Scommesse (quasi) sì, combines no? Prima scoppia il caso, poi tutto tace

Editoriali del Direttore

Scommesse (quasi) sì, combines no? Prima scoppia il caso, poi tutto tace

Pubblicato

il

TENNIS – Dopo il putiferio sui giornali per le intercettazioni della Procura di Cremona, un silenzio irreale. Tutto dimenticato? Dal 2007 a oggi: cosa disse e dice Binaghi, scrisse Baccini quando la Fit incaricò i suoi legali a difesa dei tennisti italiani poi squalificati dall’Atp

Streaming gratuito e scommesse live: tutto il tennis su bwin.it

Scommesse ed intercettazioni hanno tenuto banco due settimane fa, con intere paginate sui principali quotidiani italiani per l’apparente coinvolgimento di alcuni tennisti italiani (Daniele Bracciali in primis).

 

Come fedelmente riportato da Ubitennis il presidente Angelo Binaghi dichiarò allora “di considerarsi parte lesa” nel caso i tennisti italiani “citati” nelle intercettazioni del caso scommesse, venissero dichiarati colpevoli. “Se l’inchiesta dovesse confermare quanto sembra trasparire dalle intercettazioni pubblicate dai giornali – si leggeva nel comunicato stampa FIT a sua firma – si tratterebbe di illeciti da considerare gravissimi e intollerabili anche se, a differenza del calcio, commessi nell’ambito di eventi internazionali, dunque non organizzati né gestiti da noi. Visto il danno d’immagine arrecato al tennis italiano, la Fit si dichiara fin d’ora parte lesa dagli eventuali reati commessi sia da propri tesserati sia da terze persone”.

La distinzione che Binaghi fa fra calcio e tennis, fra eventi internazionali e nazionali, fra “gestiti da noi” e gestiti da altri, ha un senso che a me francamente sfugge (ma immagino lo abbiano consigliato ad esprimersi così quegli avvocati che Binaghi ormai consulta sempre e dei quali la FIT è diventata cliente in pianta quasi stabile).

Responsabilità accertate dei tennisti italiani? Macchè. Nessuno oggi può darle per scontate! Voglio essere chiaro a questo riguardo e a scanso di equivoci! Oltretutto l’inchiesta di Cremona si riferisce a intercettazioni del 2007…che vengono fuori 7 anni dopo! Che la giustizia italiana sia lenta lo sappiamo tutti, però qui non si esagera?

Ciò premesso, però, spiego perchè non capisco granchè i “distinguo” di Binaghi: che un tennista e tesserato italiano, sempre nella dannatissima ipotesi di quelle responsabilità accertate, commetta un illecito gravissimo e intollerabile nell’ambito in un evento internazionale o nazionale, gestito dalla FIT o non gestito dalla FIT, sotto il profilo etico e della sua ammissibilità da parte di una federazione, secondo me non cambia nulla.

Se una “combine” di un tesserato italiano avviene per le qualificazioni del torneo di Roma invece che a San Marino -Repubblica estera – o a Miami, è forse diverso? Sarebbe diverso? Mah?!

Aggiungo qui, ancora a scanso di equivoci:

UN CONTO E’ SCOMMETTERE, UN ALTRO è PRESTARSI AD UNA COMBINE PER ALTERARE IL RISULTATO, SIA PARZIALE, SIA FINALE (dacchè ci sono le scommesse on line)

Quando, nel 2007, cinque tennisti italiani furono denunciati e poi interrogati per aver infranto il divieto di scommettere, la FIT interessò immediatamente i suoi legali per difenderli dalle accuse dell’ATP. I ragazzi furono tutti poi squalificati. Chi più a lungo e chi meno. Chi patteggiò, ammettendo quindi formalmente le proprie “leggerezze”, e chi no. Nelle decisioni dei giudici emerse che i tennisti italiani avevano scommesso su partite cui non avevano preso parte. Ma non avevano, secondo gli atti emersi, “combinato” loro incontri: sarebbe stata cosa ben diversa.

A seguito di quelle squalifiche, che comunque ci furono, la FIT non prese alcun provvedimento, nessuna sanzione nei confronti degli “squalificati”. Anzi. Era evidente che li riteneva già sufficientemente puniti. Mai nemmeno una letterina di biasimo.

Si considerarono talmente innocenti le azioni per le quali erano stati squalificati che uno di loro, per l’appunto oggi il più discusso di tutti, Daniele Bracciali, è diventato consigliere federale in rappresentanza degli atleti. Mentre chi di loro doveva essere convocato in Coppa Davis, quindi a rappresentare il Paese, è stato sempre tranquillamente convocato.

E uno di quei cinque “squalificati” di allora, Giorgio Galimberti, rappresenta in Serie A il Tennis Cagliari, il circolo del Presidente FIT, ne allena ogni tanto il figlio Roberto (quello che ha ottenuto una dozzina di wild card al Forte Village fra singolare nelle “quali” e doppio nel main draw), lavora per la tv federale Supertennis e mi sento di azzardare la presunzione – salvo smentite – che non faccia tutto gratis sebbene certamente qualche favore ad un uomo che ha potere, e cordoni della borsa, spesso si preferisce non negarlo.

Oggi Daniele Bracciali – che, scusate l’inciso del tutto personale, conosco da sempre e per il quale nutro anche grande simpatia – alla luce di queste intercettazioni nelle quali almeno a parole (e non necessariamente nei fatti) interagisce con dei furfanti, appare quantomeno reo di omessa denuncia all’ATP. Pur essendo stato contattato da “truffatori ed organizzatori di combine”, anche se non ne avesse attuata neppure mezza, ha certamente sbagliato nel non denunciare mai quel contatto che le intercettazioni dicono esserci stato. La Fit per ora non sembra essersi pronunciata al riguardo.

Va detto a questo punto che se gli investigatori di non so quale Procura od organismo (TIU: la Tennis-Integrity Unit) avvicinassero i giocatori italiani (e non) che partecipano ai circuiti Futures e Challenger, si imbatterebbero in un muro di omertà difficilmente abbattibile.

I MOTIVI DI UN’OMERTA’ PALPABILE: nessuna confessione nè denuncia è ipotizzabile.

Il perchè è presto spiegato. Chi ha “barato” vendendo partite, o anche soltanto un set, o comunque mettendosi d’accordo con l’avversario per…”decidere il match al terzo set”, con i primi due set caratterizzati da punteggi assolutamente contraddittori (in modo da “far fessi” gli scommettitori all’oscuro della combine a tutto beneficio dei bene informati) non lo dirà mai. Non confesserà. Ma anche chi sa che l’amico, il “collega” che non ha avuto scrupoli ad “autofinanziarsi” illegalmente con la “combine” (magari perchè più bisognoso di lui di…introiti illeciti per poter proseguire l’onerosa ed altrimenti insopportabile attività agonistica) mai arriverà a denunciarlo sapendo che, così facendo, metterebbe fine alla sua carriera, ai suoi sogni, facendolgi perfino rischiare il carcere.

Fra questi ragazzi sono nate e si sono sviluppate amicizie di anni e anni, di trasferte e alloggi condivisi, di allenamenti, di sacrifici. Chi se la sentirebbe di “rovinare” tutto questo per…amor di giustizia? Vero che se qualcuno non comincia…ma vero anche che non è facile essere il primo che si espone. E’ facile fare i moralisti per chi è fuori dal giro dei tennisti, degli amici di vecchia data. Questo pezzo di Marcos, pubblicato domenica scorsa e che è in genere piaciuto molto (salvo che ad un solo lettore, nick name l’arpedonapta: de gustibus disputandum non est), ha centrato molte situazioni e problematiche comprensibili sotto il profilo psicologico per chi debba decidere se denunciare o meno un amico e un collega, magari il proprio compagno di doppio.

Mi si dice che quote e scommesse on line vengano fatte anche sui doppi, match per i quali i premi in palio sono spesso ridicoli. Match che spesso vengono giocati da chi ha già perso in singolare e a cui una notte in più di permanenza nella colaclità che ospita il torneo, costa di più del premio che si può vincere. Chiaro che la tentazione di fare le valigie ed andarsene sia forte. Chiaro anche che possa scappar detto, senza aver l’intenzione di speculare su quell’intenzione scommettendoci su, di far conoscere quelle intenzioni a qualcuno che invece intenda approfittarne per scommettere lui o per avvertire qualcun altro.

Loschi figuri che si aggirano nelle piazze dei tornei minori ne sono stati avvistati diversi e in tanti tornei. Russi ma non solo, anche italiani che collaborano con certe organizzazioni simili a quelle che hanno agito per le partite di calcio.

Chi dice di non aver mai sentito dire nulla, mai visto nulla, mai saputo nulla, dice le bugie. Chi partecipa a questi tornei minori il fenomeno lo conosce, ne sia stato lui complice o no. Così come dei match più “chiaccchierati” una buona parte dei giocatori sono certamente al corrente. Ma non lo diranno mai. Come non si saprà probabilmente mai di quei ragazzi che si sono “dopati” da ragazzini – ingerendo ormoni per crescere qualche centimetro in più, in altezza o d muscolatura – e che non confesseranno il loro peccato originale (tanto più se sono magari anni che di doping non hanno più fatto uso).

IL PRESTITO DI (DIS)ONORE DELL’ORGANIZZAZIONE. IL DOPING GIOVANILE

Erano voci e niente di ufficialmente provato, ad esempio, quelle che raccontavano come certe organizzazioni russe aiutassero i ragazzini economicamente non autosufficienti dell’Europa dell’Est con una sorta di prestito di (dis)onore all’inizio della loro dispendiosa attività agonistica, in cambio di una promessa a “combinare” un certo numero di incontri una volta affermatisi nel ranking e in circuiti superiori dove il “giro scommesse” fosse rilevante. Così come mi è capitato di sentir genitori che raccontavano di certe pratiche dopanti in alcune accademie e in certi Paesi più che in altri “per fortificare i ragazzi più giovani che non avevano un fisico naturalmente sviluppato”.

Chi lo racconta, si può star certi, è chi non ha voluto farne uso, chi insinua che “vincere 5 o 6 tornei di fila a 16/17 anni senza potersi allenare fra un torneo e l’altro… non è umanamente possibile”. Così come – dicono sempre gli stessi genitori – sarebbe “umanamente impossibile” allenarsi ad una certa età (minima o massima) per 5/6 ore al giorno senza “rompersi”.

Ma e se fosse perchè, effettivamente, il proprio figlio non ce l’avrebbe mai fatta e invece un altro sì? Come giurarci sulla Bibbia? Si può dispensare giudizi certi ed inappellabili solo perchè un tennista ha vinto uno o più grandi tornei ed è poi sparito improvvisamente di scena?

IL PRIMO POSSIBILE RIMEDIO: l’alloggio gratuito

I possibili rimedi? Ma, intanto ne suggerisco uno: chi organizza un torneo Future come Challenger prima ancora di preoccuparsi di dotarsi di un montepremi più o meno ricco, dovrebbe innanzitutto avere come obbligo la garanzia dell’alloggio gratuito ai concorrenti (anche in camera doppia e da dividere). Ma a tutti. Si dovrebbe autorizzare l’organizzazione di un torneo solo previa garanzia dell’alloggio gratuito ai partecipanti. A scapito del montepremi, certo, ma almeno chi gioca non dovrà passare certe forche caudine, avrà almeno la tranquillità di poter partecipare ai tornei senza la pressione di un conto perennemente in rosso.

Va tenuto presente che chi passa due o tre turni di “quali” non prende un punto Atp ,- anche qui: siamo sicuri che l’Atp non possa modificare il suo sistema di classificazione e raccolta punti? – né (in genere) un euro. Ma deve pagarsi il viaggio, le racchette, le corde e le incordature – c’è chi si porta dietro la propria macchina per risparmiare o per accordare le racchette a minor prezzo agli altri – il cibo (che non è quello di un pensionato a dieta). Se i circoli che organizzano future e challenger pretendono addirittura di farsi pagare il campo per gli allenamenti, beh, poveri ragazzi, come fanno a tirare avanti per mesi, per anni?

Tutto ciò detto, faccio un passo indietro, torno all’argomento iniziale e a quando scoppiò in maniera deflagrante 7 anni fa e copio ed incollo qui quanto il giornalista dell’Unità, nonché ottimo telecronista di Eurosport, Federico Ferrero ebbe a scrivere il 23 dicembre 2007 su Tennis Best.

Lo incollo qui sotto:

Premessa: l’onestà dei tre giocatori puniti dall’Atp per le scommesse on line non è in discussione.

Prima puntata

Il trenta settembre 2007 il Journal du Dimanche esce con questa inchiesta a firma Damien Bournier ed Eric Frosio, dal titolo “Atp: alcuni giocatori italiani sotto tiro”. L’articolo attinge da una fonte riservata (corrispondenza tra un rappresentante dell’Atp e la Essa, la European Sports security Association) e sostiene:

Ces courriels confidentiels, que nous nous sommes procurés, indiquent notamment que plusieurs joueurs transalpins possèdent un compte sur des sites de paris en ligne: Potito Starace (28e mondial), Daniele Bracciali (175e, mais 49e en 2006), Giorgio Galimberti (tombé dans les profondeurs du classement), Alessio Di Mauro (117e) et Federico Luzzi (127e). Pour les trois premiers, les comptes auraient été ouverts chez interwetten.com. Pour chacun d’entre eux, l’ATP a demandé un rapport complet: les données confidentielles enregistrées (coordonnées bancaires, adresse électronique), le détail des paris effectués, avec les montants afférents.

Seconda puntata

Il quattro ottobre 2007 il presidente della federazione italiana tennis Angelo Binaghi dichiara al Giornale Nuovo:

– Presidente Binaghi, che cosa sono tutte queste voci sui giocatori italiani?
“Fantascienza. Fango frutto di una campagna diffamatoria. Tanto che, d’accordo con i tennisti, abbiamo incaricato i nostri legali di tutelare in tutti i modi e in tutte le sedi l’immagine del nostro sport”.

– Il Journal du dimanche ci va giù duro con i giocatori italiani . Perché?
“Non è un caso che le accuse arrivino dalla Francia. Con la loro Federazione ci siamo scontrati per la data di Roma e da due anni prendono batoste dalle nostre ragazze in Fed Cup”.

Terza puntata

Lo scenario della vendetta trasversale col movente dell’invidia non si rivela azzeccato. I legali incaricati non trovano pane per i loro denti poiché, tempo due mesi, dal fango prendono forma tre provvedimenti ufficiali: prima la squalifica di Alessio di Mauro, poi i patteggiamenti con annessa squalifica di Potito Starace e di Daniele Bracciali. I tre avevano scommesso su partite di tennis, il Journal du Dimanche non aveva diffamato ma aveva rivelato notizie vere su almeno tre dei cinque giocatori italiani nominati. Resta la cortese opinione espressa dal maggior esponente istituzionale del nostro sport secondo cui la Francia avrebbe aizzato la stampa di casa contro gli italiani allo scopo di vendicarsi per le sconfitte in Fed Cup (sic), per un litigio sulla data del torneo di Roma (sic) e, sostanzialmente, al fine di placare i moti di invidia per i nostri successi. La speranza è che al presidente francese Christian Bimes non sia giunta voce di quell’intervista.

Quarta puntata

Il ventitrè dicembre 2007 il presidente Angelo Binaghi affida a Repubblica un suo commento alle sentenze di condanna contro Starace e Bracciali e fa capire che esiste una lista ufficiosa di giocatori macchiatisi di colpe più gravi di quelle addebitate ai tre azzurri (“Ho notizie, indiscrezioni, che l’elenco dei giocatori sia numeroso e riguardi vari paesi”.) Eppure, prima delle condanne, la posizione ufficiale del tennis italiano era improntata a un garantismo cristallino alla Franco Cordero, in nome del quale non si dovrebbero diffondere accuse e illazioni prive di nomi e circostanze per non gettare fango sul nostro sport. La “tutela dell’immagine del nostro sport” non vale più? Il presidente, poi, dà un altro colpo alla dottrina del fine giurista e collaboratore di Repubblica Cordero, sostenendo che i tennisti italiani “hanno giocato in un tennis nel quale il doping non era combattuto con serietà e convinzione” (nomi? circostanze?) e chiude preannunciando che sta per iniziare “la battaglia di liberazione del tennis” dall’Atp. Speriamo stesse scherzando.

