Ivanisevic più di Chang e Norman, è lui il coach dell’anno

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Ivanisevic più di Chang e Norman, è lui il coach dell’anno

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TENNIS – Norman per Wawrinka, Edberg per Federer, Ivanisevic per Cilic, Becker per Djokovic e Chang per Nishikori: quale fra questi è il miglior allenatore del 2014? La lista dei cinque allenatori migliori del 2014 è formata da ex campioni. Ma Goran più di altri è stato il migliore

Giudicare chi sia stato il miglior allenatore dell’anno sarebbe fin troppo facile a guardare i risultati. Senza dubbio alcuno la lista dei migliori si riduce a cinque nomi, molti dei quali seduti nei box dei loro protégé proprio dall’inizio dell’anno. Sono Ivanisevic, Edberg, Becker e Chang, più Norman che aveva seguito Wawrinka già per buona parte del 2013. Per eleggere il migliore da questo elenco procediamo per eliminazione. Scartiamo subito Stefan Edberg, visto che il suo assistito è tornato su ottimi livelli, cambiando poco o nulla del suo gioco, ma ha fallito nel conquistare una prova del Grande Slam (possiamo chiedere meno a un Federer seppur trentatreenne?). Depenniamo poi dalla lista il nome di Boris Becker, il quale, onestamente, non sembra aver aggiunto qualcosa di trascendentale alle prestazioni di Novak Djokovic. Il serbo, nel 2014, non è riuscito ancora una volta a vincere il Roland Garros, unico Slam che gli manca per completare il Career Grand Slam, la vittoria almeno una volta in carriera di tutte e quattro le prove maggiori.

Il terzo nome da cancellare dalla lista è quello di Michael Chang. Kei Nishikori aveva chiuso il 2013 al numero 17 ATP. Già in Australia, quando aveva impegnato a fondo Rafael Nadal (che strapazzerà poi in finale a Madrid, sul rosso, prima di arrendersi per infortunio), aveva dimostrato di essere un altro giocatore rispetto al passato. Ad inizio anno il suo obiettivo dichiarato era la conquista di una semifinale Slam. Kei, e Michael, hanno fatto di meglio. Nishikori è l’ennesimo, ottimo prodotto della Nick Bollettieri Tennis Academy, ma è con Chang come allenatore che ha cambiato qualcosina del suo gioco. Lo ha detto lui stesso durante lo Us Open: [pullquote]”Con Chang sto lavorando duramente, passando più tempo possibile in campo per cercare di cambiare alcune cose nel mio gioco. Devo diventare più aggressivo e scendere più spesso a rete. Ad oggi un piccolo cambiamento c’è già stato e sta funzionando”[/pullquote]. Ad ogni modo si tratta di piccoli accorgimenti, uniti a un miglioramento dal punto di vista mentale che deve trovare ancora continuità nel corso dell’anno, visto che il 2014 non l’ha visto brillare con costanza. Certo: se avesse vinto la finale di New York, giocata dopo aver vinto due match al quinto set negli ottavi e nei quarti prima di battere Djokovic in semifinale, forse adesso avremmo scritto decisamente altro.

 

Rimangono due nomi, ovvero gli allenatori dei due nuovi vincitori di prove dello Slam, Norman e Ivanisevic. Cancelliamo il nome di Norman dall’elenco e spieghiamo il perché. Wawrinka ha chiuso il 2013 al numero 8 della classifica mondiale, ma era stato già numero 9 nel 2008 e 2009. Della sua vittoria in Australia possiamo affermare senza timor di smentita che non è frutto di evidenti miglioramenti tecnici o tattici. Già nel 2013, in Australia, nello Slam dove Stan sembra esprimersi meglio, lo svizzero aveva perso da Djokovic 12-10 al quinto, denotando che non erano di certi limiti tecnici o tattici a depotenziarlo. Il resto dell’anno lo aveva visto protagonista della solita stagione altalenante: quarti al Roland Garros persi contro Nadal, sconfitta al primo turno contro Hewitt a Wimbledon, battuto poi a New York da Djokovic prima di chiudere l’anno da semifinalista del Master. Invece, nel 2014, subito dopo la vittoria di Melbourne, il suo ruolino di marcia cambia: vittoria del suo primo torneo Master 1000 a Montecarlo, su Fededer; quarti di finale a Wimbledon, battuto da Federer; quarti di finale allo Us Open, battuto da Nishikori al quinto set, in quello che è forse il match dell’anno; semifinale alle ATP Finals, persa contro Federer sciupando quattro matchpoint, qualche settimana prima di fare coppia con lo stesso per vincere la Coppa Davis. In soldoni: un’ottima annata che ha le fondamenta proprio nelle due settimane australiane, quelle dove Stan ha trovato l’istinto assassino per vincere partite che prima perdeva. Il merito è di Magnus Norman, allenatore di Wawrinka dall’aprile del 2013, dopo che lo svizzero aveva passato un anno senza coach. Lo svedese, ex numero due del mondo, disse alla vigilia del loro sodalizio: [pullquote position=right]”A Stan manca l’istinto assassino per vincere certi incontri[/pullquote]. È qui che ha lavorato Stan con Magnus, e lo ha confermato lui stesso dopo la vittoria del suo Slam: “La testa: finalmente sono riuscito ad avere una fiducia cieca in me stesso e nelle mie possibilità”. Ad ogni modo la sua vittoria ha assunto una ulteriore importanza per gli altri giocatori: il dominio dei soliti noti poteva essere interrotto.

Detto del grande lavoro di Norman, c’è però un allenatore che è riuscito a compiere un’impresa ancora più grande, ovvero Goran Ivanisevic. Marin Cilic aveva chiuso il 2013 da numero 37 del mondo, risalendo dalla posizione numero 47. In passato, però, era stato già top 10, raggiungendo il numero 9 ATP nel 2009. Poi è incappato in una squalifica per doping. Insomma: Goran Ivanisevic ha dovuto rimettere assieme numerosi pezzi del puzzle-Cilic per tirarne fuori il giocatore ammirato (a tratti) nel 2014. Fino a Wimbledon, Marin era stato protagonista della sua solita annata con alti (vittorie in tornei minori come Zagabria e Delray Beach) e bassi (sconfitte in Australia, Roland Garros e in diversi Master 1000 senza particolari recriminazioni). A Wimbledon improvvisamente si è scosso, impegnando Djokovic al quinto set nei quarti di finale come solo Federer ha saputo fare in seguito. Poi è tornato anonimo nei due Master 1000 americani prima di trionfare – e come! – allo Us Open, facendo felici quei pochi che avevano puntato su di lui alla vigilia.[pullquote]Goran Ivanisevic è riuscito quindi con maggior facilità in quello dove lui aveva ripetutamente fallito prima di Wimbledon 2001: la vittoria di uno Slam[/pullquote]. Goran c’è riuscito alla sua quarta finale Slam, a Wimbledon 2001. Le vittorie di Ivanisevic e Cilic anche se in epoche e tornei diversi hanno dei tratti in comune: sono arrivate all’improvviso. Goran vinse il torneo nella fase finale della sua carriera passata a perdere match vinti e litigando con se stesso, trionfando nel 2001 a Londra solo grazie a una wildcard degli organizzatori. I tifosi di Goran dovevano sperare, guardandolo giocare, che la palla rimanesse in campo dopo ogni colpo. Con Cilic si è avuta fino allo Us Open la stessa situazione, ovvero quella di un giocatore discontinuo mai capace dell’afflato del campione.

Ivanisevic ha fatto un enorme lavoro su Marin, distinto su due piani: tecnico e mentale. Dal punto di vista tecnico Cilic ha migliorato il movimento di diritto, più lineare sulle palle veloci per via dell’eliminazione di un secondo caricamento a ciondolo del polso nella fase imminente l’impatto, tic che è rimasto talvolta sulle palle più lente e senza peso. Al servizio invece ha notevolmente abbassato il lancio di palla, così da rendere la seconda fase del movimento più veloce e di più difficile lettura per l’avversario. Probabilmente, avendo migliorato la mobilità articolare e l’elasticità muscolare, Cilic usa meglio il caricamento, riducendo il tempo di esplicazione della forza a guadagno di un lancio più basso e difficile lettura delle intenzioni. Per la parte mentale invece il lavoro di Goran passa per queste parole di Marin: [pullquote position=right]“Ero concentrato troppo sulla tattica per giocare contro gli altri senza pensare al mio gioco. Con Goran inoltre sono tornato a divertirmi mentre gioco[/pullquote]. Nessuno ha cambiato così tanto un giocatore in un solo anno (i due lavorano assieme da fine 2013). Marin Cilic è chiamato alla conferma di questi progressi, inspiegabili per molti, ma che solo un super coach come Goran Ivanisevic forse poteva cogliere. Chi meglio di lui poteva tramutare la discontinuità in vittoria?

Non abbiamo dimenticato altri meritevoli coach. Il team Piatti-Ljubicic ha fatto un ottimo lavoro su Milos Raonic, altro protagonista del 2014, mentre un altro giocatore migliorato nel 2014, Grigor Dimitrov, sembra avere bisogno di lavorare più dal punto di vista mentale dopo gli evidenti miglioramenti fisici conseguiti sotto la cura Roger Rasheed. E il binomio Mauresmo-Murray? L’inglese è stato molto deludente nel corso dell’anno e ha passato più tempo a pensare alla sostituzione di Lendl nel suo box che a giocare bene a tennis. Lavorare con Murray non deve essere semplicissimo, specie se non si ha la personalità di Lendl, ma comunque l’inglese è sembrato preoccupato più a ristabilirsi fisicamente (dopo l’operazione alla schiena) che a lavorare su tattica e strategia. Nel 2015 forse potremo giudicare meglio questa accoppiata che intanto ha fatto parlare molto di più per la sua natura promiscua, almeno fin qui.

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ATP Roma: Sinner ancora rimandato da Nadal. “Potevo e dovevo fare meglio” [VIDEO commento]

Jannik gioca alla pari, ma sciupa due break nel primo set e un vantaggio di 4-2 nel secondo. Rafa in ottima forma vola agli ottavi contro Shapovalov

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[2] R. Nadal b. J. Sinner 7-5 6-4

Non riesce l’impresa a Jannik Sinner che, sul centrale del Foro Italico, cede in due set a Rafael Nadal dopo due ore e un quarto di partita. L’italiano ancora una volta se l’è giocata alla pari, a viso aperto, ma non è riuscito a concretizzare molte chance e alla fine ha dovuto cedere alla maggiore esperienza dell’avversario, autore a sua volta di una prestazione ottima. I passi avanti rispetto al precedente giocato al Roland Garros lo scorso anno ci sono stati, con Sinner capace di assorbire il colpo di un primo set perso pur avendo avuto chance e di ripartire da zero nel secondo.

Jannik è stato due volte in vantaggio di un break nel primo parziale, facendosi riprendere subito entrambe le volte, e nel secondo era avanti 4-2 prima di perdere quattro giochi consecutivi. La differenza, oltre all’esperienza, l’ha certamente fatta il servizio che ancora non gli permette di guadagnarsi molti punti facili, anche se c’è da dire che spesso sotto pressione la prima gli è venuta in soccorso. La cosa che però consola e impressiona, come sempre, è la forza mentale di Sinner così come l’espressione quasi arrabbiata con cui ha lasciato il campo a fine partita. Evidentemente sentiva di poter vincere e in effetti qualche speranza il match gliel’aveva data.

 

Contro Rafa sulla terra però i miglioramenti non sono bastati, così come non era bastata un paio di settimane fa la partita quasi perfetta di un top 5 come Stefanos Tsitsipas in finale a Barcellona. Sinner può comunque lasciare Roma con la consapevolezza dei grandi passi avanti compiuti e con un nuovo best ranking da numero 17. Nadal invece proseguirà la sua corsa nel torneo contro Denis Shapovalov (2-1 i precedenti in favore del maiorchino), che ha eliminato in due set Stefano Travaglia. L’azzurro ha giocato molto bene nel primo set, ma una volta perso il tie-break non ha più tenuto il ritmo del canadese che ha vinto piuttosto agevolmente il secondo parziale per 6-3.

Appena sono uscito dal campo, io e Riccardo ci siamo detti la stessa cosa” ha esordito Jannnik in conferenza.Ora non voglio dirlo qui, però sento che potevo e dovevo fare meglio. Il lavoro è ancora veramente tanto, oggi fa male e questo non mi farà dormire bene stanotte. D’altra parte so a che punto sono, so dove devo migliorare e vediamo la prossima volta come va“. Una certezza però c’è: “Oggi sono entrato in campo per vincere, non è che se incontro Nadal le cose cambiano. Anzi, devo fargli capire che voglio vincere“.

IL MATCH – Come suo solito, Jannik prende da subito il controllo degli scambi e con i piedi dentro il campo sa come fare male agli avversari, anche del calibro di Nadal. L’azzurro trova il break già in apertura di match, ma pecca un po’ di imprecisione e offre una palla dell’immediato controbreak che Rafa concretizza con il proprio marchio di fabbrica, il dritto lungolinea. I due continuano a scambiarsi mazzate da fondo con Sinner che non rinuncia a prendersi molti rischi, anche a costo di sbagliare. Il gioco sembra valere la candela perché l’italiano riesce nuovamente a far breccia nel servizio dell’avversario e a salire 3-2. Ancora una volta però Jannik non riesce a confermare il break e la situazione torna subito in equilibrio. Nadal, da vecchio volpone e maestro di questa superficie, mischia bene le carte al servizio e alterna benissimo palleggi più carichi a mortifere palle corte, cercando di presentare più problemi possibili al gioco di Sinner. L’iniziativa è più nelle mani del maiorchino, che subisce molto meno la pressione dell’avversario rispetto a inizio match.

Senza ulteriori strappi si arriva sul 5-4 ed è qui che le cose si complicano terribilmente per l’italiano. Il servizio non fa troppo male a Rafa, che tiene profonda la risposta e costringe Jannik a forzare da dietro. Tre errori portano Sinner a dover fronteggiare altrettanti set point consecutivi. Stavolta la battuta gli dà una mano, mentre il dritto e la testa fanno il resto. Una a una, con calma e diligenza, Jannik annulla le tre chance e va a impattare sul 5-5. La differenza nella gestione dei turni di servizio è però abissale tra i due: Nadal ormai viaggia abbastanza tranquillo, mentre l’italiano deve faticare enormemente. Sul 6-5 Sinner si mette di nuovo nei guai con un doppio fallo che regala all’avversario il quarto set point, cancellato da una buona prima. Sempre con l’ausilio del servizio ne annulla altri due, ma il settimo deve giocarselo con la seconda e gli risulta fatale. 7-5 Nadal dopo un ora e dieci minuti di gioco.

Perdere un set in questo modo, a un passo dal tie-break e dopo essere andato due volte avanti di un break, dovrebbe costare molto in termini di energie mentali, ma Jannik riparte come se niente fosse e anzi, quasi con rinnovata energia. L’italiano spinge benissimo con il rovescio coperto, anticipando più che può sul dritto mancino di Nadal, e strappa il servizio all’avversario nel terzo gioco. A differenza di quanto accaduto nel primo set, Sinner riesce a confermare il break e a salire 3-1. Jannik regge bene il ritmo e si difende bene fino al 4-3, quando un paio di imprecisioni gli costano la prima palla break del set, trasformata da Nadal al termine di uno scambio massacrante.

Lo spagnolo sale 5-4 e scarica la pressione sul più giovane avversario, che si ritrova ora a dover servire per restare nella partita. Jannik sale 30-0, ma subisce la rimonta di Rafa che si arrampica a match point. La prima gli permette di salvarsi, ma subito dopo ne arriva un altro, annullato con una coraggiosa palla corta. Una terza occasione se ne va su un dritto steccato di Nadal, che però non sbaglia sul quarto match point e chiude con un gran dritto lungolinea.

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ATP Roma, Berrettini domina Millman e vola da Tsitsipas: “Siamo due giocatori simili”

Matteo non soffre e supera l’australiano in due comodi set. Agli ottavi super sfida contro Tsitsipas: “Non credo sia più giusto chiamarci Next Gen, stiamo macinando risultati”

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Matteo Berrettini - ATP Roma 2021 (ph. Giampiero Sposito)

Altra grande prova di Matteo Berrettini che supera in due set John Millman e si qualifica per gli ottavi di finale agli Internazionali d’Italia. Una partita da vero top 10 per Matteo, che dal 4-4 nel primo set ha cambiato marcia, vincendo sette game consecutivi e mettendo in ghiaccio una partita potenzialmente insidiosa contro un avversario di buon livello. Più che la solita grande prestazione al servizio (appena quindici punti persi in tutto il match e zero palle break concesse), è importante sottolineare la grande autorità e consapevolezza con la quale Berrettini ha affrontato l’incontro. Al prossimo turno sarà fondamentale alzare ancora l’asticella perché dall’altra parte della rete ci sarà Stefanos Tsitsipas. Sarà la prima sfida su terra rossa tra i due, dopo che il greco si è aggiudicato i precedenti incroci, al primo turno dell’Australian Open 2019 e nelle qualificazioni dello US Open 2017.

IL MATCH – Millman parte bene vincendo i primi sei punti del match e affacciandosi sullo 0-30 nel primo turno di servizio di Berrettini. Matteo reagisce aggiudicandosi otto dei successivi nove, cosa che lo porta ad avere tre consecutive palle break. L’australiano riesce però a salvarsi e a salire sul 2-1. Entrambi continuano a servire molto bene e a spartirsi pressoché equamente gli scambi più lunghi da fondo. L’equilibrio si spezza improvvisamente sul 4-4: Millman commette qualche errore di troppo e offre di nuovo a Berrettini l’occasione di strappargli il servizio. Sulle prime due palle break l’australiano se la cava, ma sulla terza non riesce a recuperare la smorzata di Matteo e capitola dopo un game da ben quattordici punti. Forte del break appena ottenuto, l’azzurro tiene agevolmente il servizio e fa suo il set dopo 47 minuti di gioco.

L’onda lunga del parziale perso si fa sentire per Millman, che va subito sotto 0-30 sul proprio servizio. L’australiano scivola nello scambio successivo e viene punito dal passante di rovescio di Matteo, finendo poi per completare il disastro con un doppio fallo. Millman osserva con occhio polemico il punto nel quale ha rischiato di cadere poco prima, ma non si lascia andare a vistose polemiche. Berrettini dal canto suo appare ovviamente alleggerito dal vantaggio e riprende a martellare a più non posso, lasciando all’avversario lo sgradevole compito di correre da un lato all’altro del campo. Matteo strappa ancora la battuta a Millman e sale 4-0 in appena 18 minuti. L’italiano si procura anche una palla del 5-0, ma il suo drittone si stampa in rete, permettendo all’australiano di interrompere la striscia di sette giochi consecutivi del suo avversario. Cambia poco, Berrettini non si distrae e chiude un paio di game più tardi (6-2) dopo ottanta minuti di gioco.

 

Fa sempre bene vincere una partita in poco tempo e giocando bene” ha detto Matteo in conferenza. “Ovviamente sto già pensando a Tsitsipas, anche se devo fare tutta la routine di recupero“. Andrà in scena la sfida saltata a Melbourne per l’infortunio agli addominali di Berrettini: “Secondo me per alcuni versi siamo simili; servizio e dritto, ci piace giocare con spin, usiamo slice e palle corte. Ovvio, è un giocatore in fiducia, ma lo sono anche io. Non credo sia più giusto chiamarci Next Gen, siamo top 10, stiamo macinando risultati – chi più chi meno“. In chiusura, arriva un pensiero interessante: “Capisco Paire. Capisco il fatto che quando arrivi in un torneo come questo o come Montecarlo, che di solito è pieno di gente che urla il tuo nome, invece vedi tutto vuoto ed è più difficile. Io non dico quello che dice lui perché non lo penso, ma capisco che è difficile trovare motivazioni se sei un giocatore che ‘va’ col pubblico“.

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ATP

ATP Roma: Karatsev dà ripetizioni di terra battuta a Medvedev, Thiem rischia ma avanza

Il derby russo va a Karatsev che sin dal primo punto indirizza il match contro un Medvedev estremamente nervoso e carico di insulti verso la terra battuta. L’austriaco vede la sconfitta con Fucsovics, poi dilaga nel terzo

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A. Karatsev b. [3] D. Medvedev 6-2 6-4 (Giorgio Di Maio)

Continua il poco feeling tra Daniil Medvedev e la terra battuta, anche se oggi a batterlo è stato un avversario di tutto rispetto come il connazionale Aslan Karatsev, che continua a stupire anche su questa superficie. Medvedev sembrava sicuramente poco felice di essere sulla terra ma ha provato comunque a lottare per un’ora e venti di partita, senza risultato. Troppo pesante e preciso il tennis di Karatsev, che aveva un’altra marcia rispetto il suo più illustre avversario. Daniil su questa superficie continua a sembrare un pesce fuor d’acqua, più a livello mentale (molto nervoso già dal primo punto) che a livello tennistico.

Poca storia nel primo set, sin dal primo momento è Karatsev a prendere il comando delle operazioni. Medvedev si sta anche impegnando oggi, ma tra le accelerazioni spaventose del suo connazionale e la poca adattabilità alla superficie il set gli scappa subito di mano. Il servizio pesante di Daniil non basta per essere competitivo e non riesce ad essere mai efficace nei turni di battuta di Karatsev. Tra frequenti soliloqui il numero 2 del mondo crolla già al terzo turno di servizio. Con due break consecutivi Medvedev regala un finale semplice di primo set a Karatsev, che chiude senza problemi con un netto 6-2.

 

La situazione di Medvedev migliora nel secondo set, con il russo che riesce a farsi sentire un po’ di più in risposta. La prima e unica occasione in partita di Medvedev arriva nel sesto game con uno splendido passante di dritto. Karatsev però non ne vuole sapere di abbassare il suo livello e tra rovesci incrociati al fulmicotone e comode chiusure a rete si salva. Il finalista degli Australian Open si innervosisce molto dalla strenua resistenza del suo avversario e Karatsev raccoglie i frutti del suo gioco nel game successivo. Il 27enne russo con la sua costante pressione offensiva riesce a disinnescare la difesa di un Medvedev sempre più disunito e nervoso e si prende il break nel settimo game.

Non ne arriveranno altri da entrambe le parti, ma è abbastanza per Karatsev per aggiudicarsi il derby e volare agli ottavi di finale per la seconda volta consecutiva, e la seconda in carriera. A Madrid era stato sconfitto da Bublik in tre set, qui invece troverà Reilly Opelka, vincitore ieri in maniera piuttosto netta contro Lorenzo Musetti e apparso in buona forma. Il russo è ovviamente favorito ma attenzione a sottovalutare la potenza di fuoco del bombardiere americano. Continua invece la passione di Medvedev sui campi in terra battuta, la cui presenza ormai sembra essere un vero martirio per il russo. Daniil sembra essersi autoconvinto che questa superficie non gli piace (legittimo) e non ci vincerà mai, basterà qualche vittoria per ritrovare fiducia e competitività sulla terra?

[4] D. Thiem b. M. Fucsovics 3-6 7-6(5) 6-0 (Carlo Galati)

Pur non giocando il suo miglior tennis, commettendo tanti, forse troppi errori (ne contiamo 27 alla fine dell’incontro) Dominic Thiem, dopo oltre 2h30 di gioco, bagna il suo esordio sulla terra di Roma battendo l’ungherese Marton Fucsovics con il punteggio di 3-6, 7-6(5), 6-0 e accedendo al terzo turno dove incontrerà il vincente del derby italiano tra Sonego e Mager.

I due, praticamente coetanei, ma con soli tre precedenti alle spalle, tutti a favore dell’austriaco, hanno dato vita ad un incontro che ha visto il proprio turning point nel decisivo tie break del secondo set, vinto dall’austriaco che, fino a quel momento aveva sempre inseguito il proprio avversario durante tutto l’incontro, grazie ad una prestazione solida di Fucsovics che ha giocato un tennis quasi perfetto, sempre votato all’attacco e non disdegnando più volete discese a rete impreziosite da volee d’autore. Ma come spesso accade, è stato nel momento decisivo dell’incontro, che, non arrendendosi a quella che sembrava una sconfitta scritta dall’altalenante e complicata prestazione finora mostrata in campo, l’austriaco è riuscito a piazzare la zampata decisiva al primo e unico set point fin lì avuto, cambiando di fatto la partita che nel terzo set non ha avuto storia, grazie al più classico dei 6-0-

IL MATCH

Nel primo set a partire subito col piede giusto e a marcare quel vantaggio che sarà proprio per buona parte del mach, è Fucsovics che, sfruttando la prima palla break, porta il parziale iniziale sul 2-0 a proprio favore. Vantaggio che dura fino al sesto gioco Thiem grazie ad un vincente di dritto riesce a raggiugere un’illusoria parità che dura pochissimo: dopo un game durato oltre 11 minuti, è l’ungherese a strappare nuovamente il servizio a Thiem grazie ad un tennis che trova l’esaltazione della propria aggressività, combinato al momento di difficoltà del proprio avversario in campo. I due game finali sono la logica conseguenza di quanto visto fino a quel momento e sono entrambi, ancora una volta, appannaggio dell’ungherese che tiene il proprio turno di battuta e consolida il punteggio con un ulteriore break finale, grazie ad un rovescio finito in rete di Thiem.

Il secondo set sembra partire sulla falsa riga del primo. È ancora l’austriaco a palesare una certa difficoltà ad inizio set ma questa volta, sotto 1-0 riesce ad annullare, nel proprio turno di battuta, due palle break che avrebbero forse indirizzato in maniera definitiva il match. Ma è qui che arriva la prima reazione da campione; grazie ad un vincente lungolinea, Thiem mette la parola fine ad un game che oseremo dire complicato. Ma è solo un rimandare. Nel quarto game le due palle break sono insormontabili per Thiem che, mandando in corridoio un dritto, concede il doppio vantaggio al magiaro. Quando però sembra tutto compromesso lo spirito del campione viene fuori, ancora una volta. Nella logica altalenante del set infatti, il controbreak sembra scritto nelle leggi aleatorie di questo sport: concedendo un solo 15, Thiem recupera il gap permettendo così al set di scivolare fino alla sua naturale conclusione figlia del 6 pari finale. È il tie break il momento cruciale dell’incontro, non solo del set. E vi assicuriamo, non sono fantasie o facili conclusioni ex post dello scrivente ma la logica alternanza del punteggio che, in assenza di mini break, dà a Thiem il primo ed unico set point fin lì ottenuto. A tremare questa volta è la solidità granitica di Fucsovics, fin lì inscalfibile. Palla in rete dell’ungherese e punto decisivo a Thiem.

Che fosse quello il punto decisivo non solo del set ma della partita, si è poi palesato nel terzo set. A vincerlo è il numero 4 al mondo nel più classico e mai troppo banale 6-0 finale, in cui segnaliamo soltanto tre palle del controbreak nel terzo gioco per Fucsovics, ça va sans dire, non sfruttate.

In conclusione una vittoria brutta sporca e cattiva per Thiem che per andare avanti nel torneo dovrà sicuramente ritrovare quella profondità di colpi, quella lunghezza di palla e quella solidità che oggi, mancando, lo hanno fatto tremare. Forse anche troppo. 

Il tabellone aggiornato con tutti i risultati

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