24 anni dopo Becker-Edberg Federer sogna Wimbledon n.8

Editoriali del Direttore

24 anni dopo Becker-Edberg Federer sogna Wimbledon n.8

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TENNIS WIMBLEDON CHAMPIONSHIPS – Le dichiarazioni dei due coach, grandi rivali di fine anni ’90. Il ricordo di 3 finali ’88-90, le previsioni. Edberg: “Il favorito era Djokovic, ora è Federer”. Becker: “Su Roger più pressione”.
La Kvitova spazza via le ambizioni della Bouchard ma… Errani-Vinci: Grandi, ma non come Navratilova- Shriver o le Williams.

PETRA MA DOVE TI SEI NASCOSTA NEGLI ULTIMI 3 ANNI?

Dov’è stata Petra Kvitova in questi anni? Non chiedo con chi è stata (il diciassettenne Pavlasek nel 2011, il trentacinquenne Stepanek un anno fa, di nuovo adesso Pavlasek, 19 anni ora), ma dove. Perchè già 3 anni fa quando Petra, testa di serie n.8, aveva battuto Maria Sharapova, n.5, anche il più inesperto dei cronisti di tennis si era reso conto delle sue straordinarie qualità.
Che da allora lei abbia vinto soltanto 7 tornei è più incredibile del 6-3 6-0 he ha inflitto oggi alla impotente Bouchard che non ha neppure giocato male, soprattutto nel primo set, prima di subire l’effetto di chi viene prima urtato e poi messo sotto da uno schiacciasassi.
Se andiamo a vedere le statistiche del match, anche se quelle degli errori non forzati vanno sempre prese cum grano salis perchè fortemente soggettive, scopriamo che la povera incolpevole Bouchard avrebbe commesso soltanto 4 errori gratuiti e che i vincenti della Kvitova sono stati 28. 28 vincenti su 61 colti complessivamente (contro i 37 della Bouchard, che pure ha tirato anche senza paura i suoi colpi fin dal primo game, anche se i vincenti sono stati solo 8), significa aver fatto quasi la metà dei punti direttamente…E non è che la Bouchard stesse lì a guardare. Ha fatto quel che poteva.
Così non resta che parlare dei 54 minuti di finale a senso unico, ricordando i 34 minuti record di Steffi Graf nell’88 a Parigi per il 60 60 alla Zvereva; dei 53 minuti con cui Martina Navratilova si liberò della suorina (oggi) Andrea Jaeger con il 60 63 della finale dell’83; i soli tre games raccolti da Monica Seles nella finale del ’92 con Steffi Graf. Ma il 60 61 con cui Billie jean King rimandò a casa la giovane aborigena Evonne Goolagong in 38 minuti nel ’75 batte i record di Wimbledon dacchè si è presa l’abitudine di cronometrare la durata degli incontri.

 

Ricordo che al ritorno dal vittorioso Wimbledon del 2011 Petra Kvitova non fece che perdere incontri dopo incontri, salvo fnalmente risvegliarsi a fine anno nel torneo minore di Linz e poi con il trionfo nelle finali WTA. E’ stata n.2 del mondo, best ranking nell’ottobre 2011, ma poi spesso dietro le top 5, anche se quasi sempre fra le top 10.
Insomma, vediamo se stavolta assorbirà in maniera diversa la gioia per il secondo trionfo a Wimbledon. Che non vinca di più una che gioca così,e che oggi ha giocato straordinariamente bene non solo in attacco, ma anche le rare volte che si è trovata costretta a difendere, è un mistero…legato alla sua testa. Non solidissima.
Ha 24 anni, l’età giusta per fare progress anche con la testa.

VINCI ED ERRANI CAREER GRAND SLAM: Bravissime loro, ma calma

In Italia c’è grande entusiasmo per il loro exploit e lo capisco. Vincere Wimbledon, a qualsiasi livello, in qualsiasi specialità, è un fatto comunque eccezionale e da applausi. Meritati. Purchè non divengano sproporzionati. Per intendersi: per me è più importante aver raggiunto la finale e la semifinale a Parigi come ha fatto la bravissima Sara, che vincere qualsiasi torneo di doppio. Ricordo che salutai con entusiasmo l’affacciarsi di Roberta Vinci sul palcoscenico delle grandi doppiste, quando raggiunse le semifinali dell’US open da diciottenne al fianco di Sandrine Testud. E il doppio è sempre stato la mia passione quando giocavo, anche perchè in singolare perdevo molto più spesso. Figurarsi se non apprezzo i loro risultati. Però attenzione a non esagerare, perchè oggi il giornalismo sportivo sembra essere diventato soltanto …”Viva chi vince, qualunque cosa si vinca”. E si rischia di far perdere un po’ la sostanza delle cose a chi legge. Se uno arriva secondo in una gara molto più difficile passa quasi sotto silenzio. Non è giusto. Quando la Schiavone a Mosca battè, lasciando pochi games a tutte, tre top-ten, Kuznetsova, Mauresmo e Dementieva, ma perse in finale dalla Pierce, non se la filò nessuno. Poi quando vinse il torneo di Badgastein contro la modestissima Meusburger, la Gazzetta inondò la prima pagina e così gli altri giornali.
Grande, grandissimo entusiasmo c’era stato anche l’anno scorso quando Gianluigi Quinzi vinse il torneo junior. Titoli in prima pagina, paginate, interviste televisive. Ovunque. Chi si spingeva a dire che Quinzi sarebbe diventato top10 o top20 in breve tempo. La realtà è diversa: Gianluigi Quinzi oggi è n.302 del mondo, curiosamente l’identica classifica che aveva raggiunto il direttore di questo sito nel 1973 nelle classifiche che, fino ad agosto, non erano ancora ufficialmente computerizzate.
Quinzi salirà senz’altro molto più su, ma ci vorrà ancora tanto tempo, tanta pazienza, sua e nostra.
Ubitennis ha raccontato in questi giorni – e in questi anni – le vittorie di Errani e Vinci, applaudendole ed essendone, da italiani, più che orgogliosi (rileggete la cronaca https://www.ubitennis.com/blog/2014/07/05/wimbledon-erranie-vinci-si-prendono-storia/). Ha raccontato anche che contro le due sconosciute gemelle ucraine Ljudmila e Nadiia Kichenov Sara e Roberta avevano dovuto salvare 5 matchpoint. E spesso accade che le grandi imprese nascono da piccole grandi rimonte. Son tornate n.1 del mondo, hanno battuto poi Barty e Dellacqua, Hlavackova e Zheng, prima che in finale Babos e Mladenovic. Insomma, per carità, buone giocatrici, ma non stelle di prima grandezza, tenniste di classe smisurata.
Tuttavia perfino il premier Matteo Renzi, grande appassionato di tennis (con il quale è in atto una sfida in doppio, lui ed Antognoni, contro il sottoscritto ed un ex calciatore viola a mia scelta) si è congratulato – politically correct – con le Cichis con il seguente tweet: “Game, set, match and career Grand Slam for @roberta_vinci & @SaraErrani as the Italians beat Babos & Mladenovic 6-1 6-3”
E sentivo che ai colleghi, presenti in massa alla loro conferenza stampa, i loro capi chiedevano di dedicare più spazio per le due azzurre che non per altri eventi.
Credo che sempre ci vogliano giuste misure e misura. L’exploit di vincere tutti i 4 Slam è certamente straordinario, ma così come nel doppio maschile vincono Pospisil e Sock, e in passato Moody e Huss (sfido buona parte dei nostri affezionati lettori a ricordare chi siano), nel doppio femminile si deve ricordare che delle prime dieci del mondo di singolare erano schierate nella gara di doppio soltanto Serena Williams n.1 (ritratasi come sapete in modo assai misterioso dopo 4 doppi falli sul 3-0 contro la Voegele e la Barrois), Jelena Jankovic n.8 (ha perso da Sara e Roberta con la Kleybanova al primo turno) e Dominika Cibulkova n.10 (in coppia con Kirsten Flipkens, anche loro eliminate al primo turno).
Vincere Wimbledon era l’impresa più difficile se si pensa a quelle che sono le debolezze più note del tennis di Sara Errani: il servizio. Colpo di solito fondamentale nel doppio e in specie sull’erba.
Si era appena conclusa la finale del doppio femminile che Ben Rothenberg, acuto (e pungente) reporter del New York Times mi ha avvicinato per dirmi: “Campionessa a Wimbledon una tennista che qui aveva perso 6-0 senza fare un punto?”. Alludeva al famoso match perso da Sara qui con la Shvedova.
Una cattiveria gratuita e intempestiva, direte. Vero.
Hanno vinto un career Grand Slam che le fa entrare nella storia del tennis, così come lo sono entrati i gemelli Bryan con i loro 15 Slam e 98 tornei, i Woodies con i loro 11 Slam e 61 tornei.
Ma secondo me rispetto ai Bryan e anche ai Woodies, le vittorie di Fleming-McEnroe 7 Slam (e 57 tornei insieme) e Newcombe-Roche (12 Slam di cui 7 nell’era Open) erano molto più vere, più difficili da centrare. I doppi li giocavano tutti i più forti del mondo. Stan Smith e Bob Lutz, per dirne una, Stolle-Emerson, Osuna-Palafox, Hewitt-McMillan.
Così altre due coppie che hanno preceduto Errani e Vinci, Navratilova e Shriver, Fernandez-Zvereva, si misuravano davvero con tutte le più forti tenniste del mondo. Già Kathy Jordan e Ann Smith, che hanno ottenuto il medesimo risultato, no. Quanto alle due Williams, beh, sì, loro hanno giocato in quest’ultimo decennio, quindi contro coppie più deboli. Però, insomma, le Williams sono le Williams e francamente quando le Williams hanno giocato in forma non ce n’è stata per nessuna altra coppia.
Ciò detto, di nuovo, mi congratulo anzi mi stracongratulo con Sara e Roberta, augurando loro di vincere altri Slam. Ma non mi congratulerò con la nostra stampa se il clima di esaltazione raggiungerà cime troppo elevate.
Questo l’elenco delle vittore negli Slam delle coppie più titolate dell’era open.
Navratilova-Shriver 20
G. Fernandez-Zvereva 14
S. Williams-V. Williams 13
Ruano Pascual-Suarez 8
Errani-Vinci 5
Court-Dalton 4
Court-Wade 4
Jordan-Smith 4
Novotna-Sukova 4
Black-Huber 4

