ATP Finals: le grandi finali del Masters

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ATP Finals: le grandi finali del Masters

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TENNIS ATP FINALS – Novak Djokovic contro Roger Federer per lo scettro delle Finals. Sarà una grande finale? Nell’auguro che lo sia vi riproponiamo una lista delle finali che hanno lasciato un segno nel torneo

Mancano poche ore all’atto conclusivo dell’edizione delle ATP World Tour Finals di quest’anno. Un torneo controverso e mai all’altezza delle aspettative che, a dispetto del nome, di magistrale ha regalato ben poco fin ora (derby svizzero a parte). E allora non rimane che confidare nell’ultimo match rimasto da disputare – se proprio vogliamo ignorare il torneo di doppio, che invece ha saputo regalare grande spettacolo – e sperare che almeno la finale sia all’altezza della caratura dei nomi in gioco. Già perché, nonostante la formula del Masters coinvolga i migliori 8 della classifica mondiale, non per questo le finali delle precedenti edizioni sono state sempre sinonimo di spettacolo e di emozioni garantite. Molte volte, abbiamo assistito a finali a senso unico. Alcune altre, invece e per fortuna, sono entrate di diritto nella storia dei match più belli del circuito. Sperando sia l’augurio di una finale con la F maiuscola, vi proponiamo una carrellata dei migliori atti conclusivi delle precedenti edizioni:

 

 

New York 1978, Mc Enroe vs Ashe 67 63 75 


E’ l’ultimo Masters di Arthur Ashe, che poco dopo la finale annuncia il ritiro. La finale dell’edizione 1978 è un passaggio di consegne. Nel round robin SuperBrat ha quasi umiliato il vecchio campione: 63 61 con appena un errore gratuito. In finale la partita è diversa. McEnroe spreca tre set point con altrettanti doppi falli e perde il primo al tiebreak. Il mix di calma e talento porta Ashe avanti 4-1 nel terzo. Ma al settimo gioco McEnroe trova il controbreak. Salva due match point con Ashe avanti 5-4, nell’undicesimo game firma un nuovo break, decisivo, con un tracciante di rovescio e completa il primo grande successo della sua carriera. “E’ stata molto più dura rispetto al girone” dice McEnroe. “Oggi speravo solo Ashe non riuscisse a dimostrare fino in fondo che gran giocatore è”

 

New York, 1977: Connors-Borg 6-4 1-6 6-4


Connors, Borg, Vilas: chi è il vero numero 1 del 1977? Il computer dice Connors, gli argentini dicono Vilas. Il Masters lascia aperti tutti i dubbi.

Vilas il poeta, che aveva venduto 15 mila copie della sua prima raccolta (Cientoveinticinco) e in giro per il mondo lavorava alla seconda, batte Connors. L’argentino era ammirato per il suo stile letterario anche da Jorge Luis Borges che commentava così: “E’ come immaginare me che gioco a tennis”. Il suo coach, Ion Tiriac, gli dimostra con successo come battere in intelligenza Connors: Vilas si impone 64 36 75, con una serie di proteste dell’americano contro i giudici di linea, come nell’ultimo precedente, vinto in quattro set da Connors agli Us Open. Non riesce però a convincerlo della fragilità di Borg. La paura, quella “maledetta paura, così fredda, inerte e inespressiva” come scrive in una delle sue poesie, lo frena. In finale, però, il triangolo si completa. Connors batte Borg, che aveva battuto Vilas, che aveva battuto Connors.
L’americano chiude 64 16 64. Connors è devastante nel primo set, in cui firma il break al terzo game. Ma nel secondo, Borg inizia a servire meglio e ad attaccare di più sul dritto di Connors che perde il servizio tre volte. Borg allunga sul 3-1 nel terzo, ma subisce il controbreak nel sesto gioco: Connors completa l’aggancio con una volée e con un vincente aiutato dal nastro.
Borg, che manca 27 prime di servizio su 42 nel terzo set, deve salvare tre palle break nell’ottavo game. Ma il break arriva nel decimo: Connors infila gli ultimi quattro punti del match con un dritto lungolinea, una volée smorzata di rovescio, un dritto incrociato e un’altra volée vincente sul match point.

 

New York, 1981 Lendl-Gerulaitis 6-7 2-6 7-6 6-2 6-4 

New York, 1981. Lendl porta il tennis nell’era moderna. Il quarto turno degli Us Open è la sfida del passato, delle racchette di legno e del serve and volley, contro il futuro. Per l’ultima volta, l’arte riuscì a imporsi. Gerulaitis, il tennista “tutta Vitas”, amico di Andy Warhol, sempre presente allo Studio 54, che riusciva a combinare nightlife, cocaina e volée, vince i primi due set: 6-3 6-4. Mentre Lendl si chiede dove sia finita la sua solidità, Gerulaitis fa l’unica cosa che non deve fare: comincia a giocare da fondo nel terzo. Il ceco ritrova il controllo e con un doppio 6-3 spinge il match al quinto. Un doppio fallo, sul 3-3, porta Lendl 0-40; sulla seconda palla break, manda un rovescio largo. Gerulaitis si trova così a servire per il match sul 5-4. va 0-40, salva tre palle break e vince 6-4. La seconda palla break è particolarmente eloquente: Gerulaitis serve e scende, Lendl prova il passante di dritto, ma Gerulaitis ci arriva e chiude con la volée.

Gerulaitis, dopo il successo, uno dei più importanti della sua carriera, viene multato perché non si è presentato alla conferenza stampa. Scappa nella sua Rolls Royce gialla perché, dice, “devo andare a fare la spesa”.

Si ritrovano al Madison Square Garden per il Masters, a gennaio 1982. Anche qui Gerulaitis vince i primi due set. Ha un match point sul 6-5 nel tiebreak del terzo, ma Lendl lo cancella con un preciso vincente di dritto. L’incontro gira e Lendl, battuto 12 mesi prima da Borg, conquista il primo titolo di prestigio della sua carriera.
E’ il primo dei suoi cinque Masters. La seconda di nove finali consecutive per Ivan il terribile, la vera costante del Masters targato anni ’80.

New York, 1988: Becker-Lendl 5-7 7-6(5) 3-6 6-2 7-6(5)

Una delle più straordinarie rivalità della storia del tennis. In quel momento i precedenti erano 7-5 in favore di Lendl (saranno 11-10 alla fine), ma Becker aveva vinto l’ultimo scontro diretto sull’erba (quella vera) di Wimbledon. La finale dell’edizione 1998 fu meravigliosa, per giocate ed intensità. Per non parlare del finale degno di Hitchcock. Il ceco era riuscito a portarsi per due volte avanti d’un set, ma Boris riuscì e recuperare entrambe le volte. Sul 5-5 del quinto l’apparente svolta. Lendl breakka Becker e può servire per il suo sesto Master. Ma mai vendere prima la pelle dell’orso quando in campo c’è Boris Becker. Il tedesco reagisce, contro-breakka il numero uno del mondo e si gioca il titolo al tie-break decisivo del quinto set (prima volta nella storia del Master). Senza troppo tergiversare, arriviamo subito al momento clou. Sul 6-5 in favore Becker, inizia uno scambio incredibile di bordate mozzafiato, interrotto dopo 37 tiri da un nastro beffardo, che consegna il primo dei suoi tre titoli al fuoriclasse tedesco.

Francoforte, 1990: Agassi-Edberg 5-7 7-6 7-5 6-2
Dal 1990 il Masters lascia il Madison Square Garden. La prima sede scelta per il post New York è Francoforte. In finale arrivano Agassi e Edberg. Si sono già affrontati nel round robin, e ha vinto lo svedese. Ma in finale la storia è diversa. Non è una novità: è successo 15 volte nella storia, e in 9 occasioni chi ha perso nel girone ha vinto il titolo. E’ un match bello e strano, con cinque break nel primo set e sei falli di piede, cinque dei quali chiamati contro lo svedese.

Agassi ha un po’ di febbre e deve chiamare l’intervento del trainer Bill Norris sul 4-2 nel primo set. Dopo una serie di break e controbreak, Edberg serve per il set sul 6-5. Sul 40-15 gli chiamano un fallo di piede sulla prima e commette doppio fallo. Spreca anche il secondo set point con una volée smorzata a rete. Ma al quarto set point, Agassi cede con una risposta lunga.

