24 anni dopo Becker-Edberg Federer sogna Wimbledon n.8

Editoriali del Direttore

24 anni dopo Becker-Edberg Federer sogna Wimbledon n.8

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TENNIS WIMBLEDON CHAMPIONSHIPS – Le dichiarazioni dei due coach, grandi rivali di fine anni ’90. Il ricordo di 3 finali ’88-90, le previsioni. Edberg: “Il favorito era Djokovic, ora è Federer”. Becker: “Su Roger più pressione”.
La Kvitova spazza via le ambizioni della Bouchard ma… Errani-Vinci: Grandi, ma non come Navratilova- Shriver o le Williams.

PETRA MA DOVE TI SEI NASCOSTA NEGLI ULTIMI 3 ANNI?

Dov’è stata Petra Kvitova in questi anni? Non chiedo con chi è stata (il diciassettenne Pavlasek nel 2011, il trentacinquenne Stepanek un anno fa, di nuovo adesso Pavlasek, 19 anni ora), ma dove. Perchè già 3 anni fa quando Petra, testa di serie n.8, aveva battuto Maria Sharapova, n.5, anche il più inesperto dei cronisti di tennis si era reso conto delle sue straordinarie qualità.
Che da allora lei abbia vinto soltanto 7 tornei è più incredibile del 6-3 6-0 he ha inflitto oggi alla impotente Bouchard che non ha neppure giocato male, soprattutto nel primo set, prima di subire l’effetto di chi viene prima urtato e poi messo sotto da uno schiacciasassi.
Se andiamo a vedere le statistiche del match, anche se quelle degli errori non forzati vanno sempre prese cum grano salis perchè fortemente soggettive, scopriamo che la povera incolpevole Bouchard avrebbe commesso soltanto 4 errori gratuiti e che i vincenti della Kvitova sono stati 28. 28 vincenti su 61 colti complessivamente (contro i 37 della Bouchard, che pure ha tirato anche senza paura i suoi colpi fin dal primo game, anche se i vincenti sono stati solo 8), significa aver fatto quasi la metà dei punti direttamente…E non è che la Bouchard stesse lì a guardare. Ha fatto quel che poteva.
Così non resta che parlare dei 54 minuti di finale a senso unico, ricordando i 34 minuti record di Steffi Graf nell’88 a Parigi per il 60 60 alla Zvereva; dei 53 minuti con cui Martina Navratilova si liberò della suorina (oggi) Andrea Jaeger con il 60 63 della finale dell’83; i soli tre games raccolti da Monica Seles nella finale del ’92 con Steffi Graf. Ma il 60 61 con cui Billie jean King rimandò a casa la giovane aborigena Evonne Goolagong in 38 minuti nel ’75 batte i record di Wimbledon dacchè si è presa l’abitudine di cronometrare la durata degli incontri.

 

Ricordo che al ritorno dal vittorioso Wimbledon del 2011 Petra Kvitova non fece che perdere incontri dopo incontri, salvo fnalmente risvegliarsi a fine anno nel torneo minore di Linz e poi con il trionfo nelle finali WTA. E’ stata n.2 del mondo, best ranking nell’ottobre 2011, ma poi spesso dietro le top 5, anche se quasi sempre fra le top 10.
Insomma, vediamo se stavolta assorbirà in maniera diversa la gioia per il secondo trionfo a Wimbledon. Che non vinca di più una che gioca così,e che oggi ha giocato straordinariamente bene non solo in attacco, ma anche le rare volte che si è trovata costretta a difendere, è un mistero…legato alla sua testa. Non solidissima.
Ha 24 anni, l’età giusta per fare progress anche con la testa.

VINCI ED ERRANI CAREER GRAND SLAM: Bravissime loro, ma calma

In Italia c’è grande entusiasmo per il loro exploit e lo capisco. Vincere Wimbledon, a qualsiasi livello, in qualsiasi specialità, è un fatto comunque eccezionale e da applausi. Meritati. Purchè non divengano sproporzionati. Per intendersi: per me è più importante aver raggiunto la finale e la semifinale a Parigi come ha fatto la bravissima Sara, che vincere qualsiasi torneo di doppio. Ricordo che salutai con entusiasmo l’affacciarsi di Roberta Vinci sul palcoscenico delle grandi doppiste, quando raggiunse le semifinali dell’US open da diciottenne al fianco di Sandrine Testud. E il doppio è sempre stato la mia passione quando giocavo, anche perchè in singolare perdevo molto più spesso. Figurarsi se non apprezzo i loro risultati. Però attenzione a non esagerare, perchè oggi il giornalismo sportivo sembra essere diventato soltanto …”Viva chi vince, qualunque cosa si vinca”. E si rischia di far perdere un po’ la sostanza delle cose a chi legge. Se uno arriva secondo in una gara molto più difficile passa quasi sotto silenzio. Non è giusto. Quando la Schiavone a Mosca battè, lasciando pochi games a tutte, tre top-ten, Kuznetsova, Mauresmo e Dementieva, ma perse in finale dalla Pierce, non se la filò nessuno. Poi quando vinse il torneo di Badgastein contro la modestissima Meusburger, la Gazzetta inondò la prima pagina e così gli altri giornali.
Grande, grandissimo entusiasmo c’era stato anche l’anno scorso quando Gianluigi Quinzi vinse il torneo junior. Titoli in prima pagina, paginate, interviste televisive. Ovunque. Chi si spingeva a dire che Quinzi sarebbe diventato top10 o top20 in breve tempo. La realtà è diversa: Gianluigi Quinzi oggi è n.302 del mondo, curiosamente l’identica classifica che aveva raggiunto il direttore di questo sito nel 1973 nelle classifiche che, fino ad agosto, non erano ancora ufficialmente computerizzate.
Quinzi salirà senz’altro molto più su, ma ci vorrà ancora tanto tempo, tanta pazienza, sua e nostra.
Ubitennis ha raccontato in questi giorni – e in questi anni – le vittorie di Errani e Vinci, applaudendole ed essendone, da italiani, più che orgogliosi (rileggete la cronaca https://www.ubitennis.com/blog/2014/07/05/wimbledon-erranie-vinci-si-prendono-storia/). Ha raccontato anche che contro le due sconosciute gemelle ucraine Ljudmila e Nadiia Kichenov Sara e Roberta avevano dovuto salvare 5 matchpoint. E spesso accade che le grandi imprese nascono da piccole grandi rimonte. Son tornate n.1 del mondo, hanno battuto poi Barty e Dellacqua, Hlavackova e Zheng, prima che in finale Babos e Mladenovic. Insomma, per carità, buone giocatrici, ma non stelle di prima grandezza, tenniste di classe smisurata.
Tuttavia perfino il premier Matteo Renzi, grande appassionato di tennis (con il quale è in atto una sfida in doppio, lui ed Antognoni, contro il sottoscritto ed un ex calciatore viola a mia scelta) si è congratulato – politically correct – con le Cichis con il seguente tweet: “Game, set, match and career Grand Slam for @roberta_vinci & @SaraErrani as the Italians beat Babos & Mladenovic 6-1 6-3”
E sentivo che ai colleghi, presenti in massa alla loro conferenza stampa, i loro capi chiedevano di dedicare più spazio per le due azzurre che non per altri eventi.
Credo che sempre ci vogliano giuste misure e misura. L’exploit di vincere tutti i 4 Slam è certamente straordinario, ma così come nel doppio maschile vincono Pospisil e Sock, e in passato Moody e Huss (sfido buona parte dei nostri affezionati lettori a ricordare chi siano), nel doppio femminile si deve ricordare che delle prime dieci del mondo di singolare erano schierate nella gara di doppio soltanto Serena Williams n.1 (ritratasi come sapete in modo assai misterioso dopo 4 doppi falli sul 3-0 contro la Voegele e la Barrois), Jelena Jankovic n.8 (ha perso da Sara e Roberta con la Kleybanova al primo turno) e Dominika Cibulkova n.10 (in coppia con Kirsten Flipkens, anche loro eliminate al primo turno).
Vincere Wimbledon era l’impresa più difficile se si pensa a quelle che sono le debolezze più note del tennis di Sara Errani: il servizio. Colpo di solito fondamentale nel doppio e in specie sull’erba.
Si era appena conclusa la finale del doppio femminile che Ben Rothenberg, acuto (e pungente) reporter del New York Times mi ha avvicinato per dirmi: “Campionessa a Wimbledon una tennista che qui aveva perso 6-0 senza fare un punto?”. Alludeva al famoso match perso da Sara qui con la Shvedova.
Una cattiveria gratuita e intempestiva, direte. Vero.
Hanno vinto un career Grand Slam che le fa entrare nella storia del tennis, così come lo sono entrati i gemelli Bryan con i loro 15 Slam e 98 tornei, i Woodies con i loro 11 Slam e 61 tornei.
Ma secondo me rispetto ai Bryan e anche ai Woodies, le vittorie di Fleming-McEnroe 7 Slam (e 57 tornei insieme) e Newcombe-Roche (12 Slam di cui 7 nell’era Open) erano molto più vere, più difficili da centrare. I doppi li giocavano tutti i più forti del mondo. Stan Smith e Bob Lutz, per dirne una, Stolle-Emerson, Osuna-Palafox, Hewitt-McMillan.
Così altre due coppie che hanno preceduto Errani e Vinci, Navratilova e Shriver, Fernandez-Zvereva, si misuravano davvero con tutte le più forti tenniste del mondo. Già Kathy Jordan e Ann Smith, che hanno ottenuto il medesimo risultato, no. Quanto alle due Williams, beh, sì, loro hanno giocato in quest’ultimo decennio, quindi contro coppie più deboli. Però, insomma, le Williams sono le Williams e francamente quando le Williams hanno giocato in forma non ce n’è stata per nessuna altra coppia.
Ciò detto, di nuovo, mi congratulo anzi mi stracongratulo con Sara e Roberta, augurando loro di vincere altri Slam. Ma non mi congratulerò con la nostra stampa se il clima di esaltazione raggiungerà cime troppo elevate.
Questo l’elenco delle vittore negli Slam delle coppie più titolate dell’era open.
Navratilova-Shriver 20
G. Fernandez-Zvereva 14
S. Williams-V. Williams 13
Ruano Pascual-Suarez 8
Errani-Vinci 5
Court-Dalton 4
Court-Wade 4
Jordan-Smith 4
Novotna-Sukova 4
Black-Huber 4

LA FINALE FEDERER-DJOKOVIC E’ ANCHE LA FINALE EDBERG-BECKER

Quasi un quarto di secolo dopo eccoli di fronte Boris Becker e Stefan Edberg. Chi l’avrebbe mai detto! Nemmeno loro. Fino a due anni fa nessuno dei due ci avrebbe mai pensato. Edberg ha cominciato quest’anno con Federer, Becker l’anno scorso con Djokovic.
Giocarono, fra l’88 e il 90 tre finali consecutive: Edberg vinse la prima e la terza, Becker che – avendo vinto nell’85 e nell’86 (l’87 fu vinto da Cash su Wimbledon) – era il favorito, vinse solo quella dell’89. Per perdere poi quella del ’91 in finale con Stich (che in semifinale aveva battuto Edberg che non perse mai il servizio in 4 set 46 76 76 76).
Oggi ho visto Edberg sul campo 4: Federer si è allenato per mezzora con… Fabrice Santoro. In teoria un giocatore che ti mette fuori palla, con tutti i suoi giochetti di prestigio bimani. “Ma a Roger Fabrice sta molto simpatico – ha spiegato Stefan con un sorriso buono – Poi ha piovuto e comunque Roger non aveva gran biosgno di allenarsi voleva soprattutto divertirsi!”
Su chi vincerà la finale Stefanello si sbilancia solo un pochino: “All’inizio del torneo il mio favorito per questo torneo era Djokovic, ma ora Roger sta benissimo, arriva alla finale ben riposato, senza essersi dovuto spremere troppo, il suo cammino nel torneo è stato perfetto, salvo forse quel primo set con Wawrinka, che era comunque un match non facile da affrontare psicologicamente. Adesso io ho molta fiducia sul fatto che possa vincere.”
Al ristorante giocatori si incrocia Boris Becker: “ Credo che Federer abbia più da perdere, che sia lui a sentire più pressione. Roger sa che questa potrebbe essere la sua ultima occasione. Il tifo, e Novak lo sa, sarà certo tutto per Roger, quando giochi con Federer è sempre così. Novak ha già sperimentato tutto il pubblico contro anche un anno fa, nella finale contro Murray. Ma l’anno scorso Novak non stava bene, questa volta invece si sente benissimo. E’ in forma ed è convinto poi di poter giocare anche in due modi diversi, da fondocampo se basterà, ma anche di anticipare a rete Federer se fosse utile e necessario. Ha dimostrato contro Dimitrov di avere la possibilità di mettere in campo piani A e piani B. Sono convinto che se non si fosse deciso ad attaccare quando Dimitrov aveva preso a fare punti da fondo sarebbe stato peggio. Non sono molti i giocatori, neppure fra i campioni, in grado di farlo”.
Sui suoi ricordi, un po’ amari contro Edberg a Wimbledon, Becker dice: “Beh, preferisco ricordarmi Stefan… nelle finali di Coppa Davis: lì gliele ho suonate! Mi diverte l’idea di ritrovarmi contro Stefan Edberg un quarto di secolo dopo, 24 anni dopo…non l’avrei mai detto! Io qui vinsi soltanto nell’89, e lui nell’88 quando forse ero favorito io: piovve, non riuscimmo a finire il primo set che vinsi io l’indomani, ma fu una partita strana e persi (46 76 64 63). Nell’89 vinsi in tre set (60 76 64) senza problemi ma lui non giocò bene. Nel ’90 avevo cominciato malissimo, due set a zero per lui, vinsi terzo e quarto e nel quinto ero avanti 3-1, è un bel rimpianto! (Boris perse 62 62 36 36 64)”.
Sul match di domani Boris non si sbilancia troppo: “Le previsioni non sono buone, ci saranno showers (docce, rovesci). Giocare sotto il tetto potrebbe favorire Federer, ma Novak è convinto di potersi giocare il match alla pari anche su un campo in erba…sebbene questo sia il giardino di Roger, lo dicono i risultati”.
Djokovic si è allenato, non tanto, con Stepanek. Forse per prepararsi agli attacchi di Roger Federer, più “attaccante” del solito in questi ultimi match. “Sto certo meglio di un anno fa. Ricordo che alla vigilia mi allenai con uno junior serbo – mi è sfuggito il nome…- e il mio asciugamano prima della finale era più bagnato per quello che mi usciva dal naso che per il sudore! Cosa mi aspetto da domani? – si chiede Djokovic – Nessuno può saperlo. Il mio torneo è stato più duro di quello di Roger. Da quando è con Edberg, Roger è migliorato del 40 per cento, è più aggressivo, prende più rischi, viene più spesso a rete, gioca molto più spesso il rovescio lungolinea”.
Insomma vedremo. Roger ha vinto 18 volte contro 16, 6 volte su 11 negli Slam, 1-0 nell’unica finale di Slam (US Open 2007, la prima in assoluto delle 14 di Djokovic). Sogna l’ottavo Wimbledon (e il 18mo Slam) per battere in un colpo solo sia Djokovic, con il quale ha dato vita a match stupendi – uno su tutti la semifinale del Roland Garros 2011 in cui spezzò l’imbattibilità di Nole quell’anno – sia Pete Sampras.
Io farò, come sempre, tifo per lo spettacolo, per il match più combattuto possibile, magari – come è già successo fra loro due all’US open – con un matchpoint per l’uno e la vittoria dell’altro. Sono sempre stato un po’ sadico.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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