WTA, le migliori al mondo: 6. Agnieszka Radwanska

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WTA, le migliori al mondo: 6. Agnieszka Radwanska

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TENNIS AL FEMMINILE – Il 2014 è stato un anno deludente per Agnieszka Radwanska. Un solo successo a Montreal, ma soprattutto tante controprestazioni negli Slam. E proprio con l’obiettivo Major è arrivata la decisione di chiedere aiuto a una leggenda come Martina NavratilovaQUI la presentazione dei sedici articoli.

Dicembre 2014

Una stagione deludente.
Questa, in sintesi la valutazione sul 2014 di Agnieszka Radwanska. Non credo di essere il solo a pensarla così, se poi è stata la stessa Radwanska a sentire l’esigenza di cambiare qualcosa nel suo team scegliendo di ingaggiare una figura importante come Martina Navratilova.

 

Eppure l’inizio sembrava far presagire qualcosa di diverso. A Melbourne Aga aveva sconfitto Azarenka al termine di una prestazione eccezionale. Ma sul piano tecnico, e soprattutto emotivo, è come se tutto il buono della sua annata fosse finito lì.
Il giorno dopo Radwanska perde molto male la semifinale contro Dominika Cibiulkova (6-1, 6-2), e dopo quella delusione è sembrata incapace di reagire per tornare a giocare al meglio; e sono arrivate prestazioni di piccolo cabotaggio.

Innanzitutto deludente negli Slam, in cui non solo ha perso sempre contro avversarie alla sua portata, ma lo ha fatto giocando al di sotto delle sue possibilità.
Fallosa contro Tomljanovic a Parigi (6-4, 6-4), abulica contro Makarova a Wimbledon (6-3, 6-0) e incapace di reagire contro Peng a New York (6-3, 6-4).

Resta qualche buon risultato in alcuni tornei sul cemento nordamericano: la finale di Indian Wells (praticamente non disputata per infortunio) e la vittoria di Montreal. Ma un successo arrivato secondo me anche grazie ad una serie di combinazioni di tabellone fortunate, che le hanno fatto affrontare avversarie molto provate dai turni precedenti.

Sembrerò molto duro, ma la severità è proporzionale alla stima che ho sempre avuto per Radwanska. Giocatrice talentuosa e  particolarmente lucida e intelligente: non solo in campo, ma anche fuori, nel valutare il proprio rendimento.
Credo che alla fine della stagione si sia guardata allo specchio e abbia deciso che era arrivato il momento di cambiare. Certo, è ancora la numero sei del mondo; e sono ormai molti anni che veleggia attorno alla quinta posizione mondiale.
Ma forse, con un conto in banca più che soddisfacente e la stima riconosciuta da parte di pubblico e addetti ai lavori, ciò che davvero per lei è diventato determinante non sono più i tornei Premier o la classifica, ma gli Slam. E proprio con l‘obiettivo Major ha deciso di chiedere aiuto a una leggenda come Navratilova.

Per quanto mi riguarda ho sempre avuto la stessa posizione: temo che per Aga uno Slam sia molto difficile da vincere perché le manca la potenza necessaria per prendere in mano i match importanti nei tornei che contano.
Ma ho anche sempre aggiunto che sarei felicissimo di essere smentito, perché tante volte mi ha divertito con le sue invenzioni tennistiche, e una grande soddisfazione la meriterebbe davvero.
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Ecco l’articolo pubblicato il 23 dicembre 2013:

Le 16 stelle WTA: Agnieszka Radwanska

Vola come una farfalla, pungi come un’ape”. La famosa definizione di Muhammad Alì, secondo me è perfetta per descrivere Agnieszka Radwanska; anzi sembrerebbe essere stata inventata per lei.
Nessuna si muove agile e leggera come Agnieszka: è veramente la farfalla dei campi da tennis; e quando deve fare il punto non colpisce con una forza tale da suggerire metafore iperboliche, ma con la sua acuta interpretazione del gioco può lo stesso fare male, proprio come la puntura di un’ape.

Parlare di Radwanska significa raccontare una anomalia tennistica, una presenza fuori dagli schemi del tennis contemporaneo.
Considerate le sue caratteristiche, credo che se fosse nata nell’era della racchette di legno avrebbe probabilmente ottenuto risultati migliori di quelli che ha raccolto effettivamente. E pure non si parla di numeri da poco: pur essendo ancora giovane (è nata il 6 marzo 1989) ha raggiunto la top ten nel 2008 e da allora ha mancato l’ingresso nell’élite mondiale solo nel 2010 (14ma) quando però si era dovuta fermare alcuni mesi a causa di una frattura da stress al piede. Negli ultimi due anni è salita ulteriormente di livello, concludendo quarta (2012) e quinta (2013) nel ranking di fine stagione.

Ho parlato di anomalia perché nel tennis di oggi la potenza è diventata importantissima per raggiungere i vertici; probabilmente è la vera discriminante per stabilire chi può primeggiare e chi no.
Radwanska è l’eccezione che conferma la regola; infatti il principale limite di Aga è proprio la mancanza di potenza: per tirare forte deve appoggiarsi al colpo dell’avversaria e quando non può farlo emergono i problemi. Molte volte riesce a costruirsi situazioni di gioco in cui avrebbe ampie porzioni di campo aperto, ma se non le arriva una palla rapida, Radwanska fatica a dare da sola la forza necessaria al colpo per farlo diventare definitivo.

Non solo: gioca un dritto poco ortodosso, e per riuscire a spingerlo deve effettuare un esasperato trasferimento del peso (quando cerca di accelerare sembra che si butti a corpo morto sulla palla, nel tentativo di ottenere qualche chilometro in più di velocità). Dispone di un rovescio efficace ma certo non velocissimo. E il servizio ha una prima precisa ma una seconda troppo spesso attaccabile.
Con questi colpi-base ci sarebbe da preoccuparsi; a maggior ragione se pensiamo che oggi ci sono giocatrici che si limitano a questi tre colpi, gli unici indispensabili per giocare a tennis, e praticamente non usano altro.
Ma allora come fa Radwanska a stare tra le prime cinque del mondo? A mio avviso ci riesce perché in realtà il tennis non è solo “un servizio + un dritto + un rovescio”, ma è anche altro: ci sono anche tante altre cose che arricchiscono il gioco e queste cose Aga le sa fare a livelli altissimi.

Comincerei innanzitutto dalla mobilità; a mio avviso la migliore del circuito, paragonabile a poche altre nel passato. Per efficacia, la regina del footwork secondo me rimane sempre Steffi Graf, che sembrava una campionessa di atletica prestata al tennis.
Radwanska non ha la forza fisica di Steffi però, per come lo interpreta lei, il movimento di gambe non è solo un elemento funzionale all’esecuzione dei colpi: Aga ne ha fatto un ingrediente spettacolare, per certi aspetti addirittura virtuosistico.

E’ così elastica e coordinata da saper giocare con continuità e naturalezza colpi in posizioni che farebbero rischiare l’infortunio a chiunque altro ci provasse. Guardate in che modo è in grado di controllare di dritto e di rovescio palle pesanti come quelle di Serena Williams e Sharapova:

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=jtThXqG2QcM#t=2343

Il modo di uscire dal servizio con le gambe piegate all’esasperazione è diventato per lei una soluzione tipica, ma non per questo meno fenomenale:

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=qcXwPIzJw1M#t=495

Oltre a questi pezzi di bravura, Radwanska dispone di rapidità e leggerezza: contro di lei i drop-shot vanno eseguiti alla perfezione, altrimenti troverà il modo di raggiungerli e di rimettere dall’altra parte una palla imprendibile. Non solo perché è scattante, ma perché un’altra dote di Agnieszka è la capacità di colpire correndo in avanti, con una coordinazione che le consente di mantenere sotto controllo, anche in velocità, il dosaggio della forza da imprimere alla racchetta per eseguire soluzioni di tocco e precisione.

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ImfQOZFeVXQ#t=867

Strettamente collegate alla capacità di muoversi in campo con maestria, Aga ha affinato anche altre doti.
Ha dimostrato che si può crescere nel gioco di volo: ha imparato a trovare la giusta posizione a rete, e anche se non è Martina Navratilova è già ampiamente sopra la media delle sue colleghe. Quando era più giovane, ad esempio, non sapeva fare le volèe alte di rovescio (le cosiddette veroniche), forse anche a causa dei problemi alla spalla: le “sparava” un po’ ovunque, tranne che in campo; ma nell’ultimo periodo ha imparato ad eseguire anche quelle; e con una volèe alta di rovescio ha salvato un punto fondamentale nei quarti di finale di Wimbledon 2012 contro Maria Kirilenko:

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=D7bwxxkxGbM#t=114

Grazie alla sua mobilità è in grado di tenere il palleggio contro giocatrici che spingono colpi molto pesanti; e arrivando in anticipo sulla palla può trovare tempo e coordinazione per proporre soluzioni differenti e imprevedibili: cross stretti, colpi in controbalzo. Il tutto accompagnato da un senso della geometria che spesso le consente di sorprendere le avversarie.
In più Aga sa giocare anche i colpi slice (rovescio ma anche dritto), e i drop-shot. E dato che le sue avversarie li temono particolarmente e quindi stanno sempre sul chi vive, Radwanska ha aggiunto al suo repertorio anche il finto drop-shot, un colpo che oggi molti commentatori chiamano “colpo-Radwanska”, perché nel tennis femminile solo lei lo esegue con sistematicità.

A queste particolarità degli schemi di gioco, Agnieszka affianca il suo modo di stare in campo; certo non unico, ma in ogni caso sempre più raro: praticamente nessun grunting (se non qualche accenno nei momenti di massimo sforzo), e rarissimi segni di esultanza. Punto vinto o punto perso, sembra quasi non ci sia differenza: il suo gesto classico è quello di asciugare il dorso della mano sulla schiena, e poi ripartire per un nuovo scambio.
Come una giocatrice di poker, molto difficilmente lascia trapelare le sue emozioni, e forse riescono ad intuirle meglio gli spettatori televisivi grazie ai primi piani che indagano le minime espressioni facciali, che le sue avversarie.

C’è chi la accusa di praticare un tennis troppo difensivo, e la paragona al modo di giocare, ad esempio, di Caroline Wozniacki.
Se posso capire la tendenza ad avvicinarla alle difensiviste pure, dato che per le sue caratteristiche difficilmente può pensare di sovrastare le avversarie, non posso fare a meno di notare che anche nel gioco di contenimento ci possono essere delle differenze: un conto è rimandare di là la palla sempre allo stesso modo, facendo affidamento sul fatto che a lungo termine prevarrà la propria maggiore resistenza; un conto è giocare colpi di volta in volta diversi, per fronteggiare l’avversaria più potente con situazioni di gioco differenti. E se queste possono sembrare diversità marginali, ricordo che in altre occasioni Radwanska ha saputo variare tattica in modo ancora più profondo.
Ad esempio nella partita contro Roberta Vinci a Sydney (gennaio 2013), Aga ha accettato il confronto a tutto campo, non rinunciando alle discese a rete e perfino al serve&volley:

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=OsKGIrZa7OY#t=1004

Ne è uscito un match quasi d’altri tempi con il 55% dei punti totali conclusi a rete (87 su 157).

Accanto ai molti aspetti positivi, non si può dimenticare che per il momento Agnieszka ha dimostrato di non riuscire a risolvere il “rebus” delle prime due giocatrici del mondo: contro Serena e Azarenka, che sono tenniste complete tecnicamente e che sul piano della potenza la sovrastano, sembra proprio che non riesca a trovare soluzioni all’altezza.

Questo spiega in parte perché sino ad ora Radwanska non sia ancora riuscita a vincere un Major, e personalmente non sono sicuro che riuscirà a farlo in futuro. Come ho già avuto modo di scrivere, le giocatrici di attacco, in grado di colpire forte prendendosi molti rischi, negli Slam possono presentarsi al meglio grazie al giorno di riposo, e il più delle volte la pesantezza di palla diventa decisiva.
E’ vero che ha raggiunto una finale (Wimbledon 2012) e l’ha persa in tre set; però in quel match secondo me i destini della partita sono sempre rimasti in mano a Serena.
Semmai il vero rammarico di Aga potrebbe essere la semifinale di Wimbledon di quest’anno in cui ha perso sul filo di lana da Sabine Lisicki; fosse riuscita a prevalere, si sarebbe presentata in finale da grande favorita contro Marion Bartoli, considerati i precedenti inequivocabili (7-0: un solo set perso, il primo giocato nel 2007, e poi 14 set consecutivi vinti).

Dicevo che rispetto a molte giocatrici limitate e schematiche, Aga sa fare tante altre cose, e le sa fare bene. In quanto professionista, è chiaro che le utilizza perché sono funzionali al suo gioco, visto che per qualsiasi giocatrice l’obiettivo rimane sempre quello di vincere le partite.
Io però, da spettatore, magari reduce da un match disputato da due “integraliste” della scuola di Bollettieri che si esibiscono in scambi ai minimi termini, non posso che ringraziarla ogni volta che la vedo giocare. Perché Radwanska è testimone della ricchezza tecnica, fisica, tattica del tennis; e quando vedo lei mi ricordo perché il tennis è ancora uno sport che merita di essere seguito.

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Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

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Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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