FINE articolo di Federico Ferrero

Proseguendo nel nostro tuffo nel passato, leggete qui cosa scriveva sul sito della Federtennis l’allora direttore della Comunicazion FIT Giancarlo Baccini (il cui articolo, intitolato “L’Onestà degli Italiani” potete leggere in originale linkando qui ma, anche qui, ve lo copio qui sotto:

L’ONESTA’ DEGLI ITALIANI

di Giancarlo Baccini

Sapete che vi dico? Non tutto il male vien per nuocere. Perché, alla fin fine, l’unica cosa chiara che finora si sa sul fenomeno delle scommesse è la seguente: Starace, Bracciali e Di Mauro non hanno mai truccato una partita né sfruttato informazioni “riservate” sul conto dei propri colleghi per far soldi puntando. Sono, insomma, tre persone oneste che si sono macchiate di una (secondo me) imperdonabile leggerezza, e che quando hanno scoperto l’errore hanno prontamente smesso di scommettere.
Da appassionato di tennis mi auguro che l’ATP accerti che nessuno si è mai reso colpevole di corruzione, cioè del crimine peggiore di cui, assieme al doping, uno sportivo possa macchiarsi. Da lettore di giornali temo invece che non sarà così. Ed è anche per questo che, paradossalmente, ritengo positivo il fatto che i nostri tre ragazzi siano già usciti dall’inchiesta con punizioni, sì, ingiustamente pesanti ma anche con la patente di persona per bene. Sono almeno una ventina, stando ai “si dice”, quelli che dovrebbero vedersela più brutta. E ci sarà gente di molte nazionalità diverse…
A chi si chiedesse perché per ora ci siano andati di mezzo soltanto gli italiani mi sembra di poter rispondere con gran semplicità. Bando alle dietrologie, perché ciò è dipeso soltanto dalla diversità del comportamento “processuale” dei tre giocatori azzurri rispetto a quello degli altri attualmente sotto inchiesta. Di Mauro ha infatti subito una procedura, come dire?, abbreviata perché non aveva risposto alle prime contestazioni degli inquirenti, sottovalutandole. Starace e Bracciali, dal canto loro, hanno invece deciso di togliersi il dente e di patteggiare pene che, per quanto eccessive, non danneggiassero troppo la loro attività. Se avessero atteso la fine di gennaio per essere ascoltati dagli inquirenti, come accadrà ad altri “imputati”, avrebbero rischiato uno stop non soltanto più lungo ma soprattutto destinato a bloccarli durante gli importantissimi tornei di primavera.
Un’ultima annotazione. Fra i commentatori c’è stato persino chi si è spinto a rimproverare la FIT di non essere riuscita a evitare che i giocatori italiani commettessero superficialità del genere nonostante il “Club Italia”, che durante la stagione agonistica offre ai nostri migliori rappresentanti servizi di vario tipo, sia nato anche per far gruppo e fornire guida e indirizzo. Il rimprovero è non solo risibile ma soprattutto infondato. Starace e gli altri, infatti, scommettevano prima della creazione del “Club Italia” e, guarda un po’, hanno smesso di farlo quando sono entrati a farne parte…

Fine articolo di Baccini

Da parte mia, dopo il “recupero” di queste due “esternazioni” binaghiane e bacciniane sette anni dopo, senza che vi fossero accenni ad ipotesi di “Noi saremmo parte lesa” …beh, rilevato ancora e sottolineato che allora il cosiddetto capo d’imputazione era collegato a scommesse fatte su match giocati da altri e non sui propri, non ho commenti da aggiungere … Almeno per il momento; fra altri sette anni, se la giustizia procederà a “scoprire” qualcos’altro, semmai si vedrà!

Continua a leggere
Commenti

Editoriali del Direttore

Impasse Coronavirus: che impatto su Federer, Venus e Serena Williams, i Bryan, Nadal, Djokovic?

Dopo i tanti ritiri dell’ultimo biennio (Berdych, Ferrer, Almagro, Baghdatis), molti ipotizzavano che nel 2020 ci fosse il canto del cigno per tante star del tennis. Giocheranno ancora nel 2021?

Pubblicato

il

Roger Federer e Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Avvertenza ai lettori. Evitino di leggerlo tutti coloro che, dopo aver letto il titolo, si appresterebbero a dire che sto, stiamo cercando di acchiappare clic. Cerchiamo semplicemente di trattare quegli argomenti che ci accorgiamo – in tempi di Coronavirus e di tennis off limits per chissà quanto tempo ancora – vengono discussi fra gli appassionati che sono bombardati da bollettini più o meno catastrofici sui contagi e ogni tanto vorrebbero anche distrarsi un po’ con qualche argomento più leggero.

Avverto subito di seguito i lettori superstiti per correttezza, o onestà intellettuale come ormai si usa dire, che non ho notizie certe sulle ipotesi che sto per fare, ma che tuttavia uso le previsioni che da più parti del microcosmo tennistico venivano fatte. Non anni fa, ma fino a pochissimo tempo fa. Direi fino alla cancellazione del torneo di Indian Wells – come vola il tempo, sembra un secolo fa! – quando sembravano ancora attendibili, attendibilissime. E tuttavia da qualche dato, da qualche aspetto curioso, da qualche considerazione che ho in testa, penso che una amichevole discussione dovrebbe poter scaturire.

