La "famiglia" Fognini funziona: Fabio rimonta, Flavia torna n.1 d'Italia

Editoriali del Direttore

La “famiglia” Fognini funziona: Fabio rimonta, Flavia torna n.1 d’Italia

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WIMBLEDON TENNIS CHAMPIONSHIPS – Le vittorie di Pennetta e Fognini bilanciano le sconfitte di Filippo Volandri (scontata ma è la 18.ma di fila al primo turno – un record) e quella inattesa di Andreas Seppi, un anno fa negli ottavi, che ora scende a n.43.

Il commento di Ubaldo Scanagatta e Stefano Tarantino da Wimbledon

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Le storie dello sport sono quasi sempre incentrate su chi vince. Sono i direttori dei giornali che credono di conoscere i lettori perchè constatano che con le vittorie calcistiche della squadra locale si vendono più copie.
Ne so qualcosa avendo lavorato a lungo per La Nazione di Firenze: se la Fiorentina aveva vinto al lunedì vendevamo anche 20.000 copie in più rispetto a quando la squadra viola aveva perso.
Se poi chi vince è un giocatore, Fabio Fognini, ormai famoso oltre che per i suoi risultati anche per le sue sceneggiate, le ammonizioni e i penalty point – anche oggi! – le racchette che volano sull’erba e lui stesso che vi si sdraia in preda allo sconforto quando le chiamate del signor Keothavong non lo soddisfano, è scontato che domani sui giornali italiani si leggerà quasi solo di lui.
Anche perchè ha rimontato per la quarta volta un handicap di due set a zero dopo che aveva fatto appena 3 games (6-2,6-1) nei primi due set contro il qualificato americano di origini ucraine, Alex Kuznetsov, n.148 del mondo.
A Fognini l’impresa era riuscita altre tre volte, come ha ben scritto Stefano Tarantino nella sua cronaca. Ma oggi ad un certo punto l’exploit è sembrato quasi più impossibile delle altre volte. E’ stato quando Fognini ha dato in escandescenze per aver subito il break nel quinto game del quinto set, a seguito di un penalty point inflittogli da Wayne McKewan per l’ennesimo lancio della racchetta. Fabio, rivolgendosi verso la panchina dei suoi tifosi (Barazzutti compreso) alle spalle della sua seggiolina al cambio campo, gridava: “questa racchetta te la spacco in testa”. E buon per lui, allora, che Mc Kewan non capisce una parola di italiano…
Mc Kewan è lo stesso che in un incontro di semifinale di Coppa Davis a Nantes fece un overrule di un match di Furlan contro l’Italia – che era avanti 2-0 sulla Francia dopo le prime due giornate – e lo fece sbagliandosi clamorosamente. Ricordo bene che capitan Panatta avrebbe voluto rovesciarlo dal seggiolone!
Ma se Mc Kewan conoscesse l’italiano, Fognini a quel punto poteva rimediare addirittura la squalifica!
Solo che il nostro è talmente folle che dopo un break subito a quel modo e l’ira incontrollabile…è riuscito a fare il controbreak subito dopo. 3 pari e partita riaperta. Fino alla vittoria. E al prossimo turno avrà il tedesco Puetz, n.251 del mondo e non un ragazzino di primo pelo: ha 26 anni. “Non lo conosco proprio” ha detto Fognini che ha anche aggiunto a proposito de penalty point: “Ormai gli arbitri mi hanno preso un po’ di mira”. E ci credo. Come ha aggiunto egli stesso “però è colpa mia, loro fanno il loro lavoro”.
Ha vinto anche la sua fidanzata, Flavia Pennetta, 6-2,6-3 sulla Cepelova in una giornata che diventa incredibilmente felice per tutto il clan Fognini: infatti Flavia, n.12 Wta, è tornata due settimane fa n.1 d’Italia e gioca il suo primo Slam da prima della classe tra le azzurre – l’ultimo furono gli Australian Open 2010 – mentre Sara Errani è scesa al n.14. Stasera Sara ha mancato il matchpoint sul 6-5 quando serviva lei (non che sia un gran vantaggio…) contro la Garcia, francese come l’allenatore della Roma a dispetto del cognome spagnoleggiante.
Sara lo scorso anno perse al primo turno dalla Puig. Quindi se portasse a casa questa partita, sospesa prima per pioggia e poi oscurità sul 6-2, 6-7, potrebbe recuperare qualche punto importante. Flavia per far meglio invece deve andare oltre gli ottavi. Intanto ha l’americana Davis.
“12 mesi in cui sono risalita da sottoterra alle stelle” dice lei che arrivò qui a Wimbledon un anno fa dicendo di non essere nemmeno sicura che avrebbe continuato a giocare a tennis…se a fine anno non fosse riuscita a riconquistare una classifica decente.
“Mi piacerebbe dare una mano al tennis italiano, da tecnica,” diceva pensando già all’avvenire post-agonistico.
Gli ottavi dell’anno scorso in questo torneo (favorita in parte dal ritiro della Azarenka, ma lei poi battè la Cornet – e al primo turno aveva battuto la britannica recentemente scomparsa, Baltacha), in cui avrebbe potuto battere anche la Flipkens contro la quale non giocò invece bene, e poi la semifinale all’US open, le hanno consentito di “svoltare”.

