Belinda Bencic, storia di una predestinata

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Belinda Bencic, storia di una predestinata

Gli US Open 2014 hanno segnato una battuta di arresto per le più giovani. Con una eccezione: Belinda Bencic a soli 17 anni ha raggiunto i quarti di finale dopo aver sconfitto due top ten come Angelique Kerber e Jelena Jankovic

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Dal vocabolario della lingua italiana: Predestinare
Destinare qualcuno o qualcosa a un fine particolare, decidendolo molto tempo prima (il soggetto è perlopiù il destino o una volontà superiore). Più frequentemente in costruzione passiva: “era predestinato alla carica di presidente”.
Ecco, se si parla di Belinda Bencic è impossibile non utilizzare questa definizione, considerando che la sua vita è stata tratteggiata e indirizzata prima ancora che nascesse: pre-destinata, appunto.
“Il soggetto è perlopiù il destino o una volontà superiore”. Più frequentemente in costruzione passiva.”
Nel caso di Bencic, la volontà superiore non è espressione di un destino imperscrutabile o divino; nel caso di Belinda la volontà superiore è quella di suo padre, che nel 1996 seguendo i primi successi di Martina Hingis decide che sua figlia farà altrettanto. Belinda nasce nel 1997, e due anni dopo ha già in mano la prima racchetta. Ma perché proprio Martina Hingis?

Hingis non è un modello casuale per il signor Ivan Bencic: Martina è di origine slovacche (il suo cognome originario era Hingisova) ma cittadina Svizzera. E ugualmente Ivan Bencic è uno slovacco che si è trasferito in Svizzera per giocare a hockey.
Del resto anche Martina Hingis ha avuto un genitore sportivo professionista, nel suo caso la madre (Melanie Molitorova, ex tennista) che quando era rimasta incinta, prima ancora che nascesse, aveva deciso che sua figlia sarebbe stata una campionessa di tennis. Tanto è vero che per cominciare subito con il piede giusto l’aveva chiamata Martina, in onore di Navratilova.

Si potrebbe parlare di vite parallele, tenendo presente che le similitudini non sono casuali, ma pianificate. La vita di Belinda Bencic, infatti è sin dall’inizio organizzata avendo come riferimento Hingis e il suo successo. Perfino gli hobby sono ricorrenti, visto che entrambe praticano l’equitazione.
All’età di otto anni la vita di Belinda si incrocia ancora più strettamente con quella di Martina: per quasi dieci anni infatti Melanie Molitor(ova), affianca papà Bencic nella preparazione tecnica della futura campionessa. Anche qui nessun caso fortuito, visto che la collaborazione nasce nella scuola di tennis di Melanie Molitor, alla quale Belinda è iscritta da quando ha quattro anni.

 

Inevitabilmente quando Bencic comincia a farsi conoscere grazie ai primi successi viene descritta come “la nuova Hingis”, e si insiste sulle somiglianze del loro gioco.
Da allora il paragone non l’ha mai abbandonata e di recente c’è addirittura chi ha parlato di “hingis-ness”. Il tema è stuzzicante, e fa la gioia dei giornalisti, che hanno un riferimento conosciuto da cui partire: e forse si potrebbe costruire tutto questo articolo in forma di parallelismo. Io però preferisco non farlo, perché penso che una simile impostazione non aiuterebbe a chiarirci le idee su una nuova giocatrice, in parte ancora da scoprire. Troppo ingombrante la figura di Martina Hingis per non correre il rischio di andare fuori strada.
Probabilmente per Bencic avere un riferimento tanto importante è di aiuto per farsi conoscere e ricordare, ma a lungo andare potrebbe diventare un problema: un tormentone ripetitivo e un modello difficilissimo da emulare. Quest’anno contro Hingis ha tenuto una esibizione ad Hobart, e insieme a lei, per la prima volta in un torneo ufficiale, proprio in questi giorni sta giocando in doppio a Tokio.

Per chiudere questo aspetto, mi rifaccio al giudizio di Chris Evert che individua nell’anticipo l’elemento più importante che le accomuna. A proposito di anticipo direi che molto dipende da quali sono gli standard di riferimento; nel tennis più recente a mio avviso giocatrici come Li Na o Azarenka (o una volta Clijsters) “attaccano” la palla ancora prima di Bencic; ma se prescindiamo da queste primissime, allora credo sia difficile contraddire un parere tanto autorevole.

Ma veniamo a Bencic, e a lei soltanto.
Ho già avuto occasione di dire che non conosco il tennis giovanile, per cui spesso finisco per scoprire in ritardo le stelle del circuito junior. Tuttavia l’anno scorso anche un non esperto come me era venuto a conoscenza delle imprese di una giocatrice capace di vincere nello stesso anno i due Slam europei. Dopo la vittoria al Roland Garros 2013, poche settimane dopo, con il successo a Wimbledon, Bencic ha ottenuto un’accoppiata che mancava da quasi vent’anni. Le ultime due junior capaci dell’impresa erano state Mauresmo (1996) e Hingis (ancora lei… nel 1994).
Non solo: nel 2013 Bencic è rimasta imbattuta nei tornei giovanili fino al mese di luglio, ottenendo 39 vittorie consecutive, e chiudendo l’anno con un bilancio di 42 vittorie e appena 2 sconfitte.
Dopo gli US Open Junior 2013, nei mesi conclusivi della stagione ha deciso di giocare solo tra gli adulti. E anche se per ragioni di età deve ancora limitare il numero di tornei a cui partecipare, ha avuto bisogno di pochissimo tempo per ottenere risultati degni di nota.
E’ riuscita subito a superare le qualificazioni degli Australian Open 2014 e a vincere al primo turno contro Kimiko Date, prima di perdere dalla futura campionessa Li Na.

Ma il primo vero exploit lo ha ottenuto nel primo turno di Fed Cup giocato a Parigi, quando ha vinto entrambi i singolari contro Razzano e Cornet. Una prova di maturità sorprendente, perché l’ambiente delle trasferte di Fed Cup sembra particolarmente ostile per una ragazzina di 16 anni.
Poi segnalerei la semifinale al torneo di Charleston (sempre partendo dalle qualificazioni) in cui ha sconfitto Kirilenko ed Errani, la vittoria a Roma contro Pavlyuchenkova e soprattutto lo straordinario ultimo US Open, in cui ha battuto due top ten come Kerber (che ha New York ha sempre giocato bene) e Jankovic, arrivando addirittura ai quarti di finale.

Certo non sono mancate anche le delusioni (penso al 6-0, 6-0 subito da Wozniacki a Istanbul) ma pretendere la continuità assoluta da una giovanissima sarebbe davvero troppo.
Si spiega spesso come il tennis sia diventato sempre più fisico e che per questo alle più giovani occorra un periodo di adattamento per reggere alle sollecitazioni del circuito WTA. A me pare un ragionamento corretto, e fino all’anno scorso sembrava che fosse una regola che quasi non ammetteva eccezioni.
Ma dopo alcuni anni in cui chi faceva il salto nel professionismo da giovanissima faticava inizialmente ad essere all’altezza, alcune giocatrici della generazione 1996-97 sono riuscite a ritagliarsi piuttosto rapidamente momenti significativi nel circuito maggiore.

Oltre a Bencic penso ad Ana Konjuh (entrambe del 1997, Konjuh è già a ridosso delle 100 malgrado alcuni mesi saltati per una operazione al gomito); e penso a Taylor Townsend e Donna Vekic (nate nel 1996).
Delle quattro che ho nominato, solo Donna Vekic non aveva primeggiato anche tra le junior; Konjuh, Townsend, e Bencic, invece, sono state tutte e tre ai vertici del ranking giovanile e vincitrici di Slam, anche incontrandosi tra loro in finale. Per il momento è difficile stabilire se questo sia effetto di un innalzamento del circuito junior o semplicemente di una generazione più forte e pronta del solito.

Ma come gioca Bencic?
Direi che innanzitutto è una tennista con i fondamentali molto solidi.
Dei colpi di base secondo me quello che è forse di livello meno convincente è la seconda di servizio. Ma la prima di servizio, il dritto e il rovescio (bimane) sono colpi davvero ben impostati, sotto tutti gli aspetti, inclusi i difficili cambi di gioco lungolinea. E i gratuiti sono molto limitati.
La caratteristica che ho trovato più sorprendente, e che a prima vista non le avrei attribuito, è la pesantezza di palla. Alta 1,75 (secondo la scheda WTA) non sembra avere un fisico potentissimo, eppure riesce a scambiare senza complessi di inferiorità contro chiunque. Questo aspetto penso sia risultato fondamentale per fare subito bene nel circuito maggiore.

Nella partita di Roma con Pennetta ho avuto l’impressione che Bencic facesse viaggiare la palla ad una velocità media molto sostenuta, e proprio con la pesantezza di palla ha spesso messo in difficoltà Flavia. In quella occasione mi è sembrato che la “velocità di crociera” di Bencic fosse leggermente superiore a quella di Pennetta.
Sono consapevole del fatto che stabilire la pesantezza di palla dalla TV è difficilissimo: occorrono molte partite, la possibilità di fare confronti con giocatrici che già si conoscono bene, evitare di farsi ingannare da certe inquadrature etc. etc; e rimane comunque un margine di errore.
Tenendo presente tutto ciò, direi che Bencic dispone di una palla “tosta”, da non sottovalutare. Almeno al livello di una Jankovic; proprio nella partita contro Jelena a Flushing Meadows mi è sembrato che il palleggio delle due giocatrici fosse sostanzialmente identico in termini di velocità e di potenza.

A mio avviso un altro significativo punto di forza è la capacità di muoversi in campo senza rimanere ancorata alla linea di fondo. Ma su questo devo spiegarmi bene: spesso ci sono giocatrici che sentono la linea di fondo come una specie di riferimento invalicabile e quindi si muovono quasi solo in orizzontale, oppure decisamente in verticale. Di conseguenza o giocano stando dietro la riga o (eventualmente) scendono a rete.
Tutto al contrario Bencic: lei è abilissima a gestire la profondità di palla e se la sua avversaria accorcia, legge senza difficoltà la situazione, andando per tempo a colpire con i piedi ampiamente dentro il campo. Significa che è capace di muoversi indifferentemente dietro o davanti alla linea di fondo, con grande sicurezza.
E se si è da sempre abituati a colpire palle ampiamente dentro il campo, si aprono possibilità per un tennis differente: traiettorie con angoli inconsueti, o palle che diventano pericolose anche se solo appoggiate; conclusioni che diventano imprendibili proprio perché la parabola molto più breve toglie il tempo alle avversarie:

qui con il dritto

e qui con il rovescio

Tra le attuali primissime, questa capacità di palleggiare ampiamente dentro il campo con naturalezza secondo me la possiede soprattutto Azarenka (ne avevo parlato in questo articolo). Nel tennis contemporaneo perdere profondità può diventare molto pericoloso, ma se si gioca contro Bencic basta accorciare troppo un solo colpo per ritrovarsi immediatamente a rischio.
Secondo me è stato questo uno dei problemi di Kerber nella partita persa a Flushing Meadows. Senza farsi abbattere dalle capacità difensive di Angelique, Bencic ha quasi sempre saputo approfittare dei vantaggi che riusciva a costruirsi nello scambio, scegliendo il momento opportuno per chiudere il punto, senza strafare.
Ma anche Sara Errani a Charleston ha sperimentato sulla propria pelle cosa significa non riuscire a tenere dietro la linea di fondo Bencic, e quanto si soffre se le si lascia la possibilità di trovare soluzioni con i piedi dentro il campo.
Il gioco difensivo non è il suo punto forte; ci sono giocatrici molto più elastiche e scattanti di lei. Direi che si affida più alla tecnica che alla velocità di gambe: colpi in chop, mezzi lob per recuperare la posizione, back di contenimento.

Quando l’avversaria è in controllo deve però stare attenta a considerarla spacciata troppo presto, perché Bencic è capace di rovesciare la situazione con un solo colpo, spesso con un lungolinea tirato in corsa, anche da fuori campo (sia di dritto che di rovescio).
Nei pressi della rete devo confessare che non ho ancora le idee sufficientemente chiare per valutarla: capita spesso che rinunci a fare il passo avanti preferendo continuare a spingere al rimbalzo; e quando proprio decide di scendere, ricorre molto spesso allo schiaffo al volo. Ma credo che, considerata l’età, ci sarà tempo per diventare più sicura e usare più frequentemente le volèe classiche, che in alcune situazioni rimangono (per chi le sa eseguire) il colpo più logico e meno rischioso per chiudere il punto.

Caratterialmente mi sembra un tipo piuttosto deciso e combattivo; curiosamente a me pare che siano certe gestualità e certi segni di frustrazione esibiti a scambio finito gli aspetti che lasciano trasparire di più la sua giovanissima età. E così finisce per sembrare più matura quando la palla è in gioco che tra un punto e l’altro.

E per il futuro? Nel caso di Bencic, come quasi sempre per chi si afferma tanto presto, direi che il nocciolo della questione è solo uno: questi successi sono il segno di un superiore talento o di una superiore precocità? Nella prima ipotesi ci si deve aspettare una ulteriore crescita, nella seconda ipotesi i progressi sarebbero minori e ci troveremmo di fronte semplicemente ad una buona carriera cominciata in anticipo rispetto alla media.
Sotto questo aspetto personalmente non mi sento in grado di esprimere una opinione motivata e convinta. Chi l’ha seguita da più tempo di me forse ha gli elementi per valutare se ci troviamo davvero di fronte ad una giocatrice di massimo livello o se i suoi orizzonti futuri devono essere considerati un po’ più limitati.

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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