Comincio con il ricordare che fra 2019 e inizio 2020, a far fronte all’inattesissimo, sorprendente, quasi inspiegabile “comeback” di Kim Cljisters si sono verificati tanti ritiri di giocatori noti, a cominciare da un paio di “sempreverdi” top-ten, David Ferrer e Tomas Berdych, per proseguire con Nicolas Almagro, Mikhail Youzhny, Marcos Baghdatis, ma anche Victor Estrella Burgos e Max Mirny. E fra le donne la più famosa è certo l’ex n.1 del mondo Maria Sharapova, ma anche Sweet Caroline Wozniacki, Dominika “Cipollina” Cibulkova. Nel 2018 aveva detto basta Tommy Haas, le nostre Francesca Schiavone, Roberta Vinci e Karin Knapp, Nadia Petrova e chissà quanti/e dimentico… aggiungete pure voi.

 

Ma cosa si prevedeva che sarebbe successo nel 2020 e oltre? Per quanti questo sarebbe stato l’anno dell’addio? Beh, i gemelloni sovrani del doppio Bryan, 42 anni il prossimo 29 aprile – Bob 119 titoli di doppio e Mike 124 – avevano annunciato che avrebbero giocato l’ultimo US Open per poi appendere la racchetta al chiodo dopo essere stati insieme n.1 del mondo di specialità per 438 settimane (ma Mike lo è stato per 506), di cui 139 consecutive: ennesimo record. Altro record: per 10 anni hanno chiuso la stagione da n.1. Potrebbero rivedere i loro piani e giocare le Finali di Davis a novembre? Anche se adesso perfino la nuova Coppa Davis rischia di saltare, sebbene a Madrid la si giochi quando più tardi non si potrebbe. Ma nessuno può giurare che l’effetto Coronavirus, che in Spagna sta imperversando quasi come in Italia, sia davvero finito, anche se tutti ce lo auguriamo.

Dai 42 anni dei Bryan, andando a ritroso dai più anziani e soffermandosi sugli ex n.1 ecco Venus Ebony Williams. Il 17 giugno Venus compierà 40 anni. Pur avendo vinto 7 Slam (in 16 finali), fra cui 5 Wimbledon, Venus è stata n.1 del mondo in tre occasioni ma complessivamente soltanto per 11 settimane, una differenza enorme con Serena che lo è stata per 319 (9 più di Roger Federer!) e certo gliene ha sottratta più d’una. Beh Venus mi aveva fatto intendere un anno fa che il suo obiettivo era partecipare ancora una ultima volta alle Olimpiadi. Già medagliata d’oro 4 volte (come soltanto la sorella Serena) con un oro in singolo e tre in doppio (più una medaglia d’argento in doppio misto. Record per il tennis, a pari merito con
Kitty McKane Godfree), lei che era già la sola tennista a potersi vantare di aver vinto una medaglia in 4 Olimpiadi diverse (da Sydney 2000 in poi), se fosse riuscita a vincere un’altra medaglia anche a Tokyo avrebbe stabilito un record probabilmente imbattibile. In 14 finali di Slam in doppio femminile lei e Serena non ne hanno persa una.

Le due sconfitte patite con una ragazzina che avrebbe tranquillamente potuto essere sua figlia, la quindicenne Coco Gauff in due Slam, Wimbledon e Australian Open, non l’hanno turbata al punto da dichiararsi pronta al ritiro, però anche se la classifica “ghiacciata” dal virus la vede oggi e per chissà quanto soltanto n.67 del mondo, io confesso che sarei molto ma molto sorpreso se con le Olimpiadi slittate al 2021 Venus non avesse già detto “no mas”. Oltretutto riguardo a Tokyo 2020 da disputare nel 2021 – i giapponesi non vogliono buttare a mare i loghi e tutto il materiale pubblicitario contrassegnato dal 2020 – non si sa ancora quale possa essere la data. Chi dice giugno (quando ci saranno europei di calcio, Giro d’Italia, per citare i primi eventi che mi vengono a mente…), chi dice marzo, quando per almeno uno dei due Masters 1000, Indian Wells oppure Miami si tratterebbe di un nuovo disastro, chi dice la stessa data che era stata programmata per quest’anno.

Venus Williams – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

A PAGINA 2: CI SARANNO ROGER FEDERER E SERENA NEL 2021?

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Il caos provocato dal Roland Garros e le possibili ritorsioni di ATP e WTA

Francesi colpevoli ma non troppo. Roma e Italian Open alla finestra. Anche Rafa Nadal egoista? Ma allora Roger Federer? Gaudenzi e Calvelli malcapitati coraggiosi. Non è la prima guerra nel tennis

Pubblicato

il

I trofei del Roland Garros (foto via Twitter, @rolandgarros)

La mossa a sorpresa dei francesi, con il rinvio del Roland Garros al mese di settembre, in barba a cinque tornei fra ATP e WTA e alla Laver Cup, non poteva non scatenare un putiferio di reazioni. Non è pensabile che il presidente della federtennis, il francese (corso come Napoleone) Giudicelli e il direttore del torneo Guy Forget non se lo aspettassero. Hanno voluto mettere il cappello sulla prima data valida e sono andati dritti per la loro strada, pensando che sì… gli altri centri di potere del tennis non avrebbero gradito, ma magari tanti giocatori sì, perché soprattutto quelli che non sono invitati a Boston per la Laver Cup, a uno Slam non rinunciano tanto volentieri. Solo gli Slam garantiscono – quale più quale meno – intorno ai 40.000 euro a chi perde al primo turno.

IL (SOLITO) PROBLEMA DEL CALENDARIO

Come ho scritto pochi minuti dopo aver appreso l’annuncio-bomba, concordando abbastanza con la terminologia con cui si è espresso Vasek Pospisil (che però aveva torto nel dire che nessuno era stato interpellato), è stata una dichiarazione egoistica, menefreghista, arrogante per il modo molto francese di comunicarla. Ed è stata o una sorta di guerra a tutto l’establishment dei centri di potere che governano il tennis, oppure – nel migliore dei casi – una aperta provocazione volta a raggiungere l’obiettivo di una ristrutturazione del calendario. Una ristrutturazione che tutti quegli stessi organismi che gestiscono il tennis invocano da sempre, ma ciascuno vorrebbe gestirlo in modo da fare gli interessi propri. E così l’accordo non si è mai raggiunto.

LE POSSIBILI RITORSIONI DEI GIOCATORI

Magari lo scacco dei francesi a ATP, WTA, Australian Open e USTA – più che a Wimbledon che mantiene sempre un certo distacco, noblesse oblige frase francese che gli inglesi impersonano meglio – si rivolterà contro gli stessi francesi come un boomerang, nel cui lancio soprattutto gli australiani sono grandi maestri. Le “ritorsioni” dei giocatori, ATP come WTA, potrebbero rivelarsi di vario tipo.

La prima: boicottare in massa il Roland Garros settembrino. La seconda (dopo aver constatato di non poter riuscire a conquistare un’unanimità sindacale tipo Wimbledon 1973 perché molti giocatori premerebbero per giocare ugualmente uno Slam dopo aver subito già troppe cancellazioni per via del Coronavirus; fra questi Andrey Rublev è stato chiaro: “Meglio giocare uno Slam che rinunciarvi. Noi non abbiamo stipendi. Ma montepremi.Se non si gioca non si guadagna”): togliere i punti ATP a chi gioca il Roland Garros a settembre. La terza: minacciare di toglierli anche nel maggio 2021 (ipotesi che potrebbe non dispiacere anche agli altri tre Slam). La quarta: cancellare il Masters 1000 di Bercy che appartiene alla stessa federazione francese, regalando ad un’altra città l’ambita data.

 

GLI ALLEATI DI PARIGI

Parigi e la federtennis francese potrebbero trovare, d’altro canto, insperati alleati in quei tornei della stagione “rossa” che il Coronavirus ha cancellato e dei quali l’eventuale rinvio delle Olimpiadi, dei Masters 1000 di Canada e Cincinnati nonché al limite dello stesso US Open – chi può sapere come sarà messa la Grande Mela a fine agosto? – potrebbe favorire la insperata resurrezione. All’insegna del detto latino più cinico fra tutti, mors tua vita mea. E allora ecco che Roma – se di nuovo città aperta – e altre sedi di cancellati tornei sulla terra battuta potrebbero rifarsi sotto, ben felici – anche dopo aver pensato il peggio sulla mossa di Giudicelli e Forget – di far da prologo al Roland Garros settembrino. Molto meno probabile mi pare l’ipotesi di un Torino o Milano indoor che a novembre, di concerto con l’ATP, cancellasse l’ATP Next Gen o sostituisse Bercy…

Oggi è in programma una riunione in videoconferenza del consiglio della Federtennis. Scommetterei che verrà assunta una posizione pilatesca, d’attesa. Del tipo: noi ci siamo, se ci date uno slot siamo pronti ad occuparlo. Non mi aspetto nessuna condanna nei confronti dei francesi. Semplicemente perché anche i nostri Machiavelli se intravedranno una opportunità di disputare il torneo più in qua, ad agosto come a settembre o ottobre, prima o dopo lo Slam parigino, non la scarteranno di certo.

IL SILENZIO ASSENSO DI NADAL

Tornando alla mossa rivoluzionaria francese – del resto chi più dei francesi ha la titolarità per scatenare una rivoluzione? – non c’è dubbio che in tempi di pandemia e di lotta che dovrebbe essere universalmente solidale essa è invece apparsa all’intero microcosmo tennistico come un atto assolutamente unilaterale. Anche per la tempistica e il modo in cui è stata comunicata. Che si siano preoccupati di conquistare il consenso del re del Roland Garros Rafa Nadal è stato quasi un gesto dovuto. Se Rafa gli avesse detto subito di no, la loro posizione si sarebbe fortemente indebolita. L’assenso di Nadal l’hanno raccontato Giudicelli e Forget. Il silenzio di Nadal – che almeno fino a ieri non si era pronunciato ma non aveva neanche smentito – pare interpretabile come un silenzio assenso. È criticabile allora anche l’egoismo di Rafa (che supporta anche la Davis di ITF e Piquè almeno fino a che la si gioca a Madrid)? Certo che sì, ma d’altra parte allora che dire di Federer e della sua Laver Cup che dal nulla si è accaparrata una settimana del calendario (che avrebbe fatto tanto comodo alla Coppa Davis per evitare quegli orari allucinanti del novembre scorso)? 

A pagina 2: il coraggio dei nuovi boss ATP, Roland Garros colpevole ma non troppo, le guerre di potere

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Il Roland Garros slitta di quattro mesi: si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre

Il rinvio del Roland Garros è una dichiarazione di guerra o una provocazione per l’apertura di una trattativa alla riforma del calendario? Si giocherebbe una settimana dopo l’US Open. Gli Internazionali d’Italia nella data di Parigi?

Pubblicato

il

Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)

Il clamoroso annuncio della Federazione francese (ore 16,48) di spostare la disputa del Roland Garros da maggio a settembre-ottobre (20 settembre- 4 ottobre) ha preso tutti in contropiede. ATP, WTA e tutti i giocatori compresi (furiosi, direi imbestialiti). Forse lo sapeva solo Haggerty, presidente ITF, la federazione internazionale di cui Bernard Giudicelli, presidente della Federtennis francese, è vicepresidente. Si vedrà in seguito se questo annuncio è anche una dichiarazione di guerra all’ATP e alla WTA e forse una dura, durissima provocazione per riaprire una trattativa sul calendario, al fine di:

  • a) impedire che Indian Wells e Miami potessero mettere il  cappello su quelle stesse date come a un certo punto era trapelato  (e chissà, magari pure un Wimbledon costretto al rinvio)
  • b) conquistare una settimana in più per la Coppa Davis in barba alla Laver Cup tanto cara a Roger Federer e a quei top player che con l’evento previsto a Boston dal 25 al 27 settembre guadagnano (divertendosi) montagne di soldi.

Può la Federtennis francese, pur supportata prevedibilmente dall’ITF, mettersi in guerra contro giocatori e giocatrici, facendosi forza soltanto sul prestigio di uno Slam, degli Slam? L’ATP diventò un sindacato molto più forte per una vicenda molto meno prepotente nel 1973, quando un’ottantina dei giocatori più forti del mondo decise di boicottare Wimbledon per protestare contro una sola federazione, quella jugoslava, che aveva sanzionato e squalificato Nikki Pilic reo di essersi rifiutato di giocare in Coppa Davis (dove giocava gratis) per seguire invece il programma dei suoi tornei. Fu una battaglia di principio, quella dell’affermazione del professionismo nel tennis. A Wimbledon disputarono la finale due tennisti dell’Est comunista, il ceco Kodes e il russo Metreveli che non poterono scioperare come gli altri.

 

Il clamoroso annuncio francese a mio avviso finirà per decretare anche la cancellazione degli Internazionali d’Italia. Dopo che tutti i politici e gli opinionisti italiani hanno dato di irresponsabili a governanti francesi e britannici per aver sottovalutato la pandemia del Coronavirus, voglio proprio vedere con quale coraggio, con quale incoscienza, invece in Italia si potrebbe pensare di fare giocare gli Internazionali come se nulla fosse. Già solo proseguire nei lavori di ristrutturazione al Foro Italico mi sembrerebbe strano. Però francamente non so se la FIT sia assicurata per il lucro cessante (20 milioni di euro circa?).

Vero che lo scorso anno la Federtennis si distinse per i non dissimulati tentativi di non rimborsare i biglietti studiando tutti i possibili stratagemmi per non farlo, ma credo che a questo punto sarà il Governo italiano a decidere misure analoghe a quelle del Governo francese, visto che gli Internazionali d’Italia avrebbero dovuto disputarsi a partire dal 10 maggio, due settimane prima del Roland Garros. E ovviamente le qualificazioni si dovrebbero giocare nella settimana ancora precedente.:

UN POSSIBILE COLPO DI SCENA?

Ma ci potrebbe essere un colpo di scena: gli Internazionali d’Italia potrebbero scivolare al posto del Roland Garros, spostarsi di 15 giorni più in là sperando che l’effetto Coronavirus fosse scemato. Potrebbe essere una carta disperata, ma perché non tentarla? Di sicuro all’ATP non dispiacerebbe. E Binaghi e soci pur di salvare capra e cavoli ci potrebbero provare. Ma se Monte-Carlo, Madrid altri tornei volessero conquistarsi le settimane lasciate vacanti dal Roland Garros a chi l’ATP darebbe priorità senza scatenare un putiferio per il privilegio assegnato?

L’annuncio del presidente Giudicelli ha colto tutti di sorpresa, anche se i prodromi, se non proprio le avvisaglie, si potevano avvertire quando a seguito del decreto del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e del ministro dell’interno Christophe Castaner che aveva bloccato una grandissima parte dei cantieri edili di lavoro, tutto si era fermato anche a Porte D’Auteuil. Era prevista per il 23 maggio la festosa inaugurazione del nuovo tetto retrattile con 16 ali di diverse centinaia di tonnellate ciascuno che avrebbe coperto il Philippe Chatrier, ma la festa non ci sarà. La fase di sospensione dei lavori avrebbe dovuto come minimo riguardare 15 giorni per “i lavori non essenziali”. Ma avrebbe però potuto essere prolungata, stante l’incertezza sullo sviluppo della pandemia. L’appello del Governo era stato volto a favorire il lavoro in via telematica.

I cancelli nella mattinata di martedì erano rimasti chiusi, le gru erano abbandonate nel mezzo delle vie di scorrimento del Roland Garros, dei 600 operai normalmente impegnati per la conclusione dei lavori non c’era quasi più traccia.

I lavori fermi a Parigi

Le misure prese dal Governo francese hanno fatto dichiarare ai responsabili della federtennis francese: È impossibile per noi continuare per rispettare le date originariamente programmate”.Nel comunicato della FFT si legge di seguito: “L’intero mondo è sotto gli effetti della crisi della salute pubblica per via del COVID-19. Per assicurare la salute e la sicurezza di chiunque sia coinvolto nell’organizzazioen del torneo, la FFT ha deciso che l’edizione 2020 del Roland Garros si disputerà dal 20 settembre al 4 ottobre”.

Cioè esattamente una settimana dopo la conclusione dell’US Open – con un arduo intemerato passaggio dal cemento di Flushing Meadows alla terra rossa di Parigi (che cosa sceglierà Rafa Nadal se davvero ci fossero due Slam così ravvicinati? Avrebbe 4000 punti ATP da difendere nei due Slam! Vero che anche fra Roland Garros e Wimbledon per anni c’erano solo due settimane e il passaggio da una superficie all’altra non era così banale…) e di fatto… montando sopra il weekend previsto a Boston per la disputa della Laver Cup. Roba mai successa nella storia del tennis, il cui maggior rivoluzionamento del calendario avvenne fra il 1977 e il 1985, quando l’Australian Open passò ad essere l’ultimo Slam dell’anno nel calendario dopo essere stato sempre il primo. Qualcuno ricorderà anche che per molti anni gli Internazionali d’Italia si svolgevano dopo quelli di Francia.

Una mossa super-coraggiosa o super-incosciente? Vedremo. Di certo la Federtennis francese, a giudicare dalla prime reazioni dei giocatori, incluso il board-member canadese Vasek Pospisil (sempre uno dei più ribelli allo status quo già da anni), non ha avvertito nessuno delle proprie intenzioni: È follia! (madness). Nessuna comunicazione con i giocatori né con l’ATP. We have ZERO say in questo sport (contiamo zero). It’s time. È tempo” (tweet poi cancellato e sostituito con una versione leggermente più edulcorata, ma dopo aver dato a tutti la possibilità di leggerlo).

Significa, ovviamente, “è tempo che noi tennisti reagiamo”. Come reagiranno loro che già da anni si lamentavano perché i quattro Slam facevano guadagni pazzeschi mentre le percentuali spettanti agli attori protagonisti dello spettacolo, i giocatori, erano a loro dire modeste, insufficienti? Sono anni che c’era guerra più o meno sotterranea fra le varie sigle che governano il tennis. Adesso è venuta allo scoperto. Nelle prossime ore ne sentiremo delle belle.

Proseguiva ll comunicato francese: “È impossibile sapere quale sarà la situazione il 18 maggio (quando sarebbero dovute cominciare le gare di qualificazione), ma le misure di contenimento (imposte dal Coronavirus) ci hanno reso impossibile continuare a lavorare per preparare il torneo che a questo punto non possiamo mantenere nelle date previste.

Per agire responsabilmente e proteggere la salute dei suoi impiegati, dei fornitori di servizi durante il periodo organizzativo la FFT ha scelto l’unica opzione che gli consente di mantenere in piedi l’edizione 2020 pur continuando a combattere la lotta contro il COVID-19. In questo importante momento della sua storia, e poiché i progressi nella modernizzazione dello stadio dicono che il torneo può essere mantenuto, la FFT era felice di poterlo fare. Quindi il Roland Garros si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre. La decisione è stata presa nell’interesse della comunità dei giocatori professionisti (Vedremo se la intenderanno così, e vedremo cosa ne penseranno i direttori dei tornei di settembre-fine ottobre; n.di UBS) la cui programmazione è già stata compromessa, e nell’interesse di tanti fan del tennis e del Roland Garros”.

“Abbiamo preso queste diffiicile e coraggiosa decisione in questa situazione senza precedenti che si è evoluta fortemente dallo scorso weekend. Stiamo agendo responsabilmente e dobbiamo lavorare insieme lottando per assicurare la salute e la sicurezza di tutti” ha dichiarato Giudicelli. È stato intanto annunciato con grande tempestività che tutti i biglietti acquistati verranno rimborsati o cambiati in conseguenza della nuove date. Verranno date successivamente informazioni al riguardo.

È chiaro che c’erano, ci sono, in ballo tantissimi soldi che la federazione francese non vuole perdere dopo averne investiti già tantissimi per tutti i lavori di ammodernamento del Roland Garros. Se non ricordo male il ricavato utile di ogni edizione del Roland Garros sfiora i 100 milioni di euro. Non sono noccioline. Non ci si rinuncia facilmente. E poi a favore di chi? Dei tornei ATP del circuito asiatico? La FFT ha preso anche una decisione contro il proprio torneo di Metz, oltre che quello di San Pietroburgo. Cinque tornei ATP 250, un WTA Premier 5 a Wuhan e un Premier Mandatory a Pechino si dovrebbero disputare in quelle stesse due settimane.

Adesso quanto tempo passerà prima che la nostra Federtennis prenda anch’essa una decisione altrettanto tempestiva? Essa certamente non può mettersi contro ATP e WTA come hanno fatto i francesi. Gli Internazionali d’Italia fanno parte di quei due circuiti. Non sono due Slam.

Forse non tutto il male verrà per nuocere, come tante volte succede nelle situazioni semi-disperate. Potrebbe finalmente essere riformato quel calendario assurdo che secondo John McEnroe sarebbe stato riformato soltanto se il mondo del tennis avesse avuto un “commissioner” come hanno gli sport professionistici americani. Fino ad oggi le varie sigle, ATP, WTA, ITF non hanno mai consentito di organizzare il calendario in un modo ragionevole. Basti pensare a che cosa è successo con la nuova Davis Cup by Piquè-Rakuten versus l’ATP Cup per la quale l’Australia, da una parte componente ITF ma dall’altra co-organizzatrice di Federer-Laver Cup e ATP Cup, ha tenuto il piede in tre staffe! Un miracolo di equilibrismo. E di opportunismo. Il problema del Coronavirus e della salute pubblica è primario, ma come sempre sono anche i soldi che comandano. Anche se tutti si mascherano dietro a scelte di tipo ideologico.

Bernard Giudicelli, presidente della FFT, ha dichiarato: “Abbiamo preso una decisione coraggiosa in questa situazione senza precedenti, stiamo agendo con responsabilità e dobbiamo lavorare insieme per assicurarci della salute e della sicurezza di tutti”.


DIRETTA FACEBOOK – Il punto di vista di Luca Baldissera e Vanni Gibertini

Rivoluzione francese: Il Roland Garros a fine settembre

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 17 marzo 2020

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement