance per Flavia di insediarsi al decimo posto delle classifiche mondiali, ed è già stato scritto da chi ha curato la cronaca del suo match: occorrerebbe che Ana Ivanovic perdesse con la Svitolina o al turno successivo con la vincente di Safarova-Dellacqua. Se non fosse che le ex campionesse del Roland Garros stanno avendo vita difficile, direi che le chances di Flavia sono pressochè nulle. A meno che anche Ana non abbia problemi fisici.

Però 20/30 anni fa si vede che il gap fra le prime della classe e le altre era più profondo. Non c’era malanno fisico che potesse alterare certe gerarchie, assai ben definite.

Il bilancio azzurro vede adesso crescere il deficit, dopo il ko della Penna: 8 sconfitte e 6 vittorie. Ma dall’incombente giovedì , salvo che per il quasi proibitivo scontro fra Bolelli e David Ferrer, potrebbero venire fuori anche 4 vittorie nei restanti incontri con alle prese i tennisti italiani. Se non fosse che Sara Errani non mi è parsa brillantissima al primo turno con la Keys (che pareva in grado di dominarla dall’1-5 al 5 pari del primo set e poi nel secondo vinto 6-3, prima del 6-1 a favore di Saretta), direi che il suo match con la Pfitzenmayer è quello che dei cinque ci pare il più agevole sulla carta, seguito forse da Fognini-Bellucci anche se il brasiliano è mancino e a Fabio i mancini un po’ di fastidio lo danno (ma Bellucci perdeva da Fabio quando Fabio non era Fabio e quando lui era migliore di oggi: contro Becker non m’è piaciuto per nulla), poi ex aequo come coefficiente di difficoltà da Giorgi-Kuznetsova e Seppi-Monaco.

Spero ardentemente che Sara torni ad essere la miglior Sara: la sconfitta di Li Na, che presidiava la sua stessa metà di tabellone (con la Jankovic possibile avversaria in ottavi se Sara vince questo giovedì e poi batte la vincente di Flipkens-Glushko, sempre che la serba non perda dalla Nara o dalla Cirstea), spalanca un posto per le semifinali della parte bassa. Laddove ancora sono tante le buone gocatrici ancora in lizza: dall’alto in particolare Kvitova, Ivanovic, Stephens e Halep.

Tutte queste ragazze, oltre a quella della metà superiore del tabellone orfano della superfavorita Serena Williams, adesso possono sognare il grande exploit, il trionfo al Roland Garros.

Forse Maria Sharapova, già campionessa qui nonchè finalista un anno fa, sogna ad occhi aperti più di altre.

Fra gli uomini invece le sconfitte di Youzhny n.15 (battuto dall’immarcescibile Stepanek, incurante dei 35 anni e apparentemente anche della conclusione della love-story con Petra Kvitova, e prima del matrimonio con Nicole Vaidisova…sarebbe capacissimo di provare a consolare Caroline Wozniacki, sedotta e abbandonata da quel mascalzone di McIlroy) e di Dolgopolov n.20 (due set di abbrivio non gli sono sono bastati per aver ragione di Granollers) non hanno spostato minimamente gli equilibri.

Con Klizan (che al primo turno aveva eliminato Nshikori) loro sono i soli outsider giunti al terzo turno nella metà bassa del tabellone, quella nella quale agli estremi troviamo Berdych e Djokovic. Il primo si è distratto per un set con il kazako Nedyyesov che non è malaccio, il secondo ha passeggiato sul francese Chardy che pure a Roma aveva sorpreso un Federer in tono dimesso ma che contro DjokerNole in 8 confronti non aveva mai vinto.

Questo giovedì, al di là degli italiani, l’incontro che più pare intrigante è quello fra Rafa Nadal e l’austriaco Dominic Thiem. E se la sorpresa stavolta fosse al maschile?

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ATP Umago: adesso sono gli altri Paesi, Francia, USA e perfino la Spagna a invidiare il tennis italiano. I migliori siamo noi

In prospettiva l’avvenire è più azzurro che di altri colori grazie a Sinner, Berrettini, Musetti, Sonego, Zeppieri e altri. Alcaraz fra un po’ rischia di essere il solo spagnolo top-player

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Continua il periodo dei record del tennis italiano in pieno Rinascimento. Dopo che tre italiani erano giunti in finale la scorsa settimana, fra Gstaad, Amburgo e Palermo, ora tre italiani sono contemporaneamente in semifinale al torneo di Umago, come non era più successo da 35 anni.

