Scommesse (quasi) sì, combines no? Prima scoppia il caso, poi tutto tace

Editoriali del Direttore

Scommesse (quasi) sì, combines no? Prima scoppia il caso, poi tutto tace

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TENNIS – Dopo il putiferio sui giornali per le intercettazioni della Procura di Cremona, un silenzio irreale. Tutto dimenticato? Dal 2007 a oggi: cosa disse e dice Binaghi, scrisse Baccini quando la Fit incaricò i suoi legali a difesa dei tennisti italiani poi squalificati dall’Atp

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Scommesse ed intercettazioni hanno tenuto banco due settimane fa, con intere paginate sui principali quotidiani italiani per l’apparente coinvolgimento di alcuni tennisti italiani (Daniele Bracciali in primis).

 

Come fedelmente riportato da Ubitennis il presidente Angelo Binaghi dichiarò allora “di considerarsi parte lesa” nel caso i tennisti italiani “citati” nelle intercettazioni del caso scommesse, venissero dichiarati colpevoli. “Se l’inchiesta dovesse confermare quanto sembra trasparire dalle intercettazioni pubblicate dai giornali – si leggeva nel comunicato stampa FIT a sua firma – si tratterebbe di illeciti da considerare gravissimi e intollerabili anche se, a differenza del calcio, commessi nell’ambito di eventi internazionali, dunque non organizzati né gestiti da noi. Visto il danno d’immagine arrecato al tennis italiano, la Fit si dichiara fin d’ora parte lesa dagli eventuali reati commessi sia da propri tesserati sia da terze persone”.

La distinzione che Binaghi fa fra calcio e tennis, fra eventi internazionali e nazionali, fra “gestiti da noi” e gestiti da altri, ha un senso che a me francamente sfugge (ma immagino lo abbiano consigliato ad esprimersi così quegli avvocati che Binaghi ormai consulta sempre e dei quali la FIT è diventata cliente in pianta quasi stabile).

Responsabilità accertate dei tennisti italiani? Macchè. Nessuno oggi può darle per scontate! Voglio essere chiaro a questo riguardo e a scanso di equivoci! Oltretutto l’inchiesta di Cremona si riferisce a intercettazioni del 2007…che vengono fuori 7 anni dopo! Che la giustizia italiana sia lenta lo sappiamo tutti, però qui non si esagera?

Ciò premesso, però, spiego perchè non capisco granchè i “distinguo” di Binaghi: che un tennista e tesserato italiano, sempre nella dannatissima ipotesi di quelle responsabilità accertate, commetta un illecito gravissimo e intollerabile nell’ambito in un evento internazionale o nazionale, gestito dalla FIT o non gestito dalla FIT, sotto il profilo etico e della sua ammissibilità da parte di una federazione, secondo me non cambia nulla.

Se una “combine” di un tesserato italiano avviene per le qualificazioni del torneo di Roma invece che a San Marino -Repubblica estera – o a Miami, è forse diverso? Sarebbe diverso? Mah?!

Aggiungo qui, ancora a scanso di equivoci:

UN CONTO E’ SCOMMETTERE, UN ALTRO è PRESTARSI AD UNA COMBINE PER ALTERARE IL RISULTATO, SIA PARZIALE, SIA FINALE (dacchè ci sono le scommesse on line)

Quando, nel 2007, cinque tennisti italiani furono denunciati e poi interrogati per aver infranto il divieto di scommettere, la FIT interessò immediatamente i suoi legali per difenderli dalle accuse dell’ATP. I ragazzi furono tutti poi squalificati. Chi più a lungo e chi meno. Chi patteggiò, ammettendo quindi formalmente le proprie “leggerezze”, e chi no. Nelle decisioni dei giudici emerse che i tennisti italiani avevano scommesso su partite cui non avevano preso parte. Ma non avevano, secondo gli atti emersi, “combinato” loro incontri: sarebbe stata cosa ben diversa.

A seguito di quelle squalifiche, che comunque ci furono, la FIT non prese alcun provvedimento, nessuna sanzione nei confronti degli “squalificati”. Anzi. Era evidente che li riteneva già sufficientemente puniti. Mai nemmeno una letterina di biasimo.

Si considerarono talmente innocenti le azioni per le quali erano stati squalificati che uno di loro, per l’appunto oggi il più discusso di tutti, Daniele Bracciali, è diventato consigliere federale in rappresentanza degli atleti. Mentre chi di loro doveva essere convocato in Coppa Davis, quindi a rappresentare il Paese, è stato sempre tranquillamente convocato.

E uno di quei cinque “squalificati” di allora, Giorgio Galimberti, rappresenta in Serie A il Tennis Cagliari, il circolo del Presidente FIT, ne allena ogni tanto il figlio Roberto (quello che ha ottenuto una dozzina di wild card al Forte Village fra singolare nelle “quali” e doppio nel main draw), lavora per la tv federale Supertennis e mi sento di azzardare la presunzione – salvo smentite – che non faccia tutto gratis sebbene certamente qualche favore ad un uomo che ha potere, e cordoni della borsa, spesso si preferisce non negarlo.

Oggi Daniele Bracciali – che, scusate l’inciso del tutto personale, conosco da sempre e per il quale nutro anche grande simpatia – alla luce di queste intercettazioni nelle quali almeno a parole (e non necessariamente nei fatti) interagisce con dei furfanti, appare quantomeno reo di omessa denuncia all’ATP. Pur essendo stato contattato da “truffatori ed organizzatori di combine”, anche se non ne avesse attuata neppure mezza, ha certamente sbagliato nel non denunciare mai quel contatto che le intercettazioni dicono esserci stato. La Fit per ora non sembra essersi pronunciata al riguardo.

Va detto a questo punto che se gli investigatori di non so quale Procura od organismo (TIU: la Tennis-Integrity Unit) avvicinassero i giocatori italiani (e non) che partecipano ai circuiti Futures e Challenger, si imbatterebbero in un muro di omertà difficilmente abbattibile.

I MOTIVI DI UN’OMERTA’ PALPABILE: nessuna confessione nè denuncia è ipotizzabile.

Il perchè è presto spiegato. Chi ha “barato” vendendo partite, o anche soltanto un set, o comunque mettendosi d’accordo con l’avversario per…”decidere il match al terzo set”, con i primi due set caratterizzati da punteggi assolutamente contraddittori (in modo da “far fessi” gli scommettitori all’oscuro della combine a tutto beneficio dei bene informati) non lo dirà mai. Non confesserà. Ma anche chi sa che l’amico, il “collega” che non ha avuto scrupoli ad “autofinanziarsi” illegalmente con la “combine” (magari perchè più bisognoso di lui di…introiti illeciti per poter proseguire l’onerosa ed altrimenti insopportabile attività agonistica) mai arriverà a denunciarlo sapendo che, così facendo, metterebbe fine alla sua carriera, ai suoi sogni, facendolgi perfino rischiare il carcere.

Fra questi ragazzi sono nate e si sono sviluppate amicizie di anni e anni, di trasferte e alloggi condivisi, di allenamenti, di sacrifici. Chi se la sentirebbe di “rovinare” tutto questo per…amor di giustizia? Vero che se qualcuno non comincia…ma vero anche che non è facile essere il primo che si espone. E’ facile fare i moralisti per chi è fuori dal giro dei tennisti, degli amici di vecchia data. Questo pezzo di Marcos, pubblicato domenica scorsa e che è in genere piaciuto molto (salvo che ad un solo lettore, nick name l’arpedonapta: de gustibus disputandum non est), ha centrato molte situazioni e problematiche comprensibili sotto il profilo psicologico per chi debba decidere se denunciare o meno un amico e un collega, magari il proprio compagno di doppio.

Mi si dice che quote e scommesse on line vengano fatte anche sui doppi, match per i quali i premi in palio sono spesso ridicoli. Match che spesso vengono giocati da chi ha già perso in singolare e a cui una notte in più di permanenza nella colaclità che ospita il torneo, costa di più del premio che si può vincere. Chiaro che la tentazione di fare le valigie ed andarsene sia forte. Chiaro anche che possa scappar detto, senza aver l’intenzione di speculare su quell’intenzione scommettendoci su, di far conoscere quelle intenzioni a qualcuno che invece intenda approfittarne per scommettere lui o per avvertire qualcun altro.

Loschi figuri che si aggirano nelle piazze dei tornei minori ne sono stati avvistati diversi e in tanti tornei. Russi ma non solo, anche italiani che collaborano con certe organizzazioni simili a quelle che hanno agito per le partite di calcio.

Chi dice di non aver mai sentito dire nulla, mai visto nulla, mai saputo nulla, dice le bugie. Chi partecipa a questi tornei minori il fenomeno lo conosce, ne sia stato lui complice o no. Così come dei match più “chiaccchierati” una buona parte dei giocatori sono certamente al corrente. Ma non lo diranno mai. Come non si saprà probabilmente mai di quei ragazzi che si sono “dopati” da ragazzini – ingerendo ormoni per crescere qualche centimetro in più, in altezza o d muscolatura – e che non confesseranno il loro peccato originale (tanto più se sono magari anni che di doping non hanno più fatto uso).

IL PRESTITO DI (DIS)ONORE DELL’ORGANIZZAZIONE. IL DOPING GIOVANILE

Erano voci e niente di ufficialmente provato, ad esempio, quelle che raccontavano come certe organizzazioni russe aiutassero i ragazzini economicamente non autosufficienti dell’Europa dell’Est con una sorta di prestito di (dis)onore all’inizio della loro dispendiosa attività agonistica, in cambio di una promessa a “combinare” un certo numero di incontri una volta affermatisi nel ranking e in circuiti superiori dove il “giro scommesse” fosse rilevante. Così come mi è capitato di sentir genitori che raccontavano di certe pratiche dopanti in alcune accademie e in certi Paesi più che in altri “per fortificare i ragazzi più giovani che non avevano un fisico naturalmente sviluppato”.

Chi lo racconta, si può star certi, è chi non ha voluto farne uso, chi insinua che “vincere 5 o 6 tornei di fila a 16/17 anni senza potersi allenare fra un torneo e l’altro… non è umanamente possibile”. Così come – dicono sempre gli stessi genitori – sarebbe “umanamente impossibile” allenarsi ad una certa età (minima o massima) per 5/6 ore al giorno senza “rompersi”.

Ma e se fosse perchè, effettivamente, il proprio figlio non ce l’avrebbe mai fatta e invece un altro sì? Come giurarci sulla Bibbia? Si può dispensare giudizi certi ed inappellabili solo perchè un tennista ha vinto uno o più grandi tornei ed è poi sparito improvvisamente di scena?

IL PRIMO POSSIBILE RIMEDIO: l’alloggio gratuito

I possibili rimedi? Ma, intanto ne suggerisco uno: chi organizza un torneo Future come Challenger prima ancora di preoccuparsi di dotarsi di un montepremi più o meno ricco, dovrebbe innanzitutto avere come obbligo la garanzia dell’alloggio gratuito ai concorrenti (anche in camera doppia e da dividere). Ma a tutti. Si dovrebbe autorizzare l’organizzazione di un torneo solo previa garanzia dell’alloggio gratuito ai partecipanti. A scapito del montepremi, certo, ma almeno chi gioca non dovrà passare certe forche caudine, avrà almeno la tranquillità di poter partecipare ai tornei senza la pressione di un conto perennemente in rosso.

Va tenuto presente che chi passa due o tre turni di “quali” non prende un punto Atp ,- anche qui: siamo sicuri che l’Atp non possa modificare il suo sistema di classificazione e raccolta punti? – né (in genere) un euro. Ma deve pagarsi il viaggio, le racchette, le corde e le incordature – c’è chi si porta dietro la propria macchina per risparmiare o per accordare le racchette a minor prezzo agli altri – il cibo (che non è quello di un pensionato a dieta). Se i circoli che organizzano future e challenger pretendono addirittura di farsi pagare il campo per gli allenamenti, beh, poveri ragazzi, come fanno a tirare avanti per mesi, per anni?

Tutto ciò detto, faccio un passo indietro, torno all’argomento iniziale e a quando scoppiò in maniera deflagrante 7 anni fa e copio ed incollo qui quanto il giornalista dell’Unità, nonché ottimo telecronista di Eurosport, Federico Ferrero ebbe a scrivere il 23 dicembre 2007 su Tennis Best.

Lo incollo qui sotto:

Premessa: l’onestà dei tre giocatori puniti dall’Atp per le scommesse on line non è in discussione.

Prima puntata

Il trenta settembre 2007 il Journal du Dimanche esce con questa inchiesta a firma Damien Bournier ed Eric Frosio, dal titolo “Atp: alcuni giocatori italiani sotto tiro”. L’articolo attinge da una fonte riservata (corrispondenza tra un rappresentante dell’Atp e la Essa, la European Sports security Association) e sostiene:

Ces courriels confidentiels, que nous nous sommes procurés, indiquent notamment que plusieurs joueurs transalpins possèdent un compte sur des sites de paris en ligne: Potito Starace (28e mondial), Daniele Bracciali (175e, mais 49e en 2006), Giorgio Galimberti (tombé dans les profondeurs du classement), Alessio Di Mauro (117e) et Federico Luzzi (127e). Pour les trois premiers, les comptes auraient été ouverts chez interwetten.com. Pour chacun d’entre eux, l’ATP a demandé un rapport complet: les données confidentielles enregistrées (coordonnées bancaires, adresse électronique), le détail des paris effectués, avec les montants afférents.

Seconda puntata

Il quattro ottobre 2007 il presidente della federazione italiana tennis Angelo Binaghi dichiara al Giornale Nuovo:

– Presidente Binaghi, che cosa sono tutte queste voci sui giocatori italiani?
“Fantascienza. Fango frutto di una campagna diffamatoria. Tanto che, d’accordo con i tennisti, abbiamo incaricato i nostri legali di tutelare in tutti i modi e in tutte le sedi l’immagine del nostro sport”.

– Il Journal du dimanche ci va giù duro con i giocatori italiani . Perché?
“Non è un caso che le accuse arrivino dalla Francia. Con la loro Federazione ci siamo scontrati per la data di Roma e da due anni prendono batoste dalle nostre ragazze in Fed Cup”.

Terza puntata

Lo scenario della vendetta trasversale col movente dell’invidia non si rivela azzeccato. I legali incaricati non trovano pane per i loro denti poiché, tempo due mesi, dal fango prendono forma tre provvedimenti ufficiali: prima la squalifica di Alessio di Mauro, poi i patteggiamenti con annessa squalifica di Potito Starace e di Daniele Bracciali. I tre avevano scommesso su partite di tennis, il Journal du Dimanche non aveva diffamato ma aveva rivelato notizie vere su almeno tre dei cinque giocatori italiani nominati. Resta la cortese opinione espressa dal maggior esponente istituzionale del nostro sport secondo cui la Francia avrebbe aizzato la stampa di casa contro gli italiani allo scopo di vendicarsi per le sconfitte in Fed Cup (sic), per un litigio sulla data del torneo di Roma (sic) e, sostanzialmente, al fine di placare i moti di invidia per i nostri successi. La speranza è che al presidente francese Christian Bimes non sia giunta voce di quell’intervista.

Quarta puntata

Il ventitrè dicembre 2007 il presidente Angelo Binaghi affida a Repubblica un suo commento alle sentenze di condanna contro Starace e Bracciali e fa capire che esiste una lista ufficiosa di giocatori macchiatisi di colpe più gravi di quelle addebitate ai tre azzurri (“Ho notizie, indiscrezioni, che l’elenco dei giocatori sia numeroso e riguardi vari paesi”.) Eppure, prima delle condanne, la posizione ufficiale del tennis italiano era improntata a un garantismo cristallino alla Franco Cordero, in nome del quale non si dovrebbero diffondere accuse e illazioni prive di nomi e circostanze per non gettare fango sul nostro sport. La “tutela dell’immagine del nostro sport” non vale più? Il presidente, poi, dà un altro colpo alla dottrina del fine giurista e collaboratore di Repubblica Cordero, sostenendo che i tennisti italiani “hanno giocato in un tennis nel quale il doping non era combattuto con serietà e convinzione” (nomi? circostanze?) e chiude preannunciando che sta per iniziare “la battaglia di liberazione del tennis” dall’Atp. Speriamo stesse scherzando.

FINE articolo di Federico Ferrero

Proseguendo nel nostro tuffo nel passato, leggete qui cosa scriveva sul sito della Federtennis l’allora direttore della Comunicazion FIT Giancarlo Baccini (il cui articolo, intitolato “L’Onestà degli Italiani” potete leggere in originale linkando qui ma, anche qui, ve lo copio qui sotto:

L’ONESTA’ DEGLI ITALIANI

di Giancarlo Baccini

Sapete che vi dico? Non tutto il male vien per nuocere. Perché, alla fin fine, l’unica cosa chiara che finora si sa sul fenomeno delle scommesse è la seguente: Starace, Bracciali e Di Mauro non hanno mai truccato una partita né sfruttato informazioni “riservate” sul conto dei propri colleghi per far soldi puntando. Sono, insomma, tre persone oneste che si sono macchiate di una (secondo me) imperdonabile leggerezza, e che quando hanno scoperto l’errore hanno prontamente smesso di scommettere.
Da appassionato di tennis mi auguro che l’ATP accerti che nessuno si è mai reso colpevole di corruzione, cioè del crimine peggiore di cui, assieme al doping, uno sportivo possa macchiarsi. Da lettore di giornali temo invece che non sarà così. Ed è anche per questo che, paradossalmente, ritengo positivo il fatto che i nostri tre ragazzi siano già usciti dall’inchiesta con punizioni, sì, ingiustamente pesanti ma anche con la patente di persona per bene. Sono almeno una ventina, stando ai “si dice”, quelli che dovrebbero vedersela più brutta. E ci sarà gente di molte nazionalità diverse…
A chi si chiedesse perché per ora ci siano andati di mezzo soltanto gli italiani mi sembra di poter rispondere con gran semplicità. Bando alle dietrologie, perché ciò è dipeso soltanto dalla diversità del comportamento “processuale” dei tre giocatori azzurri rispetto a quello degli altri attualmente sotto inchiesta. Di Mauro ha infatti subito una procedura, come dire?, abbreviata perché non aveva risposto alle prime contestazioni degli inquirenti, sottovalutandole. Starace e Bracciali, dal canto loro, hanno invece deciso di togliersi il dente e di patteggiare pene che, per quanto eccessive, non danneggiassero troppo la loro attività. Se avessero atteso la fine di gennaio per essere ascoltati dagli inquirenti, come accadrà ad altri “imputati”, avrebbero rischiato uno stop non soltanto più lungo ma soprattutto destinato a bloccarli durante gli importantissimi tornei di primavera.
Un’ultima annotazione. Fra i commentatori c’è stato persino chi si è spinto a rimproverare la FIT di non essere riuscita a evitare che i giocatori italiani commettessero superficialità del genere nonostante il “Club Italia”, che durante la stagione agonistica offre ai nostri migliori rappresentanti servizi di vario tipo, sia nato anche per far gruppo e fornire guida e indirizzo. Il rimprovero è non solo risibile ma soprattutto infondato. Starace e gli altri, infatti, scommettevano prima della creazione del “Club Italia” e, guarda un po’, hanno smesso di farlo quando sono entrati a farne parte…

Fine articolo di Baccini

Da parte mia, dopo il “recupero” di queste due “esternazioni” binaghiane e bacciniane sette anni dopo, senza che vi fossero accenni ad ipotesi di “Noi saremmo parte lesa” …beh, rilevato ancora e sottolineato che allora il cosiddetto capo d’imputazione era collegato a scommesse fatte su match giocati da altri e non sui propri, non ho commenti da aggiungere … Almeno per il momento; fra altri sette anni, se la giustizia procederà a “scoprire” qualcos’altro, semmai si vedrà!

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Editoriali del Direttore

Nadal e Djokovic andranno a Parigi con grande fiducia, ma anche i quattro azzurri

ROMA – I due non sono “Matusa” ma NextGen, come ha detto Djokovic. Berrettini, Sinner, Sonego e Fognini saranno fra le 32 teste di serie. Quindi con due turni sulla carta accessibili

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da Roma, il nostro inviato

È vero che Rafa Nadal poteva perdere contro Shapovalov nei quarti, ma resta il fatto che di quattro tornei giocati sulla terra rossa, ne ha vinti due, Barcellona e Roma e ha perso gli altri due nei quarti, Montecarlo con Rublev e Madrid con Zverev. Che non sono due broccacci, mi pare.

Montecarlo è spesso il primo approccio sulla terra rossa per molti giocatori alla ricerca di una forma che ancora non c’è. Nel caso di Djokovic e Nadal, poi, il torneo del Principato era stato preceduto da un lungo stop. Entrambi avevano giocato l’ultimo match all’Open d’Australia e certo a Montecarlo non erano al massimo.

 

Il secondo Masters 1000 europeo, a Madrid, si gioca in altura e i campi sono molto più veloci che a Parigi. Non è un caso che in finale siano andati Zverev e Berrettini. Nadal ha detto chiaramente più volte: se c’è un torneo sulla terra battuta che meno si adatta alle mie caratteristiche tecniche questo è certamente quello di Madrid. Inoltre a Madrid non c’era Djokovic.

Insomma, io sono abbastanza convinto di non essere affetto da miopia patriottica se penso che dei tre Masters 1000 europei gli Internazionali d’Italia sia il torneo più importante. Più importante oltre che come tradizione e prestigio, per il fatto di rappresentare il miglior test possibile sulla condizione di forma dei giocatori due settimane prima del Roland Garros. L’ultimo vero test.

Chiaro che l’aver vinto il torneo, e in finale sull’avversario storicamente più valido dacché non gira più per i tornei Roger Federer, fa fare il pieno di fiducia a Rafa che, tanto per tappare la bocca a eventuali scettici, ha giocato d’anticipo sul dubbio legato ai tre set su cinque dello Slam parigino: “Ho fatto diverse partite dure qui a Roma, oggi con Novak quasi tre ore, ma avrei tranquillamente potuto giocare un paio d’ore in più”. Un bel messaggio, oltre che per gli scettici, per tutti gli avversari della Next Gen che magari si fossero illusi di avere a che fare con un vecchietto imborghesito e stanco, privo dell’antica resistenza sovrumana.

A quest’ultimo proposito Novak Djokovic non ha vinto il torneo, ma di certo ha detto la battuta migliore all’ennesima e poco originale domanda postagli da Diego Nargiso sull’incalzare dei Next-Gen “Me l’hanno chiesto 55 volte ultimamente, ma io penso che i Next-Gen siamo noi, Rafa e io”.

In effetti il modo in cui Djokovic ha rimontato Tsitsipas e quello con cui Nadal ha reso lo stesso servizio a Shapovalov, sia pure correndo entrambi rischi pazzeschi – un punto e buonanotte suonatori! – fa dire anche a noi che sì, il cambio della guardia è inevitabilmente sempre più vicino, ma attenzione lo si dice da anni… anche per la Regina Elisabetta e il Principe Carlo.

Giustamente anche Djokovic, per quanto umanamente iper-dispiaciuto per aver perso questo duello che consente a Rafa di pareggiare il conto dei Masters 1000 vinti – 36 ciascuno – per ritrovarsi il maiorchino con il fiato sul collo nel numero dei duelli vinti (ora sono 29 a 28 per lui, dopo la cinquantasettesima sfida) e per essere stato “doppiato” sia nel conto delle finali romane da Rafa (4 a 2) sia nei trionfi al Foro Italico (10 a 5), ha però buoni motivi per credere nelle proprie chance per il prossimo Roland Garros. Rafa è in doppia cifra in una quantità impressionante di tornei: 10 titoli a Roma, 11 a Montecarlo, 12 a Barcellona, 13 al Roland Garros dove sarà il favorito n.1 – pur da n.3 del seeding – per il titolo n.14.

Nole ha perso contro Rafa – e sono sicuro che gli girano un po’ le scatole tutte le volte che sente ripetere, e magari pronuncia lui stesso con la bocca storta l’innegabile: “Nadal è il più forte tennista di tutti i tempi sulla terra battuta” – ma nella finale al Foro Italico non è stato davvero dominato, tutt’altro. Non solo ha rifilato a Nadal un pesante 6-1 nel secondo set, dopo essere stato trafitto da non so più quante sciabolate vincenti del ritrovato dritto del rivale nel primo set, ma nel terzo ha avuto due palle break che se trasformate avrebbero potuto rovesciare l’esito del match. In particolare la prima, un dritto da tre quarti campo, avrebbe dovuto essere una sentenza, una semplice esecuzione contro un Nadal impotente. Invece quel dritto, bello e comodo, l’ha clamorosamente schiacciato in rete. L’altra palla break invece l’ha ben annullata con un gran rovescio Rafa, ben felice d’essere scampato al precedente pericolo.

Come spesso accade il contraccolpo psicologico per il break mancato si è tramutato, di lì a poco, un break subito. E da lì in poi Rafa si è involato verso il traguardo sparendo dalla vista di Nole perfino sul rettilineo d’arrivo.

Rafael Nadal – ATP Roma 2021 (via Twitter, @atptour)

Quindi Nole ha ragione, a mio avviso, a valutare il bicchiere mezzo pieno e a pensare positivo in vista Roland Garros. Sono gli altri, semmai, a doversi preoccupare della condizione dei due “Old-Gen”, perché quelli se proprio non li ammazzi non muoiono mai. Hanno una testa, non solo un’esperienza, diversa. Si aggrappano a tutto, non mollano mai.

LA FINALE FEMMINILE

Inciso che non vuole apparire sessista: ma come fa la n.9 del mondo (ed ex n.1), Karolina Pliskova a prendere 6-0 6-0 in 46 minuti una finale che avrebbe dovuto cercare di onorare per la gente che era venuta alle 14,30 per assistervi e pagando un biglietto anche piuttosto salato? Il secondo premio, 132.200 euro, io sarei stato quasi tentato di sequestrarglielo (se si potesse…) vedendola sorridere come se nulla fosse dopo l’imbarazzante sconfitta assolutamente indecorosa e irrispettosa. Ricordo Natalia Zvereva perdere 6-0 6-0 in 34 minuti la finale del Roland Garros con Steffi Graf, ma Graf era Graf e con tutto il rispetto Iga non lo è ancora. E poi comunque io vidi Natalia prima piangere all’uscita dal campo e poi, più tardi, apparve imbarazzata e al tempo stesso imbufalita. Pliskova, invece, sembrava fosse stata reduce da un Players Party. Vabbè, chiudo l’inciso.

Alla fine io sono convinto che la stessa Iga, sebbene determinatissima anche nell’ultimissimo game a non concedere la minima chance a Pliskova e certo contenta di questo trionfo dopo quello dell’ultimo Roland Garros (quest’anno ha vinto anche ad Adelaide, fanno tre titoli), avrebbe tutto sommato preferito venire a capo di una partita un po’ più equilibrata nel suo svolgimento e nel punteggio. Perché in giro per il mondo a tutti verrà in mente, come prima cosa, di sospettare che Pliskova – che lo scorso anno in finale qui prese 6-0 e poi sul 2-1 si ritirò contro Halep per un problema alla coscia – avesse nuovamente qualche problema fisico che le impedisse di difendersi secondo le proprie possibilità.

Torneremo, tornerò su questi Internazionali d’Italia che ci hanno donato la grande gioia di ritrovare un italiano in semifinale, uno straordinario Lorenzo Sonego che ci consentirà di non dover più tirare fuori ogni anno quel che successe nel 2007 con Filippo Volandri, con buona pace dell’ex tennista livornese.

Due finali in Masters 1000 (Sinner a Miami e Berrettini a Madrid), un quarto di finale (Fognini a Montecarlo), Sonego in semifinale: quattro diversi italiani protagonisti di altrettanti exploit in tornei importantissimi, con affermazioni in tornei meno importanti come il Melbourne Great Ocean Road (Sinner su Travaglia) e il Sardegna Open (Sonego). Roba mai vista prima.

A Parigi avremo quattro italiani teste di serie, quindi almeno in teoria con un paio di turni sulla carta abbordabili per tutti e quattro. A Roma nessuno aveva avuto un buon sorteggio, meno male che Sonego ha fatto… i bambini con i baffi. Ma se a Parigi ci dice bene, almeno qualcuno dei quattro moschettiere in terra di Francia ci darà di sicuro buone soddisfazioni. Ad maiora.

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Editoriali del Direttore

Ancora i soliti due, Nadal e Djokovic. Rischiano, ma alla fine sono i più forti [VIDEO-COMMENTO]

ROMA – Sonego che batte il n.15 Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e lotta alla pari con il n.1 Djokovic è la storia più bella che poteva capitare al tennis italiano, già protagonista in tutti i Masters 1000 dell’anno. Il Connors de noantri

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Rafa Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

da Roma, il direttore

I soliti due. Dov’è la notizia? Non c’è dubbio che la notizia più clamorosa sarebbe stata quella di un Sonego in finale, come lo fu per l’ultima volta qui al Foro Adriano Panatta nel ’78 battuto da Bjorn Borg al quinto set nel famoso match in cui un calabrone ingaggiò un duello con la Donnay di Borg che dovette schivare anche qualche monetina lanciata da qualche italopiteco che fu rimbrottato perfino da Adriano Panatta, quando lo svedese disse: “Se me ne tirate un’altra me ne vado!”.

Mi pare giusto ricordare, a questo punto, che anche l’anno prima un italiano aveva raggiunto la finale, e cioè Tonino Zugarelli che perse in quattro set contro Vitas Gerulaitis, così come in quattro set nel ’76 era stato Panatta ad avere la meglio su Guillermo Vilas.

 

Non è andato in finale, rimpiangerà forse le tre palle break iniziali del terzo set (“La partita avrebbe potuto prendere un’altra piega, comunque Sonego ha dimostrato perché aveva raggiunto le semifinali” gli ha subito riconosciuto Novak Djokovic), ma comunque così come nessuno ha dimenticato che Filippo Volandri raggiunse le semifinali qui nel 2007, nessuno dimenticherà che l’eroe azzurro di questa edizione è stato Lorenzo Sonego, un ragazzo capace di straordinari progressi che peraltro il suo coach Gipo Arbino mi aveva garantito di aver constatato già quando ci parlai a gennaio.

Lorenzo ha battuto in un solo torneo il n.15 del mondo Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e ha giocato per oltre due ore alla pari contro il n.1 del mondo, uno che ha vinto questo torneo cinque volte e che aveva fatto vedere contro Tsitsipas, al termine di un match bellissimo, la sua straordinaria bravura e irriducibilità.

Lorenzo Sonego – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Lorenzo è stato alla sua altezza, all’altezza di un supercampione come Djokovic, assolutamente, dimostrando un coraggio, una personalità e doti tecniche che un anno fa forse solo Gipo Arbino, il suo mentore, aveva intravisto.

Mi è piaciuto da morire anche, conoscendo la sua timidezza e umiltà fuori del campo, la sua grande educazione, quel suo modo di incitare la folla perché a sua volta lo incitasse, lo caricasse ancor più di adrenalina, quasi come se avesse bisogno di ancor più garra. Come se altrimenti potesse rischiare di mollare. Ma quando mai!

Lorenzo, e potrò venire accusato di blasfemia perché ovviamente in termini di risultati il paragone non regge, ma con quel suo modo di caricare la folla mi ha ricordato quel che faceva allo US Open nientemeno che Jimmy Connors. Bellissimo, trascinante. Uno vero, che non si nasconde dietro il politically correct perché corretto, correttissimo è in campo… tant’è che ha subito senza fiatare anche due errori arbitrali di cui si sono resi conto soltanto gli spettatori davanti alla TV.  Immagino la soddisfazione dei suoi sponsor, uno dei quali, Reale Mutua non poteva davvero immaginarsi un simile exploit del suo “ambassador” (ormai si dice così…, chissà perchè il sostantivo testimonial è passato di moda) proprio nel torneo di Roma di cui è sponsor. Giocando sul core business dell’antica società torinese d’assicurazione – sarà mica intervenuta nel mondo tennis perchè proprio a Torino ci saranno le finali ATP per i prossimi 5 anni? – si può dire che essa si è “assicurata” un tennista dal grande presente e da un probabilissimo grande futuro, al di là di ogni più rosea aspettativa: di certo al momento in cui hanno firmato …la polizza, i riflessi mediatici e televisivi di quella sponsorship non erano onestamente prevedibili. A volte nel firmare un contratto con un atleta non sai davvero dove puoi cadere. Ti può andare bene bene perchè quello improvvisamente comincia a vincere match su match o anche male, molto male. Pensate, giusto per accennare ad un paio di “immortali”: Barilla e Uniqlo hanno investito una fortuna su Federer e lo svizzero negli ultimi due anni non ha quasi giocato. Mi direte che a “prendere” un giocatore di 38 anni ci sta che scivoli nella vasca da bagno mentre fa il bagnetto a un gemellino e si rovini un ginocchio, così come ci sta che una prima operazione non basti, ma avete idea degli investimenti, anche se Federer è e resta icona mondiale anche quando non gioca a tennis e gira uno spot in cucina con un Master Chef. Idem il primo anno, disastroso, di Djokovic con Lacoste. Un 2011, un 2015 e i primi 6 mesi del 2016 da Mille e Una Notte, poi un pessimo secondo semestre del 2016, tanto che pure avendo un margini di punti pazzesco nei confronti di Murray, finì proprio con le finali ATP di Londra per perdere la leadership.

Chiusa qui la parentesi sponsor – e non ho accennato al discorso pandemia, ai 6 mesi di stop dovuti al virus, chi poteva immaginarli? E quelli che avevano firmato un contratto di un anno soltanto per il 2020? – avremo certo modo di riparlare degli incredibili progressi mostrati da Lorenzo Sonego, ora che è 12° nella Race è la possibilità che ci sia anche lui fra i tre italiani che lotteranno per arrivare a disputare le finali ATP di Torino alla luce di quanto si è visto in questi primi quattro mesi dell’anno, c’è, è reale, non è pura utopia, un sogno impossibile. Per carità, che ce la facciano tutti e tre, Berrettini, Sinner e Sonego è quasi impossibile, siamo onesti. Però quel quasi uno ce lo può mettere, e io ce lo metto, senza passare da illuso sciovinista. Ragazzi, quando si batte tre top 15 in un torneo, ci sta tutto. Quando si fanno due finali di un Mille con due giocatori e una semifinale con un terzo, sognare è lecito e non è detto che si debba cascare dal letto.

Sonego e Djokovic – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

VERSO LA FINALE – Pur con tutto il rispetto e l’ammirazione per lo straordinario torneo di Sonego, devo passare ai due sfidanti della finale maschile. Ancora loro, i duellanti degli ultimi tre lustri che si sono sfidati fino a oggi la bellezza di 56 volte e giocheranno per la sesta volta per il titolo degli Internazionali d’Italia. Snocciolo subito altri numeri, così me li levo tutti di torno. Djokovic ha vinto in 29 occasioni, Nadal in 27. Nelle nove finali di Slam Nadal conduce 5-4, negli incontri giocati in toto negli Slam (16) Nadal è avanti 10-6. Nelle finali dei Masters 1000 invece è avanti, anche lui di misura, Djokovic, 7-6. Nei Masters 1000, fra finali e non, i due si sono incontrati 28 volte e Djokovic è avanti 16 a 12.

Infine eccoci a Roma, dove Nadal ha trionfato nove volte (2005-2006-2007-2009-2010-2012-2013-2018-2019) ed è a caccia della “Decima”. Djokovic si è imposto 5 volte (2008-2011-2014-2015-2020) e cerca le “Sesta”. In totale, sono arrivati in finale rispettivamente 12 e 11 volte (compresa questa) e il Masters 1000 di Roma vanta una particolarità: dopo il 2004, quando Moya batté Nalbandian, in finale c’è sempre stato uno dei due. In cinque occasioni ci sono arrivati entrambi e Nadal conduce 3-2 avendo vinto l’ultima finale nel 2019, 6-0 4-6 6-1. Come dicevo all’inizio di questa sfilza di dati, si contenderanno per la sesta volta il trofeo dei nostri Internazionali.

In totale a Roma però si sono affrontati otto volte e il bilancio è di cinque vittorie per Nadal e tre per Djokovic. Quale anno, quale turno e quale duello fra loro, quale vincitore, quale risultato?

Ecco qua:

  • 2007, quarti, duello n.4, Nadal 6-2 6-3; 
  • 2009, finale, duello n.17, Nadal 7-6 6-2; 
  • 2011, finale, duello n.27, Djokovic 6-4 6-4; 
  • 2012, finale, duello n.32, Nadal 7-5 6-3;
  • 2014, finale, duello n.41, Djokovic 4-6 6-3 6-3; 
  • 2016, quarti, duello n.49, Djokovic 7-5 7-6; 
  • 2018, semifinale, duello n.51, Nadal 7-6(4)6-3; 
  • 2019, finale, duello n.54, Nadal 6-0 4-6 6-1.

Sei loro duelli si sono conclusi in due set, mentre soltanto due sfide – curiosamente – sono andate al terzo. E a Roma le loro non sono sempre state grandi partite. Speriamo che lo sia quella odierna. Anche se Djokovic ci arriva dopo due notevoli battaglie, mentre Nadal, che aveva annullato due match point nei quarti, ieri ha avuto una giornata decisamente più leggera.

A mio avviso nessuno dei due è al massimo, però. Nonostante questo, in fondo sono arrivati ancora una volta loro.

