Roger Federer e il regalo mal riuscito all'amico Chiudinelli

Editoriali del Direttore

Roger Federer e il regalo mal riuscito all’amico Chiudinelli

Pubblicato

il

TENNIS COPPA DAVIS – Aveva compiuto 33 anni giovedì. Roger avrebbe voluto che fosse lui a portare la Svizzera in finale. Così ha rinunciato al doppio. Le pagelle dei doppisti e, punto per punto, come si sono comportati. Taroczy_ “Bolelli è da primi 20 del mondo!”

GINEVRA – Roger Federer voleva fare un regalo di compleanno all’amico del cuore Marco Chiudinelli che aveva compiuto 33 anni proprio giovedì.

 

Contro Marco aveva giocato sia a calcio sia a tennis quando i due bambinetti di Basilea avevano 8 anni e giocavano con le racchettine corte. E ci aveva perso per la prima (e ultima!) volta in un long-set, a chi arrivava prima a 9 giochi.

Era andato a consolarlo mentre il piccolo Marco, in svantaggio 5-2, piangeva disperato. Poi il piccolo rinfrancato Chiudinelli, passato a condurre 7-5, aveva restituito comprensione e il più amichevole dei “tap-tap” sulle spalle di Roger, scoppiato anche lui in pianto dirotto quando il punteggio si era rovesciato.

Ma oggi Roger avrebbe voluto che fosse proprio il suo concittadino e coetaneo – 33 anni compiuti giovedì – a conquistare la prima finale di Coppa Davis in 22 anni.

Severin Luthi, il capitano svizzero, non sceglie la formazione e chi gioca. In Svizzera lo sanno tutti. Sceglie Roger. Ed è anche giusto che scelga lui. Dunque è stato Roger a decidere di non giocare, e non soltanto perchè assieme a Wawrinka aveva perso tutti gli ultimi 4 incontri di Coppa Davis.

E va detto che Chiudinelli, anche se è stato il primo a cedere il servizio nel primo set – e per ben due volte, nel terzo e nell’undicesimo game _ per buona parte dell’incontro ha fatto del suo meglio, considerato che è oggi n.161 in singolare e n.216 in doppio e certo non poteva non avvertire una straordinaria pressione sulle sue spalle nell’incandescente atmosfera del PalaExpo più rosso ancora di ieri, fra bandiere, camicie, cappellini, striscioni, cartelli.

Era dei quattro quello che aveva più da perdere, anche perchè Wawrinka ha un nome (e un oro olimpico in bacheca) tale che se una coppia di cui è la metà perde…la colpa è dell’altro. Il che non è assolutamente giusto perchè in realtà a rete Wawrinka è tutt’altro che efficace e anche alla risposta nei punti dispari potrebbe fare meglio, con quel gran rovescio che si ritrova.

L’ex davisman ungherese Balasz Taroczy che di doppi certo se ne intende più di parecchi – ha trionfato a Wimbledon in coppia con Heinz Gunthardt nel 1985, in finale su Cash-Fitzgerald – è venuto a salutarmi dopo il doppio ed era sinceramente ammirato nei confronti di Simone Bolelli:Ha giocato bene ieri e benissimo oggi, dal primo all’ultimo set. Non ha avuto “bassi” e riuscire ad essere sempre all’altezza per 4 ore non è facile. Fognini non aveva cominciato troppo bene e lui lo ha tenuto su, poi nel finale è salito anche Fognini che a momenti pare dorma ma quando si risveglia può fare la differenza – e l’ha fatta – ed è calato invece Chiudinelli. Gli italiani hanno meritato di vincere. Sono contento perchè così domani la giornata è ancora viva e io mi posso sbagliare m credo che Fognini giocherà una bella partita”. E sul conto di Bolelli Balasz si sbilancia ancora di più: “Mi piace moltissimo come gioca. Per me è un giocatore da primi 20 del mondo– garantisceL’ho visto battere Kohlschreiber e sfiorare la vittoria su Nishikori a Wimbledon…per me ce la può fare”.

Nel riferire questo breve dialogo spero di…essermi riscattato agli occhi di chi ieri mi ha accusato di avercela con Bolelli e con gli italiani in genere. A tal proposito, però, vorrei sottolineare come da tempo un caro ex collaboratore di Ubitennis mi rimprovera spesso di avere scritto un articolo, quando Bolelli battè Del Potro a Parigi, nel quale sostenevo le stesse cose che ha detto Taroczy oggi. Mi piacerebbe che i lettori senza pregiudizi -ci sono anche quelli eh – avessero la memoria più lunga.

A fondo articolo aprirò un inciso personale, quindi fuori tema, su Balasz,la sua famiglia, la nostra amicizia di vecchia data.

Torno sul doppio, non senza ricordare che il duo Chiudinelli-Wawrinka aveva perso al primo turno un anno fa 24-22 al quinto quel famoso doppio durato 7 ore con Berdych-Rosol.

Oggi il doppio è durato 3 ore di meno. Per la precisione, tutta svizzera ovviamente, oggi il match è durato 3 ore e 57 minuti. Durano tanto anche perchè ci sono pause infinite alla fine di ogni set (mai meno di 4 minuti), e perchè secondo me nel doppio non si dovrebbero concedere i 25 secondi fra la fine di un punto e l’inizio di un altro.

I tempi morti sono decisamente troppo lunghi. Si sono giocati 320 punti. Moltiplicate 25 secondi per 320 e – senza contare i cambi campo alla somma di games dispari più la fine di 4 set – fa 8.000 secondi (se si fosse arrivati sempre a consumare i regolamentari 25 secondi; fra un “batti cinque” e l’ormai irrununciabile asciugamano sono circa 133 minuti in cui non si è giocato). Insomma, con le altre soste a box, si sfiorano le due ore e mezzo di…parcheggio, e una sola ora e mezzo di tennis giocato.

Già che ci sono, dal momento che per quelle 3 ore e 57 mi sono avvitato allo scomodissimo seggiolino nella piccionaia del PalaExpo – raggiungibile dalla sala stampa con una passeggiata di 4 minuti e 57 secondi – ed ho segnato tutti i punti, il doppio azzurro ne ha conquistati 166 e la Svizzera 154. Appena dodici in più, non tanti se si pensa che quarto e quinto set sono stati vinti dai “nostri” 63 62.

Chiudinelli ha perso più servizi di tutti, quattro, due nel primo set e due nel quarto. Fognini ne ha persi due, uno nel primo (sul 2-1 per l’Italia subito dopo che Chiudinelli aveva perso la battuta) e un altro nel terzo set a 15 sul 5 pari. Bolelli lo ha ceduto una sola volta nel sesto game del secondo set (con tre suoi errori sul 2-3). Wawrinka ha subito il suo unico break nel quarto set.

Alla fine, insomma, se guardassimo solo i numeri senza aver visto il match e senza interpretarlo, si potrebbe pensare che Chiudinelli sia stato il peggiore in campo per via dei 4 servizi ceduti, e in particolare i due che hanno deciso il quinto set, sull’1 pari e e sul 2-4.

Però ha grosse responsabilità a mio parere Wawrinka, che non intercettava quasi mai, non gli dava gran mano insomma. Chiaro che negli scambi da fondocampo sulla diagonale dei dritti fra Bolelli e Chiudinelli andasse prima in difficoltà lo svizzero. Un Wawrinka un tantino più intraprendente avrebbe dovuto cercare fin dall’inizio, cioè sulla prima risposta degli italiani, di mostrarsi più presente, di prendersi maggiori responsabilità. Lo ha fatto troppo sporadicamente.

A “Stan the Man” è toccato poi di “gestire” la risposta nella maggior parte delle palle-break avute sul servizio degli italiani: tredici. Come avete appena letto gli italiani hanno perso in tutto solo tre turni di servizio. Ergo gli svizzeri ne hanno mancate 10. Non pochissime. In nove frangenti ha risposto Wawrinka. E soprattutto nelle quattro pallebreak del possibile 2 pari al quinto, sul servizio di Fognini, Wawrinka avrebbe potuto rispondere meglio, anche se Fabio ha battuto molto meglio a sinistra piuttosto che a destra.

L’ho già notato altre volte questo dettaglio. Forse Barazzutti, o Perlas, o non so chi, dovrebbe farci caso. Fognini batte peggio nei punti pari. Forse su quelli dispari, che pure possono solitamente comportare peggiori conseguenze, si concentra di più.

Alla fine, insomma, Roger Federer non è riuscito a fare il regalo di compleanno al suo amico, ma lo ha fatto agli italiani. E anche a tutti gli spettatori che questa domenica potranno vedere proprio lui all’opera contro Fabio Fognini e non invece due match d’esibizione privi di significato e di interesse.

 

I PUNTI PERSI AL SERVIZIO DA CIASCUNO

Nel primo set Wawrinka ha perduto 11 punti sul proprio servizio, Chiudinelli 10, Fognini 12 e Bolelli 4.

Nel secondo Wawrinka 5 punti, Chiudinelli 8, Fognini 2 e Bolelli 6.

Nel terzo Wawrinka, Chiudinelli e Fognini 4, Bolelli 6.

Nel quarto Wawrinka 5 e tutti gli altri tre appena 2.

Nel quinto Wawrinka 0, Chiudinelli 12, Fognini 9, Bolelli 0.

TOTALI: Wawrinka 25 punti persi e un break, Chiudinelli 36 e 4 break, Fognini 29 e due break, Bolelli 18 e un break.

 

I MIEI VOTI

I miei voti a fine doppio sono 8 e mezzo Bolelli (reo solo d’aver giocato male quel game che è costato il secondo set), 7 Fognini, 6 + Chiudinelli (considerate le circostanze anche se 4 break sono tanti), 6+ anche a Wawwinka per i motivi su esposti.

Per quanto riguarda i consigli eventualmente dati da Barazzutti non posso saperli. Però i ragazzi sono stati abbastanza tranquilli anche in condizioni ambientali non facili. Penso che abbia contribuito e in una mia domanda credo di aver fatto presente che probabilmente in doppio Fognini, vuoi per la presenza di Simone al suo fianco, vuoi per quella di Corrado ai cambi di campo, riesce a controllarsi un po’ di più che quando è solo.

Ho registrato però la sua pronta replica a questa mia osservazione: “A numero 13 del mondo però ci sono arrivato da solo”.

Vero, verissimo. Come vero è, però, che anche le sue peggiori sceneggiate le ha messe in mostra quando giocava da solo.

Per quanto riguarda il discorso, annoso e certo ripetitivo come mi ha rimproverato un lettore (“Scanagatta invecchiando si ripete”), della formazione di doppio che Barazzutti invariabilmente annuncia il giorno del sorteggio e smentisce il giorno del doppio – e so bene che non è l’unico a farlo, anche questo mi viene fatto notare…ma secondo me sbagliano pure gli altri – segnalo che oggi nella minuta rassegna stampa che ci è stata fornita le redazioni de Il Giornale di Brescia, Il Mattino di Napoli, Il Corriere del Mezzogiorno di Napoli, hanno scritto, in forme appena diverse: “Oggi Lorenzi e Seppi cercheranno di vincere il doppio per evitare il 3-0”.

Ovviamente non so né quanti altri giornali siano incorsi nello stesso errore, né quante radio o siti web, ma continuo a non capire – visto che chiaramente nessuna squadra avversaria crede più alla “finta” formazione data il giorno del sorteggio – che gusto possa esserci nel dare un’informaziona sbagliata che può creare solo imbarazzi alle redazioni meno attrezzate. E a far fotografare vicini due giocatori che non giocheranno insieme. Così viene poco rispettato anche il lavoro dei fotografi che fotografano inutilmente giocatori che non scendono in campo. E non hanno invece lì per lì -perchè un’ora prima del sorteggio quando il capitano ha l’ultimo minuto disponibile per comunicare la vera formazione – la foto dei due che giocheranno. Nei siti vengono così pubblicate foto di archivio, magari risalenti all’ultimo doppio giocato dai due tennisti, con altre magliette, magari altri sponsor. Voi direte che sono fissato, data l’età, su queste cose. Io dico che sarebbe più intelligente modificare un atteggiamento sbagliato. Ma forse se io non sono più giovanissimo…non lo è neppure Barazzutti.

Per quanto riguarda gli incontri della terza giornata, beh…speriamo siano due. Vorrebbe dire che Fognini ha battuto Federer. Ci credo poco. Ma non si sa mai. I ue precedenti non sono incoraggianti. Uno è datatissimo, 2007 e a Montreal un Fognini appena ventenne fece solo 2 games (61 61), l’altro è più recente, 2012, ma insomma è stato giocato sull’erba di Wimbledon dove Roger per l’appunto vinse il suo ultimo Slam: Fognini fece 6 games, 61 63 62.

Si fosse giocato sulla terra battuta avremmo avuto qualche speranziella in più. Ma sui tappeti indoor Federer è forte quanto sull’erba se non di più.

Se Fognini perderà, come tutto lascia supporre, sarà un vero peccato perchè questo Bolelli contro Wawrinka sul 2 pari mi sarebbe proprio piaciuto vederlo. Anche se lo svizzero ha vinto 2 duelli su 3, Simone ha vinto l’ultimo, a Wimbledon 2011: 76 63 76. Per una volta, insomma, Bolelli fece anche i punti più importanti. Sarebbe un ottimo auspicio. E non un sogno irrealizzabile perchè Wawrinka sul 2 pari entrerebbe in campo teso com un violino.

Ma quello che invece, in tutta franchezza, mi pare invece proprio sogno irrealizzabile è un successo di Fognini su Federer. A meno che, come ha detto Fabio, San Gennaro e la Madonna di Lourdes, si mettano d’accordo per fare un SuperMiracolo.

P.S. Avevo accennato un post scriptum sui miei rapporti d’amicizia con Taroczy, per quel pochissimo che può interessare.

Di Balasz, classe 1954, sono amico di famiglia. Suo padre Eugenio aveva studiato l’italiano da solo, senza frequentare alcuna scuola, sui libri. Personaggio straordinario, di grandissima umanità, semplicità, simpatia. Lo incontrai nel corso di un match amichevole nel ’68 fra il CT Firenze e il Tennis Club Vasas che si giocò a Budapest. Lo aveva organizzato l’ex presidente federale Paolo Galgani. Eugenio l’italiano lo parlava correntemente, pur senza aver mai potuto uscire dall’Ungheria finchè quel Paese era comunista e strettamente controllato dalla Russia.

Adorava l’Italia e gli italiani, fece di tutto perchè la lingua italiana la imparassero anche Balasz e, un po’ meno, sua figlia Nora, bellissima.

Invitammo papà Taroczy a Firenze, dove venne ad accompagnare nella settimana di Pasqua i migliori junior ungheresi al torneo internazionale giovanile, il Trofeo Principe.

E io andai poi a giocare il torneo internazionale di Budapest dove giocai singolare, doppio e pure misto (con la sorella di Balasz, Nora, che giocava anche lei piuttosto bene, battemmo una coppia di prima categoria polacchi, Gasiorek e Olga…boh (non ricordo in questo momento) e poi perdemmo da una coppia australiana formata da Bob Howe e la grandissima Margaret Court (campionessa di 24 Slam!).

Con Nora e Balasz, che è venuto anche lo scorso agosto a Firenze e al CT Firenze, siamo sempre rimasti in contatto. Ovviamente ero uno dei suoi maggior tifosi. Lui è stato dirigente della Federazione ungherese e da anni commenta per la tv ungherese. Dedico a sua padre Eugenio, recentemente scomparso, questo mio piccolo ricordo.

I PRECEDENTI TRA I SINGOLARISTI CHE SI AFFRONTERANNO NELL’ULTIMA GIORNATA

Federer-Fognini 2-0

2007 Montreal, R16, hard, 61 61
2012 Wimbledon, R64, grass, 61 63 62

Wawrinka-Bolelli 2-1

2008 Toronto, R64, hard, 64 76(4)
2009 US Open, R128, hard, 76(5) 63 63
2011, Wimbledon, R64, grass, 76(5) 63 76(4)

Continua a leggere
Commenti

Editoriali del Direttore

Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

Pubblicato

il

Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

Pubblicato

il

All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

Pubblicato

il

ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement