Australian Open uomini: Tutto facile per i grandi ma l'eroe oggi si chiama Thanasi Kokkinakis

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Australian Open uomini: Tutto facile per i grandi ma l’eroe oggi si chiama Thanasi Kokkinakis

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Prima giornata di gare all’Australian Open che scivola via placida fino a tarda notte quando Gulbis e Kokkinakis accendono la serata australiana. Nel maschile Dimitrov liquida in 3 set Brown, Murray non ha problemi con l’indiano Bhambri, Berdych supera Falla, Nadal travolge Youzhny, Federer chiude facile contro Lu. Chardy elimina Coric

T. Kokkinakis b. [11] E. Gulbis 5-7 6-0 1-6 7-6(2) 8-6 (di Niccolò Ludovici)

 

È finita con la MCA impazzita e Thanasi Kokkinakis che sembrava ancora più fuori di testa dei suoi tifosi, mentre cercava di “dare il 5” a tutti gli spettatori, nessuno escluso. Uno dei tre terribili 18enni del torneo ha estromesso un Gulbis come al solito un po’ indisponente ma anche non troppo fortunato e non solo nei 4 match point non sfruttati nel quarto set, ma soprattutto nel falco del 13° game del quinto, quando sul 6 pari sembrava davvero fosse arrivato il break.
Comunque da da oggi l’ Australia ha un astro nascente in più su cui contare. O almeno così parrebbe, viste la notevole dose di carattere e la tenuta mentale con cui il giovanissimo australiano di chiare origini elleniche s’è presentato all’ appuntamento di oggi con quello che resta tutto sommato uno dei tennisti più folli, talentuosi e divertenti degli ultimi anni, Ernests Gulbis appunto, pur sempre uno dei semifinalisti agli ultimi Open di Francia.
In un tiratissimo match protrattosi oltre le 4 ore, Kokkinakis ha regalato sprazzi di ottimo quanto solidissimo tennis, brillando in particolar modo nel secondo (con Gulbis al solito intento a smarrirsi nelle sue “divergenze interne d’opinione” prima con Pascal Maria, poi con il pubblico, ed infine, come da programma, con sé stesso), ma anche nel primo parziale –perso sul filo del rasoio quando forse anche Gulbis aveva smesso di crederci- offrendo un gioco molto simile a quello del suo stimato coetaneo Nick Kyrgios.
Salvatosi nel quarto set, Kokkinakis non ha certo tremato nel quinto, anzi, sembrava addirittura indispettito dalla resistenza del lettone. Come nel settimo game, quando sotto da 40/15, Gulbis giocava mezzo game meraviglioso e si portava a palla break, prima di ri-sprofondare con quel suo dritto con un’apertura davvero troppo ampia.
La partita era assolutamente impossibile da decifrare, anche se i continui doppi falli di Gulbis (saranno 18 alla fine!) erano più che un campanello d’allarme. E quando il falco ha dato ragione al ragazzino forse anche il povero Ernst alla fine, si è convinto che gli dei avevano scelto, in questa bella serata australiana.
Una prova da autentico “cuor di leone” per Kokkinakis , che permetterà al giovane di Adelaide, oltre che di salire in classifica, di prendere ulteriore coscienza dei suoi mezzi.
Lo sconsolato Gulbis invece era decisamente rammaricato per il cattivo funzionamento del suo servizio e per quell’incredibile chiamata del falco: “c’era una possibilità su un milione che quella palla fosse dentro e infatti…”

N. Kyrgios b. F. Delbonis 7-6(2) 3-6 6-3 6-7(5) 6-3 (di Niccolò Ludovici)

Decisamente qualche problema più del previsto per l’altro enfant terrible del tennis australiano, Nick Kyrgios, vincitore qui due anni fa del torneo juniores proprio contro Kokkinakis.
Anche se Kyrgios e Kokkinakis non dovessero superare il secondo turno dell’ Australian Open, molto probabilmente il 19 gennaio 2015 sancirà l’ inizio della –si spera definitiva- rinascita del tennis australiano.
Una giornata da incorniciare per questi due giovani tennisti e per la gloriosa scuola alla quale appartengono, (quasi) senz’ombra di dubbio la prima per importanza storica e qualità di gioco.
Alla vigilia del suo esordio in questo Australian Open, molti erano i dubbi sulle reali condizioni fisiche di Kyrgios, un tennista che proprio sulla tenuta atletica ha costruito i successi fin qui ottenuti. La schiena dolorante ha –per il momento- retto, nonostante il nostro non abbia sparato le cosuete “sassate” di servizio ad oltre 200 km/h, prediligendo (almeno inizialmente) la ricerca e le rotazioni alla potenza. Poi, una volta “scaldate” le parti doloranti del suo corpo, il giovane di origini greche e malesi, ha ingranato la quinta, e da lì in poi, per Delbonis non ha trovato più nulla a cui aggrapparsi in fase di ribattuta, per quanto al mancino sudamericano non manchi certo un buon timing sulla palla.
Delbonis è stato bravo a costringere all’errore in più di un’occasione Kyrgios, ma alla fine, il sostegno dei “fanatics” accorsi in massa –com’era del resto prevedibile- alla Margaret Court Arena, la proverbiale grinta e la voglia di vincere, che fanno spesso guardare all’ australiano come ad uno che reca già ben visibili sulla pelle le stimmate del predestinato, hanno giustamente premiato il vincitore di questo incontro.

[2] R. Federer b. Y. Lu 6-4 6-2 7-5 (da Melbourne, Angelo Lo Conte)

Nel 1967 Roy Emerson è diventato il primo e unico tennista ad aver vinto per cinque volte il singolare maschile degli Australia Open. Quarantotto anni dopo Roger Federer prova ad eguagliarlo nel suo sessantunesimo slam consecutivo, il sessantatreesimo della sua straordinaria carriera. Avversario di giornata è Yen–Hsun Lu, di Taipei, contro il quale ha già vinto due volte a Wimbledon 2009 e Shanghai 2012 senza mai lasciare l’ombra di un set. Roger apre la sessione notturna della Rod Laver Arena e c’è curiosità di capire quale sia  il suo stato di forma dopo la vittoria nel torneo di Brisbane dove ha conquistato l’ottantatreesimo titolo della sua carriera battendo in finale Milos Raonic in tre set.

L’inizio di match è incoraggiante: nei primi due parziali lo svizzero serve il 70% di prime, con 36 vincenti a fronte di 20 gratuiti. Il 6-4 6-2 con cui congela il match è naturale conseguenza di questi dati, sporcati, in verità, dalla solita bassissima percentuale di palle break sfruttate: tre su dodici. Il terzo set è il più equilibrato: Federer salva due palle break nel primo game, da lì in poi si segue la regola del servizio fino all’undicesimo gioco nel quale lo svizzero conquista il break che chude il match. Dopo Nadal, anche Federer approda facilmente al secondo turno dove troverà il nostro Simone Bolelli vittorioso in quattro set su Juan Monaco.

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[3] R. Nadal b. M. Youzhny 6-3 6-2 6-2 (di Silvia Berna)

Ritorno a Melbourne per il numero 3 del mondo Rafa Nadal dopo la bruciante sconfitta in finale dello scorso anno e le vicissitudini fisiche della seconda parte di stagione. L’esordio è agevole e molto più comodo del previsto per il maiorchino che sconfigge nettamente in tre set il numero 49 del mondo Mikhail Youzhny, lontano parente del giocatore ammirato in passato.
Match a senso unico dall’inizio alla fine, con il russo che è apparso impotente e incapace di mettere in difficoltà lo spagnolo, tanto da sembrare quasi rassegnato. La prestazione di Nadal è stata invece decisamente positiva, con sprazzi di ottimo tennis.
Non è ancora al meglio della condizione, ma è sembrato comunque centrato con i due fondamentali da fondo e solido al servizio – solo otto punti persi sulla sua battuta in tutto il match – si è mosso molto bene e ha spesso comandato lo scambio facendola da padrone. Lo spagnolo ha dichiarato nei giorni scorsi di avere bisogno di tempo per ritrovare le giuste sensazioni ed è sicuramente vero. Vincere partite ed avanzare nel torneo non può che far bene al suo tennis e alla sua fiducia, ma il giocatore visto stanotte non è sembrato così negativo come molti si attendevano. Chiaramente ha ancora diversi aspetti da migliorare, come la profondità di palla e l’intensità – a volte sembra ancora un po’ incerto e concede qualche errore di troppo – ma la voglia e la determinazione sono quelle dei giorni migliori e grazie anche ad un tabellone non certo proibitivo, il maiorchino potrà sicuramente dire la sua ed essere protagonista nelle fasi finali del torneo. Al secondo turno Rafa attende il vincitore del match fra Saville e Smyczek.

Nadal a fine gara è stato intervistato da Mats Wilander: “Sono a posto fisicamente, sto lavorando per tornare al meglio. Oggi sono andato molto bene al servizio. Per me ora è importante vincere, anche perché il primo turno per me l’anno scorso era stato pericoloso. Oggi ho cercato di essere aggressivo, non sono ancora molto in fiducia a rispondere da molto lontano dalla linea di fondo giocando alto”.

[6] A. Murray b. [Q] Y. Bhambri 6-3 6-4 7-6( 3) (di Tommaso Voto)

Un solido Murray supera con il punteggio di  6-3 6-4 7-6(3) il qualificato Bhambri, che nulla ha potuto contro la potenza e le geometrie dello scozzese, che sembra in buone condizioni fisiche e molto concentrato. Dopo un 2014 tribolato, per Murray questo primo slam rappresenta un banco di prova interessante e decisivo, considerando anche la rivoluzione tecnica avvenuta con l’arrivo dell’ex numero Wta Mauresmo.
La partita è stata priva di spunti tecnici interessanti, troppa  la differenza tra i due giocatori, ma è servita a Murray come allenamento “agonistico” e per provare schemi di gioco nuovi. È sicuramente un Andy diverso rispetto a quello svogliato ed abulico della prima parte della stagione precedente. È più aggressivo, più vicino alla linea di fondo e pronto a verticalizzare il gioco a rete ( su questo fondamentale di vede la “mano” della Mauresmo), unica pecca è ancora il dritto, che in alcune circostanze diventa troppo corto e centrale.
I primi due set dell’incontro sono volati via abbastanza lisci, perché chiusi rapidamente e senza mai soffrire, solo il terzo parziale è stato caratterizzato da qualche errore di troppo commesso dallo scozzese, che si trovava addirittura sotto per 4 giochi a 2. A questo punto arriverà la reazione di orgoglio di Murray che porterà il parziale al tie break decisivo, in cui lo scozzese dimostra la sua maggiore esperienza e chiuderà con 7 punti a 3. Quindi Murray approda al secondo turno dello Slam australiano, ma per testare le sue reali potenzialità dovremmo aspettare un test più probante, anche se tutto sommato è stata una partita positiva su cui lavorare, anche perché negli Slam è la seconda settimana il periodo in cui bisogna giocare il proprio tennis migliore.

[10] G. Dimitrov b. D. Brown 6-2 6-3 6-2  (di Silvia Berna)

Ottimo debutto nel torneo per Grigor Dimitrov.
Il bulgaro, testa di serie numero 10, ha sconfitto nettamente in tre set il tedesco di padre giamaicano Dustin Brown, numero 90 del ranking mondiale. L’eclettico tennista tedesco accede al tabellone principale di Melbourne per la seconda volta in carriera – fu sconfitto al primo turno anche nel 2011 -. Dimitrov deve difendere invece l’ottimo risultato ottenuto lo scorso anno, quando venne sconfitto nei quarti di finale da Rafa Nadal. Un unico precedente fra i due, vinto da Dimitrov sulla terra rossa di Gstaad nel 2012.
Chi si aspettava una partita equilibrata, o quantomeno divertente, non può che essere rimasto deluso. La differenza di valori fra i due giocatori in campo si è fatta decisamente sentire e il match non è mai stato in discussione. Comandata da Dimitrov dall’inizio alla fine, la partita è scivolata via molto rapidamente, con Brown che ha opposto davvero poca resistenza. Il bulgaro è apparso in buona forma, concentrato e soprattutto molto solido al servizio, ma andrà sicuramente rivisto nei prossimi giorni di fronte a test più probanti. Prestazione invece molto deludente di Brown, mai davvero in partita e incapace di mettere in luce le proprie potenzialità. Dimitrov attende al secondo turno lo slovacco Lacko che ha superato in 5 set l’argentino Gonzalez.

 [29] J. Chardy b. B. Coric 3-6 6-4 7-5 6-4 (Da Melbourne, Angelo Lo Conte)

Apertura sul campo 15 per Geremy Chardy che qui a Melbourne fece quarti di finale nel 2013 perdendo da Andy Murray. Il francese oggi affronta il diciottenne croato Borna Coric, giovane promessa del tennis mondiale che l’anno scorso ha battuto Nadal nei quarti a Basilea prima di arrendersi in tre set a David Goffin. La giornata, piuttosto grigia, si caratterizza per un leggero vento laterale; sugli spalti numerosi tifosi in maglia croata pronti ad incitare il loro giovane connazionale. La partita inizia bene con tanti vincenti e pochi errori. Dopo i primi quattro giochi in cui si rispetta la regola del servizio, Coric rompe gli indugi prendendo il break all’avversario al secondo tentativo. Il giovane croato sbaglia pochissimo e attacca non appena se ne presenta l’occasione. Dopo aver confermato il break si porta subito sul 5-3, non trema e porta a casa il primo set in poco meno di mezz’ora.

Il secondo parziale segue la falsariga del primo con Coric a comandare il gioco e Chardy a cercare di limitare i danni. Il giovane croato usa il rovescio bimane per aprirsi il campo e attaccare con il dritto, una strategia che gli frutta molti punti e alla quale Chardy non sembra trovare rimedio. Eppure nel nono gioco è proprio il rovescio a tradire Coric che commette tre gratuiti mandando l’avversario a servire per il set. Chardy si fa recuperare da 40-0 ma poi ritrova la prima e chiude al quarto set point riportando il match in parità.

Sebbene l’incontro sia estrememente equilibrato, dopo la prima ora di gioco l’inerzia della partita sembra sportarsi in modo sempre più convincente in favore del ventiseinne francese che fa valere la sua maggiore esperienza strappando il servizio nell’undicesimo gioco e chiudendo il terzo parziale con il punteggio di 7-5. Nonostante Coric continui a giocare bene mostrando sprazzi di grande tennis e le grandi potenzialità del suo talento, Chardy brekka ancora nel settimo gioco del quarto set chiudendo con il punteggio di 3-6 6-4 7-5 6-4 in 2 ore e 44 minuti e approdando al secondo turno dove incontrerà Andreas Seppi vittorioso in cinque set su Denis Istomin. L’unico precedente tra Chardy e Seppi risale al quarto turno degli Australian Open 2013, in quella occasione vinse il francese con il punteggio di 5-7 6-3 6-2 6-2.

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Risultati:

[2] R. Federer vs Y.H. Lu 6-4 6-2 7-5
[3] R. Nadal vs M. Youzhny 6-3 6-2 6-2
[6] A. Murray b. [Q] Y. Bhambri 6-3 6-4 7-6(3)
[7] T. Berdych b. A. Falla 6-3 7-6(1) 6-3
[10] G. Dimitrov b. D. Brown 6-2 6-3 6-2
T. Kokkinakis b. [11] E. Gulbis 5-7 6-0 1-6 7-6(2) 8-6
[14] K. Anderson b. D. Schwartzman 7-6(5) 7-5 5-7 6-4
E. Roger-Vasselin b. [15] T. Robredo 3-2 rit.
[20] D. Goffin b. [Q] M. Russell 6-3 6-3 5-7 6-0
[22] P. Kohlschreiber b. P. H. Mathieu 6-2 6-2 6-1
[23] I. Karlovic vs [Q] R. Bemelmans
[24] R. Gasquet b. C. Berlocq 6-1 6-3 6-1
[26] L. Mayer b. J. Millman 6-3 6-3 6-2
[28] L. Rosol b. K. De Schepper 4-6 6-2 6-7 (4) 6-3 6-4
[29] J. Chardy b. B. Coric 3-6 6-4 7-5 6-4
[32] M. Klizan b. T. Ito 7-6(6) 6-2 6-4
N. Kyrgios b. F. Delbonis 7-6(2) 3-6 6-3 6-7(5) 6-3
B. Tomic b. T. Kamke 7-5 6-7(1) 6-3 6-2
S. Groth vs F. Krajinovic
M. Matosevic b. [Q] A. Kudryavtsev 6-4 6-7(5) 4-6 7-5 6-3
J. Duckworth b. B. Kavcic  6-2 5-7 7-6(7) 3-6 6-2
J. Veselj vs V. Troicki
L. Lacko b. M. Gonzalez 6-4 2-6 5-7 7-6(4) 6-1
[Q] J. Melzer vs V. Estrella Burgos
R. Berankis b. I. Sijsling 2-6 6-4 7-6(2) 6-7(6) 6-4
J. Sousa b. J. Thompson 6-4 7-6(5) 6-4
M. Baghdatis b. T. Gabashvili 6-2 6-7(5) 3-6 6-4 6-4
[Q] T. Smyczek b. L. Saville 7-6(2) 7-5 6-4
J.L. Struff vs D. Sela

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Matteo Berrettini non smette di smentire i suoi detrattori. Non si vince di solo servizio. Ha coraggio da leone

Ed è il tennista italiano più continuo dell’era Open negli Slam. Nessuno è mai stato negli ottavi cinque volte di fila. Gli altri suoi record. Ha vinto con merito con Alcaraz. E’ stato più solido. Un match epico che ne ricorda altri non suoi

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Se nei giorni scorsi aveste frequentato qualche circolo di tennis, e tanti appassionati, credo che possiate confermare che non è che in giro ci fosse grandissima fiducia nelle chance di Matteo Berrettini alla vigilia del suo match con Carlos Alcaraz.

C’era – e c’è – invece grandissima considerazione sulle straordinarie qualità del ragazzo di El Palmar, la piccola cittadina vicino Murcia dove è nato 18 anni fa, il ragazzotto già ipermuscolato che molti ritengono essere l’erede di Rafa Nadal, sebbene il suo tennis sia diverso e sebbene per ora Rafa – che ho visto dominare Khachanov per 3 set su 4, dimostrando di avere ancora le sue carte da giocare e non solo negli ATP 250  – non abbia alcuna intenzione di mollare la presa e abdicare prima del tempo. Più o meno come la regina Elisabetta nei confronti del principe Carlo…che è già vecchiarello.

Ad Alcaraz aveva dedicato un grande articolo un giorno fa Christopher Clarey del New York Times.

 

Carlos Alcaraz Is About to Cause a Big Commotion

Avevano giocato d’anticipo pensando che avrebbe vinto. Come tanti si sono sbagliati. E a me naturalmente non dispiace. Penso che a Berrettini nemmeno.

Data l’ora in cui è cominciato il quinto set del duello poi diventato epico perché conclusosi al tiebreak a 10 punti, intorno alle 8 del mattino, non avevo troppe persone con cui confrontarmi.

Ma anche in quei momenti quei pochi con cui mi sono scambiato pareri via WhatsApp non sembravano davvero ottimista sul conto di Matteo.

Aveva avuto le sue chances per chiudere in tre set, le aveva mancate anche per un pizzico di sfortuna, palle che uscivano di centimetri, net che parevano essere nati in Spagna, una apparente stanchezza, una certa lentezza, tanti rovesci slice in rete perché Matteo sembrava arrivarci in ritardo, anche qualche dritto piuttosto semplice giocato corto, e poi quella percentuale sui punti avviati con la seconda di servizio, intorno al 40%, che preoccupava ogni volta che lo scambio si allungava.

Il ragazzotto invece  – sì non riesco a chiamarlo ragazzino, Carlos sembra già uomo fatto, quella canottiera non è elegante ma mette in mostra muscoli da far invidia al Nadal prima maniera – appariva pimpante, fresco come se il match dovesse ancora cominciare.

Poi c’è stata quella caduta di Matteo. Che paura. Con tutti i guai che ha sempre avuto, alle caviglia, ai polpacci, agli addominali, al collo, lì per lì, mentre scorrevano i replay, mi sono dato una botta su una coscia e ho detto: “No dai, ancora una volta, ma non è possibile!”.

Per fortuna invece, e già al terzo replay mi sono tranquillizzato, la distorsione di quel piede quasi ingessato era stata minima.

E subito mi sono detto, mentre Matteo attendeva la visita del medico e poi i 3 minuti di MTO: “Vuoi vedere che questa pausa destabilizza un po’ il ragazzotto e magari invece Matteo, che avevo visto a tratti un po’ in affanno, si calma, si tranquillizza dopo il trauma dei due set persi e magari la sensazione che Alcaraz si avvii a essere inarrestabile e riprende il filo un po’ smarrito della partita?”.

Io non voglio attribuire eccessiva importanza a quella caduta, a quello stop che è servito a lui per riordinare le idee e allo spagnolo per irrigidirsi un po’. Però secondo me un pochino può aver pesato.

Negli scambi prolungati Alcaraz continuava ad avere il sopravvento. A un certo punto riusciva a trovare il rovescio di Matteo e allora prendeva il pallino in mano e costringeva  Matteo a far da tergicristallo.

E allora, ai miei amici, scrivevo: “Deve sperare di arrivare al tiebreak e giocarsela lì. Forse per Matteo sarebbe meglio un tiebreak a 7 punti, invece che quell’ australiano a 10”, perché l’inerzia del match sembrava essersi spostata nell’ultima ora e mezzo dalla parte del murciano e più punti si fossero giocati – pensavo – forse peggio sarebbe stato.

Mi ricordo di aver notato che i due si sono trovati 3 a 3 quando l’orologio a fondocampo segnava le 3 ore e 33 minuti di gioco – una sfilza di 3 – e poi ho fatto il tifo per il tiebreak tranne che nel momento in cui Matteo ha avuto il matchpoint sul 6-5 e servizio Alcaraz, ma lì ha sbagliato un dritto ed ecco il tiebreak.

Che è cominciato con Matteo che ha sbagliato un rovescio in rete ed è stato subito minibreak. Meno male che Alcaraz ha subito restituito il punto. Non sto a ripercorrere tutto quel che è successo. Ma quando Matteo ha raggiunto il 7-5, mi è scappata una sommessa imprecazione: “Lo sapevo che se il tiebreak era a 7 punti Matteo avrebbe vinto”. C’era invece ancora da soffrire. Poco per fortuna questa volta. Due punti tenuti alla grande con il servizio “che non tradisce nel tiebreak!”, ho esclamato, e sul 9-5 il doppio fallo del ragazzotto che lì si è ricordato di avere solo 18 anni.

Sport crudele il tennis. Sembrava dovesse vincere lui, alla fine e invece Matteo si è tolto la grandissima soddisfazione di raggiungere gli ottavi di uno Slam per l’ottava volta, più di qualunque altro tennista italiano, e per la quinta volta consecutiva. Anche quest’ultima è un’impresa senza precedenti.

Forse si dovrebbe smettere di sottolineare che il suo rovescio non è all’altezza dei big. Già, perché quale dei big ha il suo dritto? E quanti hanno il suo servizio? E quanti hanno la sua testa? La sua solidità nervosa nei momenti che contano? Siamo sicuri che il rovescio (che è comunque migliorato sia in risposta sia in slice…) debba essere molto più importante di una gran testa? Il proliferare dei coach mentali ne fa dubitare.

Quindi, basta di andare a cercare il pelo nell’uovo, di spaccare il capello in quattro. Chi non ha un colpo un più debole degli altri? I risultati parlano per Matteo, le altre sono chiacchiere. E non è che per Matteo questo torneo sia finito perché ha battuto il favorito di molti (dei più?) Alcaraz? Chapeau caro Matteo, grandissimo.

Grandissimo perché ha dimostrato una solidità nervosa pazzesca. E anche gran coraggioNon ha mai tremato. E non è la prima volta… perché mi sono subito ricordato che Matteo aveva vinto un set al tiebreak nella finale di Wimbledon contro Djokovic (il primo) e, andando a ritroso, anche il terzo set al Roland Garros. Sono andato a ricercare tutti i duelli con il n.1 del mondo: 4 sconfitte (e si sa che Matteo non ha ancora mai battuto uno dei primi 5 del mondo al di fuori di Thiem in un match a risultato ininfluente nel round robin del Masters 2019…l’unica vittoria italiana nelle finali ATP allora) con il campione serbo, ma con nessun altro tiebreak tranne quei due vinti dal nostro.

Allora – noi appassionati di tennis siamo davvero un po’ malati – mi è venuto lo sghiribizzo di andare a controllare i duelli diretti con il n.2 del mondo, dopo aver avuto la soddisfazione di quella scoperta relativa al n.1. E che ti trovo? Che anche con Medvedev, che ha battuto Matteo 3 volte su tre, ci sono stati due tiebreak e li ha vinti entrambi il tennista romano. Allora mi è tornato anche in mente il trionfale tiebreak del quinto set con Monfils negli ottavi dell’US Open 2019, perché quella fu una battaglia memorabile. E prima di quella c’era stata anche quella vinta in tre set con Rublev, con un tiebreak nel terzo che se se fosse stato vinto dal russo …sì, mi sa che si sarebbe messa male.

Dopo di che, e l’ho fatto presente in conferenza stampa con Matteo, in 4 ore e 10 minuti c’era stato un sostanziale equilibrio di game e di punti –guardando le statistiche del match che la tempestiva redazione di Ubitennis aveva messo all’inizio dell’eccellente pezzo di cronaca di Vanni Gibertini avrei scoperto dopo che per l’appunto i punti vinti da ciascuno dei contendenti erano gli stessi 159! – ma nei due tiebreak Matteo aveva vinto 17 punti e Carlos 8. Insomma il nostro, dando dimostrazione di solidità decisamente superiore, aveva fatto più del doppio dei punti del suo avversario.

Fenomenale, direi. Fatti i complimenti che meritano a Matteo e al suo coach mentale Stefano Massari, oltre che a quello tecnico Vincenzo Santopadre, non so se augurarmi che Matteo si ritrovi a giocare altri tiebreak contro quel cagnaccio di Carreno Busta. Perchè dopo aver visto l’infallibile Vlahovic (11 rigori consecutivi segnati), sbagliare quello con il Genoa, meglio non illudersi che vada tutto sempre bene così. Siccome un tiebreak importante Matteo lo ha già perso, con Nadal nella semifinale a New York del 2019, un altro caso…Vlahovic non dovrebbe ripetersi.

Ho accennato agli straordinari numero di Matteo: 8 ottavi di Slam (come Panatta e Fognini nell’Era Open, prima meglio solo Pietrangeli 16 e Merlo 9) 5 consecutivi. Non ha ancora vinto i 2 Slam di Nicola o quello di Adriano, ma con la prima finale mai raggiunta da un italiano a Wimbledon, soprattutto nei confronti di Panatta può già dirsi di essere stato più continuo.

Mi sono poi chiesto quali siano state, al di là dei 3 Slam vinti fra Pietrangeli e Panatta al Roland Garros (non dimentico che se Adriano avesse perso il tiebreak della finale con Solomon probbailmente avrebbe perso al quinto; era stravolto), quali siano state le partite più belle, sofferte fino al tiebreak finale quinto set ed importanti vinte dai nostri giocatori nei tornei del Grande Slam. Tornando indietro e senza fare ricerche troppo approfondite direi Cecchinato-Djokovic al Roland Garros 2018, Fognini-Nadal all’US Open 2015 con la spettacolare rimonta da sotto 2 set a zero, Seppi- Federer all’Australian Open del 2015 (ma l’unico successo di Andreas in 15 partite fu coronato al quarto set, al tiebreak), Sanguinetti-Srichapan con tre tiebreak negli ultimi tre set (6-3,4-6,6-7,7-6,7-6). Quante altre me ne sono perse?

In mattinata è d’obbligo la sveglia per seguire, non prima delle 7, Jannik Sinner contro il giapponese Taro Daniel che deve  avere un fatto personale con gli italiani. Dopo aver battuto Musetti a Adelaide nelle “quali” di Melbourne ha sconfitto Arnaboldi, Moroni e Caruso.

Credo che Sinner vendicherà tutti quanti e raggiungerà per la prima volta gli ottavi in Australia. Poi però dovrà battere anche il vincente di de Minaur-Andujar per centrare i quarti, così come Berrettini dovrà superare Carreno Busta. Se ci riusciressero avremo per la prima volta dal ’73 – furono Bertolucci e Panatta a Parigi quando persero entrambi da Nikki Pilic, Paolo nei quarti, Adriano in semifinale…il torneo lo vinse Ilie Nastase – due italiani nei quarti di uno Slam. E immagino come stiano fumando di rabbia le orecchie di Lorenzo Sonego che avrebbe potuto arrivarci anche lui se non avesse ceduto al non irresistibile Kecmanovic che vedremo alla prese con l’irriducibile Monfils per il traguardo dei quarti.

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Australian Open

John McEnroe a Eurosport: “Sinner cerca un super coach? Disponibile ad allenarlo part-time” [VIDEO]

Jannik aveva dichiarato: “A breve allargherò il mio team con un’altra persona”. Permane il mistero sul nome, ma il campione americano si propone

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John McEnroe - Commissioner Eurosport

Durante la conferenza stampa post match di secondo turno, in cui l’altoatesino aveva avuto la meglio su Steve Johnson con il punteggio 6-2 6-4 6-3, Jannik aveva lanciato la bomba. “Allargherò il mio team con un’altra persona, ma per ora non posso svelare il nome”, ha detto il giocatore alto-atesino. Subito è scattato il toto nome del Super Coach che si siederà al fianco di Riccardo Piatti sulla panchina del ragazzo di Sesto Pusteria. Stefano Semeraro, su La Stampa, si era lasciato ad una suggestione piuttosto intrigante, che vedeva coinvolto il mitico John McEnroe. Il giornalista, infatti, ha ricordato una diretta Facebook di due anni fa in cui Riccardo Piatti, intervistato da Marco Montemagno, aveva dichiarato di aver mandato un messaggio a McEnroe, dicendogli che avrebbe avuto bisogno di lui. Ricordiamo che Riccardo e John avevano collaborato insieme per preparare la stagione sull’erba di Raonic, quando l’allenatore lombardo seguiva il gigante canadese.

E proprio John McEnroe, ospite su Eurosport, si è espresso così: “Sarei disponibile ad un lavoro part-time per aiutare Jannik Sinner a diventare un grande giocatore, anche se lo diventerà indipendentemente dal fatto che io lo alleni oppure no. Ho detto a Riccardo Piatti che se volesse il mio aiuto per formare questo splendido giocatore italiano, per migliorarlo ed aiutarlo a crescere, sarei ben felice. L’ho visto allenarsi lo scorso anno durante lo Us Open ed è davvero una spugna per come assorbe gli insegnamenti”. Il fatto che lo stesso John si sia proposto fa pensare che possa non essere lui il nome misterioso, ma non ci possono essere certezze fin quando non sarà Sinner a svelarlo.

Cipriano Colonna

 

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Australian Open

Australian Open, Osaka: “Non sono Dio, non posso vincere ogni partita”. E Anisimova la applaude

La star nipponica esce al terzo turno dopo il titolo dello scorso anno: “Ho avuto due match point, posso essere comunque orgogliosa”. Amanda: “Naomi persona autentica. Qui a Melbourne atmosfera fantastica”

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Dopo un inizio di stagione positivo per entrambe, in preparazione all’Happy slam, rispettivamente con il titolo nel WTA di Melbourne 2 per la millennials statunitense e la semifinale raggiunta nel Summer Set 1 di Melbourne per la 4 volte vincitrice Slam; Anisimova e Osaka si sono affrontate per raggiungere il quarto round degli Australian Open 2022. La partita è stata vinta in rimonta e contro pronostico dalla classe 2000, con il punteggio di 4-6 6-3 7-6 (5) in 2ore e 18 minuti di match. Queste le parti salienti delle due conferenze stampa.

CONFERENZA STAMPA DI NAOMI OSAKA:

D: Che sfortuna stasera. Ovviamente ha giocato brillantemente, come hai detto. Com’è ricevere la palla di Anisimova? A noi, sembra che l’abbia colpita in modo liscio e piatto. Com’è per te giocarci?

 

R: “Direi non è forte ma arriva velocemente. Non credo sia pesante, ma arriva così rapidamente che ho sentito che non avevo davvero tempo per prepararmi all’impatto. La traiettoria è davvero bassa, quasi a terra”.

D: Non hai giocato così tante partite negli ultimi mesi. Pensi che abbia influito nella sconfitta?

R: “Probabilmente sì, perché non ho affrontato tante giocatrici che servivano e rispondevano così bene. Quindi si, se avessi affrontato prima giocatrici con queste caratteristiche sarei sicuramente stata più preparata, ma queste sono le scelte che ho fatto, non ho nulla di cui mi possa davvero incolpare, perché so dentro di me di aver dato tutto”.

D: Hai iniziato questa nuova stagione con un approccio diverso, quello di divertirti e goderti di più lo sport che pratichi. Quali sono gli aspetti della partita di stasera che contribuiscono a quel processo, volto a rendere il tennis per te più un divertimento che una professione? 

R: “Ho combattuto su ogni punto. Non posso essere triste per questo. Perché non sono Dio. Non posso vincere ogni partita. Quindi devo solo tenerne conto, come devo tenere conto della possibilità di vincere il torneo. Perché è davvero speciale vincere questi tornei. Quindi devo pensare, ogni volta che gioco i tornei del Grande Slam, che ho la possibilità di vincerli. Per quanto mi riguarda, mi sento come se fossi cresciuta molto in questa partita. Nell’ultima partita che ho giocato a New York penso di aver avuto un atteggiamento completamente diverso, quindi sono davvero contento di quello che ho fatto.  Ovviamente non del tutto perchè ho perso, ma sono contenta di come è andata”.

D: Una cosa di cui stavi parlando l’anno scorso è il modo di reagire alle sconfitte e di come le assorbivi. Mi chiedo se hai fatto qualcosa in tal senso, prima di iniziare questa stagione per prepararti alla sconfitta e alle emozioni che ne conseguono.

R: “Adesso sono in un momento della mia carriera in cui tutte quelle che mi affrontano sono preparate per sfruttare queste emozioni negative. Contro di me giocano sempre le migliori partite. So che ci saranno giorni in cui andrà male e giorni in cui andrà benissimo. È sempre casuale, e non lo so mai, ma non importa cosa succede, voglio solo lasciare il campo sapendo che ho combattuto su ogni punto. Oggi, naturalmente, c’erano cose che sentivo di poter fare meglio. Però ho avuto due match point, e penso che sia qualcosa  di cui posso essere orgogliosa.

CONFERENZA STAMPA DI AMANDA ANISIMOVA:

D: Cosa significa per te, Naomi come atleta e avversaria nel tour? Cosa significa inoltre, giocare un match contro di lei?

R: “Penso che sia davvero stimolante quello che ha fatto negli ultimi due anni. E’ incredibile quanto sia autentica. Penso che sia semplicemente fantastica, davvero una ventata di freschezza per il tour. E’ divertente e dolce. Lei è davvero una giocatrice importante, quindi sapevo che dovevo fare un passo in avanti e cercare di essere il più aggressiva possibile. Non so se sono riuscita ad esserlo così bene, perché nella maggior parte dei momenti sentivo di dover essere ancora più aggressiva. Infine, penso che il mio servizio sia stato ciò che abbia fatto davvero la differenza.”

D: Per “autentico”, cosa intenti?

R: “Naomi dice solo la verità su come si sente. Ha parlato della sua salute mentale negli ultimi due anni. So che l’anno scorso ha attraversato un anno davvero difficile, quindi immagino come possa sentirsi oggi. Mi sento male io per lei, perché lei era la campionessa in carica. Ma tornando all’autenticità, lei mi piace molto per il modo onesto con cui parla. E quindi penso che sia davvero una fonte di ispirazione per tutti”.

D: Sei in una forma fantastica da quando sei arrivata in Australia. Cosa ti piace del giocare in Australia? La fantastica estate australiana?

R: “Ad essere onesta, adoro giocare di fronte ai fans australiani. Penso che siano così carini, che è veramente divertente giocare qui. L’atmosfera è proprio simile a quella dello Us Open, che adoro assolutamente. L’ultimo torneo che avevo giocato qui, l’avevo vinto (Melbourne 2). Era stata una settimana fantastica per me, ma non vedevo l’ora di giocare su questi grandi palcoscenici. Qui all’Australian Open è semplicemente un’atmosfera fantastica. Questo è tutto ciò per cui mi alleno. Durante il tie-break mi è venuta la pelle d’oca. Quando gioco in questi grandi tornei ho sempre questa sensazione nei momenti decisivi.”

D: Hai detto che hai apprezzato Naomi quando ha parlato di salute mentale, della sua lotta interiore dello scorso anno. Una top player che si apre in questo modo, parlando di sé, rende più semplice per te e per le altre giocatrici nel tour sentirsi meno sole nel parlare di questi problemi?

R: “Si, di sicuro, perché questo modo di approcciarsi alle tematiche che riguardano la salute mentale diffonde consapevolezza e permette di allontanare lo stigma riguardante questo problema. Penso che siamo in un momento completamente diverso ora. Questa generazione sta diventando più onesta su tutto questo genere di cose. Penso che sia fantastico da vedere per tutto ciò che è esterno al mondo del tennis. Mi sento a mio agio nel parlare di qualunque cosa. Ho passato un paio di anni difficili e non mi dispiace postare sui social per cercare di diffondere consapevolezza alle persone che stanno attraversando delle difficoltà. Penso che sia fantastico essere riconoscibile dalle persone che ci seguono. Credo sia un grande messaggio.”

 D: Cosa ti ha dato l’ingresso di Darren Cahill nel tuo team? Quali consigli ti ha dato per la partita di oggi?

R: “Rappresenta una grande aggiunta alla mia squadra. Cerca di aiutarmi a rimanere calma e rilassata, dandomi fiducia per affrontare partite come quella di oggi e per credere in me stessa affinchè io sappia di potercela fare. Penso che stia facendo un ottimo lavoro ed è stato fantastico il modo in cui mi ha aiutato. Oggi per, esempio, mi ha detto di provare a giocare più rilassata. Ieri, invece, mi sono un po’ persa perché ero troppo concentrata su cosa avrei dovuto fare a livello tattico e lui è intervenuto dicendomi ancora una volta di rilassarmi. Interviene in questi momenti e riesce a farmi ritrovare il mio gioco”.

Cipriano Colonna

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