Wimbledon 2014: (s)punti tecnici, day 2 e 3

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Wimbledon 2014: (s)punti tecnici, day 2 e 3

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TENNIS WIMBLEDON CHAMPIONSHIPS – Dal day 2 e 3 ecco tutti gli spunti tecnici di giornata: gli adattamenti erbivori di Rafa Nadal, i meravigliosi colpi piatti di Stakhovsky e lo showman Radek.

Lo slice di Rafael

 

Analizzare il modo in cui un giocatore reagisce e aggiusta il suo tennis nel momento in cui si trova fuori dalla cosiddetta “comfort zone”, e affronta difficoltà non abituali, è molto interessante. Nel caso di Rafael Nadal, sempre ottimo nella capacità di adattarsi se necessario, è stata degna di nota la grande lucidità tattica che ha saputo esprimere nel suo incontro di primo turno contro lo slovacco Martin Klizan.

Rafa si è trovato in difficoltà all’inizio, fino a perdere il primo set, per due ragioni principali: la superficie, che per uno come lo spagnolo richiede del tempo per abituarsi ai rimbalzi, e il fatto che l’avversario fosse mancino anche lui (oltre naturalmente alla buonissima prestazione offerta da Martin, che ha picchiato a tutto braccio ogni palla). Opposto a un giocatore che ovviamente non poteva essere messo sotto semplicemente con la consueta pressione sulla diagonale di sinistra, a forza di drittoni in top-spin, Nadal – ed è raro vederlo – ha completamente ribaltato le geometrie abituali, affrontando il palleggio con schemi tipici dei giocatori destri opposti ai destri.

In particolare, ha fatto un uso eccellente dello slice di rovescio (che esegue piuttosto bene), tirato spesso – e nei momenti giusti – in lungolinea, a trovare il dritto di Martin. Sull’erba, quel tipo di palla è difficilissima da restituire ancora lungolinea con il dritto, a meno di non prendersi un gran rischio frustando il colpo con il massimo del top-spin, e quasi sempre obbliga chi la subisce al cross. Che è esattamente quello che Rafa aspetta e cerca, pur accettando l’eventualità di lasciare a volte troppo campo libero a sinistra, per conquistarsi la possibilità di aprire l’angolo e scatenare la pressione con il suo dritto.

Chiuso in questa trappola di traiettorie, Klizan non ha più avuto modo di uscirne: giocare sul dritto di Nadal non è praticamente mai una buona idea, e se la metteva sul rovescio, Rafa gli mollava la rasoiata lungolinea appena possibile e girava lo scambio comunque: fine della partita, e perfetta prestazione tattica dello spagnolo.

Geometra.

Il tennis d’altri tempi di Sergiy

Concordo assolutamente con Marco Crugnola, aggiunto alla squadra di commentatori Sky, quando dice che l’ucraino Sergiy Stakhovsky gli ricorda Michael Stich. A me personalmente, oltre che l’”airone” tedesco, ieri contro il lettone Ernests Gulbis ha fatto venire in mente anche il miglior Tim Henman, quello delle quattro semifinali a Wimbledon, che ha dato il nome alla “Henman Hill”, il pratone in discesa dove fanno il tifo quelli che non hanno potuto accedere al campo centrale.

Certamente Gulbis non si è espresso al meglio, ma contro percentuali fuori dal mondo di punti realizzati con il serve&volley, eseguito con continuità e precisione ineccepibili, non so in quanti ci sarebbero riusciti. Praticamente indifferente al passare degli anni, Sergiy ha sciorinato un festival di colpi semipiatti, e spesso con il taglio sotto, anche da fondocampo, chiudendo poi a rete alla prima occasione con volée precisissime e incisive.

Tra le tante perle dell’ucraino che meritano attenzione, ormai rarissime da ammirare, una su tutte: 1-1 nel secondo set, Gulbis a rete dietro un attacco esterno quasi definitivo, Sergiy da tre metri fuori dal campo tira il passante lungolinea con lo slice di rovescio. Rapidissimo, a due dita dal nastro, imprendibile. Con lo slice! Mano incredibile, velocità di braccio massima, sensibilità. Colpo assurdo. Oltre a quel passante da urlo, innumerevoli risposte bloccate, da doppista, chop anche con il dritto, pallonetti felpati, servizi non esplosivi ma ficcanti e piazzatissimi, ideali per essere seguiti a rete. Quando si esprime così, Stakhovsky è veramente un fenomeno sull’erba, e Federer ne sa più di qualcosa.

Avercene ancora, di giocatori così.

Lo show di Radek

Che con Novak Djokovic avrebbe comunque perso, anche se non lo ammetterebbe mai nemmeno con se stesso, lo sapeva bene anche il ceco Radek Stepanek. Ma forse liberato da pressione e responsabilità a livello inconscio, è entrato in campo e ha giocato a braccio non sciolto, di più. E quando un tipo come Radek molla i colpi in modo “spensierato”, su erba, contro un grande avversario, lo spettacolo è assicurato.

Attacco a tutto campo dall’inizio alla fine, sfidando a viso aperto le risposte e i passanti di uno dei migliori al mondo in difesa: uno show che purtroppo si può ancora vedere solo con pochi tennisti come lui, su questi campi, e nei primi giorni del torneo, finchè l’erba è ancora degna di essere chamata tale. Davvero poco, a mio avviso, ma quando capita, godiamocelo.

Qualche “circoletto rosso” memorabile: 3-3 primo set, serve Nole, Radek risposta in avanzamento di rovescio e rete, arriva la pallata di Nole nei piedi, Radek demi-volée quasi presa dietro, con rotazione completa sul piede-perno, palla smorzata esterna a due spanne dalla rete. Tutti a bocca aperta. 4-3 Nole sempre primo set, palla break, Radek tranquillissimo piazza la combo serve&volley, volée di rovescio a uscire, drittone passante stretto in cross di Nole, altra demi-volée smorzata, in allungo, stavolta di dritto. 4-4, il capolavoro: scambio duro, Nole fa fare il tergicristallo a Radek, alla fine segue a rete un dritto esterno tirato nel campo vuoto. Dal nulla sbuca in corsa Stepanek, e contrastando con un ingresso della testa della racchetta in avanti-sotto, di solo di polso, l’inerzia laterale dello scatto, gli stampa il passante lungolinea con lo slice di rovescio: esattamente come Stakhovsky con Gulbis, ma ancora più fenomenale perchè alla fine di uno scambio lungo giocato tutto in difesa.

E avanti così, fino alla fine, con il giusto e quasi inaspettato premio del terzo set conquistato al tie-break. Tennis da impazzire, tecnicamente difficile a livelli sconosciuti ai più, e che temo siano davvero gli ultimi anni che potremo ammirare a livelli alti tra i professionisti. Dietro a gente come Stakhovsky, Mahut e Stepanek non c’è più nessun giovane che gioca così.

Magnifico dinosauro.

One-Handed Backhand appreciation corner

La battaglia per la difesa del Santuario del Talento è appena iniziata, e il manipolo dei Guerrieri della Luce procede nella sua Missione. Perdiamo il Soldatino Sovietico Mikhail, e l’Airone Balcanico Ivo, ma avanza al suo posto un ottimo Ranger Canadese, Frank Dancevic, dal grande rovescio monomane. Gli Eroi Rossocrociati Roger e Stan sembrano in forma, così come l’Apprendista Bulgaro Grigor e lo Scudiero Iberico Feliciano, mentre il Talento Transalpino Richard, pur vittorioso, appare in difficoltà.

Accogliamo con gioia la grande prestazione del Mago Ucraino Sergiy, dal quale a questo punto ci aspettiamo altre soddisfazioni, e ci dispiace dover assistere allo scontro fratricida tra il nostro Picchiatore Emiliano Simone e il Folletto Bavarese Philipp.

Tra le donne, fuori Vinci e Schiavone, avanza l’impagabile Carlita Suarez Navarro, ma temiamo per le sue sorti a ogni incontro: le magnifiche sbracciate eastern, cariche di top, che tanto abbiamo ammirato sulla terra rossa, sono molto meno incisive sui prati. Al secondo turno anche Lourdes Dominguez Lino, che però affronterà l’affettatrice Flipkens, e sul veloce sarà durissima.

Per un primo bilancio statistico, attendiamo l’allinearsi dei tabelloni al terzo turno: ma se anche le percentuali dovessero risultare deficitarie, la qualità vale sempre più della quantità, e un’elegante fucilata a una mano, chiusa in lungolinea, per noi sarà sempre meglio di cento brutali sberle bimani.

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(S)punti Tecnici

ATP Finals – Spunti Tecnici: Matteo Berrettini e il dritto che fa male anche ai top-players

SPONSORIZZATO – Per non parlare del servizio… Gli straordinari risultati del testimonial Lotto, consolidato ATP Top 10, dipendono in gran parte dal binomio dritto servizio

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photo @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

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Tecnicamente, stando in campo con Matteo Berrettini, che si prepara a giocare le ATP Finals per la seconda volta in carriera (record per il tennis italiano maschile, come l’esaltante finale raggiunta sull’erba di Londra), è molto interessante vedere quanto i colpi dell’azzurro sponsorizzato da Lotto Sport Italia siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività.

Il dritto è uno dei più potenti e carichi di top-spin del Tour, parole di Novak Djokovic, una botta paragonabile a quella di Juan Martin del Potro, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice (con rotazione all’indietro) è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo agli Slam con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils dopo averci perso a New York due anni fa. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
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Qui sopra, un paio di esecuzioni del dritto in open stance, postura frontale, il classico “sventaglio” con cui l’italiano martella a ritmo altissimo da ogni angolo del campo. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

 

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione del piatto corde, con postura perfettamente composta, come si può apprezzare nella seconda immagine. Notevole la capacità di andare basso con le ginocchia, data la stazza del giocatore. La rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra (sequenza originale ed esclusiva di Ubitennis da Indian Wells), il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, con presa leggerissima, sono caratteristiche personali di Matteo. Decontrazione totale, che produce una frustata con pochi eguali nel circuito. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto, difettuccio veniale ma presente fino a tre anni fa, è sparito, Matteo va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

In conclusione, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, con successo viste le vittorie, e il “pacchetto” è completo.

Terzo anno chiuso in top-10 ATP, titoli prestigiosi come al Queen’s Club, soddisfazioni personali come la convocazione per il team Europa alla Laver Cup, e il sogno della finale di Wimbledon: Matteo Berrettini è arrivato tra i grandi del tennis, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

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Wimbledon, uno sguardo tecnico: cosa deve fare Berrettini per battere Hurkacz

Preview tecnica delle semifinali maschili: per Berrettini saranno fondamentali servizio e slice di rovescio, Hurkacz dovrà… rispondere. Le speranze di Shapovalov? Sbracciare come non ci fosse un domani

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (credit AELTC/Edward Whitaker)

In occasione delle semifinali maschili di Wimbledon, con la storica presenza di Matteo Berrettini, tornano le preview tecniche di Luca Baldissera – purtroppo non da bordo campo, a causa delle difficoltà attuale indotte dalla pandemia. Ma Luca conta di tornare a scrivere presto anche dal campo!


Djokovic contro tutti? Il “mantra” di questi ultimi giorni di torneo, quando i contendenti per il singolare maschile sono rimasti in quattro, sembra essere quello. Da un lato il supercampione, che dà costantemente l’impressione di viaggiare con il “cruise control“; dall’altro tre giovanotti di belle, se non bellissime, speranze. Che potrebbero arrivare a realizzarsi proprio qui a Church Road, chissà, anche se appare onestamente molto difficile. Ma andiamo con ordine, cosa possiamo aspettarci oggi pomeriggio?

Matteo Berrettini vs Hubert Hurkacz

Cosa deve fare Matteo per vincere: testa bassa, e fiducia totale nelle sue armi migliori, che possono essere devastanti per chiunque. Il servizio, innanzitutto, con le straordinarie percentuali di unreturned serves“, le palle che non tornano, dato assai più importante e significativo degli ace, dovrà mantenere l’efficacia mostrata finora. Siamo poco sotto al 50% in 5 partite, prime e seconde aggregate, tantissima roba, in cima alla classifica di questa statistica. Se poi qualcosa dall’altro lato della rete effettivamente ritornerà, entra in azione il dritto, che è una cannonata di velocità e pesantezza molto superiori a qualunque accelerazione dell’avversario. Si entra nello scambio? Allora ecco lo slice di rovescio, sempre interpretato come arma tattica che consenta poi di girarsi e mettere in azione il drittone di cui sopra. Tutto molto semplice tatticamente per Berrettini, dipenderà da lui e dalle percentuali che saprà realizzare.

 

Cosa deve fare Hubert per vincere: rispondere, rispondere, rispondere. Se vieni travolto dal bombardamento di Matteo non hai scampo, i suoi turni di battuta durano poco, e tu vai in affanno anche quando tocca a te servire, sapendo di non poterti permettere la minima sbavatura. Attenzione a non attaccare con troppa disinvoltura il rovescio dell’italiano, che è capace di giocare slice bassi e insidiosi, ma il pallino del gioco deve essere tuo. Tre-quattro colpi al massimo e poi via dentro, sfruttando la qualità dei due fondamentali. In un match del genere, come fosse un duello nel vecchio west, vince chi estrae la pistola e spara per primo. Purtroppo per Hurkacz, il calibro di Berrettini appare di poco superiore.

Novak Djokovic vs Denis Shapovalov

Cosa deve fare Denis per vincere: sbracciare a tutto campo come non ci fosse un domani (anche perché, se non ci riesce, il “domani tennistico” non ci sarà di sicuro). Ricordarsi del 13 maggio a Roma, quando fece soffrire Rafa Nadal per tre ore e mezza, sciorinando un tennis d’attacco di esplosività formidabile. Quando un tipo come Shapovalov decide di spaccare la palla, sono guai per tutti, Djokovic compreso. Ma gli alti e bassi di rendimento tipici del canadese, uno come Khachanov (per esempio) te li perdona, Novak no. Lo schema dritto mancino (e servizio) a spostare lateralmente l’avversario, seguito dall’accelerazione incrociata dall’altra parte può essere letale, specialmente se eseguita con l’anticipo di rovescio. Il problema, per Denis, è che anche tutto questo potrebbe non bastare, visto il mostro di continuità che si troverà davanti. Ma questo non deve impedirgli di provarci con tutta la convinzione possibile. Come lui stesso ha detto, in fondo si parte sempre da 0-0.

Denis Shapovalov – Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Cosa deve fare Novak per vincere: presentarsi in campo (ok, scherzo). Il buon vecchio Djoker, per vincere, dovrà “semplicemente” alzare un minimo i suoi standard di rendimento soprattutto in risposta, e ricordarsi del primo set in assoluto giocato (e perso) in questo torneo dal giovane inglese Draper. I servizi mancini danno fastidio a tutti, Nole compreso, ma quando hai una qualità nell’impatto di rovescio di livello clamoroso devi fidarti del tuo colpo, e mollare il più spesso possibile l’anticipo diagonale o lungolinea. Se riesci a togliere da subito l’iniziativa a uno come Shapovalov, il resto (ovvero il controllo del palleggio e delle geometrie da fondocampo) diventa ordinaria amministrazione. Occhio a non rischiare troppo con le seconde palle aggressive, contro Shapovalov – che non è Nadal in risposta – non dovrebbe essere necessario, e regalare punti così è sempre pericoloso. Il pubblico sarà in maggioranza favorevole al canadese, ma questo non ha mai costituito un problema per Djokovic, come ha abbondantemente dimostrato proprio sul campo centrale due anni fa.

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US Open, spunti tecnici più attesi: il segreto del dritto di Berrettini

NEW YORK – Botte clamorose con la battuta, accelerazioni fulminanti da fondocampo, affettate efficacissime, e un ottimo tocco di palla. Matteo ha già tutto quello che serve per il tennis di vertice

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da New York, il nostro inviato

Innanzitutto, ben ritrovati a bordocampo. All’indomani della strepitosa vittoria su Gael Monfils, che consegna Matteo Berrettini alla storia del tennis italiano, con una semifinale Slam su cemento a cui non era mai arrivato nessuno (Corrado Barazzutti, nel 1977, arrivò tra i primi 4 allo US Open, ma si giocava a Forest Hills, su terra verde), era inevitabile il pellegrinaggio all’allenamento del ragazzone di Roma che sta facendo sognare tutti. Sul Grandstand di Flushing Meadows, Matteo ha fatto un’oretta di “training” con coach Santopadre. Quando ho salutato lui e Matteo, belli rilassati e sorridenti, e accompagnati da Craig O’Shannessy, ormai membro aggiunto del team almeno in questo torneo, ho detto scherzando: “Ehi, uno sparring partner giovane oggi vedo“. Vincenzo si è fatto una risata e mi ha risposto: “Beh Luca, bisogna fare allenamento in modo più possibile simile alla partita che verrà. Quindi, c’era bisogno di un mancino con pochi capelli!“. Ecco, questa era l’atmosfera nel pomeriggio di New York, davvero piacevole e allegra.

Tecnicamente, stando in campo con il “team Italia” che tanto successo sta ottenendo quest’anno allo US Open, ho trovato interessante vedere quanto i colpi di Berrettini siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività. Rispetto a quando lo avevo fotografato e analizzato a Melbourne, gennaio 2018, il dritto mi è sembrato ancora più esplosivo, una botta, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo a tornei del genere con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

 

Qui sopra, in alto preparazione e caricamento, sotto impatto e finale del dritto in open stance, postura frontale. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Qui sopra, un dritto classico in neutral stance, affiancato e in proiezione verso avanti, splendida la compostezza e l’allineamento braccio-racchetta. Berrettini a destra ha davvero un colpo di livello top mondiale, ormai, e lo sta ben dimostrando qui a New York.

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione in orizzontale-esterno del piatto corde, con il gomito che si apre verso destra con timing perfetto. Da vicino, posso assicurarvi che la rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra, il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, sono caratteristiche personali di Matteo. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto è sparito, va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

Per finire in modo curioso, ecco Matteo che si diverte a sperimentare il rovescio a una mano, e devo dire che non è niente male. Meglio non provarci con Nadal, però.

In conclusione, signori, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, e direi che ci siamo. Non so se basterà con Rafa, naturalmente, ma per una gran carriera ad altissimo livello, che poi è stato già altro che raggiunto, non manca nulla.

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