Australian Open, day 3: due italiani al 3° turno. Quando Nadal e Sharapova tremano

Editoriali del Direttore

Australian Open, day 3: due italiani al 3° turno. Quando Nadal e Sharapova tremano

Pubblicato

il

A Seppi ed Errani (che scavalca Pennetta e torna n.1 d’Italia) si aggiungeranno Lorenzi e Giorgi? Contro Federer si deve andare a Lourdes? Le mani avanti di Nadal, i 65 aces di una sola partita e la Tunisia. Ha fallito la prova del nove…

Quattro italiani ancora in vita
Nel giorno in cui Maria Sharapova e Rafael Nadal hanno rischiato la clamorosa eliminazione, per mano di due tennisti non compresi fra i primi cento, la russa Panova n.150, l’americano di Milwaukee di origini ceche n.112 – scovato non so come da quell’ottimo… talent scout della Lotto, Veso Matijas – c’erano anche quattro tennisti italiani un po’ meno famosi sui campi di quello che una volta si chiamava Flinders Park (Flinders come la stazione ferroviaria, il quartiere e l’esploratore britannico Matthew Flinders che esplorò le coste dell’Australia, la grande barriera corallina e circumnavigò la Tasmania dimostrandone l’insularità).

Le dieci batoste di Seppi con Federer
Due di loro hanno vinto e sono felicemente approdati al terzo turno. Non era per nulla scontato che ci riuscissero, per diversi motivi. Perché Andreas Seppi (n.46) due anni fa aveva perso qui dal francese Chardy (n.31 e testa di serie n.29), dopo aver vinto il primo set 7-5, e oggi invece, dopo aver vinto ancora il primo set 7-5 (“Ci ho ripensato, come no?”) e perso il secondo, si è preso una bella rivincita finendo in crescendo, 6-2 6-1 negli ultimi set. Chissà forse, soprattutto sapendo che al prossimo turno lo attende Roger Federer, Andreas avrebbe preferito battere Chardy due anni fa, perchè quello era un match di ottavi di finale. Per battere Federer ci vorrà, per riutilizzare la frase di Fognini alla vigilia di Bolelli-Federer “Un miracolo della Madonna di Lourdes”. Dieci duelli, dieci vittorie di Roger contro Seppi, un solo set vinto dal nostro, 18 persi se non ho contato male. Andreas si aggrappa al ricordo degli ultimi due set perduti al tiebreak a Montecarlo, a un set point mancato proprio qui in Australia. Insomma, per parlarsi chiari, speranze ridotte al lumicino “anche se a 33 anni Federer perde più partite di quando in un anno ne perdeva solo 4 o 5”, chiosa il ragazzo di Caldaro.

 

Sara Errani torna n.1 d’Italia
L’altra vittoria non del tutto scontata è quella di Sara Errani che, fra pertosse, costole incrinate, cattiva forma e morale sotto i tacchi, non ispirava troppa fiducia – forse non ne aveva tanta nemmeno lei – e difatti ha giocato male anche se ha vinto 7-6 6-3 con la modesta spagnola Soler Espinosa, n.69 Wta. Un risultato che però le avrà infuso un po’ di coraggio. L’anno scorso qui aveva perso al primo turno, rimediando una scoppola dalla Goerges, 6-3 6-2, lei n.7 dalla tedesca n.73. E quindi se anche perdesse nuovamente dalla Wickmayer che l’ha battuta 3 volte su 5 ma non le ultime 2, Sara salirebbe a n.12 del mondo, scavalcando Flavia Pennetta che scende almeno a n.13, e tornando ad essere quindi la n.1 d’Italia. La Wickmayer non arriva al terzo turno di uno Slam da due anni precisi, dall’Australian Open 2013. Ma qui ha battuto proprio Sara Errani 6-1 6-7 6-3 nel 2010. Sara ha vinto le ultime due sfide, ma sempre in 3 set.

Simone Bolelli, 34esima sconfitta contro un top-ten in 34 match
Non era pensabile, onestamente, che Simone Bolelli pur ritrovato, potesse sorprendere Roger Federer. Ho scritto su questo match e vi ci rimando con link, ma Simone ha giocato un bellissimo primo set che ha fatto tremare addirittura il n.2 del mondo. Che però ha smesso di tremare da quando,45 minuti dopo l’avvio, ha strappato il servizio a Simone e ha rovesciato il match come un calzino.
Né aveva molte più chances – appena qualcuna in più – Roberta Vinci (n.45) contro la Makarova (n.11). Ha fatto la metà dei suoi games 62 64.
Senza troppi rimpianti, né lei né Simone.

E domani Giorgi e Lorenzi
Domani giovedì abbiamo gli altri due superstiti dei dieci piccoli azzurri (avete presente il film “I dieci piccoli indiani”? Uno a uno ce li fanno fuori tutti) e sulla carta ha più chances Camila Giorgi, nonostante l’imprevedibilità che la distingue soprattutto quando è favorita, contro la ceca Tereza Smitkova, n.68, che il mio co-tifoso viola Paolo Lorenzi (n.64) contro il canadese Pospisil che gli sta dietro solo 4 posti ma che su questi campi velocissimi, a meno che Paolo batta come contro Dolgopolov, sembra sopravvanzarlo più nettamente.
Intanto oggi, nel terzo giorno dell’Aus Open, di cose ne sono successe parecchie e ne hanno goduto 72.954 spettatori, un’affluenza record.

Maria, che coraggio!
Maria Sharapova ha annullato due matchpoint con il solito coraggio, quello che è mancato alla sua connazionale Panova che ha servito sul 5-4 in modo così tremebondo, prima sbagliando la “prima” e poi giocando “seconde” mozzarella sulle quali Mariona si è avventata con sacro furore. Poche tenniste sanno tirare fuori il meglio di sé quando sono in giornata no ma le avversarie le rimettono in corsa.

Rafa Nadal, maratona vittoriosa e sofferta di 4 ore e 10 con il carneade USA Smyczek
Rafa aveva messo le mani avanti. “Non mi sento in grado di vincere questo torneo…aver passato il primo turno mi ha fatto piacere ma non mi ha fatto cambiare idea sulla mia condizione e il mio stato di forma”. Tanto più dopo il 75 al quinto di oggi, in rimonta da sotto due set a uno. Con un collega spagnolo che enfatizza qui vicino “la resurrecion de Rafa Nadal!” Esagerato, certo, ma chi avesse visto Rafa inginocchiarsi a terra, con le lacrime agli occhi nemmeno avesse vinto il suo quindicesimo Slam…beh, era difficile non farsi trascinare dall’emozione per un aficionado spagnolo come questo entusiasta “periodista”.
A Nadal non sarà forse dispiaciuto che il piccolo israeliano Dudi Sela abbia fatto fuori Rosol, famoso giustiziere di Rafa a Wimbledon (come Darcis, peraltro). I “nemici” di Nadal hanno costituito addirittura un gruppo “amici di Rosol” su Facebook.

Il derby aussie e 65 aces fra Karlovic e Kyrgios
Come noi ieri con Pennetta-Giorgi anche gli australiani avevano il loro derby, Groth-Kokkinakis e il pubblico era tutto dalla parte del ragazzino che aveva dato spettacolo l’altra sera contro Gulbis. Ma ha vinto Groth…e Rino Tommasi avrebbe scritto che Kokkinakis ha mancato la prova del nove. Non l’ha mancata invece Kyrgios che su questi campi velocissimi sembrava in grosso pericolo contro Ivo Karlovic e invece è stato bravo ad uscirne indenne nonostante 40 missili imprendibili scagliati dal gigante croato.

