Misfatti e prodezze degli arbitri WTA – Ubitennis

Al femminile

Misfatti e prodezze degli arbitri WTA

Pubblicato

il

TENNIS AL FEMMINILE – Per una volta gli arbitri non giudicano ma vengono giudicati. Da Mariana Alves a Eva Asderaki, da Marija Cicak a Kader Nouni: grandi chiamate e decisioni disastrose dei più famosi giudici di sedia del circuito femminile.

Se qualcuno ha voglia di andare in questa pagina del sito WTA e ha la pazienza di scaricare la Guida ufficiale 2014 troverà a pagina 13 un paragrafo intitolato “Chair Umpires”.

 

Nel paragrafo sono pubblicate le foto con i sei nomi degli arbitri che la WTA ha messo sotto contratto per il 2014 e che considera di prima fascia. Sono elencati in ordine alfabetico:
– Mariana Alves
– Eva Asderaki
– Marija Cicak
– Kader Nouni
– Felix Torralba
– Juan Zhang

Arbitri WTAIn questo articolo proverò a dare una valutazione sul loro operato, raccontando alcune delle decisioni più importanti di cui sono stati protagonisti.

Mariana Alves
voto 6½
Mariana Alves, portoghese, non è una giudice di sedia qualsiasi, su questo non ci sono dubbi. Se un giorno qualcuno vorrà provare a mettere in prospettiva storica il ruolo dell’arbitro nel tennis, Alves avrà per forza una posizione di primo piano nella vicenda; e purtroppo sarà in chiave negativa.
È lei, infatti, la protagonista della famigerata partita che viene riconosciuta come quella che ha spinto all’introduzione del “falco” (il sistema di verifica del segno della palla).

È successo agli US Open 2004, quarto di finale tra Jennifer Capriati e Serena Williams. Per quanto possa essere importante un incontro Slam tra due giocatrici di quel livello, a renderlo storico è la serie raccapricciante di errori arbitrali che lo flagellano. E che sono tutti nella stessa direzione.
Almeno cinque chiamate arbitrali sfavoriscono Serena e costituiscono una bella spinta per la vittoria di Jennifer (2-6, 6-4, 6-4). E non si tratta di chiamate qualsiasi: quattro avvengono nel set decisivo e addirittura tre nel game finale (un game concluso ai vantaggi).
Fa una certa impressione parlare di arbitraggio probabilmente determinante per una partita di tennis; di solito sono tipiche diatribe calcistiche, ma in questo caso sono le immagini stesse a confermare la situazione (e nel filmato manca un doppio fallo di Capriati non rilevato, sempre nel game finale).

Dal filmato si deduce che all’incapacità di intervenire sugli errori commessi dai giudici di linea, Mariana Alves aggiunge una personale e disastrosa overrule: valuta out un rovescio lungolinea di Serena che rimbalza all’interno della riga, e per di più nel lato di campo più vicino al seggiolone. Dopo questo match Serena riceve scuse ufficiali, e la giudice di sedia viene sospesa per il resto del torneo.
I vertici del tennis si attivano per introdurre l’hawk-eye come sistema di valutazione ufficiale. Il falco verrà utilizzato a partire dalla stagione 2006, appena effettuate tutte le verifiche tecniche necessarie.
E oggi?

Mariana Alves è sopravvissuta a quel terremoto professionale e ha avuto la possibilità di continuare ad arbitrare. Il voto di 6½ che ho dato si riferisce all’ultimo periodo e non include quel match nella valutazione.
Oggi Alves è una giudice di sedia piuttosto prudente, che non azzarda overrule difficili (ad esempio in zone di campo lontane) e che cerca una conduzione senza troppi attriti, glissando su certi comportamenti al limite delle giocatrici più difficili.
Probabilmente un atteggiamento legato a comprensibili timori (non so se potrebbe permettersi un’altra giornata nera); ma tutto sommato apprezzo le conduzioni basate sulla discrezione: gli arbitri che amano farsi notare non fanno per me.
E se di sicuro Serena non può aver dimenticato la partita con Capriati, anche altri tennisti sembrano averla ben presente, e non mancano di farlo pesare nelle loro proteste.
Ecco Gulbis nel 2011 lamentarsi per una chiamata di doppio rimbalzo sostenendo (versione edulcorata): “Anche se non si tratta di giudicare una palla dentro o fuori, trovi comunque il modo di rovinare i match”.
E Azarenka nel 2013: “Come fai ad essere ancora seduta sulla sedia dell’arbitro dopo tutto quello che hai combinato?” Posso sbagliarmi, ma a me sembrano due riferimenti piuttosto espliciti a “quel” match.

Devo dire che queste situazioni mi suscitano sentimenti contrastanti. Da una parte trovo crudele il modo in cui i giocatori infieriscono sul punto debole di un arbitro; dall’altra se ripenso alla partita di Flushing Meadows faccio fatica a non considerare Mariana Alves quasi come una miracolata, perché davvero quella sera ha rischiato di chiudere lì la sua carriera.

Eva Asderaki
voto: 7/8
Anche la carriera di Eva Asderaki, greca, per certi aspetti è stata segnata dai match con in campo Serena Williams; ma per fortuna niente di paragonabile a quello con Jennifer Capriati. Per spiegare la situazione devo prendere la cosa un po’ alla lontana.

Secondo me fino al 2011 Asderaki era il miglior arbitro in circolazione nella WTA: avessi dovuto darle un voto in quel periodo sarebbe stato 9. Coraggiosa e praticamente infallibile nelle overrule, capace di sanzionare le giocatrici senza arroganza e di interpretare l’andamento dei match con intelligenza e sensibilità; e senza smanie di protagonismo.
Masters di Doha 2009, ecco una decisione nello stile della miglior Asderaki: è quella che viene chiamata “hindrance”, vale a dire un disturbo provocato dal giocatore durante lo scambio. In questo caso il disturbo è il “C’mon” gridato da Serena, convinta di aver ormai vinto il punto. Nel momento in cui Kuznetsova tiene la palla in gioco, è inevitabile la sanzione (e il quindici perso).

 Non ho scelto questo esempio a caso, perché a mio avviso proprio un’altra decisione di hindrance ha costituito la svolta in negativo della carriera di Asderaki.

Nemmeno trentenne, per le sue grandi qualità si merita la finale di Flushing Meadows 2011, quella tra Serena e Stosur (vinta da Samantha 6-2, 6-3).
E qui nuovamente decide di sanzionare Serena per hindrance. Questa decisione ha suscitato pareri differenti e contrapposti; comunque la si giudichi, per un arbitro è una situazione sfortunata, perché davvero al limite.
Forse nell’istante in cui Asderaki ha preso la decisione ha pesato proprio il precedente di Doha, simile per andamento e geometrie. Forse non ha voluto dare l’impressione di agevolare la tennista di casa, sulla carta più forte e carismatica; e questo è un aspetto generalmente positivo di Asderaki, attenta a tutelare allo stesso modo tutte le giocatrici, indipendentemente dalla loro importanza.Secondo me ne è uscito un intervento un po’ cavilloso, che ha alterato per alcuni game il normale andamento del gioco.
La mia sensazione è che, dopo la partita, la stessa Asderaki non sia rimasta del tutto convinta della propria decisione. E una conferma indiretta mi sembra l’entità molto ridotta della multa inflitta a Serena per la sfuriata avuta in campo: duemila dollari, cifra stabilita in una riunione in cui era presente anche la giudice di sedia.

Dopo questo match, secondo me qualcosa si è incrinato nell’equilibrio praticamente perfetto di Eva Asderaki. Da allora a volte traspare un po’ di incertezza, e le overrule si sono fatte più rare e non sempre esatte; rimane sempre una giudice di sedia validissima, ma ha perso un po’ della coraggiosa spensieratezza che fino a quel momento la rendeva praticamente infallibile.

Ma c’è un seguito alla questione Asderaki/Serena/hindrance.
Qualche mese dopo, Asderaki arbitra il primo turno del Roland Garros 2012 tra Serena Williams e Virginie Razzano: partita drammatica, terminata con la sorprendente eliminazione di Serena (4-6, 7-6, 6-3). Ebbene, nel game che sarebbe stato l’ultimo (sul 30 pari, con Razzano che serve per il match) Asderaki giudica hindrance un verso di dolore di Razzano causato dai crampi (min. 34’08”).
A mio avviso un intervento forzato, che potrebbe avere due interpretazioni differenti.

La prima, più tecnica: con Serena in campo, il metro che aveva ormai adottato per quel tipo di infrazione era estremamente severo, e così rigidità ha causato rigidità.
La seconda, psicologica: forse Asderaki si sentiva in colpa, e la chiamata di Parigi va interpretata come un inconscio risarcimento per quanto deciso la volta precedente a New York.

Per chiudere aggiungo un fatto recentissimo. La giudice di sedia greca sembra proprio avere nel suo destino l’hindrance, visto che è dovuta nuovamente intervenire (questa volta in modo inappuntabile) in un momento topico: sul set point della finale di Fed Cup tra Kerber e Safarova.

Marija Cicak
voto 8½
Secondo me in questo momento è lei, giudice arbitro croata, la migliore della WTA. Grazie alle sue doti ha ottenuto di dirigere nel 2014 la finale di Wimbledon e la finale del Masters di Singapore.
È capace di prendere decisioni non semplici come questa tra Sharapova e Kirilenko; situazione che è diventata piuttosto famosa (quasi 900mila visualizzazioni su YouTube) per le protagoniste in campo e per le modalità curiose.
Se la consideriamo dal punto di vista dell’arbitro, si capisce che non è facile tenere sotto controllo quanto sta facendo Kirilenko, dato che la palla si trova dall’altra parte della rete nel momento in cui colpisce ripetutamente a terra con la racchetta. Invece Cicak si accorge perfettamente di tutto: segno di notevole prontezza e attenzione. E il modo stesso in cui respinge le proteste di Kirilenko dimostra quanto le fosse chiaro il quadro degli avvenimenti.

Personalmente preferirei un modo di comunicare meno sbrigativo. Sotto questo aspetto secondo me Asderaki si fa preferire; ma devo anche dire che rispetto a un paio di anni fa Cicak ha ammorbidito i toni.
Del resto per essere autorevoli non occorre mostrarsi per forza rigidi e duri, anche perché ormai credo che si sia conquistata un grande rispetto tra le giocatrici.

Kader Nouni
voto 7½
Arbitro francese con il timbro di voce immediatamente riconoscibile, alla Barry White. Il voto a Kader Nouni è la media tra due aspetti fondamentali: da una parte la capacità di valutare dove cade la pallina, dall’altra l’interpretazione del resto del ruolo del giudice di sedia.
Per quanto riguarda la prima parte, cioè come “hawk-eye umano” Nouni secondo me è il migliore. Sceglierei senza dubbio lui per arbitrare una partita in cui non c’è a disposizione il falco; non solo non sbaglia praticamente mai, ma si prende anche la responsabilità di chiamare palle che atterrano lontane dalla sedia. La sua bravura sotto questo aspetto è straordinaria, vicina all’infallibilità.

Purtroppo, però, un arbitro deve anche prendere altre decisioni: saper interpretare le situazioni e avere la sensibilità di non strafare nei momenti topici dei match. E sotto questo aspetto secondo me Nouni non è al livello di Asderaki e Cicak. Le volte in cui ha finito per irritare i giocatori senza che ce ne fosse veramente un motivo sono state diverse.
La più grave è probabilmente questa, in cui ha danneggiato Radwanska con una decisione cervellotica che ha fatto perdere la pazienza perfino ad Aga, tennista solitamente molto controllata.
(Per chi avesse dubbi: la stessa WTA si è scusata con la giocatrice ed ha riconosciuto che il provvedimento da prendere era la ripetizione del punto. Come del resto avviene sempre quando un giocatore chiede il falco su uno scambio fermato per errore dal giudice di linea).
Ma anche quest’altra decisione nei confronti di Zvonareva appare eccessiva.
Insomma, traspare una certa tendenza a estremizzare le situazioni che forse deriva da una punta di narcisismo di troppo.
Lo dico anche facendo riferimento ad un’altra famosa disputa con Nalbandian: sembra un dettaglio da nulla, ma mi colpisce il fatto che si preoccupi di controllarsi i capelli con le mani in un momento critico, sull’8 pari del quinto set (min 1’49”).