Io c’ero a St.Vincent quell’anno, 1987 – ed era con me anche colei che due anni dopo sarebbe diventata mia moglie – quando Cane’, Cancellotti e Pistolesi fecero la fine, con il cileno Rebolledo, dei Curiazi con l’unico Orazio molti anni prima di Cristo.  

Il tabellone completo dell’ATP 250 di Umago

 

Il rischio che quella storia si ripeta a Umago, con Carlitos Alcaraz grande favorito del torneo, c’è tutto, sebbene lo spagnolo di Murcia e dintorni abbia nel frattempo maturato una sorta di complesso nei confronti dei tennisti italiani, avendo lui perso a Melbourne da Berrettini, a Wimbledon da Sinner e ad Amburgo da Musetti, pur essendo sempre partito con il favore dei pronostici. Ma se va in finale contro Sinner forse sarà un pochino meno favorito di altre volte, sebbene la terra rossa per lui sia forse superficie più congeniale rispetto all’erba.

In questo momento, con Rafa Nadal ancora in piena corsa, il tennis spagnolo sta meglio di quello italiano, visto che ha due tennisti compresi fra i top 10, mentre noi abbiamo al momento il solo Sinner top 10e all’ultimo dei dieci posti.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Però in prospettiva io credo si possa dire che il tennis italiano sta meglio di quello spagnolo. Se guardiamo la race, a partire dalla settimana prossima, abbiamo tre tennisti  fra i primi 20 e la loro età non può non farci ben sperare sul loro avvenire. Rafa Nadal è un fenomeno pazzesco, ma insomma il suo certificato anagrafico dice che fra un paio d’anni – anche se continuasse a vincere il Roland Garros – dovrà sventolare bandiera bianca. E anche Djokovic non è eterno. Idem Carreño Busta, Bautista Agut etcetera.

I nostri invece non potranno che migliorare. Tutti e tre. Berrettini, Sinner e Musetti. Tre giocatori così diversi che è un piacere che… lo siano. E che lascino curiosi i nostri appassionati su chi diventerà più forte fra loro.

Io non faccio che incontrare gente che mi chiede chi lo sia, ci abbia maggiori prospettive. Io rispondo che intanto siamo super fortunati ad avere questi dubbi. E poi anche che rispetto al passato, anche a quello glorioso degli anni Settanta, siamo fortunati a poter contare su questi ragazzi che sono di una serietà professionale, con il sostegno dei loro team, senza paragoni.

Sono tutti e tre veramente dedicati al tennis, impegnati a migliorarsi giorno per giorno, consapevoli che soltanto con un lavoro continuo per superare ì proprio limiti – che ancora ci sono ed è inevitabile che ci siano in conseguenza della loro giovane età – potranno fare quella carriera che sognano, aspirare legittimamente a diventare top 5, magari n.1. 

Chiaro che quei traguardi non dipendono solo da loro. Ci sono anche gli altri. Ed alcuni sono giovanissimi come Alcaraz, ma anche ancora giovani come Zverev, Tsitsipas, Rublev, o appena un po’ meno giovani come Medvedev, che non sono meno determinati e professionali dei nostri in rapporto ai medesimi obiettivi. Però, nessuna nazione ad oggi ha 3 giovani contemporaneamente in grado di sognare con qualche ragione quei traguardi.

Per questo ritengo che l’Italia stia meglio di tutti gli altri Paesi. E francamente non era mai successo. Infatti negli anni Settanta il tennis americano era ancora di un’altra categoria, e anche quello australiano. 

Riguardo alla risposta su chi sia in prospettiva il più forte dei nostri tre… oggi come oggi mi pare si possa dire che fra i primi due, Berrettini e Sinner (citati in ordine alfabetico) e il terzo c’è ancora una certa differenza, un mini-gap. E questo perché mentre i primi due sembrano in grado di essere oggettivamente competitivi su più superfici, per ora Lorenzo, che e’ peraltro il più giovane sia pur di poco, ha dimostrato di sapersi esprimere ai migliori livelli soprattutto sulla terra rossa (come spiegano anche i ‘Numeri’ di Ferruccio Roberti).

