Australian Open italiani: passano in 4 su 5, out solo Knapp

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Australian Open italiani: passano in 4 su 5, out solo Knapp

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Australian Open day 1. Fra gli italiani in campo subito fuori Knapp per mano di Halep, Seppi batte Istomin al quinto, Errani passa in meno di un’ora, Vinci in un’ora e 10. Bolelli fatica per due set, poi prende il largo contro Monaco

R.Vinci b. B.Jovanovski 7-5 6-1 (da Melbourne Robbie Cappuccio)

 

Roberta Vinci supera agevolmente il primo turno battendo la giovane serba in 2 set, in un incontro caratterizzato tanto da un servizio efficace della tarantina (7 ace in totale) quanto da uno falloso della serba (5 doppi falli e pure un fallo di piede).

Condizioni di sole ma un pò ventose sul campo 12 con sole e temperatura di 25°C e partenza sprint di Roberta Vinci che fa subito il break al secondo gioco ad una Jovanovski molto tesa per poi portarsi avanti 3-0 e poi 5-2. “Bocky” Jovanovski cerca di spingere e muovere Roberta, ma è molto fallosa. Sul 5-3 Roberta non converte 2 palle set e viene punita dalla Jovanoski che trova continuità e profondità, giocando due metri più lungo di Roberta, facendola muovere molto e riaprendo il match sul 5-5. Roberta però non si scompone. “Copri il diritto e spingi” le dice l’allenatore Fracesco Cinà. È col rovescio tagliato però che Roberta non fa prendere il ritmo a Bocky e si procura 3 set point. Buono il secondo: 7-5.

Cala l’ombra sul campo 12 e cala il gioco della Jovanoski che cerca sempre di spingere e si piazza 1 metro dentro al campo sul servizio di Vinci, la quale però continua a servire efficacemente – soprattutto sul rovescio dell’avversaria – e ad approfittare di una percentuale disastrosa di Jovanovski (solo 33% di prime palle nel secondo set). Roberta si porta avanti 5-0 per poi chiude 6-1 in poco più di un’ora. Nel secondo turno Roberta Vinci affronterà [10] Ekaterina Makarova che ha regolato con un doppio 6-2 An-Sophie Mestach.

Io ho servito male, ma lei è una giocatrice molto difficile per il mio gioco e ho sofferto il suo rovescio tagliato“, ammette la Jovanoski dopo il match.
In conferenza stampa, la Vinci si è detta contenta del proprio gioco, e della nuova racchetta:

Ascolta la prima parte parte dell’intervista

 

 Ascolta la seconda parte parte dell’intervista

 

vincijova stats

 

S. Bolelli b. J. Monaco 6-3 3-6 6-3 6-1 (da Melbourne Giulio Gasparin)

Simone Bolelli: “Che ricordi ho con Federer? Che perdo, c…o”

 

Un Simone Bolelli partito in sordina ha ritrovato il suo gioco migliore per avere la meglio di Juan Monaco in quattro set, giocati tra il tardo pomeriggio e il fresco tramonto di Melbourne. Al secondo turno il bolognese dovrà vedersela in una sfida di rovesci ad una mano con Roger Federer, secondo favorito del seeding.

Davanti ad un pubblico molto presente ed equamente schierato tra argentini ed italiani, il bolognese ha fatto fatica per due set contro un Monaco ancora alla ricerca della prima vittoria stagionale. Con i precedenti a favore dell’argentino numero 59 del mondo, ma con l’ultimo incontro vinto dall’italiano, il match si presentava come tutt’altro che semplice, come anche sottolineato da una classifica simile (Bolelli è numero 51 questa settimana).

I primi due set sono stati segnati dagli errori gratuiti, da una parte e dall’altra, ma soprattutto da parte dell’italiano, che per naturali predisposizioni ha fatto la parte dell’aggressore per la maggior parte del match.

Già nel primo parziale, l’azzurro è scivolato indietro di un break, ma dal 3-1 per Monaco ha sfruttato il tifo dei molti connazionali sugli spalti per trovare un’importante reazione, mettendo a segno una striscia di cinque giochi consecutivi per chiudere il set.

Il secondo set sembrava poter prendere la stessa piega dopo che l’argentino si è portato nuovamente in vantaggio di un break e, sul 4-2, ha dovuto affrontare tre palle break. Questa volta però non è riuscito il rientro a Bolelli, che si è visto annullare tutte e tre le chance, una delle quali con un bellissimo doppio smash da parte del suo avversario. Rincuorato dal game vinto in recupero e aiutato dagli errori dell’azzurro (19 gratuiti nel set), Monaco ha portato il match in parità chiudendo il secondo set 6-3.

L’equilibrio tra i due è rimasto tale fino al sesto game del terzo set, quandol’azzurro ha finalmente trovato fiducia nei proprio colpi, trovando con costanza il campo con le sue accelerazioni da fondo. Monaco ha accusato il cambio di ritmo e, come se il favoloso passante di dritto in corsa di Bolelli con cui è stato breccato l’avesse trafitto anche nel morale, si è completamente spento, eclissato dal gioco dell’azzurro. Chiuso il set con il terzo 6-3 dell’incontro, il bolognese ha innescato le marce alte e, mentre il sole tramontava dietro gli spalti del pieno campo 6, lui metteva a segno, vincente dopo vincente, un emozionante vittoria sull’ex top 10.

Monaco invece ha diminuito la velocità di palla, soprattutto al servizio, lasciando di fatto carta bianca al tennista azzurro, che ha dettato il ritmo dall’inizio alla fine, evitando di disunirsi anche dopo aver sprecato 3 match point consecutivi nell’ultimo game al servizio dell’argentino.

Chiudendo al quarto match point con un 6-1 l’ultimo set, Bolelli si è conquistato il secondo turno in cui dovrà ribaltare ogni possibile pronostico contro Roger Federer, con cui ha perso due volte in altrettanti incontri.

 

[14] S. Errani b. G. Min 6-1 6-0 (da Melbourne Giulio Gasparin)

Ci sono voluti solo 57 minuti a Sara Errani per avere la meglio sulla numero 105 del mondo Grace Min. Nonostante fosse un match sulla carta facile, è stata una sfida di carattere per la romagnola, che ha dovuto piegare la resistenza assidua di un’americana dal gioco simile a quello della numero 14 del mondo e per cui ostica da battere.

Fa ben sperare soprattutto la progressione con cui l’azzurra è andata aumentando l’intensità del proprio gioco con il passare dei minuti, trasformando quello che era iniziato come un braccio di ferro equilibrato da fondo, in un dominio a tutto campo negli ultimi giochi del match. Nonostante l’unico gioco che la Min abbia fatto sia stato un break, è stata positiva anche la performance al servizio dell’azzurra, seppur questo resti il punto debole della numero due d’Italia. La Errani infatti ha concesso solamente due balle break nel match, una in ciascuno dei primi due turni al servizio, dopo di che non ha più dato chance all’americana.

Molto buona la prestazione del dritto, con cui ha messo a segno tutti e i 14 vincenti, a buon ragione Corrado Barazzutti ha lasciato il campo con un sorriso luminoso al termine del match, chiuso dalla Errani con uno stupendo dritto lungo linea che le ha dato l’ennesimo break, a zero, del match. Curiosamente, l’azzurra ha inflitto solamente la seconda “ciambella” di queste prime 8 ore di Australian Open, ma è la prima ad uscire vincitrice dall’incontro, in quanto la prima è stata messa a segno da Angelique Kerber, poi sconfitta da Irina Camelia Begu.

Anche l’allenatore di Sara, Pablo Lozano, si è detto molto contento della prestazione della sua allieva, soprattutto dal punto di vista mentale, dopo la difficile stagione invernale, costellata di infortuni. Ascolta l’intervista fattagli a termine del match:

 

In conferenza stampa, la Errani si è detta contenta del proprio gioco, dopo le difficoltà iniziali. Tra le buone notizie è 5 giorni che non prende più antidolorifici per la costola, afflitta dalla pertosse:

 

 

È appena finito il match tra Annika Beck e Silvia Soler Espinosa, vinto dalla spagnola per 7-5 6-4. La numero 69 del mondo sarà quindi l’avversaria dell’azzurra nel secondo turno. Tre i precedenti tra le due, tutti a favore della Errani che non ha mai perso un set, sarà però la prima sfida sul cemento.


[3] S. Halep b. K. Knapp (da Melbourne Giulio Gasparin)

È stata una battaglia da fondo campo quella persa da Karin Knapp al primo turno degli Australian Open, chiamata a ribaltare il quasi impossibile pronostico contro la numero 3 del mondo Simona Halep, in un match inedito prima di oggi.

La rumena, che avevamo visto molto fallosa nell’allenamento mattutino sempre sulla Rod Laver Arena, si è confermata anche in avvio di primo set suo malgrado, mentre l’altoatesina, numero 51 del mondo questa settimana,  è partita forte, trovando subito un break di vantaggio. Dal 2-0 in suo favore ha però subito il ritorno della finalista del Roland Garros 2014, che, scrollatasi di dosso il nervosismo per essere lei ad inaugurare il torneo, ha conquistato quattro giochi consecutivi. La Knapp ha avuto diverse occasioni, ma i troppi errori (40 alla fine del match) non le hanno concesso di tenere il risultato in equilibrio più di quanto fatto.

La Halep però si è accorta delle difficoltà del match, mostrandosi molto carica ed esultando con forza e un pugnetto verso il proprio angolo, in cui era ospite Marius Copil, alla fine di entrambi i parziali. Vinto il primo set per 6-3, nel secondo l’andamento è stato molto simile, con l’azzurra a trovare il primo break, salvo poi subire il ritorno della rumena, il cui contro break è arrivato anche grazie a due doppi falli della Knapp.

Rimesso il match in parità, la Halep ha lasciato andare il braccio, scavando un divario con i colpi vincenti (15 per lei, 8 per l’azzurra a fine partita), che hanno portato al definitivo 6-3 6-2.


Ascolta le parole di Karin:

 

E quelle di Simona Halep:

 

A. Seppi b. D. Istomin 5-7 6-3 2-6 6-1 6-4 (da Melbourne Luca Baldissera)
Come avviene davvero spesso nei loro confronti diretti (quinta volta negli ultimi sei incontri), Andreas Seppi e Denis Istomin sono andati al quinto set nel primo turno di questi Australian Open 2015. Mettendo in mostra un tennis molto simile, nel gran caldo del campo numero 22, Andreas e Denis hanno cercato di superarsi a vicenda con il gioco di corsa e pressione che li caratterizza entrambi, Istomin più potente con il servizio, Seppi più rapido con le gambe.

Primo set equilibrato, risolto da Istomin con un break piazzato nel dodicesimo gioco (rispostona in cross di dritto, successiva stecca dell’italiano), poi il festival dei passaggi a vuoto: l’uzbeco scompare letteralmente dal campo per intere serie di game, e lo stesso fa l’italiano, con il merito però di limitare i danni alla perdita del terzo set. Dopodichè, a forza di ottime ragnatele di palleggi interrotte spesso da efficaci palle corte (che la dolcissima e simpatica signora Klaudia, mamma di Istomin, seduta accanto a me, commenta con “Denis just doesn’t like these…” scuotendo la testa desolata), Andreas si porta avanti e chiude gli ultimi due set concedendo solo 4 palle break in questi parziali, annullandole tutte brillantemente, in particolare quella sul 5-4 per lui al quinto, cancellata con un drittone di gran coraggio.

Al prossimo turno Seppi affronterà la testa di serie numero 29  Jeremy Chardy, 31 ATP, che ha battuto il giovane croato Borna Coric.

Seppi sul match di oggi e sul prossimo turno:

 

Ascolta le parole di Chardy, prossimo avversario di Andreas:

 

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Risultati:
A. Seppi b. D. Istomin 5-7 6-3 2-6 6-1 6-4
S. Bolelli b. J. Monaco 6-3 3-6 6-3 6-1
[3] S. Halep b. K. Knapp 6-3 6-2
[14] S. Errani b. G. Min 6-1 6-0
R. Vinci vs B. Jovanovski 7-5 6-1

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Flink sull’Australian Open 2022: l’impresa di Nadal e il rischio di auto-distruzione di Djokovic

Il pensiero del noto giornalista statunitense: “Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei”

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)
Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)

Torniamo indietro di quindici giorni e ripercorriamo i temi lasciati ai posteri dall’Australian Open 2022: ecco l’analisi di Steve Flink, decano dei giornalisti statunitensi e membro della Hall of Fame del tennis. La traduzione è a cura di Michele Brusadelli.

Fino a quest’anno, la storia di Rafael Nadal agli Australian Open è stata essenzialmente una storia di sventure. A dire il vero, aveva vinto il titolo una volta nel 2009, battendo Roger Federer in una finale memorabile durata cinque set, a testimonianza che il suo gioco sul cemento era molto migliorato, e facendo credere agli osservatori più esperti che il suo nome sarebbe stato iscritto nell’albo d’oro del torneo molte volte negli anni a venire.

Ma da quel momento in poi, la sua fortuna in Australia pareva essersi esaurita. Infortunatosi durante il match dei quarti di finale contro Andy Murray nel 2010 si dovette ritirare dopo due set; l’anno successivo fu fermato dal connazionale David Ferrer. Infine fu sconfitto in una delle più grandi partite nella storia del tennis, la finale del 2012, da Novak Djokovic, perdendo dopo essere stato in vantaggio per 4-2, 30-15 al quinto set e dopo aver sbagliato un passante di rovescio che per lui sarebbe dovuto essere ordinaria amministrazione.

 

Due anni dopo, sembrava scontato che Nadal tornasse alla vittoria quando si trovò ad affrontare Stan Wawrinka in finale. Nadal era 12-0 nei confronti diretti e non aveva mai perso nemmeno un set contro il corpulento rivale.

Ma lo spagnolo si infortunò alla schiena nel corso del riscaldamento e durante la partita rimase l’ombra di se stesso, perdendo in quattro set.

Nel 2017, Nadal affrontò Federer per la seconda volta in una finale degli Australian Open, otto anni dopo il loro ultimo incontro per il titolo a Melbourne.

Questa volta, Nadal combatté ferocemente fino ad arrivare a costruirsi un vantaggio di 3-1 nel quinto set, ma perdendo poi cinque game di fila da un avversario in stato di grazia.

Nel 2019 infine, il maiorchino arrivò in finale senza perdere un set, per incocciare in un Djokovic sublime che lo liquidò in tre set.

L’elenco delle battute d’arresto di Nadal è quasi infinito, compreso un quarto di finale con Stefanos Tsitsipas un anno fa, quando il carismatico mancino è stato battuto in cinque set pur essendo stato in vantaggio per due set a zero.

Si è trattato solo della terza volta in carriera che Nadal ha scialacquato un vantaggio di due set.

Nadal è incappato ripetutamente in infortuni o semplice sfortuna agli Australian Open, torneo nel quale il successo sarebbe dovuto arrivare in tante altre occasioni.

Ed ecco perché la sua sorprendente rimonta contro Daniil Medvedev in una finale emozionante avrà sempre un posto d’eccezione fra i suoi ricordi.

Nadal non solo si è trovato sotto due set a zero contro il russo, ma ha anche servito sul 2-3, 0-40 nel terzo set prima di iniziare la rimonta con quella tenacia e audacia che sono diventate il suo marchio di fabbrica nel corso di una carriera leggendaria, caratterizzata da uno spirito combattivo e una caparbietà che non hanno eguali in nessun altro tennista.

Nadal ha combattuto strenuamente per superare Medvedev 2-6, 6-7 (5), 6-4, 6-4, 7-5 in cinque ore e ventiquattro minuti, solo 29 minuti in meno rispetto alla battaglia record di dieci anni fa persa contro Djokovic. La vittoria su Medvedev è stata senza dubbio la più grande rimonta della carriera dello spagnolo.

Solo tre volte in precedenza il mancino era riuscito a rimontare uno svantaggio di due set: l’ultima volta era accaduto nel 2007 a Wimbledon contro un altro russo, Mikhail Youzhny.

Mai prima d’ora vi era riuscito in una finale di un torneo del Grande Slam.

A rendere la sua impresa ancora più straordinaria è stato il fatto che Nadal avesse avuto una stagione così tormentata nel 2021. Dopo aver perso contro Djokovic in semifinale al Roland Garros, aveva dovuto saltare Wimbledon per curare un piede malandato. Rientrato a Washington, era stato battuto da Lloyd Harris e poco dopo aveva annunciato che non avrebbe partecipato agli US Open. In seguito, dopo essere tornato a casa in Spagna, aveva confermato che non avrebbe giocato più per il resto dell’anno.

Nadal ha giocato alcune partite di esibizione nel mese di dicembre contro Andy Murray e Denis Shapovalov, ha contratto il Covid, rischiando di rimanere fuori dall’Australia, ma si è iscritto all’ATP 250 di Melbourne che si svolge poco prima degli Australian Open, aggiudicandosi il titolo contro Maxime Cressy, ma giocando solo tre partite.

Considerando il periodo da cui era reduce, Nadal non si aspettava molto da se stesso agli Australian Open. Tuttavia ha ritrovato un buono stato di forma partita dopo partita, perdendo solo un set prima dei quarti di finale. Il cattivo karma è sembrato sul punto di riaffiorare, quando ha dovuto affrontare un problema allo stomaco durante la partita con Shapovalov.

Nadal ha tenuto a bada il canadese facilmente nei primi due set, ma poi lo stomaco e il caldo estremo hanno rischiato di estrometterlo dal torneo. In qualche modo, Nadal, muovendosi con molta cautela durante il quarto set, ha recuperato sufficiente energia e mobilità per aver la meglio su Shapovalov con un punteggio finale di 6-3, 6-4, 4-6, 3-6, 6-3.

Ha poi sconfitto il numero 1 italiano Matteo Berrettini in una semifinale durata quattro set, resistendo anche a un ritorno di fiamma del settimo giocatore al mondo.

Nadal ha vinto facilmente i primi due set poiché Berrettini, forse esausto dopo le battaglie vinte in cinque set contro Carlos Alcaraz e Gael Monfils, è stato troppo passivo. Ma poi l’italiano ha alzato notevolmente il livello del suo gioco prima che Nadal riuscisse a prevalere 6-3, 6-2, 3-6, 6-3. Dalla metà del terzo set fino alla fine del quarto, Berrettini ha tenuto il servizio a zero per cinque game di fila prima di cedere.

E così Nadal si è presentato all’appassionante appuntamento contro il n. 2 della classifica ATP, Medvedev, uno dei personaggi più enigmatici e sconcertanti nel mondo del tennis. Medvedev era sopravvissuto a un drammatico quarto di finale con Felix Auger-Aliassime, salvandosi da un match point quand’era sotto 4-5 nel quarto set con un quanto mai opportuno servizio vincente, annullando sei break point nel quinto e tenendo due volte il servizio recuperando due volte da 15-40. Aveva infine vinto meritatamente 6-7 (7), 3-6, 7-6 (2), 7-5, 6-4.

Completamente prosciugato dopo questo trionfo, Medvedev si è fatto un regalo, eliminando senza eccessivo dispendio di energie il n. 4 Stefanos Tsitsipas con il punteggio 7-6 (5) 4-6, 6-4, 6-1 in una semifinale durata appena due ore e mezza, guadagnandosi così il diritto di incontrare Nadal in finale.

Nadal era in missione alla ricerca di uno storico 21° titolo dello slam e della possibilità di unirsi a Djokovic, Rod Laver e Roy Emerson, unici giocatori ad aver vinto almeno due titoli in ogni torneo del Grande Slam. Medvedev a sua volta ambiva ad essere il primo tennista nell’era Open a vincere di fila i suoi primi due slam.

Medvedev ha iniziato la battaglia con profonda fiducia e senza alcuna esitazione.

Dopo che Nadal era faticosamente salito 2-1 nel primo set, Medvedev ha portato a casa cinque game di fila, surclassando lo spagnolo dalla linea di fondo, rispondendo al servizio magnificamente, e lasciando disorientato il suo avversario.

Alla fine però Nadal ha aggiustato il tiro, migliorando la profondità del dritto, alternando con autorevolezza il rovescio lungolinea e incrociato, variando il servizio in maniera più efficace.

Nadal ha costruito un vantaggio di 5-3 nel secondo, e ha avuto un set point al servizio durante il nono game.

Medvedev l’ha annullato con un ficcante rovescio lungolinea, ingestibile per Nadal.

Andati al tie-break, ancora una volta Nadal si è posto al comando delle operazioni. Ha condotto fino a portarsi sul 5-3, ma Medvedev non si è arreso. Il russo a quel punto ha siglato quattro punti di fila, costringendo Nadal a due errori consecutivi a rete, utilizzando poi il drop shot per costruirsi un rovescio al volo vincente, e poi producendosi in un passante di rovescio lungolinea, anch’esso vincente.

Con questa rimonta Medvedev si è portato a casa il tie-break 7-5 e un vantaggio di due set a zero. Le prospettive del trentacinquenne Nadal, a quel punto, sembravano poco incoraggianti contro il venticinquenne, e la situazione critica dello spagnolo è ulteriormente peggiorata quando si è trovato 0-40 sul 2-3 nel terzo set dopo un vincente di rovescio lungolinea in salto di Medvedev. Perdere il servizio sarebbe stata una catastrofe per Nadal. Tuttavia lo spagnolo ha piazzato una smorzata vincente di dritto sulla riga, e Medvedev ha poi pasticciato i due punti successivi.

In un attimo Nadal si era riportato sul 3-3. Dopo aver perso il game successivo, ne ha poi vinti tre di fila per aggiudicarsi il terzo set.

Medvedev a quel punto sembrava sempre più affaticato, mentre Nadal era rinvigorito nonché spronato dal pubblico interamente schierato dalla sua parte.

I giocatori si sono scambiati break di servizio nel terzo e quarto game del quarto set, ma Medvedev ha subito nuovamente il break in un game protrattosi ai vantaggi, quando Nadal ha convertito la settima palla break portandosi in vantaggio 3-2.

Nadal ha ostinatamente recuperato dal 15-40 sulla strada verso il 5-3 quando la partita ha superato le quattro ore e ha chiuso il set 6-4 dopo aver tenuto il servizio a zero.

Incredibilmente, la partita era arrivata al quinto set, con Medvedev sempre più sotto pressione, disturbato dal pubblico pro-Nadal e infuriato con se stesso per non aver chiuso il conto in tre set.

Un Nadal vivace ha brekkato Medvedev sul 3-2, è sopravvissuto ad un game di sei vantaggi per portarsi prima sul 4-2, poi agevolmente sul 5–3.

Sul 5-4, ha servito per il match ed è salito a 30-0, a due punti dalla tanto attesa seconda corona degli Australian Open, ma ha mancato un colpo incrociato di diritto, e di seguito ha commesso un doppio fallo. Medvedev si è preso il punto successivo e poi ha ottenuto il controbreak che gli ha dato il 5 pari, quando Nadal ha messo in rete un rovescio incrociato a due mani, solitamente un colpo di routine.

Sono riaffiorati I fantasmi del passato, ricordando a Nadal la storia delle sue delusioni nella Rod Laver Arena. Medvedev ha servito un ace portandosi sul 30-15 nell’undicesimo game, ma ha cercato poi una smorzata di rovescio lungolinea, un colpo che già gli si era ritorto contro troppe volte.

Non un brutto drop shot in realtà, ma Nadal è riuscito ad angolare un vincente di rovescio. Sebbene Medvedev sia riuscito a salvare due break point, al terzo Nadal ha sfondato, giocando una risposta al servizio alta e centrale e inducendo Medvedev a cercare un dritto lungolinea, sbagliandolo.

La seconda volta che ha servito per il match, Nadal è stato inarrestabile, piazzando   un ace a uscire per portarsi sullo 40-0, per poi concludere con una volée di rovescio lungolinea perfetta. Ha tenuto così il game a zero, portando a termine una straordinaria vittoria in cinque set.

Finalmente aveva conquistato il 21esimo titolo del Grande Slam, spezzando l’equilibrio con Djokovic e Federer, ritrovandosi da solo in testa per la prima volta.

È la seconda volta che ha battuto Medvedev in una finale slam in cinque set. Quando aveva sconfitto il russo nella finale degli US Open 2019 non si era trattato di una sorpresa, ma stavolta il risultato è stato davvero clamoroso.

Prima che Novak Djokovic venisse deportato dall’ Australia dopo il sorteggio, Nadal avrebbe dovuto incontrare il serbo in semifinale. Si profilava anche un confronto nei quarti con Sascha Zverev, ma il tedesco è incappato in una prestazione da dimenticare contro Shapovalov.

È improbabile che Nadal avrebbe battuto entrambi.

Ora Nadal ha portato il suo record nelle finali dei tornei del Grande Slam a 21-8.

Si tratta di un’impresa straordinaria. Djokovic e Federer sono entrambi 20-11.

Hanno giocato due finali in più rispetto allo spagnolo, ma hanno vinto un titolo in meno. Nadal è stato più performante.

Uno dei motivi, ovviamente, è la sua invincibilità al Roland Garros. Nonostante abbia perso tre partite nel corso degli anni agli Open di Francia (due contro Djokovic e una contro Robin Soderling), Nadal non ha mai perso una finale sulla terra battuta a Parigi. È 13-0 nei match per il titolo e 8-8 negli altri tre major.

Non ha bisogno di scusarsi, soprattutto dopo il suo ultimo trionfo a Melbourne, che ha impreziosito il suo record. Il prossimo torneo del Grande Slam, ovviamente, inizierà a fine maggio e sarà il Roland Garros. Nadal ha subito una delle sue rare sconfitte a Parigi nel 2021 contro Djokovic in semifinale, ma tornerà nel 2022 da favorito.

A dire il vero, il suo corpo è fragile e non c’è certezza che Nadal sarà in grado di esprimersi al massimo. Ma, a parità di condizioni, anche se non al top, lo spagnolo sarà comunque l’uomo da battere.

Al momento, il destino di Djokovic è incerto. Non si sa se si vaccinerà o meno nel prossimo futuro. Qualora decidesse di non farlo, potrebbe saltare tutti e quattro gli slam di quest’anno e non solo. Potrebbe distruggere la sua carriera.

Si spera che decida presto di vaccinarsi. Nel 2018 si è sottoposto a un’operazione per risolvere i problemi a un gomito malandato e questa decisione ha dato una svolta alla sua carriera, consentendogli di tornare a servire di nuovo nella maniera ottimale e di giocare senza sentire dolore. Ha vinto gli ultimi due major di quella stagione a Wimbledon e agli US Open, ha conquistato altri due slam nel 2019, ne ha aggiunto un altro nel 2020 e tre l’anno scorso. Djokovic si è reso conto che operarsi era l’unico modo per poter giocare ai massimi livelli e lottare per i tornei dello slam.

Deve guardare al vaccino allo stesso modo.

Il serbo ha detto di aver pianto pensando a quell’operazione. Non voleva assolutamente farlo, ma allo stesso tempo capiva che era fondamentale. Adesso si ritrova nella stessa situazione. Senza vaccinarsi si troverà ad essere escluso dal circuito e distruggerà gran parte del duro lavoro che ha svolto per poter avere la meglio nella corsa al maggior numero di slam e candidarsi ad essere il più grande tennista di tutti i tempi.

Chiaramente, i titoli del Grande Slam da soli non risolveranno la questione. Djokovic ha concluso sette stagioni al numero 1 al mondo, un’impresa senza precedenti. Nadal e Federer vi sono riusciti cinque volte ciascuno mentre Pete Sampras ha messo a segno un record di sei anni consecutivi al vertice dal 1993 al 1998. Djokovic ha anche occupato per 358 settimane il numero 1 del ranking, molto più di chiunque altro nel tennis maschile. E ha un vantaggio negli scontri diretti di 27-23 su Federer e 30-28 contro Nadal.

Il duello tra il serbo e lo spagnolo per la supremazia storica rimane estremamente combattuto, e anche il terzo membro dell’iconico trio vanta notevoli credenziali. Federer è stato il più continuo dei “Big Three” nei tornei più importanti, avendo raggiunto 23 semifinali di fila nei major e 36 quarti di finale consecutivi.

Ma è anche possibile che Federer non vinca più nessun torneo dello Slam. Spera di rientrare per Wimbledon quest’anno, ma questo potrebbe anche non accadere.

Compirà 41 anni ad agosto. Il tempo non si ferma. Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei.

A partire dal Roland Garros nel 2018, Djokovic ha vinto otto dei quindici Slam disputati, e Nadal cinque. Federer ha vinto l’ultima volta un titolo del Grande Slam agli Australian Open 2017. La prossima edizione del Roland Garros sarà cruciale. Se Nadal riuscisse a trionfare di nuovo sulla terra rossa del Roland Garros e si assicurasse il titolo del Grande Slam n. 22, ne avrebbe due di vantaggio su Djokovic. Non ho dubbi sul fatto che Djokovic vincerà altri major dopo aver risolto il suo attuale dilemma, ma chi può dire che l’infaticabile Nadal non vincerà un’altra corona del Roland Garros nel 2023?

A mio avviso, l’Open di Francia del 2022 sarà un torneo fondamentale sia per Nadal che per Djokovic. Djokovic non può permettersi di rimanere due titoli dietro a Nadal, ma potrebbe benissimo accadere. La mia sensazione è che si renderà conto di dover fare il vaccino per assicurarsi di poter giocare dove e quando vorrà nel 2022 e nei prossimi due anni. Eppure, anche se dovesse farlo, riuscirà davvero a spodestare Nadal per due anni di seguito al Roland Garros? Questo è un compito arduo. Dubito che accadrà. Credo che Djokovic sia un grande giocatore sulla terra battuta e il tennista più forte complessivamente su tutte le superfici.

Detto questo, Nadal sulla terra battuta è un gigante, e quest’anno rivorrà la sua corona. Allo stato attuale, credo che ce la farà.

Nel frattempo, sebbene le storie principali a Melbourne siano state quelle di Djokovic che non ha giocato e di Nadal che ha ottenuto il suo secondo titolo, sarebbe un errore ignorare i progressi degli altri. Tsitsipas veniva da un periodo difficile a causa dell’infortunio al gomito e qui si è reso protagonista di una bella corsa che si è arrestata solo in semifinale. Sarà una grande minaccia anche quest’anno a Parigi dopo aver raggiunto la finale nel 2021 e aver condotto su Djokovic per due set a zero. Sono ottimista sul suo futuro. Sinner ha fatto un ottimo lavoro raggiugendo un altro quarto di finale in un torneo del Grande Slam. Nonostante sia stato spazzato via da uno Tsitsipas in gran spolvero, Sinner sta migliorando costantemente all’età di 20 anni. Berrettini ha dimostrato a Melbourne di appartenere alle ultime fasi dei major. Nel 2019 ha perso contro Nadal nella semifinale degli US Open. L’anno scorso è stato battuto da Djokovic nei quarti di finale del Roland Garros, nella finale di Wimbledon e ancora nei quarti degli US Open. Ormai frequenta regolarmente i piani alti.

Così pure Auger-Aliassime. Era a un punto dalla seconda semifinale importante consecutiva. Non avrebbe potuto comportarsi meglio nella sconfitta di quanto non abbia fatto a Melbourne. La sua abilità a tutto campo è una gioia da vedere e gioca con serenità.

Uno di questi giorni arriverà a vincere uno dei trofei più importanti di questo sport.

Per il momento, però, l’attenzione resta su Nadal e Djokovic. Djokovic stabilirà le proprie priorità e presto capirà dove vuole andare. Nadal è proprio dove vuole essere. Reduce da una lunga pausa ha portato a termine l’impresa a fronte di qualsiasi avversità, rivitalizzato dopo una tormentata stagione chiusa prima del tempo nel 2021.

Alla fine, Rafael Nadal è in cima alla classifica delle vittorie nei Grande Slam. Questo significa molto di più per lui di quanto non dirà mai. Non una volta si è vantato di alcuno dei suoi trionfi più importanti. Ecco un uomo che ha la propria vita e conquiste pienamente in prospettiva, che si conosce molto bene, che riconosce che vincere senza onore non è affatto vincere. Agli Australian Open 2022, Nadal come sempre ha indossato il suo successo con eleganza.

Traduzione di Michele Brusadelli

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Bruno Kuzuhara - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)
Bruno Kuzuhara - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)

Finale di singolare “Junior Boys”, Australian Open 2022, Melbourne: il diciassettenne statunitense Bruno Kuzuhara batte il sedicenne ceco Jakub Mensik 7-6(4) 6-7(6) 7-5 in tre ore e quarantatré minuti. 283 punti giocati, gli stessi della sfida dei quarti tra Nadal e Shapovalov, durata 25 minuti in più ma su cinque set. Senza dimenticare che una cosa è essere preparati ad affrontare la lunga distanza, altra è correre gli 800 metri per poi scoprire in… corsa che in realtà sono i 5.000. Una gran battaglia conclusasi con quello che è stato definito un gesto di grande sportività del vincitore, il quale, incassato l’errore definitivo, è andato dall’altra parte della rete a dare la mano all’avversario steso a terra in preda ai crampi.

Mettiamo però in pausa i due ragazzi e rispolveriamo rapidamente un argomento che in alcuni casi provoca qualche discussione: il ritiro a un passo dalla sconfitta. Se il problema non si pone quando l’infortunio è evidente e il tennista non riesce neanche a raggiungere la panchina senza aiuto, in circostanze diverse c’è chi storce il naso: non poteva rimanere in campo per altri due punti, subendo un paio di “ace” in modo da completare l’incontro e dare piena soddisfazione all’avversario? Perché, per alcuni, è esattamente questo il nodo cruciale – la mancanza di sportività insita nel negare al vincitore la soddisfazione di trasformare il match point. E, visto che di questi “alcuni” può benissimo far parte il giocatore (o la giocatrice) che si ritira, l’opinione ha un suo fondamento. Da un’altra angolazione, si può invece obiettare che il ritiro a match quasi concluso non scalfisce affatto la vittoria, anzi, altro non è che una conferma della superiorità, fosse anche solo (solo?) atletica.

A titolo di esempio, ci sembra particolarmente calzante la sfida tra Lorenzo Musetti e Novak Djokovic al Roland Garros 2021 proprio per gli opposti giudizi scaturiti dall’episodio. Dopo aver mostrato per due set il tennis che può aspirare a raggiungere, il teenager azzurro è crollato di schianto all’inizio della terza partita per poi ritirarsi sul punteggio di 0-4 al quinto, quando il parziale recitava un fin troppo eloquente 16 giochi a 1 per il futuro campione di Parigi. Sarebbe dovuto restare ancora in campo o, viceversa, avrebbe stato meglio a ritirarsi anche prima? Di sicuro, l’abituale frase “non c’è più partita” era ormai diventata “non è più una partita” e in quelle condizioni le probabilità di infortunarsi aumentano in misura preoccupante. Comunque la si veda, tra i sostenitori del fino alla fine a qualunque costo possiamo certamente annoverare il succitato Jakub Mensik, per quanto lui, a differenza di Musetti, poteva almeno scorgere il traguardo.

 

Torniamo dunque alla finale junior, riavvolgendo il nastro di una manciata di minuti, quando Mensik si ritrova a due punti dalla sconfitta: 30 pari, 5 giochi a 6 nella partita finale. Limitato dai crampi alle gambe dal nono game, Mensik si prende dall’arbitro una violazione di tempo perché, invece di servire entro i 25 secondi previsti, si è attardato prima nel tentativo di scrostarsi dal terreno di gioco su cui era crollato e poi di reggersi in piedi senza l’ausilio della racchetta. Ricordiamo che le regole prevedono esplicitamente l’uso di una sola racchetta per volta, quindi è facile indovinare cosa accade nel momento in cui per battere devi usare quella che ti sta facendo da stampella. Avendo con evidente scarsa lungimiranza già commesso un’infrazione di tempo, Mensik viene ora punito con la perdita della prima di servizio. Bruno lancia uno sguardo eloquente all’arbitro perché il sedicenne ci ha messo un po’ a riguadagnare la posizione eretta (più o meno); fatica peraltro non ricompensata perché la battuta si infrange sul nastro. Un “singolo fallo”, anche se il punto viene ufficialmente registrato come double fault. Il ragazzo è di nuovo carponi, dolorante, si rialza in qualche modo, le gambe sono rigidissime.

I crampi possono essere trattati solo al cambio campo (il fisio lo ha massaggiato durante quello precedente) e, se un tennista proprio non riesce a giocare, può rinunciare ai punti fino alla pausa successiva. Tuttavia, stante la situazione di punteggio detta opzione non è praticabile. Perché sono tre ore e tre quarti che sta lottando e, anche se “junior”, è pur sempre una finale Slam e il ritiro non è neanche vagamente preso in considerazione. “Non ho tempo di sanguinare” diceva durante uno scontro a fuoco uno della squadra di Arnold Schwarzenegger nel film Predator. Bravo, ma sono capaci tutti di fare i duri quando non c’è l’arbitro che ti sta addosso con il cronometro. “Code violation, delay of game” annuncia appunto dalla sedia provocando il malumore sonoro del pubblico. Se non riprendi a giocare a causa di una medical condition, si tratta di violazione del gioco continuo e rientra tra le infrazioni del Codice, quindi il ceco riceve un warning perché è la prima che commette. Kuzuhara alza la mano, educato ma perplesso, per interrogare l’arbitro: “Perché non è punto perso?”. Ella risponde che è codice, non tempo. “Ma non è la terza? Ne aveva avuta una prima”, incalza l’americano. “No, quella era di tempo”. Non del tutto convinto, forse anche per la pronuncia violéscion, domanda ancora se sia primo servizio e riceve conferma.

Potrebbe averne anche tre di servizi, Jakub, ma in quelle condizioni le probabilità di superare la rete e centrare il giusto rettangolo di battuta sono appena superiori a quelle di osservare lo zucchero uscire dalla tazzina di caffè bollente per tornare alla forma di zolletta. Doppio fallo, allora, e gioco-partita-incontro-JuniorChampionships, Mr. Kuzuhara. Steso sul greenset, intanto, l’avversario puà finalmente smettere di preoccuparsi dello shot clock. “Lasciatemi qui fino alla ricomposizione della zolletta” forse dice. Macché, arrivano con la sedia a rotelle a sgomberarlo dal campo, non prima però che il vincitore abbia attraversato la rete per andare a stringergli la mano. Un gesto di grande sportività… da parte di Mensik, il quale, pur in condizioni disperate e senza più alcuna chance di vittoria, non si è ritirato così che l’avversario potesse conquistare l’ultimo punto sul campo. O forse Jakub avrebbe fatto meglio a…?

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Australian Open

Pagelle: 21 modi per dire Rafa, l’im-Barty…bile

Il miracolo di Nadal, Barty profeta in patria. Il Djokovic respinto e Grand’Italia con Berrettini e Sinner

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

(Ci scusiamo con i lettori per il ritardo nella pubblicazione delle al solito imperdibili “pagelle” di Antonio Garofalo, ritardo dovuto a un disguido. Spesso l’ora più bella è al di là del muretto, ma in questo caso il piacere vero – certo aumentato dall’attesa – risiede effettivamente nella lettura.)

Si sa, il tennis è uno sport noioso come dice tale Criscitiello. E pensare che c’è gente che si è svegliata alle 04.30 in un giorno lavorativo per guardare un match di tennis. Chissà se il prode esperto (?) di calciomercato sarà riuscito a rimanere sveglio durante le cinque ore e passa della finale, vuoi mettere con le emozioni di Avellino-Juve Stabia?

Comunque la versione mainstream che il tennis ha oramai raggiunto nel nostro paese ha di fatto indebolito questa rubrica. Che pagelle vuoi dare più? Di cosa dobbiamo parlare oramai? Si parla di tennis a reti unificate, si discetta di diritti e rovesci con la stessa nonchalance con la quale si pontifica di virus e vaccini… figuriamoci quando i due temi sono combinati, potenza del genio di Novak Djokovic (0) il cui voto va chiaramente diviso con il prode Tiley (0). Non è il caso di sparare sulla croce rossa, si è detto e scritto di tutto sulla mancata partecipazione al torneo del numero 1 del mondo e non vi tedieremo oltre. Chissà però cosa avrà in… serbo Nole per i prossimi tornei, chissà se avrà ancora la forza di concentrarsi sul campo.

 

Ashleigh Barty (10) ha trionfato in patria dimostrando di essere la più forte, la più brava e la più completa di tutte. Ora la WTA ha chiaramente una dominatrice ed il suo modo di giocare dimostra che anche tra le ragazze può esserci un tennis fatto non solo di potenza ma anche di intelligenza, classe, variazioni d capacità di utilizzare tutto il campo. Collins (9) si è arrampicata fino alla finale ma la montagna era troppo dura.

E poi c’è Rafael Nadal (10 e lode): poche settimane fa era in stampelle, poi ha avuto il covid, ma ha saggiamente evitato di andare in giro a concedere interviste o a premiare ragazzini. “21 rose, 21 re, 21 diamanti nella mia mano… 21 colpi davanti a me, è così facile morire…in nome dell’amore io combatterò, per amore…”. Pareva in difficoltà con Mannarino, pareva morto con Shapovalov (7,5) e invece abbiamo visto tutti come è finita. Ha spostato ancora una volta più in là i limiti dell’impossibile – 21 come i grammi che pesa l’anima – ed ora ripartirà il ritornello del Goat. Intanto dalla Svizzera è arrivato il messaggio di felicitazione di Roger Federer, messaggio proprio uguale uguale a quello inviato a Nole dopo il ventesimo hurrà del serbo… Ah, a proposito di reazioni social, geniale quella di Dzhumur (1): “Chiunque può vincere uno Slam senza Djokovic, il vero goat”

Come avrà preso invece la vittoria di Rafa il buon Nole? Avrà fatto il tifo per colui che aveva infranto il suo sogno di Grande Slam in quel di New York Medvedev? Daniil (9) era il grande favorito del torneo, si è trovato ad un set dal completare l’opera ma forse ha detto (piccolo) gatto prima di averlo messo nel sacco. Si è trovato ad un punto dalla sconfitta già con Aliassime (8) e stavolta ha dovuto arrendersi ai poteri sovrannaturali maiorchini, ma il futuro è indiscutibilmente suo. 

Una domanda intanto ci gira in testa: ma quelli che hanno avuto il barbaro coraggio di criticare Matteo Berrettini (9) dopo la sconfitta con Rafa, cosa avranno detto dopo la finale? Qualcuno dimentica come era messo Matteo dopo le Finals, ma il modo in cui è venuto a capo di un paio di match in questo torneo (Alcaraz e Monfils) ha dimostrato a tutti di che pasta è fatto il nostro. E anche Jannik Sinner (8) si conferma trai grandi, pur se impazza il toto-SuperCoach: da Becker, a Edberg, passando per Schiavone, Panatta e Ljubicic tutti i nomi sono stati fatti. Alla fine, all’esito di lunghe settimane di discussioni, si arriverà al Piatti-bis, in fondo la Costituzione non vieta il doppio mandato (anzi dalle parti della federazione è ammessa la ricandidatura a vita).

Poteva fare qualcosa in più Tsitsipas (8), apparso irresistibile con Jannik e poi arresosi a Medvedev nonostante i suggerimenti del papà. Per non farsi scoprire dai suoi avversari, Stefanos la prossima volta si farà dare consigli dal papà durante un toilet-break. La delusione del torneo è sicuramente Zverev (4,5) dato per secondo favorito e spazzolato via da Shapo già in ottavi: sarà, ma dopo l’oro olimpico e il master, il tedesco si candida a iscriversi al club della lost generation negli Slam.

Infine, Kyrgios e Kokkinakis (7,5) hanno vinto il torneo di doppio maschile: bene, bravi, bis e pubblico australiano in delirio. Entrati come wildcard hanno eliminato in scioltezza i numeri 1 del mondo Metkic e Pavic e vari altri “specialisti”: ecco, se uno che non ha alcuna voglia di giocare a tennis e un altro appena ritornato ad un buon livello dopo anni di infortuni decidono di impegnarsi un pochino, non ce n’è per nessuno. E dunque, ha ancora senso il doppio?

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