Attesa per Djokovic-Murray Deludono Errani e Bencic

Editoriali del Direttore

Attesa per Djokovic-Murray Deludono Errani e Bencic

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TENNIS US OPEN –  Flavia Pennetta contro Serena Williams spera di far meglio di Sara Errani (60 61) con Caroline Wozniacki. Delude anche l’altro quarto Peng-Bencic. Giappone in festa per Nishikori. Gaffe WTA per Pennetta-Hingis. Serena scherza. Il segreto di Monfils: non avere coach. Che noia Cilic-Simon ma che sforzo

Guarda il videocommento di Ubaldo Scanagatta al Day 9 degli US Open

 

Ora anche gli uomini fanno sul serio. Era l’ora. Stasera c’è Djokovic n.1 del mondo contro Murray, falso n.9, in realtà come dice John McEnroe, almeno n.4.
Per quanti anni ho sentito dire in cabina tv a Rino Tommasi che il torneo femminile d’uno Slam, con un assurdo tabellone di 128 giocatrici, cominciava nei quarti di finale.

Adesso, ormai da tempi dei Fab Four sebbene qui ne manchi uno, è quello maschile che fino ai quarti sa di poco o nulla. Non mi direte che Berdych-Thiem (61 62 64) o Federer Bautist-Agut (64 63 62) siano stati match ricchi di suspence! Federer nei quarti troverà Monfils (vittorioso in 3 set su un Dimitrov scialacquatore per aver buttato in particolare il vantaggio di 6-3 nel tiebreak del secondo set: “Ci vuole anche fortuna, ho fatto una palla corta orribile a metà campo e Dimitrov l’ha steccata altrimenti avrebbe vinto lui il secondo set e sarebbe stato magari tutto un altro match”) contro il quale ha vinto 6-4 al terzo dopo una bella lotta a Cincinnati. E Cilic, finalmente vittorioso su Simon dopo un poker di sconfitte, non riesce purtroppo ad entusiasmarmi. Tanto mi divertiva  il suo coach Goran Ivanisivic, che pure a volte per via di troppi aces venne anche fischiato (a Parigi Bercy contro Medvedev), tanto mi annoia Cilic. Peraltro bravissimo ed educatissimo ragazzo.

Il primo vero grande scontro accade appunto nei quarti di finale e mette di fronte Novak Djokovic, orfano di Marian Vajda che ormai si occupa più di sua figlia che di Nole (sennò sua moglie divorziava!) e Andy Murray, l’unico top-40 allenato da una donna…dopo essere stato cresciuto da una donna. Nel mezzo espatriò in Spagna da Sanchez e Casal, che se rimaneva in Gran Bretagna non diventava nessuno.
Poi ne sono successe tante. Sia a Djokovic sia a Murray, separati da soli sette giorni nella nascita come ho scritto centinaia di volte, ma la memoria va rinfrescata a chi non l’ha. Murray è sette giorni più anziano, 15 maggio  1987, Djokovic 22 maggio. Non potrebbero essere più diversi, il primo introverso, quasi taciturno, il secondo estroverso, chiacchierone. Chi crede ai segni zodiacali attribuirà questa differenza al fatto che Murray è un Toro e Djokovic un gemelli, ma mi sembra una spiegazione poco credibile.
Hanno vinto entrambi questo torneo, ok? La differenza fondamentale però è che uno ultimamente al di fuori di un problemino al polso è sempre stato sano come un pesce -sarà la dieta priva di glutine? – e l’altro invece dacché si è operato alla schiena non è più stato lo stesso, tant’è che non aveva più battuto un top-10 dal memorabile  Wimbledon 2013, quello che ha definitivamente seppellito Fred Perry, il campione del triennio 1934-1936.

La proprietà transitiva nel tennis non esiste, però è curioso che il top-ten battuto da Murray sia quel Tsonga che per l’appunto aveva battuto Djokovic a Toronto. Riuscirà Andy a giocare nuovamente come quando ha vinto l’oro olimpico, Wimbledon, l’US Open…quando – ecco l’altra stranezza – in finale ha sempre battuto proprio Djokovic. Il fresco sposo serbo non ha voluto mancare di rispetto ai suoi primi quattro avversari, ma il suo vero torneo comincia adesso. Lo sa benissimo.
Lo ha imparato attraverso 20 duelli, di cui 12 li ha vinto JokerNole.  Ma  a vedere il bilancio degli Slam, i 3 set su cinque insomma, il margine si restringe, la differenza è solo 3-2 a favore di Djokovic.
Il serbo non aveva giocato granché bene quest’estate, dopo la vittoria a Wimbledon su Federer e il matrimonio nel Montenegro,
Ma qui ha invece dominato i suoi avversari e raggiunto per la ventiduesima volta di fila i quarti. Non siamo ancora a livello di Federer che mi pare – cito a memoria – avesse raggiunto 23 volte di fila le semifinali e 36 (avete letto bene: 36) i quarti; servono più di altri 4 anni così a Djokovic per raggiungerlo.
Non vedremo molte volée, temo. I due coetanei preferiscono lottare da fondo, palleggi estenuanti (che con l’umidità di questi giorni, 32 gradi non sarebbero nulla se non fosse che ti si appiccicano i vestiti addosso, giocare deve essere terribile…Cilic e Simon che lo hanno fatto per più di 4 ore mi facevano pena), grandi recuperi e grandi rincorse.
Djokovic ha messo le mani avanti: “Andy dà il suo meglio negli Slams. Ha avuti alti e bassi quest’anno dopo l’operazione, ma nei match che sente sta bene e può giocare ad alto livello”.
Speriamo giochino alla grande tutti e due, perché finora il torneo maschile ha offerto qualche maratona, qualche spezzone di buon tennis, ma niente di memorabile.

Memorabile…beh, per il Giappone lo è stata certamente la vittoria in 4 ore e 19 minuti di Nishikori 64 al quinto e nel mezzo due tiebreak, contro Milos Raonic. Erano le tre e mezzo del pomeriggio in Giappone quando Nishikori ha concluso la sua maratona. Il Giappone ha un 130 milioni di abitanti ma i diritti tv li ha una Pay tv e i colleghi giapponesi non sono stati in grado di dirmi quanti siano gli abbonati. Però in Giappone la notizia ha fatto presto il giro di tutto il Paese ed ha aperto anche i telegiornali.

In fondo ad una delle due gigantesche sale stampa dell’US Open c’è un …quartiere asiatico. Le ultime due file per una dozzina di desk ciascuna sono tutte occupate da cinesi a giapponesi.

Meno male che la distinzione è netta, così non si corre il rischio di sbagliare e di confondere un cinese cui chiedere qualche indiscrezione sulla Peng (tipo quella che non giocherà più con la Hsieh, ma proverà un paio di doppi con la Hlavackova e poi forse con la Hradecka) con un giapponese cui chiedere di Nishikori e precedenti storico tennistici di quel Paese.

Così ho scoperto che i giapponesi hanno un libro di statistiche sul tennis e i tennisti giapponesi che risale agli albori del tennis. Il problema è riuscire a leggerlo. Almeno i nomi. Se uno sapesse orientarsi su quelli basterebbe poi leggere i numeri che sono scritti in numeri arabi. Dopo faticose ricerche e traduzioni ho “scoperto” che Kei Nishikori non è affatto il primo giapponese che va così avanti in questo torneo. Ma occorre risalire però alle calende greche, a subito dopo la prima guerra mondiale per trovare il primo giapponese capace di andare più avanti di lui a New York quando il torneo non era ovviamente ancora open: Ichiya Kumagai.

Nel 1920 un altro giapponese Zenzo Shimizu avrebbe giocato uno degli ultimi Challenge Round a Wimbledon (poi aboliti dal 1922).
E Jiro Sato avrebbe fatto semifinale a Wimbledon facendo invece tutto il percorso di un torneo regolare nel 1933. Se Kimiko Date è stata, più di due Sawamatsu, la migliore tennista giapponese, Shuzo Matsuoka è stato il migliore dell’era open: salì fino a n.46 Atp. Arrivò nei quarti a Wimbledon nel 1995 perdendo da Sampras, ma giocando sempre un tennis brillante. Aveva per l’appunto battuto proprio Sampras quell’anno in un torneo a Boston.
Quello di Boston era un torneo che portava bene ai giapponesi perché Jun Kamiwazumi nel ’74 batté nientemeno che l’americano Stan Smith, campione di Wimbledon e di Coppa Davis nel 1972, sia a Boston che al Roland Garros. Ricordo poi un altro giapponese più modesto, incredibile pedalatore, Iun Kuki, che disputò il “mio” torneo di Firenze e un anno se non sbaglio batté pure Bertolucci.

Comunque se avrà recuperato le 4 ore e 19 di gioco dell’altra sera contro Raonic, dominato quando dalla fase servizio-risposta si passava a scambiare, penso che Nishikori abbia anche il tennis adatto per poter sorprendere Stan The man Wawrinka.

Qui sotto ho raccolto poi alcune note sparse. Una riguarda la sottovalutazione – da parte WTA – del risultato ottenuto da Pennetta e Hingis su Peschke e Srebotnik. Martina è tornata 12 anni dopo in semifinale ad uno Slam. La Wta ha organizzato la conferenza stampa di Martina e Flavia in una saletta piccolissima. La n.2. E stata presa d’assalto dai giornalisti, qualcuno non è riuscito nemmeno ad entrare. Era stato il sottoscritto a chiedere che fosse chiamata anche Flavia. Inizialmente la Wta aveva chiesto solo a Martina di intervenire…temendo forse che qualcuno chiedesse a Flavia del singolare che l’attende con Serena, anche alla luce del piccolo infortunio al piede accusato dalla stessa Serena…che però ha minimizzato tramite un comunicato del suo manager, dicendo trattarsi di roba di poco conto. Sarà vero? Nel doppio perduto dalle sorelle lei ha giocato da cani, ha perso il servizio ad ogni inizio set e ha chiuso perdendolo di nuovo con due doppi falli finali e dando così via libera a Makarova-Vesnina.

Martina e Flavia si erano abbracciate con gioia quando Flavia aveva chiuso con una bella volée di rovescio, intercettando a rete, il matchpoint. E Martina sprizzava gioia da tutti i pori anche in conferenza stampa (rigorosamente in inglese), apparendo molto pi simpatica e alla mano del solito. “Sono stata io a chiedere a Flavia se voleva giocare con me, perché ci avevo giocato contro in un doppio nel quale avevamo praticamente giocato in singolare una contro l’altra e lei aveva giocato molto bene” ha raccontato Martina.
Flavia ha poi aggiunto come l’amicizia si sia cementata fra loro in particolare a Bournemouth quando “la sera mangiavamo sempre insieme”. Le due ragazze si sono fatte anche confidenze sui rispettivi amori e vicissitudini varie. Ricorderete che Martina si era sposata con un ricco allevatore di cavalli che l’ha poi denunciata sostenendo di essere stato addirittura picchiato da lei…ma non so come sia andata a finire la vicenda che adesso Flavia conosce molto meglio di tutti noi ma non ha giustamente voluto rivelarla.

Comunque Martina era raggiante e non certo per i 124.450 dollari (diviso due) che le sono arrivati in tasca per aver raggiunto le semifinali, quanto per la scoperta di essere ancora competitiva. E al prossimo turno battere l’indiana Sanja Mirza e la tennista dello Zimbabwe Cara Black, classe 1979, che ha un anno più di Martina (33 anni) e meno classe (un po’ ce l’ha però, ma è ancora più piccolina…) non dovrebbe essere impossibile. Con l’uscita di scena delle due Williams il titolo del doppio è alla portata di più coppie, inclusa la loro.

È finita la striscia della Bouchard abbonata alle semifinali degli Slam 2014. Le farà bene tornare con i piedi sulla terra. Ultimamente camminava con i piedi 30 centimetri sopra.
Su Serena ( e altre top-players) sono uscite su USA Today statistiche sui chilometri corsi mediamente in un match. E’ emerso che Serena corre meno di molte altre. Glielo hanno riferito e lei ha risposto ridendo: “Non ho un’età (quasi 33anni) dove voglio correre troppo, la mia amica Wozniacki invece aspira a fare la maratona di New York”.

Quella statistica, presa molto sul serio dai colleghi americani meno preparati, è un “nonsense”. Come tutte le stats andrebbe interpretata. Lei corre meno delle altre semplicemente perché è lei che comanda il gioco e fa correre le altre. Viceversa le altre non riescono a far correre lei. È in gran forma, Serena, almeno come sense of humour: “Non avrei mai pensato che sarebbe stato così eccitante raggiungere i quarti!” ha risposto ridendo a crepapelle a chi le chiedeva quanto fosse importante per lei aver centrato quest’obiettivo sfuggitole in tutti gli altri Slam del 2014! “
E più tardi a me, quando le ho chiesto non so nemmeno più che cosa sul suo imminente match con la Errani, ancora ridendo mi ha detto: “Ma tu la fai mai una domanda che non riguardi una giocatrice italiana?” Mi sono ripromesso di farla stasera, ma solo se avrà vinto e sarà di buon umore. Le chiederò che cosa pensa del tennis svedese!

Serena ha anche spiegato il perché del suo notevole buonumore in tutti questi giorni: “Ora sono più rilassata, non devo vincere più per forza – potrebbe essere un limite, attenzione e forza Flavia! – sento che ho avuto una splendida carriera, certamente migliore di quella che mi aspettavo” Ma proprio nessuno stress? Sì invece. “Sono un po’ stufa di Chip, il mio cagnolino, sarebbe meglio che ci separassimo per un po’. Mugola di continuo, piange, credo che parli a me, ma non lo capisco e mi sta stressando!” Patrick Mouratoglou il fidanzato e coach di Serena sottolinea: “Serena non ha ancora perso un set”.

Grande simpatia da parte di tutte le tenniste la riscuote Gael Monfils che si è preso una saporita vendetta nei confronti di Roger Rasheed, suo ex coach che ora allena Grigor Dimitrov. Monfils non ha coach da un anno e mezzo e da una parte dice che si trova bene così, dall’altra dice che lo sta cercando ma quelli che piacciono a lui vorrebbero tutti lavorare part-time. “Adoro Monfils -dice Jim Courier – ma non mi piacerebbe fargli da coach, troppo matto”. “La Monf” per ora non ha perso un set, anche se con Dimitrov meritava di perdere il secondo. Paul Annacone, che fra gli altri ha allenato Sampras e Federer osserva: “Nessuno può dirsi miglior atleta di Monfils nel mondo del tennis…”,
La Monf, 28 anni lunedì, con gli auguri cantati da da Vika Azarenka coram populo, è stato semifinalista a Parigi nel 2008 e tre volte nei quarti sempre al Roland Garros. Ma l’ultima volta risale al 2010. Talento ce l’ha di sicuro. Il difetto principale sta nell’accettare di farsi sospingere dietro a rincorrere. Mentre Djokovic anticipa, lui…posticipa. Ma è un formidabile difensore. Mats Wilander, che ama farsi invitare da me per mangiarsela bresaola di cui va matto (“se ben condita da un italiano con parmigiano, olio di olive e limone”) dice che Monfils si diverte troppo a fare spettacolo con il fisico: “Se fossi suo coach non glielo permetterei”.
Guy Forget, che lo ha convocato per la semifinale di Coppa Davis contro la Repubblica Ceca dei soliti due (Berdych e Stepanek, ma Rosol adesso ha una sua dignità) insieme a Gasquet, Tsonga Benneteau (lasciato fuori Simon che per poco non batteva Cilic, ma gli serviva anche un doppista) prima che Gael battesse Dimitrov diceva: “Se Monfils batte Dimitrov o chiunque altro non dirò mai :’Incredibile!’. Solo per Djokovic lo direi, ma per il resto può bartere chiunque”.

Per finire un’osservazione dopo che CiCi Bellis, quindicenne di cui si è fatto un gran parlare quando ha sorpreso la Cibulkova al primo turno, ha perduto al secondo turno da una russa, Natalia
Vikhlyantseva. Avete presente la grande banalità che si sente spesso dire “Non ha nulla da perdere” quando si pensa che comunque (lui o lei) perderà? Beh qualche volta è vero. Per la Bellis era più facile giocare con la Cibulkova tirando a tutta randa senza alcuna responsabilità, che non affermarsi come la più forte di tutte le junior. Così ha perso. Seconda osservazioni. Nulla di personale, ma speriamo che la Vikhlyantseva non diventi forte con quel nome impronunciabile, perché ci farebbe impazzire. Volete mettere con Bellis?

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Editoriali del Direttore

Impasse Coronavirus: che impatto su Federer, Venus e Serena Williams, i Bryan, Nadal, Djokovic?

Dopo i tanti ritiri dell’ultimo biennio (Berdych, Ferrer, Almagro, Baghdatis), molti ipotizzavano che nel 2020 ci fosse il canto del cigno per tante star del tennis. Giocheranno ancora nel 2021?

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Roger Federer e Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Avvertenza ai lettori. Evitino di leggerlo tutti coloro che, dopo aver letto il titolo, si appresterebbero a dire che sto, stiamo cercando di acchiappare clic. Cerchiamo semplicemente di trattare quegli argomenti che ci accorgiamo – in tempi di Coronavirus e di tennis off limits per chissà quanto tempo ancora – vengono discussi fra gli appassionati che sono bombardati da bollettini più o meno catastrofici sui contagi e ogni tanto vorrebbero anche distrarsi un po’ con qualche argomento più leggero.

Avverto subito di seguito i lettori superstiti per correttezza, o onestà intellettuale come ormai si usa dire, che non ho notizie certe sulle ipotesi che sto per fare, ma che tuttavia uso le previsioni che da più parti del microcosmo tennistico venivano fatte. Non anni fa, ma fino a pochissimo tempo fa. Direi fino alla cancellazione del torneo di Indian Wells – come vola il tempo, sembra un secolo fa! – quando sembravano ancora attendibili, attendibilissime. E tuttavia da qualche dato, da qualche aspetto curioso, da qualche considerazione che ho in testa, penso che una amichevole discussione dovrebbe poter scaturire.

Comincio con il ricordare che fra 2019 e inizio 2020, a far fronte all’inattesissimo, sorprendente, quasi inspiegabile “comeback” di Kim Cljisters si sono verificati tanti ritiri di giocatori noti, a cominciare da un paio di “sempreverdi” top-ten, David Ferrer e Tomas Berdych, per proseguire con Nicolas Almagro, Mikhail Youzhny, Marcos Baghdatis, ma anche Victor Estrella Burgos e Max Mirny. E fra le donne la più famosa è certo l’ex n.1 del mondo Maria Sharapova, ma anche Sweet Caroline Wozniacki, Dominika “Cipollina” Cibulkova. Nel 2018 aveva detto basta Tommy Haas, le nostre Francesca Schiavone, Roberta Vinci e Karin Knapp, Nadia Petrova e chissà quanti/e dimentico… aggiungete pure voi.

 

Ma cosa si prevedeva che sarebbe successo nel 2020 e oltre? Per quanti questo sarebbe stato l’anno dell’addio? Beh, i gemelloni sovrani del doppio Bryan, 42 anni il prossimo 29 aprile – Bob 119 titoli di doppio e Mike 124 – avevano annunciato che avrebbero giocato l’ultimo US Open per poi appendere la racchetta al chiodo dopo essere stati insieme n.1 del mondo di specialità per 438 settimane (ma Mike lo è stato per 506), di cui 139 consecutive: ennesimo record. Altro record: per 10 anni hanno chiuso la stagione da n.1. Potrebbero rivedere i loro piani e giocare le Finali di Davis a novembre? Anche se adesso perfino la nuova Coppa Davis rischia di saltare, sebbene a Madrid la si giochi quando più tardi non si potrebbe. Ma nessuno può giurare che l’effetto Coronavirus, che in Spagna sta imperversando quasi come in Italia, sia davvero finito, anche se tutti ce lo auguriamo.

Dai 42 anni dei Bryan, andando a ritroso dai più anziani e soffermandosi sugli ex n.1 ecco Venus Ebony Williams. Il 17 giugno Venus compierà 40 anni. Pur avendo vinto 7 Slam (in 16 finali), fra cui 5 Wimbledon, Venus è stata n.1 del mondo in tre occasioni ma complessivamente soltanto per 11 settimane, una differenza enorme con Serena che lo è stata per 319 (9 più di Roger Federer!) e certo gliene ha sottratta più d’una. Beh Venus mi aveva fatto intendere un anno fa che il suo obiettivo era partecipare ancora una ultima volta alle Olimpiadi. Già medagliata d’oro 4 volte (come soltanto la sorella Serena) con un oro in singolo e tre in doppio (più una medaglia d’argento in doppio misto. Record per il tennis, a pari merito con
Kitty McKane Godfree), lei che era già la sola tennista a potersi vantare di aver vinto una medaglia in 4 Olimpiadi diverse (da Sydney 2000 in poi), se fosse riuscita a vincere un’altra medaglia anche a Tokyo avrebbe stabilito un record probabilmente imbattibile. In 14 finali di Slam in doppio femminile lei e Serena non ne hanno persa una.

Le due sconfitte patite con una ragazzina che avrebbe tranquillamente potuto essere sua figlia, la quindicenne Coco Gauff in due Slam, Wimbledon e Australian Open, non l’hanno turbata al punto da dichiararsi pronta al ritiro, però anche se la classifica “ghiacciata” dal virus la vede oggi e per chissà quanto soltanto n.67 del mondo, io confesso che sarei molto ma molto sorpreso se con le Olimpiadi slittate al 2021 Venus non avesse già detto “no mas”. Oltretutto riguardo a Tokyo 2020 da disputare nel 2021 – i giapponesi non vogliono buttare a mare i loghi e tutto il materiale pubblicitario contrassegnato dal 2020 – non si sa ancora quale possa essere la data. Chi dice giugno (quando ci saranno europei di calcio, Giro d’Italia, per citare i primi eventi che mi vengono a mente…), chi dice marzo, quando per almeno uno dei due Masters 1000, Indian Wells oppure Miami si tratterebbe di un nuovo disastro, chi dice la stessa data che era stata programmata per quest’anno.

Venus Williams – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

A PAGINA 2: CI SARANNO ROGER FEDERER E SERENA NEL 2021?

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Editoriali del Direttore

Il caos provocato dal Roland Garros e le possibili ritorsioni di ATP e WTA

Francesi colpevoli ma non troppo. Roma e Italian Open alla finestra. Anche Rafa Nadal egoista? Ma allora Roger Federer? Gaudenzi e Calvelli malcapitati coraggiosi. Non è la prima guerra nel tennis

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I trofei del Roland Garros (foto via Twitter, @rolandgarros)

La mossa a sorpresa dei francesi, con il rinvio del Roland Garros al mese di settembre, in barba a cinque tornei fra ATP e WTA e alla Laver Cup, non poteva non scatenare un putiferio di reazioni. Non è pensabile che il presidente della federtennis, il francese (corso come Napoleone) Giudicelli e il direttore del torneo Guy Forget non se lo aspettassero. Hanno voluto mettere il cappello sulla prima data valida e sono andati dritti per la loro strada, pensando che sì… gli altri centri di potere del tennis non avrebbero gradito, ma magari tanti giocatori sì, perché soprattutto quelli che non sono invitati a Boston per la Laver Cup, a uno Slam non rinunciano tanto volentieri. Solo gli Slam garantiscono – quale più quale meno – intorno ai 40.000 euro a chi perde al primo turno.

IL (SOLITO) PROBLEMA DEL CALENDARIO

Come ho scritto pochi minuti dopo aver appreso l’annuncio-bomba, concordando abbastanza con la terminologia con cui si è espresso Vasek Pospisil (che però aveva torto nel dire che nessuno era stato interpellato), è stata una dichiarazione egoistica, menefreghista, arrogante per il modo molto francese di comunicarla. Ed è stata o una sorta di guerra a tutto l’establishment dei centri di potere che governano il tennis, oppure – nel migliore dei casi – una aperta provocazione volta a raggiungere l’obiettivo di una ristrutturazione del calendario. Una ristrutturazione che tutti quegli stessi organismi che gestiscono il tennis invocano da sempre, ma ciascuno vorrebbe gestirlo in modo da fare gli interessi propri. E così l’accordo non si è mai raggiunto.

LE POSSIBILI RITORSIONI DEI GIOCATORI

Magari lo scacco dei francesi a ATP, WTA, Australian Open e USTA – più che a Wimbledon che mantiene sempre un certo distacco, noblesse oblige frase francese che gli inglesi impersonano meglio – si rivolterà contro gli stessi francesi come un boomerang, nel cui lancio soprattutto gli australiani sono grandi maestri. Le “ritorsioni” dei giocatori, ATP come WTA, potrebbero rivelarsi di vario tipo.

La prima: boicottare in massa il Roland Garros settembrino. La seconda (dopo aver constatato di non poter riuscire a conquistare un’unanimità sindacale tipo Wimbledon 1973 perché molti giocatori premerebbero per giocare ugualmente uno Slam dopo aver subito già troppe cancellazioni per via del Coronavirus; fra questi Andrey Rublev è stato chiaro: “Meglio giocare uno Slam che rinunciarvi. Noi non abbiamo stipendi. Ma montepremi.Se non si gioca non si guadagna”): togliere i punti ATP a chi gioca il Roland Garros a settembre. La terza: minacciare di toglierli anche nel maggio 2021 (ipotesi che potrebbe non dispiacere anche agli altri tre Slam). La quarta: cancellare il Masters 1000 di Bercy che appartiene alla stessa federazione francese, regalando ad un’altra città l’ambita data.

 

GLI ALLEATI DI PARIGI

Parigi e la federtennis francese potrebbero trovare, d’altro canto, insperati alleati in quei tornei della stagione “rossa” che il Coronavirus ha cancellato e dei quali l’eventuale rinvio delle Olimpiadi, dei Masters 1000 di Canada e Cincinnati nonché al limite dello stesso US Open – chi può sapere come sarà messa la Grande Mela a fine agosto? – potrebbe favorire la insperata resurrezione. All’insegna del detto latino più cinico fra tutti, mors tua vita mea. E allora ecco che Roma – se di nuovo città aperta – e altre sedi di cancellati tornei sulla terra battuta potrebbero rifarsi sotto, ben felici – anche dopo aver pensato il peggio sulla mossa di Giudicelli e Forget – di far da prologo al Roland Garros settembrino. Molto meno probabile mi pare l’ipotesi di un Torino o Milano indoor che a novembre, di concerto con l’ATP, cancellasse l’ATP Next Gen o sostituisse Bercy…

Oggi è in programma una riunione in videoconferenza del consiglio della Federtennis. Scommetterei che verrà assunta una posizione pilatesca, d’attesa. Del tipo: noi ci siamo, se ci date uno slot siamo pronti ad occuparlo. Non mi aspetto nessuna condanna nei confronti dei francesi. Semplicemente perché anche i nostri Machiavelli se intravedranno una opportunità di disputare il torneo più in qua, ad agosto come a settembre o ottobre, prima o dopo lo Slam parigino, non la scarteranno di certo.

IL SILENZIO ASSENSO DI NADAL

Tornando alla mossa rivoluzionaria francese – del resto chi più dei francesi ha la titolarità per scatenare una rivoluzione? – non c’è dubbio che in tempi di pandemia e di lotta che dovrebbe essere universalmente solidale essa è invece apparsa all’intero microcosmo tennistico come un atto assolutamente unilaterale. Anche per la tempistica e il modo in cui è stata comunicata. Che si siano preoccupati di conquistare il consenso del re del Roland Garros Rafa Nadal è stato quasi un gesto dovuto. Se Rafa gli avesse detto subito di no, la loro posizione si sarebbe fortemente indebolita. L’assenso di Nadal l’hanno raccontato Giudicelli e Forget. Il silenzio di Nadal – che almeno fino a ieri non si era pronunciato ma non aveva neanche smentito – pare interpretabile come un silenzio assenso. È criticabile allora anche l’egoismo di Rafa (che supporta anche la Davis di ITF e Piquè almeno fino a che la si gioca a Madrid)? Certo che sì, ma d’altra parte allora che dire di Federer e della sua Laver Cup che dal nulla si è accaparrata una settimana del calendario (che avrebbe fatto tanto comodo alla Coppa Davis per evitare quegli orari allucinanti del novembre scorso)? 

A pagina 2: il coraggio dei nuovi boss ATP, Roland Garros colpevole ma non troppo, le guerre di potere

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Editoriali del Direttore

Il Roland Garros slitta di quattro mesi: si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre

Il rinvio del Roland Garros è una dichiarazione di guerra o una provocazione per l’apertura di una trattativa alla riforma del calendario? Si giocherebbe una settimana dopo l’US Open. Gli Internazionali d’Italia nella data di Parigi?

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Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)

Il clamoroso annuncio della Federazione francese (ore 16,48) di spostare la disputa del Roland Garros da maggio a settembre-ottobre (20 settembre- 4 ottobre) ha preso tutti in contropiede. ATP, WTA e tutti i giocatori compresi (furiosi, direi imbestialiti). Forse lo sapeva solo Haggerty, presidente ITF, la federazione internazionale di cui Bernard Giudicelli, presidente della Federtennis francese, è vicepresidente. Si vedrà in seguito se questo annuncio è anche una dichiarazione di guerra all’ATP e alla WTA e forse una dura, durissima provocazione per riaprire una trattativa sul calendario, al fine di:

  • a) impedire che Indian Wells e Miami potessero mettere il  cappello su quelle stesse date come a un certo punto era trapelato  (e chissà, magari pure un Wimbledon costretto al rinvio)
  • b) conquistare una settimana in più per la Coppa Davis in barba alla Laver Cup tanto cara a Roger Federer e a quei top player che con l’evento previsto a Boston dal 25 al 27 settembre guadagnano (divertendosi) montagne di soldi.

Può la Federtennis francese, pur supportata prevedibilmente dall’ITF, mettersi in guerra contro giocatori e giocatrici, facendosi forza soltanto sul prestigio di uno Slam, degli Slam? L’ATP diventò un sindacato molto più forte per una vicenda molto meno prepotente nel 1973, quando un’ottantina dei giocatori più forti del mondo decise di boicottare Wimbledon per protestare contro una sola federazione, quella jugoslava, che aveva sanzionato e squalificato Nikki Pilic reo di essersi rifiutato di giocare in Coppa Davis (dove giocava gratis) per seguire invece il programma dei suoi tornei. Fu una battaglia di principio, quella dell’affermazione del professionismo nel tennis. A Wimbledon disputarono la finale due tennisti dell’Est comunista, il ceco Kodes e il russo Metreveli che non poterono scioperare come gli altri.

 

Il clamoroso annuncio francese a mio avviso finirà per decretare anche la cancellazione degli Internazionali d’Italia. Dopo che tutti i politici e gli opinionisti italiani hanno dato di irresponsabili a governanti francesi e britannici per aver sottovalutato la pandemia del Coronavirus, voglio proprio vedere con quale coraggio, con quale incoscienza, invece in Italia si potrebbe pensare di fare giocare gli Internazionali come se nulla fosse. Già solo proseguire nei lavori di ristrutturazione al Foro Italico mi sembrerebbe strano. Però francamente non so se la FIT sia assicurata per il lucro cessante (20 milioni di euro circa?).

Vero che lo scorso anno la Federtennis si distinse per i non dissimulati tentativi di non rimborsare i biglietti studiando tutti i possibili stratagemmi per non farlo, ma credo che a questo punto sarà il Governo italiano a decidere misure analoghe a quelle del Governo francese, visto che gli Internazionali d’Italia avrebbero dovuto disputarsi a partire dal 10 maggio, due settimane prima del Roland Garros. E ovviamente le qualificazioni si dovrebbero giocare nella settimana ancora precedente.:

UN POSSIBILE COLPO DI SCENA?

Ma ci potrebbe essere un colpo di scena: gli Internazionali d’Italia potrebbero scivolare al posto del Roland Garros, spostarsi di 15 giorni più in là sperando che l’effetto Coronavirus fosse scemato. Potrebbe essere una carta disperata, ma perché non tentarla? Di sicuro all’ATP non dispiacerebbe. E Binaghi e soci pur di salvare capra e cavoli ci potrebbero provare. Ma se Monte-Carlo, Madrid altri tornei volessero conquistarsi le settimane lasciate vacanti dal Roland Garros a chi l’ATP darebbe priorità senza scatenare un putiferio per il privilegio assegnato?

L’annuncio del presidente Giudicelli ha colto tutti di sorpresa, anche se i prodromi, se non proprio le avvisaglie, si potevano avvertire quando a seguito del decreto del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e del ministro dell’interno Christophe Castaner che aveva bloccato una grandissima parte dei cantieri edili di lavoro, tutto si era fermato anche a Porte D’Auteuil. Era prevista per il 23 maggio la festosa inaugurazione del nuovo tetto retrattile con 16 ali di diverse centinaia di tonnellate ciascuno che avrebbe coperto il Philippe Chatrier, ma la festa non ci sarà. La fase di sospensione dei lavori avrebbe dovuto come minimo riguardare 15 giorni per “i lavori non essenziali”. Ma avrebbe però potuto essere prolungata, stante l’incertezza sullo sviluppo della pandemia. L’appello del Governo era stato volto a favorire il lavoro in via telematica.

I cancelli nella mattinata di martedì erano rimasti chiusi, le gru erano abbandonate nel mezzo delle vie di scorrimento del Roland Garros, dei 600 operai normalmente impegnati per la conclusione dei lavori non c’era quasi più traccia.

I lavori fermi a Parigi

Le misure prese dal Governo francese hanno fatto dichiarare ai responsabili della federtennis francese: È impossibile per noi continuare per rispettare le date originariamente programmate”.Nel comunicato della FFT si legge di seguito: “L’intero mondo è sotto gli effetti della crisi della salute pubblica per via del COVID-19. Per assicurare la salute e la sicurezza di chiunque sia coinvolto nell’organizzazioen del torneo, la FFT ha deciso che l’edizione 2020 del Roland Garros si disputerà dal 20 settembre al 4 ottobre”.

Cioè esattamente una settimana dopo la conclusione dell’US Open – con un arduo intemerato passaggio dal cemento di Flushing Meadows alla terra rossa di Parigi (che cosa sceglierà Rafa Nadal se davvero ci fossero due Slam così ravvicinati? Avrebbe 4000 punti ATP da difendere nei due Slam! Vero che anche fra Roland Garros e Wimbledon per anni c’erano solo due settimane e il passaggio da una superficie all’altra non era così banale…) e di fatto… montando sopra il weekend previsto a Boston per la disputa della Laver Cup. Roba mai successa nella storia del tennis, il cui maggior rivoluzionamento del calendario avvenne fra il 1977 e il 1985, quando l’Australian Open passò ad essere l’ultimo Slam dell’anno nel calendario dopo essere stato sempre il primo. Qualcuno ricorderà anche che per molti anni gli Internazionali d’Italia si svolgevano dopo quelli di Francia.

Una mossa super-coraggiosa o super-incosciente? Vedremo. Di certo la Federtennis francese, a giudicare dalla prime reazioni dei giocatori, incluso il board-member canadese Vasek Pospisil (sempre uno dei più ribelli allo status quo già da anni), non ha avvertito nessuno delle proprie intenzioni: È follia! (madness). Nessuna comunicazione con i giocatori né con l’ATP. We have ZERO say in questo sport (contiamo zero). It’s time. È tempo” (tweet poi cancellato e sostituito con una versione leggermente più edulcorata, ma dopo aver dato a tutti la possibilità di leggerlo).

Significa, ovviamente, “è tempo che noi tennisti reagiamo”. Come reagiranno loro che già da anni si lamentavano perché i quattro Slam facevano guadagni pazzeschi mentre le percentuali spettanti agli attori protagonisti dello spettacolo, i giocatori, erano a loro dire modeste, insufficienti? Sono anni che c’era guerra più o meno sotterranea fra le varie sigle che governano il tennis. Adesso è venuta allo scoperto. Nelle prossime ore ne sentiremo delle belle.

Proseguiva ll comunicato francese: “È impossibile sapere quale sarà la situazione il 18 maggio (quando sarebbero dovute cominciare le gare di qualificazione), ma le misure di contenimento (imposte dal Coronavirus) ci hanno reso impossibile continuare a lavorare per preparare il torneo che a questo punto non possiamo mantenere nelle date previste.

Per agire responsabilmente e proteggere la salute dei suoi impiegati, dei fornitori di servizi durante il periodo organizzativo la FFT ha scelto l’unica opzione che gli consente di mantenere in piedi l’edizione 2020 pur continuando a combattere la lotta contro il COVID-19. In questo importante momento della sua storia, e poiché i progressi nella modernizzazione dello stadio dicono che il torneo può essere mantenuto, la FFT era felice di poterlo fare. Quindi il Roland Garros si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre. La decisione è stata presa nell’interesse della comunità dei giocatori professionisti (Vedremo se la intenderanno così, e vedremo cosa ne penseranno i direttori dei tornei di settembre-fine ottobre; n.di UBS) la cui programmazione è già stata compromessa, e nell’interesse di tanti fan del tennis e del Roland Garros”.

“Abbiamo preso queste diffiicile e coraggiosa decisione in questa situazione senza precedenti che si è evoluta fortemente dallo scorso weekend. Stiamo agendo responsabilmente e dobbiamo lavorare insieme lottando per assicurare la salute e la sicurezza di tutti” ha dichiarato Giudicelli. È stato intanto annunciato con grande tempestività che tutti i biglietti acquistati verranno rimborsati o cambiati in conseguenza della nuove date. Verranno date successivamente informazioni al riguardo.

È chiaro che c’erano, ci sono, in ballo tantissimi soldi che la federazione francese non vuole perdere dopo averne investiti già tantissimi per tutti i lavori di ammodernamento del Roland Garros. Se non ricordo male il ricavato utile di ogni edizione del Roland Garros sfiora i 100 milioni di euro. Non sono noccioline. Non ci si rinuncia facilmente. E poi a favore di chi? Dei tornei ATP del circuito asiatico? La FFT ha preso anche una decisione contro il proprio torneo di Metz, oltre che quello di San Pietroburgo. Cinque tornei ATP 250, un WTA Premier 5 a Wuhan e un Premier Mandatory a Pechino si dovrebbero disputare in quelle stesse due settimane.

Adesso quanto tempo passerà prima che la nostra Federtennis prenda anch’essa una decisione altrettanto tempestiva? Essa certamente non può mettersi contro ATP e WTA come hanno fatto i francesi. Gli Internazionali d’Italia fanno parte di quei due circuiti. Non sono due Slam.

Forse non tutto il male verrà per nuocere, come tante volte succede nelle situazioni semi-disperate. Potrebbe finalmente essere riformato quel calendario assurdo che secondo John McEnroe sarebbe stato riformato soltanto se il mondo del tennis avesse avuto un “commissioner” come hanno gli sport professionistici americani. Fino ad oggi le varie sigle, ATP, WTA, ITF non hanno mai consentito di organizzare il calendario in un modo ragionevole. Basti pensare a che cosa è successo con la nuova Davis Cup by Piquè-Rakuten versus l’ATP Cup per la quale l’Australia, da una parte componente ITF ma dall’altra co-organizzatrice di Federer-Laver Cup e ATP Cup, ha tenuto il piede in tre staffe! Un miracolo di equilibrismo. E di opportunismo. Il problema del Coronavirus e della salute pubblica è primario, ma come sempre sono anche i soldi che comandano. Anche se tutti si mascherano dietro a scelte di tipo ideologico.

Bernard Giudicelli, presidente della FFT, ha dichiarato: “Abbiamo preso una decisione coraggiosa in questa situazione senza precedenti, stiamo agendo con responsabilità e dobbiamo lavorare insieme per assicurarci della salute e della sicurezza di tutti”.


DIRETTA FACEBOOK – Il punto di vista di Luca Baldissera e Vanni Gibertini

Rivoluzione francese: Il Roland Garros a fine settembre

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 17 marzo 2020

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