Su 229 punti giocati 200 sono finiti entro i 4 scambi. E 65 sono stati aces! 40 di Karlovic e 25 di Kyrgios. Non è un record perchè Isner e Mahut insieme ne fecero 219 (113 Isner e 106 Mahut) nel loro famoso match di Wimbledon di 183 games durato 11 ore e 5 minuti. Ma se avessero giocato altrettanto Karlovic e Kyrgios ci sarebbero andati vicini. Al confronto i 15 aces di Federer contro Bolelli sono numeri…da arrossire. Ha vinto anche un altro australiano , mentre Matosevic è stato dominato da Murray. Si tratta del negletto Tomic, pochissimo amato in patria, che ha battuto Kohlschreiber facendo registrare una strana statistica: ha conquistato un solo breakpoint!

La Tunisia nel libro dei record
Grazie ad un tennista di 31 anni, compiuti ieri, Malek Jaziri, la Tunisia entro nella storia dell’Open d’Australia. Jaziri ha vinto in cinque set sul francese Roger-Vasselin. Non c’era mai stato un tennista tunisino fra i partecipanti all’Open d’Australia, mentre due giocatori nati a Tunisi hanno raggiunto qui i quarti di finale e se uno Pierre Darmon rappresentò la Francia quando li centrò nel 1965, l’altro fu il nostro Nicola Pietrangeli nel ’57, quando per giocare in Australia si veniva ancora in nave e si impiegava più di un mese.
L’ultima volta che un tennista tunisino aveva preso parte ad uno Slam era stato Mustapha Belkhodja al Roland Garros nel 1961. Ma ha intervistato per Ubitennis Malek Jaziri il nostro Rob Cappuccio, che vi invito a leggere.

L’intramontabile Lleyton Hewitt
Di Australian Open il tennista di Adelaide ne ha giocati 19, più di chiunque altri. E’ il solo tennista che ha raggiunto semifinali di Slam – come ricorda Andras Ruszanov – sia nel ventesimo che nel ventunesimo secolo ed è anche l’unico ad avere giocato un’intera annata di 4 Slam in tre diverse decadi, (1990-1999, 2000-2009, 2010-2019).

Continua a leggere
Commenti

Coppa Davis

Davis Cup: oltre le più azzurre previsioni. Un’Italia così forte può vincere la Davis? Isner: “Sinner sicuro top 3”

Capitan Fish: “L’Italia può battere qualsiasi squadra”. Forse non la Russia di Medvedev e Rublev. Il mio ricordo di Siviglia 2004, il Sinner di ieri mi ha ricordato quel Nadal

Pubblicato

il

Jannik Sinner - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

“Abbiamo una squadra fortissima”. Ipse, Sinner, Dixit. Come dargli torto? “Sinner diventerà certamente un top-3 del mondo!”. Ipse, Isner, dixit. Come dargli torto dopo quello che ho visto oggi?

Due esordienti hanno stroncato le reni ai giganti made in USA. Mi è tornata in mente la finale di Coppa Davis, quella vera, di Siviglia nel 2004 quando due tennisti nati e cresciuti nella piccolissima isola di Maiorca, l’esordiente diciottenne Rafa Nadal e il ventottenne Carlos Moya, stroncarono le reni a un Paese di 300 milioni di abitanti. Già, anche in quell’occasione, sul banco degli sconfitti ci finirono gli Stati Uniti, vincitori di 32 Coppe Davis, che schieravano Andy Roddick e per l’appunto l’attuale capitano di Coppa Davis Mardy Fish.

La Coppa Davis non è più la stessa, purtroppo, ma è vero che abbiamo una squadra fortissima se anche senza il nostro numero uno, Matteo Berrettini, siamo stati capaci di risolvere in due ore e mezzo la pratica americana a Torino.

 

In 2 ore e 31 minuti in totale l’Italia dei due esordienti in azzurro, con tanto di scritta Italia sulle spalle blu, Lorenzo Sonego e Jannik Sinner, ha dominato i giganti degli Stati Uniti, Reilly Opelka e John Isner, senza neppure perdere un solo game di servizio. Nessuno dei due azzurri. Sonego in un’ora e 29 minuti (6-3 7-6) ha concesso una sola palla break nel sesto game del primo set, cancellandola coraggiosamente. Sinner (6-2 6-0 in un’ora e 2 minuti) ne ha salvate tre consecutive nel secondo game del secondo set quando peraltro già era avanti di un break.

Se ieri ci avessero detto che un paio di giocatori avrebbero potuto chiudere il loro match senza perdere il servizio, avremmo probabilmente pensato che quelli sarebbero stati gli americani. C’è qualcuno al mondo che batte più forte di loro? Invece a non perdere il servizio sono stati gli azzurri e non quei due tipacci che tirano giù noci di cocco a 235 km orari da più di 4 metri e mezzo d’altezza, sommando la loro, la lunghezza delle braccia, quella della racchetta con l’aggiunta del saltino che hanno imparato a fare per incocciare la malcapitata pallina più su ancora per strapazzarla ben bene.

Francamente neppure il tifoso più ottimista avrebbe potuto immaginarsi uno scenario del genere. Io, ad esempio, non avevo nascosto la mia preoccupazione. Temevo soprattutto che Lorenzo Sonego patisse l’emozione di giocare nella sua Torino, a coronare un sogno di qualunque bambino che prende la racchetta in mano: giocare in Coppa Davis per l’Italia e proprio nella tua città, davanti alla tua famiglia, ai tuoi amici, con l’obbligo di vincere perché… il doppio americano aveva i favori generali del pronostico contro qualsiasi coppia azzurra. Sulle spalle c’era un carico di pressione assai pesante. Pesantissimo. Roba da far tremare i polsi, insomma. Sinner si era già più abituato, nel corso dell’anno, giocando finali davvero importanti, a situazioni pesanti.

Beh, Lorenzo ha cominciato il suo match mettendo dentro 4 prime palle sui primi 4 punti, tutti vinti. Meglio di così non poteva cominciare. Ha perso meno punti sul proprio servizio che non Opelka anche nel primo set: lui 6 in 5 turni, l’americano 7 in 4 turni. 28 punti per Sonego nel primo set, 21 per Opelka. E nel secondo, fino al tiebreak, la differenza è stata ancora più netta: Sonego ha ceduto 3 punti soltanto in 6 turni, Opelka 8. Quando Lorenzo ha fatto subito il minibreak nel tiebreak è apparso quasi fosse la logica conseguenza di quel che avevamo visto fono a quel momento.

Così come il fatto che Lorenzo, mettendo a segno l’ace n.4 e l’ace n.5 nel secondo e nel sesto punto di quel tiebreak, è stata la dimostrazione di una straordinaria lucidità e capacità di concentrazione. Quel minibreak gli è bastato, tenendo tutti i suoi servizi a non concedere la minima chance a un Opelka così stranito da apparire quasi rassegnato. Ma era furibondo… tanto che, obbligato a presentarsi in conferenza stampa, è stato di una scortesia, e di una mancanza di professionalità, pazzesca. Ha risposto a monosillabi, un vero gigante nella maleducazione.

Tutto il contrario di John Isner. Un Isner che aveva molte più ragioni di essere furioso. Mai aveva perso con un punteggio simile. 6-2 6-0! Ma vi rendete conto? Mentre arrivava in sala stampa ero andato di corsa a leggere i suoi risultati di 15 anni, dal 2021 al 2006 e non avevo trovato nessuna batosta così dura. Mai neppure un 6-0. La volta in cui aveva fatto meno game erano stati 4. Con Sinner ne ha fatti 2.

Cercando di non maramaldeggiare, ma solo dopo essermi reso conto della sua educazione – ha anche detto che era stata bellissima l’atmosfera, il tifo degli italiani e che l’unico dispiacere era stato quello di non essere riuscito a essere più competitivo – gli ho dovuto dire che avevo cercato nelle statistiche un punteggio altrettanto duro da lui subito nel corso della sua lunga carriera e lui ha ammesso con grande savoir faire: “Non ricordo che mi sia mai successo, ce lo siamo chiesti anche noi negli spogliatoi, ma Sinner ha giocato in un modo incredibile, non mi ha dato alcuna possibilità… è stato davvero troppo bravo. Non c’era davvero nulla che io potessi fare e se mi guardo indietro ci sono poche volte nelle quali non ho avuto un colpo in canna, una chance per rovesciare un match. Oggi invece è stato così. Non ricordo un match che io abbia perso altrettanto facilmente. Credo sia la prima volta. Naturalmente tutto il credito va a lui… che, ed è ancora più importante, è un bravissimo ragazzo, a very nice kid, davvero”.

È stato lì che gli ho chiesto se a suo avviso Sinner aveva le carte in regola per aspirare a un posto fra i primi 3 tennisti del mondo. E lui non ha avuto dubbi: “Anche se avessi giocato al meglio delle mie possibilità non so se sarei riuscito a batterlo oggi. Credo che questa indoor sia probabilmente la superficie più adatta al suo tennis. Forse se avessi avuto qualche match in più d’allenamento alle mie spalle avrei potuto giocare un match un po’ più equilibrato, ma non so se ci sarebbero molti giocatori che potrebbero batterlo su questo campo. Sono sicuro che sentirete parlare molto di lui in futuro, avrà molta pressione sulle sue spalle, ma la risposta è sì, lo vedo arrivare fra i primi 3 tennisti del mondo. Questa superficie è probabilmente la migliore per lui, ha avuto davvero ottimi risultati indoor quest’anno, penso che abbia solo 20 anni. Ma sì, penso che avrà certo un futuro radioso. Il nostro sport è fortunato ad avere un ragazzo come lui”.

E Mardy Fish ha poi detto: È la prima volta che vedo Sinner così da vicino e sono rimasto incredibilmente impressionato. Sì, perché avrò visto giocare Isner 600 o 700 volte e non ho mai visto nessuno rispondere al suo servizio come ha fatto stasera Sinner… E anche John mi ha detto la stessa cosa… Ci sono tanti giocatori che ho visto rispondere particolarmente bene, i del Potro, i Medvedev, ma stando lontani dalla riga di fondo. Lui sembra vedere bene prima dove andrà la palla. Decisamente il tennis italiano ha davanti a sé un brillante futuro. Per come gli italiani hanno giocato oggi, avrebbero vinto contro qualunque squadra al mondo”.

Beh… e se avessimo avuto anche il miglior Berrettini? Davvero forse soltanto la Russia di Medvedev e Rublev sembra più forte di noi, se i nostri giocano così. E il rimpianto per il formato della vecchia Coppa Davis cresce a dismisura. Perché potendo giocare 4 singolari invece di due, e riducendo l’importanza del doppio che oggi vale il 33 per cento dei punti e nella antica Coppa Davis invece valeva il 20 per cento, avremmo avuto vere chances di conquistarla per più di uno, due o tre anni. Se pensiamo che l’abbiamo vinta una volta sola… beh, cavolo, come sono cambiate le cose in un paio d’anni, da quella semifinale parigina raggiunta da Cecchinato a Parigi (dopo un “buco nero” di circa 40 anni e 160 Slam!), al trionfo monegasco di Fabio Fognini nell’aprile 2019, con gli 11 tornei vinti da allora dai tennisti italiani in mezzo a 13 finali raggiunte.

Oggi dobbiamo stare attenti. Dobbiamo vincere entrambi i singolari perché il doppio contro Cabal e Farah (campioni a Wimbledon nel 2019) non ci vedrebbe favoriti. Non credo che Galan possa combinarci lo scherzo di battere Sinner e che Mejia (se gioca lui invece di Cristiano Rodriguez) possa creare veri problemi a Sonego. Ragionevolmente giocheremo i quarti di finali lunedì contro la Croazia di Cilic e Gojo. Sinner dovrà giocare contro Cilic e Sonego contro Gojo. E anche in quel caso sarà meglio vincere entrambi i singolari, perché contro Pavic e Mektic, n.1 mondiale del doppio, sarebbe meglio non dover giocare un match decisivo.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Davis Cup, i tennisti vedono l’Italia favorita con gli USA. Io mica tanto, ma spero di sbagliarmi

Tante incertezze sulle formazioni. Il gran dubbio Fognini-Sonego. Chi giocherà fra Isner e Tiafoe? E sì che Isner sarebbe il N.1, ma Opelka non lo si discute

Pubblicato

il

Ho sempre pensato che la Croazia fosse più forte di quest’Australia, anche se non mi aspettavo che Gojo battesse Popyrin. E a confermare il mio pronostico è arrivata la prima tristanzuola giornata di Coppa Davis a Torino, pochissimi spettatori nonostante i ragazzi portati dalle scuole, spalti vuoti salvo uno sparuto gruppo croato.

D’altra parte non si poteva pretendere che qualcuno arrivasse dall’Australia, fra i Paesi più difficili al mondo da raggiungere (o in cui rientrare) ma non semplice neppure da lasciare.

La Croazia, che ha chiuso sul 2-0 i singolari ancora prima di schierare il doppio n.1 del mondo Pavic-Mektic (che infatti hanno dominato gli aussies Peers-De Minaur) giocherà lunedì – ormai sono in vena di pronostici – contro chi emergerà già stasera dal duello Italia-USA.

 

Partita durissima, quella dei nostri, perché giocare indoor contro i giganti americani, Opelka 2 metri e 11, Isner 2 metri e 8, e senza l’apporto di Matteo Berrettini non è davvero un sorteggio ideale.

Oggi i giocatori con cui ho avuto la possibilità di parlare, Gojo, Popyrin, Cilic, hanno detto tutti che l’Italia doveva essere considerata leggermente favorita. Chi riferendosi alla gran forma di Sinner, chi al fattore campo, chi all’annata particolarmente felice del tennis italiano.

Io confesso di non essere stato in grado di capire se Filippo Volandri ha intenzione di schierare come secondo singolarista Fabio Fognini oppure Lorenzo Sonego. Non ho potuto verificare chi sia più in forma dei due, il “trispapà” Fabio o il torinese e torinista Lorenzo, perché a differenza di Jannik che si è allenato al PalaAlpiTour con un Volandri ancora in buone condizioni atletiche e tennistiche, loro due sono andati a giocare al Cral Reale Mutua.

Volandri in questi giorni sembra essere stato in maggiore sintonia con Fognini, che stamattina si è allenato sfoggiando una maglia azzurra con su scritto Italia. Forse Volandri ha più fiducia nell’esperienza di Fognini. Ma è anche vero che conosce tutto sommato meglio Fognini che Sonego, il quale avrebbe l’handicap di esordire con la maglia della nazionale (salvo che alle Olimpiadi…).

Il campo con i rimbalzi alti, e non particolarmente veloce – anzi…e poi ci sono le palle Wilson anziché le Dunlop delle ATP Finals – parrebbe dare a Fognini qualche margine di vantaggio. Tuttavia a me la scelta Fognini pare molto rischiosa: non so quanto abbia potuto allenarsi e non è che i suoi ultimi risultati siano stati entusiasmanti.

Bisogna vedere anche chi sceglierà capitan Mardy Fish: se decidesse di schierare i due giganti, Isner N.24 scenderebbe in campo da N.1 contro Sinner ma per secondo, mentre il primo match lo disputerebbero i numeri due, Opelka N.26 e Fognini N.37.

Però, se invece Fish volesse tenere fresco Isner, 36 anni e mezzo, per schierarlo in doppio al fianco di Sock o di Ram, allora Opelka diventerebbe il N.1 contro Sinner e Tiafoe giocherebbe contro Fognini.

Onestamente il doppio italiano non mi sembra forte come qualunque dei tre doppi che possono schierare gli Stati Uniti. La vittoria all’Open d’Australia di Fognini e Bolelli è ormai parecchio datata: 2015, sono passati quasi sette anni.

Ergo dobbiamo cercare di vincere i due singolari. E mentre Sinner deve essere considerato favorito, con le riserve del caso, nel singolare dei numeri uno, nell’altro match a me non pare che saremmo favoriti.

Quindi, augurandomi ovviamente di sbagliare, a differenza di quello che hanno detto tutti i tennisti ascoltati oggi, un leggerissimo margine per me ce lo ha il team USA.

Quanti break potranno mai subire Opelka e Isner se dovessero giocare i singolari? Di sicuro qualche set finirà al tiebreak. E magari perderanno un set 6-4 o 7-5. Se Fognini perdesse un servizio, come ne recupererebbe uno o due?

Sulle prime mi ero rallegrato che il campo di questa Coppa Davis non fosse così veloce come quello delle ATP Finals.  Però poi ho sentito Mardy Fish dire che ai suoi giocatori il campo più lento piaceva: “Gli aces e i servizi vincenti li fanno ovunque, anche se un campo è lento. Ma se è troppo veloce non riescono a recuperare sugli angoli. Forse per Isner il campo in terra  battuta è quello ideale…”.

E in effetti mi sono ricordato di Isner che battè Federer sulla terra rossa in Svizzera in Coppa Davis o che fece una gran battaglia con Rafa Nadal al Roland Garros nel 2011. Rafa vinse 6-4 6-7 6-7 6-2 6-4. Quest’anno al Roland Garros Isner ha lottato per 4 set con il finalista del torneo Tsitsipas.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Sascha Zverev, un doppio Maestro e una storia che ricorda Ivan Lendl: tanti tornei vinti, zero Slam

Il percorso del tedesco, già n.3 ATP a soli 20 anni e mezzo, è simile a quello del ceco che nel novembre 1981 era anche lui già n.3, ma fino all’84 non vinse uno Slam. Poi però furono 8

Pubblicato

il

Alexander Zverev - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto @atptour)

Non avrà vinto ancora uno Slam, ma intanto è un doppio Maestro. Aveva vinto le ATP Finals a Londra nel 2018, sorprendendo Nole Djokovic dal quale aveva perso nel round robin, si è ripetuto a Torino ridiventando Maestro dopo aver battuto il n.1 Djokovic e il n.2 del mondo Medvedev fra semifinale e finale.

Zverev è soltanto il quarto tennista che infilando la doppietta n.1 e n.2, finisce per vincere il Masters. Ci sono stati anche tre tennisti che avevano battuto il n.1 e il n.2 del mondo fra girone all’italiana e semifinale, ma poi non avevano vinto il torneo che chiude l’anno ATP: Gene Mayer, David Goffin e Dominic Thiem. I soli tre invece che battendo n.1 e n.2 hanno invece trionfato nel Masters erano stati Lendl nell’82 (che batté McEnroe e Connors), Edberg nell’89 (superò Lendl e Becker) e Agassi nel ’90 (sconfisse Edberg e Becker).

Per ora il cammino di Sascha Zverev ricorda molto da vicino quello di Ivan Lendl che fino al 1984 – quando rimontò John McEnroe in una memorabile finale a Parigi – non era mai riuscito a vincere uno Slam pur avendo giocato quattro finali Majors. Ricordo che molti scrissero di lui come se potesse essere una vittima di un “complesso Slam”. Sì, perché da quando un Ivan ventenne – nato il 7 marzo 1960 – aveva vinto il suo primo torneo nell’aprile del 1980 sulla terra battuta di River Oaks a Houston, si era cominciato a parlare di lui come di un ormai prossimo Slam-winner. Peccato, però, che al momento decisivo Ivan falliva sempre la prova.

 

Quando finalmente Lendl trionfò al Roland Garros, e in circostanze abbastanza rocambolesche, con McEnroe che lo stava dominando e improvvisamente perse la testa per via di un fotografo che lo disturbava con i clic della sua macchina fotografica, Lendl aveva già vinto la bellezza di 40 tornei. Tornei anche importanti, fra quelli del circuito WCT e altri che oggi equivarrebbero ai Masters 1000. Il trionfo al Roland Garros 1984 fu il titolo n.41 per il ceco di Ostrava. Aveva appena compiuto 24 anni. Ma già prima dell’US Open 1981 Lendl era asceso al terzo posto delle classifiche mondiali. A 21 anni e mezzo. Nessuno pensava che gli ci sarebbero voluti altri due anni e mezzo prima di aggiudicarsi uno Slam.

Stessa cosa si è pensato per Sascha Zverev quando già nel 2017, a 20 anni, ha vinto cinque tornei e fra quelli due Masters 1000 come gli Internazionali d’Italia e il Canadian Open (oltre a Washington, sì il torneo vinto quest’estate da Sinner, Monaco e Montpellier). E poi, nel 2018, un altro Masters 1000 sulla terra battuta, Madrid, prima del bis a Washington e Monaco, e delle Finals ATP a Londra per il primo incoronamento da Maestro. Però, dopo un’involuzione tecnica e psicologica che lo portava a commettere più doppi falli che ace nelle fasi decisive di un match, nel 2019 Sascha ha fatto il passo del gambero, retrocedendo da n.3 a n.7 del mondo. Soltanto al diciottesimo Slam, nel gennaio 2020 a Melbourne, è riuscito a raggiungere la prima semifinale di uno Slam. E a fine 2020 c’è stata quella finale all’US Open nella quale, dopo aver vinto i primi due set, si è fatto rimontare e, pur avendo servito per il match contro Thiem, ha finito per perdere la trebisonda, servendo con braccio rattrappito dalla tensione nel finale, perso al tiebreak decisivo.

Adesso Zverev ha vinto 19 tornei, e dimostrato a Torino di aver compiuto davvero grandissimi progressi. Ha giocato per tutto il torneo in modo davvero eccellente. Ha vinto la maggior parte degli scambi prolungati a fondocampo con Djokovic sabato sera. Ha dominato Medvedev anche negli scambi di rovescio domenica. E avrebbe dovuto vincere già nel round robin contro lo stesso avversario. Invece ci ha perso al tiebreak del set decisivo e solo per 8 punti a 6.

In finale, rovesciando l’esito del match del girone eliminatorio come è successo per 11 volte su 19 Masters, si è preso il rischio e la soddisfazione di servire l’ace con la seconda battuta sul matchpoint al termine di una partita nella quale non ha concesso lo straccio di una pallabreak al russo. Lo aveva breakkato nel terzo game del primo set, e di nuovo nel primo gioco del secondo set per un doppio 6-4.

Perché Zverev conquisti il suo primo Slam prima dei 25 anni, dovrà cercare di vincere l’Australian Open. A questo punto, con Djokovic alle prese con il vaccino sì-vaccino no, con Federer che è incerto perfino se partecipare a Wimbledon 2022, con Nadal che non ha più giocato agonisticamente da Washington, Zverev sa di poter essere considerato favorito del torneo non meno di Medvedev e …Djokovic se Nole andrà.

A novembre 1984 Lendl vinse il Benson&Hedges e il suo torneo n.42, Zverev nel novembre 2021 è fermo a quota 19. Però il tedesco dal 2017 in poi ha dovuto misurarsi con i Fab 4… Questo non basta a spiegare tante cose? Oggi Sascha, a 24 anni e mezzo – è nato il 20 aprile del 1997 – è indiscutibilmente il n.3 del mondo. Ha trionfato in 6 tornei, più di chiunque altro, e fra questi 6 tornei ce ne sono almeno 4 di assoluto prestigio: i 2 Masters 1000, il torneo olimpico di Tokyo con la medaglia d’oro, le finali ATP. Alla fine il presunto “complessato” Lendl ha vinto 8 Slam e anche se non ha mai centrato il suo incubo Wimbledon – due finali, 5 semifinali però – ha vinto 2 Australian Open, 3 Roland Garros e 3 US Open. Io dico che Zverev firmerebbe per vincere 8 Slam. Voi no?

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement