Bolelli non ha perso per quel punto ma ha... vinto

Editoriali del Direttore

Bolelli non ha perso per quel punto ma ha… vinto

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Simone Bolelli allo Us Open (foto Ray Giubilo)

TENNIS US OPEN – Un episodio sconcertante e un errore dell’arbitro Pascal Maria (che ha cambiato più volte idea) ha certamente favorito Robredo. Il bolognese, al top nei primi 3 set, non avrebbe dovuto però mollare quarto e quinto set. Le foto di ieri a New York, con Federer che autografa scarpe, Bolelli, Wilander, Becker e lo stadio Ashe a cura di Art Seitz

Il video di commento del day 4

Intervista Bolelli, parte 1 : “Pascal Maria ha cambiato idea quattro volte!” La discussione sul punto che forse ha deciso, psicologicamente il match.

 

Intervista Robredo in italiano: ” Bolelli è stato sfortunato, anche io mi sarei arrabbiato”

Intervista Bolelli, parte 2 su Coppa Davis, Federer e Wawrinka: “Siamo solo leggermente sfavoriti”


Abbiamo ritrovato Simone Bolelli. Un anno dopo che credevamo di averlo perso per sempre. Ha perso, ma è stato bravo. Non bravissimo, ma bravo. E sicuramente sfortunato, anche se – attenzione! – le partite di tennis non si perdono mai soltanto per sfortuna. Nemmeno quando lo stesso tuo avversario riconosce che non sei stato fortunato, come ha fatto sportivamente Tommy Robredo quando gli ho chiesto la sua opinione su un episodio certamente importante accaduto nel finale del terzo set e del quale scriverò fra qualche riga.Per due ore e 21 minuti, per due set e tre quarti il tennista bolognese ha servito come non mai e giocato una delle migliori partite della sua carriera. Anche d’attacco visto che è andato a rete 50 volte (più di sempre…) conquistando 36 punti, il 72%. Ma 38 volte c’è andato nei primi 3 set, e solo 12 fra quarto e quinto set.Salvo che nel primissimo game del match Robredo non ha avuto palle break fino al 5-4 del terzo set, mentre Simone ne aveva avute sette nel primo e una nel secondo, vinto al tiebreak per 7 punti a 5.

Ma il tennis è un gioco nel quale spesso i nervi sono più importanti dei colpi. Si sa che non è mai semplice servire sul 4-5. Che è proprio la situazione in cui si è trovato Simone nel terzo set, dopo aver mancato l’occasione di un break che sarebbe stato probabilmente decisivo sul 75 76 3 pari.

In quel game Robredo aveva commesso un doppio fallo e una steccata e mandato Simone sullo 0-30. Lo spagnolo aveva messo a segno un servizio vincente ma sul 15-30 Simone ha steccato a sua volta un dritto a metà campo abbastanza facile. Dal mancato 15-40, divenuto invece un più tranquillo 30 pari Robredo è riuscito a cavarsela con un paio di buoni servizi, come avrebbe fatto poi anche sul 4 pari quando è stato indietro 15-30. Ma lì Bolelli non ha granchè da rimproverarsi.

Insomma, si arriva -dopo 2 ore e 21 minuti di bel tennis considerando che c’era un vento molto fastidioso e anche un campo, il 17, pieno di fastidiose luci ed ombre – a Bolelli che deve servire per restare nel set.

Tanto aveva servito bene fino ad allora, tanto serve male adesso. Questione di nervi appunto. Un doppio fallo all’avvio lo innervosisce ancora di più. Fra un dritto vincente di Robredo e un rovescio sbagliato di Simone eccoci a 30-40, la prima palla break dopo un secolo, dopo il primo game del match. Ogni palla break, ovviamente, sul 4-5 è anche un setpoint. Dritto spettacolare di Simone, pur innervositosi per il primo fallo di piede che gli viene chiamato.Poi una seconda: servizio vincente. Una terza a seguito del secondo doppio fallo nel game, la palla del 5 pari per Simone, un nuovo fallo di piede fischiatissimo dal pubblico, e sul vantaggio pari ecco il patatrac, quando la durata del game ha già superato i 10 minuti.

Su un colpo profondo di Robredo si ode un no stentoreo. Pare a tutti, Bolelli compreso, quello del giudice di linea. Wrong: era uno spettatore ad aver gridato out. Bolelli tira una prima volta la palla di là con la abituale vigoria, ma sulla successiva ribattuta di Robredo, rallenta il movimento per giocare una palla molle ed alta che non arriva alla riga della battuta nel campo di Robredo che, anche lui, la tira piano dall’altra parte. “Replay the point!” dice immediatamente Maria al microfono. Ma poi ci ripensa e dice a Bolelli che lui ha alzato il braccio e interrotto l’azione, sebbene il colpo di Robredo fosse buono. Si apre un fitto conciliabolo, nel quale il più tranquillo è Robredo che ne approfitta per prendere fiato e farsi dare una bottiglietta d’acqua da un raccattapalle. Nel frattempo, mentre Bolelli e Maria discutono (“Ha cambiato 4 volte idea” ci racconterà poi Bolelli) interviene Lars Graff, il supervisor. Il quale parlotta soltanto con Maria, chiede se Bolelli abbia interrotto lui il gioco – cosa vera fino ad un certo punto perchè Simone la palla di là l’aveva mandata seppur molle ed alta – e decide che il punto è di Robredo, che così avrà sulla racchetta il quarto setpoint.

Bolelli è chiaramente contrariato. Il pubblico perfino più di lui. Fischi e buuh all’indirizzo dell’arbitro. Come minimo Pascal Maria avrebbe dovuto ammettere che si trattava di palla disturbata, come quando un foglietto svolazza in mezzo al campo. Invece è setpoint e Robredo stavolta lo trasforma. 2,38 minuti di match a quel punto. Al cambio di campo del 5-4 erano 2 ore e 21. Fra setpoint procurati ed annullati, l’episodio descritto e le discussioni che ne sono seguite, sono passati dunque 17 minuti.

Si va al quarto e Bolelli, anche se non lo confesserà, è come traumatizzato. Non si capacita dell’accaduto. “Maria ha sbagliato” ripeterà a noi più volte, dopo averlo ripetuto a se stesso molte di più.

Fatto sta che la prima volta che serve, nel secodo game, perde subito il servizio. E stessa cosa accadrà all’inizio del quinto. Ringalluzzito Robredo cresce in fiducia, allunga i colpi, palleggia profondo impedendo a un Bolelli ancora stranito tutte quelle discese a rete che gli riuscivano così bene nei primi tre set. Simone, che in fase di risposta non è mai stato un fenomeno e perfino nei primi tre set di risposte ne aveva ciccate parecchie, ribatte sempre peggio e sempre meno. Robredo perderà soltanto 3 punti sul proprio servizio nel quarto set, e tre anche nel quinto.

In pratica il match è finito al terzo set. Bolelli non è più stato in partita. Aveva perso smalto e lucidità, non veniva più a rete, si intestardiva a scambiare pallate da fondocampo: un invito a nozze per Robredo che non desiderava di più e meglio. Dopo 3 ore e 37 minuti Robredo era al terzo turno, mentre Bolelli poteva solo rimpiangere la grande occasione mancata.

All’uscita dal campo n.17 avrebbe evitato volentieri di parlarmi Umberto Rianna, il coach di Simone che tanto bene ha fatto per “rimetterlo a nuovo” dopo l’operazione al polso e la classifica in caduta libera (insieme al preparatore atletico e allo staff di Tirrenia). Ma dimostrando la buona educazione che non gli ha mai fatto difetto Rianna si è fermato a parlarmi, e mentre parlava gli è forse sbollita un tantino la rabbia che covava in seno. L’audio a caldo è interessante, ve ne consiglio l’ascolto, così come quello realizzato poi con Eduardo Infantino, il resposnsabile tecnico di fatto (non so se la dizione sia esatta) del centro di Tirrenia. Se vi piace capire anche le analisi e le problematiche di una partita di tennis perduta in quel modo, potete ascoltare le registrazioni. Cui sono poi seguite sia quelle di Bolelli sia quelle di Robredo, cortesissimo come sempre, al punto da rispondere prima in spagnolo per la home spagnola di Ubitennis, poi in inglese per quella inglese, infine addiritttura in italiano. Ha anche detto ”Se fossi stato Bolelli mi sarei considerato molto molto sfortunato e sarei arrabbiato”.

Ciò detto lui, per la verità, non si è minimamente proposto per “giocare le due palle”. Si è preso il punto che l’arbitro e Graff gli hanno concesso e ha portato a casa il set. Rimontando così per la settima volta da due set a zero sotto. Peccato, peccato e ancora peccato. Ma ciò detto questo è un Bolelli resuscitato. Potrà prendersi, e darci, ancora tante soddisfazioni. Ma dovrà capire che il piano tattico da mettere in atto è uno solo: cercare di aprirsi il campo e seguire a rete. Sparando un po’ meno pallate, se necessario. Perchè è vero che ha un gran dritto, e che pure il rovescio è tutt’altro che malvagio, però è trovando gli angoli, spingendo l’avversario lontano (cui si può fare anche qualche palla corta, vero? Oggi Robredo a volte era quattro metri dietro la riga di fondo…) che poi, seminando e seminando, si può venire a raccogliere il punto rischiando il giusto.

Simone ormai ha quasi 29 anni. Non è troppo tardi. Almeno due anni, forse tre, li ha persi facendosi male qua o di là. Però deve anche mettersi in testa che in una partita di 3 ore e 37 minuti non può essere un punto – per quanto importante e ingiustamente perduto – a costargli così caro, a fargi dimenticare del tutto come si era costruito il vantaggio nei primi due set. Negli ultimi due era così confuso che non ha più attaccato, non ha tirato un solo rovescio lungo linea né una smorzata. Poteva dirglielo Rianna? Non lo so, non è mai facile comunicare in quelle situazioni. Io so soltanto che mi pareva che dirgli soltanto “Dai Simone, forza Simone” mi sembrava poco utile sotto il profilo psicologico. Simone avrebbe voluto dare ma non non ce l’avea dentro.

Ad un certo punto del quinto set non ho resistito, e ben consapevole che sarebbe stata una mancanza di rispetto nei confronti di Rianna, e un fattore probabilmente distraente per Simone, ho preferito scrivere un bigliettino a Umberto perchè dicesse a Simone (il succo era questo) : “Ricordati come hai vinto i primi due set, come li hai giocati, non lo stati facendo più, riprovaci e pensa solo a quello”. Non credo che Umberto se ne sia avvalso, probabilmente era comunque troppo tardi. Ma avrei fatto qualunque cosa per aiutarlo. Perchè Simone è un gran bravo ragazzo, sempre educato, sempre rispettoso, sempre gentile. Le sue qualittà tecniche nessuno le ha mai messe in discussione. Quelle temperamentali sì. E su quelle, anche se ha fatto grandi progressi perchè altrimenti non sarebbe riuscito a riemergere dagli abissi in cui era precipitato, dovrà continuare a lavorare. Ma intanto dobbiamo rallegrarci del fatto che un giocatore che sembrava essersi smarrito si sia ritrovato.

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Editoriali del Direttore

Sonego, meglio l’uovo che la gallina. Il riscatto di Nadal e la parità di diritti uomo donna

ROMA – Ecco dove Sonego, rispetto a Vienna e al k.o. con Rublev, è migliorato più di Berrettini. Solita gestione FIT per i biglietti. La vendetta di Rafa su Zverev, l’egoismo di Barty, l’handicap pro Gauff

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da Roma, il direttore

Il tassista che mi ha accompagnato alla mia macchina, parcheggiata a un km dal Foro Italico, troppo lontano per non finire inzuppato di pioggia io e fradicio il trolley con il computer e tutto l’armamentario da “elettricista” che ormai ci tocca portar dietro, di tennis sa poco o nulla. Però una cosa gli è chiara: “Aho, ogni volta che ce sta ‘er tennis a Roma piove sempre!”. Vero, però lo dicevano anche per il concorso ippico a Piazza di Siena.

La pioggia ha disturbato parecchio, e non poco, la giornata. Ma forse Lorenzo Sonego l’ha benedetta. Dovrebbe infatti avergli permesso di recuperare la faticaccia di giovedì sera e una notte forse un tantino agitata ripensando al matchpoint annullato con un coraggioso serve&volley a Thiem, alle mille emozioni, al balletto trionfale di fine partita, agli abbracci dei pochi che hanno potuto permettersi di godere dal vivo la sua miglior partita di sempre e comunque di certo bellissima anche agli occhi di chi fosse stato spettatore neutrale.

 

Gioca stamani alle 11 contro Rublev una partita che nella finale di Vienna apparve a senso unico, ben più del punteggio, ma da allora Sonego ha migliorato quasi tutto, a tempo record direi se si pensa che invece per sfondare nel tennis che conta ci ha messo un po’.

Ha fatto progressi nel servizio, che non è quello di Berrettini ma è un signor servizio, nel rovescio, che è più completo e incisivo di quello di Berrettini, sia che lo giochi slice sia che tenti il lungolinea (colpo fondamentale contro tutti quei tennisti alla Rublev che fanno il giro attorno alla palla per colpire tre quarti degli affondo con il dritto; magari lo avesse altrettanto sicuro “Berretto”), gioca con grande disinvoltura e timing la palla corta, di dritto come di rovescio. Inoltre, al di là della consueta garra, perché proprio non molla mai – ricorderete, prima di questo fantastico match con Thiem quello del tiebreak infinito al Roland Garros con Fritz, quello con Djere in Sardegna… – il “Polp” che tutto rincorre e acchiappa è diventato hombre muy solido. Anche in questo caso, e Matteo che peraltro ha altre qualità, ben altro dritto e potenza, magari quelle gambe e quelle capacità difensive avesse Matteo.

Poi, anche la buona sorte conta. A volte certi tornei girano bene – e a lui è capitato a Vienna di trovarsi di fronte il fratello scarso di Djokovic (però anche solo quel nome magari avrebbe intimorito un hombre meno solido) – e fin qui Roma gli è girata parecchio bene. Sì perché fra tutte le teste di serie l’unica a non avere vinto due partite in un anno era Gael Monfils. Poi l’amico Mager gli aveva fatto il favore di togliergli di mezzo de Minaur e insomma… anche se si dice sempre con gli amici non è mai facile dare il meglio di sé, il discorso valeva anche per Mager. Ecco poi la grande impresa, davvero fantastica, con Thiem, però si sa come va il tennis: su quel matchpoint Thiem avrebbe potuto anche indovinare una di quelle tante splendide risposte che gli sono riuscite nella partita.

Dopo di che c’era il timore che un ben più riposato Rublev potesse avvantaggiarsi ieri della stanchezza psicofisica, quasi inevitabile, di Lorenzo chiamato a una difficilissima prova del nove contro un altro top-10. Con i soliti scettici alla finestra, pronti a dire “beh, se uno batte il n.4 del mondo deve battere anche il n.7… sennò non è uno vero!”. Sonego sa bene che il match di stamani non sarà una passeggiata. Ma lo sa anche Rublev, credetemi. Sul Grande Stand ci sarà anche il pubblico… e non mancherà di farsi sentire in quel brutto palcoscenico che rimbomba e che ad ogni batter di piedi collettivo pare di trovarsi in mezzo a una battaglia fra soldati armati di mitragliatrici.

Certo chi vincerà il match di quarti di finale dovrà in serata battersi anche contro il vincente di Tsitsipas-Djokovic (il greco è avanti 6-4 2-1 e break, e io nel video che vi invito ancora una volta ad aprire ho definito Djokovic quale Mosè salvato dalle acque), ma questo a mio parere era uno di quei casi in cui era meglio scegliere l’uovo oggi (Rublev sabato mattina) che la gallina domani (Tsitsi o Djoker stasera).

Quindicesimo quartofinalista agli Internazionali d’Italia, Lorenzo sarebbe il primo semifinalista dai tempi di Volandri 2007. In semifinale si fermarono una volta Oscar de Minerbi nel 1931, Giorgio De Stefani e Giovannino Palmieri nel 1932 (unica edizione con due italiani in semifinale), ancora Palmieri nel 1933, Sertorio nel 1934, Gardini nel 1953, Pietrangeli nel 1959, 1965 e 1967, Merlo nel 1960 e, nell’Era Open, Bertolucci nel ’73 e, appunto, Volandri ne 2007. I finalisti azzurri sono stati in tutto dieci, in altre annate, e vorrei tanto ricordarli domani perché vorrebbe dire che alla finale c’è approdato anche Sonego, mentre i vincitori meritano di essere ricordati comunque e sono stati appena cinque: Sertorio (1933), Palmieri (1934), Gardini (1955), Pietrangeli (1958 e 1961) e Panatta (1976).

Intanto Rafa Nadal, nove volte campione al Foro, ha già messo piede per l’ennesima volta in semifinale al torneo, dopo il grande spavento preso con Shapovalov per i due matchpoint annullati e fin da molto prima, quando si era trovato sotto e quasi disarmato sul 6-3 3-0 per il canadesino cui manca solo la continuità per diventare un grande, Alla sua età ci sta. I colpi li ha tutti. Solo a rete deve decisamente fare ancora parecchi progressi. Giocare i doppi gli farà bene. Rafa si è vendicato di Madrid e di Zverev. Vero che ha dovuto annullare nove pallebreak, ma Zverev in risposta, soprattutto sul servizio esterno in kick di Rafa, ha decisamente avuto una giornata no. Di solito le sue giornate no coincidevano con quelle negative al servizio, la seconda palla ballerina. Stavolta è stata la risposta e di rovescio, per solito il colpo più solido. Capita.

Nadal era muy satisfecho, come ha detto ai colleghi spagnoli, della sua brillante prestazione. Certo Zverev, dandogli l’abbrivio psicologico nei primi quattro game disastrosi, gli ha dato bella mano. E forse il momento in cui Rafa si è spaventato di più stato quando è caduto rovinosamente su una riga, sul 5-3 30-15 . Oh ma queste cose accadono solo al Foro Italico! Sono anni che sento dire che questi campi sono pessimi da parte di tutti i giocatori, Djokovic in testa, Fognini in coda anche l’altro giorno; possibile mai che non si riesca a prepararli in condizioni decenti? Che ci vorrà mai? Mistero, come mistero è quello dei biglietti, anno dopo anno, sembra che ci sia chi si diverta a far incavolare… i clienti, gli spettatori. Leggete l’articolo di Federico Bertelli (ma non perdetevi anche i commenti dei lettori e alcune repliche di Vanni Gibertini). E se sentiste la mancanza di qualche link in più, quelli di due anni fa che portarono, insieme alla mia denuncia, anche al ritiro “fascista” del mio accredito.

Un Rafa soddisfatto dovrebbe rivelarsi ostacolo insormontabile per la sorpresa gigante, davvero gigante, di questo torneo, Reilly Opelka, 2 metri e 11 e due sole vittorie in carriera sui campi rossi prima di Roma, ma quattro vittorie qui senza perdere un solo set (Kecmanovic, Musetti, Karatsev, Delbonis). Otto set a zero e, attenzione, solo due tiebreak. Con Delbonis vinto 7-2 dopo essere andato sul 5-0.

Però, dopo aver detto che Rafa è favorito e ci mancherebbe anche se di Davide che ha sconfitto Golia se ne parla ancora non a caso, ho ricordato però nel video – e dai guardatelo ogni tanto! – il match che vidi al Roland Garros 2011: Isner quel giorno era avanti 2 set a 1 con Rafa e perse soltanto 6-4 al quinto. Insomma, i giganti che servono come Opelka, se azzeccano una giornata in cui mettono l’80% di prime… è meglio evitarli anche se ci si chiama Rafa Nadal. Opelka è pure più alto di Isner e… guardate che da fondocampo se la palla gli arriva a tiro, non è per nulla malvagio. Vabbè, mi sbilancio, 6-4 6-4 per Rafa se è il Rafa di ieri. Ma se fosse quello di Sinner e Shapovalov per un set e mezzo allora sarei più prudente. Di Djokovic e Tsitsipas leggerete (forse) domani. Dipende da Sonego… Ubi maior, giornalisticamente parlando (e quell’Ubi non sono io).

Ladies last. Why always first? Non si è per la parità dei diritti? Una parità che un articolo di Repubblica ieri, sulla scia di un esposto del Codacons che mi lascia perplesso, ha invocato anche per il Prize Money. Ma in questo caso, sarò forse bieco maschilista ma secondo me – udite udite!- ha la ragione la FIT. Se le donne tenniste in Italia fanno meno audience – ne facevano meno perfino quando avevamo delle campionesse – e meno biglietti venduti, la FIT ha il diritto di proporre un montepremi inferiore. Così come la WTA di sdegnarsi e rifiutarlo. Che poi questo non accada più negli Slam e soprattutto nei tornei americani, non significa granché. Billie Jean King e Martina Navratilova hanno combattuto e vinto grandi battaglie per “l’equal prize money”. Ma insomma chi tira fuori i soldi ha forse anche il diritto di scegliere come darli e a chi darli. Magari solleverò un vespaio con questa mia presa di posizione. Consapevole, corro il rischio.

Barty che si ritira per un doloretto al braccio quando ha vinto primo set ed è avanti 2-1 avendo chiuso a 15 il game sorprende un po’ tutti, per prima la fortunatissima Coco Gauff che proprio non se l’aspettava e cade dalle nuvole. Barty come sempre è candidamente spontanea nel dichiarare come è arrivata alla sua decisione: “Ho seguito quel che mi diceva il mio corpo, fra poco più di due settimane c’è il Roland Garros, non volevo correre rischi”. Vero che lei ha vinto il suo primo e unico Slam a Parigi nel 2019 e normale che ci tenga a far bene al Roland Garros, ma insomma proprio per aver garantito che l’infortunio non è tale da mettere in discussione la propria partecipazione allo Slam parigino, con il torneo di Roma non si è comportata in modo impeccabile. Non è certo un problema di soldi e di montepremi, non è il tipo, però ha dato quasi l’impressione che per lei Roma fosse quasi un torneo davvero minore.

Peccato perché il suo tennis facile è davvero piacevole da vedere, diverso da come giocano quasi tutte. Qui AGF, nostro vate e massimo esperto di tennis femminile, sicuramente me ne vorrebbe dire di tutti i colori. Per il torneo, alla fin fine, la presenza della giovanissima Gauff in semifinale non è disdicevole, anzi. Avrà il vantaggio di giocare più fresca oggi con chi vincerà stamani fra una ex campionessa del Foro Italico, Elina Svitolina (2 volte) e la campionessa dell’ultimo Roland Garros, Iga Swiatek. Considerata la giovane età e la inevitabile inesperienza di Coco è forse giustizia divina quella che le dà quel vantaggio. Di certo lei stamani tiferà perché Svitolina e Swiatek giochino una maratona di 3 set.

Una maratona tipo quella che, annullando tre matchpoint a Ostapenko, ha vinto un’altra ex campionessa del Foro Italico, quella Karolina Pliskova, n.9 WTA, che era l’unica testa di serie a presidiare le metà bassa del tabellone dove quale altra semifinalista c’è – in barba alle più attese e titolate Osaka 2, Brady 13, Bencic 10 e Serena Williams 8 – troviamo la longilinea croata Petra Martic, 25, che ha ridimensionato Pegula, giustiziera della Osaka, una campionessa di quattro Slam che proprio sulla terra rossa resta un pesce fuor d’acqua. E sì che di acqua in questi giorni su Roma ne è caduta tanta.

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Editoriali del Direttore

Sonego e Nadal non muoiono mai. Se l’azzurro batte anche Rublev non mi stupisco più

ROMA – Per come ha sconfitto un grande Thiem n.4 può farcela anche con il russo n.7. Ma avrà recuperato? Stesso interrogativo si pone per Rafa Nadal di fronte a Zverev

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Lorenzo Sonego - ATP Roma 2021 (ph. Giampiero Sposito)

Qualcuno ha titolato un magazine speciale sugli Internazionali d’Italia “Il Futuro è Jannik” con Sinner nella foto di copertina. Spero tanto che queo qualcuno abbia ragione, che l’abbia proprio azzeccato quel titolo, e del resto lo pensano in tanti, ma intanto il presente al Foro Italico è Lorenzo Sonego! Nemmeno Matteo Berrettini che ha giocato alla pari solo un set contro Tsitsipas, il primo, finendo per essere dominato nel secondo.

Il match che Lori ha vinto ieri sera contro Thiem, n.4 del mondo, campione in carica dell’US Open, due volte finalista e due volte semifinalista al Roland Garros, è stato stupendo, magnifico, così bello e intenso da apparirmi quasi incredibile. L’ho seguito soffrendo fino al match point annullato a un Thiem che ha lottato alla grande come se fosse la finale di uno Slam, seduto a pochi metri dall’arbitro, in mezzo ai Sonego-friends gioendo fino all’ultimo punto trasformato, quello del trionfo e del balletto spontaneo di Lorenzo e dei suoi amici più cari, fidanzata, coach e padre putativo Gipo Arbino e compagna, Umberto Rianna, Filippo Volandri, il manager Corrado Tschabuschnig e compagna, Diego Nepi Molineris, un paio di dirigenti di Reale Mutua sponsor di Lorenzo… nonché del video che vi invito a cliccare.

Ammetto che, assai poco professionale, mi sono trovato a ballettare in mezzo a loro perfino io subito dopo il match point trasformato da Lorenzo grazie a un gran servizio. Ma non parteciperò al prossimo “Ballando tra le stelle“, tranquilli.

 

Mi avevano caricato di adrenalina i primi due set finalmente vissuti in mezzo alla gente, in un catino ribollente d’entusiasmo come quello del Grand Stand, ben più piccolo e rimbombante del Centrale, e alla presenza di un pubblico molto più giovane di quello che era solito frequentare il Foro Italico. Un bel segnale per il tennis, il ringiovanimento della sua audience. 

L’ho sentita io quella carica, figurarsi Sonego e Thiem. Nei primi due set insieme agli spettatori finalmente ritrovati un’atmosfera davvero bella e trascinante. Mi è sembrato di rivivere, non ho quasi avvertito la terribile umidità che aveva costretto ad arrendersi quasi tutti i colleghi. Un’atmosfera carica è in qualche modo sopravvissuta anche per il terzo set, sebbene fossimo rimasti in pochissimi, sebbene Thiem avesse solo il papà ad incoraggiarlo e Lorenzo invece una ventina di persone quando, a conclusione del secondo set e intorno alle 21,30, Diego Nepi Molineris si è trovato nella scomoda posizione di dover allontanare il pubblico per via del coprifuoco e dell’obbligatorio rientro a casa entro le 22. 

Si è generosamente beccato qualche fischio, qualche buuh ma neppure troppi perché ha saputo gestire bene la situazione, ricordando che essere tornati in deroga governativa a vedere due ore di gran tennis non era stata una conquista da poco. Di come mi sono goduto quella terza ora più intima, più fredda eppure più calda, lo scrivo più in basso.

RAFA – Non sarebbe giusto ignorare, nel nome di Sonego, la battaglia Nadal-Shapovalov. Anche nel pomeriggio avevo visto una bella ed emozionante partita, con Nadal che sotto 6-3 e 3-0 con la palla del 4-0 per Shapovalov – Sciupavolov? – ha vinto la sua sedicesima battaglia in carriera annullando almeno un match point.

Due stavolta, come due erano stati quelli che gli ho ricordato aveva cancellato a Roger Federer qui al Foro nella finale del 2006 (di quella partita mio figlio conserva gelosamente la maglietta gialla ancora imbrattata di terra rossa che Rafa gli donò dopo essere rotolato appena conquistato l’ultimo punto di quel 7-6 al quinto) e che lui ha detto essere quelli che gli sono rimasti più in mente: “Non li ricordo tutti e 16 i match vinti con il match point contro, in questo momento, ma non mi pare di averne mai annullati nella finale d’uno Slam. Quindi quelli della finale di Roma sono probabilmente i più significativi. Oggi contano meno perchè era una partita di terzo turno” ha spiegato lo spagnolo che anche quando non gioca bene non si arrende mai, non muore mai.

Bravo Rafa, un po’ pollo Shapovalov che però ha un tennis super divertente e spettacolare seppur …natalizio. Fa davvero troppi regali.

E Rafa? Non è più il vero Rafa, secondo me, anche se trova ancora il modo di vincere. Lo ha fatto, annullando match point anche lì, a Barcellona con Tsitsipas, si è ripetuto qui, ma soffre troppo, subisce troppo, ha meno spunto di velocità, finisce troppo facilmente sospinto indietro, verso i teloni di fondocampo e così lascia scoperti troppi angoli. Per un set e mezzo Shapovalov lo ha infilato come un tordo, di qua e di là. Poi però ha commesso troppi errori nei frangenti decisivi.

Smettetela di chiedermi ogni santo giorno se sto progredendo rispetto al giorno prima! ha sbuffato Rafa – Per carità ci penso anch’io… capisco perché lo fate, volete capire anche voi come me se sarò pronto al massimo delle mie possibilità per il Roland Garros che è certamente il mio primo obiettivo. però di rispondere a questa continua misura dei miei progressi, giorno dopo giorno, non se ne può più”.

Rafael Nadal – Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Allora, prima di tornare a scrivere del mio eroe Lorenzo Sonego la taglio corta: mai come quest’anno mi pare che Rafa rischi di perdere lo scettro del Roland Garros, dopo 13 trionfi. Anche se magari oggi dovesse vendicare la sconfitta patita con Zverev a Madrid questo Nadal mi convince meno di sempre. Spesso è in affanno, è nervoso, sbaglia colpi che di solito non sbaglia mai, gioca spesso corto. Compensa tutto con quell’indomita grinta da guerriero che gli consente di inseguire e recuperare palle irrecuperabili per chiunque altro, non molla mai neppure nelle situazioni apparentemente più disperate, ma i i suoi sono diventati quasi tutti match in salita. E non è possibile che tutti quelli che lo battono o lo mettono in difficoltà, Rublev, Tsitsipas, Zverev, Shapovalov giochino per l’appunto il match della vita contro lui. È lui che dà loro una mano a far bella figura, esattamente l’opposto di quello che ha fatto per anni. 

Per affrontare Zverev certamente Madrid è per me il peggior torneo sulla terra battuta, è certo meglio per me giocarci a Roma, Montecarlo, Barcellona e Parigi”.

Non mi sento di escludere che da qui al 30 di maggio le cose cambino, che magari la distanza dei tre set su cinque lo favorisca come è sempre stato in passato, ma a 35 anni – quanti ne compierà il 3 giugno – è più probabile che i tempi di recupero fra una maratona e l’altra si allunghino. Già oggi con Zverev vedremo se Rafa si sarà ripreso dalla faticaccia di ieri. A Parigi, secondo me, molto dipenderà dal sorteggio, dal tabellone.

TORNANDO A SONEGO – Ma ora, voglio esprimere tutta la mia ammirazione per Lorenzo Sonego che al di là del match straordinario che ha saputo giocare per oltre tre ore contro un osso duro, durissimo come Thiem, ha fatto vedere tali e tanti progressi tecnici da lasciarmi esterrefatto. Servizio, rovescio, a due mani come tagliato a una mano, la smorzata di dritto come di rovescio, la volée alta di rovescio che diventa quasi uno smash, il pallonetto liftato. Solo a rete non mi ha sempre convinto. Ha sbagliato qualche voleée davvero facile.

Credo che molti colleghi si sentiranno forse un po’ in colpa per avergli dato meno spazio e credito di quello che Lorenzo meritava. Per quanto mi riguarda c’è un articolo che ho scritto in cui mi ero invece piuttosto sbilanciato sulle sue possibilità. Lo avevo messo quasi sullo stesso piano del suo gemello diverso Berrettini, perché molto più agile e rapido in difesa. Matteo o comanda o va sotto. Lorenzo no. Il suo dritto però fa meno male di quello di Matteo.

Forse ero stato allora influenzato dal suo coach e Pigmalione Gipo Arbino, una persona che stimo molto e che mi aveva magnificato i suoi progressi tecnici, dal servizio al rovescio, al tocco di palla, alla facilità nell’inventare gioco e schemi, la smorzata, il rovescio tagliato. Si è scritto nella settimana di Madrid di un Berrettini trascurato colpevolmente dai media, invaghitisi della nouvella vague costituita dai Sinner, dai Musetti… ma che dire allora di Sonego? Quanti lo hanno considerato capace di giocare ad armi pari con un tipo come Thiem sulla terra rossa, con il n.4 del mondo?

Beh, in tutta onestà fino a questo livello neppure il sottoscritto si era fatto grandi illusioni. Pensavo che perdesse, in tutta sincerità, oppure che vincesse contro un Thiem non in grande forma. E invece ha battuto un ottimo Thiem, voglio assicurarlo a chi non abbia visto il match in TV. E vi dirò che vederlo dal vero è un’altra cosa. Perché il ritmo e la profondità di quegli scambi era pazzesco. Non so come facessero, davvero. Soprattutto non so come facesse Lorenzo. Applausi, applausi e standing ovation.

Lori non è solo cuore. Quello sul campo da tennis lo ha sempre dimostrato fin da quando lo chiamavano “Polpo” per i recuperi che riusciva a fare su palle impossibili grazie alle sue lunghe leve e a una mobilità fuori dal comune per un ragazzo così alto (1.91). È diventato ormai ricorrente e – lasciatemi dire –  piuttosto banale accennare sempre al suo tifo per il Torino, al suo cuore granata. Vero è, peraltro, che si batte con un’ostinazione pazzesca anche quando le cose volgono al peggio, tipo ieri nel terzo set quando da 2-0 avanti si è ritrovato indietro 4-2 e 5-3 e ad annullare un match point seguendo il servizio a chiudendo una gran volée, mente Gipo insisteva a gridargli “Non si molla, Lori, non si molla

Un monento terribile è stato quando con Lorenzo avanti 5-3 nel tie-break: Thiem ha sparato due rovesci lungolinea formidabili, ai confini dell’incoscienza… beh quei due vincenti pazzeschi avrebbero tramortito un toro vero, con la t minuscola, altro che cuore o non cuore granata. “È la miglior partita che gli ho mai visto giocare!” mi ha confessato, con gli occhi ancora arrossati per l’emozione e la commozione, Gipo mentre uscivamo dal campo dove si era celebrata l’apoteosi con tanto di balletto. Se lo dice Gipo che lo conosce meglio di chiunque, potete crederci. Io posso solo dire, dopo aver visto migliaia di partite, che questa è stata una di quelle che non scorderò.

E ADESSO I QUARTI – Lorenzo sarà in grado di ripetersi contro Rublev? Non lo so perché non posso sapere quanto Lorenzo abbia speso fisicamente e mentalmente. Intanto è arrivato a un tiro di fionda da Fabio Fognini che è n.28 ATP con 1958 punti. Sei punti più indietro, a n.29 virtuale con 1952 punti c’è Lorenzo. Dovesse vincere con Rublev, che ha disposto abbastanza agevolmente di Bautista Agut con un doppio 6-4, due break conquistati per set e uno ceduto, ovviamente sarebbe sorpasso nei confronti di Fabio

Fra lui e il russo, senza contare un precedente antico (2016 a Cortina, Rublev vinse 6-3 7-5) c’è l’unico confronto diretto che conta, la finale di Vienna 2020. Sonego aveva battuto un Djokovic che non valeva, per determinazione e voglia di vincere, la metà di Thiem ieri sera. In finale perse contro Rublev più nettamente del punteggio, 6-4 6-4. Ma sulla terra rossa, con le varianti che Lorenzo può mettere in campo, la smorzata, gli attacchi improvvisi, l’aggressione sulla seconda palla non irresistibile del russo, se non è stanco Lorenzo potrà giocarsela. Ecco, già dire che affrontando uno dei tennisti più “caldi” del 2020-2021 e n.7 del mondo, Lorenzo può giocarsela alla pari, dice tutto.

In breve accenno alla notevole curiosità che mi destano tutti i quarti di finale maschili odierni: Djokovic-Tsitsipas sarà presto una finale in qualche Slam, Zverev-Nadal potrebbe esserlo anche a Parigi, di Rublev-Sonego ho detto. Non c’è dubbio che il “quarto” più sorprendente e inatteso è quello fra Delbonis, l’argentino dal servizio sincopato, brutto quanto efficace e sulla terra capace di battere anche grandi giocatori (ricordo Federer fra le sue vittime in quel di Amburgo) e il gigante di 2 metri e 11 cm Opelka.

Questi è una vera sorpresa sulla terra rossa. In tutta la sua vita, mi ha segnalato Claudio Giuliani che si occupa brillantemente della nostra newsletter – e se non vi ci iscrivete mi date un dispiacere, siamo a quota 4.700… ci leggete in oltre 100.000 al giorno, se non si arriva velocemente  a 10.000 iscritti mi deludete! – Opelka aveva vinto due sole partite sulla terra rossa. Qui a Roma ne ha già vinte tre. 

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Chissà, forse Reilly Opelka, si sta ribellando alla scoraggiante situazione del tennis statunitense: per la prima volta nella storia dal XX secolo in poi, non c’è neppure un tennista americano fra i primi 30 del mondo! Mentre i francesi si sono lamentati qui perchè per la prima volta da non ricordo più quando nessun francese è approdato al secondo turno di un Mille.

Scusate se dopo tutte le emozioni della giornata, stanco quasi come Sonego, accenno solo brevemente alla situazione del torneo femminile: una sola testa di serie superstite nella metà bassa, Pliskova che affronta Ostapenko, e l’altro quarto è Martic-Pegula. In alto invece due duelli molto più  interessanti: Barty-Gauff, Swiatek-Svitolina. Ma sono le 4 del mattino e mi scuserete se ora vado a letto. Oggi Sonego, Nadal e io abbiamo una giornata pesante.  

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Editoriali del Direttore

Una vittoria di Sinner su Nadal sarebbe un miracolo?

ROMA – Intanto ci hanno viziato: 6 azzurri su 8 al secondo turno. Ma senza il corridoio giusto. Musetti già KO. Due li aspettiamo in ottavi: Berrettini e chi vince fra Sonego e Mager. Ma poi?

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Jannik Sinner - ATP Barcellona 2021 (via Twitter, @nextgenfinals)

da Roma, il direttore

Questi ragazzi ci stanno viziando. Non siamo ancora arrivati a come ci viziarono a suo tempo le ragazze, ma siamo sulla buona strada. E poi, a dir il vero, le ragazze ci viziarono più fuori casa, a Parigi e New York soprattutto, piuttosto che a Roma. Al Foro Italico siamo partiti con otto tennisti in tabellone e già era un bel partire. Dopo di che ben sei su otto li ritroviamo al secondo turno e siamo già sicuri che almeno un italiano, Sonego oppure Mager, lo ritroveremo in ottavi di finale. Come si fa a lamentarci dopo 40 anni di vacche magre, molto magre?

Tornare su tutti i tornei di quest’anno in cui abbiamo avuto uno dei nostri in finale avrebbe solo carattere riepilogativo. È stato già scritto in tutte le salse. E francamente che questa volta si centri un’altra finale appare più improbabile di sempre. Perché? Beh perché quando in un torneo sulla terra battuta sono presenti Nadal, Djokovic e Thiem, più che a un posto in finale… ci si accontenterebbe anche di un posto in semifinale!

 

Un traguardo che dopo Filippo Volandri, se non sbaglio, non ha più centrato nessuno. E Volandri, senza volergli togliere alcun merito, approfittò di alcune circostanze piuttosto favorevoli, perché batté Gasquet, Federer e Berdych che onestamente non mi parvero nei loro panni migliori. Federer in particolare era chiaramente fuori forma. Lo stesso Filippo – va detto – quando qualcuno gli ha chiesto se il suo exploit con la leggenda Federer sia stato il più grande di sempre, ha ammesso con ammirevole onestà intellettuale che le sue partite migliori erano state altre, ma che “certo battere Federer a Roma è il risultato che resta più impresso nel ricordo e nella testa di tutti”.

Anche i vari Nadal, Djokovic, Thiem in qualche passo falso sono inciampati di recente. In particolar i primi due hanno dato la sensazione di essere un pochino meno motivati e preparati del solito. Il che… con l’età ben si spiega! Comunque alla vigilia del torneo speravo che i migliori dei nostri potessero evitare Nadal, Djokovic e Thiem per infilare magari un bel corridoio fino alle semifinali, anche se non è che oggi Tsitsipas e Zverev siano clienti molto più raccomandabili.

Ma disgrazia volle che lì dove i top-seeds sono la n.3 Medvedev e la n.8 Schwartzman – quindi il corridoio più “permeabile” –  per l’appunto non ci sia nessun italiano superstite. C’era Lorenzo Musetti e io temevo che l’impatto con un gigante di due metri e 11 che tira noci di cocco da un’altezza di 4 – se ci aggiungete il braccio, la racchetta si fa presto ad arrivarci – potesse essere letale. E ciò a prescindere dai metri che Lorenzo si concede normalmente per rispondere al servizio. Avesse potuto farlo contro Opelka si sarebbe sistemato nella prima fila della tribuna. Rischiando così di esporsi alle traiettorie esterne che se non le anticipi non c’è verso di acchiapparle.

23 ace, 30 punti su 35 vinti per il gigante (che avrebbe preferito giocare in NBA) quando ha messo la prima; 10 punti su 18 quando ha messo la seconda. Il computo totale significa aver ceduto la miseria di 13 punti in tutto in 10 game di battuta. Nemmeno un quindici e mezzo di media! Palle break per Lorenzo? Naturalmente zero.

Opelka non aveva più vinto una partita, salvo quella del primo turno con Kecmanovic, da un secolo, però quando è in giornata – ne sa qualcosa anche Fognini – è dura arginarlo, soprattutto quando non si ha tanta esperienza e fino a un anno fa si giocava contro juniores che se riuscivano a battere a 180 km orari facevano salti di gioia. Insomma, in quel quarto che ospita dall’alto in basso Schwartzman vs Aliassime e poi Delbonis vs Goffin, con Opelka che attende a piè fermo il vincitore dell’atteso derby russo di stasera Medvedev-Karatsev, di italiani – uscito di scena Musetti – non ce ne sono più. Non che fosse una porta spalancata eh, ma insomma sono certo che Berrettini, Sinner e Sonego se avessero potuto scegliere avrebbero preferito trovarsi lì.

Tuttavia già il fatto che si possa parlare ancora di loro tre è superpositivo. Avevo detto di temere Basilashvili per “Berretto”, poco fresco reduce dall’esaltante torneo di Madrid, dall’altitudine, dai campi velocissimi dove un gran servizio seguito da un gran dritto potevano bastare. Il primo set sembrava avermi dato ragione. Per fortuna, e per la bravura di Matteo che ha avuto l’intelligenza di non spazientirsi, ci sono stati anche secondo e terzo set, anche se sul 3 pari Matteo mi ha fatto tremare con quelle tre palle break salvate che, altrimenti, avrebbero potuto compromettere ogni cosa.

Decisamente una delle qualità migliori di Matteo, al di là del servizio e del dritto, sta nel carattere. Nella capacità di concentrarsi con grande continuità e di affrontare con coraggio le situazioni più complesse: ha avuto 5 palle break in tutto e al georgiano che aveva vinto il BMW Open di Monaco ha strappato il servizio quattr volte. Se non è grande capacità di capitalizzare questa, qual è? Basilashvili di palle break ne ha avute di più nel match: sette. Ma ne ha sapute trasformare soltanto due. In conclusione e per sintetizzare: ci sono stati 12 punti – fra i 176 giocati in totale – che hanno avuto particolare importanza. Matteo ne ha vinti 9 e Nikolos 3. La differenza tra chi vince e chi perde sta lì.

Quindi alla fine del match nel quale in fondo Matteo ha vinto appena due punti in più rispetto al suo avversario (89 vs 87) nonostante il 62 con cui ha vinto il secondo set, sui punti importanti Matteo ne ha vinti il triplo del suo avversario. Chapeau! Oggi Matteo ha Millman che ha sorpreso Lajovic e gli addetti ai lavori. “Non ci ho mai giocato, neppure in allenamento, lo conosco proprio poco” ha detto “Berretto”.

Anche coloro che, come lui, lo conoscono poco, forse ricorderanno però come l’”uomo del mulino” australiano Millman battè il testimonial del Mulino Bianco Roger Federer in una giornata così calda, umida e afosa dell’US Open 2018 che perfino a Roger si inumidì la maglietta, prima di costringerlo a sventolare bandiera bianca. Così, dopo aver anche fatto da sparring partner a Federer quando lo svizzero lo aveva ospitato in Svizzera – vatti a fidare delle persone cui si fa del bene! “Quella della riconoscenza è un’erba che non cresce spesso!” era uso ripetere Maestro Rino Tommasi – l’australiano di Brisbane centrò i suoi primi (e ultimi) quarti di finale di uno Slam. Poi perse contro Djokovic che, se non ricordo male, rischiò lui pure lo svenimento per il caldo insopportabile, disumano.

Ma il clima, dopo la pioggia torrenziale di ieri, a Roma oggi non sarà davvero torrido. Matteo è favorito. Lo scampato pericolo con Basilashvili lo avrà rincuorato quasi quanto il gran torneo di Madrid e la sua prima finale Masters 1000. Semmai dopo diventerà ancora più dura, sia che vinca Tsitsipas (più probabilmente) oppure Cilic, per ritrovarsi nella migliore delle ipotesi Djokovic nei quarti. Salute!

D’altra parte prima o poi Matteo doveva pagare un po’ il conto per qualche tabellone invece abbastanza fortunato. Non gli voglio togliere nulla, ma allo US Open 2019 arrivò in semifinale senza aver battuto nessun “top-top-top” player. Rublev fu il più forte, ma non era ancora quello dell’anno dopo quando si è preso la rivincita su Matteo ancora all’US open, in ottavi. E anche a Madrid, per carità, Matteo ha battuto ottimi giocatori contro i quali aveva anche perso, Garin e Ruud, ma dall’altra parte Zverev aveva dovuto battere Nadal e Thiem. Non proprio la stessa cosa.

Sorry se mi sono dilungato. Nel video sono più breve, se non li guardate peggio per voi. Sarò più sintetico nel celebrare la vittoria di Sonego nel giorno del suo ventiseiesimo compleanno sul redivivo Gael Monfils. Come regalo di compleanno… mi permetto di essere critico nei suoi confronti, come lo si può essere nei confronti di un ragazzo cui si vuole bene.

Ha vinto il primo set, è avanti di un break anche nel secondo: 4-3 e servizio. Ma lo perde. È un vecchio e brutto vizio quello di non chiudere un match quando stando più attenti si deve “ucciderlo”. Se non lo si fa la partita si incarognisce, l’avversario si “arrapa”, usa la sua esperienza e ti strappa nuovamente il servizio sul 6-5. C’era il vento, la partita era slegata, complessivamente bruttina. Ma stessa storia nel terzo set: Sonego parte bene, subito break, però sul 3-2 perde il servizio addirittura a zero. Ma si può? Così gli arrivano anche i crampi, forse di nervosismo. Alla fine vince, 6-4, dopo aver tolto nuovamente il servizio a Monfils sul 4 pari al termine di un game interminabile e alla terza palla break utile. Ma che fatica!

Così oggi contro Mager, che ha goduto di un giorno di riposo in più dopo aver battuto lunedì de Minaur, Lorenzo sarà inevitabilmente più stanco di quello che avrebbe dovuto essere se avesse chiuso più facilmente, già nel secondo set ma anche nel terzo, una pratica che chiedeva soltanto di essere chiusa. Buon per Mager, naturalmente. Chi vince andrà a sbattere contro il vincente fra Thiem (più probabile) e Fucsovics. La vedo dura oggi per Travaglia se Shapovalov va di fretta come ieri.

Dulcis in fundo Sinner vs Nadal: qui si parrà la tua nobilitate caro Jannik, avrebbe detto il mio concittadino di Firenze appena un po’ più noto del sottoscritto, l’Alighieri. Quel che Jannik seppe fare nel Roland Garros poi dominato senza perdere un set in tutto il torneo da Rafa è rimasto negli occhi di tutti. Servì per il set, il primo, non servì abbastanza bene. Gli è già successo, prima e dopo quella volta.

Oggi Jannik non può permettersi di non servire più che bene. Può forse confidare in un Nadal meno sicuro di sé, perché le lezioni patite a Montecarlo con Rublev come a Madrid con Zverev non possono non aver lasciato il segno nella fiducia del maiorchino. Ma solo se Jannik sarà in grado di cominciare alla grande per incrinare ancor più quella fiducia inevitabilmente traballante potrà competere con qualche speranza di successo. Vedremo.

Rispondo qui, dopo avervi… costretto a leggere tutta questa pappardella, all’interrogativo del titolo. Sì, per me una vittoria di Sinner sarebbe un miracolo. Onestamente non mi è parso ancora pronto. Forse si è sollevato sul suo conto un eccesso di entusiasmo e di aspettative. Solo se Nadal gli desse una gran mano allora Jannik, che ha il solo vantaggio di non avere questa volta assolutamente nulla da perdere, potrebbe spuntarla. Ma, ripeto, per me sarebbe un miracolo.

E le tre ragazze? Tutte k.o. al primo turno, tutte con rimpianti enormi. Di Giorgi e del suo 4 a 0 al terzo già avete letto ieri. Cocciaretto non dimenticherà i tre set point mancati nel tie-break del primo set. Martina Trevisan non potrà ricordare tutte le occasioni perché sono state troppe. È dura, durissima perdere un match che si conduce 6-0 4-1, poi 5-3 nel secondo, quindi anche 4-2 e 5-3 nel terzo. Un dolore tafazziano infinito. E gli ultimi due punti? Quelli del tie-break decisivo, dopo aver salvato da 0-4 e 2-6, quattro match point consecutivi (per Shvedova) più un quinto poi, convertito.

Come Martina abbia potuto sbagliare quei due punti… beh, lo sa solo lei. Io mi sarei tirato un mattone sui piedi. Se riusciste a rivederli… è impressionante. Sull’ultimo punto in particolare, una smorzata riuscita male alla Shvedova e diventata un pallonetto a un metro dalla rete; Martina è arrivata con grande agio, il campo era aperto, bastava spingerla da qualsiasi parte e sarebbe stato punto. L’ha messa incredibilmente fuori! Poteva andare a due punti dalla vittoria. Di che cosa sono capaci i nervi nel tennis. Pazzesco. Mi sa che Martina si sognerà questa partita per tutte le notti fino alla prossima gara.

Chiudo, dopo la citazione infernale e dantesca, con una nota leopardiana sulla caducità delle umane (e tennistiche) cose. Essa è ben esemplificata dal primo turno del torneo femminile che ha visto di fronte al primo turno Madison Keys e Sloane Stephens, con quest’ultima che era entrata in tabellone addirittura soltanto come lucky loser per il forfait di Muchova. Soltanto quattro anni fa questa era stata la finale dello US Open 2017 e in quell’occasione era stata Stephens a prevalere, 6-3 6-0. Era la prima finale tutta americana dai tempi dello US Open 2002 quando si affrontarono le due sorelle, Serena e Venus, in quello che papà Richard battezzò lo “Williams show”.

Allora Stephens era n.83 e Keys n.17. Oggi Stephens è 65 e Keys è 23. Keys stavolta ha vinto. Giocarono nel 2017 davanti a 20.000 spettatori nell’Ashe Stadium e a centinaia di milioni di telespettatori nel mondo. Ieri hanno giocato, tristemente, davanti a nessuno.

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