Scommesse (quasi) sì, combines no? Prima scoppia il caso, poi tutto tace

Editoriali del Direttore

Scommesse (quasi) sì, combines no? Prima scoppia il caso, poi tutto tace

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TENNIS – Dopo il putiferio sui giornali per le intercettazioni della Procura di Cremona, un silenzio irreale. Tutto dimenticato? Dal 2007 a oggi: cosa disse e dice Binaghi, scrisse Baccini quando la Fit incaricò i suoi legali a difesa dei tennisti italiani poi squalificati dall’Atp

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Scommesse ed intercettazioni hanno tenuto banco due settimane fa, con intere paginate sui principali quotidiani italiani per l’apparente coinvolgimento di alcuni tennisti italiani (Daniele Bracciali in primis).

 

Come fedelmente riportato da Ubitennis il presidente Angelo Binaghi dichiarò allora “di considerarsi parte lesa” nel caso i tennisti italiani “citati” nelle intercettazioni del caso scommesse, venissero dichiarati colpevoli. “Se l’inchiesta dovesse confermare quanto sembra trasparire dalle intercettazioni pubblicate dai giornali – si leggeva nel comunicato stampa FIT a sua firma – si tratterebbe di illeciti da considerare gravissimi e intollerabili anche se, a differenza del calcio, commessi nell’ambito di eventi internazionali, dunque non organizzati né gestiti da noi. Visto il danno d’immagine arrecato al tennis italiano, la Fit si dichiara fin d’ora parte lesa dagli eventuali reati commessi sia da propri tesserati sia da terze persone”.

La distinzione che Binaghi fa fra calcio e tennis, fra eventi internazionali e nazionali, fra “gestiti da noi” e gestiti da altri, ha un senso che a me francamente sfugge (ma immagino lo abbiano consigliato ad esprimersi così quegli avvocati che Binaghi ormai consulta sempre e dei quali la FIT è diventata cliente in pianta quasi stabile).

Responsabilità accertate dei tennisti italiani? Macchè. Nessuno oggi può darle per scontate! Voglio essere chiaro a questo riguardo e a scanso di equivoci! Oltretutto l’inchiesta di Cremona si riferisce a intercettazioni del 2007…che vengono fuori 7 anni dopo! Che la giustizia italiana sia lenta lo sappiamo tutti, però qui non si esagera?

Ciò premesso, però, spiego perchè non capisco granchè i “distinguo” di Binaghi: che un tennista e tesserato italiano, sempre nella dannatissima ipotesi di quelle responsabilità accertate, commetta un illecito gravissimo e intollerabile nell’ambito in un evento internazionale o nazionale, gestito dalla FIT o non gestito dalla FIT, sotto il profilo etico e della sua ammissibilità da parte di una federazione, secondo me non cambia nulla.

Se una “combine” di un tesserato italiano avviene per le qualificazioni del torneo di Roma invece che a San Marino -Repubblica estera – o a Miami, è forse diverso? Sarebbe diverso? Mah?!

Aggiungo qui, ancora a scanso di equivoci:

UN CONTO E’ SCOMMETTERE, UN ALTRO è PRESTARSI AD UNA COMBINE PER ALTERARE IL RISULTATO, SIA PARZIALE, SIA FINALE (dacchè ci sono le scommesse on line)

Quando, nel 2007, cinque tennisti italiani furono denunciati e poi interrogati per aver infranto il divieto di scommettere, la FIT interessò immediatamente i suoi legali per difenderli dalle accuse dell’ATP. I ragazzi furono tutti poi squalificati. Chi più a lungo e chi meno. Chi patteggiò, ammettendo quindi formalmente le proprie “leggerezze”, e chi no. Nelle decisioni dei giudici emerse che i tennisti italiani avevano scommesso su partite cui non avevano preso parte. Ma non avevano, secondo gli atti emersi, “combinato” loro incontri: sarebbe stata cosa ben diversa.

A seguito di quelle squalifiche, che comunque ci furono, la FIT non prese alcun provvedimento, nessuna sanzione nei confronti degli “squalificati”. Anzi. Era evidente che li riteneva già sufficientemente puniti. Mai nemmeno una letterina di biasimo.

Si considerarono talmente innocenti le azioni per le quali erano stati squalificati che uno di loro, per l’appunto oggi il più discusso di tutti, Daniele Bracciali, è diventato consigliere federale in rappresentanza degli atleti. Mentre chi di loro doveva essere convocato in Coppa Davis, quindi a rappresentare il Paese, è stato sempre tranquillamente convocato.

E uno di quei cinque “squalificati” di allora, Giorgio Galimberti, rappresenta in Serie A il Tennis Cagliari, il circolo del Presidente FIT, ne allena ogni tanto il figlio Roberto (quello che ha ottenuto una dozzina di wild card al Forte Village fra singolare nelle “quali” e doppio nel main draw), lavora per la tv federale Supertennis e mi sento di azzardare la presunzione – salvo smentite – che non faccia tutto gratis sebbene certamente qualche favore ad un uomo che ha potere, e cordoni della borsa, spesso si preferisce non negarlo.

Oggi Daniele Bracciali – che, scusate l’inciso del tutto personale, conosco da sempre e per il quale nutro anche grande simpatia – alla luce di queste intercettazioni nelle quali almeno a parole (e non necessariamente nei fatti) interagisce con dei furfanti, appare quantomeno reo di omessa denuncia all’ATP. Pur essendo stato contattato da “truffatori ed organizzatori di combine”, anche se non ne avesse attuata neppure mezza, ha certamente sbagliato nel non denunciare mai quel contatto che le intercettazioni dicono esserci stato. La Fit per ora non sembra essersi pronunciata al riguardo.

Va detto a questo punto che se gli investigatori di non so quale Procura od organismo (TIU: la Tennis-Integrity Unit) avvicinassero i giocatori italiani (e non) che partecipano ai circuiti Futures e Challenger, si imbatterebbero in un muro di omertà difficilmente abbattibile.

I MOTIVI DI UN’OMERTA’ PALPABILE: nessuna confessione nè denuncia è ipotizzabile.

Il perchè è presto spiegato. Chi ha “barato” vendendo partite, o anche soltanto un set, o comunque mettendosi d’accordo con l’avversario per…”decidere il match al terzo set”, con i primi due set caratterizzati da punteggi assolutamente contraddittori (in modo da “far fessi” gli scommettitori all’oscuro della combine a tutto beneficio dei bene informati) non lo dirà mai. Non confesserà. Ma anche chi sa che l’amico, il “collega” che non ha avuto scrupoli ad “autofinanziarsi” illegalmente con la “combine” (magari perchè più bisognoso di lui di…introiti illeciti per poter proseguire l’onerosa ed altrimenti insopportabile attività agonistica) mai arriverà a denunciarlo sapendo che, così facendo, metterebbe fine alla sua carriera, ai suoi sogni, facendolgi perfino rischiare il carcere.

Fra questi ragazzi sono nate e si sono sviluppate amicizie di anni e anni, di trasferte e alloggi condivisi, di allenamenti, di sacrifici. Chi se la sentirebbe di “rovinare” tutto questo per…amor di giustizia? Vero che se qualcuno non comincia…ma vero anche che non è facile essere il primo che si espone. E’ facile fare i moralisti per chi è fuori dal giro dei tennisti, degli amici di vecchia data. Questo pezzo di Marcos, pubblicato domenica scorsa e che è in genere piaciuto molto (salvo che ad un solo lettore, nick name l’arpedonapta: de gustibus disputandum non est), ha centrato molte situazioni e problematiche comprensibili sotto il profilo psicologico per chi debba decidere se denunciare o meno un amico e un collega, magari il proprio compagno di doppio.

Mi si dice che quote e scommesse on line vengano fatte anche sui doppi, match per i quali i premi in palio sono spesso ridicoli. Match che spesso vengono giocati da chi ha già perso in singolare e a cui una notte in più di permanenza nella colaclità che ospita il torneo, costa di più del premio che si può vincere. Chiaro che la tentazione di fare le valigie ed andarsene sia forte. Chiaro anche che possa scappar detto, senza aver l’intenzione di speculare su quell’intenzione scommettendoci su, di far conoscere quelle intenzioni a qualcuno che invece intenda approfittarne per scommettere lui o per avvertire qualcun altro.

Loschi figuri che si aggirano nelle piazze dei tornei minori ne sono stati avvistati diversi e in tanti tornei. Russi ma non solo, anche italiani che collaborano con certe organizzazioni simili a quelle che hanno agito per le partite di calcio.

Chi dice di non aver mai sentito dire nulla, mai visto nulla, mai saputo nulla, dice le bugie. Chi partecipa a questi tornei minori il fenomeno lo conosce, ne sia stato lui complice o no. Così come dei match più “chiaccchierati” una buona parte dei giocatori sono certamente al corrente. Ma non lo diranno mai. Come non si saprà probabilmente mai di quei ragazzi che si sono “dopati” da ragazzini – ingerendo ormoni per crescere qualche centimetro in più, in altezza o d muscolatura – e che non confesseranno il loro peccato originale (tanto più se sono magari anni che di doping non hanno più fatto uso).

IL PRESTITO DI (DIS)ONORE DELL’ORGANIZZAZIONE. IL DOPING GIOVANILE

Erano voci e niente di ufficialmente provato, ad esempio, quelle che raccontavano come certe organizzazioni russe aiutassero i ragazzini economicamente non autosufficienti dell’Europa dell’Est con una sorta di prestito di (dis)onore all’inizio della loro dispendiosa attività agonistica, in cambio di una promessa a “combinare” un certo numero di incontri una volta affermatisi nel ranking e in circuiti superiori dove il “giro scommesse” fosse rilevante. Così come mi è capitato di sentir genitori che raccontavano di certe pratiche dopanti in alcune accademie e in certi Paesi più che in altri “per fortificare i ragazzi più giovani che non avevano un fisico naturalmente sviluppato”.

Chi lo racconta, si può star certi, è chi non ha voluto farne uso, chi insinua che “vincere 5 o 6 tornei di fila a 16/17 anni senza potersi allenare fra un torneo e l’altro… non è umanamente possibile”. Così come – dicono sempre gli stessi genitori – sarebbe “umanamente impossibile” allenarsi ad una certa età (minima o massima) per 5/6 ore al giorno senza “rompersi”.

Ma e se fosse perchè, effettivamente, il proprio figlio non ce l’avrebbe mai fatta e invece un altro sì? Come giurarci sulla Bibbia? Si può dispensare giudizi certi ed inappellabili solo perchè un tennista ha vinto uno o più grandi tornei ed è poi sparito improvvisamente di scena?

IL PRIMO POSSIBILE RIMEDIO: l’alloggio gratuito

I possibili rimedi? Ma, intanto ne suggerisco uno: chi organizza un torneo Future come Challenger prima ancora di preoccuparsi di dotarsi di un montepremi più o meno ricco, dovrebbe innanzitutto avere come obbligo la garanzia dell’alloggio gratuito ai concorrenti (anche in camera doppia e da dividere). Ma a tutti. Si dovrebbe autorizzare l’organizzazione di un torneo solo previa garanzia dell’alloggio gratuito ai partecipanti. A scapito del montepremi, certo, ma almeno chi gioca non dovrà passare certe forche caudine, avrà almeno la tranquillità di poter partecipare ai tornei senza la pressione di un conto perennemente in rosso.

Va tenuto presente che chi passa due o tre turni di “quali” non prende un punto Atp ,- anche qui: siamo sicuri che l’Atp non possa modificare il suo sistema di classificazione e raccolta punti? – né (in genere) un euro. Ma deve pagarsi il viaggio, le racchette, le corde e le incordature – c’è chi si porta dietro la propria macchina per risparmiare o per accordare le racchette a minor prezzo agli altri – il cibo (che non è quello di un pensionato a dieta). Se i circoli che organizzano future e challenger pretendono addirittura di farsi pagare il campo per gli allenamenti, beh, poveri ragazzi, come fanno a tirare avanti per mesi, per anni?

Tutto ciò detto, faccio un passo indietro, torno all’argomento iniziale e a quando scoppiò in maniera deflagrante 7 anni fa e copio ed incollo qui quanto il giornalista dell’Unità, nonché ottimo telecronista di Eurosport, Federico Ferrero ebbe a scrivere il 23 dicembre 2007 su Tennis Best.

Lo incollo qui sotto:

Premessa: l’onestà dei tre giocatori puniti dall’Atp per le scommesse on line non è in discussione.

Prima puntata

Il trenta settembre 2007 il Journal du Dimanche esce con questa inchiesta a firma Damien Bournier ed Eric Frosio, dal titolo “Atp: alcuni giocatori italiani sotto tiro”. L’articolo attinge da una fonte riservata (corrispondenza tra un rappresentante dell’Atp e la Essa, la European Sports security Association) e sostiene:

Ces courriels confidentiels, que nous nous sommes procurés, indiquent notamment que plusieurs joueurs transalpins possèdent un compte sur des sites de paris en ligne: Potito Starace (28e mondial), Daniele Bracciali (175e, mais 49e en 2006), Giorgio Galimberti (tombé dans les profondeurs du classement), Alessio Di Mauro (117e) et Federico Luzzi (127e). Pour les trois premiers, les comptes auraient été ouverts chez interwetten.com. Pour chacun d’entre eux, l’ATP a demandé un rapport complet: les données confidentielles enregistrées (coordonnées bancaires, adresse électronique), le détail des paris effectués, avec les montants afférents.

Seconda puntata

Il quattro ottobre 2007 il presidente della federazione italiana tennis Angelo Binaghi dichiara al Giornale Nuovo:

– Presidente Binaghi, che cosa sono tutte queste voci sui giocatori italiani?
“Fantascienza. Fango frutto di una campagna diffamatoria. Tanto che, d’accordo con i tennisti, abbiamo incaricato i nostri legali di tutelare in tutti i modi e in tutte le sedi l’immagine del nostro sport”.

– Il Journal du dimanche ci va giù duro con i giocatori italiani . Perché?
“Non è un caso che le accuse arrivino dalla Francia. Con la loro Federazione ci siamo scontrati per la data di Roma e da due anni prendono batoste dalle nostre ragazze in Fed Cup”.

Terza puntata

Lo scenario della vendetta trasversale col movente dell’invidia non si rivela azzeccato. I legali incaricati non trovano pane per i loro denti poiché, tempo due mesi, dal fango prendono forma tre provvedimenti ufficiali: prima la squalifica di Alessio di Mauro, poi i patteggiamenti con annessa squalifica di Potito Starace e di Daniele Bracciali. I tre avevano scommesso su partite di tennis, il Journal du Dimanche non aveva diffamato ma aveva rivelato notizie vere su almeno tre dei cinque giocatori italiani nominati. Resta la cortese opinione espressa dal maggior esponente istituzionale del nostro sport secondo cui la Francia avrebbe aizzato la stampa di casa contro gli italiani allo scopo di vendicarsi per le sconfitte in Fed Cup (sic), per un litigio sulla data del torneo di Roma (sic) e, sostanzialmente, al fine di placare i moti di invidia per i nostri successi. La speranza è che al presidente francese Christian Bimes non sia giunta voce di quell’intervista.

Quarta puntata

Il ventitrè dicembre 2007 il presidente Angelo Binaghi affida a Repubblica un suo commento alle sentenze di condanna contro Starace e Bracciali e fa capire che esiste una lista ufficiosa di giocatori macchiatisi di colpe più gravi di quelle addebitate ai tre azzurri (“Ho notizie, indiscrezioni, che l’elenco dei giocatori sia numeroso e riguardi vari paesi”.) Eppure, prima delle condanne, la posizione ufficiale del tennis italiano era improntata a un garantismo cristallino alla Franco Cordero, in nome del quale non si dovrebbero diffondere accuse e illazioni prive di nomi e circostanze per non gettare fango sul nostro sport. La “tutela dell’immagine del nostro sport” non vale più? Il presidente, poi, dà un altro colpo alla dottrina del fine giurista e collaboratore di Repubblica Cordero, sostenendo che i tennisti italiani “hanno giocato in un tennis nel quale il doping non era combattuto con serietà e convinzione” (nomi? circostanze?) e chiude preannunciando che sta per iniziare “la battaglia di liberazione del tennis” dall’Atp. Speriamo stesse scherzando.

FINE articolo di Federico Ferrero

Proseguendo nel nostro tuffo nel passato, leggete qui cosa scriveva sul sito della Federtennis l’allora direttore della Comunicazion FIT Giancarlo Baccini (il cui articolo, intitolato “L’Onestà degli Italiani” potete leggere in originale linkando qui ma, anche qui, ve lo copio qui sotto:

L’ONESTA’ DEGLI ITALIANI

di Giancarlo Baccini

Sapete che vi dico? Non tutto il male vien per nuocere. Perché, alla fin fine, l’unica cosa chiara che finora si sa sul fenomeno delle scommesse è la seguente: Starace, Bracciali e Di Mauro non hanno mai truccato una partita né sfruttato informazioni “riservate” sul conto dei propri colleghi per far soldi puntando. Sono, insomma, tre persone oneste che si sono macchiate di una (secondo me) imperdonabile leggerezza, e che quando hanno scoperto l’errore hanno prontamente smesso di scommettere.
Da appassionato di tennis mi auguro che l’ATP accerti che nessuno si è mai reso colpevole di corruzione, cioè del crimine peggiore di cui, assieme al doping, uno sportivo possa macchiarsi. Da lettore di giornali temo invece che non sarà così. Ed è anche per questo che, paradossalmente, ritengo positivo il fatto che i nostri tre ragazzi siano già usciti dall’inchiesta con punizioni, sì, ingiustamente pesanti ma anche con la patente di persona per bene. Sono almeno una ventina, stando ai “si dice”, quelli che dovrebbero vedersela più brutta. E ci sarà gente di molte nazionalità diverse…
A chi si chiedesse perché per ora ci siano andati di mezzo soltanto gli italiani mi sembra di poter rispondere con gran semplicità. Bando alle dietrologie, perché ciò è dipeso soltanto dalla diversità del comportamento “processuale” dei tre giocatori azzurri rispetto a quello degli altri attualmente sotto inchiesta. Di Mauro ha infatti subito una procedura, come dire?, abbreviata perché non aveva risposto alle prime contestazioni degli inquirenti, sottovalutandole. Starace e Bracciali, dal canto loro, hanno invece deciso di togliersi il dente e di patteggiare pene che, per quanto eccessive, non danneggiassero troppo la loro attività. Se avessero atteso la fine di gennaio per essere ascoltati dagli inquirenti, come accadrà ad altri “imputati”, avrebbero rischiato uno stop non soltanto più lungo ma soprattutto destinato a bloccarli durante gli importantissimi tornei di primavera.
Un’ultima annotazione. Fra i commentatori c’è stato persino chi si è spinto a rimproverare la FIT di non essere riuscita a evitare che i giocatori italiani commettessero superficialità del genere nonostante il “Club Italia”, che durante la stagione agonistica offre ai nostri migliori rappresentanti servizi di vario tipo, sia nato anche per far gruppo e fornire guida e indirizzo. Il rimprovero è non solo risibile ma soprattutto infondato. Starace e gli altri, infatti, scommettevano prima della creazione del “Club Italia” e, guarda un po’, hanno smesso di farlo quando sono entrati a farne parte…

Fine articolo di Baccini

Da parte mia, dopo il “recupero” di queste due “esternazioni” binaghiane e bacciniane sette anni dopo, senza che vi fossero accenni ad ipotesi di “Noi saremmo parte lesa” …beh, rilevato ancora e sottolineato che allora il cosiddetto capo d’imputazione era collegato a scommesse fatte su match giocati da altri e non sui propri, non ho commenti da aggiungere … Almeno per il momento; fra altri sette anni, se la giustizia procederà a “scoprire” qualcos’altro, semmai si vedrà!

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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