Australian Open uomini: Tutto facile per i grandi ma l'eroe oggi si chiama Thanasi Kokkinakis

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Australian Open uomini: Tutto facile per i grandi ma l’eroe oggi si chiama Thanasi Kokkinakis

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Prima giornata di gare all’Australian Open che scivola via placida fino a tarda notte quando Gulbis e Kokkinakis accendono la serata australiana. Nel maschile Dimitrov liquida in 3 set Brown, Murray non ha problemi con l’indiano Bhambri, Berdych supera Falla, Nadal travolge Youzhny, Federer chiude facile contro Lu. Chardy elimina Coric

T. Kokkinakis b. [11] E. Gulbis 5-7 6-0 1-6 7-6(2) 8-6 (di Niccolò Ludovici)

 

È finita con la MCA impazzita e Thanasi Kokkinakis che sembrava ancora più fuori di testa dei suoi tifosi, mentre cercava di “dare il 5” a tutti gli spettatori, nessuno escluso. Uno dei tre terribili 18enni del torneo ha estromesso un Gulbis come al solito un po’ indisponente ma anche non troppo fortunato e non solo nei 4 match point non sfruttati nel quarto set, ma soprattutto nel falco del 13° game del quinto, quando sul 6 pari sembrava davvero fosse arrivato il break.
Comunque da da oggi l’ Australia ha un astro nascente in più su cui contare. O almeno così parrebbe, viste la notevole dose di carattere e la tenuta mentale con cui il giovanissimo australiano di chiare origini elleniche s’è presentato all’ appuntamento di oggi con quello che resta tutto sommato uno dei tennisti più folli, talentuosi e divertenti degli ultimi anni, Ernests Gulbis appunto, pur sempre uno dei semifinalisti agli ultimi Open di Francia.
In un tiratissimo match protrattosi oltre le 4 ore, Kokkinakis ha regalato sprazzi di ottimo quanto solidissimo tennis, brillando in particolar modo nel secondo (con Gulbis al solito intento a smarrirsi nelle sue “divergenze interne d’opinione” prima con Pascal Maria, poi con il pubblico, ed infine, come da programma, con sé stesso), ma anche nel primo parziale –perso sul filo del rasoio quando forse anche Gulbis aveva smesso di crederci- offrendo un gioco molto simile a quello del suo stimato coetaneo Nick Kyrgios.
Salvatosi nel quarto set, Kokkinakis non ha certo tremato nel quinto, anzi, sembrava addirittura indispettito dalla resistenza del lettone. Come nel settimo game, quando sotto da 40/15, Gulbis giocava mezzo game meraviglioso e si portava a palla break, prima di ri-sprofondare con quel suo dritto con un’apertura davvero troppo ampia.
La partita era assolutamente impossibile da decifrare, anche se i continui doppi falli di Gulbis (saranno 18 alla fine!) erano più che un campanello d’allarme. E quando il falco ha dato ragione al ragazzino forse anche il povero Ernst alla fine, si è convinto che gli dei avevano scelto, in questa bella serata australiana.
Una prova da autentico “cuor di leone” per Kokkinakis , che permetterà al giovane di Adelaide, oltre che di salire in classifica, di prendere ulteriore coscienza dei suoi mezzi.
Lo sconsolato Gulbis invece era decisamente rammaricato per il cattivo funzionamento del suo servizio e per quell’incredibile chiamata del falco: “c’era una possibilità su un milione che quella palla fosse dentro e infatti…”

N. Kyrgios b. F. Delbonis 7-6(2) 3-6 6-3 6-7(5) 6-3 (di Niccolò Ludovici)

Decisamente qualche problema più del previsto per l’altro enfant terrible del tennis australiano, Nick Kyrgios, vincitore qui due anni fa del torneo juniores proprio contro Kokkinakis.
Anche se Kyrgios e Kokkinakis non dovessero superare il secondo turno dell’ Australian Open, molto probabilmente il 19 gennaio 2015 sancirà l’ inizio della –si spera definitiva- rinascita del tennis australiano.
Una giornata da incorniciare per questi due giovani tennisti e per la gloriosa scuola alla quale appartengono, (quasi) senz’ombra di dubbio la prima per importanza storica e qualità di gioco.
Alla vigilia del suo esordio in questo Australian Open, molti erano i dubbi sulle reali condizioni fisiche di Kyrgios, un tennista che proprio sulla tenuta atletica ha costruito i successi fin qui ottenuti. La schiena dolorante ha –per il momento- retto, nonostante il nostro non abbia sparato le cosuete “sassate” di servizio ad oltre 200 km/h, prediligendo (almeno inizialmente) la ricerca e le rotazioni alla potenza. Poi, una volta “scaldate” le parti doloranti del suo corpo, il giovane di origini greche e malesi, ha ingranato la quinta, e da lì in poi, per Delbonis non ha trovato più nulla a cui aggrapparsi in fase di ribattuta, per quanto al mancino sudamericano non manchi certo un buon timing sulla palla.
Delbonis è stato bravo a costringere all’errore in più di un’occasione Kyrgios, ma alla fine, il sostegno dei “fanatics” accorsi in massa –com’era del resto prevedibile- alla Margaret Court Arena, la proverbiale grinta e la voglia di vincere, che fanno spesso guardare all’ australiano come ad uno che reca già ben visibili sulla pelle le stimmate del predestinato, hanno giustamente premiato il vincitore di questo incontro.

