Wimbledon e lucky loser: Bolelli potrebbe eguagliare il record di Dick Norman

Flash

Wimbledon e lucky loser: Bolelli potrebbe eguagliare il record di Dick Norman

Pubblicato

il

TENNIS WIMBLEDON CHAMPIONSHIPS – Il record di vittorie da ‘lucky looser’ appartiene al belga, ma Simone lunedì potrebbe aggiungere alla sua bacheca questo piccolo traguardo.

Simone Bolelli partecipa a questa edizione dei Chiampionships da lucky loser, dopo aver perso nell’ultimo turno di qualificazione da Groth. Da lì non s’è più fermato ed ha battuto in sequenza Ito, Kolhschreiber ed è tutt’ora impegnato contro il giapponese Nishikori, partita interrotta al quinto set ieri sera per oscurità.

L’italiano vincendo potrebbe approdare alla seconda settimana di Wimbledon, traguardo che sarebbe una sua esclusiva, visto che nessun’altro italiano è rimasto in gara fin’ora. Ed in più Bolelli potrebbe eguagliare il record di vittorie di un lucky loser nel torneo, appartenente a Dick Norman, che giunse agli ottavi nell’ormai lontano 1995. Un’altra piccola soddisfazione, in attesa del probabile ritorno in top100 e aspirando magari a migliorare questo record, contro un Raonic negli ottavi.

 

Continua a leggere
Commenti

Flash

ATP Indian Wells, Peers e Polasek campioni del doppio

È il primo trofeo della coppia. Sconfitti in due set Rublev e Karatsev

Pubblicato

il

John Peers e Filip Polasek – Indian Wells 2021 (foto via Twitter @BNPPARIBASOPEN)

In singolare, uno è arrivato al massimo al n. 555, l’altro un centinaio di posizioni più avanti, quindi non ci sarebbe partita nell’uno contro uno contro le prime due teste di serie dell’incombente ATP 250 di Mosca. La cooperazione è però contata più della somma delle parti e la finale del doppio tra i due specialisti e i due singolaristi si è conclusa con il successo dei primi: Filip Polasek e John Peers si impongono per 6-3 7-6(5) su Andrey Rublev e Aslan Karatsev in poco meno di un’ora e mezza. Polasek è campione in carica dell’Australian Open (con Dodig) e anche Peers ha uno Slam all’attivo, sempre a Melbourne (nel 2017 insieme a Kontinen). Il duo formatosi dopo le Olimpiadi di Tokyo e già semifinalista allo US Open mette così in bacheca un Masters 1000 come primo trofeo. La coppia finalista formata da Rublev e Karatsev era imbattuta da otto incontri – vittoria a Doha lo scorso marzo –, ma non si è rivelata abbastanza fredda in un paio di circostanze che le avrebbero almeno consentito di giocarsela al super tie-break.

Il primo set si decide già nel secondo game quando Rublev cede il servizio da 40-15: due risposte fulminano Karatsev, poi reo di una volée non chiusa. Niente da fare sulla doppia occasione dell’immediato rientro e il parziale scivola via liscio fino al 6-3. Tutt’altra storia nella seconda partita caratterizzata da ben sei break a partire dal 2 pari e un solo turno di battuta su dodici senza opportunità per la risposta. A metà del terzo gioco, c’è un MTO per Polasek la cui caviglia si gira durante uno scambio sulla diagonale sinistra tra il suo compare e Karatsev, il quale deve salvare il successivo 40 pari infilando da fenomeno il non troppo azzoppato avversario con un dritto inside-in quasi cadendo all’indietro su risposta australiana profondissima.

Dopo non essere riuscito a rispondere sulla seconda servita dal trentaseienne di Zvolen sul punto decisivo, “il grande Leone benevolo” si fa sorprendere due volte a rete, Rublev rilancia con due doppi falli e la coppia russa finisce sotto 1-3. Non esce però dal match, anzi, si riprende subito il maltolto (mal-ceduto, in questo caso), salvo poi consegnare di nuovo il servizio. L’aussie serve per il titolo, fallendo definitivamente il compito con una seconda a metà rete; ci riprova Filip sul 6-5 e, forse in un accesso empatico, conclude nello stesso identico modo. Nel finale del tie-break, Polasek e Peers salvano ala grande due punti con qualche complicità russa e diventano campioni.

“È davvero speciale poter dire di aver vinto il titolo qui. Abbiamo cominciato piuttosto lentamente come coppia, ma abbiamo lavorato bene prima dello US Open” ha dichiarato Peers dopo il match. “Da allora, abbiamo continuato a lavorare e a divertirci giocando insieme e cercheremo di ottenere più spesso risultati come questo”. Dopo aver ringraziato il proprio team e il suo compare, Rublev ha detto che “abbiamo scoperto di giocare benino anche il doppio, quindi è un’ottima notizia per noi”.

 

Continua a leggere

Challenger

Tallon Griekspoor trionfa ad Ercolano e conquista il suo sesto Challenger stagionale

L’olandese bissa il successo di Napoli ed eguaglia il recente record di Benjamin Bonzi. Rivincita italiana in doppio con Marco Bortolotti

Pubblicato

il

Tallon Griekspoor con il trofeo della Vesuvio Cup (Photo Courtesy of the Tournament)

Sul centrale dello Sporting Poseidon l’olandese Tallon Griekspoor vince facile (6-3 6-2) la finale del Challenger 80 di Ercolano (terra battuta) contro il sorprendente Alexander Ritschard, proveniente dalle qualificazioni.

Troppo rapido Griekspoor e troppo veloce la sua palla: l’82% di punti sulla prima contro il 52% dell’avversario hanno partorito quattro break contro nessuno, raccontando in maniera esauriente un match che si è concluso in poco più di un’ora. Ritschard, americano di origini svizzere, aveva evidentemente ormai finito la sua dotazione di miracoli, perché altrimenti non possono definirsi le sue vittorie nei turni precedenti contro Agamenone, Moroni e Hanfmann.

Griekspoor da parte sua ha visto aprirsi davanti a sé il tabellone come Mosè sul Mar Rosso, complicandosi appena un attimo la vita nei quarti contro il francese Manuel Guinard, l’unico che è riuscito a strappargli un set. Ma, tutto sommato, la sua è stata una settimana abbastanza rilassante che gli ha regalato la sesta vittoria Challenger in stagione, permettendogli così di eguagliare il record appena stabilito da Benjamin Bonzi. E sei vittorie in un anno sono evento assai raro, tanto che gli unici precedenti risalgono al 2016 (Facundo Bagnis), al 2001 (Juan Ignacio Chela) e al 1998 (Younes El Aynaoui). Domani tutti questi trofei si tradurranno finalmente nell’ingresso in Top 100, alla posizione 89.

 

Si fermano in semifinale entrambi gli italiani. Flavio Cobolli perde 6-4 6-4 dal vincitore, forse accusando il peso di una stagione molto lunga ed intensa. Ricordiamo che il teenager romano a inizio anno frequentava senza brillare particolarmente i Futures, mentre adesso è salito addirittura al N.219 ATP, conquistando il diritto di partecipare alle qualificazioni del prossimo Australian Open. Una scalata semplicemente vertiginosa.

Anche Franco Agamenone stabilisce il suo nuovo best (N.210 ATP, dopo che aveva iniziato l’anno al N.675), ma forse è arrivato un po’ stanco al termine di questa incredibile stagione che lo ha visto finalmente affacciarsi sui palcoscenici che contano, dopo che a 28 anni compiuti sembrava ormai perso per il grande tennis. In questo indimenticabile 2021 ha messo in bacheca due Challenger e cinque Futures, dimostrando non solo una grande padronanza tecnica ma soprattutto una convinzione che raramente ha vacillato. E anche se è vero che in questo momento rischia di voler spremere troppo da questo incredibile periodo, onestamente chi avrebbe il coraggio di criticarlo?

Rivincita per l’Italia nel doppio: ha infatti vinto Marco Bortolotti che, in coppia con lo spagnolo Sergio Martos Gornes, ha battuto 6-4 3-6 10-7 la coppia del momento Vavassori/Brown, i quali hanno così visto interrompersi una fantastica striscia di ben undici successi consecutivi. Per il tennista di Guastalla è la seconda vittoria in carriera a livello Challenger (dopo qualcosa come 41 vittorie Futures) che gli consente di conquistare la posizione N.207 ATP, a soli cinque posti dal suo best ranking. Bortolotti dopo la premiazione ha detto: “Non partivamo certo con i favori del pronostico visto che i nostri avversari venivano da due tornei vinti di fila. Quindi abbiamo giocato a braccio sciolto fino all’8-1 del match tie-break, quando ci siamo un po’ bloccati per la tensione. Fortunatamente abbiamo messo due prime di servizio e siamo riusciti ad alzare il trofeo”.

Ad Alicante (Challenger 80 cemento outdoor) la vittoria è di Constant Lestienne (N.258 ATP) che in finale batte 6-4 6-3 il connazionale Hugo Grenier (N.203 ATP). Il tennista di Amiens strappa sul 5-4 il servizio al connazionale alla prima palla break con uno splendido pallonetto. È evidente come la velocità e la leggerezza di piedi di Lestienne mettano in difficoltà l’avversario, troppo macchinoso nella preparazione dei colpi e quindi raramente in grado di dispiegare tutta la sua potenza. Un altro break nel sesto game del secondo parziale pone praticamente fine alla contesa, che si chiude sulla prima palla utile in poco meno di un’ora e mezzo. Lestienne, col suo terzo successo Challenger (Ostrava 2016 e Portorose 2018 i precedenti), risale al N.208 (lontano comunque dal 142 che toccò nel 2019), mentre Grenier si consola con il nuovo best ranking di N.188 ATP.

Continua a leggere

Flash

Basilashvili, il tennista che non deve ridere mai

A poche ore dalla finale di Indian Wells, Basilashvili potrebbe ottenere una vittoria storica per il suo Paese ma non per questo cambierà gioco, né tantomeno espressione

Pubblicato

il

Nikoloz Basilashvili ad Indian Wells 2021 (Credits: @BNPPARIBASOPEN on Twitter)

Il regista Sergio Leone disse che Clint Eastwood quando recitava aveva due sole espressioni: con o senza il cappello.

Anche il tennis maschile può vantare un personaggio che ha solo due espressioni, ovvero con e senza bandana: Nikoloz Basilashvili.

Tra poche ore questo ventinovenne georgiano figlio di un ballerino classico e di un medico indosserà la sua bandana e la sua maschera impenetrabile per scendere in campo nella finale di Indian Wells che lo vedrà opposto a Cameron Norrie, scrivendo così una pagina che – indipendentemente dall’esito finale della partita – per il tennis del suo Paese è già storica.

 

Prima di lui infatti nessun tennista georgiano era andato tanto avanti in un torneo categoria 1000; nel 2004 il suo connazionale Irakli Labadze aveva raggiunto la semifinale in un Master 1000 – per curiosa coincidenza proprio a Indian Wells – ma si era arreso a Tim Henman che – absit iniuria verbis – rispetto a Taylor Fritz era però ben altra cosa.

L’eventuale vittoria porterebbe Basilashvili vicino al suo miglior piazzamento in classifica, rappresentato dalla sedicesima posizione, ma ancora lontano dalla nona posizione raggiunta nel 1974 dal miglior tennista georgiano di sempre, Aleksandre Metreveli, finalista a Wimbledon nell’anno del boicottaggio; sempre in caso di successo Basilashvili porterebbe a sei il numero di vittorie complessive ottenute nel circuito (sino ad oggi vanta tre 500 e due 250), tre in meno di quelle presenti nel palmarès di Metreveli.

Lo stile di gioco di Basilashvili è di semplice definizione, poiché, coerentemente con la sua espressione, è binario: colpi violenti alternati a colpi violentissimi.

Se eseguire una smorzata tirando forte non costituisse un ossimoro probabilmente il Nostro ne farebbe a profusione; poiché così non è, a memoria d’uomo non si ricordano sue smorzate e si fatica a ricordare un pallonetto.

A memoria d’uomo nessuno ricorda neppure di averlo mai visto sorridere, figuriamoci ridere. Mai. Persino nella foto-profilo pubblicata sul sito ufficiale ATP Basilashvili sfodera un fiero cipiglio.

Egli è il degno erede con la racchetta di Buster Keaton e Jacques Tati, due impassibili titani della comicità del ventesimo secolo.

Solo che Nikoloz a differenza loro non fa ridere.

Ne sanno qualcosa coloro i quali lo hanno incontrato sul campo da gioco a cominciare da Eubanks, Ramos Vinolas, Khachanov, Tsitsipas e Fritz, che lo hanno affrontato questa settimana a Indian Wells (anche la ex moglie pare si sia divertita poco in sua compagnia, visto che su di lui pende un processo per violenza domestica, ma questa è una storia che esula dalle cronache sportive).

Stefanos Tsitsipas – che detto per inciso ci sembra tecnicamente involuto rispetto al giocatore che ammirammo de visu alle Finals del 2019 – nei quarti di finale gli ha generosamente dato una mano per permettergli di arrivare in semifinale e un altro aiuto gli è stato dato da una superficie di gioco particolarmente lenta che – come ha sottolineato Fritz – gli dà il tempo di caricare al meglio i suoi colpi.  La mano più grande però se l’è data da solo giocando al meglio delle sue possibilità.

Tra poche ore scopriremo se il gioco d’anticipo di Cameron Norrie, che tanto ci ricorda quello di un altro mancino – Adrian Mannarino – gli impedirà di tirare le sue bordate di rovescio e di diritto e indirizzerà il match verso un esito simile a quello del loro unico confronto, avvenuto a Rotterdam a inizio stagione e conclusosi con una netta vittoria dell’inglese oppure se anche Norrie entrerà a fare parte della schiera degli infelici.

E chissà se in tal ultimo caso avremo la fortuna di vedere Basilashvili abbozzare un sorriso. 

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement