Djokovic gioca da far paura, Sharapova-Wozniacki match clou

Editoriali del Direttore

Djokovic gioca da far paura, Sharapova-Wozniacki match clou

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TENNIS US OPEN – Le donne italiane vincono, ieri Errani oggi Pennetta, mentre gli uomini, more solito, sono tutti fuori e il nostro n.1 fa discutere soltanto per il brutto modo in cui perde e si arrende già a metà del secondo set. Robredo nella notte italiana rimonta anche Kyrgios, la Bouchard soffre contro la Strycova.

Anche Flavia Pennetta oggi, come lui ieri, dice a proposito del fidanzato del quale evita di solito accuratamente di parlare: “E’ sempre tennis, non è un dramma” e non le si può dar torto. Così come Flavia ha ragione quando – accennando all’importanza per un tennista di avere un buon psicologo al proprio fianco, considerando il fatto che indubbiamente nel tennis la testa, il mentale, contano quanto un bel rovescio – dice: “O ti incazzi o ti sopporti quando le cose vanno male. Oggi a me il dritto all’inizio non andava proprio, mi pareva semrpe di toccare la palla due volte, talmente la prendevo poco piena”.

Evidentemente lei ha saputo…sopportare. Il suo “novio” venerdì contro il mediocre Mannarino invece…si è incazzato e basta. Magari Flavia, che dello psicologo si è servita ma ora da un annetto non ce l’ha più, potrebbe passarglielo.

 

Mentre non sembra proprio aver bisogno dello psicologo la “guerriera” Sara Errani, che oggi gioca alle 17 italiane sul centrale contro Mirjana Lucic, n.121 una partita nelle “insidiose” vesti di gran favorita. Quindi con le consuete difficoltà psicologiche – per rimanere nel tema – che comporta l’affrontare un’avversaria che non ha nulla da perdere.

Si troverà nella stessa situazione domani Flavia Pennetta contro l’australiana dell’Ovest (Perth) di chiare origini italiane Dellacqua, che a parte due ottavi di finale raggiunti nello Slam di casa (2008 e 2012) non è mai andata così avanti altrove in singolare.

Flavia ha come Sara ottime chances di raggiungere i quarti e se questo succedesse questa sarebbe la seconda volta in tre anni che due ragazze italiane arrivano contemporaneamente nei quarti di uno Slam. Nel 2012 era accaduto ad Errani e Vinci con Sara che vinse il derby. In questo caso non ci sarebbe di sicuro derby (altro che in finale eventualmente…) perché Sara andrebbe a sbattere contro la vincente del macth clou di oggi, Sharapova-Wozniacki, mentre Flavia finirebbe nelle fauci di Serenona…a meno che la Kanepi, non contenta di aver eliminato Stosur e Suarez Navarro, non si fermi lì.

Coloro che hanno la pazienza di leggermi penseranno che sono forse diventato o un super-patriota oppure uno spasimante del tennis femminile.

Hanno un po’ ragione i primi perché per i tennisti italiani ho sempre fatto un gran tifo e non solo per motivi professionali e di interesse.

Non ce l’hanno i secondi perché sebbene il tennis femminile abbia il vantaggio di essere più imprevedibile, perché quasi ogni game può essere vinto tanto da chi batte che da chi risponde, e anche una partita in cui una giocatrice vince 5-0 può concludersi con la vittoria dell’avversaria, la qualità tecnica di un match maschile è certamente superiore.

Però, mentre una volta era nel tennis femminile che si avvertiva la presenza di un notevole gap fra le prime della classe e le altre, motivo per cui le gerarchie venivano quasi sempre rispettate, oggi accade il contrario.

Fra gli uomini vincono quasi sempre i favoriti, salvo rare eccezioni, le teste di serie che rotolano sono di secondo piano, la n.11 Gulbis, la n.15 Fognini, ma gli altri sono tutti lì, ancora in corsa.

Fra le donne è tutto l’anno che le prime teste di serie inciampano. E’ inciampata Serena, solo teoricamente la più forte se è vero che quest’anno ha perso 3 Slam su 3 ed è rimasta ancorata al n.17, lo stesso numero “maledetto” che ha “bloccato” fin qui Roger Federer, come lei il più anziano dei protagonisti superstiti all’US open.

“No, 17 non è un numero così brutto, è sempre meglio di 16!” ha esclamato una Serena sarcastica quando le hanno chiesto se fosse soddisfatta di essere approdata per la prima volta alla seconda settimana di uno Slam 2014 (Ivanovic, Muguruza e Cornet le sue giustiziere in ordine di Slam…ma la domanda era mal posta perchè in realtà con la Ivanovic in Australia Serena perse negli ottavi):

“Non ci posso credere di trovarmi nella seconda settimana. E’ come un sogno che si realizza a questo punto, non posso crederci!” ha esclamato sorridendo mentre sciommiottava quel che dicono di solito le “newcomers”.

Dovrei scrivere, se volessi scrivere di uomini, della straripante superiorità che sta dimostrando Novak Djokovic? Ha giocato tre partite e, leggendole di seguito, ha vinto 61 62 64 61 63 60 63 62 62 . Di certo Nole in queste partite non si è mai distratto.

Che mi invento su punteggi come questi? Schwartzmann era scarsuccio e poco convinto, Mathieu non è un fenomeno ma non è uno che ceda il servizio gratis, di solito, infine Querrey è uno che è stato top-20 anche se oggi è soltanto n.57.

Si può dire tutto e il contrario di tutto in questi casi. Che sta dominando, anche psicologicamente, in maniera così netta i suoi avversari che è sempre di più il grande favorito del torneo. Oppure, a contrario, che ha vinto così tanto facilmente che al primo ostacolo davvero serio, un Nole che aveva giocato così male nei due Masters 1000 che hanno preceduto l’US Open, in Canada e a Cincinnati, potrebbe inciampare in un avversario tosto.

A sensazione avrei detto che Isner avrebbe potuto essere più pericoloso per lui che non invece Kohlschreiber che chiaramente con Isner ha un fatto personale qui, altrimenti non lo avrebbe messo k.o. Per tre anni di fila.

Ogni giocatore ha le sue bestie nere, a Isner non è il caso di chiedere quale sia la sua. Con il tedesco Djokovic ha perso una sola volta su 5, con il gigante americano 2 volte su 7, ma ad esempio ricordo che quando vinse in Coppa Davis gli servirono cinque set.

Isner ha perso il suo match in quattro set, per via di tre tiebreak tutti perduti nei quali Kohlscreiber ha perduto un solo punto sul proprio servizio. Lui che batteva bene o Isner che rispondeva male se è stato capace di conquistare un solo minibreak? Tutte e due le cose. Certo è che Isner ha perduto un match nel quale non ha mai ceduto il servizio. E nel quale ha fatto inutilmente 42 aces.  Così ha ricordato ai più anziani la vicenda della semifinale di Wimbledon ’91. Stefan Edberg la perse con Michael Stich (che due giorni dopo avrebbe sorpreso il gran favorito Boris Becker) senza perdere mai il servizio: 4-6,7-6(5)7-6 (5)7-6 (2).Fu la prima volta che si verificò un simile episodio. Questa volta Isner può però aggiungere alla sua vicenda un dettaglio in più: non aveva fin qui mai perso il servizio in tutto il torneo! Ed è stato per la terza volta quest’anno l’ultimo degli americani in gara ad arrendersi.

Raonic ha fatto l’opposto di Isner, ha giocato tre tiebreak e li ha vinti tutti e tre contro il beniamino di tutti, non solo gli spettatori caraibici. In sala stampa, tranne che per i canadesi, non c’era un giornalista che non facesse il tifo per Victor Estrella Burgos. E quando ha servito per il terzo set ad ogni breakpoint che annullava, dallo 0-40 sul 5-4 per lui, c’erano piccole esplosioni di entusiasmo. Ne ha annullati tre, ma non quattro. Peccato.

Al di là della rivelazione del personaggio Estrella Burgos, incredibile corridore, piccolo ed agile come un leprotto, lo score rivela però le carenze di Raonic: grande servizio ma poco di più in giornate come queste. Come c’era uno scambio lo perdeva.

Comode le vittorie di Murray (4 set) e di Nishikori che sembrava incerto se partecipare al torneo una settimana fa, ma ha avuto modo e tempo per recuperare, a giudicare dai risultati visto che non ha ancora perso un set.

Ma meno fatica di tutti ha fatto Wawrinka: il suo avversario, Kavcic, non si è presentato.

Negli ottavi Wawrinka troverà “Diesel” Robredo, lo spagnolo dalla partenze lente  e dalle grandi rimonte, l’hidalgo che non molla mai e che difficilmente perde da chi deve battere. Robredo, 32 anni,   ha tenuto alta la bandiera della vecchia guardia battendo in 4 set – non senza aver perso il primo – il diciannovenne bombardiere australiano Kyrgios. Kyrgios come Isner ha sparato veri cannon-balls di servizio, anche a 134 miglia orarie, ma non è bastato perché Robredo non gli ha regalato niente: in oltre 2 ore di gioco ha commesso soltanto 15 errori gratuiti. Il duello Wawrinka-Robredo è tutt’altro che scontato se si considera che lo spagnolo ha vinto 6 sfide su 8 con lo svizzero che ha vinto l’open d’Australia e Montecarlo ma poi è stato molto discontinuo. Robredo, che aveva saltato quasi tutto il 2012 per un infortunio, nel 2013 aveva raggiunto due volte i quarti di finale. Lo scorso anno sorprese qui per la prima volta Roger Federer che lo aveva battuto in 10 precedenti occasioni.Chi vince potrebbe trovare nei quarti Raonic. Prima della vittoria di Robredo la canadese Bouchard aveva sofferto non poco con la ceca Zahlavova Strycova che tutti in sala stampa odiano per via di questo insopportabile e non facilmente pronunciabile doppio cognome. La Bouchard ce l’ha tolta di torno avendola battuta 6-2,6-7,6-2

Oggi grande attesa, almeno per noi ma non per il pubblico statunitense visto che gli organizzatori la mettono in campo di nuovo nel primo mattino (11 americane 17 italiane), per Sara Errani contrro Mirjana Lucic. Francamente credo che a dispetto dei recenti ottimi risultati della trentaduenne tennista croata, Sara sia favorita. Non mi pare che la Lucic abbia sufficiente varietà e regolarità per imporsi, anche se sotto il profilo della forza e della pesantezza di palla è certamente più dotata di Sara.

Il Match del giorno però sarà probabilmente Sharapova-Wozniacki, con la danese che aveva vinto l’ultima sfida negli Slam qui nel 2010, in ottavi.  E l’avrebbe ribattuta anche a Indian Wells nel 2011, quando però Maria aveva seri problemi alla spalla. Un anno fa la Wozniacki perse qui da Camila Giorgi che giocò una delle sue migliori partite di sempre. Ma la Wozniacki di adesso sembra decidamente più centrata, anche se non forse quando era n.1 del mondo. La Sharapova ha vinto 5 Slam e la Wozniacki nessuno, quindi è difficile non pronosticare Maria vincente sebbene nel corso del torneo non abbia fatto faville..

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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