WTA, le migliori al mondo: 10. Dominika Cibulkova

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WTA, le migliori al mondo: 10. Dominika Cibulkova

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TENNIS AL FEMMINILE – Annata dai due volti il 2014 di Dominika Cibulkova: inizio eccezionale, con la finale agli Australian Open e altri ottimi risultati, mentre il resto della stagione è stato piuttosto deludente. Saprà riprendersi a Melbourne, difendendo così il posto in top ten?QUI la presentazione dei sedici articoli.

Dicembre 2014

Nell’articolo scritto su Dominika Cibulkova dopo la vittoria al torneo di Acapulco (marzo 2014) ipotizzavo che forse i successi fossero determinati da una maggiore oculatezza tattica.
Oggi però mi sento di dire che l’ipotesi non è stata confermata: non solo perché in seguito sono mancati i risultati, ma soprattutto perché le sconfitte sono arrivate con modalità non dissimili dal passato.

 

Tutto considerato, a fine 2014 direi che abbiamo visto sempre la “solita” Cibulkova. Vale a dire una tennista che ha un rapporto particolarmente istintivo con il gioco.
Non so se avete mai notato lo strano tic che ha Dominika di “odorare” le palline prima di servire: secondo me un sintomo del suo modo di interpretare il tennis, in cui prevale l’aspetto fisico, quasi carnale, su quello logico e razionale. Quando scende in campo sembra davvero mettere tutta se stessa in gioco, liberando le energie senza riflettere troppo.

https://www.youtube.com/watch?v=S4oERGG1Nac#t=2133

E forse non potrebbe essere altrimenti, visto che, piccolina com’è, non avrebbe grandi possibilità contro avversarie più alte e grosse di lei. Invece Cibulkova non accetta mai di partire battuta, e proprio rifiutando di soccombere nel confronto con l’avversaria è capace di giocare forte e deciso come poche.

Con questo approccio può ottenere grandi risultati, ma anche andare incontro a brutte sconfitte. Di solito queste arrivano per due possibili ragioni:
la prima quando non riesce a gestire il suo “sacro fuoco”: o non riesce ad accenderlo (e si intristisce) o si esalta troppo ed esagera.
la seconda quando trova l’avversaria in grado di disinnescare le sue armi e fatica a rendersene conto, proprio perché non interpreta i match a partire dagli aspetti tattici.

Ad inizio 2015 Cibulkova si trova in questa situazione: dei suoi attuali 3052 punti oltre 2500 li ha ottenuti nella prima parte di stagione sul cemento. Poi ha raccolto poco sulla terra rossa e sull’erba europee; e nemmeno quando si è tornati a giocare sul duro in America e in Asia è riuscita a fare bene.
Si trova quindi nella scomoda condizione di dover riconfermare gli straordinari risultati di inizio 2014 (su tutti la finale all’Australian Open) oppure dovrà inevitabilmente arretrare in classifica. Una sfida davvero tosta, adatta però ad un carattere come il suo.
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Ecco l’articolo pubblicato il 4 marzo 2014:

Dominika Cibulkova, futura top ten?

Abituati come siamo ad una copertura sempre più capillare del tennis, senza visibilità televisiva i tornei sono sminuiti. Acapulco non è stato trasmesso, e così la vittoria di Dominika Cibulkova in Messico rischia di non lasciare traccia nella nostra memoria.
Un po’ per cercare di evitarlo, un po’ perché Cibulkova già agli Australian Open avrebbe meritato un approfondimento, questa settimana dedico a lei la rubrica.

Riflettendo su Dominika ho provato a pensare ad un po’ di partite che ho avuto occasione di seguire e che ritenevo particolarmente significative.
Fatta mentalmente una breve lista, mi sono reso conto che c’era una netta differenza tra il 2014 e gli anni precedenti: le partite più importanti di Cibulkova nel 2014 erano in maggioranza vittorie, mentre quelle fino al 2013 erano soprattutto sconfitte.
Ragionamento banale, mi direte, che spiega come oggi abbia raggiunto il suo miglior ranking e sia seconda nella Race. Eppure Cibulkova è da tempo che possiede un tennis aggressivo in grado di mettere in difficoltà quasi tutte.

Dovessi scegliere un match da mostrare a qualcuno che non conosce Dominika, non avrei dubbi: sceglierei Miami 2012 contro Azarenka.
Credo sia stata una delle partite più spettacolari ed emozionanti degli ultimi anni. Cerco di contestualizzare il momento per provare a restituirne l’importanza.

Era fine marzo 2012 e Azarenka, reduce dalla sua prima vittoria in uno Slam stava macinando le avversarie, giocando il suo miglior tennis: 25 vittorie di fila, imbattuta in tutto l’anno.
Con Serena infortunata alla caviglia e ancora incapace di vincere un Major dopo il rientro di metà 2011, Vika era diventata la numero uno del ranking e si candidava con convinzione alla leadership della WTA.
Insomma, si sentiva “boss” del circuito e, vittoria dopo vittoria, desiderava consolidare il suo status. E poi, inutile negarlo, il ruolo di capobanda si attaglia bene alla personalità di Vika. E che si trovasse a suo agio nella parte lo confermavano certi modi di fare in campo.

Ma quel giorno a Miami Azarenka si trova di fronte Cibulkova che non è affatto intimorita e anzi mostra il suo tipico atteggiamento deciso e un po’ sfrontato.
Dominika comincia letteralmente a prendere a pallate la numero uno del mondo: 5-0 nel primo set, poi 6-1. Poi 6-1, 4-0. Poi 6-1, 5-2, ad un solo game da una stesa clamorosa.
Tutto le riesce alla perfezione, gioca per quasi due set un tennis stratosferico: la mente è ispirata e il braccio esegue alla perfezione.

Se non ricordo male, fu proprio durante quel match che il regista inquadrò altre giocatrici che si erano messe a seguire l’incontro. Un evento molto raro, visto che di solito i tennisti non si curano molto delle prestazioni dei colleghi, a meno che non li debbano affrontare nel turno successivo.
Ma quel giorno era come se la partita stesse assumendo una connotazione differente: il “membro Alfa” del gruppo era sfidato da qualcuno che non voleva riconoscerne l’autorità e che stava addirittura per sottometterlo. Comprensibile che la comunità volesse assistere all’evento.

Anche le protagoniste in campo sembravano consapevoli di quanto stava succedendo.
Lo si capiva da come si stuzzicavano, con sguardi di sfida, e non solo. Vika era in confusione tecnica e tattica, eppure rifiutava l’idea di perdere. E poi non sopportava gli “Olè” che lanciava Cibulkova in occasione di molti punti.

Devo precisare una cosa: nel circuito prevalgono i “C’mon” ed eventualmente i “Vamos”.
Nel 2012, tra le prime, solo due utilizzavano gli Olè/Alè: Cibulkova e Bartoli (nel caso di Marion, sarebbe meglio scrivere “Allez”, ma quando veniva gridato in campo, irritava allo stesso modo le avversarie, indipendentemente dalla sua grafia…).
Cibulkova e Bartoli erano (e sono) anche molto amiche e, scherzi del sorteggio, guarda caso proprio Marion Bartoli avrebbe affrontato nel turno successivo la vincente di quel confronto.

Alla prima, minima, occasione di rivalsa (ben poca cosa, in verità: il primo game vinto) Azarenka urla “Alè”: Dominika capisce perfettamente che è stato utilizzato apposta per lei.

È la conferma definitiva che la partita sarà una lotta senza mezzi termini.
Azarenka cerca in ogni modo di risalire, ma si trova di fronte un’avversaria in piena trans agonistica.
Implacabile, ha le soluzioni vincenti per qualsiasi tipo di gioco le venga proposto: se Vika cerca di allungare gli scambi per puntare sul gratuito, Dominika non sbaglia mai; se prova ad accelerare, risponde alle palle potenti con una velocità ancora superiore. Sono talmente tante le situazioni sempre vinte da Cibulkova da sembrare quasi irridenti.

Se qualcuno avrà voglia di andarsi a rivedere quel match memorabile, avrà la possibilità di ritrovare tutte le doti grazie alle quali è potuta arrivare in finale agli Australian Open 2014.
Innanzitutto un dritto potente e preciso, con un discreto lift. Efficace da destra, ma anche da sinistra per l’esecuzione anomala. Direi che Cibulkova ha una zona in cui è particolarmente pericolosa: nella tre quarti di sinistra di fondo campo; da lì può decidere di giocare sia il dritto anomalo sia invece di chiudere con un incrociato non strettissimo ma di difficile lettura, che prende in contropiede chi aspetta la palla sulla diagonale opposta.

Il rovescio è meno incisivo, il lungolinea meno sicuro; questo è il colpo da cui si capisce lo stato di forma di Dominika: se lo gioca con efficacia e regolarità significa che è in giornata positiva e allora per le avversarie c’è davvero da preoccuparsi.

Piccolina e con un baricentro basso, ha un fisico che le consente di essere particolarmente elastica e reattiva. Dato che cerca sempre di non arretrare, per potersi mantenere a ridosso della riga di fondo deve compensare il deficit in altezza anticipando la palla con colpi di controbalzo.
Non ama la costruzione dello scambio articolato: appena intravede uno spiraglio non ci pensa due volte a cercare il vincente. In sostanza, il suo è senza dubbio un gioco votato all’attacco.

Malgrado sia la giocatrice più bassa tra le prime 50 del mondo (un metro e 61 secondo la scheda WTA, a mio avviso generosa) ha una discreta prima di servizio. La seconda palla era uno dei suoi punti deboli, ma mi sembra diventata più consistente nell’ultimo periodo e credo sia una delle ragioni dei progressi recenti.

È piuttosto dotata anche in difesa, ma giocare di rimessa è contro la sua indole: quando deve cominciare a remare, spesso preferisce tentare colpi rischiosi per cercare di riprendere il controllo dello scambio piuttosto che accettare la prospettiva di lunghe fasi in contenimento.
Non si può dire cerchi la rete con molta frequenza, anche perché per lei non è semplice chiudere lo spazio a passanti e lob, considerato il suo limitato allungo.
Ha come variazione una discreta palla corta, di solito un rovescio lungolinea.

Con il suo carattere deciso e combattivo dà l’impressione di riuscire a colmare i deficit fisici. Anche se prima del 2014 qualche volta questa sicurezza veniva meno nei momenti decisivi dei match importanti: giocando un tennis ad alto rischio, spesso ha finito per aumentare troppo il numero di gratuiti quando era il momento di chiudere.

Ecco, tenendo presente questo punto debole, si può ritornare a Miami 2012 e capire come, con molta fatica e attraversando altri momenti difficili, Azarenka sia poi riuscita a ribaltare l’inerzia del match, aggiudicandoselo per 1-6, 7-6, 7-5.
Passaggi chiave: i troppi errori gratuiti nei turni di servizio di Cibulkova sul 5-2 e 5-4 secondo set.

https://www.youtube.com/watch?v=odKkhFxLoPU#t=5146

Malgrado la delusione per una vittoria in due set sfumata, Cibulkova avrebbe tenuto duro ancora in un terzo set lottatissimo (e giocato ad alti livelli da entrambe) prima di cedere definitivamente al dodicesimo gioco.
Guardatevi la stretta di mano conclusiva e poi Vika che ribadisce con il suo body language: “qui comando ancora io”:

https://www.youtube.com/watch?v=odKkhFxLoPU#t=11191

Partita persa, dopo quasi tre ore di gioco e malgrado dieci punti in più vinti. Cibulkova si sarebbe presa la rivincita qualche settimana dopo, al Roland Garros, vincendo 6-2, 7-6.
Ed in ogni caso già a Miami aveva dimostrato che quando è in giornata può mettere in difficoltà anche le più forti.

A questo proposito la ricordo nel 2011 perdere solo 7-5 al terzo contro l’ispiratissima Kvitova di Madrid (Petra vinse il torneo sconfiggendo tutte le altre in due set, tra cui Zvonareva, Li Na e Azarenka).

https://www.youtube.com/watch?v=uIQAPBi0qRw

O ancora essere protagonista di un altro match dall’andamento simile a quello raccontato; accadde esattamente un anno dopo, sempre a Miami, ma questa volta contro Serena Williams. Che dovette mettersi davvero di impegno per ribaltare una partita in cui si era ritrovata sotto 2-6, 1-4 (finì poi per vincere 2-6, 6-4, 6-2).

https://www.youtube.com/watch?v=aJXTlNaf-qE

Del resto se Dominika a soli 24 anni vanta come risultati negli Slam quarti di finale a Wimbledon e New York, semifinale a Parigi e finale a Melbourne significa che è capace di picchi di gioco notevoli. E per raggiungere quei turni ha fatto vittime illustri come Azarenka, Kuznetsova, Wozniacki, Sharapova.
Fino ad oggi, gli ultimi Australian Open sono stati senza dubbio il punto più alto della sua carriera. Il percorso sino alla finale ha richiesto la vittoria su quattro teste di serie (Suarez Navarro, Sharapova,  Halep, Radwanska); si è fermata solo all’ultimo atto contro Li Na.

https://www.youtube.com/watch?v=pIokzk57y_E

In conclusione vorrei affrontare un ultimo tema: l’impostazione tattica dei suoi match. Devo dire la verità: in alcune occasioni ho avuto delle perplessità riguardo al suo modo di condurre le partite. Ho avuto l’impressione che non sempre riuscisse ad individuare i punti critici del confronto con l’avversaria, finendo per intestardirsi in situazioni di gioco che si rivelavano controproducenti.
La ricordo nella finale di Barcellona 2012 contro Errani servire la seconda palla quasi sempre con la stessa traiettoria, finendo così per subire una lunga serie di vincenti in risposta da parte di Sara; vincenti eseguiti sempre allo stesso modo (dritto lungolinea); ad un certo punto sembrava davvero un déjà vu ripetuto troppe volte.

Oppure una sconfitta contro Valeria Savinykh (numero 159 del mondo) agli Australian Open 2013; un match disputato in una giornata di difficoltà fisica in cui il dritto molto spesso la tradiva. Ebbene, ogni volta che si ritrovava dietro nel punteggio (per i troppi gratuiti) Cibulkova spingeva un po’ meno, allungava lo scambio e la sua avversaria sbagliando di più la faceva recuperare. Ma appena rimontava, Dominika si rimetteva a forzare, e di nuovo guastava il punteggio per i troppi errori.
Inevitabilmente, l’ultima serie di gratuiti le è stata fatale.

Oggi devo però dire che i progressi ottenuti in termini di risultati e di classifica nel 2014 a me pare derivino anche da una più accorta conduzione tattica. Non resta che seguirla nel futuro della stagione per capire se si sia trattato di un picco di grande forma o di uno stabile e definitivo miglioramento.

P.S.
Devo ricordare un’ultima cosa relativa a Miami 2012.
Azarenka vinse il match contro Cibulkova ma, ormai senza più energie nervose, avrebbe perso la sua imbattibilità al turno successivo proprio contro Marion Bartoli (6-3, 6-3).
La striscia della allora numero uno del mondo ebbe così fine dopo 26 vittorie consecutive.

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Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

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Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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