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Sono certo imparerà ad accorciare i movimenti di preparazione dei colpi anche per i campi duri. Sono cose che si imparano se non si commette l’errore commesso a suo tempo da alcuni nostri giocatori, Cancellotti e Volandri in primis, che quasi rifiutarono di credere in loro stessi su superfici diverse dalla tera battuta.

È anche vero, peraltro, che a quei tempi, sulla terra rossa si giocavano molti più tornei e si poteva quindi difendere la classifica meglio di oggi. Oggi infatti senza punti conquistati anche su altre superfici è praticamente impossibile conquistare le prime posizioni del ranking ATP.

Credo che tutti i nostri tre tennisti di punta, ma anche Sonego che è arrivato a ridosso dei primi 20 del mondo, e non c’è certo arrivato per caso, ma soltanto grazie a una notevole continuità di risultati – ultimamente venuta a mancare con alcune partite perse in modo quasi incredibile, come l’ultima da 4-0 nel terzo – meritino la nostra fiducia riguardo ai loro progressi. Ora poi sembra essersi aggiunti anche Zeppieri che ricordo tre anni fa in Australia avermi assai ben impressionato.

Io non ho paura a sbilanciarmi. Credo che fra un anno saranno tutti più in alto di dove si trovano oggi. Dico tutti, infortuni permettendo. Ma anche riguardo agli infortuni, sono certo che le loro esperienze, a volte dolorose, li aiuteranno a curarsi sempre meglio, a prevenire, a non ripetere certe possibili ingenuità. 

In conclusione, dopo che per anni hanno abbiamo guardato con una qual certa invidia, se non gelosia, al tennis francese prima, a quello spagnolo poi, oggi credo che siano gli altri a dover essere invidiosi, gelosi, del tennis italiano.

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Editoriali del Direttore

UniCredit Firenze Open, chi in campo? Dagli azzurri al sogno Djokovic, le ipotesi

Firenze avrà solo la concorrenza della città iberica di Gijon e metterà in palio punti preziosi per la qualificazione alle ATP Finals di Torino

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Jannik Sinner – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @atptour)

Il grande tennis torna a Firenze. C’era stato, ma al C.T.Firenze 1898– lì nel 1910 era stata fondata la Federazione Italiana Tennis con Piero Antinori primo presidente – negli anni Cinquanta fino all’avvio del tennis Open del 1968 (open ai professionisti).

Lo svedese Sven Davidson vinse due edizioni ma i campioni visti sui campi delle Cascine furono tanti: Drobny, tre volte campione a Roma, i più grandi australiani, Newcombe che avrebbe vinto 3 volte Wimbledon, Cooper (3 Slam), Roche, Rose, gli americani Patty e Larsen, il cileno Ayala, il messicano Osuna, l’argentino Morea, e fra le donne Althea Gibson, Maureen Connolly, Esther Bueno una decina di Slam in tre e fra le più grandi tenniste di tutti i tempi, oltre ai nostri Pietrangeli, Gardini, Merlo, Sirola.

Per un club non era facile far fronte ai bilanci dei tornei professionistici, ma nel ’73 – e per 21 anni fino al ‘94 – ecco ricomparire il grande tennis internazionale a Firenze. C’erano più di 5.000 spettatori e centinaia fuori dai cancelli a tribune esaurite nel ’73 per 4 ore di tennis straordinario culminato con il successo 6-4 al quinto di Ilie Nastase, n.1 del mondo, su Adriano Panatta.

 

Negli anni in cui chi scrive fu direttore del Torneo di Firenze, trionfarono i nomi più belli e noti: da Panatta (1974) a Bertolucci (tre vittorie consecutive 1975-1977), Clerc, Ramirez, Gerulaitis, e poi anche Gomez, Larsson e tre volte un altro n.1 del mondo, Thomas Muster (’91,’92,’93) prima dell’ultima edizione del ’94 vinta dall’uruguagio Filippini.

Che livello avrà l’Unicredit Open Firenze, un ATP 250 del 10-17 ottobre 2022, 625.000 euro di montepremi, quasi due milioni di budget gestionale (che si accolla la FIT)?