Il secondo, invece, procede seguendo i turni di servizio fino al tiebreak che Agassi chude 7-5 con un passante vincente. Edberg regala un break in avvio di terzo set con un doppio fallo. Tre game più in là trova il controbreak nel punto più memorabile della serata. Dopo uno scambio lungo in cui è stato spesso costretto in difesa, Edberg trova un dritto che sembra fuori per quasi tutti gli spettatori della FRankfurt Festhalle ma non per il giudice di sedia
Dopo due doppi falli nell’undicesimo game, Edberg cede il terzo set e praticamente la partita.

 

Hannover, 1998: Corretja-Moya 3-6 3-6 7-5 6-3 7-5

E’ una delle finali meno nobili, guardando il palmares dei protagonisti. Di certo è la più sorprendente. Ma qualità non è mancata e il pathos c’è stato davvero. Corretja è riuscito a battere Sampras 76 al terzo in semifinale e dato vita alla prima finale tutta spagnola nella storia del Masters. Gli schemi non sono quelli usuali per i due: tante discese a rete, variazioni continue e tante emozioni per la finale più lunga dell’anno. “Mi dispiace Carlos” ha detto Corretja a fine partita, “so come ti senti”. Moya spreca un vantaggio di due set e non chiude nemmeno dopo essere stato avanti 3-1 nel quinto. Corretja diventa il primo spagnolo a vincere il Masters dopo Orantes (Houston 1976) e dedica la vittoria agli zii scomparsi da poco.

Houston, 2003: Federer b. Agassi 6-3 6-0 6-4
Il Masters 2003 chiude una stagione stellare per Roger Federer. Un anno segnato dal primo dei sette titoli a Wimbledon e dal primo dei sei successi al Masters. Nella finale di Houston, interrotta per due ore e mezza a causa della pioggia nel secondo set, c’è Agassi. Si sono affrontati anche nel round robin: Federer ha vinto dopo aver salvato due match point. In finale invece non c’è storia. Agassi, che solo pochi mesi prima era tornato per l’ultima volta numero 1 del mondo, è annichilito dai vincenti di Federer.

 

Shanghai, 2005: Nalbandian b. Federer 6-7 6-7 6-2 6-1 7-6 
Dopo la pioggia che ha devastato l’edizione 2004, con una finale ridotta al meglio dei tre set e giocata di sera tardi, il Masters non si giocherà più all’aperto. Dal 2005 trasloca in Asia, a Shanghai. Federer non è al meglio. Mentre si sta allenando con l’amico Michael Lammer al Paradies Club, di proprietà del direttore del torneo di Basilea, Roger Brennwald, sente un dolore al piede destro. I raggi X rivelano una lesione al tendine. A meno di tre mesi dal Masters, lo svizzero cammina con le stampelle. Ma grazie all’intenso lavoro di riabilitazione con Paganini torna a giocare, firma in semifinale contro Gaudio la prima vittoria 60 60 della sua carriera e arriva in finale contro David Nalbandian.

Federer vince i primi due set, ma quando completa il punto del 13-11 che gli consegna il tiebreak del secondo, il cronometro segna 2 ore e 20 minuti di gioco. E le sei settimane senza allenamento iniziano a farsi sentire. Nalbandian vince 16 dei successivi 19 game e si ritrova in vantaggio 4-0 nel quinto set. Ma Federer non ci sta. Rimonta. Completa l’aggancio sul 4-4, ottiene il break, va a servire per il terzo titolo di fila sul 6-5 e arriva a due punti dalla vittoria (30-0). “Non posso andare a casa così” pensa Nalbandian che infila quattro punti straordinari e firma il controbreak prima di dominare il tiebreak 7-3.

La sconfitta interrompe la serie di 35 vittorie di fila di Federer. Se avesse vinto, lo svizzero avrebbe eguagliato il record di 82 successi in 85 partite di McEnroe nel 1984. Nalbandian diventa così il secondo, e finora ultimo, argentino ad aver vinto il Masters dopo Vilas, che ha conquistato il titolo a Melbourne nel 1974.

 

Londra, 2012: Djokovic-Federer 7-6 7-5

Non si poteva desiderare finale più bella per quel Masters 2012, con il n.1 e il n.2 del mondo che disputavano il 29° confronto in carriera. Federer risorto dopo l’ennesimo periodo in cui qualcuno lo paventava fuori dalle scene, con una mirabolante vittoria sui prati di Wimbledon. Un Djokovic stratosferico che aveva giocato 3 finali Slam (salvo vincere solo in Australia) e una semifinale, non ingiocabile come ai livelli del 2011, ma con la stessa fame. La finale che tutti volevano e tutti desideravano, nella cornice di Londra al tempo aveva ospitato anche le Olimpiadi. 

Un confronto di stile che dava vita a scambi fantastici, sul filo dell’equilibrio, e sempre emozionanti. E non solo la qualità tecnica, la partita fu un continuo ribaltamento di fronte. Se l’elvetico riuscì a partire a razzo, dimostrando come non volesse lasciare all’avversario neanche il tempo di riprendere fiato, il serbo metabolizzò e reagi di conseguenza, riuscindo a ribaltare completamente il primo set. Da 3-0 a 4-5, il pubblico in visibilio. Ma Federer allora ebbe il guizzo del campione per non arrendersi e portare la partita al tiebreak, che fu alquanto equilibrato, salvo poi finire 8-6 per il numero uno mondiale.

Federer non ci sta e mostrando la sua immensa classe dà battaglia a Djokovic rischiando più volte di entrare in partita. Sciagurato fu quel turno di servizio sul 6-5 per il serbo. Arrivo il break decisivo, servito da un rovescio lungolinea marchio di fabbrica in casa Djokovic.

 

Oggi come allora, si ripete la stessa finale e la stessa situazione. La classifica ed i risultati dicono Djokovic, ma la fame, la voglia di tornare a zittire tutti i detrattori, e il talento che lo contraddistingue  potranno forse far ppendere l’ago della bilancia in favore di Federer? L’augurio è uno: che sia una gran bella finale, da poter aggiungere in futuro a questa lista.

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Svelato il calendario dei tornei in Australia: nove eventi in programma più la ATP Cup

Tennis Australia ha inviato il calendario dei tornei pre-Australian Open ai giocatori che potrebbero partecipare

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La stagione 2021 tennistica non è ancora finita, ma gli occhi di tutti sono già puntati verso l’Australian Open 2022, che con il suo obbligo vaccinale sta già facendo discutere tutto il mondo del tennis. La seconda tappa a livello ufficiale è il calendario dei tornei previsti prima dello Slam australiano, inviato oggi tramite un memorandum a tutti i tennisti uomini e donne che potrebbero recarsi in Australia grazie alla loro classifica. Adelaide parte ospitando due tornei in contemporanea con l’ATP Cup, una partenza col botto per il circuito femminile che esordirà con un torneo di categoria 500 in programma dal 2 al 9 gennaio.

Il WTA 500 di Adelaide prenderà il posto in calendario del WTA 500 di Abu Dhabi, vinto lo scorso anno da Aryna Sabalenka. Non è da meno l’inizio del calendario ATP, che dal 1 al 9 gennaio vedrà sfidarsi sedici squadre nazionali da tutto il mondo nella Ken Rosewall Arena di Sydney per l’ATP Cup, ormai appuntamento fisso di prestigio dell’inizio di stagione. Ad Adelaide anche un torneo ATP 250, nello slot di calendario l’anno scorso occupato dall’Antalya Open e da Delray Beach. Calendario ricco anche a Melbourne, che dal 4 al 9 gennaio ospiterà ben due tornei WTA di categoria 250 e un ATP 250.

Spazio anche a tornei di categoria minore tra il 3 e il 9 gennaio, con l’ATP80 e ITF60k di Bendigo e Traralgon, entrambi a Victoria. A chiudere la prima settimana di tornei ci sarà il Victoria Wheelchair Open, dedicato al circuito del tennis wheelchair. Sydney sarà impegnata nella seconda settimana, con un altro WTA500 dal 10 al 15 gennaio al Sydney Olympic Park Centre. Nella stessa sede ci sarà un altro ATP250, erede insieme all’altro ATP250 sempre in programma dal 10 al 15 gennaio ad Adelaide dei due tornei vinti lo scorso anno da Jannik Sinner e Daniel Evans.

 

Il Memorial Drive di Adelaide vedrà in scena anche un altro WTA250, a completare quindi il programma pre-Australian Open con ben cinque tornei riservati alle donne. Victoria ospiterà gli ultimi due tornei del programma, il Melbourne Wheelchair Open allo Hume Tennis Center di Victoria e un torneo Juniors di categoria J1 a Traralgon, entrambi dal 15 al 19 gennaio. Nessuna sorpresa invece per la terza e quarta settimana dello swing australiano, con l’Australian Open maschile e femminile in calendario dal 17 al 30 gennaio. Definite anche le date dell’Australian Open Junior, dal 19 al 29 gennaio, e dell’AO Wheelchair Championship, dal 23 al 27 gennaio.

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Nitto ATP Finals: Zverev è impeccabile, Medvedev mai in partita. Secondo titolo di Maestro per Sascha

Il tedesco è ingiocabile al servizio e la sua potenza imbriglia il gioco del russo. Il primo campione delle Finals di Torino è lui

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[3] A. Zverev b. [2] D. Medvedev 6-4 6-4

Prima della finale di oggi, la prima delle Nitto ATP Finals giocata a Torino, era accaduto 10 volte su 18 che in caso di rivincita in finale tra due giocatori che si erano già affrontati nel girone, il perdente della prima sfida avesse poi ribaltato il risultato nell’atto conclusivo. Bene, ora possiamo aggiornare a 11 su 19.

Alexander Zverev gioca il miglior match del torneo solo poche ore dopo aver eliminato Novak Djokovic in semifinale, annichilendo Daniil Medvedev in appena 75 minuti con un 6-4 6-4 che non rende nemmeno giustizia alla sua superiorità in campo. Medvedev aveva vinto le ultime cinque sfide consecutive con il tedesco di cui due negli ultimi giorni: la semifinale di Parigi Bercy e come detto il match di Round Robin vinto al tie-break decisivo martedì pomeriggio.

 

Per Sascha si tratta inoltre del sesto titolo della sua stagione, il più prestigioso, ed è anche il secondo alle ATP Finals dopo quello vinto a Londra nel 2018. La vittoria di oggi è anche la n.59 di un 2021 chiuso in modo trionfale (Zverev non giocherà le Finals di Coppa Davis).

In entrambi i set il break è arrivato piuttosto presto, nel terzo game del primo e nel gioco di apertura del secondo. Da lì in avanti è cominciata una performance sontuosa del tedesco al servizio che chiuderà il match senza concedere alcuna palla break con 8 ace, un solo doppio fallo e l’83% di punti con la prima messa in campo quasi 3 volte su 4 (74%). Molto bene anche nelle scelte di discesa a rete con Medvedev lontanissimo dal campo in risposta (15 punti su 21).

Con simili numeri è già stato miracoloso il fatto che Medvedev abbia raccolto otto giochi complessivi, considerando che anche da fondo campo il russo è apparso molto lontano da una delle sue versioni migliori chiudendo addirittura con un saldo negativo tra vincenti ed errori (14/16), un autentico inedito per il Medvedev visto questa settimana.

Un Medvedev apparso quasi più apatico del solito in campo, incapace di invertire la tendenza di un match apparso da subito in salita. Forse non si aspettava nemmeno che Zverev fosse così fresco 17 ore dopo la battaglia con Djokovic nella seconda semifinale. Eppure quello più stanco dei due sembrava proprio il russo che ieri pomeriggio aveva passeggiato contro Casper Ruud.

Per Zverev si ripete dunque quanto era accaduto a Ivan Lendl nel 1982: ottenere il secondo titolo di Maestro senza ancora aver mai vinto un torneo del Grande Slam. Gli farà piacere sapere che poi Ivan ne ha vinti ben otto e a lui il tempo certamente non manca.

Il tabellone completo

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ATP Finals, è di Zverev la battaglia con Djokovic: sarà finale contro Medvedev

Il tedesco la spunta in quasi due ore e mezza di gioco e centra la sua seconda finale alle ATP Finals. Bello l’abbraccio a fine partita col serbo

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Alexander Zverev (sinistra) e Novak Djokovic (destra) - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

[3] A. Zverev b. [1] N. Djokovic 7-6 4-6 6-3

Ci si aspettava una battaglia, battaglia è stata. E a vincerla è Alexander Zverev, che elimina il numero uno del mondo Novak Djokovic in tre set e si qualifica per la finale delle ATP Finals, la seconda della sua carriera dopo quella vinta nel 2018 proprio contro il serbo. Il 24enne tedesco ottiene nel sabato sera del PalaAlpitour di Torino la sua quarta vittoria contro il numero uno del mondo, tornando a batterlo dopo il successo in rimonta di quest’estate alle Olimpiadi di Tokyo. È stata una partita equilibrata e molto combattuta, ma il tedesco complessivamente è stato il giocatore migliore: a fine gara sono 35 i suoi vincenti, contro i 27 del serbo, e 24 i suoi errori gratuiti, contro i 29 di Nole.  Zverev è stato bravo a rintuzzare le variazioni di gioco di Djokovic e lo ha battuto spesso anche negli scambi che si sono allungati oltre i nove colpi (il conteggio totale di questo tipo di scambi a fine gara è di 20-10 a favore del vincitore).

Sascha si giocherà il primo titolo sul suolo di Torino contro Daniil Medvedev e di certo arriverà alla finalissima meno riposato del russo, considerando che il campione dello US Open ha giocato nel pomeriggio (vincendo facilmente contro Ruud) e che la semifinale contro Djokovic è durata la bellezza di 2 ore e 28 minuti. Nole, dal canto suo, saluta Torino con un pizzico di amarezza (brutto il passaggio a vuoto che gli è costato il break nel terzo set) e rimanda ulteriormente l’appuntamento con il sesto trionfo alle ATP Finals, un appuntamento che aspetta dal 2015.

 

PRIMO SET: SUPER ZVEREV – Nel primo set regna l’equilibrio, i primi giochi sfilano via con i turni di servizio rispettati senza scossoni: si arriva al 5-4 senza che alcuno dei due giocatori permetta all’avversario di arrivare a 40 in risposta. Questo è dovuto soprattutto all’ottimo rendimento di entrambi al servizio: Nole vanta in questa fase l’81% di prime di servizio “unreturned” e Sascha il 77%, a conferma anche del fatto che la velocità della superficie torinese rende più agevole il compito di chi serve. La situazione inizia a movimentarsi nel decimo gioco, con Zverev al servizio: uno scambio lungo e di altissimo livello si conclude con uno schema palla corta-lob vincente di Djokovic, che chiama l’aiuto del pubblico. Poi Nole piazza la zampata: accelerazione di rovescio lungolinea vincente e prima palla break dell’incontro sul 30-40. Ma Sascha tira una sassata esterna con la prima palla, si salva e fa 5-5. Nel game successivo i ruoli si invertono: è Zverev che arriva a due palle break (15-40). Nole annulla la prima con un’ottima prima slice a uscire, e sulla seconda si inventa una gran cosa: segue a rete la prima palla centrando una gran demi-volée di rovescio. Una prodezza che gli permette di salire successivamente sul 6-5 garantendosi il tie-break. Tie-break che arriva, perchè nel dodicesimo gioco Sascha combina due pasticci con il diritto a punto già mezzo vinto ma poi si aggrappa a San Servizio e sale 6-6. Nel gioco decisivo, Djokovic commette un sanguinoso doppio fallo e Zverev va 3-2, ma restituisce il mini-break con un evitabilissimo errore di diritto. Il 24enne però torna subito avanti leggendo bene una palla corta del serbo aiutato anche dal nastro, che gli sistema la palla sul diritto per chiudere il punto (5-3). Sul 5-4 c’è uno scambio massacrante: Nole tenta di avvolgere l’avversario nella sua ragnatela, ma il tedesco si inventa un rovescio da applausi dal centro del campo (6-4). Ed è buono il primo set point, con la prima vincente: è 7-6 Zverev dopo un’ora esatta di gioco. Ed è un verdetto che può dirsi meritato, se si considera che la bilancia dei vincenti pende nettamente dalla parte del tedesco (14-8), il quale vince il 67% di punti sulla seconda contro il 38% di Nole.

SECONDO SET: LA ZAMPATA DI NOVAK – Segnali di cedimento di Djoko nel secondo gioco del secondo set, ma Zverev, avanti 15-30 in risposta, spreca una ghiotta opportunità mettendo fuori un (per lui) non impossibile passante di diritto in recupero (1-1). Salvo che in quella circostanza, non ci sono grandi scossoni e si arriva al 4-4. Sul servizio tedesco, Nole si fa avanti e sale 15-30 con uno smash, poi prende ancora il centro del campo affondando col diritto e chiudendo con un altro smash: palla break sul 30-40. Ma Zverev la annulla con un ace al centro. Djoko però spara un vincente con il rovescio incrociato, che impatta la linea (inutile il falco chiamato da Zverev): la seconda occasione è quella buona perché il serbo tira fuori una risposta da campione alla prima di servizio del tedesco (5-4). Il numero uno del mondo va a servire per il secondo set (dopo aver piantato un urlaccio al suo box affinché gli venisse portato un collirio al cambio di campo) e, con l’aiutino di Zverev che va fuori giri col rovescio, ha due set point a disposizione: ma concede due errori e il tedesco si arrampica sul 40-40. Qui però l’asso di Belgrado scaglia un ace al centro, ma Zverev non sta a guardare, entra dentro il campo e chiude col diritto. Al momento giusto arriva un’altra prima vincente ma sul quarto set point Zverev risponde alla grande col diritto. Sascha cerca un vincente col rovescio lungo linea ma la palla gli esce, e il quinto set point è quello buono con l’ace al centro di Nole, il sesto del suo match. Al termine di altro set equilibrato è chirurgico il serbo, che al momento giusto si aiuta con il servizio e non concede palle break in questo parziale: dopo un’ora e 49 minuti si va al terzo set.

TERZO SET: ZVEREV NON TREMA – Il turning point è nel quarto game, quando Djokovic si trova a dover fronteggiare due palle break dopo aver affossato malamente un diritto (15-40). Sulla prima, il rovescio di Zverev è lungo; ma sulla seconda il serbo casca sul terreno che dovrebbe essere a lui favorevole, sbagliando in lunghezza un rovescio in manovra durante uno scambio dal fondo che si era allungato. Zverev sale 3-1 e servizio e conferma il break aiutandosi con la prima palla (4-1). Nole sale 4-2 tenendo il servizio a zero, ma è nei turni di battuta di Alexander che ora si gioca la partita: è noto come Sascha in simili circostanze a volte ceda mentalmente e in effetti il tedescone concede palla del contro-break regalando col diritto. Però Nole gli dà una mano, forzando in modo inopportuno col diritto: la palla è lunga. Zverev tira un sospiro di sollievo anche nel punto seguente, quando, chiamato a rete dal serbo, vede il suo passante di rovescio sfilare fuori (non era facilissimo, per la verità). Infine, con una prima vincente Sascha si assicura la possibilità di servire per il match (5-2). Djokovic tiene il servizio in un gioco facile e interlocutorio (5-3) e si arriva al momento della verità: Zverev stavolta non trema, serve bene, comanda il gioco e arriva a tre match point quando un recupero di Djokovic sfila lungo. E porta a casa il match alla sua maniera, con un ace centrale. Il braccio di ferro lo vince Sascha, il bell’abbraccio a rete è una degna conclusione.


LE PAROLE A CALDO – A caldo, ai microfoni di Diego Nargiso, Zverev ha voluto fare un tributo a Djokovic: “A volte ci si dimentica tutto quello che Novak ha raggiunto. Abbiamo giocato cinque volte quest’anno e voglio dargli un tributo. E’ un giocatore pazzesco, il migliore di tutti i tempi, nessuno merita rispetto più di lui. La finale con Medvedev? Sarà una grande partita e spero che il pubblico sia dalla mia parte! Io sono il campione olimpico, lui ha vinto lo US Open, cercheremo di dare vita al miglior show possibile”.

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