Accorciamo i match: massimo 2 ore. Riscaldamenti troppo lunghi

Editoriali del Direttore

Accorciamo i match: massimo 2 ore. Riscaldamenti troppo lunghi

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TENNIS ATP FINALS – “Non voglio stare qui per scaldare una poltrona- dice il CEO dell’Atp Chris Kermode – Nè far cambi radicali per cambiare. Ma se restiamo fermi torniamo indietro. Tutto va rapido, i ragazzi non hanno tempo. Il tennis deve adeguarsi al tempo di cellulari e tablet.”

LONDRA – “Sono state le sei ore di meeting più interessanti da quando, un anno fa, sono diventato chief executive dell’Atp” mi dice Chris Kermode nell’ATP lounge dell’02 Arena davanti a due tazzine di caffè.

Si riferisce all’incontro che c’è stato ieri mattina con alcuni ex campioni dell’ATP Tour, John McEnroe, Mats Wilander, Boris Becker, Carlos Moya, e con alcuni “advisors” (consiglieri) come lo stilista Tommy Hilfiger, appassionatissimo di tennis (e non solo perchè ha sposato l’ex moglie di Gianni Ocleppo, di cui è ottimo amico), il vicepresidente di Saatchi&Saatchi Robert Senior, il CEO dell’agenzia londinese di comunicazioni Freud Communication Matthew Freud, un executive della TV britannica David Hill.

 

Sono stati sei ore di brain-storming affascinanti, esplosive, sono venuti un po’ da tutti molti spunti davvero interessanti sui quali lavorare. Un concetto sul quale tutti hanno concordato è

che restare fermi ed immobili vorrebbe dire fare un passo indietro. Il tennis è in buona salute, i numeri crescono quasi dappertutto, spettatori in aumento ovunque, audience tv idem…”Ma un business è un business, se non ci si lavora e non ci si aggiorna nessuno sport ha il diritto di vivere di rendite di posizione”.

Ieri in conferenza stampa Kermode aveva accennato al declino del pugilato, oggi mi ha parlato del cricket, che nel Regno Unito è stato uno dei major sports fino a poco tempo fa “ma ha tempi assolutamente non al passo con i tempi e ne sta pagando lo scotto. Allargare gli orizzonti del microcosmo tennis è importante, non limitarsi ad ascoltare gli addetti ai lavori ma anche coloro che vivendo al di fuori dell’isola tennis, vedono magari cose che a noi sfuggono. Sono certo che aprirsi alle opinioni altrui porterà un qualche sicuro giovamento e sia pur senza precipitare niente non vorrei nemmeno far passare troppo tempo”.

Kermode non lo ha detto, non lo avrebbe certamente mai detto a me, ma la mia sensazione è che del suo ATP board sia parzialmente insoddisfatto. Forse non sono stati capaci di esprimere la creatività che ci vorrebbe. Ci sono più interessi da coprire e rappresentare – e questa è ancora un’altra mia sensazione – che non idee concrete da portare avanti nell’interesse generale.

Un progresso è certamente quello del calendario e dei premi: “Fino al 2018 è tutto definito, le date, i tornei, i montepremi. Fino a un paio d’anni fa ci si muoveva ogni due anni e c’era sempre una qualche incertezza. Ora non c’è più, per 4 anni. E questo dovrebbe consentire una migliore pianficazione per qualcunque business, chiunque sia a condurlo”.

Il discorso vale per il circuito maggiore, non ancora per i Challenger, una materia in maggiore evoluzione ed ebollizione.

I nostri tornei che soffrono di più sono gli ATP 250, quindi a maggior ragione i challenger…Sui primi potremmo pensare di condurre le nostre prime sperimentazioni, se dovessimo introdurre qualche modifica”.

In effetti – ho detto io – se l’accesso ai tabelloni dei 250 avviene con l’usuale sistema di selezione e qualificazione, la gente rischia di vedere sempre gli stessi giocatori, quelle solite vecchie conoscenze piazzate fra il 60mo e il 100 posto con pochissimi nomi nuovi a livello di prospect…e non è il massimo della vita! Ci fosse almeno la chance di poter ammirare, appunto, i Kokkinakis, i Kyrgios, i Quinzi se anche non fossero riusciti a salire nei primi 120…beh credo che l’interesse, sia dei media, sia degli spettatori…crescerebbe notevolmente. Sbaglio?-

“No, non sbagli, sono delle stesso avviso, ma bisogna vedere come ci si può arrivare senza creare squilibri e comportamente penalizzanti per qualcuno che non meriterebbe di essere penalizzato. Quando sono cresciuto come…modesto tennista c’erano junior forti a 18 anni che a 19 erano nel circuito, oggi non è più così. Non sono sicuro sia solo un problema di punti, di difficoltà ad emergere soltanto per una questione legata ai pochi punti che distribuiscono i futures e i challenger – dice replicando a quella che era stata parte della mia domanda – penso piuttosto che sia la diversa fisicalità del gioco contemporaneo…se non ce la fanno a venire fuori prima dei 23 e dei 24 anni”.

Sull’argomento dei challenger e della facilità con cui i giocatori finiscono nella trappola delle combines avevo già chiesto ieri in conferenza stampa nel corso di una domanda così lunga che McEnroe ci aveva scherzato su “Accorcia la domanda Ubaldo, sennò ci perdiamo il match che comincia alle 14…”.

Su scommesse e combines dobbiamo vigilare e lo sappiamo. Ma non posso entrare nei dettagli. Lo sport deve essere vero…nel momento in cui non lo è ..diventa un problema serio”.

Sul gap esistente fra gli Slam e i Masters 1000 Kermode è più che consapevole, non si fa troppe illusioni sulla possibilità di ridurlo, ma anche lui sembra come il suo predecessore abbastanza convinto che il solo modo per avvicinarli un pochino sia di far crescere quattro SuperMasters…da dieci-dodici giorni l’uno. Vecchia storia, nihil novi sub sole, ma prima o poi ci si arriverà.

Ma se fra i quattro ci sarà Roma, mah, non se ne è proprio parlato perchè tanto non me l’avrebbe mai detto.

Dove si è aperto di più è il discorso del gioco che…a volte è troppo lungo. Kermode ne è molto più che persuaso: “Oggi nessuno riesce a seguire un match per 5 ore. Ok, forse per la finale di Wimbledon…ma Wimbledon è un torneo che la gente segue anche se di tennis non segue normalmente nulla. Gli stessi protagonisti in una finale a Wimbledon hanno un’audience televisiva di cinque dieci volte tanto quella di una finale di un altro torneo…è come l’inglese che non si perderebbe mai il Gran Premio di Ascot, e poi durante l’anno non guarda una sola corsa. Ma io credo che per i nostri tornei sia stato giusto abbandonare i tre set su cinque, anche se qualcuno ricorda ancora epiche finali in cinque set…ma i giovani non sono più disposti a dedicare tanto tempo ad un solo match…e poi nemmeno tutti i match sono uguali, un conto è Federer-Nadal, un conto è un match con altri due giocatori meno noti e popolari”.

E a questo proposito, su questa lunghezza d’onda, Kermode ha un’idea chiarissima in testa: “Non esiste che un match sia preceduto da un quarto d’ora di riscaldamento, con il giocatore che dopo un ingresso con gli squillli di tromba va a sedersi per un paio di minuti, poi fa cinque minuti di palleggio, poi torna a sedersi, poi gioca un game, poi ripassa dal suo posto, si riferma un’altra volta, poi va a prendere l’asciugamano….ancora ancora lo si può concepire per un torneo indoor dove c’è musica, immagini, distrazioni varie…ma in un torneo all’aperto è una perdita di tempo pazzesca, crolla la tensione dell’attesa dall’ingresso in campo in poi…e anche qui, mica tutti i giocatori sono Nadal, Federer o Djokovic…Questo non è più accettabile…due minuti possono bastare, giusto per non sentirsi dire dal giocatore che si è fatto male perchè non si è potuto scaldare. Si scaldi da qualche altra parte…Su questo punto prometto che interverremo presto”

L’altro problema che sorge è quello delle troppe pause: “Finisce un set e fino al 4 pari del secondo set ci sono tempo morti, di interesse troppo poco coinvolgente…occorrerebbe fare in modo di annullare quelle pause…Come? Questo è ancora dibattuto…comunque il tempo ideale di un match di tennis deve essere intorno alle 2 ore e non alle 4. Chissà che non sarebbero gli Slam a seguire noi, una volta che sarà chiaro a tutti che le nuove generazioni non possono seguire un match che finisce 9-7 al quinto….dopo qualche anno non sapranno nemmeno più che esistevano, e ricorderanno le grandi battaglie finite 76 al terzo”.

Mmmm, sembrava quasi che Chris Kermode avesse immaginato nel pomeriggio quel che sarebbe accaduto alla sera con lo straordinario match giocato e vinto da Roger Federer su Stan Wawrinka.

Match a proposito del quale ho inviato un commento 2 minuti dopo la conclusione, e che ho postato in calce all’articolo scritto da Luca de Gaspari.

Qui lo copio ed incollo:

“La più bella partita dell’anno, con quattro match points salvati da Federer – anche se tre di quelli Wawrinka se li è mangiati a rete facendo un serve&volley coraggioso quanto incosciente considerata la sua mano quadra! – e adesso la gente, tutta quella che era all’02 Arena e molti di quelli che erano alla tv, avranno la finale che volevano, Djokovic contro Federer, il n.1 contro il n.2 del mondo.

In che condizioni si presenterà Federer in finale non è dato sapere. Certo la partita di stasera è stata pazzesca, soprattutto pe rle emozioni che ha riservato, anche se non tutte l 2 ore e 48 minuti sono state memorabili. Ci sono stati momenti in cui i due hanno giocato benissimo ma momenti anche in cui ci sono stati parecchi errori.

Ha sempre spinto di più Wawrinka, che sul 5 pari del tiebreak decisivo poteva vantare 44 vincenti contro 22 di Roger (sarebbero diventati 24, quelli di Roger, anche se alcuni dicono 25). Ma inevitabilmente aveva sbagliato anche molto di più. 26 per errori Federer e Wawrinka 48.

Match davvero incredibile per come si è dipanato.

I miei collaboratori qui sono venuti a ringraziarmi come se fosse merito io! In effetti una sola partita ha riscattato tutto un Masters deludente. E speriamo a questo punto che la finale, quella tanto sospirata, non deluda adesso le attese.

Per la seconda volta a Londra (dopo Wimbledon) arrivano quindi in finale Novak Djokovic e Roger Federer, insieme ai loro coach, Boris Becker e Stefan Edberg che disputarono tre finali a Wimbledon fra il 1988 e il 1990. Davvero un parterre de roi. Un altro periodo indimenticabile per il tennis, proprio come quello che stiamo vivendo.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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