Mi verrebbe da dire che Nouni sarebbe perfetto se le sue partite potessero essere arbitrate in tandem, con due sedie affiancate: lui che valuta le chiamate e qualcun altro che prende le rimanenti decisioni (magari una giudice di sedia esperta ed equilibrata come Alison Hughes – Lang).

Felix Torralba
voto 6
Felix Torralba, spagnolo, è al primo anno tra i giudici di prima fascia del circuito femminile. Fra gli arbitri qui considerati è quello che ho visto meno volte in azione, e per questo sono stato incerto se esprimere una valutazione o limitarmi ad un più prudente senza voto.
Ho deciso di sbilanciarmi, ma è possibile che il voto basso dipenda anche da una dose di casualità, che potrebbe non avermi fatto seguire i suoi migliori match.

Per quanto ho visto, al momento è il giudice di sedia che mi convince meno. Ho già avuto modo di dire che non mi piacciono gli arbitri che vogliono diventare protagonisti, ma secondo me Torralba esagera in senso opposto. Pochissimi interventi, overrule rarissime (per non dire inesistenti), e presenza quasi impercettibile. Se il giudice di sedia si limita ad annunciare il punteggio, sorge il dubbio che sia superfluo.

A mio avviso il fatto che la maggior parte dei campi abbia ormai in dotazione il falco non significa che debbano essere solo i giocatori attraverso il challenge a rimediare agli eventuali errori dei giudici di linea.
Il giudice di sedia ha potere di intervento per buoni motivi, e non può trasformarsi in un semplice speaker che tiene conto del punteggio e del tempo al cambio campo.
Invece questa è l’impressione che ho avuto anche durante la finale del “Masterino” di Sofia. Mi riferisco ad esempio a questo scambio in cui è Flavia Pennetta che deve interrompere il gioco chiedendo la verifica su una palla fuori di parecchi centimetri.
Sbaglierò, ma sono convinto che i migliori arbitri sarebbero intervenuti in prima persona, senza delegare rischi e responsabilità alle giocatrici in campo.

Juan Zhang
voto 6
½
Juan Zhang, cinese, è la penultima arrivata nell’élite WTA, visto che fa parte degli arbitri di riferimento dal 2013. Per questa ragione anche per lei, come per Torralba, la mia valutazione si basa su un numero di match inferiore rispetto agli altri quattro arbitri presi in considerazione.
A
l momento mi ha colpito soprattutto per una certa discontinuità di rendimento. È capace di ottime partite, davvero al livello dei migliori, ma poi incappa in giornate in cui commette errori evitabili. Il voto risente delle giornate cattive, altrimenti sarebbe stato molto più alto.

A cosa mi riferisco quando parlo di cadute di rendimento? Per esempio ad errori come questo commesso nella finale di Wuhan. Invece che assegnare l’ace a Kvitova, Zhang fa ripetere il punto, evidentemente ritenendo che Bouchard sia stata disturbata dalla chiamata (sbagliata) del giudice di linea.
Se vogliamo essere severi,
in questo caso la giudice di sedia manca al suo compito due volte: la prima quando non corregge la chiamata su una palla che rimbalza in una zona prossima alla sedia; la seconda, più grave, quando non ha l’attenzione necessaria per mettere in sequenza corretta gli avvenimenti (vale a dire che l’out arriva dopo l’esecuzione della risposta di Bouchard).
Eppure la sequenza non è confusa; in casi del genere, e con la dovuta attenzione, secondo me un arbitro capace non dovrebbe avere particolari problemi.
Che i telecronisti o gli spettatori non afferrino immediatamente questi dettagli mi sembra comprensibile: non è a loro che si chiede di prendere le decisioni. Ma l’arbitro invece è lì per quello, e dovrebbe cercare di non perdere mai la concentrazione. Un aspetto fondamentale, che fa la differenza tra il giudice di sedia “normale” e quello davvero bravo.

Continua a leggere
Advertisement
Commenti

Al femminile

Australian Open donne: generazioni a confronto

Nel primo Slam della stagione si presentano con serie possibilità di vittoria tre diverse generazioni di tenniste

Pubblicato

il

By

Caroline Wozniacki dopo la vittoria agli Australian Open 2018

Sono passate appena due settimane di tennis giocato e sta per cominciare il primo Slam. A mio avviso sarebbe meglio un approccio al Major meno repentino, ma questo è il calendario e con questo dobbiamo misurarci: è già il momento di ragionare sui prossimi Australian Open.

Il primo tema è quasi obbligato: dopo otto Slam in cui abbiamo avuto otto vincitrici differenti, la lista si allungherà con un nome ancora diverso? Oppure arriverà un bis che interromperà la serie? Ecco chi si è affermata a partire dagli Australian Open 2017: Serena Williams, Ostapenko, Muguruza, Stephens; e poi nel 2018: Wozniacki, Halep, Kerber, Osaka. Allo stato attuale è possibile che una di queste otto si ripeta, ma non sarebbe certo un evento incredibile se vincesse, per esempio, Sabalenka, oppure Pliskova, o Svitolina. Questo a dimostrazione di quanto equilibrio ci sia oggi nel tennis femminile, in cui sempre più tenniste sono in grado di giocare bene e mettere in difficoltà le prime del ranking, che non svettano più distaccate e irraggiungibili.

Il secondo tema, non meno interessante, è la presenza tra le favorite di più generazioni di tenniste. Un ventaglio amplissimo: dai 37 anni (e oltre) delle sorelle Williams, che hanno cominciato a giocare nel secolo scorso, si arriva alle giovanissime come Ostapenko e Osaka, che a 20 anni hanno dimostrato di sapere già vincere Slam. Fra questi due estremi le giocatrici nell’età di mezzo, da Halep a Kerber: la generazione al momento più solida in termini di continuità e che per questo occupa le prime tre posizioni del ranking.

 

Penso che il 2019 sarà forse l’ultimo (o il penultimo) anno a offrire questa straordinaria varietà generazionale: ho la sensazione infatti che nel prossimo biennio le nuove leve potrebbero prendere la leadership del movimento, producendo un profondo ricambio ai vertici. Ma questo è un discorso da approfondire in altre occasioni; torniamo agli Australian Open per valutare la condizione delle prime 16 teste di serie.

16. Serena Williams
Aus Open 2018: Assente
Miglior risultato in carriera: Vittoria (2003, 2005, 2007, 2009, 2010, 2015, 2017)
Sette volte vincitrice in passato del torneo (sei volte negli anni dispari, come il 2019…), nel 2018 Serena non lo ha giocato per maternità. Quest’anno ha scelto di prepararsi allo Slam disputando la Hopman Cup: tre impegni vinti contro Sakkari (numero 41 del ranking), Bencic (54) e Boulter (97). Indicazioni utili? Fino a un certo punto; senza andare troppo indietro nel tempo, l’apertura di stagione di Williams non sempre ha dato segnali poi confermati nello Slam.
Per esempio nel 2017 prima di dominare il torneo (conquistato con sette partite vinte nettamente, 14 set a zero), Williams aveva addirittura perso ad Auckland da Madison Brengle (numero 72 del ranking). Nel 2016 si era ritirata dalla Hopman Cup per problemi fisici ed è poi stata comunque capace di arrivare in finale (l’unica persa in carriera a Melbourne, contro Angelique Kerber). Invece nel 2014 aveva vinto a Brisbane ma era poi stata eliminata da Ana Ivanovic al quarto turno. Insomma quanto visto a Perth ci può indicare solo fino a un certo punto la situazione di Serena. Resta comunque il fatto che nelle ultime tre partecipazioni allo Slam australiano ha sempre raggiunto la finale, vincendola due volte.

15. Ashleigh Barty
Aus Open 2018: 3T, sconfitta da Naomi Osaka
Miglior risultato: 3T (2017, 2018)
Come Serena, anche Barty ha cominciato la stagione con la Hopman Cup, dove ha sconfitto Cornet e Muguruza, ma perso da Kerber. Per Barty è lo Slam di casa: avrà sicuramente l’appoggio del pubblico, ma anche una maggiore pressione, visto che è la numero uno fra le australiane. L’anno scorso aveva giocato davvero bene, malgrado il tabellone molto duro: vittoria al primo turno contro Sabalenka e al secondo contro Giorgi. L’aveva fermata al terzo turno una Osaka ispiratissima, con un servizio quasi incontenibile. Allora quella sconfitta poteva sembrare un passo falso, ma quale fosse il potenziale di Naomi nei momenti di forma l’abbiamo poi scoperto a Indian Wells e US Open. Per Ashleigh arriveranno in settimana gli ultimi elementi necessari per definire il suo Major: i risultati di Sydney (per il momento ha superato il primo turno contro Ostapenko) e il sorteggio del tabellone. A quel punto si potranno valutare in pieno le sue possibilità.

14. Julia Goerges
Aus Open 2018: 2T, sconfitta da Alizè Cornet
Miglior risultato: 4T (2012, 2013, 2015)
L’anno scorso Goerges era stata una delle delusioni dello Slam australiano: reduce da una settimana di tennis eccezionale ad Auckland (dove aveva vinto il torneo sconfiggendo Wozniacki), non era stata capace di confermarsi, perdendo al secondo turno da Alizè Cornet. Quest’anno Julia ha di nuovo vinto ad Auckland, anche se forse non ha raggiunto il livello di gioco mostrato lo scorso anno. Ma una vittoria è una vittoria, e quindi si può dire che sia pronta per l’impegno che conta di più. Ora è chiamata a mostrare di saper giocare bene negli Slam come nei tornei minori: le è già accaduto a Wimbledon 2018 (semifinale) ma non agli US Open (secondo turno).

13. Anastasija Sevastova
Aus Open 2018: 2T, sconfitta da Maria Sharapova
Miglior risultato: 4T (2011)
Sevastova ha deciso di preparare lo Slam disputando i due tornei più importanti in calendario, cioè i Premier di Brisbane e Sydney. A Brisbane ha perso da Noami Osaka, un risultato che non si può considerare negativo, visto che stiamo parlando della numero 4 del mondo, per di più in buona giornata. Più preoccupante la sconfitta all’esordio di Sydney contro Bacsinszky, entrata in tabellone grazie al ranking protetto.
In carriera, dopo la pausa di tre anni, Sevastova è tornata a giocare gli Australian Open nel 2016 e non è mai andata oltre il terzo turno. Va detto però che nelle ultime tre edizioni ha perso solo da campionesse Slam, fra l’altro tutte dotate di un tennis molto potente come Ivanovic, Muguruza e Sharapova. Ma è anche vero che per il momento a Melbourne non sembra essere stata in grado di offrire lo stesso livello di gioco mostrato nell’altro Slam sul cemento, gli US Open (dove vanta una semifinale nel 2018).

a pagina 2: Le teste di serie dalla 12 alla 7

Continua a leggere

Al femminile

WTA, chi migliorerà nel 2019?

Anno nuovo e nuova stagione WTA: da CoCo Vandeweghe ad Aryna Sabalenka, le giocatrici che potrebbero crescere in classifica rispetto al 2018

Pubblicato

il

By

Aryna Sabalenka

Esattamente dodici mesi fa, in apertura di 2018, avevo preparato un articolo che provava a individuare alcune giocatrici che sarebbero migliorate nell’arco della stagione. Nato in modo del tutto estemporaneo, avevo scritto l’articolo senza immaginare che si sarebbe potuto trasformare in una specie di tradizione. Ho riflettuto se ripetere o no l’esperienza, e alla fine ho deciso di riprovarci.

Lo farò con le stesse regole: punto di riferimento la classifica relativa alla prima settimana di tennis giocato (31 dicembre 2018), e scelta delle giocatrici riservata alle prime 100 del ranking. Limite deciso per non allargare a dismisura il campo di riferimento, anche se questo vincolo mi impedisce di tenere conto di alcuni nomi che mi hanno colpito nel 2018 come, per esempio, Karolina Muchova (oggi 144 in classifica) o Iga Swiatek (186). Questo vieta però anche l’indicazione un po’ troppo “furba” di giocatrici forti uscite dalla Top 100 per infortunio, che molto probabilmente sono destinate a rientrare una volta tornate sane; del resto non è certo questo il senso dell’articolo.

Quest’anno ho individuato 14 nomi. Alcune scelte mi convincono di più, altre mi sembrano più rischiose. Ci sono state poi le rinunce in extremis, perché i dubbi sono stati troppi. Ultime “scartate” sono state Jelena Ostapenko e Maria Sharapova. Ostapenko (oggi numero 22) non mi convince per i frequenti cambi di coach, che potrebbero rendere più arduo il recupero della migliore stabilità tecnica e mentale. Magari in stagione troverà l’equilibrio, ma al momento non ne sono del tutto certo.
Sharapova invece da quando è rientrata dopo la sospensione non è mai riuscita a giocare con la necessaria costanza a causa di continui acciacchi fisici. Ricordo che Maria ha rinunciato alla trasferta asiatica, e ha disputato l’ultimo match agli US Open. La giocatrice di Roma 2018 naturalmente vale più della posizione numero 29, ma la classifica si costruisce con la salute e la continuità; aspetti che troppo spesso hanno fatto difetto all’ultima Sharapova. Ecco dunque le scelte:

 

CoCo Vandeweghe
ranking attuale: n° 100
Il 2018 di Vandeweghe è stato disastroso, almeno per quanto riguarda il singolare (in doppio ha vinto gli US Open in coppia con Ashleigh Barty). Un calo repentino e sorprendente dopo l’eccezionale 2017 che le aveva permesso di raggiungere due semifinali Slam (Australian e US Open). Qualcuno dirà che sono stati exploit irripetibili, ma ricordo che in questo caso non si tratta di scommettere su un suo ritorno in Top 10 (numero 9 nel gennaio 2018), quando piuttosto su un rientro in zone di classifica più consone alle sue potenzialità. Alla posizione numero 100 mi sembra sottostimata, e quindi le do fiducia.

Amanda Anisimova
ranking attuale: n° 96
Lo scorso anno si sono messe in luce tre giocatrici nate nel 2001: Danilovic, Potapova, Anisimova. Rispetto alle coetanee Anisimova parte da un ranking costruito in pochi mesi, visto che si è seriamente infortunata a Miami (frattura alla caviglia destra), rimanendo ferma da marzo sino alla fine di luglio. Anche se è sempre un po’ più incerto il rendimento delle giovanissime, che tendono a essere più altalenanti delle giocatrici mature, penso che il livello di gioco mostrato da Anisimova sia ben superiore al suo attuale ranking. E senza contrattempi mi aspetto anche qualche exploit significativo, perché Amanda possiede il cosiddetto “big game”, il tipo di tennis adatto a non subire alcuna avversaria, quelle di prima fascia incluse.

Kristyna Pliskova
ranking attuale: n° 94
La gemella Pliskova mancina aveva cominciato la stagione da numero 61 e l’avevo selezionata nell’articolo 2018 per una possibile posizione in Top 50. Errore totale: è invece regredita di oltre trenta posti. Malgrado abbia una volta di più confermato di avere grandi problemi a chiudere i match, ho deciso di riprovarci. Per due ragioni: perché il 94mo posto è un piazzamento più semplice da migliorare; e perché in carriera è già stata in grado di spingersi fino al numero 35 (luglio 2017).

Anastasia Potapova
ranking attuale: n° 93
Come Anisimova, anche Potapova è un’altra teenager del 2001 in rampa di lancio. Baby prodigio (finalista all’ Orange Bowl under 12), seguitissima sin da bambina, un po’ come accade oggi a Cory Gauff, Anastasia a 15 anni ha vinto Wimbledon junior e raggiunto il numero 1 nel ranking. Oggi sta inserendosi piuttosto rapidamente anche fra le adulte. Credo possa crescere ancora, anche se a lungo termine penso che forse Anisimova abbia qualcosa di più per affermarsi in WTA. Intanto sarà interessante scoprire come andranno in questo 2019, e chi terminerà la stagione più avanti in classifica.

Margarita Gasparyan
ranking attuale: n° 92
Gasparyan lo scorso anno è tornata a giocare dopo un calvario fisico al ginocchio sinistro che l’ha tenuta ferma per quasi due stagioni, tanto da farla uscire dalle classifiche WTA. Unica under 25 di alto livello con il rovescio a una mano (è nata il primo settembre 1994), già capace di entrare in Top 50 tre anni fa (numero 41 nel febbraio 2016), per me Margarita ha tutte le potenzialità per rimanere stabilmente fra le prime cinquanta del mondo, a patto di stare bene fisicamente. Il 2019 è purtroppo cominciato con un forfait ad Auckland e la motivazione è poco rassicurante: “Left leg injury”. Speriamo sia solo una decisione precauzionale. In ogni caso dopo tutto quello che ha passato negli ultimi anni farò il tifo per lei, perché credo che una giocatrice con il suo talento si meriti qualche stagione positiva, con soddisfazioni che la ripaghino delle troppe sfortune subite.

a pagina 2: Le giocatrici fino alla posizione 40

Continua a leggere

Al femminile

Regali di Natale: i 12 + 12 punti memorabili del 2018 WTA

Due dozzine di punti speciali, selezionati tra i migliori giocati nel 2018: la stagione che ha visto l’uscita di scena della “regina” degli Hot Shots, Agnieszka Radwanska

Pubblicato

il

By

Agnieszka Radwanska

Ultimo articolo dell’anno, dedicato ai migliori punti del 2018. Come già in passato, ho deciso di dividerli in due categorie: grandi colpi e grandi scambi. Penso sia l’unica strada possibile per dare ordine al materiale scelto, perché altrimenti i punti avrebbero caratteristiche così diverse da non essere quasi paragonabili. In alcuni casi la distinzione è al limite, ma ho preferito incorrere in qualche scelta dubbia piuttosto che mischiare situazioni troppo differenti.

Le fonti sono sostanzialmente tre: le diverse raccolte che si trovano su Youtube (o similari), gli “Hot Shots” di WTA e i promemoria che prendo io stesso durante l’anno mentre seguo le partite, e che spero rendano la selezione meno scontata. Riguardo a quest’ultima fonte: purtroppo non sempre riesco poi a recuperare immagini su Internet, specie quando si tratta di Slam: la copertura totale non è evidentemente possibile. Quindi qualche lacuna è inevitabile. In più quest’anno a mio avviso le scelte WTA hanno lasciato a desiderare; per esempio, per il sito ufficiale (che non fa differenza tra colpi e scambi, e non include gli Slam), questo è stato votato come “Shot of the Year”:

 

Sicuramente un bel punto, ma non mi pare tale da meritare il titolo del 2018; a mio avviso la stessa Halep ha fatto di meglio in stagione. In realtà penso che da questo esito emerga il problema delle valutazioni basate su votazioni on line, in cui spesso conta più la popolarità della giocatrice rispetto al giudizio sul punto considerato in sé e per sé, indipendentemente da chi lo ha effettuato.

Comunque WTA ha fatto peggio dei suoi stessi votanti nel momento in cui ha scelto questo colpo come il migliore della giornata in cui a Miami si disputavano tutti i quarti di finale:

Povera Collins, in quel torneo ha giocato il tennis della vita e si ritrova immortalata per un servizio qualsiasi, che ha l’unico merito di essere quello del match point.
Ma dopo aver distribuito rimproveri a tutti, è arrivato il momento di prendere la mia parte di critiche. Ecco le scelte per il 2018. Come detto, due categorie: colpi e scambi. Cominciamo con i colpi.

A pagina 2: I colpi dal numero 12 al numero 7

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement