Quei silenzi sul presidente delle banane. Senza ritegno anche il tennis

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Quei silenzi sul presidente delle banane. Senza ritegno anche il tennis

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TENNIS EDITORIALI – Maurizio Crosetti (Repubblica) mette a nudo calcio, ufficio inchieste smarrite, dirigenti impresentabili, Coni. Impressionanti analogie col tennis. “Wild Card” date o rifiutate in Sardegna in spregio ad ogni meritocrazia

Ho ripreso (chiestane l’autorizzazione) quest’articolo di uno dei migliori giornalisti contemporanei, Maurizio Crosetti di Repubblica. Leggendolo ho condiviso soprattutto lo spirito che dovrebbe animare qualunque serio giornalista innamorato del proprio mestiere.

Può definirsi tale chi non si adegui, per pigrizia, interesse o altro, a passare sotto silenzio tutto quel conosce ma che accade quasi quotidianamente nell’indifferenza dei più, siano essi giornalisti, appassionati, dirigenti, elettori, uomini…poco uomini.

 

Sembra dominante ormai una quasi fatal rassegnazione, a tutti i livelli. Quella di chi scuotendo la testa l’abbassa e, con una scrollatina di spalle, borbotta piano, quasi per non farsi sentire: “Ma con tutto quel che si vede succedere in questo nostro Paese, ci si deve scandalizzare ancora per cosucce di questo tipo? Si debbono fare ancora pistolotti etici? Lasciamo perdere che è meglio. Occupiamoci soltanto di scrivere di calcio, di tennis, di partite, di giocatori..”

Evviva Ponzio Pilato!

Purtroppo troppi politici, troppi dirigenti sportivi ne combinano di tutti i colori nell’indifferenza generale. Le loro cattive azioni sono ormai diventate norma, nessuno si scandalizza più di niente. “Ha ancora senso, serve a qualcosa scandalizzarsi?” è la domanda retorica degli ignavi.

Così legittimati i tronisti – che non sono quelli delle trasmissioni della De Filippi, ma quelli che si abbarbicano alle loro poltrone costi quel che costi – se ne infischiano di quello che pensa la gente per bene. A loro basta trionfare “democraticamente” alle elezioni ben organizzate, con percentuali bulgare. Dopo di che, in barba ad ogni codice etico infranto, possono pure sbeffeggiare con arrogante protervia coloro che segnalano le magagne del sistema.

Prima di invitarvi alla lettura di quest’articolo di Crosetti – giornalista controcorrente che a suo tempo la Juventus cercò di allontanare dalle conferenza stampa di Villar Perosa, perchè quel che scriveva sui bianconeri non piaceva sempre alla prepotente dirigenza di quei giorni (e mi pare in particolare al coach Marcello Lippi) – riporto anche queste righe scritte nella sua rubrica domenicale “Sette giorni di cattivi pensieri” da un altro dei migliori giornalisti di quest’epoca, Gianni Mura: Uno che non cambia idea è Tavecchio. Intervistato in tribuna a Palermo, ha detto che la sanzione inflittagli dall’UEFA non danneggia l’immagine del calcio italiano. Certamente: segnala la sua peculiarità. Quanti possono vantare di avere un presidente federale sospeso dall’Europa per frasi razziste? Noi, modestamente, ce l’abbiamo. E siamo colpiti dall’assenza di ogni senso di responsabilità, assenza molto diffusa”.

Ci sono colpe più gravi e meno gravi, per carità. Dirigenti con maggiore e minore faccia tosta. Ma anch’io, come Gianni Mura, sono colpito dall’assenza di ogni senso di responsabilità in molte, troppe occasioni.

Leggete le prossime righe e ditemi che ne pensate.

A seguito di un accordo raggiunto con la Federtennis il resort di Santa Margherita di Pula (che ha avuto in gestione anche il “Servizio Catering” degli Internazionali d’Italia e che ha ospitato una nutrita riunione di consiglio federale a fine luglio, in altissima stagione turistica: sotto quale voce saranno state messe a bilancio le spese per l’ospitalità di tante persone in uno dei posti più cari d’Italia? Scambio servizi?) aveva in programma nel 2014 di ospitare ben 14 tornei ITF. Alcuni sono stati recentemente cancellati.

Ebbene vengo a sapere che a questi ITF Futures del Forte Village per una dozzina di volte – non una soltanto – la wild card per le qualificazioni del singolare e l’ammissione al tabellone principale di doppio è stata concessa al figlio quindicenne del presidente federale, Roberto Binaghi. Il quale non ha ovviamente nessuna colpa se suo padre ha buoni… agganci con chi organizza quei tornei con il beneplacito federale. Controllo i dati sul sito ITF, e constato che è vero. Nulla di personale, sia chiaro, con il piccolo Roberto che, anzi – fra parentesi – a Londra, al Tennis Club di Hurlingham, ho quasi salvato da un laghetto nel quale si era inavvertitamente avventurato (avrà avuto 5 o 6 anni, credo).

La vicenda delle wild card non sarebbe di per sè gravissima, se consente a un ragazzino appassionato di tennis di giocare e farsi un’esperienza. Purchè ciò non danneggi nessun altro, naturalmente.

Ma dopo l’iniziale perplessità, al di là del fatto che Binaghi junior non ha certo alcuna colpa nemmeno se non ha mai vinto un set salvo che in un primo turno e rimedia a più riprese 6-0 6-0 (come nel secondo turno delle “quali” di quello stesso evento in cui lo aveva passato), 6-1, 6-1 e 6-2, 6-2 o punteggi similari facilmente verificabili, resto invece lettaralmente basito quando vengo invece a sapere che mai nessuna wild card è stata concessa in due anni per il tabellone principale e per una ventina di tornei (fra 2013 e 2014) al miglior tennista sardo, Manuel Mazzella, classifica 2,3, campione regionale sardo dal 21 settembre 2014 ma già considerato unanimemente il più forte da almeno un paio d’anni. Mazzella ha poi quasi sempre superato le “quali”, a testimonianza del suo buon livello tennistico. Ad ogni torneo, invariabilmente, Manuel ha chiesto la wild card per il tabellone principale (anche perché era l’unico modo per poter partecipare a gare a squadre altrimenti concomitanti e quindi precluse), ma regolarmente gli è stata negata.

Recentemente Manuel, dopo essersi qualificato, ha vinto anche uno di quei tornei, in doppio. Perchè a lui la wild card no? Qual è la colpa di questo ragazzo, figlio di un maestro Alberto del Sardinia Tennis di Dorgali, nel golfo di Orosei?

Non sarà mica perchè il padre Alberto è amico di Alberto Castellani e frequenta anno dopo anno i corsi GPTCA che Castellani organizza con Pistolesi a Bettona, dimostrandosi più volte di non essersi allineato al presidente federale? Beh, qui si entra nel campo delle “vox populi”, di “telefonate importanti che sconsigliano” la concessione della wild card a Manuel Mazzella, di una serie di voci diffusissime negli ambienti sardi e allo stesso Forte Village. Ma, come potete immaginare, non documentabili.

Quindi alle voci non voglio dar credito. Voci tante, ma prove non ce ne sono. I fatti, però, sono e restano che il figlio del presidente federale, classificato 3,4 ottiene wild card a tutto spiano, sia pure per le “quali”, mentre “il nemico Mazzella” invece non le ottiene neppure per il torneo di doppio quando invece Binaghi junior, che non avrebbe la classifica per parteciparvi, le ottiene sempre.

Chi volete che, se non Ubitennis, dia spazio a queste piccole vicende locali? Certo non il Coni che ha dimostrato ormai di passare sopra, di chiudere due occhi anziché uno, su vicende molto più gravi “pro bono pacis” (se qualcuno scrive voto di scambio, non sono io). Ma dietro a queste vicende bisognerebbe saper cogliere i metodi che le ispirano. E reagire.

Questa vicenda, di per sé insignificante sul piano nazionale, ma significativa di come possano essere gestite impunemente le cose nel mondo del nostro sport – senza nemmeno addentrarsi nell’annoso problema della giustizia sportiva popolata da giudici amici quando parenti nominati da quei dirigenti sui quali debbono pronunciarsi – ricorda da vicino quella che qualche anno fa suggerì ad un magistrato sardo assai addentro alle vicende locali, il dottor Giangiacomo Pilia, di avviare un’azione penale per presunte discriminazioni nei confronti dei figli di un altro “dissidente” manifesto del presidente, il dottor Luigi de Fraia.

Non starò a riesaminare tutta la vicenda cui Ubitennis e la stampa sarda (e quella non “allineata”) ha a suo tempo dato ampio risalto.

Volete rileggervi un po’ quelle vicende?

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Nicolò De Fraia, un talento da esportazione

Constato soltanto che nei giorni scorsi un giornale sardo La Nuova Sardegna ha dedicato un ampio spazio al giovane Nicolò De Fraia che campione regionale giovanile di tutte le categorie, da under 10 a under 14, non veniva convocato con vari “alibi” regolamentari né ai raduni tecnici nazionali (pur essendo certamente un ragazzo molto promettente) né addirittura nelle rappresentative regionali (dove sarebbe stato indiscutibilmente il n.1).

Il ragazzo De Fraia, che ovviamente non aveva alcuna colpa né per essere molto più forte di Binaghi junior né per i rapporti incrinatisi fra Binaghi senior e De Fraia senior – uno era stato perfino testimone di nozze dell’altro, a suo tempo – sentendosi ingiustamente boicottato ed essendo al contempo molto determinato, ha deciso di percorrere ugualmente quella strada che sembrava essergli preclusa. Così a 14 anni, libri di studio e racchetta sottobraccio, è andato a Barcellona da Sergi Bruguera, dove è rimasto per due anni ad affinare studi e tennis. Lo scorso anno si è trasferito in Florida alla Tennis Academy di Chris Evert ed ha preso la maturità guadagnando un anno. E’ notizia di questi giorni che Nicolò, grazie al suo livello tennistico, ha ottenuto una full-scholarship, presso la UCF, l’Università della Central Florida dove la sola frequentazione sarebbe stata carissima. Insomma, quale che sarà il suo prosieguo agonistico e la sua carriera tennistica, il “perennemente mancato convocato” della regione Sardegna, ha già vinto una scommessa importante: “Chi voleva farmi un dispetto alla fine mi ha fatto un favore” è stato il commento del ragazzo.

Attenzione a quanto segue: il ragazzo in questione ha potuto fare questa scelta, soltanto perchè suo padre ha fortunatamente potuto permettersi di affrontare in questi 3/4 anni i sacrifici economici che quella scelta comportava. Ma, a parte il fatto che questo ha significato dover allontanare necessariamente un ragazzino ancora piccolo dalla madre, dagli affetti familiari, dal proprio habitat naturale, dagli amici – e non tutti i suoi coetanei, o le famiglie dei suoi coetanei, si sarebbero sentito di compiere la stessa scelta – ciò significa che un ragazzo di una famiglia senza gli stessi suoi mezzi economici avrebbe dovuto smettere di coltivare i propri sogni. Tradire la propria passione per il tennis, smettere di giocare con qualche ambizione. Proprio il contrario di quello che dovrebbe augurarsi una qualsiasi federazione coerente con i propri principi istituzionali di promozione del tennis.

Non sto a chiedermi, adesso, se suo fratello, ove volesse seguire lo stesso percorso, dovrà emigrare anche lui. Oppure aspettare un intervento del Coni che non arriverà mai.

Come nel caso di Manuel Mazzella, il problema non è nei numeri, uno, due, tre casi, e neppure nelle difficoltà specifiche dei due fratelli o di chissà quanti altri casi già verificatisi o ancora da accadere.

Il problema sta nel principio. Nell’aberrante constatazione che episodi simili possono tranquillamente accadere in Italia quando il potere di una o più persone gode di una facoltà di arbitrio illimitata ed incontrollata. E quando chi dovrebbe controllare non ha il tempo, la voglia, e soprattutto l’interesse, a controllare…frenato com’è da tutt’ altre priorità. Che sono, per solito – parliamoci chiaro – priorità elettorali, di “casta”.

Quanti altri casi di ragazzi “non raccomandati” – se non “boicottati” – ci sono in Italia che vengono ostacolati, in ragione di “antipatie” personali dirette a “genitori” di ragazzi assolutamente estranei ai motivi di quell’antipatia (ancorchè essa fosse giustificata)? Nel caso di Nicolò De Fraia il pm archiviò l’azione penale che lui stesso aveva avviato perché non riscontrò fattispecie di reato. Ciò non significa però che il percorso agonistico dello stesso Nicolò sia stato in qualche modo facilitato, se non ostacolato. Perfino ai miei tempi di nazionale junior ricordo bene come le lobbies influenzassero le convocazioni per le squadre. C’erano circoli potenti, amici degli amici, e circoli assolutamente ininfluenti. C’erano dirigenti di alcuni tennis club nella commissione classifiche, mentre altri circoli non avevano Santi in Paradiso. Era molto più facile venire convocati ai raduni nazionali giovanili se quei Santi ce li avevi, vi assicuro. E già allora ricordo come un’ attuale figura “importante” nella struttura federale operava per ingraziarsi questo e quello (perchè magari in quel club aveva insegnato lui stesso o un suo parente). Non crediate che le cose siano cambiate in meglio. Purtroppo. Gli esempi poco sopra evidenziati dovrebbero bastare per dimostrarlo.

Volevo fare un prologhino, piccolo piccolo all’eccellente articolo di Maurizio Crosetti. Come spesso mi accade, il polpastrello mi ha preso la mano sul computer. Me ne scuso, ma spero ce l’abbiate fatta ad arrivare in fondo, prima di leggere il pezzo che mi ha ispirato il tutto.


L’articolo comparso su Repubblica.it

UN PRESIDENTE federale punito per razzismo è un record impossibile da battere, ma è coerente con il precipizio morale e istituzionale del calcio italiano. Per sei mesi l’Uefa non vuol vedere Carlo Tavecchio neanche in cartolina, ma per l’immagine del nostro sport più amato il danno sarà assai più lungo, molto più dilatato nel tempo. Di quelle banane, di quella sciocca protervia ci dovremo vergognare per anni, forse per sempre.

Dove la Federcalcio ha archiviato grazie al noto insabbiatore Palazzi, il capo dell’Ufficio inchieste smarrite, l’Uefa ha indagato e deciso. Era il minimo, anche se adesso il grottesco Tavecchio vorrebbe far credere a un patteggiamento mai esistito: non faccio ricorso, dice, per chiuderla qui. Invece no, caro presidente. Non si chiude nulla fino al giorno in cui lei resterà inadeguatamente su quella poltrona.

Intanto, le cosiddette istituzioni sono mute e assenti. Tace la classe politica: l’unico rigore, per lei, è quello di Rocchi in area (o forse no), con ricaduta di interrogazioni parlamentari offensive. Questi sarebbero i problemi dell’Italia? E tace anche il Coni, che pure ha un presidente sospeso per una faida di piscine e una tristissima guerra interna. Del resto, anche quando poteva far qualcosa per fermare l’uomo delle banane, Malagò non ha mosso un dito. Vi aspettavate altro?

Il nostro è uno sport malato, allo stadio ci si ammazza, si dileggiano i vivi e i morti, si tifa per il fuoco del Vesuvio. La canizza di Juventus-Roma, compulsioni da Twitter comprese, ben rappresenta l’isterismo e la stupidità dilaganti: se questi sono i protagonisti, non troppo diversi possono essere i loro dirigenti. E si accappona la pelle al pensiero che il Banana, in sede internazionale, sarà sostituito o da Beretta (dirigente di banca, presidente di Lega, vice presidente federale: forse un po’ troppo) oppure dal sobrio Lotito, l’architetto delle riforme, grande elettore di Tavecchio da lui mosso come un pupazzo. È anche vero che il Banana potrà comunque seguire la nazionale pure da sospeso, dunque potrà passare – nel caso – la giacca a vento al suo sodale: alleanze e tepore sono salvi. Sembra una serie tv: “Gli Impresentabili”. Invece è tutto vero, e l’Europa ride di noi.

Maurizio Crosetti

Cattura nicolò de Fraia Nicolò De Fraia

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Ancora i soliti due, Nadal e Djokovic. Rischiano, ma alla fine sono i più forti [VIDEO-COMMENTO]

ROMA – Sonego che batte il n.15 Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e lotta alla pari con il n.1 Djokovic è la storia più bella che poteva capitare al tennis italiano, già protagonista in tutti i Masters 1000 dell’anno. Il Connors de noantri

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Rafa Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

da Roma, il direttore

I soliti due. Dov’è la notizia? Non c’è dubbio che la notizia più clamorosa sarebbe stata quella di un Sonego in finale, come lo fu per l’ultima volta qui al Foro Adriano Panatta nel ’78 battuto da Bjorn Borg al quinto set nel famoso match in cui un calabrone ingaggiò un duello con la Donnay di Borg che dovette schivare anche qualche monetina lanciata da qualche italopiteco che fu rimbrottato perfino da Adriano Panatta, quando lo svedese disse: “Se me ne tirate un’altra me ne vado!”.

Mi pare giusto ricordare, a questo punto, che anche l’anno prima un italiano aveva raggiunto la finale, e cioè Tonino Zugarelli che perse in quattro set contro Vitas Gerulaitis, così come in quattro set nel ’76 era stato Panatta ad avere la meglio su Guillermo Vilas.

 

Non è andato in finale, rimpiangerà forse le tre palle break iniziali del terzo set (“La partita avrebbe potuto prendere un’altra piega, comunque Sonego ha dimostrato perché aveva raggiunto le semifinali” gli ha subito riconosciuto Novak Djokovic), ma comunque così come nessuno ha dimenticato che Filippo Volandri raggiunse le semifinali qui nel 2007, nessuno dimenticherà che l’eroe azzurro di questa edizione è stato Lorenzo Sonego, un ragazzo capace di straordinari progressi che peraltro il suo coach Gipo Arbino mi aveva garantito di aver constatato già quando ci parlai a gennaio.

Lorenzo ha battuto in un solo torneo il n.15 del mondo Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e ha giocato per oltre due ore alla pari contro il n.1 del mondo, uno che ha vinto questo torneo cinque volte e che aveva fatto vedere contro Tsitsipas, al termine di un match bellissimo, la sua straordinaria bravura e irriducibilità.

Lorenzo Sonego – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Lorenzo è stato alla sua altezza, all’altezza di un supercampione come Djokovic, assolutamente, dimostrando un coraggio, una personalità e doti tecniche che un anno fa forse solo Gipo Arbino, il suo mentore, aveva intravisto.

Mi è piaciuto da morire anche, conoscendo la sua timidezza e umiltà fuori del campo, la sua grande educazione, quel suo modo di incitare la folla perché a sua volta lo incitasse, lo caricasse ancor più di adrenalina, quasi come se avesse bisogno di ancor più garra. Come se altrimenti potesse rischiare di mollare. Ma quando mai!

Lorenzo, e potrò venire accusato di blasfemia perché ovviamente in termini di risultati il paragone non regge, ma con quel suo modo di caricare la folla mi ha ricordato quel che faceva allo US Open nientemeno che Jimmy Connors. Bellissimo, trascinante. Uno vero, che non si nasconde dietro il politically correct perché corretto, correttissimo è in campo… tant’è che ha subito senza fiatare anche due errori arbitrali di cui si sono resi conto soltanto gli spettatori davanti alla TV.  Immagino la soddisfazione dei suoi sponsor, uno dei quali, Reale Mutua non poteva davvero immaginarsi un simile exploit del suo “ambassador” (ormai si dice così…, chissà perchè il sostantivo testimonial è passato di moda) proprio nel torneo di Roma di cui è sponsor. Giocando sul core business dell’antica società torinese d’assicurazione – sarà mica intervenuta nel mondo tennis perchè proprio a Torino ci saranno le finali ATP per i prossimi 5 anni? – si può dire che essa si è “assicurata” un tennista dal grande presente e da un probabilissimo grande futuro, al di là di ogni più rosea aspettativa: di certo al momento in cui hanno firmato …la polizza, i riflessi mediatici e televisivi di quella sponsorship non erano onestamente prevedibili. A volte nel firmare un contratto con un atleta non sai davvero dove puoi cadere. Ti può andare bene bene perchè quello improvvisamente comincia a vincere match su match o anche male, molto male. Pensate, giusto per accennare ad un paio di “immortali”: Barilla e Uniqlo hanno investito una fortuna su Federer e lo svizzero negli ultimi due anni non ha quasi giocato. Mi direte che a “prendere” un giocatore di 38 anni ci sta che scivoli nella vasca da bagno mentre fa il bagnetto a un gemellino e si rovini un ginocchio, così come ci sta che una prima operazione non basti, ma avete idea degli investimenti, anche se Federer è e resta icona mondiale anche quando non gioca a tennis e gira uno spot in cucina con un Master Chef. Idem il primo anno, disastroso, di Djokovic con Lacoste. Un 2011, un 2015 e i primi 6 mesi del 2016 da Mille e Una Notte, poi un pessimo secondo semestre del 2016, tanto che pure avendo un margini di punti pazzesco nei confronti di Murray, finì proprio con le finali ATP di Londra per perdere la leadership.

Chiusa qui la parentesi sponsor – e non ho accennato al discorso pandemia, ai 6 mesi di stop dovuti al virus, chi poteva immaginarli? E quelli che avevano firmato un contratto di un anno soltanto per il 2020? – avremo certo modo di riparlare degli incredibili progressi mostrati da Lorenzo Sonego, ora che è 12° nella Race è la possibilità che ci sia anche lui fra i tre italiani che lotteranno per arrivare a disputare le finali ATP di Torino alla luce di quanto si è visto in questi primi quattro mesi dell’anno, c’è, è reale, non è pura utopia, un sogno impossibile. Per carità, che ce la facciano tutti e tre, Berrettini, Sinner e Sonego è quasi impossibile, siamo onesti. Però quel quasi uno ce lo può mettere, e io ce lo metto, senza passare da illuso sciovinista. Ragazzi, quando si batte tre top 15 in un torneo, ci sta tutto. Quando si fanno due finali di un Mille con due giocatori e una semifinale con un terzo, sognare è lecito e non è detto che si debba cascare dal letto.

Sonego e Djokovic – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

VERSO LA FINALE – Pur con tutto il rispetto e l’ammirazione per lo straordinario torneo di Sonego, devo passare ai due sfidanti della finale maschile. Ancora loro, i duellanti degli ultimi tre lustri che si sono sfidati fino a oggi la bellezza di 56 volte e giocheranno per la sesta volta per il titolo degli Internazionali d’Italia. Snocciolo subito altri numeri, così me li levo tutti di torno. Djokovic ha vinto in 29 occasioni, Nadal in 27. Nelle nove finali di Slam Nadal conduce 5-4, negli incontri giocati in toto negli Slam (16) Nadal è avanti 10-6. Nelle finali dei Masters 1000 invece è avanti, anche lui di misura, Djokovic, 7-6. Nei Masters 1000, fra finali e non, i due si sono incontrati 28 volte e Djokovic è avanti 16 a 12.

Infine eccoci a Roma, dove Nadal ha trionfato nove volte (2005-2006-2007-2009-2010-2012-2013-2018-2019) ed è a caccia della “Decima”. Djokovic si è imposto 5 volte (2008-2011-2014-2015-2020) e cerca le “Sesta”. In totale, sono arrivati in finale rispettivamente 12 e 11 volte (compresa questa) e il Masters 1000 di Roma vanta una particolarità: dopo il 2004, quando Moya batté Nalbandian, in finale c’è sempre stato uno dei due. In cinque occasioni ci sono arrivati entrambi e Nadal conduce 3-2 avendo vinto l’ultima finale nel 2019, 6-0 4-6 6-1. Come dicevo all’inizio di questa sfilza di dati, si contenderanno per la sesta volta il trofeo dei nostri Internazionali.

In totale a Roma però si sono affrontati otto volte e il bilancio è di cinque vittorie per Nadal e tre per Djokovic. Quale anno, quale turno e quale duello fra loro, quale vincitore, quale risultato?

Ecco qua:

  • 2007, quarti, duello n.4, Nadal 6-2 6-3; 
  • 2009, finale, duello n.17, Nadal 7-6 6-2; 
  • 2011, finale, duello n.27, Djokovic 6-4 6-4; 
  • 2012, finale, duello n.32, Nadal 7-5 6-3;
  • 2014, finale, duello n.41, Djokovic 4-6 6-3 6-3; 
  • 2016, quarti, duello n.49, Djokovic 7-5 7-6; 
  • 2018, semifinale, duello n.51, Nadal 7-6(4)6-3; 
  • 2019, finale, duello n.54, Nadal 6-0 4-6 6-1.

Sei loro duelli si sono conclusi in due set, mentre soltanto due sfide – curiosamente – sono andate al terzo. E a Roma le loro non sono sempre state grandi partite. Speriamo che lo sia quella odierna. Anche se Djokovic ci arriva dopo due notevoli battaglie, mentre Nadal, che aveva annullato due match point nei quarti, ieri ha avuto una giornata decisamente più leggera.

A mio avviso nessuno dei due è al massimo, però. Nonostante questo, in fondo sono arrivati ancora una volta loro.

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Sonego, meglio l’uovo che la gallina. Il riscatto di Nadal e la parità di diritti uomo donna

ROMA – Ecco dove Sonego, rispetto a Vienna e al k.o. con Rublev, è migliorato più di Berrettini. Solita gestione FIT per i biglietti. La vendetta di Rafa su Zverev, l’egoismo di Barty, l’handicap pro Gauff

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da Roma, il direttore

Il tassista che mi ha accompagnato alla mia macchina, parcheggiata a un km dal Foro Italico, troppo lontano per non finire inzuppato di pioggia io e fradicio il trolley con il computer e tutto l’armamentario da “elettricista” che ormai ci tocca portar dietro, di tennis sa poco o nulla. Però una cosa gli è chiara: “Aho, ogni volta che ce sta ‘er tennis a Roma piove sempre!”. Vero, però lo dicevano anche per il concorso ippico a Piazza di Siena.

La pioggia ha disturbato parecchio, e non poco, la giornata. Ma forse Lorenzo Sonego l’ha benedetta. Dovrebbe infatti avergli permesso di recuperare la faticaccia di giovedì sera e una notte forse un tantino agitata ripensando al matchpoint annullato con un coraggioso serve&volley a Thiem, alle mille emozioni, al balletto trionfale di fine partita, agli abbracci dei pochi che hanno potuto permettersi di godere dal vivo la sua miglior partita di sempre e comunque di certo bellissima anche agli occhi di chi fosse stato spettatore neutrale.

 

Gioca stamani alle 11 contro Rublev una partita che nella finale di Vienna apparve a senso unico, ben più del punteggio, ma da allora Sonego ha migliorato quasi tutto, a tempo record direi se si pensa che invece per sfondare nel tennis che conta ci ha messo un po’.

Ha fatto progressi nel servizio, che non è quello di Berrettini ma è un signor servizio, nel rovescio, che è più completo e incisivo di quello di Berrettini, sia che lo giochi slice sia che tenti il lungolinea (colpo fondamentale contro tutti quei tennisti alla Rublev che fanno il giro attorno alla palla per colpire tre quarti degli affondo con il dritto; magari lo avesse altrettanto sicuro “Berretto”), gioca con grande disinvoltura e timing la palla corta, di dritto come di rovescio. Inoltre, al di là della consueta garra, perché proprio non molla mai – ricorderete, prima di questo fantastico match con Thiem quello del tiebreak infinito al Roland Garros con Fritz, quello con Djere in Sardegna… – il “Polp” che tutto rincorre e acchiappa è diventato hombre muy solido. Anche in questo caso, e Matteo che peraltro ha altre qualità, ben altro dritto e potenza, magari quelle gambe e quelle capacità difensive avesse Matteo.

Poi, anche la buona sorte conta. A volte certi tornei girano bene – e a lui è capitato a Vienna di trovarsi di fronte il fratello scarso di Djokovic (però anche solo quel nome magari avrebbe intimorito un hombre meno solido) – e fin qui Roma gli è girata parecchio bene. Sì perché fra tutte le teste di serie l’unica a non avere vinto due partite in un anno era Gael Monfils. Poi l’amico Mager gli aveva fatto il favore di togliergli di mezzo de Minaur e insomma… anche se si dice sempre con gli amici non è mai facile dare il meglio di sé, il discorso valeva anche per Mager. Ecco poi la grande impresa, davvero fantastica, con Thiem, però si sa come va il tennis: su quel matchpoint Thiem avrebbe potuto anche indovinare una di quelle tante splendide risposte che gli sono riuscite nella partita.

Dopo di che c’era il timore che un ben più riposato Rublev potesse avvantaggiarsi ieri della stanchezza psicofisica, quasi inevitabile, di Lorenzo chiamato a una difficilissima prova del nove contro un altro top-10. Con i soliti scettici alla finestra, pronti a dire “beh, se uno batte il n.4 del mondo deve battere anche il n.7… sennò non è uno vero!”. Sonego sa bene che il match di stamani non sarà una passeggiata. Ma lo sa anche Rublev, credetemi. Sul Grande Stand ci sarà anche il pubblico… e non mancherà di farsi sentire in quel brutto palcoscenico che rimbomba e che ad ogni batter di piedi collettivo pare di trovarsi in mezzo a una battaglia fra soldati armati di mitragliatrici.

Certo chi vincerà il match di quarti di finale dovrà in serata battersi anche contro il vincente di Tsitsipas-Djokovic (il greco è avanti 6-4 2-1 e break, e io nel video che vi invito ancora una volta ad aprire ho definito Djokovic quale Mosè salvato dalle acque), ma questo a mio parere era uno di quei casi in cui era meglio scegliere l’uovo oggi (Rublev sabato mattina) che la gallina domani (Tsitsi o Djoker stasera).

Quindicesimo quartofinalista agli Internazionali d’Italia, Lorenzo sarebbe il primo semifinalista dai tempi di Volandri 2007. In semifinale si fermarono una volta Oscar de Minerbi nel 1931, Giorgio De Stefani e Giovannino Palmieri nel 1932 (unica edizione con due italiani in semifinale), ancora Palmieri nel 1933, Sertorio nel 1934, Gardini nel 1953, Pietrangeli nel 1959, 1965 e 1967, Merlo nel 1960 e, nell’Era Open, Bertolucci nel ’73 e, appunto, Volandri ne 2007. I finalisti azzurri sono stati in tutto dieci, in altre annate, e vorrei tanto ricordarli domani perché vorrebbe dire che alla finale c’è approdato anche Sonego, mentre i vincitori meritano di essere ricordati comunque e sono stati appena cinque: Sertorio (1933), Palmieri (1934), Gardini (1955), Pietrangeli (1958 e 1961) e Panatta (1976).

Intanto Rafa Nadal, nove volte campione al Foro, ha già messo piede per l’ennesima volta in semifinale al torneo, dopo il grande spavento preso con Shapovalov per i due matchpoint annullati e fin da molto prima, quando si era trovato sotto e quasi disarmato sul 6-3 3-0 per il canadesino cui manca solo la continuità per diventare un grande, Alla sua età ci sta. I colpi li ha tutti. Solo a rete deve decisamente fare ancora parecchi progressi. Giocare i doppi gli farà bene. Rafa si è vendicato di Madrid e di Zverev. Vero che ha dovuto annullare nove pallebreak, ma Zverev in risposta, soprattutto sul servizio esterno in kick di Rafa, ha decisamente avuto una giornata no. Di solito le sue giornate no coincidevano con quelle negative al servizio, la seconda palla ballerina. Stavolta è stata la risposta e di rovescio, per solito il colpo più solido. Capita.

Nadal era muy satisfecho, come ha detto ai colleghi spagnoli, della sua brillante prestazione. Certo Zverev, dandogli l’abbrivio psicologico nei primi quattro game disastrosi, gli ha dato bella mano. E forse il momento in cui Rafa si è spaventato di più stato quando è caduto rovinosamente su una riga, sul 5-3 30-15 . Oh ma queste cose accadono solo al Foro Italico! Sono anni che sento dire che questi campi sono pessimi da parte di tutti i giocatori, Djokovic in testa, Fognini in coda anche l’altro giorno; possibile mai che non si riesca a prepararli in condizioni decenti? Che ci vorrà mai? Mistero, come mistero è quello dei biglietti, anno dopo anno, sembra che ci sia chi si diverta a far incavolare… i clienti, gli spettatori. Leggete l’articolo di Federico Bertelli (ma non perdetevi anche i commenti dei lettori e alcune repliche di Vanni Gibertini). E se sentiste la mancanza di qualche link in più, quelli di due anni fa che portarono, insieme alla mia denuncia, anche al ritiro “fascista” del mio accredito.

Un Rafa soddisfatto dovrebbe rivelarsi ostacolo insormontabile per la sorpresa gigante, davvero gigante, di questo torneo, Reilly Opelka, 2 metri e 11 e due sole vittorie in carriera sui campi rossi prima di Roma, ma quattro vittorie qui senza perdere un solo set (Kecmanovic, Musetti, Karatsev, Delbonis). Otto set a zero e, attenzione, solo due tiebreak. Con Delbonis vinto 7-2 dopo essere andato sul 5-0.

Però, dopo aver detto che Rafa è favorito e ci mancherebbe anche se di Davide che ha sconfitto Golia se ne parla ancora non a caso, ho ricordato però nel video – e dai guardatelo ogni tanto! – il match che vidi al Roland Garros 2011: Isner quel giorno era avanti 2 set a 1 con Rafa e perse soltanto 6-4 al quinto. Insomma, i giganti che servono come Opelka, se azzeccano una giornata in cui mettono l’80% di prime… è meglio evitarli anche se ci si chiama Rafa Nadal. Opelka è pure più alto di Isner e… guardate che da fondocampo se la palla gli arriva a tiro, non è per nulla malvagio. Vabbè, mi sbilancio, 6-4 6-4 per Rafa se è il Rafa di ieri. Ma se fosse quello di Sinner e Shapovalov per un set e mezzo allora sarei più prudente. Di Djokovic e Tsitsipas leggerete (forse) domani. Dipende da Sonego… Ubi maior, giornalisticamente parlando (e quell’Ubi non sono io).

Ladies last. Why always first? Non si è per la parità dei diritti? Una parità che un articolo di Repubblica ieri, sulla scia di un esposto del Codacons che mi lascia perplesso, ha invocato anche per il Prize Money. Ma in questo caso, sarò forse bieco maschilista ma secondo me – udite udite!- ha la ragione la FIT. Se le donne tenniste in Italia fanno meno audience – ne facevano meno perfino quando avevamo delle campionesse – e meno biglietti venduti, la FIT ha il diritto di proporre un montepremi inferiore. Così come la WTA di sdegnarsi e rifiutarlo. Che poi questo non accada più negli Slam e soprattutto nei tornei americani, non significa granché. Billie Jean King e Martina Navratilova hanno combattuto e vinto grandi battaglie per “l’equal prize money”. Ma insomma chi tira fuori i soldi ha forse anche il diritto di scegliere come darli e a chi darli. Magari solleverò un vespaio con questa mia presa di posizione. Consapevole, corro il rischio.

Barty che si ritira per un doloretto al braccio quando ha vinto primo set ed è avanti 2-1 avendo chiuso a 15 il game sorprende un po’ tutti, per prima la fortunatissima Coco Gauff che proprio non se l’aspettava e cade dalle nuvole. Barty come sempre è candidamente spontanea nel dichiarare come è arrivata alla sua decisione: “Ho seguito quel che mi diceva il mio corpo, fra poco più di due settimane c’è il Roland Garros, non volevo correre rischi”. Vero che lei ha vinto il suo primo e unico Slam a Parigi nel 2019 e normale che ci tenga a far bene al Roland Garros, ma insomma proprio per aver garantito che l’infortunio non è tale da mettere in discussione la propria partecipazione allo Slam parigino, con il torneo di Roma non si è comportata in modo impeccabile. Non è certo un problema di soldi e di montepremi, non è il tipo, però ha dato quasi l’impressione che per lei Roma fosse quasi un torneo davvero minore.

Peccato perché il suo tennis facile è davvero piacevole da vedere, diverso da come giocano quasi tutte. Qui AGF, nostro vate e massimo esperto di tennis femminile, sicuramente me ne vorrebbe dire di tutti i colori. Per il torneo, alla fin fine, la presenza della giovanissima Gauff in semifinale non è disdicevole, anzi. Avrà il vantaggio di giocare più fresca oggi con chi vincerà stamani fra una ex campionessa del Foro Italico, Elina Svitolina (2 volte) e la campionessa dell’ultimo Roland Garros, Iga Swiatek. Considerata la giovane età e la inevitabile inesperienza di Coco è forse giustizia divina quella che le dà quel vantaggio. Di certo lei stamani tiferà perché Svitolina e Swiatek giochino una maratona di 3 set.

Una maratona tipo quella che, annullando tre matchpoint a Ostapenko, ha vinto un’altra ex campionessa del Foro Italico, quella Karolina Pliskova, n.9 WTA, che era l’unica testa di serie a presidiare le metà bassa del tabellone dove quale altra semifinalista c’è – in barba alle più attese e titolate Osaka 2, Brady 13, Bencic 10 e Serena Williams 8 – troviamo la longilinea croata Petra Martic, 25, che ha ridimensionato Pegula, giustiziera della Osaka, una campionessa di quattro Slam che proprio sulla terra rossa resta un pesce fuor d’acqua. E sì che di acqua in questi giorni su Roma ne è caduta tanta.

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Editoriali del Direttore

Sonego e Nadal non muoiono mai. Se l’azzurro batte anche Rublev non mi stupisco più

ROMA – Per come ha sconfitto un grande Thiem n.4 può farcela anche con il russo n.7. Ma avrà recuperato? Stesso interrogativo si pone per Rafa Nadal di fronte a Zverev

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Lorenzo Sonego - ATP Roma 2021 (ph. Giampiero Sposito)

Qualcuno ha titolato un magazine speciale sugli Internazionali d’Italia “Il Futuro è Jannik” con Sinner nella foto di copertina. Spero tanto che queo qualcuno abbia ragione, che l’abbia proprio azzeccato quel titolo, e del resto lo pensano in tanti, ma intanto il presente al Foro Italico è Lorenzo Sonego! Nemmeno Matteo Berrettini che ha giocato alla pari solo un set contro Tsitsipas, il primo, finendo per essere dominato nel secondo.

Il match che Lori ha vinto ieri sera contro Thiem, n.4 del mondo, campione in carica dell’US Open, due volte finalista e due volte semifinalista al Roland Garros, è stato stupendo, magnifico, così bello e intenso da apparirmi quasi incredibile. L’ho seguito soffrendo fino al match point annullato a un Thiem che ha lottato alla grande come se fosse la finale di uno Slam, seduto a pochi metri dall’arbitro, in mezzo ai Sonego-friends gioendo fino all’ultimo punto trasformato, quello del trionfo e del balletto spontaneo di Lorenzo e dei suoi amici più cari, fidanzata, coach e padre putativo Gipo Arbino e compagna, Umberto Rianna, Filippo Volandri, il manager Corrado Tschabuschnig e compagna, Diego Nepi Molineris, un paio di dirigenti di Reale Mutua sponsor di Lorenzo… nonché del video che vi invito a cliccare.

Ammetto che, assai poco professionale, mi sono trovato a ballettare in mezzo a loro perfino io subito dopo il match point trasformato da Lorenzo grazie a un gran servizio. Ma non parteciperò al prossimo “Ballando tra le stelle“, tranquilli.

 

Mi avevano caricato di adrenalina i primi due set finalmente vissuti in mezzo alla gente, in un catino ribollente d’entusiasmo come quello del Grand Stand, ben più piccolo e rimbombante del Centrale, e alla presenza di un pubblico molto più giovane di quello che era solito frequentare il Foro Italico. Un bel segnale per il tennis, il ringiovanimento della sua audience. 

L’ho sentita io quella carica, figurarsi Sonego e Thiem. Nei primi due set insieme agli spettatori finalmente ritrovati un’atmosfera davvero bella e trascinante. Mi è sembrato di rivivere, non ho quasi avvertito la terribile umidità che aveva costretto ad arrendersi quasi tutti i colleghi. Un’atmosfera carica è in qualche modo sopravvissuta anche per il terzo set, sebbene fossimo rimasti in pochissimi, sebbene Thiem avesse solo il papà ad incoraggiarlo e Lorenzo invece una ventina di persone quando, a conclusione del secondo set e intorno alle 21,30, Diego Nepi Molineris si è trovato nella scomoda posizione di dover allontanare il pubblico per via del coprifuoco e dell’obbligatorio rientro a casa entro le 22. 

Si è generosamente beccato qualche fischio, qualche buuh ma neppure troppi perché ha saputo gestire bene la situazione, ricordando che essere tornati in deroga governativa a vedere due ore di gran tennis non era stata una conquista da poco. Di come mi sono goduto quella terza ora più intima, più fredda eppure più calda, lo scrivo più in basso.

RAFA – Non sarebbe giusto ignorare, nel nome di Sonego, la battaglia Nadal-Shapovalov. Anche nel pomeriggio avevo visto una bella ed emozionante partita, con Nadal che sotto 6-3 e 3-0 con la palla del 4-0 per Shapovalov – Sciupavolov? – ha vinto la sua sedicesima battaglia in carriera annullando almeno un match point.

Due stavolta, come due erano stati quelli che gli ho ricordato aveva cancellato a Roger Federer qui al Foro nella finale del 2006 (di quella partita mio figlio conserva gelosamente la maglietta gialla ancora imbrattata di terra rossa che Rafa gli donò dopo essere rotolato appena conquistato l’ultimo punto di quel 7-6 al quinto) e che lui ha detto essere quelli che gli sono rimasti più in mente: “Non li ricordo tutti e 16 i match vinti con il match point contro, in questo momento, ma non mi pare di averne mai annullati nella finale d’uno Slam. Quindi quelli della finale di Roma sono probabilmente i più significativi. Oggi contano meno perchè era una partita di terzo turno” ha spiegato lo spagnolo che anche quando non gioca bene non si arrende mai, non muore mai.

Bravo Rafa, un po’ pollo Shapovalov che però ha un tennis super divertente e spettacolare seppur …natalizio. Fa davvero troppi regali.

E Rafa? Non è più il vero Rafa, secondo me, anche se trova ancora il modo di vincere. Lo ha fatto, annullando match point anche lì, a Barcellona con Tsitsipas, si è ripetuto qui, ma soffre troppo, subisce troppo, ha meno spunto di velocità, finisce troppo facilmente sospinto indietro, verso i teloni di fondocampo e così lascia scoperti troppi angoli. Per un set e mezzo Shapovalov lo ha infilato come un tordo, di qua e di là. Poi però ha commesso troppi errori nei frangenti decisivi.

Smettetela di chiedermi ogni santo giorno se sto progredendo rispetto al giorno prima! ha sbuffato Rafa – Per carità ci penso anch’io… capisco perché lo fate, volete capire anche voi come me se sarò pronto al massimo delle mie possibilità per il Roland Garros che è certamente il mio primo obiettivo. però di rispondere a questa continua misura dei miei progressi, giorno dopo giorno, non se ne può più”.

Rafael Nadal – Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Allora, prima di tornare a scrivere del mio eroe Lorenzo Sonego la taglio corta: mai come quest’anno mi pare che Rafa rischi di perdere lo scettro del Roland Garros, dopo 13 trionfi. Anche se magari oggi dovesse vendicare la sconfitta patita con Zverev a Madrid questo Nadal mi convince meno di sempre. Spesso è in affanno, è nervoso, sbaglia colpi che di solito non sbaglia mai, gioca spesso corto. Compensa tutto con quell’indomita grinta da guerriero che gli consente di inseguire e recuperare palle irrecuperabili per chiunque altro, non molla mai neppure nelle situazioni apparentemente più disperate, ma i i suoi sono diventati quasi tutti match in salita. E non è possibile che tutti quelli che lo battono o lo mettono in difficoltà, Rublev, Tsitsipas, Zverev, Shapovalov giochino per l’appunto il match della vita contro lui. È lui che dà loro una mano a far bella figura, esattamente l’opposto di quello che ha fatto per anni. 

Per affrontare Zverev certamente Madrid è per me il peggior torneo sulla terra battuta, è certo meglio per me giocarci a Roma, Montecarlo, Barcellona e Parigi”.

Non mi sento di escludere che da qui al 30 di maggio le cose cambino, che magari la distanza dei tre set su cinque lo favorisca come è sempre stato in passato, ma a 35 anni – quanti ne compierà il 3 giugno – è più probabile che i tempi di recupero fra una maratona e l’altra si allunghino. Già oggi con Zverev vedremo se Rafa si sarà ripreso dalla faticaccia di ieri. A Parigi, secondo me, molto dipenderà dal sorteggio, dal tabellone.

TORNANDO A SONEGO – Ma ora, voglio esprimere tutta la mia ammirazione per Lorenzo Sonego che al di là del match straordinario che ha saputo giocare per oltre tre ore contro un osso duro, durissimo come Thiem, ha fatto vedere tali e tanti progressi tecnici da lasciarmi esterrefatto. Servizio, rovescio, a due mani come tagliato a una mano, la smorzata di dritto come di rovescio, la volée alta di rovescio che diventa quasi uno smash, il pallonetto liftato. Solo a rete non mi ha sempre convinto. Ha sbagliato qualche voleée davvero facile.

Credo che molti colleghi si sentiranno forse un po’ in colpa per avergli dato meno spazio e credito di quello che Lorenzo meritava. Per quanto mi riguarda c’è un articolo che ho scritto in cui mi ero invece piuttosto sbilanciato sulle sue possibilità. Lo avevo messo quasi sullo stesso piano del suo gemello diverso Berrettini, perché molto più agile e rapido in difesa. Matteo o comanda o va sotto. Lorenzo no. Il suo dritto però fa meno male di quello di Matteo.

Forse ero stato allora influenzato dal suo coach e Pigmalione Gipo Arbino, una persona che stimo molto e che mi aveva magnificato i suoi progressi tecnici, dal servizio al rovescio, al tocco di palla, alla facilità nell’inventare gioco e schemi, la smorzata, il rovescio tagliato. Si è scritto nella settimana di Madrid di un Berrettini trascurato colpevolmente dai media, invaghitisi della nouvella vague costituita dai Sinner, dai Musetti… ma che dire allora di Sonego? Quanti lo hanno considerato capace di giocare ad armi pari con un tipo come Thiem sulla terra rossa, con il n.4 del mondo?

Beh, in tutta onestà fino a questo livello neppure il sottoscritto si era fatto grandi illusioni. Pensavo che perdesse, in tutta sincerità, oppure che vincesse contro un Thiem non in grande forma. E invece ha battuto un ottimo Thiem, voglio assicurarlo a chi non abbia visto il match in TV. E vi dirò che vederlo dal vero è un’altra cosa. Perché il ritmo e la profondità di quegli scambi era pazzesco. Non so come facessero, davvero. Soprattutto non so come facesse Lorenzo. Applausi, applausi e standing ovation.

Lori non è solo cuore. Quello sul campo da tennis lo ha sempre dimostrato fin da quando lo chiamavano “Polpo” per i recuperi che riusciva a fare su palle impossibili grazie alle sue lunghe leve e a una mobilità fuori dal comune per un ragazzo così alto (1.91). È diventato ormai ricorrente e – lasciatemi dire –  piuttosto banale accennare sempre al suo tifo per il Torino, al suo cuore granata. Vero è, peraltro, che si batte con un’ostinazione pazzesca anche quando le cose volgono al peggio, tipo ieri nel terzo set quando da 2-0 avanti si è ritrovato indietro 4-2 e 5-3 e ad annullare un match point seguendo il servizio a chiudendo una gran volée, mente Gipo insisteva a gridargli “Non si molla, Lori, non si molla

Un monento terribile è stato quando con Lorenzo avanti 5-3 nel tie-break: Thiem ha sparato due rovesci lungolinea formidabili, ai confini dell’incoscienza… beh quei due vincenti pazzeschi avrebbero tramortito un toro vero, con la t minuscola, altro che cuore o non cuore granata. “È la miglior partita che gli ho mai visto giocare!” mi ha confessato, con gli occhi ancora arrossati per l’emozione e la commozione, Gipo mentre uscivamo dal campo dove si era celebrata l’apoteosi con tanto di balletto. Se lo dice Gipo che lo conosce meglio di chiunque, potete crederci. Io posso solo dire, dopo aver visto migliaia di partite, che questa è stata una di quelle che non scorderò.

E ADESSO I QUARTI – Lorenzo sarà in grado di ripetersi contro Rublev? Non lo so perché non posso sapere quanto Lorenzo abbia speso fisicamente e mentalmente. Intanto è arrivato a un tiro di fionda da Fabio Fognini che è n.28 ATP con 1958 punti. Sei punti più indietro, a n.29 virtuale con 1952 punti c’è Lorenzo. Dovesse vincere con Rublev, che ha disposto abbastanza agevolmente di Bautista Agut con un doppio 6-4, due break conquistati per set e uno ceduto, ovviamente sarebbe sorpasso nei confronti di Fabio

Fra lui e il russo, senza contare un precedente antico (2016 a Cortina, Rublev vinse 6-3 7-5) c’è l’unico confronto diretto che conta, la finale di Vienna 2020. Sonego aveva battuto un Djokovic che non valeva, per determinazione e voglia di vincere, la metà di Thiem ieri sera. In finale perse contro Rublev più nettamente del punteggio, 6-4 6-4. Ma sulla terra rossa, con le varianti che Lorenzo può mettere in campo, la smorzata, gli attacchi improvvisi, l’aggressione sulla seconda palla non irresistibile del russo, se non è stanco Lorenzo potrà giocarsela. Ecco, già dire che affrontando uno dei tennisti più “caldi” del 2020-2021 e n.7 del mondo, Lorenzo può giocarsela alla pari, dice tutto.

In breve accenno alla notevole curiosità che mi destano tutti i quarti di finale maschili odierni: Djokovic-Tsitsipas sarà presto una finale in qualche Slam, Zverev-Nadal potrebbe esserlo anche a Parigi, di Rublev-Sonego ho detto. Non c’è dubbio che il “quarto” più sorprendente e inatteso è quello fra Delbonis, l’argentino dal servizio sincopato, brutto quanto efficace e sulla terra capace di battere anche grandi giocatori (ricordo Federer fra le sue vittime in quel di Amburgo) e il gigante di 2 metri e 11 cm Opelka.

Questi è una vera sorpresa sulla terra rossa. In tutta la sua vita, mi ha segnalato Claudio Giuliani che si occupa brillantemente della nostra newsletter – e se non vi ci iscrivete mi date un dispiacere, siamo a quota 4.700… ci leggete in oltre 100.000 al giorno, se non si arriva velocemente  a 10.000 iscritti mi deludete! – Opelka aveva vinto due sole partite sulla terra rossa. Qui a Roma ne ha già vinte tre. 

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Chissà, forse Reilly Opelka, si sta ribellando alla scoraggiante situazione del tennis statunitense: per la prima volta nella storia dal XX secolo in poi, non c’è neppure un tennista americano fra i primi 30 del mondo! Mentre i francesi si sono lamentati qui perchè per la prima volta da non ricordo più quando nessun francese è approdato al secondo turno di un Mille.

Scusate se dopo tutte le emozioni della giornata, stanco quasi come Sonego, accenno solo brevemente alla situazione del torneo femminile: una sola testa di serie superstite nella metà bassa, Pliskova che affronta Ostapenko, e l’altro quarto è Martic-Pegula. In alto invece due duelli molto più  interessanti: Barty-Gauff, Swiatek-Svitolina. Ma sono le 4 del mattino e mi scuserete se ora vado a letto. Oggi Sonego, Nadal e io abbiamo una giornata pesante.  

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