Bolelli non ha perso per quel punto ma ha... vinto

Editoriali del Direttore

Bolelli non ha perso per quel punto ma ha… vinto

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Simone Bolelli allo Us Open (foto Ray Giubilo)

TENNIS US OPEN – Un episodio sconcertante e un errore dell’arbitro Pascal Maria (che ha cambiato più volte idea) ha certamente favorito Robredo. Il bolognese, al top nei primi 3 set, non avrebbe dovuto però mollare quarto e quinto set. Le foto di ieri a New York, con Federer che autografa scarpe, Bolelli, Wilander, Becker e lo stadio Ashe a cura di Art Seitz

Il video di commento del day 4

Intervista Bolelli, parte 1 : “Pascal Maria ha cambiato idea quattro volte!” La discussione sul punto che forse ha deciso, psicologicamente il match.

 

Intervista Robredo in italiano: ” Bolelli è stato sfortunato, anche io mi sarei arrabbiato”

Intervista Bolelli, parte 2 su Coppa Davis, Federer e Wawrinka: “Siamo solo leggermente sfavoriti”


Abbiamo ritrovato Simone Bolelli. Un anno dopo che credevamo di averlo perso per sempre. Ha perso, ma è stato bravo. Non bravissimo, ma bravo. E sicuramente sfortunato, anche se – attenzione! – le partite di tennis non si perdono mai soltanto per sfortuna. Nemmeno quando lo stesso tuo avversario riconosce che non sei stato fortunato, come ha fatto sportivamente Tommy Robredo quando gli ho chiesto la sua opinione su un episodio certamente importante accaduto nel finale del terzo set e del quale scriverò fra qualche riga.Per due ore e 21 minuti, per due set e tre quarti il tennista bolognese ha servito come non mai e giocato una delle migliori partite della sua carriera. Anche d’attacco visto che è andato a rete 50 volte (più di sempre…) conquistando 36 punti, il 72%. Ma 38 volte c’è andato nei primi 3 set, e solo 12 fra quarto e quinto set.Salvo che nel primissimo game del match Robredo non ha avuto palle break fino al 5-4 del terzo set, mentre Simone ne aveva avute sette nel primo e una nel secondo, vinto al tiebreak per 7 punti a 5.

Ma il tennis è un gioco nel quale spesso i nervi sono più importanti dei colpi. Si sa che non è mai semplice servire sul 4-5. Che è proprio la situazione in cui si è trovato Simone nel terzo set, dopo aver mancato l’occasione di un break che sarebbe stato probabilmente decisivo sul 75 76 3 pari.

In quel game Robredo aveva commesso un doppio fallo e una steccata e mandato Simone sullo 0-30. Lo spagnolo aveva messo a segno un servizio vincente ma sul 15-30 Simone ha steccato a sua volta un dritto a metà campo abbastanza facile. Dal mancato 15-40, divenuto invece un più tranquillo 30 pari Robredo è riuscito a cavarsela con un paio di buoni servizi, come avrebbe fatto poi anche sul 4 pari quando è stato indietro 15-30. Ma lì Bolelli non ha granchè da rimproverarsi.

Insomma, si arriva -dopo 2 ore e 21 minuti di bel tennis considerando che c’era un vento molto fastidioso e anche un campo, il 17, pieno di fastidiose luci ed ombre – a Bolelli che deve servire per restare nel set.

Tanto aveva servito bene fino ad allora, tanto serve male adesso. Questione di nervi appunto. Un doppio fallo all’avvio lo innervosisce ancora di più. Fra un dritto vincente di Robredo e un rovescio sbagliato di Simone eccoci a 30-40, la prima palla break dopo un secolo, dopo il primo game del match. Ogni palla break, ovviamente, sul 4-5 è anche un setpoint. Dritto spettacolare di Simone, pur innervositosi per il primo fallo di piede che gli viene chiamato.Poi una seconda: servizio vincente. Una terza a seguito del secondo doppio fallo nel game, la palla del 5 pari per Simone, un nuovo fallo di piede fischiatissimo dal pubblico, e sul vantaggio pari ecco il patatrac, quando la durata del game ha già superato i 10 minuti.

Su un colpo profondo di Robredo si ode un no stentoreo. Pare a tutti, Bolelli compreso, quello del giudice di linea. Wrong: era uno spettatore ad aver gridato out. Bolelli tira una prima volta la palla di là con la abituale vigoria, ma sulla successiva ribattuta di Robredo, rallenta il movimento per giocare una palla molle ed alta che non arriva alla riga della battuta nel campo di Robredo che, anche lui, la tira piano dall’altra parte. “Replay the point!” dice immediatamente Maria al microfono. Ma poi ci ripensa e dice a Bolelli che lui ha alzato il braccio e interrotto l’azione, sebbene il colpo di Robredo fosse buono. Si apre un fitto conciliabolo, nel quale il più tranquillo è Robredo che ne approfitta per prendere fiato e farsi dare una bottiglietta d’acqua da un raccattapalle. Nel frattempo, mentre Bolelli e Maria discutono (“Ha cambiato 4 volte idea” ci racconterà poi Bolelli) interviene Lars Graff, il supervisor. Il quale parlotta soltanto con Maria, chiede se Bolelli abbia interrotto lui il gioco – cosa vera fino ad un certo punto perchè Simone la palla di là l’aveva mandata seppur molle ed alta – e decide che il punto è di Robredo, che così avrà sulla racchetta il quarto setpoint.

Bolelli è chiaramente contrariato. Il pubblico perfino più di lui. Fischi e buuh all’indirizzo dell’arbitro. Come minimo Pascal Maria avrebbe dovuto ammettere che si trattava di palla disturbata, come quando un foglietto svolazza in mezzo al campo. Invece è setpoint e Robredo stavolta lo trasforma. 2,38 minuti di match a quel punto. Al cambio di campo del 5-4 erano 2 ore e 21. Fra setpoint procurati ed annullati, l’episodio descritto e le discussioni che ne sono seguite, sono passati dunque 17 minuti.

Si va al quarto e Bolelli, anche se non lo confesserà, è come traumatizzato. Non si capacita dell’accaduto. “Maria ha sbagliato” ripeterà a noi più volte, dopo averlo ripetuto a se stesso molte di più.

Fatto sta che la prima volta che serve, nel secodo game, perde subito il servizio. E stessa cosa accadrà all’inizio del quinto. Ringalluzzito Robredo cresce in fiducia, allunga i colpi, palleggia profondo impedendo a un Bolelli ancora stranito tutte quelle discese a rete che gli riuscivano così bene nei primi tre set. Simone, che in fase di risposta non è mai stato un fenomeno e perfino nei primi tre set di risposte ne aveva ciccate parecchie, ribatte sempre peggio e sempre meno. Robredo perderà soltanto 3 punti sul proprio servizio nel quarto set, e tre anche nel quinto.

In pratica il match è finito al terzo set. Bolelli non è più stato in partita. Aveva perso smalto e lucidità, non veniva più a rete, si intestardiva a scambiare pallate da fondocampo: un invito a nozze per Robredo che non desiderava di più e meglio. Dopo 3 ore e 37 minuti Robredo era al terzo turno, mentre Bolelli poteva solo rimpiangere la grande occasione mancata.

All’uscita dal campo n.17 avrebbe evitato volentieri di parlarmi Umberto Rianna, il coach di Simone che tanto bene ha fatto per “rimetterlo a nuovo” dopo l’operazione al polso e la classifica in caduta libera (insieme al preparatore atletico e allo staff di Tirrenia). Ma dimostrando la buona educazione che non gli ha mai fatto difetto Rianna si è fermato a parlarmi, e mentre parlava gli è forse sbollita un tantino la rabbia che covava in seno. L’audio a caldo è interessante, ve ne consiglio l’ascolto, così come quello realizzato poi con Eduardo Infantino, il resposnsabile tecnico di fatto (non so se la dizione sia esatta) del centro di Tirrenia. Se vi piace capire anche le analisi e le problematiche di una partita di tennis perduta in quel modo, potete ascoltare le registrazioni. Cui sono poi seguite sia quelle di Bolelli sia quelle di Robredo, cortesissimo come sempre, al punto da rispondere prima in spagnolo per la home spagnola di Ubitennis, poi in inglese per quella inglese, infine addiritttura in italiano. Ha anche detto ”Se fossi stato Bolelli mi sarei considerato molto molto sfortunato e sarei arrabbiato”.

Ciò detto lui, per la verità, non si è minimamente proposto per “giocare le due palle”. Si è preso il punto che l’arbitro e Graff gli hanno concesso e ha portato a casa il set. Rimontando così per la settima volta da due set a zero sotto. Peccato, peccato e ancora peccato. Ma ciò detto questo è un Bolelli resuscitato. Potrà prendersi, e darci, ancora tante soddisfazioni. Ma dovrà capire che il piano tattico da mettere in atto è uno solo: cercare di aprirsi il campo e seguire a rete. Sparando un po’ meno pallate, se necessario. Perchè è vero che ha un gran dritto, e che pure il rovescio è tutt’altro che malvagio, però è trovando gli angoli, spingendo l’avversario lontano (cui si può fare anche qualche palla corta, vero? Oggi Robredo a volte era quattro metri dietro la riga di fondo…) che poi, seminando e seminando, si può venire a raccogliere il punto rischiando il giusto.

Simone ormai ha quasi 29 anni. Non è troppo tardi. Almeno due anni, forse tre, li ha persi facendosi male qua o di là. Però deve anche mettersi in testa che in una partita di 3 ore e 37 minuti non può essere un punto – per quanto importante e ingiustamente perduto – a costargli così caro, a fargi dimenticare del tutto come si era costruito il vantaggio nei primi due set. Negli ultimi due era così confuso che non ha più attaccato, non ha tirato un solo rovescio lungo linea né una smorzata. Poteva dirglielo Rianna? Non lo so, non è mai facile comunicare in quelle situazioni. Io so soltanto che mi pareva che dirgli soltanto “Dai Simone, forza Simone” mi sembrava poco utile sotto il profilo psicologico. Simone avrebbe voluto dare ma non non ce l’avea dentro.

Ad un certo punto del quinto set non ho resistito, e ben consapevole che sarebbe stata una mancanza di rispetto nei confronti di Rianna, e un fattore probabilmente distraente per Simone, ho preferito scrivere un bigliettino a Umberto perchè dicesse a Simone (il succo era questo) : “Ricordati come hai vinto i primi due set, come li hai giocati, non lo stati facendo più, riprovaci e pensa solo a quello”. Non credo che Umberto se ne sia avvalso, probabilmente era comunque troppo tardi. Ma avrei fatto qualunque cosa per aiutarlo. Perchè Simone è un gran bravo ragazzo, sempre educato, sempre rispettoso, sempre gentile. Le sue qualittà tecniche nessuno le ha mai messe in discussione. Quelle temperamentali sì. E su quelle, anche se ha fatto grandi progressi perchè altrimenti non sarebbe riuscito a riemergere dagli abissi in cui era precipitato, dovrà continuare a lavorare. Ma intanto dobbiamo rallegrarci del fatto che un giocatore che sembrava essersi smarrito si sia ritrovato.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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