Molti top-players saranno a caccia di punti per qualificarsi alla seconda edizione delle finali ATP di Torino a novembre. Zero punti a Wimbledon, zero nei cancellati tornei cinesi che ne distribuivano tanti (Shanghai era un Masters 1000, Pechino un 500).

Spesso nelle settimane degli ATP 250 ci sono tre tornei in concorrenza. Ma Firenze, per il torneo ospite del moderno PalaWanny di San Bartolo a Cintoia – si gioca al coperto e su cemento – avrà solo la concorrenza della città iberica di Gijon. Però la settimana dopo Firenze Napoli ospiterà un altro ATP 250. Se non foste spagnoli dove scegliereste di giocare? In questi giorni Ruud, n.6 ATP, sta giocando un ATP 250. Perché no a Firenze?

Se già partecipassero i migliori italiani, magari con entrambi i nostri leader Sinner e Berrettini, cui si aggiungessero Musetti, Sonego, Fognini, sarebbe già un bel vedere. Fra i 32 in tabellone ci saranno certamente anche tanti tennisti di ottimo ranking. L’entry list verrà definita solo dopo l’US Open. Ma anche se il nuovo ed esordiente direttore del torneo Paolo Lorenzi non ha voluto sbilanciarsi, io scommetterei invece che qualcuno fra Rublev, Ruud, Tsitsipas, Shapovalov, Cilic, Hurkacz, Schwartzman, Dimitrov, Bautista Agut, Rune, Khachanov, lo vedremo a Firenze. E Djokovic? E’ un sogno. Ha detto che non andrà a caccia di punti, ma da qualche parte dovrà pur giocare, almeno per allenarsi. Firenze tira. E sognare non costa niente.

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Editoriali del Direttore

ATP Firenze: quando ero il direttore del torneo… Aneddoti di fine anni Settanta con Clerc, Lendl, Ramirez, Panatta

Il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta ha anche diretto il Torneo delle Cascine negli Anni Settanta. Qui riprendiamo solo un paio di aneddoti vissuti (in parte già pubblicati), mentre ne ricerchiamo altri con Arthur Ashe, Jean Francois Cajolle, Jan Kodes, Guillermo Vilas, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci

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Nessuno conosceva Josè Luis Clerc… quando nella seconda settimana di maggio 1978 venne a giocare le qualificazioni del torneo internazionale di Firenze, che dopo tre anni di sponsor Vat 69 era diventato Lotto-Spalding per un paio di anni prima di diventare AlitaliaFirenze.


Per la verità nella terza settimana di aprile Josè Luis aveva battuto a Nizza Tonino Zugarelli prima di perdere – al terzo set peraltro – da Higueras, n.25 ATP, dopo aver vinto il primo al tiebreak. Il suo manager era Pato Rodriguez, un ex tennista cileno (classe 1938) che aveva giocato a lungo in Coppa Davis negli anni’60 e ‘70. Pato mi chiese – ero direttore del torneo ATP di Firenze, 50.000 dollari di montepremi – se potevo programmare Clerc come primo match del giorno (ore 13) “perché Josè Luis (un ragazzone pieno di tic…) è molto nervoso e nelle attese, come quando si deve aspettare che finisca il match sul campo dove è stato designato a giocare, si logora. Se puoi dargli una mano…”.

Bene: io gliela detti e, incuriosito da quel tipo, andai a vederlo. Tirava, sia di dritto sia di rovescio, bordate impressionanti. Senza tregua. Un ritmo da far paura. Tutte pallate senza paura e gli stavano quasi tutte dentro. Lo feci giocare per tre turni di qualificazione sempre alle 13. E scrissi subito sul quotidiano locale, La Nazione, dopo il primo match di “quali”, che credevo di avere intravisto un fenomeno. Ovviamente volevo anche promuovere il torneo. Ma ci credevo. Josè Luis vinse il torneo, primo “qualificato” della storia ATP capace di tanto. Fu il suo primo torneo vinto di 25. Batté al primo turno Peter Carter, l’australiano che sarebbe diventato il primo coach internazionale di Roger Federer (morì in un incidente automobilistico in Sud Africa), poi il colombiano Molina, l’ecuadoriano Ycaza, l’australiano John Alexander (n.8 del mondo nel ’75), il francese Patrice Dominguez in finale, tre set su cinque dominandolo per tre set a zero.

Nel corso dell’anno Clerc vinse altri due tornei, Buenos Aires e Santiago, dopo aver raggiunto finali a Gstaad, South Orange (perdendole entrambe con Vilas, ma battendo tennisti come Okker e McEnroe… dopo che a Parigi aveva lasciato sei game a un Ivan Lendl diciottenne, 6-3 6-0 6-3) e anche a Toronto e Aix en Provence: in quel torneo in Francia sapete chi batté? Noah, Smid e Lendl prima di perdere sul traguardo finale dal solito Vilas. Clerc sarebbe diventato n.4 del mondo nell’agosto dell’81, dopo aver vinto anche Firenze (finale su Ramirez), Roma (Panatta, Lendl e Pecci dai quarti in poi) e quattro tornei di fila negli USA: Boston, Washington, North Conway e Indianapolis. Due volte in finale batté finalmente Vilas… inimicandoselo per sempre! Qualcuno si potrebbe chiedere perché Jose Luis, con quel ranking avesse giocato (e vinto) anche il piccolissimo torneo di Firenze. La risposta è: me lo aveva promesso che sarebbe tornato quando aveva vinto nel ’78. Ma di solito quelle sono promesse che i tennisti che diventano forti non mantengono. Lui invece è stato coerente, serio e non lo dimenticherò. Ogni volta che ci vediamo ci abbracciamo!

Quando aspettammo Ivan Lendl oltre…il regolamento. E Roberto Lombardi non me lo perdonò

 

Ricordo in particolare un curioso episodio, avvenuto circa quarant’anni fa a Firenze. Io ero giovanissimo direttore del torneo ATP di Firenze. Roberto Lombardi giocava le qualificazioni di quel torneo. Lo zio di Peter Korda, mi pare si chiamasse Pavel, mi aveva chiesto di iscrivere alle qualificazioni un ragazzino che a suo dire era promettentissimo: si chiamava Ivan Lendl. Il problema fu che questo diciassettenne si era perso un treno, aveva viaggiato tutta la notte, non sarebbe arrivato in tempo per il check-in. Decidemmo di sorteggiarlo ugualmente, in considerazioni di quelle vicissitudini e dell’età del ragazzino. Era toccato in sorte a Roberto Lombardi. Pregai quindi Roberto, dieci anni più anziano (lui del ’50 e Ivan del ’60) di aspettarlo. Per convincerlo gli dissi: “Dai, non perderai mica da un ragazzino di 17 anni che è stato tutta la notte in un treno e arriverà suonato?”.

Lui accettò sportivamente di aspettarlo. Beh, potete immaginare come andò a finire. Vinse il ragazzino ceco. Facile facile. Per anni Roberto me l’ha scherzosamente rimproverato: “M’hai fregato, m’hai fregato… lo sapevi che era fortissimo!”. Ecco, io voglio ricordarmi sempre quel Roberto lì, quello che scherzava sempre, quello che al ristorante chiedeva sempre quello che non c’era (“Lombardi? Il peggior cliente di ristorante del mondo” era l’affettuosa definizione che di lui dava Maestro Rino), quello che amava sempre recarsi nei posti “più trend”. Non sono sicuro che Ivan Lendl si ricordi di quell’episodio. Non ho avuto occasione di ricordarglielo. Abbiamo riso insieme invece ricordando quella vota in cui lui aveva vinto il suo ennesimo Roland Garros (credo fosse il terzo…) e in sala stampa gli chiesi che cosa avesse pensato che avrebbe fatto a fine carriera… “Magari il giornalista? “ gli suggerii. E lui: “Di certo non sogno di diventare come certi giornalisti senza capelli!” rispose guardandomi fisso con il suo tipico humour freddo, lui che alcuni avevano ribattezzato Buster Keaton, perché la sua comicità non era quasi mai accompagnata da un sorriso, e altri doctor Frankestein per la sua maschera molto particolare. Di aneddoti vissuti in quegli anni ne ricordo tanti altri, con Arthur Ashe, con Jean Francois Caujolle, John Alexander, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci e andrò a ripescarli meglio però nella mia memoria per pubblicarli prossimamente sperando che vi piacciano.

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