LA FINALE FEDERER-DJOKOVIC E’ ANCHE LA FINALE EDBERG-BECKER

Quasi un quarto di secolo dopo eccoli di fronte Boris Becker e Stefan Edberg. Chi l’avrebbe mai detto! Nemmeno loro. Fino a due anni fa nessuno dei due ci avrebbe mai pensato. Edberg ha cominciato quest’anno con Federer, Becker l’anno scorso con Djokovic.
Giocarono, fra l’88 e il 90 tre finali consecutive: Edberg vinse la prima e la terza, Becker che – avendo vinto nell’85 e nell’86 (l’87 fu vinto da Cash su Wimbledon) – era il favorito, vinse solo quella dell’89. Per perdere poi quella del ’91 in finale con Stich (che in semifinale aveva battuto Edberg che non perse mai il servizio in 4 set 46 76 76 76).
Oggi ho visto Edberg sul campo 4: Federer si è allenato per mezzora con… Fabrice Santoro. In teoria un giocatore che ti mette fuori palla, con tutti i suoi giochetti di prestigio bimani. “Ma a Roger Fabrice sta molto simpatico – ha spiegato Stefan con un sorriso buono – Poi ha piovuto e comunque Roger non aveva gran biosgno di allenarsi voleva soprattutto divertirsi!”
Su chi vincerà la finale Stefanello si sbilancia solo un pochino: “All’inizio del torneo il mio favorito per questo torneo era Djokovic, ma ora Roger sta benissimo, arriva alla finale ben riposato, senza essersi dovuto spremere troppo, il suo cammino nel torneo è stato perfetto, salvo forse quel primo set con Wawrinka, che era comunque un match non facile da affrontare psicologicamente. Adesso io ho molta fiducia sul fatto che possa vincere.”
Al ristorante giocatori si incrocia Boris Becker: “ Credo che Federer abbia più da perdere, che sia lui a sentire più pressione. Roger sa che questa potrebbe essere la sua ultima occasione. Il tifo, e Novak lo sa, sarà certo tutto per Roger, quando giochi con Federer è sempre così. Novak ha già sperimentato tutto il pubblico contro anche un anno fa, nella finale contro Murray. Ma l’anno scorso Novak non stava bene, questa volta invece si sente benissimo. E’ in forma ed è convinto poi di poter giocare anche in due modi diversi, da fondocampo se basterà, ma anche di anticipare a rete Federer se fosse utile e necessario. Ha dimostrato contro Dimitrov di avere la possibilità di mettere in campo piani A e piani B. Sono convinto che se non si fosse deciso ad attaccare quando Dimitrov aveva preso a fare punti da fondo sarebbe stato peggio. Non sono molti i giocatori, neppure fra i campioni, in grado di farlo”.
Sui suoi ricordi, un po’ amari contro Edberg a Wimbledon, Becker dice: “Beh, preferisco ricordarmi Stefan… nelle finali di Coppa Davis: lì gliele ho suonate! Mi diverte l’idea di ritrovarmi contro Stefan Edberg un quarto di secolo dopo, 24 anni dopo…non l’avrei mai detto! Io qui vinsi soltanto nell’89, e lui nell’88 quando forse ero favorito io: piovve, non riuscimmo a finire il primo set che vinsi io l’indomani, ma fu una partita strana e persi (46 76 64 63). Nell’89 vinsi in tre set (60 76 64) senza problemi ma lui non giocò bene. Nel ’90 avevo cominciato malissimo, due set a zero per lui, vinsi terzo e quarto e nel quinto ero avanti 3-1, è un bel rimpianto! (Boris perse 62 62 36 36 64)”.
Sul match di domani Boris non si sbilancia troppo: “Le previsioni non sono buone, ci saranno showers (docce, rovesci). Giocare sotto il tetto potrebbe favorire Federer, ma Novak è convinto di potersi giocare il match alla pari anche su un campo in erba…sebbene questo sia il giardino di Roger, lo dicono i risultati”.
Djokovic si è allenato, non tanto, con Stepanek. Forse per prepararsi agli attacchi di Roger Federer, più “attaccante” del solito in questi ultimi match. “Sto certo meglio di un anno fa. Ricordo che alla vigilia mi allenai con uno junior serbo – mi è sfuggito il nome…- e il mio asciugamano prima della finale era più bagnato per quello che mi usciva dal naso che per il sudore! Cosa mi aspetto da domani? – si chiede Djokovic – Nessuno può saperlo. Il mio torneo è stato più duro di quello di Roger. Da quando è con Edberg, Roger è migliorato del 40 per cento, è più aggressivo, prende più rischi, viene più spesso a rete, gioca molto più spesso il rovescio lungolinea”.
Insomma vedremo. Roger ha vinto 18 volte contro 16, 6 volte su 11 negli Slam, 1-0 nell’unica finale di Slam (US Open 2007, la prima in assoluto delle 14 di Djokovic). Sogna l’ottavo Wimbledon (e il 18mo Slam) per battere in un colpo solo sia Djokovic, con il quale ha dato vita a match stupendi – uno su tutti la semifinale del Roland Garros 2011 in cui spezzò l’imbattibilità di Nole quell’anno – sia Pete Sampras.
Io farò, come sempre, tifo per lo spettacolo, per il match più combattuto possibile, magari – come è già successo fra loro due all’US open – con un matchpoint per l’uno e la vittoria dell’altro. Sono sempre stato un po’ sadico.

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Editoriali del Direttore

Nadal e Djokovic andranno a Parigi con grande fiducia, ma anche i quattro azzurri

ROMA – I due non sono “Matusa” ma NextGen, come ha detto Djokovic. Berrettini, Sinner, Sonego e Fognini saranno fra le 32 teste di serie. Quindi con due turni sulla carta accessibili

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da Roma, il nostro inviato

È vero che Rafa Nadal poteva perdere contro Shapovalov nei quarti, ma resta il fatto che di quattro tornei giocati sulla terra rossa, ne ha vinti due, Barcellona e Roma e ha perso gli altri due nei quarti, Montecarlo con Rublev e Madrid con Zverev. Che non sono due broccacci, mi pare.

Montecarlo è spesso il primo approccio sulla terra rossa per molti giocatori alla ricerca di una forma che ancora non c’è. Nel caso di Djokovic e Nadal, poi, il torneo del Principato era stato preceduto da un lungo stop. Entrambi avevano giocato l’ultimo match all’Open d’Australia e certo a Montecarlo non erano al massimo.

 

Il secondo Masters 1000 europeo, a Madrid, si gioca in altura e i campi sono molto più veloci che a Parigi. Non è un caso che in finale siano andati Zverev e Berrettini. Nadal ha detto chiaramente più volte: se c’è un torneo sulla terra battuta che meno si adatta alle mie caratteristiche tecniche questo è certamente quello di Madrid. Inoltre a Madrid non c’era Djokovic.

Insomma, io sono abbastanza convinto di non essere affetto da miopia patriottica se penso che dei tre Masters 1000 europei gli Internazionali d’Italia sia il torneo più importante. Più importante oltre che come tradizione e prestigio, per il fatto di rappresentare il miglior test possibile sulla condizione di forma dei giocatori due settimane prima del Roland Garros. L’ultimo vero test.

Chiaro che l’aver vinto il torneo, e in finale sull’avversario storicamente più valido dacché non gira più per i tornei Roger Federer, fa fare il pieno di fiducia a Rafa che, tanto per tappare la bocca a eventuali scettici, ha giocato d’anticipo sul dubbio legato ai tre set su cinque dello Slam parigino: “Ho fatto diverse partite dure qui a Roma, oggi con Novak quasi tre ore, ma avrei tranquillamente potuto giocare un paio d’ore in più”. Un bel messaggio, oltre che per gli scettici, per tutti gli avversari della Next Gen che magari si fossero illusi di avere a che fare con un vecchietto imborghesito e stanco, privo dell’antica resistenza sovrumana.

A quest’ultimo proposito Novak Djokovic non ha vinto il torneo, ma di certo ha detto la battuta migliore all’ennesima e poco originale domanda postagli da Diego Nargiso sull’incalzare dei Next-Gen “Me l’hanno chiesto 55 volte ultimamente, ma io penso che i Next-Gen siamo noi, Rafa e io”.

In effetti il modo in cui Djokovic ha rimontato Tsitsipas e quello con cui Nadal ha reso lo stesso servizio a Shapovalov, sia pure correndo entrambi rischi pazzeschi – un punto e buonanotte suonatori! – fa dire anche a noi che sì, il cambio della guardia è inevitabilmente sempre più vicino, ma attenzione lo si dice da anni… anche per la Regina Elisabetta e il Principe Carlo.

Giustamente anche Djokovic, per quanto umanamente iper-dispiaciuto per aver perso questo duello che consente a Rafa di pareggiare il conto dei Masters 1000 vinti – 36 ciascuno – per ritrovarsi il maiorchino con il fiato sul collo nel numero dei duelli vinti (ora sono 29 a 28 per lui, dopo la cinquantasettesima sfida) e per essere stato “doppiato” sia nel conto delle finali romane da Rafa (4 a 2) sia nei trionfi al Foro Italico (10 a 5), ha però buoni motivi per credere nelle proprie chance per il prossimo Roland Garros. Rafa è in doppia cifra in una quantità impressionante di tornei: 10 titoli a Roma, 11 a Montecarlo, 12 a Barcellona, 13 al Roland Garros dove sarà il favorito n.1 – pur da n.3 del seeding – per il titolo n.14.

Nole ha perso contro Rafa – e sono sicuro che gli girano un po’ le scatole tutte le volte che sente ripetere, e magari pronuncia lui stesso con la bocca storta l’innegabile: “Nadal è il più forte tennista di tutti i tempi sulla terra battuta” – ma nella finale al Foro Italico non è stato davvero dominato, tutt’altro. Non solo ha rifilato a Nadal un pesante 6-1 nel secondo set, dopo essere stato trafitto da non so più quante sciabolate vincenti del ritrovato dritto del rivale nel primo set, ma nel terzo ha avuto due palle break che se trasformate avrebbero potuto rovesciare l’esito del match. In particolare la prima, un dritto da tre quarti campo, avrebbe dovuto essere una sentenza, una semplice esecuzione contro un Nadal impotente. Invece quel dritto, bello e comodo, l’ha clamorosamente schiacciato in rete. L’altra palla break invece l’ha ben annullata con un gran rovescio Rafa, ben felice d’essere scampato al precedente pericolo.

Come spesso accade il contraccolpo psicologico per il break mancato si è tramutato, di lì a poco, un break subito. E da lì in poi Rafa si è involato verso il traguardo sparendo dalla vista di Nole perfino sul rettilineo d’arrivo.

Rafael Nadal – ATP Roma 2021 (via Twitter, @atptour)

Quindi Nole ha ragione, a mio avviso, a valutare il bicchiere mezzo pieno e a pensare positivo in vista Roland Garros. Sono gli altri, semmai, a doversi preoccupare della condizione dei due “Old-Gen”, perché quelli se proprio non li ammazzi non muoiono mai. Hanno una testa, non solo un’esperienza, diversa. Si aggrappano a tutto, non mollano mai.

LA FINALE FEMMINILE

Inciso che non vuole apparire sessista: ma come fa la n.9 del mondo (ed ex n.1), Karolina Pliskova a prendere 6-0 6-0 in 46 minuti una finale che avrebbe dovuto cercare di onorare per la gente che era venuta alle 14,30 per assistervi e pagando un biglietto anche piuttosto salato? Il secondo premio, 132.200 euro, io sarei stato quasi tentato di sequestrarglielo (se si potesse…) vedendola sorridere come se nulla fosse dopo l’imbarazzante sconfitta assolutamente indecorosa e irrispettosa. Ricordo Natalia Zvereva perdere 6-0 6-0 in 34 minuti la finale del Roland Garros con Steffi Graf, ma Graf era Graf e con tutto il rispetto Iga non lo è ancora. E poi comunque io vidi Natalia prima piangere all’uscita dal campo e poi, più tardi, apparve imbarazzata e al tempo stesso imbufalita. Pliskova, invece, sembrava fosse stata reduce da un Players Party. Vabbè, chiudo l’inciso.

Alla fine io sono convinto che la stessa Iga, sebbene determinatissima anche nell’ultimissimo game a non concedere la minima chance a Pliskova e certo contenta di questo trionfo dopo quello dell’ultimo Roland Garros (quest’anno ha vinto anche ad Adelaide, fanno tre titoli), avrebbe tutto sommato preferito venire a capo di una partita un po’ più equilibrata nel suo svolgimento e nel punteggio. Perché in giro per il mondo a tutti verrà in mente, come prima cosa, di sospettare che Pliskova – che lo scorso anno in finale qui prese 6-0 e poi sul 2-1 si ritirò contro Halep per un problema alla coscia – avesse nuovamente qualche problema fisico che le impedisse di difendersi secondo le proprie possibilità.

Torneremo, tornerò su questi Internazionali d’Italia che ci hanno donato la grande gioia di ritrovare un italiano in semifinale, uno straordinario Lorenzo Sonego che ci consentirà di non dover più tirare fuori ogni anno quel che successe nel 2007 con Filippo Volandri, con buona pace dell’ex tennista livornese.

Due finali in Masters 1000 (Sinner a Miami e Berrettini a Madrid), un quarto di finale (Fognini a Montecarlo), Sonego in semifinale: quattro diversi italiani protagonisti di altrettanti exploit in tornei importantissimi, con affermazioni in tornei meno importanti come il Melbourne Great Ocean Road (Sinner su Travaglia) e il Sardegna Open (Sonego). Roba mai vista prima.

A Parigi avremo quattro italiani teste di serie, quindi almeno in teoria con un paio di turni sulla carta abbordabili per tutti e quattro. A Roma nessuno aveva avuto un buon sorteggio, meno male che Sonego ha fatto… i bambini con i baffi. Ma se a Parigi ci dice bene, almeno qualcuno dei quattro moschettiere in terra di Francia ci darà di sicuro buone soddisfazioni. Ad maiora.

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Editoriali del Direttore

Ancora i soliti due, Nadal e Djokovic. Rischiano, ma alla fine sono i più forti [VIDEO-COMMENTO]

ROMA – Sonego che batte il n.15 Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e lotta alla pari con il n.1 Djokovic è la storia più bella che poteva capitare al tennis italiano, già protagonista in tutti i Masters 1000 dell’anno. Il Connors de noantri

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Rafa Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

da Roma, il direttore

I soliti due. Dov’è la notizia? Non c’è dubbio che la notizia più clamorosa sarebbe stata quella di un Sonego in finale, come lo fu per l’ultima volta qui al Foro Adriano Panatta nel ’78 battuto da Bjorn Borg al quinto set nel famoso match in cui un calabrone ingaggiò un duello con la Donnay di Borg che dovette schivare anche qualche monetina lanciata da qualche italopiteco che fu rimbrottato perfino da Adriano Panatta, quando lo svedese disse: “Se me ne tirate un’altra me ne vado!”.

Mi pare giusto ricordare, a questo punto, che anche l’anno prima un italiano aveva raggiunto la finale, e cioè Tonino Zugarelli che perse in quattro set contro Vitas Gerulaitis, così come in quattro set nel ’76 era stato Panatta ad avere la meglio su Guillermo Vilas.

 

Non è andato in finale, rimpiangerà forse le tre palle break iniziali del terzo set (“La partita avrebbe potuto prendere un’altra piega, comunque Sonego ha dimostrato perché aveva raggiunto le semifinali” gli ha subito riconosciuto Novak Djokovic), ma comunque così come nessuno ha dimenticato che Filippo Volandri raggiunse le semifinali qui nel 2007, nessuno dimenticherà che l’eroe azzurro di questa edizione è stato Lorenzo Sonego, un ragazzo capace di straordinari progressi che peraltro il suo coach Gipo Arbino mi aveva garantito di aver constatato già quando ci parlai a gennaio.

Lorenzo ha battuto in un solo torneo il n.15 del mondo Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e ha giocato per oltre due ore alla pari contro il n.1 del mondo, uno che ha vinto questo torneo cinque volte e che aveva fatto vedere contro Tsitsipas, al termine di un match bellissimo, la sua straordinaria bravura e irriducibilità.

Lorenzo Sonego – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Lorenzo è stato alla sua altezza, all’altezza di un supercampione come Djokovic, assolutamente, dimostrando un coraggio, una personalità e doti tecniche che un anno fa forse solo Gipo Arbino, il suo mentore, aveva intravisto.

Mi è piaciuto da morire anche, conoscendo la sua timidezza e umiltà fuori del campo, la sua grande educazione, quel suo modo di incitare la folla perché a sua volta lo incitasse, lo caricasse ancor più di adrenalina, quasi come se avesse bisogno di ancor più garra. Come se altrimenti potesse rischiare di mollare. Ma quando mai!

Lorenzo, e potrò venire accusato di blasfemia perché ovviamente in termini di risultati il paragone non regge, ma con quel suo modo di caricare la folla mi ha ricordato quel che faceva allo US Open nientemeno che Jimmy Connors. Bellissimo, trascinante. Uno vero, che non si nasconde dietro il politically correct perché corretto, correttissimo è in campo… tant’è che ha subito senza fiatare anche due errori arbitrali di cui si sono resi conto soltanto gli spettatori davanti alla TV.  Immagino la soddisfazione dei suoi sponsor, uno dei quali, Reale Mutua non poteva davvero immaginarsi un simile exploit del suo “ambassador” (ormai si dice così…, chissà perchè il sostantivo testimonial è passato di moda) proprio nel torneo di Roma di cui è sponsor. Giocando sul core business dell’antica società torinese d’assicurazione – sarà mica intervenuta nel mondo tennis perchè proprio a Torino ci saranno le finali ATP per i prossimi 5 anni? – si può dire che essa si è “assicurata” un tennista dal grande presente e da un probabilissimo grande futuro, al di là di ogni più rosea aspettativa: di certo al momento in cui hanno firmato …la polizza, i riflessi mediatici e televisivi di quella sponsorship non erano onestamente prevedibili. A volte nel firmare un contratto con un atleta non sai davvero dove puoi cadere. Ti può andare bene bene perchè quello improvvisamente comincia a vincere match su match o anche male, molto male. Pensate, giusto per accennare ad un paio di “immortali”: Barilla e Uniqlo hanno investito una fortuna su Federer e lo svizzero negli ultimi due anni non ha quasi giocato. Mi direte che a “prendere” un giocatore di 38 anni ci sta che scivoli nella vasca da bagno mentre fa il bagnetto a un gemellino e si rovini un ginocchio, così come ci sta che una prima operazione non basti, ma avete idea degli investimenti, anche se Federer è e resta icona mondiale anche quando non gioca a tennis e gira uno spot in cucina con un Master Chef. Idem il primo anno, disastroso, di Djokovic con Lacoste. Un 2011, un 2015 e i primi 6 mesi del 2016 da Mille e Una Notte, poi un pessimo secondo semestre del 2016, tanto che pure avendo un margini di punti pazzesco nei confronti di Murray, finì proprio con le finali ATP di Londra per perdere la leadership.

Chiusa qui la parentesi sponsor – e non ho accennato al discorso pandemia, ai 6 mesi di stop dovuti al virus, chi poteva immaginarli? E quelli che avevano firmato un contratto di un anno soltanto per il 2020? – avremo certo modo di riparlare degli incredibili progressi mostrati da Lorenzo Sonego, ora che è 12° nella Race è la possibilità che ci sia anche lui fra i tre italiani che lotteranno per arrivare a disputare le finali ATP di Torino alla luce di quanto si è visto in questi primi quattro mesi dell’anno, c’è, è reale, non è pura utopia, un sogno impossibile. Per carità, che ce la facciano tutti e tre, Berrettini, Sinner e Sonego è quasi impossibile, siamo onesti. Però quel quasi uno ce lo può mettere, e io ce lo metto, senza passare da illuso sciovinista. Ragazzi, quando si batte tre top 15 in un torneo, ci sta tutto. Quando si fanno due finali di un Mille con due giocatori e una semifinale con un terzo, sognare è lecito e non è detto che si debba cascare dal letto.

Sonego e Djokovic – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

VERSO LA FINALE – Pur con tutto il rispetto e l’ammirazione per lo straordinario torneo di Sonego, devo passare ai due sfidanti della finale maschile. Ancora loro, i duellanti degli ultimi tre lustri che si sono sfidati fino a oggi la bellezza di 56 volte e giocheranno per la sesta volta per il titolo degli Internazionali d’Italia. Snocciolo subito altri numeri, così me li levo tutti di torno. Djokovic ha vinto in 29 occasioni, Nadal in 27. Nelle nove finali di Slam Nadal conduce 5-4, negli incontri giocati in toto negli Slam (16) Nadal è avanti 10-6. Nelle finali dei Masters 1000 invece è avanti, anche lui di misura, Djokovic, 7-6. Nei Masters 1000, fra finali e non, i due si sono incontrati 28 volte e Djokovic è avanti 16 a 12.

Infine eccoci a Roma, dove Nadal ha trionfato nove volte (2005-2006-2007-2009-2010-2012-2013-2018-2019) ed è a caccia della “Decima”. Djokovic si è imposto 5 volte (2008-2011-2014-2015-2020) e cerca le “Sesta”. In totale, sono arrivati in finale rispettivamente 12 e 11 volte (compresa questa) e il Masters 1000 di Roma vanta una particolarità: dopo il 2004, quando Moya batté Nalbandian, in finale c’è sempre stato uno dei due. In cinque occasioni ci sono arrivati entrambi e Nadal conduce 3-2 avendo vinto l’ultima finale nel 2019, 6-0 4-6 6-1. Come dicevo all’inizio di questa sfilza di dati, si contenderanno per la sesta volta il trofeo dei nostri Internazionali.

In totale a Roma però si sono affrontati otto volte e il bilancio è di cinque vittorie per Nadal e tre per Djokovic. Quale anno, quale turno e quale duello fra loro, quale vincitore, quale risultato?

Ecco qua:

  • 2007, quarti, duello n.4, Nadal 6-2 6-3; 
  • 2009, finale, duello n.17, Nadal 7-6 6-2; 
  • 2011, finale, duello n.27, Djokovic 6-4 6-4; 
  • 2012, finale, duello n.32, Nadal 7-5 6-3;
  • 2014, finale, duello n.41, Djokovic 4-6 6-3 6-3; 
  • 2016, quarti, duello n.49, Djokovic 7-5 7-6; 
  • 2018, semifinale, duello n.51, Nadal 7-6(4)6-3; 
  • 2019, finale, duello n.54, Nadal 6-0 4-6 6-1.

Sei loro duelli si sono conclusi in due set, mentre soltanto due sfide – curiosamente – sono andate al terzo. E a Roma le loro non sono sempre state grandi partite. Speriamo che lo sia quella odierna. Anche se Djokovic ci arriva dopo due notevoli battaglie, mentre Nadal, che aveva annullato due match point nei quarti, ieri ha avuto una giornata decisamente più leggera.

A mio avviso nessuno dei due è al massimo, però. Nonostante questo, in fondo sono arrivati ancora una volta loro.

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Editoriali del Direttore

Sonego, meglio l’uovo che la gallina. Il riscatto di Nadal e la parità di diritti uomo donna

ROMA – Ecco dove Sonego, rispetto a Vienna e al k.o. con Rublev, è migliorato più di Berrettini. Solita gestione FIT per i biglietti. La vendetta di Rafa su Zverev, l’egoismo di Barty, l’handicap pro Gauff

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da Roma, il direttore

Il tassista che mi ha accompagnato alla mia macchina, parcheggiata a un km dal Foro Italico, troppo lontano per non finire inzuppato di pioggia io e fradicio il trolley con il computer e tutto l’armamentario da “elettricista” che ormai ci tocca portar dietro, di tennis sa poco o nulla. Però una cosa gli è chiara: “Aho, ogni volta che ce sta ‘er tennis a Roma piove sempre!”. Vero, però lo dicevano anche per il concorso ippico a Piazza di Siena.

La pioggia ha disturbato parecchio, e non poco, la giornata. Ma forse Lorenzo Sonego l’ha benedetta. Dovrebbe infatti avergli permesso di recuperare la faticaccia di giovedì sera e una notte forse un tantino agitata ripensando al matchpoint annullato con un coraggioso serve&volley a Thiem, alle mille emozioni, al balletto trionfale di fine partita, agli abbracci dei pochi che hanno potuto permettersi di godere dal vivo la sua miglior partita di sempre e comunque di certo bellissima anche agli occhi di chi fosse stato spettatore neutrale.

 

Gioca stamani alle 11 contro Rublev una partita che nella finale di Vienna apparve a senso unico, ben più del punteggio, ma da allora Sonego ha migliorato quasi tutto, a tempo record direi se si pensa che invece per sfondare nel tennis che conta ci ha messo un po’.

Ha fatto progressi nel servizio, che non è quello di Berrettini ma è un signor servizio, nel rovescio, che è più completo e incisivo di quello di Berrettini, sia che lo giochi slice sia che tenti il lungolinea (colpo fondamentale contro tutti quei tennisti alla Rublev che fanno il giro attorno alla palla per colpire tre quarti degli affondo con il dritto; magari lo avesse altrettanto sicuro “Berretto”), gioca con grande disinvoltura e timing la palla corta, di dritto come di rovescio. Inoltre, al di là della consueta garra, perché proprio non molla mai – ricorderete, prima di questo fantastico match con Thiem quello del tiebreak infinito al Roland Garros con Fritz, quello con Djere in Sardegna… – il “Polp” che tutto rincorre e acchiappa è diventato hombre muy solido. Anche in questo caso, e Matteo che peraltro ha altre qualità, ben altro dritto e potenza, magari quelle gambe e quelle capacità difensive avesse Matteo.

Poi, anche la buona sorte conta. A volte certi tornei girano bene – e a lui è capitato a Vienna di trovarsi di fronte il fratello scarso di Djokovic (però anche solo quel nome magari avrebbe intimorito un hombre meno solido) – e fin qui Roma gli è girata parecchio bene. Sì perché fra tutte le teste di serie l’unica a non avere vinto due partite in un anno era Gael Monfils. Poi l’amico Mager gli aveva fatto il favore di togliergli di mezzo de Minaur e insomma… anche se si dice sempre con gli amici non è mai facile dare il meglio di sé, il discorso valeva anche per Mager. Ecco poi la grande impresa, davvero fantastica, con Thiem, però si sa come va il tennis: su quel matchpoint Thiem avrebbe potuto anche indovinare una di quelle tante splendide risposte che gli sono riuscite nella partita.

Dopo di che c’era il timore che un ben più riposato Rublev potesse avvantaggiarsi ieri della stanchezza psicofisica, quasi inevitabile, di Lorenzo chiamato a una difficilissima prova del nove contro un altro top-10. Con i soliti scettici alla finestra, pronti a dire “beh, se uno batte il n.4 del mondo deve battere anche il n.7… sennò non è uno vero!”. Sonego sa bene che il match di stamani non sarà una passeggiata. Ma lo sa anche Rublev, credetemi. Sul Grande Stand ci sarà anche il pubblico… e non mancherà di farsi sentire in quel brutto palcoscenico che rimbomba e che ad ogni batter di piedi collettivo pare di trovarsi in mezzo a una battaglia fra soldati armati di mitragliatrici.

Certo chi vincerà il match di quarti di finale dovrà in serata battersi anche contro il vincente di Tsitsipas-Djokovic (il greco è avanti 6-4 2-1 e break, e io nel video che vi invito ancora una volta ad aprire ho definito Djokovic quale Mosè salvato dalle acque), ma questo a mio parere era uno di quei casi in cui era meglio scegliere l’uovo oggi (Rublev sabato mattina) che la gallina domani (Tsitsi o Djoker stasera).

Quindicesimo quartofinalista agli Internazionali d’Italia, Lorenzo sarebbe il primo semifinalista dai tempi di Volandri 2007. In semifinale si fermarono una volta Oscar de Minerbi nel 1931, Giorgio De Stefani e Giovannino Palmieri nel 1932 (unica edizione con due italiani in semifinale), ancora Palmieri nel 1933, Sertorio nel 1934, Gardini nel 1953, Pietrangeli nel 1959, 1965 e 1967, Merlo nel 1960 e, nell’Era Open, Bertolucci nel ’73 e, appunto, Volandri ne 2007. I finalisti azzurri sono stati in tutto dieci, in altre annate, e vorrei tanto ricordarli domani perché vorrebbe dire che alla finale c’è approdato anche Sonego, mentre i vincitori meritano di essere ricordati comunque e sono stati appena cinque: Sertorio (1933), Palmieri (1934), Gardini (1955), Pietrangeli (1958 e 1961) e Panatta (1976).

Intanto Rafa Nadal, nove volte campione al Foro, ha già messo piede per l’ennesima volta in semifinale al torneo, dopo il grande spavento preso con Shapovalov per i due matchpoint annullati e fin da molto prima, quando si era trovato sotto e quasi disarmato sul 6-3 3-0 per il canadesino cui manca solo la continuità per diventare un grande, Alla sua età ci sta. I colpi li ha tutti. Solo a rete deve decisamente fare ancora parecchi progressi. Giocare i doppi gli farà bene. Rafa si è vendicato di Madrid e di Zverev. Vero che ha dovuto annullare nove pallebreak, ma Zverev in risposta, soprattutto sul servizio esterno in kick di Rafa, ha decisamente avuto una giornata no. Di solito le sue giornate no coincidevano con quelle negative al servizio, la seconda palla ballerina. Stavolta è stata la risposta e di rovescio, per solito il colpo più solido. Capita.

Nadal era muy satisfecho, come ha detto ai colleghi spagnoli, della sua brillante prestazione. Certo Zverev, dandogli l’abbrivio psicologico nei primi quattro game disastrosi, gli ha dato bella mano. E forse il momento in cui Rafa si è spaventato di più stato quando è caduto rovinosamente su una riga, sul 5-3 30-15 . Oh ma queste cose accadono solo al Foro Italico! Sono anni che sento dire che questi campi sono pessimi da parte di tutti i giocatori, Djokovic in testa, Fognini in coda anche l’altro giorno; possibile mai che non si riesca a prepararli in condizioni decenti? Che ci vorrà mai? Mistero, come mistero è quello dei biglietti, anno dopo anno, sembra che ci sia chi si diverta a far incavolare… i clienti, gli spettatori. Leggete l’articolo di Federico Bertelli (ma non perdetevi anche i commenti dei lettori e alcune repliche di Vanni Gibertini). E se sentiste la mancanza di qualche link in più, quelli di due anni fa che portarono, insieme alla mia denuncia, anche al ritiro “fascista” del mio accredito.

Un Rafa soddisfatto dovrebbe rivelarsi ostacolo insormontabile per la sorpresa gigante, davvero gigante, di questo torneo, Reilly Opelka, 2 metri e 11 e due sole vittorie in carriera sui campi rossi prima di Roma, ma quattro vittorie qui senza perdere un solo set (Kecmanovic, Musetti, Karatsev, Delbonis). Otto set a zero e, attenzione, solo due tiebreak. Con Delbonis vinto 7-2 dopo essere andato sul 5-0.

Però, dopo aver detto che Rafa è favorito e ci mancherebbe anche se di Davide che ha sconfitto Golia se ne parla ancora non a caso, ho ricordato però nel video – e dai guardatelo ogni tanto! – il match che vidi al Roland Garros 2011: Isner quel giorno era avanti 2 set a 1 con Rafa e perse soltanto 6-4 al quinto. Insomma, i giganti che servono come Opelka, se azzeccano una giornata in cui mettono l’80% di prime… è meglio evitarli anche se ci si chiama Rafa Nadal. Opelka è pure più alto di Isner e… guardate che da fondocampo se la palla gli arriva a tiro, non è per nulla malvagio. Vabbè, mi sbilancio, 6-4 6-4 per Rafa se è il Rafa di ieri. Ma se fosse quello di Sinner e Shapovalov per un set e mezzo allora sarei più prudente. Di Djokovic e Tsitsipas leggerete (forse) domani. Dipende da Sonego… Ubi maior, giornalisticamente parlando (e quell’Ubi non sono io).

Ladies last. Why always first? Non si è per la parità dei diritti? Una parità che un articolo di Repubblica ieri, sulla scia di un esposto del Codacons che mi lascia perplesso, ha invocato anche per il Prize Money. Ma in questo caso, sarò forse bieco maschilista ma secondo me – udite udite!- ha la ragione la FIT. Se le donne tenniste in Italia fanno meno audience – ne facevano meno perfino quando avevamo delle campionesse – e meno biglietti venduti, la FIT ha il diritto di proporre un montepremi inferiore. Così come la WTA di sdegnarsi e rifiutarlo. Che poi questo non accada più negli Slam e soprattutto nei tornei americani, non significa granché. Billie Jean King e Martina Navratilova hanno combattuto e vinto grandi battaglie per “l’equal prize money”. Ma insomma chi tira fuori i soldi ha forse anche il diritto di scegliere come darli e a chi darli. Magari solleverò un vespaio con questa mia presa di posizione. Consapevole, corro il rischio.

Barty che si ritira per un doloretto al braccio quando ha vinto primo set ed è avanti 2-1 avendo chiuso a 15 il game sorprende un po’ tutti, per prima la fortunatissima Coco Gauff che proprio non se l’aspettava e cade dalle nuvole. Barty come sempre è candidamente spontanea nel dichiarare come è arrivata alla sua decisione: “Ho seguito quel che mi diceva il mio corpo, fra poco più di due settimane c’è il Roland Garros, non volevo correre rischi”. Vero che lei ha vinto il suo primo e unico Slam a Parigi nel 2019 e normale che ci tenga a far bene al Roland Garros, ma insomma proprio per aver garantito che l’infortunio non è tale da mettere in discussione la propria partecipazione allo Slam parigino, con il torneo di Roma non si è comportata in modo impeccabile. Non è certo un problema di soldi e di montepremi, non è il tipo, però ha dato quasi l’impressione che per lei Roma fosse quasi un torneo davvero minore.

Peccato perché il suo tennis facile è davvero piacevole da vedere, diverso da come giocano quasi tutte. Qui AGF, nostro vate e massimo esperto di tennis femminile, sicuramente me ne vorrebbe dire di tutti i colori. Per il torneo, alla fin fine, la presenza della giovanissima Gauff in semifinale non è disdicevole, anzi. Avrà il vantaggio di giocare più fresca oggi con chi vincerà stamani fra una ex campionessa del Foro Italico, Elina Svitolina (2 volte) e la campionessa dell’ultimo Roland Garros, Iga Swiatek. Considerata la giovane età e la inevitabile inesperienza di Coco è forse giustizia divina quella che le dà quel vantaggio. Di certo lei stamani tiferà perché Svitolina e Swiatek giochino una maratona di 3 set.

Una maratona tipo quella che, annullando tre matchpoint a Ostapenko, ha vinto un’altra ex campionessa del Foro Italico, quella Karolina Pliskova, n.9 WTA, che era l’unica testa di serie a presidiare le metà bassa del tabellone dove quale altra semifinalista c’è – in barba alle più attese e titolate Osaka 2, Brady 13, Bencic 10 e Serena Williams 8 – troviamo la longilinea croata Petra Martic, 25, che ha ridimensionato Pegula, giustiziera della Osaka, una campionessa di quattro Slam che proprio sulla terra rossa resta un pesce fuor d’acqua. E sì che di acqua in questi giorni su Roma ne è caduta tanta.

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