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Editoriali del Direttore

Sonego, meglio l’uovo che la gallina. Il riscatto di Nadal e la parità di diritti uomo donna

ROMA – Ecco dove Sonego, rispetto a Vienna e al k.o. con Rublev, è migliorato più di Berrettini. Solita gestione FIT per i biglietti. La vendetta di Rafa su Zverev, l’egoismo di Barty, l’handicap pro Gauff

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da Roma, il direttore

Il tassista che mi ha accompagnato alla mia macchina, parcheggiata a un km dal Foro Italico, troppo lontano per non finire inzuppato di pioggia io e fradicio il trolley con il computer e tutto l’armamentario da “elettricista” che ormai ci tocca portar dietro, di tennis sa poco o nulla. Però una cosa gli è chiara: “Aho, ogni volta che ce sta ‘er tennis a Roma piove sempre!”. Vero, però lo dicevano anche per il concorso ippico a Piazza di Siena.

La pioggia ha disturbato parecchio, e non poco, la giornata. Ma forse Lorenzo Sonego l’ha benedetta. Dovrebbe infatti avergli permesso di recuperare la faticaccia di giovedì sera e una notte forse un tantino agitata ripensando al matchpoint annullato con un coraggioso serve&volley a Thiem, alle mille emozioni, al balletto trionfale di fine partita, agli abbracci dei pochi che hanno potuto permettersi di godere dal vivo la sua miglior partita di sempre e comunque di certo bellissima anche agli occhi di chi fosse stato spettatore neutrale.

 

Gioca stamani alle 11 contro Rublev una partita che nella finale di Vienna apparve a senso unico, ben più del punteggio, ma da allora Sonego ha migliorato quasi tutto, a tempo record direi se si pensa che invece per sfondare nel tennis che conta ci ha messo un po’.

Ha fatto progressi nel servizio, che non è quello di Berrettini ma è un signor servizio, nel rovescio, che è più completo e incisivo di quello di Berrettini, sia che lo giochi slice sia che tenti il lungolinea (colpo fondamentale contro tutti quei tennisti alla Rublev che fanno il giro attorno alla palla per colpire tre quarti degli affondo con il dritto; magari lo avesse altrettanto sicuro “Berretto”), gioca con grande disinvoltura e timing la palla corta, di dritto come di rovescio. Inoltre, al di là della consueta garra, perché proprio non molla mai – ricorderete, prima di questo fantastico match con Thiem quello del tiebreak infinito al Roland Garros con Fritz, quello con Djere in Sardegna… – il “Polp” che tutto rincorre e acchiappa è diventato hombre muy solido. Anche in questo caso, e Matteo che peraltro ha altre qualità, ben altro dritto e potenza, magari quelle gambe e quelle capacità difensive avesse Matteo.

Poi, anche la buona sorte conta. A volte certi tornei girano bene – e a lui è capitato a Vienna di trovarsi di fronte il fratello scarso di Djokovic (però anche solo quel nome magari avrebbe intimorito un hombre meno solido) – e fin qui Roma gli è girata parecchio bene. Sì perché fra tutte le teste di serie l’unica a non avere vinto due partite in un anno era Gael Monfils. Poi l’amico Mager gli aveva fatto il favore di togliergli di mezzo de Minaur e insomma… anche se si dice sempre con gli amici non è mai facile dare il meglio di sé, il discorso valeva anche per Mager. Ecco poi la grande impresa, davvero fantastica, con Thiem, però si sa come va il tennis: su quel matchpoint Thiem avrebbe potuto anche indovinare una di quelle tante splendide risposte che gli sono riuscite nella partita.

Dopo di che c’era il timore che un ben più riposato Rublev potesse avvantaggiarsi ieri della stanchezza psicofisica, quasi inevitabile, di Lorenzo chiamato a una difficilissima prova del nove contro un altro top-10. Con i soliti scettici alla finestra, pronti a dire “beh, se uno batte il n.4 del mondo deve battere anche il n.7… sennò non è uno vero!”. Sonego sa bene che il match di stamani non sarà una passeggiata. Ma lo sa anche Rublev, credetemi. Sul Grande Stand ci sarà anche il pubblico… e non mancherà di farsi sentire in quel brutto palcoscenico che rimbomba e che ad ogni batter di piedi collettivo pare di trovarsi in mezzo a una battaglia fra soldati armati di mitragliatrici.

Certo chi vincerà il match di quarti di finale dovrà in serata battersi anche contro il vincente di Tsitsipas-Djokovic (il greco è avanti 6-4 2-1 e break, e io nel video che vi invito ancora una volta ad aprire ho definito Djokovic quale Mosè salvato dalle acque), ma questo a mio parere era uno di quei casi in cui era meglio scegliere l’uovo oggi (Rublev sabato mattina) che la gallina domani (Tsitsi o Djoker stasera).

Quindicesimo quartofinalista agli Internazionali d’Italia, Lorenzo sarebbe il primo semifinalista dai tempi di Volandri 2007. In semifinale si fermarono una volta Oscar de Minerbi nel 1931, Giorgio De Stefani e Giovannino Palmieri nel 1932 (unica edizione con due italiani in semifinale), ancora Palmieri nel 1933, Sertorio nel 1934, Gardini nel 1953, Pietrangeli nel 1959, 1965 e 1967, Merlo nel 1960 e, nell’Era Open, Bertolucci nel ’73 e, appunto, Volandri ne 2007. I finalisti azzurri sono stati in tutto dieci, in altre annate, e vorrei tanto ricordarli domani perché vorrebbe dire che alla finale c’è approdato anche Sonego, mentre i vincitori meritano di essere ricordati comunque e sono stati appena cinque: Sertorio (1933), Palmieri (1934), Gardini (1955), Pietrangeli (1958 e 1961) e Panatta (1976).

Intanto Rafa Nadal, nove volte campione al Foro, ha già messo piede per l’ennesima volta in semifinale al torneo, dopo il grande spavento preso con Shapovalov per i due matchpoint annullati e fin da molto prima, quando si era trovato sotto e quasi disarmato sul 6-3 3-0 per il canadesino cui manca solo la continuità per diventare un grande, Alla sua età ci sta. I colpi li ha tutti. Solo a rete deve decisamente fare ancora parecchi progressi. Giocare i doppi gli farà bene. Rafa si è vendicato di Madrid e di Zverev. Vero che ha dovuto annullare nove pallebreak, ma Zverev in risposta, soprattutto sul servizio esterno in kick di Rafa, ha decisamente avuto una giornata no. Di solito le sue giornate no coincidevano con quelle negative al servizio, la seconda palla ballerina. Stavolta è stata la risposta e di rovescio, per solito il colpo più solido. Capita.

Nadal era muy satisfecho, come ha detto ai colleghi spagnoli, della sua brillante prestazione. Certo Zverev, dandogli l’abbrivio psicologico nei primi quattro game disastrosi, gli ha dato bella mano. E forse il momento in cui Rafa si è spaventato di più stato quando è caduto rovinosamente su una riga, sul 5-3 30-15 . Oh ma queste cose accadono solo al Foro Italico! Sono anni che sento dire che questi campi sono pessimi da parte di tutti i giocatori, Djokovic in testa, Fognini in coda anche l’altro giorno; possibile mai che non si riesca a prepararli in condizioni decenti? Che ci vorrà mai? Mistero, come mistero è quello dei biglietti, anno dopo anno, sembra che ci sia chi si diverta a far incavolare… i clienti, gli spettatori. Leggete l’articolo di Federico Bertelli (ma non perdetevi anche i commenti dei lettori e alcune repliche di Vanni Gibertini). E se sentiste la mancanza di qualche link in più, quelli di due anni fa che portarono, insieme alla mia denuncia, anche al ritiro “fascista” del mio accredito.

Un Rafa soddisfatto dovrebbe rivelarsi ostacolo insormontabile per la sorpresa gigante, davvero gigante, di questo torneo, Reilly Opelka, 2 metri e 11 e due sole vittorie in carriera sui campi rossi prima di Roma, ma quattro vittorie qui senza perdere un solo set (Kecmanovic, Musetti, Karatsev, Delbonis). Otto set a zero e, attenzione, solo due tiebreak. Con Delbonis vinto 7-2 dopo essere andato sul 5-0.

Però, dopo aver detto che Rafa è favorito e ci mancherebbe anche se di Davide che ha sconfitto Golia se ne parla ancora non a caso, ho ricordato però nel video – e dai guardatelo ogni tanto! – il match che vidi al Roland Garros 2011: Isner quel giorno era avanti 2 set a 1 con Rafa e perse soltanto 6-4 al quinto. Insomma, i giganti che servono come Opelka, se azzeccano una giornata in cui mettono l’80% di prime… è meglio evitarli anche se ci si chiama Rafa Nadal. Opelka è pure più alto di Isner e… guardate che da fondocampo se la palla gli arriva a tiro, non è per nulla malvagio. Vabbè, mi sbilancio, 6-4 6-4 per Rafa se è il Rafa di ieri. Ma se fosse quello di Sinner e Shapovalov per un set e mezzo allora sarei più prudente. Di Djokovic e Tsitsipas leggerete (forse) domani. Dipende da Sonego… Ubi maior, giornalisticamente parlando (e quell’Ubi non sono io).

Ladies last. Why always first? Non si è per la parità dei diritti? Una parità che un articolo di Repubblica ieri, sulla scia di un esposto del Codacons che mi lascia perplesso, ha invocato anche per il Prize Money. Ma in questo caso, sarò forse bieco maschilista ma secondo me – udite udite!- ha la ragione la FIT. Se le donne tenniste in Italia fanno meno audience – ne facevano meno perfino quando avevamo delle campionesse – e meno biglietti venduti, la FIT ha il diritto di proporre un montepremi inferiore. Così come la WTA di sdegnarsi e rifiutarlo. Che poi questo non accada più negli Slam e soprattutto nei tornei americani, non significa granché. Billie Jean King e Martina Navratilova hanno combattuto e vinto grandi battaglie per “l’equal prize money”. Ma insomma chi tira fuori i soldi ha forse anche il diritto di scegliere come darli e a chi darli. Magari solleverò un vespaio con questa mia presa di posizione. Consapevole, corro il rischio.

Barty che si ritira per un doloretto al braccio quando ha vinto primo set ed è avanti 2-1 avendo chiuso a 15 il game sorprende un po’ tutti, per prima la fortunatissima Coco Gauff che proprio non se l’aspettava e cade dalle nuvole. Barty come sempre è candidamente spontanea nel dichiarare come è arrivata alla sua decisione: “Ho seguito quel che mi diceva il mio corpo, fra poco più di due settimane c’è il Roland Garros, non volevo correre rischi”. Vero che lei ha vinto il suo primo e unico Slam a Parigi nel 2019 e normale che ci tenga a far bene al Roland Garros, ma insomma proprio per aver garantito che l’infortunio non è tale da mettere in discussione la propria partecipazione allo Slam parigino, con il torneo di Roma non si è comportata in modo impeccabile. Non è certo un problema di soldi e di montepremi, non è il tipo, però ha dato quasi l’impressione che per lei Roma fosse quasi un torneo davvero minore.

Peccato perché il suo tennis facile è davvero piacevole da vedere, diverso da come giocano quasi tutte. Qui AGF, nostro vate e massimo esperto di tennis femminile, sicuramente me ne vorrebbe dire di tutti i colori. Per il torneo, alla fin fine, la presenza della giovanissima Gauff in semifinale non è disdicevole, anzi. Avrà il vantaggio di giocare più fresca oggi con chi vincerà stamani fra una ex campionessa del Foro Italico, Elina Svitolina (2 volte) e la campionessa dell’ultimo Roland Garros, Iga Swiatek. Considerata la giovane età e la inevitabile inesperienza di Coco è forse giustizia divina quella che le dà quel vantaggio. Di certo lei stamani tiferà perché Svitolina e Swiatek giochino una maratona di 3 set.

Una maratona tipo quella che, annullando tre matchpoint a Ostapenko, ha vinto un’altra ex campionessa del Foro Italico, quella Karolina Pliskova, n.9 WTA, che era l’unica testa di serie a presidiare le metà bassa del tabellone dove quale altra semifinalista c’è – in barba alle più attese e titolate Osaka 2, Brady 13, Bencic 10 e Serena Williams 8 – troviamo la longilinea croata Petra Martic, 25, che ha ridimensionato Pegula, giustiziera della Osaka, una campionessa di quattro Slam che proprio sulla terra rossa resta un pesce fuor d’acqua. E sì che di acqua in questi giorni su Roma ne è caduta tanta.

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