“Oggi ho detto a mio padre che si congratulava perchè ero tornata fcra le top-ten: ‘perfetto, ora posso ritirarmi!’ E lui: ‘No Flavia, no, ma che dici!? Insomma questi 12 mesi sono stati…un anno meraviglioso!”.

Con Flavia, che non risponde a un paio di simpatiche “provocazioni” –  ‘Beh è stato anche l’anno di questa nuova love-story…’ – si accenna anche all’ipotesi di lei coach di Fabio Fognini sulla falsariga della coppia Murray-Mauresmo.
Non so perché a Andy sia venuta in mente quest’idea di Amelie, però credo che possa aver influito il fatto che lei in questo genere di situazioni, grandi pressioni, ci si sia trovata, le abbia già vissute”.
– Beh e tu Flavia non potresti domani allenare un uomo?
Gli occhi di Flavia si illuminano, come colpiti da un’improvvisa folgorazione: “Sai chi potrebbe allenare bene degli uomini, sì insomma più da capitano di Coppa Davis che di Fed Cup? Francesca Schiavone! Perchè lei va giù dritta, dice le cose in maniera forte…Noi donne siamo più delicate, abbiamo bisogno di sentirsi dire frasi più smussate di quelle che si possono dire ai maschi. Francesca ha una personalità forte…e certo tutte noi chissà quanto potremo giocare ancora, magari arriveremo alle Olimpiadi, magari no, chi può saperlo?”.
Beh, se non ci fossero state due vittorie su quattro incontri portati a termine, avremmo dovuto scrivere qualcosa di più anche sugli sconfitti. Ma Andreas Seppi ha i suoi alibi, “Sono stato fermo per 8 giorni a letto con una sinusite, antibiotici a tutta randa, sono arrivato qui solo venerdì sennò avrei giocato un torneo sull’erba come ho sempre fatto in passato per preparare Wimbledon (anche con eccellenti risultati; n.d.Ubs)…ciononostante sono arrabbiato perché questa partita avrei dovuta vincerla lo stesso. Ora sono in pratica n.43 ma rischio di scendere intorno a 50 se quelli vicino al mio ranking vanno avanti. Giocherò 3 tornei, Amburgo (salto Stoccarda perchè devo fare dei carichi di lavoro che non ho fatto ultimamente), Umago e Kitzbuhel per cercare di recuperare la classifica, altrimenti addio testa di serie all’US open“.
Per la verità una storia a parte avrebbe meritato Filippo Volandri: nessuno ha mai perso 18 partite di fila al primo turno.
Ha giocato meglio di tante altre volte, anche se non così bene come quando nel 2004, dopo l’unica vittoria sull’erba di Wimbledon a spese della wild card inglese Jamie Delgado trascinò non ricordo più come (e come sia stato possibile…) Goran Ivanisevic al quinto set: “Persi 6-4 al quinto” ricorda bene Filippo con malcelato orgoglio.
Nessuno ha mai perso 18 Slam di fila al primo turno. A 17 era arrivato Marin, un giocatore per metà spagnolo e per metà costaricense. Il passaporto era quello della Costarica.
Per un giocatore come Volandri, che è stato anche n.25 del mondo, questo è chiaramente un record che avrebbe preferito non detenere: “Sono stato davvero sfortunato, ho avuto dei sorteggi incredibili, vai a vedere, vai a vedere – ripete – e vedrai che forse il peggior classificato che ho incontrato è proprio RogerVasselin oggi…ho perso da Berdych l’anno dopo che ha fatto finale qui (2010 la finale, 2011 il match cui si riferisce Filippo “Mi pare d’aver giocato sul centre court o sul n.1, insomma il campo più importante che mi è toccato qui…”), e poi mi sono toccati quando Isner, quando Querrey, Del Potro, due volte Chardy, Tsonga…insomma tutti giocatori forti, difficili da battere.
Il francese di oggi RogerVasselin è n.50. Ma, seguendo il consiglio di Filippo, sono andato a vedere i suoi 18 giustizieri: Kiefer, Wimbledon 2007; Llodra, Us Open 2007; Grosjean, Australian 2008; Andujar, Roland Garros 2008; Reynolds, Us Open 2008…poi ci sono due anni di problemi fisici e di squalifica per aver fatto uso di un medicinale antiasmatico e di classifica in caduta libera, quindi rieccoci agli Slam nel 2011: Andreev, Australian open 2011; Clement, Roland Garros 2011; Berdych, Wimbledon 2011; Del Potro, US Open 2011; Raonic, Australian Open 2012; Haas, Roland Garros 2012; Chardy, Wimbledon 2012; ancora Chardy, Us Open 2012; Simon, Australian Open 2013; Isner, Us Open 2013; Tsonga, Australian Open 2014; Querrey, Roland Garros 2014; e Roger Vasselin oggi.
Beh, insomma qualche sconfitta era evitabile (Andujar non è un fenomeno), però è vero che i sorteggi non l’hanno certo aiutato.
Ciò detto però anche i primi turni portano in cassaforte tanti bei soldini: qui oggi 27.000 sterline, pari a circa 32.000 euro e spiccioli.
“Per fare 30.000 euro nei challenger devo vincerne 5! Anche quelli che oggi hanno un montepremi di 42.000 euro non ti danno l’ospitalità, per cui alla fine i soldi son sempre pochi…beh certo 10 anni fa (Filippo in realtà ha giocato il primissimo Slam in Australia nel 2001), chi perdeva al primo turno non prendeva quanto oggi, meno della metà di sicuro”.
Beh, se anche fosse… e la media di un primo turno perduto in uno Slam fosse corrisposta a 20.000 euro …moltiplicata per 18, vengono sempre fuori di bei soldini. Facciamo 350.000 euro arrotondando al ribasso? E’ vero che ci sono le spese, i coach, il resto, ma insomma c’è chi guadagna meno. A parte il fatto, a contrario, che per essere per tanti anni così sempre nei primi 100 del mondo, beh bisogna essere un bel po’ forti no?
Ogi Filippo ha avuto anche un setpoint sul 5-4 e servizio: “E ho perso uno scambio prolungato, con un dritto fuori di 20 centimetri, quando molti scambi li avevo anche vinti…” rimpiange.
Ora gli restano tre settimane in tornei minori, visto che è sceso a n.117 dopo essere stato a lungo intorno alla settantesima ottantesima posizione, per fare 80 punti e tentare di non perdere al primo turno all’US Open.
“Mi scadono i punti della vittoria a Orbetello, vado a giocare a Todi, poi a Baastad, poi San Benedetto”.
Ecco ci vorrebbe proprio una benedizione del monaco di Norcia per rientrare fra i 104 in tre settimane e poter andare all’US Open. Anche a Flushing Meadows chi perde al primo turno si fa un bel gruzzoletto. In bocca al lupo Filippo, magari prima o poi un sorteggio un tantino benigno potrebbe anche arrivare.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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