Fognini cede il trono a Stoccarda, a Bastad finale Cuevas-Sousa

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Fognini cede il trono a Stoccarda, a Bastad finale Cuevas-Sousa

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TENNIS ATP – Il tennista ligure (che comunque resterà nr.15 nel ranking) cede allo spagnolo Bautista-Agut 6-3 6-4. In finale anche Rosol che batte Youzhny. Verdasco in Svezia spreca e viene sconfitto dall’uruguaiano che sfiderà domani il portoghese vincitore in rimonta su Berlocq.

 

ATP250 Stoccarda, Semifinali

 

R.Bautista-Agut (3) b. F. Fognini (1) 6-3 6-4  (Giulia Vai)

Non riesce la difesa del titolo al nr.1 impegnato nel torneo di Stoccarda.
Fabio Fognini viene sconfitto in due set dallo spagnolo Bautista-Agut ed è quindi costretto ad abdicare in terra tedesca.
Quasi perfetta la prova del tennista iberico che giunge così alla sua seconda finale negli ultimi tre tornei (Bautista-Agut ha vinto il torneo di ‘s-Hertogenbosch a giugno) e da lunedì sarà quanto meno Top20.

Troppo incostante invece Fognini per sperare di poter vincere il match contro un avversario in piena forma.
Fabio è entrato troppo tardi in partita, di fatto regalando il primo set e rendendosi pericoloso alla risposta solo sul finire del secondo parziale.
La sconfitta nel torneo vinto l’anno scorso comunque è indolore ai fini della classifica per il nostro tennista che lunedì resterà comunque nr.15 del ranking, in attesa della difesa dei 500 punti nel torneo di Amburgo.

Bautista-Agut parte tenendo agilmente il suo servizio.
Fognini invece perde subito la battuta (per la prima volta nel torneo).
Perde concentrazione nel turno di risposta dello spagnolo che sale 3-0.
Il ligure si riprende anche grazie a qualche regalo dell’avversario e vince un game, ma in generale sembra poco presente e aggressivo, molto lontano dalla riga di fondo riesce raramente a mettere a segno i suoi colpi.
Fortunatamente per Fognini la partita viene interrotta per l’intensificarsi della pioggia dopo 17 minuti sul 4-1 per Bautista-Agut.
Dopo quasi un’ora di stop si riprende.
Fognini tiene il servizio ma nel turno successivo mostra segni di insofferenza (molti errori, poca pazienza, lancio della racchetta, warning per aver risposto al giudice di linea che gli aveva chiamato un fallo di piede).
Sul 5-2 nuovamente si va ai vantaggi sul servizio dell’italiano che in qualche modo tiene il servizio. 5-3.
Per la prima volta Fabio riesce ad arrivare fino a 30 alla risposta ma lo spagnolo chiude il primo set per 6-3 in poco più di mezz’ora.

L’inizio del secondo set sembra ripetere lo stesso schema: errori di Fognini per mancanza di pazienza e convinzione alternati a grandi colpi che sono però un po’ casuali.
Si prosegue in parità. Finalmente sul 2 pari Fognini entra in partita.
Agut da parte sua continua a macinare gioco, soprattutto con il servizio.

La partita assume un ritmo più intenso e la qualità di conseguenza aumenta.
Sul 4-3 per l’italiano, si apre uno spiraglio: Bautista sbaglia una facile volèe, Fognini tira un diritto vincente da molto lontano e con un altro colpo ben costruito ottiene le prime palle break dell’incontro.
Annullate tutte e due anche da un ottimo serve & volley dello spagnolo che non delude e arriva al 4 pari.

Nel gioco successivo forse il pensiero delle chance mancate distrae Fabio unito alla crescente convinzione dello spagnolo danno a quest’ultimo il break del 5-4.
Nel turno di gioco che dovrebbe essere definitivo Bautista-Agut sbaglia tutto quello che non ha sbagliato nel match e dà tre palle break all’avversario che non riesce ad approfittarne (due i suoi errori).
Bautista si merita la vittoria con un grande colpo di diritto e la chiusura in serve & volley.

In un’ora e 13 minuti lo spagnolo vince per la seconda volta contro Fognini (2-4 i precedenti) per 6-3, 6-4 e ora aspetta in finale il vincente della seconda semi tra Lukas Rosol e Mikhail Youzhny.

L. Rosol b. M. Youzhny (2) 76(3) 62

Sarà il tennista ceco Lukas Rosol ad affrontare nella finale del torneo di Stoccarda lo spagnolo Roberto Bautista-Agut, sfida che non ha precedenti.
Rosol, nr. 48 del ranking, ha battuto in due set il russo Mikhail Youzhny, invero al primo acuto sulla terra rossa quest’anno dopo una stagione alquanto anonima.

Il match si è deciso nel primo set.
Parziale molto equilibrato, con i due tennisti che hanno profuso il massimo sforzo per avere la meglio.
Dopo ben 4 break (due a testa) la sfida si è decisa al tie break, dove Rosol ha avuto la meglio per 7-3.

Una volta vinto il primo set il tennista ceco si è sciolto mentre Youzhny ha accusato un calo fisico che si è rivelato alla fine decisivo.
Rosol nel secondo set non ha concesso nemmeno l’ombra di una palla break strappando invece ben due volte il servizio all’avversario e chiudendo la contesa dopo un’ora e 28 minuti con il punteggio di 7-6(3) 6-2.

Per Rosol si tratterà della terza finale in carriera dopo le due giocate a Bucarest, quella vinta l’anno scorso e quella persa quest’anno contro Dimitrov.
Terza sfida per un trofeo anche per Bautista-Agut, anche per lui il bilancio è di 1-1 nei precedenti. Abbiamo detto della vittoria di quest’anno sull’erba olandese di ‘s-Hertogenbosch, sconfitto invece nel 2013 a Chennai

 

ATP250 Bastad, Semifinali

Sarà tra il portoghese Joao Sousa, nr. 40 del ranking, e l’uruguaiano Pablo Cuevas, la finale del torneo di Bastad.

Cuevas batte uno scriteriato Fernando Verdasco, che spreca l’impossibile nel primo set (due set point ed un vantaggio di 5-1 nel tie break) prima di cedere in due set al meno quotato avversario.
Una partita che forse lo spagnolo pensava di poter facilmente vincere e che invece ha perso per mancanza di umiltà. Troppo nervoso e troppo pigro nei momenti decisivi il nr. 29 del mondo, al suo avversario è bastato giocare un match attento e regolare, poco al di sopra della sufficienza, per venire a capo della sfida e guadagnarsi oltretutto la prima finale della sua carriera nel circuito, cosa che ha 28 anni non è da poco per chi è abituato a navigare lontano dai primi posti dal ranking.

Bellissima invece la seconda semifinale, tipica battaglia sulla terra tra due tennisti che hanno dato l’anima, ringhiando da fondo campo su ogni palla, dall’inizio alla fine.
L’ha spuntata il portoghese Sousa, autore di una gran rimonta contro il vincitore dell’anno scorso, l’argentino Carlos Berlocq.
Sousa ha rischiato di perderla in due set la partita, visto che dopo aver perso il primo set 6-3 si è trovato sotto di un break nel secondo e Berlocq ha anche avuto una palla del 4-1 “pesante”.
Il portoghese invece ha saputo venir fuori nel momento più opportuno, ha recuperato due volte un break di svantaggio nel terzo set ed ha chiuso dopo circa due ore e mezza.
Domani proverà a vincere il secondo torneo della sua carriera dopo il successo a Kuala Lumpur del 2013 (torneo al quale risale l’unico precedente tra i due finalisti di domani, vinto dal portoghese in tre set).
Onore al merito però anche a Berlocq, che ha chiuso il match con la lingua praticamente da fuori.

Cuevas (PR) – Verdasco (3) 76(6) 63

Incredibile epilogo della prima semifinale al torneo di Bastad.

Fernando Verdasco regala la vittoria all’uruguaiano Cuevas, che gioca un’onesta partita, approfitta del nervosismo del suo più quotato avversario e centra la prima (e quanto mai insperata) finale della sua carriera a 28 anni e da nr.111 del ranking.
 L’uruguaiano ha giocato un match molto solido, quasi perfetto al servizio nel primo set, gran bel rovescio ad una mano, molto regolare da fondo campo.
Verdasco è sempre sembrato avere il match in pugno, ma lo spagnolo ha regalato tantissimo (soprattutto di rovescio) ed inoltre è sembrato in alcune circostanze (come sul 5-1 nel tie break del primo set) molto pigro, quasi come se la vittoria gli fosse dovuta.
Quando però il match si è complicato il nr. 29 del ranking non ha avuto la forza mentale per impegnarsi nella rimonta ed alla prima difficoltà ha ceduto le armi lasciando via libera all’avversario.

Inizia il match ma i quasi 90 posti di differenza nel ranking (111 Cuevas, 29 Verdasco), non si percepiscono per niente.
Cuevas tiene i turni di servizio con grandissima autorità (nei primi 3 infila ben 6 ace), regge con autorità lo scambio da fondo campo e mette in mostra un bel rovescio ad una mano.
Verdasco sembra sorpreso da così tanta veemenza del suo avversario, fa il minimo indispensabile ma rischia tantissimo.
Lo spagnolo infatti salva ben 4 palle break nel terzo game (una con un vincente di diritto che atterra proprio sulla linea del corridoio) e 2 nel quinto (dove si aiuta molto con il servizio).
Cuevas ha poco da rimproverarsi, però cala la sua percentuale di prime e Verdasco inizia a rendersi pericoloso alla risposta.
Sembra che nel momento decisivo il giocatore con più esperienza e carisma possa venir fuori.
Lo spagnolo si procura una palla break sul 4-3 ed addirittura un set point sul 5-4, ma Cuevas le annulla entrambe (brutto gratuito di Verdasco sulla palla set) e porta il parziale al tie break.

Verdasco parte benissimo e si invola 5-1, poi sul 5-2 ha due servizi per chiudere il set.
Ma lo spagnolo si impappina, quasi non si muove più sui colpi (troppo sicuro di portare a casa il match?) e favorisce il rientro dell’avversario, che risale sino al 5 pari ed annulla un set point sul 5-6 (clamoroso doppio fallo della testa di serie nr.3 in tabellone).
Verdasco perde la testa e Cuevas ne approfitta chiudendo il tie break 8-6.
Davvero incredibile come lo spagnolo abbia letteralmente regalato il primo set al tennista uruguaiano.

Verdasco prova a scuotersi, inizia di gran carriera il secondo set, cede un solo punto nei primi 3 turni al servizio ma soprattutto si procura ben 3 palle break nel terzo game per allungare e provare a girare il match.
Niente da fare, Cuevas nonostante due doppi falli alla fine si salva e tiene la battuta.
Verdasco ha poca pazienza, si innervosisce ed alla prima difficoltà molla gli ormeggi.
Infatti sul 4-3 per l’uruguaiano lo spagnolo gioca un game orrendo alla battuta, perde il servizio a zero e manda Cuevas a servire per il match.
L’uruguaiano non crede a tanta grazia, tiene la battuta a 30 e si guadagna la prima finale della sua carriera.

 

J. Sousa (5) b. C. Berlocq (7) 3-6 6-4 6-4

Un solo posto di differenza nel ranking tra i due contendenti, Sousa è nr.40, Berlocq è 41.
L’argentino è campione in carica a Bastad e ieri ha eliminato David Ferrer, Sousa invece ha liquidato senza problemi il serbo Lajovic.
Un solo precedente tra i due, giocato quest’anno a Buenos Aires e vinto nettamente dall’argentino in due set.

Nei primi due game nessuna emozione particolare, il terzo gioco è invece quello che probabilmente decide il primo set.
Perché Berlocq salva la bellezza di 6 palle break al portoghese, che ha un gran diritto ma pare meno avvezzo del suo avversario alla terra rossa ed a volte gioca troppo vicino alle righe rischiando anche quando non ce ne è bisogno.
Berlocq passato il momento di difficoltà inizia a ringhiare da fondo campo, sfodera il suo bel rovescio e soprattutto serve molto bene, mettendo con la prima (il più delle volte in “kick”) in difficoltà il suo avversario.
Sousa nei primi due turni di battuta cede solo 3 punti, sul 2 pari va 30-0 però poi si fa recuperare e cede la battuta con l’avversario che trasforma la prima palla break.
Il portoghese non ci sta, arrivano tre palle per l’immediato controbreak sullo 0-40 nel game successivo, ma ancora una volta l’argentino si salva (e così sono 9 le opportunità mancate dal suo avversario) con il servizio ed alla seconda opportunità sale 5-2.
Berlocq chiude il set dopo 43 minuti con un agevole 6-3 e pare in controllo del match, anche perché parte subito con un break nel secondo set ed ha addirittura una palla del 4-1 “pesante”.

L’argentino si muove molto meglio in campo, Sousa sbaglia troppi diritti e soprattutto applica una tattica molto semplice, spostando l’avversario lungo la linea di fondo campo, ma al momento di chiudere non gioca mai un colpo in contropiede e Berlocq che appare in ottima forma fisica rimette tutto dall’altra parte della rete costringendolo all’errore.
L’argentino mantiene il vantaggio sino al 4-3 e servizio, poi commette due doppi falli nell’ottavo gioco e facilita il primo break del match all’avversario.
Sousa si galvanizza, Berlocq accusa il colpo, anche perché nel game successivo ha ben 5 palle per andare a servire per il match, ma non riesce a sfruttarle (bravissimo il suo avversario che ne annulla due con altrettanti ace, i primi del match!).
Il portoghese prima si salva e poi strappa nuovamente il servizio all’avversario nel decimo game e porta il match al terzo.

Il campione in carica ritiene opportuno prendersi una lunga pausa fisiologica per riordinare le idee e la cosa sembra pagare.
Pronti via e arriva subito il break di Berlocq in apertura di terzo set, ma gli equilibri in campo sono cambiati.
Sousa sbaglia molto di meno rispetto al primo set e mezzo, l’argentino inizia ad accusare la fatica e si muove con meno disinvoltura, perdendo la profondità nei colpi.
Succede un po’ di tutto, Sousa recupera il break ed impatta sul 2 pari, Berlocq scappa di nuovo nel game successivo, nuovo controbreak di Sousa per il 3-3.
Il portoghese sembra messo meglio fisicamente, Berlcoq si salva sul 3-4 annullando due palle break pericolosissime, ma capitola sul 4-5 dopo aver sprecato 3 palle del 5 pari.
Al primo match point infatti Sousa chiude con uno schiaffo al volo ed approda alla seconda finale della sua carriera dopo quella vinta l’anno scorso a Kuala Lumpur contro Benneteau (oltretutto salvando un match point).

 

 

 

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ATP Indian Wells: il nuovo “maestro” si chiama Cameron Norrie

Norrie risale da un set e un break di svantaggio contro Nikoloz Basilashvili. Si tratta del suo primo titolo Masters 1000. Nella corsa a Torino bisognerà fare i conti anche con lui

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Cameron Norrie - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[21] C. Norrie b. [29] N. Basilashvili 3-6 6-4 6-1

Forse l’immagine più rappresentativa di Cameron Norrie, nuovo vincitore di Masters 1000 che qui a Indian Wells ha iscritto il suo nome per la prima volta nell’albo d’oro del BNP Paribas Open, è quella che lo ritrae immediatamente dopo l’ultimo punto della finale: braccia alzate verso il cielo, ma niente di più, niente lacrime, niente grida di gioia, niente celebrazioni eccessive. Molto British.

In una delle finali più sorprendenti della storia recente dei Masters 1000, Cameron Norrie ha sconfitto in rimonta Nikoloz Basilashvili, demolendo scambio dopo scambio la resistenza del georgiano che verso la fine dei 109 minuti di partita si è andata affievolendo sempre più, probabilmente anche a causa di qualche problema fisico che l’hanno costretto a prendersi una pausa fisiologica nel mezzo del terzo set. “È un problema che ho avuto anche nei precedenti incontri – ha spiegato nella conferenza stampa post match – oggi tuttavia era peggio degli altri giorni. Non voglio dire di cosa si tratta, in ogni modo non avevo più nulla nel serbatoio, lui giocava ottimi colpi piatti di rovescio e con tanta rotazione di diritto, per contrastarlo avrei avuto bisogno di molta più energia, ma oggi proprio non potevo farcela”.

 
Nikoloz Basilashvili – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

E dire che l’inizio del match era stato tutto per Basilashvili: dall’1-3 d’abbrivio Nikokoz aveva messo a segno cinque giochi consecutivi, prendendosi anche un break di vantaggio all’inizio del secondo set sul 2-1 e servizio. La potenza dei suoi colpi sembrava davvero troppa per il tennis di Norrie, incapace di contenere gli straripanti colpi da fondocampo del suo avversario.

Norrie, tuttavia, non ha mollato la presa ed ha continuato a rimandare colpo su colpo provando a inchiodare Basilashvili sulle diagonali per evitare che prendesse il centro del campo per i suoi affondi. Nel decimo game del secondo set il capolavoro del britannico: due punti straordinari per andare 0-30 (una palla corta e un passante di rovescio da fuori dal campo degno di Medvedev) hanno messo sufficiente pressione a Basilashvili per costringerlo a commettere due gratuiti nei punti successivi mandando la partita al terzo set.

Da quel momento il punteggio ha continuato lentamente ma inesorabilmente a scivolare verso Norrie, che ha controllato il terzo set senza farsi distrarre dal grande traguardo che si stava avvicinando ed ha portato a casa la partita senza esitazioni.

Questa vittoria (la seconda per lui in stagione, dopo quella di Los Cabos, su sei finali raggiunte) vuol dire che Cameron Norrie non solo porta a casa gli 1,2 milioni di dollari del primo premio (meno il 35% di tasse da pagare allo “Zio Sam”), ma ottiene anche il suo best ranking al n. 16 e soprattutto si posiziona al decimo posto della Race To Turin con 2840 punti, proprio davanti a Jannik Sinner che ha 2595 punti e che proverà a superarlo questa settimana al torneo di Anversa. Il britannico diventa quindi un legittimo pretendente a uno degli ultimi posti rimasti per le Nitto ATP Finals di Torino, un pretendente in più con cui il nostro Sinner dovrà fare i conti.

Anche prima del torneo ero tra i giocatori che potevano aspirare ad andare a Torino – ha detto Norrie dopo la vittoria – però non è che ci pensassi molto. Ora mi sono cancellato da Anversa perchè sarebbe stato troppo complicato dopo essere arrivato in fondo qui, ma sono iscritto a Vienna, Parigi e Stoccolma e non vedo l’ora di giocare indoor, è uno dei miei momenti preferiti della stagione.”

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ATP Indian Wells: Basilashvili-Norrie, finale tra esordienti

Cameron Norrie supera in due set Grigor Dimitrov. Nikoloz Basilashvili ferma Taylor Fritz. Norrie irrompe nei Top 20

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Cameron Norrie - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[27] C. Norrie b. [23] G. Dimitrov 6-2 6-3

Si ferma in semifinale la corsa di Grigor Dimitrov al BNP Paribas Open di Indian Wells, dopo le splendide, ma anche molto dispendiose, vittorie contro Medvedev e Hurkacz, Dimitrov non è riuscito a riprodurre lo stesso livello di tennis contro uno dei giocatori più continui del 2021, che qui nel deserto della California è riuscito a raggiungere la sua sesta finale stagionale, sicuramente la più prestigiosa.

Il bulgaro ha iniziato il match giocando in maniera molto irregolare, sbagliando parecchio e facendo scappare Norrie sul 4-0 compromettendo il primo set, che infatti è scivolato via in soli 31 minuti. Ci sono voluti altri due giochi nel secondo set perché Dimitrov riuscisse a prolungare gli scambi provando a manovrare le direzioni per crearsi le aperture necessarie per i suoi affondi. Ma la strategia era comunque troppo laboriosa per il Grigor della giornata odierna, solo sporadicamente capace di infilare quei magnifici vincenti capaci di infiammare la folla.

 

Norrie ha tenuto grande compostezza, controllando sapientemente i suoi turni di battuta e annullando l’unica palla break concessa sul 2-1 con un bel diritto inside in, e recuperando da 0-30 due game più tardi.

Ho cercato di allungare gli scambi, non ho mai pensato all’importanza della posta in palio – ha detto Norrie una volta arrivato in conferenza stampa, oltre due ore dopo la fine del match – nemmeno quando ho servito per il match. Nel secondo set ho risposto peggio rispetto al primo set, ma ero molto concentrato sul mio tennis”.

Grigor Dimitrov – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Con questa vittoria Cameron Norrie conquista il suo più importante piazzamento in un torneo Masters 1000 e soprattutto si propone come solido contendente alle ATP Finals. La finale lo porta a 2440 punti nella Race, all’11° posto immediatamente dientro a Jannik Sinner e a soli 115 punti dall’italiano, con l’occasione di poterlo superare in caso di vittoria del titolo domenica.

[29] N. Basilashvili b. [31] T. Fritz 7-6(5) 6-3

Non si è realizzata la favola del giocatore di casa che vince il suo primo grande torneo a due passi da dove è nato. Taylor Fritz non è riuscito a resistere al bombardamento da fondo messo in atto da Nikoloz Basilashvili ed ha dovuto alzare bandiera bianca in due set, nonostante abbia avuto tre set point nel primo set per passare in vantaggio e provare a raggiungere la finale.

Partita decisamente diversa dalla precedente, quella tra Fritz e Basilashvili: la palla camminava almeno 20 chilometri l’ora più veloce durante gli scambi pieni di mazzate tirate sia di diritto sia di rovescio. Era Basilashvili ad avere più spesso il controllo dello scambio, commettendo però qualche errore in più. Fritz è arrivato ad avere tre set point nel primo set, due sul 5-4 e uno sul 6-5, tutti però giocati molto bene e in maniera aggressiva da Basilashvili. Forse qualche recriminazione in più sul primo di questi set point, nel quale Fritz ha messo lungo un rovescio lungolinea di palleggio, ma nel complesso in questi frangenti decisivi del set il georgiano ha giocato meglio, così come anche nel tie-break successivo, nel quale è andato avanti di un minibreak sul 5-4 con un diritto poderoso, e poi ha incassato i due errori da fondocampo di Fritz sul 5-5 per chiudere il primo set in 59 minuti di gioco.

Nikoloz Basilashvili – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Volevo giocare in maniera aggressiva, ma mi ero reso conto che non potevo picchiare la palla se non partendo dal mio servizio – ha spiegato Fritz dopo il match – Non mi sembra di aver avuto possibilità di provare a giocare un colpo vincente nelle palle break che ho avuto, i suoi colpi erano troppo forti e profondi”.

Nel secondo set l’americano ha provato a tenere maggiormente lo scambio, ha avuto altre due palle break sull’1-1, annullate ancora da due vincenti di Basilashvili, che per tutto il match ha modulato molto bene la sua prima di servizio, assicurandosi di tenere una percentuale elevata ed evitare così di essere aggredito sulla seconda.

Sul 3-2, il georgiano ha trovato due super-risposte sul 30-30 che gli hanno procurato l’unico break della partita e il vantaggio decisivo per raggiungere la sua prima finale Masters 1000. Nel game finale la tensione stava per fargli un brutto scherzo e l’ha costretto ad annullare due palle del controbreak dopo aver fallito tre match point, ma alla fine la quarta palla partita è stata quella buona.

Taylor mi ha fatto giocare tante palle – ha spiegato Nikoloz dopo la partita – ho dovuto giocare molto bene da fondo per vincere. Sono contento di essere rimasto calmo nei momenti importanti e di essere riuscito a tirare i colpi che volevo tirare”.

In finale Basilashvili incontrerà il tennista che ha vinto più partite in questa stagione, ben 50, e che domenica disputerà il suo 71° match ufficiale. “Basilashvili è un grande giocatore – ha detto Norrie del suo avversario in finale – quando gioca bene può battere chiunque. Sarà molto difficile, ma mi sento bene fisicamente e sarò pronto alla battaglia”.

I due si sono affrontati una volta sola nella loro carriera professionistica, al primo turno dell’ABN AMRO di Rotterdam lo scorso marzo: in quel caso vinse Norrie molto agevolmente (6-0, 6-3).
In caso di sconfitta in finale, Norrie entrerà comunque nei Top 20 al n. 17, mentre se dovesse vincere il titolo salirebbe di un’ulteriore posizione al n. 16; Basilashvili invece salirà alla posizione n. 27, e nel caso in cui dovese aggiudicarsi il titolo tornerebbe anche lui nei Top 20 alla posizione n. 18.

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ATP Indian Wells 2021, edizione storica: è il primo Masters 1000 di sempre senza Top 25 in semifinale

L’unica altra edizione del torneo californiano senza big in semifinale fu nel 2000. Le carriere diFederer, Nadal e Djokovic volgono al termine: queste sorprese diventeranno un trend?

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Grigor Dimitrov a Indian Wells 2021 (Credits: @BNPPARIBASOPEN on Twitter)

In 31 anni di storia, di cui 21 con l’obbligo di partecipazione per i migliori giocatori del mondo, non era mai successo che in un Masters 1000 (o Super 9 o Masters Series, le vecchie denominazioni della categoria più importante di tornei di tennis sotto gli Slam) arrivassero in semifinale quattro giocatori fuori dai primi 25 del ranking ATP. Il circuito maschile continua a dare motivi di interesse anche dopo la caccia al Grande Slam fallita da Novak Djokovic allo US Open, in una fase di transizione tra l’epoca dei Big Three e quella successiva che deve ancora assumere una fisionomia ben precisa.

Il venerdì di Indian Wells ci ha infatti consegnato i ko di Stefanos Tsitsipas e Alexander Zverev per mano di Nikoloz Basilashvili e Taylor Fritz, giocatori che non avevano mai raggiunto una semifinale in un Masters 1000.  Il georgiano è arrivato in Coachella Valley da numero 36 del mondo, l’americano da numero 39. Ma la stessa cosa vale anche per Cameron Norrie (numero 26 ATP): il britannico è anch’egli alla prima semifinale in un 1000, e se la vedrà con il giocatore più esperto ad alti livelli del quartetto, quel Grigor Dimitrov che nel palmares personale vanta ATP Finals e Cincinnati.

 

E allora Indian Wells 2021 scrive una piccola pagina di storia. Come detto, si tratta del primo Masters 1000 di sempre senza Top 25 in semifinale. Solo in quattro occasioni c’era stato un solo Top 25 a questo punto del torneo: Amburgo 1990, Montecarlo 1992, Amburgo 1993 e Canada 2000. Scorrendo i libri di storia partendo proprio dal 2000, l’anno dal quale i Masters 1000 sono diventati obbligatori (ad eccezione di quello monegasco), in 19 occasioni c’erano state delle semifinali senza giocatori compresi tra le prime cinque teste di serie: 4 volte ad Amburgo, 3 volte a Bercy, 3 volte a Cincinnati, 2 volte a Montecarlo, Miami e Canada, una volta a Stoccarda, Roma e Indian Wells. A Montreal nel 2000, l’unico altro torneo che in questo arco di tempo è paragonabile a Indian Wells 2021 per la quantità di outsider arrivati in fondo, i Last 4 furono Marat Safin (testa di serie numero 8 che poi fu il vincitore), gli unseeded Jiri Novak e Wayne Ferreira e il qualificato Harel Levy. Persino a Bercy 2017, che molti ricorderanno come un torneo denso di Carneadi, arrivarono comunque in semifinale due dei migliori venticinque, vale a dire John Isner e il poi vincitore Jack Sock, che agguantò un posto alle ATP Finals in zona Cesarini.

Soffermandoci su Indian Wells, sempre nel 2000 ci fu l’unica edizione senza “big” in semifinale: quell’anno ci arrivarono Nicolas Lapentti (testa di serie numero 8), Thomas Enqvist (10), Mark Philippoussis (14) e Alex Corretja. Fu proprio quest’ultimo a spuntarla in finale su Enqvist. In tutte le altre edizioni IW è sempre stato teatro delle imprese dei migliori del mondo, e non a caso per prestigio e montepremi è stato da molti ribattezzato “il quinto Slam”. Quest’anno, probabilmente per l’insolita collocazione a ottobre, quello della California è stato il torneo delle sorprese (anche in campo femminile).

Ma forse non è fuori luogo pensare che ci si stia avviando in una fase – chissà quanto lunga – senza un circolo ristretto di grandi dominatori, in cui può esserci gloria per molti. In questo senso anche nell’edizione 2021 di Miami i supposti eredi della vetta e dei big titles (Medvedev, Zverev, Tsitsipas e Rublev, mentre Berrettini era assente) hanno deluso, mentre si sono imposti a Montecarlo, Madrid, Toronto e Cincinnati; si può quindi supporre che, se da un lato i migliori giocatori del futuro prossimo sembrano delineati, dall’altro potrebbero non avere la continuità mostruosa a cui ci avevano abituati i Big Three/Fab Four, e forse sarebbe anche sbagliato pretendere che possano emulare gesta che rappresentano un unicum nella storia del tennis maschile.

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