[2] R. Federer b. Y. Lu 6-4 6-2 7-5 (da Melbourne, Angelo Lo Conte)

Nel 1967 Roy Emerson è diventato il primo e unico tennista ad aver vinto per cinque volte il singolare maschile degli Australia Open. Quarantotto anni dopo Roger Federer prova ad eguagliarlo nel suo sessantunesimo slam consecutivo, il sessantatreesimo della sua straordinaria carriera. Avversario di giornata è Yen–Hsun Lu, di Taipei, contro il quale ha già vinto due volte a Wimbledon 2009 e Shanghai 2012 senza mai lasciare l’ombra di un set. Roger apre la sessione notturna della Rod Laver Arena e c’è curiosità di capire quale sia  il suo stato di forma dopo la vittoria nel torneo di Brisbane dove ha conquistato l’ottantatreesimo titolo della sua carriera battendo in finale Milos Raonic in tre set.

L’inizio di match è incoraggiante: nei primi due parziali lo svizzero serve il 70% di prime, con 36 vincenti a fronte di 20 gratuiti. Il 6-4 6-2 con cui congela il match è naturale conseguenza di questi dati, sporcati, in verità, dalla solita bassissima percentuale di palle break sfruttate: tre su dodici. Il terzo set è il più equilibrato: Federer salva due palle break nel primo game, da lì in poi si segue la regola del servizio fino all’undicesimo gioco nel quale lo svizzero conquista il break che chude il match. Dopo Nadal, anche Federer approda facilmente al secondo turno dove troverà il nostro Simone Bolelli vittorioso in quattro set su Juan Monaco.

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[3] R. Nadal b. M. Youzhny 6-3 6-2 6-2 (di Silvia Berna)

Ritorno a Melbourne per il numero 3 del mondo Rafa Nadal dopo la bruciante sconfitta in finale dello scorso anno e le vicissitudini fisiche della seconda parte di stagione. L’esordio è agevole e molto più comodo del previsto per il maiorchino che sconfigge nettamente in tre set il numero 49 del mondo Mikhail Youzhny, lontano parente del giocatore ammirato in passato.
Match a senso unico dall’inizio alla fine, con il russo che è apparso impotente e incapace di mettere in difficoltà lo spagnolo, tanto da sembrare quasi rassegnato. La prestazione di Nadal è stata invece decisamente positiva, con sprazzi di ottimo tennis.
Non è ancora al meglio della condizione, ma è sembrato comunque centrato con i due fondamentali da fondo e solido al servizio – solo otto punti persi sulla sua battuta in tutto il match – si è mosso molto bene e ha spesso comandato lo scambio facendola da padrone. Lo spagnolo ha dichiarato nei giorni scorsi di avere bisogno di tempo per ritrovare le giuste sensazioni ed è sicuramente vero. Vincere partite ed avanzare nel torneo non può che far bene al suo tennis e alla sua fiducia, ma il giocatore visto stanotte non è sembrato così negativo come molti si attendevano. Chiaramente ha ancora diversi aspetti da migliorare, come la profondità di palla e l’intensità – a volte sembra ancora un po’ incerto e concede qualche errore di troppo – ma la voglia e la determinazione sono quelle dei giorni migliori e grazie anche ad un tabellone non certo proibitivo, il maiorchino potrà sicuramente dire la sua ed essere protagonista nelle fasi finali del torneo. Al secondo turno Rafa attende il vincitore del match fra Saville e Smyczek.

Nadal a fine gara è stato intervistato da Mats Wilander: “Sono a posto fisicamente, sto lavorando per tornare al meglio. Oggi sono andato molto bene al servizio. Per me ora è importante vincere, anche perché il primo turno per me l’anno scorso era stato pericoloso. Oggi ho cercato di essere aggressivo, non sono ancora molto in fiducia a rispondere da molto lontano dalla linea di fondo giocando alto”.

[6] A. Murray b. [Q] Y. Bhambri 6-3 6-4 7-6( 3) (di Tommaso Voto)

Un solido Murray supera con il punteggio di  6-3 6-4 7-6(3) il qualificato Bhambri, che nulla ha potuto contro la potenza e le geometrie dello scozzese, che sembra in buone condizioni fisiche e molto concentrato. Dopo un 2014 tribolato, per Murray questo primo slam rappresenta un banco di prova interessante e decisivo, considerando anche la rivoluzione tecnica avvenuta con l’arrivo dell’ex numero Wta Mauresmo.
La partita è stata priva di spunti tecnici interessanti, troppa  la differenza tra i due giocatori, ma è servita a Murray come allenamento “agonistico” e per provare schemi di gioco nuovi. È sicuramente un Andy diverso rispetto a quello svogliato ed abulico della prima parte della stagione precedente. È più aggressivo, più vicino alla linea di fondo e pronto a verticalizzare il gioco a rete ( su questo fondamentale di vede la “mano” della Mauresmo), unica pecca è ancora il dritto, che in alcune circostanze diventa troppo corto e centrale.
I primi due set dell’incontro sono volati via abbastanza lisci, perché chiusi rapidamente e senza mai soffrire, solo il terzo parziale è stato caratterizzato da qualche errore di troppo commesso dallo scozzese, che si trovava addirittura sotto per 4 giochi a 2. A questo punto arriverà la reazione di orgoglio di Murray che porterà il parziale al tie break decisivo, in cui lo scozzese dimostra la sua maggiore esperienza e chiuderà con 7 punti a 3. Quindi Murray approda al secondo turno dello Slam australiano, ma per testare le sue reali potenzialità dovremmo aspettare un test più probante, anche se tutto sommato è stata una partita positiva su cui lavorare, anche perché negli Slam è la seconda settimana il periodo in cui bisogna giocare il proprio tennis migliore.

[10] G. Dimitrov b. D. Brown 6-2 6-3 6-2  (di Silvia Berna)

Ottimo debutto nel torneo per Grigor Dimitrov.
Il bulgaro, testa di serie numero 10, ha sconfitto nettamente in tre set il tedesco di padre giamaicano Dustin Brown, numero 90 del ranking mondiale. L’eclettico tennista tedesco accede al tabellone principale di Melbourne per la seconda volta in carriera – fu sconfitto al primo turno anche nel 2011 -. Dimitrov deve difendere invece l’ottimo risultato ottenuto lo scorso anno, quando venne sconfitto nei quarti di finale da Rafa Nadal. Un unico precedente fra i due, vinto da Dimitrov sulla terra rossa di Gstaad nel 2012.
Chi si aspettava una partita equilibrata, o quantomeno divertente, non può che essere rimasto deluso. La differenza di valori fra i due giocatori in campo si è fatta decisamente sentire e il match non è mai stato in discussione. Comandata da Dimitrov dall’inizio alla fine, la partita è scivolata via molto rapidamente, con Brown che ha opposto davvero poca resistenza. Il bulgaro è apparso in buona forma, concentrato e soprattutto molto solido al servizio, ma andrà sicuramente rivisto nei prossimi giorni di fronte a test più probanti. Prestazione invece molto deludente di Brown, mai davvero in partita e incapace di mettere in luce le proprie potenzialità. Dimitrov attende al secondo turno lo slovacco Lacko che ha superato in 5 set l’argentino Gonzalez.

 [29] J. Chardy b. B. Coric 3-6 6-4 7-5 6-4 (Da Melbourne, Angelo Lo Conte)

Apertura sul campo 15 per Geremy Chardy che qui a Melbourne fece quarti di finale nel 2013 perdendo da Andy Murray. Il francese oggi affronta il diciottenne croato Borna Coric, giovane promessa del tennis mondiale che l’anno scorso ha battuto Nadal nei quarti a Basilea prima di arrendersi in tre set a David Goffin. La giornata, piuttosto grigia, si caratterizza per un leggero vento laterale; sugli spalti numerosi tifosi in maglia croata pronti ad incitare il loro giovane connazionale. La partita inizia bene con tanti vincenti e pochi errori. Dopo i primi quattro giochi in cui si rispetta la regola del servizio, Coric rompe gli indugi prendendo il break all’avversario al secondo tentativo. Il giovane croato sbaglia pochissimo e attacca non appena se ne presenta l’occasione. Dopo aver confermato il break si porta subito sul 5-3, non trema e porta a casa il primo set in poco meno di mezz’ora.

Il secondo parziale segue la falsariga del primo con Coric a comandare il gioco e Chardy a cercare di limitare i danni. Il giovane croato usa il rovescio bimane per aprirsi il campo e attaccare con il dritto, una strategia che gli frutta molti punti e alla quale Chardy non sembra trovare rimedio. Eppure nel nono gioco è proprio il rovescio a tradire Coric che commette tre gratuiti mandando l’avversario a servire per il set. Chardy si fa recuperare da 40-0 ma poi ritrova la prima e chiude al quarto set point riportando il match in parità.

Sebbene l’incontro sia estrememente equilibrato, dopo la prima ora di gioco l’inerzia della partita sembra sportarsi in modo sempre più convincente in favore del ventiseinne francese che fa valere la sua maggiore esperienza strappando il servizio nell’undicesimo gioco e chiudendo il terzo parziale con il punteggio di 7-5. Nonostante Coric continui a giocare bene mostrando sprazzi di grande tennis e le grandi potenzialità del suo talento, Chardy brekka ancora nel settimo gioco del quarto set chiudendo con il punteggio di 3-6 6-4 7-5 6-4 in 2 ore e 44 minuti e approdando al secondo turno dove incontrerà Andreas Seppi vittorioso in cinque set su Denis Istomin. L’unico precedente tra Chardy e Seppi risale al quarto turno degli Australian Open 2013, in quella occasione vinse il francese con il punteggio di 5-7 6-3 6-2 6-2.

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Risultati:

[2] R. Federer vs Y.H. Lu 6-4 6-2 7-5
[3] R. Nadal vs M. Youzhny 6-3 6-2 6-2
[6] A. Murray b. [Q] Y. Bhambri 6-3 6-4 7-6(3)
[7] T. Berdych b. A. Falla 6-3 7-6(1) 6-3
[10] G. Dimitrov b. D. Brown 6-2 6-3 6-2
T. Kokkinakis b. [11] E. Gulbis 5-7 6-0 1-6 7-6(2) 8-6
[14] K. Anderson b. D. Schwartzman 7-6(5) 7-5 5-7 6-4
E. Roger-Vasselin b. [15] T. Robredo 3-2 rit.
[20] D. Goffin b. [Q] M. Russell 6-3 6-3 5-7 6-0
[22] P. Kohlschreiber b. P. H. Mathieu 6-2 6-2 6-1
[23] I. Karlovic vs [Q] R. Bemelmans
[24] R. Gasquet b. C. Berlocq 6-1 6-3 6-1
[26] L. Mayer b. J. Millman 6-3 6-3 6-2
[28] L. Rosol b. K. De Schepper 4-6 6-2 6-7 (4) 6-3 6-4
[29] J. Chardy b. B. Coric 3-6 6-4 7-5 6-4
[32] M. Klizan b. T. Ito 7-6(6) 6-2 6-4
N. Kyrgios b. F. Delbonis 7-6(2) 3-6 6-3 6-7(5) 6-3
B. Tomic b. T. Kamke 7-5 6-7(1) 6-3 6-2
S. Groth vs F. Krajinovic
M. Matosevic b. [Q] A. Kudryavtsev 6-4 6-7(5) 4-6 7-5 6-3
J. Duckworth b. B. Kavcic  6-2 5-7 7-6(7) 3-6 6-2
J. Veselj vs V. Troicki
L. Lacko b. M. Gonzalez 6-4 2-6 5-7 7-6(4) 6-1
[Q] J. Melzer vs V. Estrella Burgos
R. Berankis b. I. Sijsling 2-6 6-4 7-6(2) 6-7(6) 6-4
J. Sousa b. J. Thompson 6-4 7-6(5) 6-4
M. Baghdatis b. T. Gabashvili 6-2 6-7(5) 3-6 6-4 6-4
[Q] T. Smyczek b. L. Saville 7-6(2) 7-5 6-4
J.L. Struff vs D. Sela

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Visto ripristinato per Voracova, la doppista ceca espulsa assieme a Djokovic

Il suo caso è diverso da quello di Djokovic secondo il tribunale: “Non ci sono prove che Voracova non abbia rispettato le sue condizioni per il visto”

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L’enorme caos generato dall’arrivo di Novak Djokovic in Australia nel gennaio di quest’anno ebbe delle implicazioni non indifferenti nel mondo del tennis; e a venir risucchiata in quel vortice di eventi inaspettati (che hanno avuto come palcoscenico, uffici di avvocati e tribunali anziché campi da tennis) c’era anche Renata Voracova, doppista ceca attuale n.102. Lei era una delle persone (l’unica tennista oltre al serbo) ad aver ottenuto un’esenzione dal vaccino per entrare nel paese, e ora, come si legge su The Age, ci sono aggiornamenti sul suo caso.

L’ultimo aggiornamento su Voracova c’era stato nel momento del suo rimpatrio, e la 38enne non era affatto felice del mondo in cui era stata trattata. “Chiederò un risarcimento. Non mi sono sentita al sicuro finché non sono tornata a casa” disse alla stampa del suo paese nel mese di gennaio. Ora sono state prese delle decisioni ufficiali che a tutti gli effetti le riconoscono ragione, e separano il suo tipo di esenzione da quella rilasciata a Djokovic.

A Voracova era stato concesso l’ingresso in Australia grazie ad un’esenzione medica dalla vaccinazione COVID-19, uguale a quella concessa al numero 1 del mondo Djokovic, ma il tribunale ha ritenuto che il suo caso fosse notevolmente diverso. L’Administrative Appeals Tribunal of Australia ha ascoltato le prove secondo cui – dopo i negoziati tra gli avvocati di Voracova e le forze di controllo del confine australiano – le è stato concesso un visto transitorio che le ha permesso di lasciare l’Australia in quanto non cittadina. Non c’erano prove che la signora Voracova non avesse rispettato le sue condizioni per il visto“, ha affermato Jan Redfern, vicepresidente del tribunale e capo della divisione migrazione e rifugiati.

 

“Aveva seguito tutte le regole pertinenti e c’erano prove che si fosse basata sulle dichiarazioni fattele da Tennis Australia e dal Dipartimento della Salute dello Stato di Victoria in merito alla sua esenzione medica. Accetto l’argomentazione secondo cui non esisteva alcuna legge che impedisse alla sig.ra Voracova di entrare in Australia nel momento rilevante anche se non era vaccinata. Ha risposto in modo veritiero alla dichiarazione di viaggio e aveva prove mediche convincenti a sostegno della sua esenzione, essendo le prove fornite dal suo medico di base sulla sua vulnerabilità alla trombosi. In particolare, la signora Voracova non aveva bisogno di fare affidamento sul fatto di aver precedentemente contratto il COVID-19 come controindicazione medica alla vaccinazione perché aveva una base medica per ritardare la vaccinazione”.

Dunque la differenza col caso-Djokovic sta tutta qui: la doppista ceca aveva motivazioni mediche legate alla sua salute che le permettevano di non farsi vaccinare. “Rilevo inoltre, per completezza, che il caso della sig.ra Voracova può essere distinto dal [caso] Djokovic perché il suo visto non è stato annullato per ‘ordine pubblico’, né le circostanze del suo caso si prestano a tale conclusione” ha precisato Jan Redfern. “Come già notato, la sig.ra Voracova non è contraria alla vaccinazione e, a differenza del caso Djokovic in cui il ministro ha scoperto che c’erano prove che il sig. Djokovic avesse mostrato un disprezzo per i protocolli di auto-isolamento, non ci sono prove del genere in questo caso”.

Djokovic venne espulso alla vigilia del torneo dopo essere stato inizialmente autorizzato a entrare nel paese. Voracova invece lasciò il paese prima ma comunque non è tornata in campo fino ai primi di marzo per il WTA 125 di Marbella, Spagna. I suoi avvocati hanno fatto sapere che a febbraio aveva provato a disputare un torneo in Russia (St Petersburg Ladies Tournament) ma le era stato negato il visto, e anche per questo si sono voluti accelerare i tempi nella soluzione del suo caso. Il ban di tre anni sul suolo australiano dunque per Voracova è stato revocato, e al momento tutto sembra essersi risolto per il meglio per lei. L’unico aspetto su cui si può tornare a lavorare dunque è il tennis, dato che al momento Voracova conta 9 sconfitte negli 10 ultimi incontri, con ben sei compagne di doppio diverse.

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Tiley (direttore Australian Open) accarezza Djokovic: “Per me qui è sempre il benvenuto”

Il numero uno dello Slam Down Under a Sportklub: “Non dipende da me se lui può giocare o no il nostro torneo”

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Launch of AO18 Craig Tiley

Il successo di Novak Djokovic a Wimbledon è accompagnato, oltre che dalle giuste celebrazioni per il 21° Slam di questo campione – a Belgrado è stato accolto come un eroe in una festa in piazza appositamente organizzata – anche da qualche dubbio sul futuro. Novak, infatti, potrebbe dover aspettare il prossimo Roland Garros per giocare il prossimo Slam. Salvo sorprese non giocherà lo US Open (“Speriamo Biden cambi idea…”, ha detto il suo coach Ivanisevic) e poi, gettando lo sguardo al 2023, ci sarà il tema relativo all’Australian Open, torneo che – come noto – quest’anno Djokovic non ha potuto giocare, essendo protagonista di un caso che ha fatto il giro del mondo a causa della sua riluttanza a vaccinarsi.

Intanto, dall’Australia arriva una carezza a distanza per Nole. È quella del direttore dell’Australian Open, Craig Tiley, che ai microfoni del media serbo Sportklub ha affermato: “Chiaramente non spetta a me decidere se può giocare agli Australian Open, ma Novak è sempre il benvenuto. Sa che a molte persone in Australia piace vederlo giocare.  Sta ad altri prendere una decisione, ma c’è ancora molto tempo prima degli Australian Open del prossimo anno”. Da sempre è noto il rapporto che lega Tiley a Djokovic, consolidato negli anni e cementato dai nove titoli vinti dall’ex numero uno del mondo a Melbourne. In Australia in primavera è cambiato il governo federale, guidato ora dal primo ministro laburista Anthony Albanese, e alcune restrizioni contro il Covid sono venute meno, ma oggi è ovviamente complicato fare previsioni su quello che accadrà a dicembre/gennaio.

Intanto, Tiley non può che complimentarsi con Djokovic. “Penso che ora tutti dovrebbero godersi la sua vittoria a Wimbledon.  Novak ha giocato in modo eccezionale e ha assolutamente meritato di vincere. Sono felice per lui e la sua squadra.  È stato un anno difficile, ma è praticamente invincibile sul Centrale di Wimbledon. Mi sono congratulato con loro per due settimane incredibili”.

 

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 25 luglio 2022!

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Flink sull’Australian Open 2022: l’impresa di Nadal e il rischio di auto-distruzione di Djokovic

Il pensiero del noto giornalista statunitense: “Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei”

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)
Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)

Torniamo indietro di quindici giorni e ripercorriamo i temi lasciati ai posteri dall’Australian Open 2022: ecco l’analisi di Steve Flink, decano dei giornalisti statunitensi e membro della Hall of Fame del tennis. La traduzione è a cura di Michele Brusadelli.

Fino a quest’anno, la storia di Rafael Nadal agli Australian Open è stata essenzialmente una storia di sventure. A dire il vero, aveva vinto il titolo una volta nel 2009, battendo Roger Federer in una finale memorabile durata cinque set, a testimonianza che il suo gioco sul cemento era molto migliorato, e facendo credere agli osservatori più esperti che il suo nome sarebbe stato iscritto nell’albo d’oro del torneo molte volte negli anni a venire.

Ma da quel momento in poi, la sua fortuna in Australia pareva essersi esaurita. Infortunatosi durante il match dei quarti di finale contro Andy Murray nel 2010 si dovette ritirare dopo due set; l’anno successivo fu fermato dal connazionale David Ferrer. Infine fu sconfitto in una delle più grandi partite nella storia del tennis, la finale del 2012, da Novak Djokovic, perdendo dopo essere stato in vantaggio per 4-2, 30-15 al quinto set e dopo aver sbagliato un passante di rovescio che per lui sarebbe dovuto essere ordinaria amministrazione.

 

Due anni dopo, sembrava scontato che Nadal tornasse alla vittoria quando si trovò ad affrontare Stan Wawrinka in finale. Nadal era 12-0 nei confronti diretti e non aveva mai perso nemmeno un set contro il corpulento rivale.

Ma lo spagnolo si infortunò alla schiena nel corso del riscaldamento e durante la partita rimase l’ombra di se stesso, perdendo in quattro set.

Nel 2017, Nadal affrontò Federer per la seconda volta in una finale degli Australian Open, otto anni dopo il loro ultimo incontro per il titolo a Melbourne.

Questa volta, Nadal combatté ferocemente fino ad arrivare a costruirsi un vantaggio di 3-1 nel quinto set, ma perdendo poi cinque game di fila da un avversario in stato di grazia.

Nel 2019 infine, il maiorchino arrivò in finale senza perdere un set, per incocciare in un Djokovic sublime che lo liquidò in tre set.

L’elenco delle battute d’arresto di Nadal è quasi infinito, compreso un quarto di finale con Stefanos Tsitsipas un anno fa, quando il carismatico mancino è stato battuto in cinque set pur essendo stato in vantaggio per due set a zero.

Si è trattato solo della terza volta in carriera che Nadal ha scialacquato un vantaggio di due set.

Nadal è incappato ripetutamente in infortuni o semplice sfortuna agli Australian Open, torneo nel quale il successo sarebbe dovuto arrivare in tante altre occasioni.

Ed ecco perché la sua sorprendente rimonta contro Daniil Medvedev in una finale emozionante avrà sempre un posto d’eccezione fra i suoi ricordi.

Nadal non solo si è trovato sotto due set a zero contro il russo, ma ha anche servito sul 2-3, 0-40 nel terzo set prima di iniziare la rimonta con quella tenacia e audacia che sono diventate il suo marchio di fabbrica nel corso di una carriera leggendaria, caratterizzata da uno spirito combattivo e una caparbietà che non hanno eguali in nessun altro tennista.

Nadal ha combattuto strenuamente per superare Medvedev 2-6, 6-7 (5), 6-4, 6-4, 7-5 in cinque ore e ventiquattro minuti, solo 29 minuti in meno rispetto alla battaglia record di dieci anni fa persa contro Djokovic. La vittoria su Medvedev è stata senza dubbio la più grande rimonta della carriera dello spagnolo.

Solo tre volte in precedenza il mancino era riuscito a rimontare uno svantaggio di due set: l’ultima volta era accaduto nel 2007 a Wimbledon contro un altro russo, Mikhail Youzhny.

Mai prima d’ora vi era riuscito in una finale di un torneo del Grande Slam.

A rendere la sua impresa ancora più straordinaria è stato il fatto che Nadal avesse avuto una stagione così tormentata nel 2021. Dopo aver perso contro Djokovic in semifinale al Roland Garros, aveva dovuto saltare Wimbledon per curare un piede malandato. Rientrato a Washington, era stato battuto da Lloyd Harris e poco dopo aveva annunciato che non avrebbe partecipato agli US Open. In seguito, dopo essere tornato a casa in Spagna, aveva confermato che non avrebbe giocato più per il resto dell’anno.

Nadal ha giocato alcune partite di esibizione nel mese di dicembre contro Andy Murray e Denis Shapovalov, ha contratto il Covid, rischiando di rimanere fuori dall’Australia, ma si è iscritto all’ATP 250 di Melbourne che si svolge poco prima degli Australian Open, aggiudicandosi il titolo contro Maxime Cressy, ma giocando solo tre partite.

Considerando il periodo da cui era reduce, Nadal non si aspettava molto da se stesso agli Australian Open. Tuttavia ha ritrovato un buono stato di forma partita dopo partita, perdendo solo un set prima dei quarti di finale. Il cattivo karma è sembrato sul punto di riaffiorare, quando ha dovuto affrontare un problema allo stomaco durante la partita con Shapovalov.

Nadal ha tenuto a bada il canadese facilmente nei primi due set, ma poi lo stomaco e il caldo estremo hanno rischiato di estrometterlo dal torneo. In qualche modo, Nadal, muovendosi con molta cautela durante il quarto set, ha recuperato sufficiente energia e mobilità per aver la meglio su Shapovalov con un punteggio finale di 6-3, 6-4, 4-6, 3-6, 6-3.

Ha poi sconfitto il numero 1 italiano Matteo Berrettini in una semifinale durata quattro set, resistendo anche a un ritorno di fiamma del settimo giocatore al mondo.

Nadal ha vinto facilmente i primi due set poiché Berrettini, forse esausto dopo le battaglie vinte in cinque set contro Carlos Alcaraz e Gael Monfils, è stato troppo passivo. Ma poi l’italiano ha alzato notevolmente il livello del suo gioco prima che Nadal riuscisse a prevalere 6-3, 6-2, 3-6, 6-3. Dalla metà del terzo set fino alla fine del quarto, Berrettini ha tenuto il servizio a zero per cinque game di fila prima di cedere.

E così Nadal si è presentato all’appassionante appuntamento contro il n. 2 della classifica ATP, Medvedev, uno dei personaggi più enigmatici e sconcertanti nel mondo del tennis. Medvedev era sopravvissuto a un drammatico quarto di finale con Felix Auger-Aliassime, salvandosi da un match point quand’era sotto 4-5 nel quarto set con un quanto mai opportuno servizio vincente, annullando sei break point nel quinto e tenendo due volte il servizio recuperando due volte da 15-40. Aveva infine vinto meritatamente 6-7 (7), 3-6, 7-6 (2), 7-5, 6-4.

Completamente prosciugato dopo questo trionfo, Medvedev si è fatto un regalo, eliminando senza eccessivo dispendio di energie il n. 4 Stefanos Tsitsipas con il punteggio 7-6 (5) 4-6, 6-4, 6-1 in una semifinale durata appena due ore e mezza, guadagnandosi così il diritto di incontrare Nadal in finale.

Nadal era in missione alla ricerca di uno storico 21° titolo dello slam e della possibilità di unirsi a Djokovic, Rod Laver e Roy Emerson, unici giocatori ad aver vinto almeno due titoli in ogni torneo del Grande Slam. Medvedev a sua volta ambiva ad essere il primo tennista nell’era Open a vincere di fila i suoi primi due slam.

Medvedev ha iniziato la battaglia con profonda fiducia e senza alcuna esitazione.

Dopo che Nadal era faticosamente salito 2-1 nel primo set, Medvedev ha portato a casa cinque game di fila, surclassando lo spagnolo dalla linea di fondo, rispondendo al servizio magnificamente, e lasciando disorientato il suo avversario.

Alla fine però Nadal ha aggiustato il tiro, migliorando la profondità del dritto, alternando con autorevolezza il rovescio lungolinea e incrociato, variando il servizio in maniera più efficace.

Nadal ha costruito un vantaggio di 5-3 nel secondo, e ha avuto un set point al servizio durante il nono game.

Medvedev l’ha annullato con un ficcante rovescio lungolinea, ingestibile per Nadal.

Andati al tie-break, ancora una volta Nadal si è posto al comando delle operazioni. Ha condotto fino a portarsi sul 5-3, ma Medvedev non si è arreso. Il russo a quel punto ha siglato quattro punti di fila, costringendo Nadal a due errori consecutivi a rete, utilizzando poi il drop shot per costruirsi un rovescio al volo vincente, e poi producendosi in un passante di rovescio lungolinea, anch’esso vincente.

Con questa rimonta Medvedev si è portato a casa il tie-break 7-5 e un vantaggio di due set a zero. Le prospettive del trentacinquenne Nadal, a quel punto, sembravano poco incoraggianti contro il venticinquenne, e la situazione critica dello spagnolo è ulteriormente peggiorata quando si è trovato 0-40 sul 2-3 nel terzo set dopo un vincente di rovescio lungolinea in salto di Medvedev. Perdere il servizio sarebbe stata una catastrofe per Nadal. Tuttavia lo spagnolo ha piazzato una smorzata vincente di dritto sulla riga, e Medvedev ha poi pasticciato i due punti successivi.

In un attimo Nadal si era riportato sul 3-3. Dopo aver perso il game successivo, ne ha poi vinti tre di fila per aggiudicarsi il terzo set.

Medvedev a quel punto sembrava sempre più affaticato, mentre Nadal era rinvigorito nonché spronato dal pubblico interamente schierato dalla sua parte.

I giocatori si sono scambiati break di servizio nel terzo e quarto game del quarto set, ma Medvedev ha subito nuovamente il break in un game protrattosi ai vantaggi, quando Nadal ha convertito la settima palla break portandosi in vantaggio 3-2.

Nadal ha ostinatamente recuperato dal 15-40 sulla strada verso il 5-3 quando la partita ha superato le quattro ore e ha chiuso il set 6-4 dopo aver tenuto il servizio a zero.

Incredibilmente, la partita era arrivata al quinto set, con Medvedev sempre più sotto pressione, disturbato dal pubblico pro-Nadal e infuriato con se stesso per non aver chiuso il conto in tre set.

Un Nadal vivace ha brekkato Medvedev sul 3-2, è sopravvissuto ad un game di sei vantaggi per portarsi prima sul 4-2, poi agevolmente sul 5–3.

Sul 5-4, ha servito per il match ed è salito a 30-0, a due punti dalla tanto attesa seconda corona degli Australian Open, ma ha mancato un colpo incrociato di diritto, e di seguito ha commesso un doppio fallo. Medvedev si è preso il punto successivo e poi ha ottenuto il controbreak che gli ha dato il 5 pari, quando Nadal ha messo in rete un rovescio incrociato a due mani, solitamente un colpo di routine.

Sono riaffiorati I fantasmi del passato, ricordando a Nadal la storia delle sue delusioni nella Rod Laver Arena. Medvedev ha servito un ace portandosi sul 30-15 nell’undicesimo game, ma ha cercato poi una smorzata di rovescio lungolinea, un colpo che già gli si era ritorto contro troppe volte.

Non un brutto drop shot in realtà, ma Nadal è riuscito ad angolare un vincente di rovescio. Sebbene Medvedev sia riuscito a salvare due break point, al terzo Nadal ha sfondato, giocando una risposta al servizio alta e centrale e inducendo Medvedev a cercare un dritto lungolinea, sbagliandolo.

La seconda volta che ha servito per il match, Nadal è stato inarrestabile, piazzando   un ace a uscire per portarsi sullo 40-0, per poi concludere con una volée di rovescio lungolinea perfetta. Ha tenuto così il game a zero, portando a termine una straordinaria vittoria in cinque set.

Finalmente aveva conquistato il 21esimo titolo del Grande Slam, spezzando l’equilibrio con Djokovic e Federer, ritrovandosi da solo in testa per la prima volta.

È la seconda volta che ha battuto Medvedev in una finale slam in cinque set. Quando aveva sconfitto il russo nella finale degli US Open 2019 non si era trattato di una sorpresa, ma stavolta il risultato è stato davvero clamoroso.

Prima che Novak Djokovic venisse deportato dall’ Australia dopo il sorteggio, Nadal avrebbe dovuto incontrare il serbo in semifinale. Si profilava anche un confronto nei quarti con Sascha Zverev, ma il tedesco è incappato in una prestazione da dimenticare contro Shapovalov.

È improbabile che Nadal avrebbe battuto entrambi.

Ora Nadal ha portato il suo record nelle finali dei tornei del Grande Slam a 21-8.

Si tratta di un’impresa straordinaria. Djokovic e Federer sono entrambi 20-11.

Hanno giocato due finali in più rispetto allo spagnolo, ma hanno vinto un titolo in meno. Nadal è stato più performante.

Uno dei motivi, ovviamente, è la sua invincibilità al Roland Garros. Nonostante abbia perso tre partite nel corso degli anni agli Open di Francia (due contro Djokovic e una contro Robin Soderling), Nadal non ha mai perso una finale sulla terra battuta a Parigi. È 13-0 nei match per il titolo e 8-8 negli altri tre major.

Non ha bisogno di scusarsi, soprattutto dopo il suo ultimo trionfo a Melbourne, che ha impreziosito il suo record. Il prossimo torneo del Grande Slam, ovviamente, inizierà a fine maggio e sarà il Roland Garros. Nadal ha subito una delle sue rare sconfitte a Parigi nel 2021 contro Djokovic in semifinale, ma tornerà nel 2022 da favorito.

A dire il vero, il suo corpo è fragile e non c’è certezza che Nadal sarà in grado di esprimersi al massimo. Ma, a parità di condizioni, anche se non al top, lo spagnolo sarà comunque l’uomo da battere.

Al momento, il destino di Djokovic è incerto. Non si sa se si vaccinerà o meno nel prossimo futuro. Qualora decidesse di non farlo, potrebbe saltare tutti e quattro gli slam di quest’anno e non solo. Potrebbe distruggere la sua carriera.

Si spera che decida presto di vaccinarsi. Nel 2018 si è sottoposto a un’operazione per risolvere i problemi a un gomito malandato e questa decisione ha dato una svolta alla sua carriera, consentendogli di tornare a servire di nuovo nella maniera ottimale e di giocare senza sentire dolore. Ha vinto gli ultimi due major di quella stagione a Wimbledon e agli US Open, ha conquistato altri due slam nel 2019, ne ha aggiunto un altro nel 2020 e tre l’anno scorso. Djokovic si è reso conto che operarsi era l’unico modo per poter giocare ai massimi livelli e lottare per i tornei dello slam.

Deve guardare al vaccino allo stesso modo.

Il serbo ha detto di aver pianto pensando a quell’operazione. Non voleva assolutamente farlo, ma allo stesso tempo capiva che era fondamentale. Adesso si ritrova nella stessa situazione. Senza vaccinarsi si troverà ad essere escluso dal circuito e distruggerà gran parte del duro lavoro che ha svolto per poter avere la meglio nella corsa al maggior numero di slam e candidarsi ad essere il più grande tennista di tutti i tempi.

Chiaramente, i titoli del Grande Slam da soli non risolveranno la questione. Djokovic ha concluso sette stagioni al numero 1 al mondo, un’impresa senza precedenti. Nadal e Federer vi sono riusciti cinque volte ciascuno mentre Pete Sampras ha messo a segno un record di sei anni consecutivi al vertice dal 1993 al 1998. Djokovic ha anche occupato per 358 settimane il numero 1 del ranking, molto più di chiunque altro nel tennis maschile. E ha un vantaggio negli scontri diretti di 27-23 su Federer e 30-28 contro Nadal.

Il duello tra il serbo e lo spagnolo per la supremazia storica rimane estremamente combattuto, e anche il terzo membro dell’iconico trio vanta notevoli credenziali. Federer è stato il più continuo dei “Big Three” nei tornei più importanti, avendo raggiunto 23 semifinali di fila nei major e 36 quarti di finale consecutivi.

Ma è anche possibile che Federer non vinca più nessun torneo dello Slam. Spera di rientrare per Wimbledon quest’anno, ma questo potrebbe anche non accadere.

Compirà 41 anni ad agosto. Il tempo non si ferma. Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei.

A partire dal Roland Garros nel 2018, Djokovic ha vinto otto dei quindici Slam disputati, e Nadal cinque. Federer ha vinto l’ultima volta un titolo del Grande Slam agli Australian Open 2017. La prossima edizione del Roland Garros sarà cruciale. Se Nadal riuscisse a trionfare di nuovo sulla terra rossa del Roland Garros e si assicurasse il titolo del Grande Slam n. 22, ne avrebbe due di vantaggio su Djokovic. Non ho dubbi sul fatto che Djokovic vincerà altri major dopo aver risolto il suo attuale dilemma, ma chi può dire che l’infaticabile Nadal non vincerà un’altra corona del Roland Garros nel 2023?

A mio avviso, l’Open di Francia del 2022 sarà un torneo fondamentale sia per Nadal che per Djokovic. Djokovic non può permettersi di rimanere due titoli dietro a Nadal, ma potrebbe benissimo accadere. La mia sensazione è che si renderà conto di dover fare il vaccino per assicurarsi di poter giocare dove e quando vorrà nel 2022 e nei prossimi due anni. Eppure, anche se dovesse farlo, riuscirà davvero a spodestare Nadal per due anni di seguito al Roland Garros? Questo è un compito arduo. Dubito che accadrà. Credo che Djokovic sia un grande giocatore sulla terra battuta e il tennista più forte complessivamente su tutte le superfici.

Detto questo, Nadal sulla terra battuta è un gigante, e quest’anno rivorrà la sua corona. Allo stato attuale, credo che ce la farà.

Nel frattempo, sebbene le storie principali a Melbourne siano state quelle di Djokovic che non ha giocato e di Nadal che ha ottenuto il suo secondo titolo, sarebbe un errore ignorare i progressi degli altri. Tsitsipas veniva da un periodo difficile a causa dell’infortunio al gomito e qui si è reso protagonista di una bella corsa che si è arrestata solo in semifinale. Sarà una grande minaccia anche quest’anno a Parigi dopo aver raggiunto la finale nel 2021 e aver condotto su Djokovic per due set a zero. Sono ottimista sul suo futuro. Sinner ha fatto un ottimo lavoro raggiugendo un altro quarto di finale in un torneo del Grande Slam. Nonostante sia stato spazzato via da uno Tsitsipas in gran spolvero, Sinner sta migliorando costantemente all’età di 20 anni. Berrettini ha dimostrato a Melbourne di appartenere alle ultime fasi dei major. Nel 2019 ha perso contro Nadal nella semifinale degli US Open. L’anno scorso è stato battuto da Djokovic nei quarti di finale del Roland Garros, nella finale di Wimbledon e ancora nei quarti degli US Open. Ormai frequenta regolarmente i piani alti.

Così pure Auger-Aliassime. Era a un punto dalla seconda semifinale importante consecutiva. Non avrebbe potuto comportarsi meglio nella sconfitta di quanto non abbia fatto a Melbourne. La sua abilità a tutto campo è una gioia da vedere e gioca con serenità.

Uno di questi giorni arriverà a vincere uno dei trofei più importanti di questo sport.

Per il momento, però, l’attenzione resta su Nadal e Djokovic. Djokovic stabilirà le proprie priorità e presto capirà dove vuole andare. Nadal è proprio dove vuole essere. Reduce da una lunga pausa ha portato a termine l’impresa a fronte di qualsiasi avversità, rivitalizzato dopo una tormentata stagione chiusa prima del tempo nel 2021.

Alla fine, Rafael Nadal è in cima alla classifica delle vittorie nei Grande Slam. Questo significa molto di più per lui di quanto non dirà mai. Non una volta si è vantato di alcuno dei suoi trionfi più importanti. Ecco un uomo che ha la propria vita e conquiste pienamente in prospettiva, che si conosce molto bene, che riconosce che vincere senza onore non è affatto vincere. Agli Australian Open 2022, Nadal come sempre ha indossato il suo successo con eleganza.

Traduzione di Michele Brusadelli

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