Federico Mattiello: dal TC Bagni di Lucca alla Juventus FC in Serie A

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Federico Mattiello: dal TC Bagni di Lucca alla Juventus FC in Serie A

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TENNIS- Federico Mattiello ex giovanissimo campione di tennis italiano, decise di cambiare squadra e dedicarsi a tempo pieno al calcio, oggi gioca in prima squadra nella Juventus.

Federico Mattiello è un giovane di 19 anni, nato il 14 luglio del 1995 a Borgo a Mozzano. Negli ultimi giorni si sta parlando tanto di questo ragazzo, dotato di un enorme potenziale atletico. Il giovane Mattiello è cresciuto sui campi da tennis del TC Bagni di Lucca, sin dall infanzia godeva di una tecnica invidiabile che faceva sperare in un suo possibile futuro da tennista ai vertici delle classifiche ATP. Grazie alla sua tenacia e preparazione atletica, Federico, nel 2007 divenne campione toscano Under 12, vinse il torneo Internazionale ITF di Gennazzano e fu convocato in nazionale.

C’era un problema, Federico non era soddisfatto della sua vita, non era sicuro della strada che aveva intrapreso, era titubante, sempre pensieroso ed impaurito che stesse facendo la scelta sbagliata. Pochi mesi dopo, decise di cambiare completamente rotta e seguire quello che, a detta sua, sarebbe stata la scelta più giusta e appagante, ovvero la strada del giocatore di calcio. Federico anche nel calcio era dotato di una tecnica invidiabile che gli consentì si essere notato dalle giovanili della Juventus che dopo averlo visto all’opera, decisero che sarebbe stato il caso di stipulare un contratto con la squadra. La storia di Federico non poteva concludersi meglio, infatti, ha raggiunto il suo obiettivo con l’esordito in prima squadra contro il Parma e nuovamente questa settimana contro la Lazio, dove ha addirittura sfiorato il suo primo gol in serie A.

 

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Olimpiadi Tokyo 2020: il doppio parla solo croato

Saranno Pavic/Mektic e Cilic/Dodig a giocarsi l’oro nel doppio maschile. Per la prima volta da quanto il tennis è tornato sport olimpico saranno due coppie della stessa nazione a disputare la finale della specialità

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Pavic, Mektic, Dodig e Cilic - Olimpiadi Tokyo 2020 (via Twitter, @cilic_marin)

Che la Croazia fosse una nazione di doppisti ce ne eravamo accorti da diverso tempo, con le tante vittorie a livello di circuito ATP e anche negli Slam dei diversi specialisti provenienti dalla nazione balcanica.

A suggellarlo arriva la finale olimpica tutta croata della disciplina, che vedrà opposte la coppia n. 1 del ranking mondiale Nikola Mektic e Ante Pavic, vincitori quest’anno di ben otto titoli, tra i quali spicca Wimbledon, e quella composta da Marin Cilic e Ivan Dodig. Mektic e Pavic – che ricordiamo avevano avuto la meglio solo nel long tie-break decisivo (10-7) contro gli azzurri Sonego e Musetti – hanno superato 6-4 6-4 gli statunitensi Krajicek e Sandgren, mentre Cilic e Dodig hanno regolato con un più agevole 6-2 6-2 in neozelandesi Daniell e Venus.

“I padrini di Medjugorje” come vengono ribattezzati Cilic e Dodig dalla stampa croata, ricordando la loro comune provenienza dalla cittadina della Bosnia-Erzegovina e la loro storica amicizia, anche a livello familiare, sono la grande sorpresa del torneo. Sebbene non si possa essere stupiti del tutto dal loro exploit: lo specialista Dodig, 36 anni, lo scorso gennaio ha vinto (in coppia con lo slovacco Polasek) il suo secondo titolo Slam e Marin Cilic seppur abbia frequentato poco la specialità è pur sempre un ex top 5 in singolare (e nonostante abbia iniziato la parabola discendente della carriera è pur sempre ancora top 40). Inoltre i due in Coppa Davis hanno giocato assieme molte volte, ottenendo anche vittorie prestigiose, come quelle contro i fratelli Bryan e contro la coppia francese Mahut/Herbert.

 

Una finale olimpica tra rappresentanti della stessa nazione è un’assoluta novità per il torneo di doppio maschile da quanto il tennis è stato reintrodotto nel programma olimpico. In precedenza era accaduto in due occasioni. Alle Olimpiadi di S. Louis del 1904 l’oro se l’erano giocato le coppie statunitensi Leonard/Wright (vincitori) e Bell/LeRoy. A quelle successive di Londra del 1908 la vittoria era andata alla coppia britannica Hillyard/Doherty, che aveva sconfitto i connazionali Ritchie/Parker.

Per la cronaca, si trattava di Reggie Doherty, fratello di quel Laurie otto volte vincitore del singolare di Wimbledon e, per restare in tema, dell’oro olimpico in singolo e doppio (in coppia con il fratello) a Parigi nel 1900. Peraltro lo stesso Reginald (soprannominato “Big Do”, mentre il fratello, più giovane e più piccolo fisicamente, era “Little Do”) vinse i Championship quattro volte – prima di ritirarsi nel 1901 dal singolare per motivi di salute – e conquistò tre medaglie d’oro, tra doppio e doppio misto. E parlando di doppio, i due fratelli assieme vinsero, oltre all’oro olimpico a Parigi, ben otto edizioni di Wimbledon e due US Open.

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Olimpiadi Tokyo 2020: fuori Medvedev! Khachanov e Carreño Busta si giocheranno un posto in finale

TOKYO – La Russia sorride solo a metà: Khachanov in zona medaglie, Medvedev sbattuto fuori da un ottimo Pablo Carreño Busta. “Se gioca così, può vincere facilmente un 1000”

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Pablo Carreño Busta - Olimpiadi Tokyo 2020 (via Twitter, @ITFTennis)

Niente finale tra i primi due della classe. Il secondo favorito Daniil Medvedev cede al caldo, al senso di prostrazione che ne consegue e soprattutto a Pablo Carreño Busta, che già prima dell’inizio del torneo olimpico era segnalato in grande ripresa. In una semifinale che profuma di medaglia lo spagnolo sfiderà Karen Khachanov, che ha battuto in tre set Ugo Humbert (3-2 in favore di Carreño Busta i precedenti contro Khachanov, l’ultimo vinto quest’anno dallo spagnolo a Montecarlo).

[12] K. Khachanov b. [14] U. Humbert 7-6(4) 4-6 6-3

Terza vittoria in tre set su quattro incontri disputati alle Olimpiadi di Tokyo 2020 per Karen Khachanov, il quale ha rispettato il pronostico contro un convincente Ugo Humbert che gli ha dato filo da torcere fino al parziale decisivo, nel quale ha mollato un po’ la presa permettendo al russo di scappar via e centrare la semifinale. I due si sono affrontati per la prima volta in carriera e hanno dato vita a un match altamente spettacolare ricco di accelerazioni vincenti; buona parte del merito va data al francese, che ha giocato a viso aperto finché aveva energie in corpo e con i suoi angoli stretti ha messo in seria difficoltà il russo.

 

LA PARTITA – Nel primo set le sporadiche palle break concesse da entrambi non si sono mai concretizzate e alla fine il tie-break è sembrato un giusto epilogo. Khachanov è partito deciso, puntando più sulla potenza che sulla precisione mentre il francese, sicuramente grintoso e voglioso di far bene, non ha trovato bene le misure del campo. Ciò gli ha impedito di mantenere i ritmi elevati del russo e quindi Humbert non è riuscito a stargli dietro sia nel punteggio che negli scambi finendo per perdere per sette punti a quattro. L’impressione è che nel primo set la differenza sia stata minima (a conferma delle sole tre posizioni che li separano nel ranking, 25 Karen e 28 Ugo) e la maggior esperienza di Khachanov sia stata fondamentale.

Il mancino transalpino però non si è scoraggiato (del resto non gli accade quasi mai) e nel secondo set è partito come un missile sfondando le difese del suo avversario con servizi e dritti vincenti. Ciò gli ha permesso di guadagnarsi in apertura un break rivelatosi poi decisivo (il primo dell’incontro), e grazie anche al sostegno vocale del nutrito team francese presente sugli spalti ha continuato a mantenere il controllo degli scambi. Khachanov non è rimasto a guardare e si è creato quattro chance di pareggio nell’ottavo game, ma ancora una volta è stato Ugo a dare spettacolo giocando senza paura e a tutto braccio. La suspense non è mancata neanche nel finale di set quando il russo ha tentato l’arrembaggio finale. Humbert ha tenuto duro alla grande e con l’ottavo ace ha rimesso il match in equilibrio chiudendo 6-4.

Nel parziale decisivo Khachanov è salito ulteriormente di livello e ha concesso solamente due punti al servizio, tenendo tre turni di battuta addirittura a zero. Con delle statistiche del genere era davvero impossibile pensare di scalfirlo e infatti non c’è stato nulla da fare per Humbert: un break ottenuto sempre lasciando a zero l’avversario nel quarto game l’ha mandato avanti nel punteggio e senza il minimo sussulto Khachanov ha chiuso il match con una prima vincente dopo 2 ore e 33 minuti di gran tennis per entrambi.

Karen Khachanov – Olimpiadi Tokyo 2020 (via Twitter, @ITFTennis)

[6] P. Carreno-Busta b. [2] D. Medvedev 6-2 7-6(4)

La sorpresa è arrivata invece nell’altro quarto di finale della parte bassa del tabellone. Lo spagnolo Pablo Carreño Busta ha battuto in due set il n. 2 del seeding Andrei Medvedev e si è qualificato per le semifinali, entrando così teoricamente in zona medaglia.

Una prova di grande solidità dello spagnolo, che soprattutto nel primo set ha praticamente ribattuto ogni colpo del suo avversario venendo a capo di scambi estenuanti da fondo campo (raramente si andava sotto i 15 colpi, con anche una punta di 37). Medvedev ha retto sino al 2-2 e poi ha subito quattro giochi di fila, risultando del tutto incapace di venire a capo della resistenza del tennista spagnolo. “Se gioca a questo livello, può vincere facilmente anche dei Masters 1000! Non so come mai non giochi sempre così. Oggi non avrei potuto fare molto di più, è stato semplicemente più bravo di me” avrebbe poi detto il russo in zona mista, dopo essersi complimento con Djokovic per aver ottenuto il rinvio dei match a un orario più consono al caldo infernale di Tokyo.

Il tennista russo ha provato poi a recuperare energie al termine del primo set, uscendo dal campo – sosta abbastanza lunga, poco condivisa da Carreño Busta – e l’abbrivio del secondo parziale per un attimo è sembrato ristabilire i valori in campo. Medvedev è andato sul 3-0 per poi farsi recuperare sul 4-4. A questo punto l’equilibrio si è impossessato della partita, con Medvedev che sul 5-6 ha dovuto rimontare da 0-30 prima di riuscire a portare il set al tie break. Nel gioco decisivo, Carreño Busta è scappato più volte in avanti (prima 3-0, poi 4-2 e 5-3) ma Medvedev è riuscito tutte e tre le volte a rintuzzare con tenacia. Sul 5-5 però il russo ha commesso due gratuiti che hanno consegnato la semifinale allo spagnolo, che dopo i saluti di rito sulla rete è corso a festeggiare con il suo clan, Sergi Bruguera in primis. Pochi istanti prima della stretta di mano, invece, si è sentito l’inconfondibile suono di una racchetta fracassata; prevedibilmente era quella di Medvedev.

Ha contribuito Paolo Di Lorito

Il tabellone maschile delle Olimpiadi con i risultati aggiornati

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‘Sotto rete’, la storia delle ATP Finals raccontata da Ubaldo: la macchia nera di Ivan Lendl

SPONSORIZZATO – Secondo episodio della webseries di Intesa Sanpaolo in collaborazione con Ubitennis. Si parla di sportività alle Finals: dall’orgoglio di Becker alla ‘macchia’ di Lendl

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Sotto rete si vince e si perde, ci si emoziona e ci si esalta. A volte ci si comporta in modo sportivo, a volte si ascolta quella vocina mefistofelica che vuole rincorrere la vittoria ad ogni costo, anche se quel costo comporta il calpestare le comune regole del fair play. Ce ne parla il direttore Ubaldo Scanagatta, citando aneddoti della storia delle Nitto ATP Finals che rappresentano entrambi i modi di comportarsi sul campo; da una parte la grande sportività dello statunitense Tom Gorman e l’orgoglio di Boris Becker, dall’altra Ivan Lendl che dopo aver fatto qualche calcolo… perse volontariamente contro Connors nel 1980 al Madison Square Garden.

Di seguito trovate il teaser della seconda puntata di Sotto Rete‘, la webseries di Intensa Sanpaolo in collaborazione con Ubitennis che vi abbiamo presentato qui.

Per ascoltare l’intero episodio, restare aggiornati sulle prossime tappe o per rivivere e riascoltare quelle precedenti, trovate tutto a questo link sul portale di Intesa Sanpaolo.

 

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