Nadal: k.o. meno doloroso Sharapova invano irriducibile

Editoriali del Direttore

Nadal: k.o. meno doloroso Sharapova invano irriducibile

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TENNIS WIMBLEDON CHAMPIONSHIPS – Kyrgios una nuova star? Meglio o peggio di Philippoussis? Rafael Nadal non scommette su lui top-ten. Il k.o della Sharapova. Possibile semifinale tedesca Lisicki-Kerber, o finale Bouchard-Kvitova?

Un anno fa giocava contro Quinzi e Baldi. Ma il tennis ha forse scoperto un vero campione in Nick Kyrgios, classe 1995, 19 anni, anche se Rafael Nadal su lui non si è voluto sbilanciare: “L’ho visto giocare solo due volte, contro Paire e oggi con me. Troppo poco. A volte i giocatori che non hanno nulla da perdere, che hanno un servizio come il suo e che sull’erba non hanno nemmeno il tempo di pensare a che tipo di tattica utilizzare, possono fare grandissime partite. Dopo di che tutti ti chiedono se diventeranno top-ten… e io dico che i top-ten…sono soltanto 10. E una cosa è vincere una grande partita, o anche un torneo, e un’altra è farlo in continuazione, mese dopo mese e anno dopo anno. Non gli manca niente perchè possa diventarlo, mi pare, ma potrei dirlo anche di altri che magari lo diventeranno e magari non lo diventeranno mai.”
E più tardi in spagnolo quando gli ho detto che però a me questo sembrava davvero forte, non come Rosol insomma, Rafa mi ha risposto: “Non ti voglio dire bugie: io oggi ho perso un solo servizio e non avevo problemi fisici. Negli ultimi due anni invece li avevo avuti, al ginocchio e non solo. Qui ho avuto poche chances, qualche 0-30, o 15-30, il set point nel terzo… ma lui poi tirava anche seconde di servizio a 130/140 km l’ora. Ho lottato, ho fatto quel che potevo, non sono deluso per come ho giocato. Non mi fa piacere perdere ma non ho nulla da rimproverarmi. Cosa faccio adesso? Vado sulla spiaggia. E’ l’unica vera vacanza che posso concedermi, anche perchè ora è bel tempo a Maiorca…Le vacanze d’inverno non ti danno le stesse sensazioni”.
Forse Nadal invece qualcosa da rimproverarsi ce l’ha. Poteva giocare meglio il set point che ha avuto nel terzo set, Kyrgios aveva servito meno forte del solito, 122 miglia, un po’ meno di 200km orari, e anche in altre situazioni non è stato determinato come al solito nel trasformarle. Non si è avuta l’impressione che si sia avvalso della sua maggiore esperienza. Ciò detto però se Nadal non si sbilancia su Kyrgios, mi permetto di farlo io. Kyrgios non è Rosol, anche se rispetto al ceco che sorprese Nadal due anni fa è oggi soltanto n.144 e al suo terzo Slam mentre Rosol era n.100. Ma Kyrgios mi ha fatto vedere non solo gran servizi e gran drittoni: anche bei rovesci anticipati, qualche cross stretto, perfino ad una mano. Insomma ha anche un po’ di tocco, anche se quando l’avevo visto in Australia non ci avevo fatto così caso.
Comunque sia Rafael Nadal che perde a Wimbledon, dove ha vinto due volte, ha fatto cinque finali (perdendone due con Federer, e una con Djokovic nel 2011), resta certamente una sorpresa, visto che era in buona salute. Ciò anche se le difficoltà che aveva avuto lungo tutto il torneo, nel corso del quale aveva perso il pimo set con Klizan, Rosol (suo giustiziere qui due anni fa) e soprattutto il modesto Kukushkin, mi avevano fatto un po’ dubitare della sua forma.
Tant’è che stamani mi ero sbilanciato suggerendo ad un amico che voleva scommettere di prendere a 8 la vittoria di questo ragazzone australiano, n.144, sia nel primo set – il primo set era dato a 4, visto l’andazzo di Nadal nel torneo – sia stavolta che anche alla fine.
Kyrgios infatti, oltre ad essere un tennista dotato di un servizio pazzesco, alla Ivanisevic anche se è destro, mi era piaciuto tantissimo anche tecnicamente e come personalità.
Un anno fa avevo incontrato abbastanza casualmente Radek Stepanek poco dopo che si era scontrato al Roland Garros con Kyrgios che aveva vinto, da n. 262, tre set di fila al tiebreak.
Stepanek mi aveva raccontato: “Ho avuto 9 set point, sei nel secondo set e tre nel terzo, ma quello lì tirava prime e seconde palle come se fossero i primi quindici del match! Kyrgios ha un servizio pazzesco, e certo con me non era favorito quindi ha avuto il vantaggio di poter giocare libero… che è un gran vantaggio…Però ha anche le…palle, perchè nel tiebreak del terzo set, quando era ancora tutto in ballo, e quindi qualcosa da perdere ce l’aveva, sul 10 pari mi ha sparato un ace con la seconda palla di servizio! Non tanti avrebbero avuto lo stesso coraggio. Anche sui 9 set points lui ha giocato quasi sempre molto bene…”.
Palle certo Kyrgios le aveva mostrate anche in questo torneo, annullando 9 matchpoint a Richard Gasquet. Ora contro Raonic sarà una tremenda battaglia di servizi: “Ci saranno molti spostamenti laterali fra una risposta e l’altra senza che si tocchi la palla” ha sorriso Kyrgios. 37 aces in 4 set per Kyrgios, 35 per Raonic in 4 set anche lui. In totale ne hanno fatti 72. Se andranno al quinto supereranno i cento totali. Giocano entrambi meglio di Isner e Mahut, ma potrebbe venirne fuori anche una spaventosa maratona.
Prima del match odierno contro Nadal, Sue Barker aveva intervistato John McEnroe e Jimmy Connors, e Supermac aveva detto: “E’ impossibile per un giovane ai suoi primissimi Slam non sentire l’emozione almeno per il primo set quando entri su un campo come il centre court. Ricordo che nel 1977, da qualificato, arrivai in semifinae proprio contro Jimmy Connors e il primo set non riuscii quasi a giocarlo”.
Beh, invece Kyrgios che su un campo centrale aveva giocato soltanto in Australia: “nella Rod Laver Arena vinsi il singolare junior, è stata un’esperienza che m’è servita giocare in un campo così grande”. Battè Kokkinakis…l’unico che lo impensierì, e in semifinale il nostro Baldi, oggi non ha mai tremato. Oltre ai 37 aces, anche un’infinità di punti anche con la seconda di servizio e una buona gestione dei palleggi in cui ha quasi sempre tenuto l’iniziativa senza temere il dritto di Nadal.
In Australia lo paragonano a Philippoussis, per lo stile di gioco, i servizi. “Scud” nella sua carriera da junior si era fermato al massimo al numero 3 del mondo. Kyrgios ha come idoli e punti di riferimento Federer e Tsonga. “Non voglio guardare oltre a Raonic, sarei un matto, ma giocare contro Federer in semifinale a Wimbledon per me sarebbe un sogno!”
A differenza di un altro giovane australiano che qui due anni fa aveva raggiunto i quarti, Tomic – e non parliamo di Jelena Dokic – Nick Kyrgios a detta del suo ex allenatore Larkham ha una grande famiglia alle spalle che lo tiene con i piedi per terra. Madre malese (che gli aveva detto: “Con Nadal non vinci!”) e padre greco che si era trasferito in Australia quando aveva sette anni. Persone civilissime. E lui è molto umile.
Al Roland Garros aveva scelto di non andare negli spogliatoi dei grandi campioni. “Qui c’è più spazio, e poi se fossi andato lì, vicino ai grandi nomi, avrei cominciato a pensare cose che mi avrebbero fatto concentrare meno”. Si è allenato con tanti top-20, ha scambiato con Cilic e con Djokovic sul Philippe Chatrier, nel giorno del compleanno del numero 1 del mondo. “Quando lo scorso anno, per sostituire un giovane australiano infortunato cui i francesi avevano concesso una wildcard – i due Slam se le scambiano – mi dissero che ero in tabellone provai una grande emozione. Mi dissi: “Pensa che succede se mi sorteggiano contro Nadal…” Lo pensava un anno fa senza immaginare che oggi ci avrebbe giocato davvero!

La sconfitta di Nadal è sorprendente almeno quanto quella di Maria Sharapova con la Kerber. Ha annullato 6 matchpoint nel finale Maria che non si voleva arrendere alla mancina tedesca, ma il settimo le è stato fatale. Era diventata lei la favorita, dopo la eliminazione di Serena Williams per mano della Cornet (poi battuta dalla Bouchard), e ora invece potrebbe ripetersi una semifinale tutta tedesca fra Kerber e Lisicki, anche se io ho fiducia nella Bouchard perchè batta sia la Kerber, che sarà provata anche psicologicamente dalla battaglia di oggi (la Bouchard ha battuto la Kerber all’ultimo Roland Garros) e sia la vincente di Lisicki-Halep: la rumena è l’unica superstite delle prime cinque teste di serie. Sotto mi sento di scommettere sulla Kvitova che batte la Safarova – l’ha battuta 5 volte su 5 e l’ultima però a Eastbourne due settimane fa è finita soltanto 7-6 al terzo per Petra – e arriva in finale. Contro la Bouchard dunque.

 

In campo maschile ci sarà il derby svizzero, dopo che Federer ha dominato Robredo (rivincita dell’US open) e Wawrinka ha battuto in tre set Feliciano Lopez. A Montecarlo vinse Wawrinka, ma sull’erba il favorito è ancora Roger. I due non saranno dispiaciuti che Nadal abbia perso. In particolare Federer che Nadal lo ha sempre sofferto perfino quando lui era più forte.

Per la giornata intensissima di mercoledì i miei favoriti sono Djokovic su Cilic, Murray su Dimitrov, Federer su Wawrinka e Raonic (che credevo avrebbe perso con Nishikori e invece ha mostrato grossi miglioramenti) su Kyrgios, ma soltanto perchè penso che l’australiano avrà faticato a prendere sonno.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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