Camila Giorgi: che si sbaglino tutti quando dicono che diventerà una top-ten?

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Camila Giorgi: che si sbaglino tutti quando dicono che diventerà una top-ten?

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Venus e Serena Williams non mollano, i francesi sì. Il ritorno dei canguri. Lo show di Djokovic, lo choc di Petra Kvitova

Tre volte a 2 punti dal match contro una Venus Williams che corre e recupera molto meglio e più di Serena (anche se rispetto a Serena serve però molto peggio, quando deve affidarsi alla “seconda”), Camila ha comunque giocato una gran partita per 2 ore e 10 minuti, cioè fino al 2-1 al terzo per Venus, quando ha annullato 7 pallebreak in un game durato 17 minute e 28 punti.

Ho visto tre tenniste italiane raggiungere dal 2009 in poi un ranking da top-ten (Pennetta, Schiavone ed Errani), altre due avvicinarsi come più non si poteva – n.11 – a quella elite, Farina e Vinci, e ancora due entrare fra le primi 15, Reggi e Cecchini, ma non ho mai avuto la sensazione di assistere ad esibizioni di una potenziale campionessa annunciata – salvo nei magici momenti del Roland Garros 2010 e 2011 per Francesca Schiavone – come quelle che ho provato vedendo giocare Camila Giorgi contro Caroline Wozniacki, Maria Sharapova e anche oggi contro Venus Williams per una lunga parte del match.

 

Con tutte le tenniste con le quali ho avuto occasione di parlare di Camila, incluse in questo torneo le sue “vittime”, Flavia Pennetta, Tereza Smitkova e la sua “giustiziera” Venus Williams, ho sentito dire le stesse cose: “Ha certamente il talento, la forza, i colpi, per diventare una top-ten”. Non mi sono mai sembrate dichiarazioni di comodo, di cortesia.

Io del resto qualche partita di tennis l’ho vista e certe qualità che ha Camila non le ho viste, come dicevo, in altre tenniste italiane che ad oggi le sono state davanti. Vedremo, il tempo è galantuomo. Magari abbiamo preso in tanti un abbaglio. Sono tante, troppe, le variabili che fanno di una ottima tennista, quale certamente Camila è già, una campionessa, quale ancora non è.

Lo diventerà? E quando? Nessuno può dirlo con certezza. Oggi, una sua risposta, a chi le chiedeva se pensava di essere ancora una tennista in attività sul circuito all’età di Venus Williams, trentaquattrenne che il 17 giugno ne avrà 35, “No, farò sicuramente qualche altra cosa”, detta senza mezza incertezza, mi ha fatto per un attimo pensare che Camila potrebbe anche non essere sempre così spensierata e felice per la vita e i sacrifici che fa per salire sempre più in alto.

Certo ha ancora voglia di impegnarsi, la sfida è ancora aperta, i sogni più belli non sono ancora realizzati (“Voglio diventare n.1 del mondo”, si legge perfino nelle sue note biografiche nel Media Guide della Wta), però la gente non immagina che non sono tutte rose e fiori, che spesso una bella ragazza vorrebbe trovarsi a fare tutt’altre cose e che per quanto il suo rapporto con il padre-allenatore che l’ha portata a questi livelli combattendo contro tanti pregiudizi sia ottimo, a volte possa anche essere pesante doversi sempre rapportare ad un genitore che le vuole un bene dell’anima ma che come allenatore pretende sempre anche molto da lei.

Vabbè, se Camila a 34 anni non avrà più voglia di misurarsi giorno per giorno su un campo da tennis ce ne faremo una ragione. Basta che non arrivi troppo prima di quella scadenza anagrafica con la nausea del tennis, una nausea che può bruciare (burn-out dicono gli americani) una più che promettente carriera.

Per ora ha certamente ancora fame di arrivare, di dimostrare che i suoi sogni non erano quelli di una ragazzina troppo presuntuosa.

Oggi ha patito la lezione dell’inesperienza, ha rimesso in corsa Venus quando ha avuto tre palle consecutive per il 5-2 che avrebbero, se trasformate, “ucciso” la partita. E poi Venus è stata brava a riuscire a sottrarsi agli scambi incrociati di dritto, nei quali era quasi sempre perdente, e ad inventarsi qualche “recupero” da grande campionessa quale forse non è più del tutto, ma che certamente è stata.

Dall’anno scorso a quest’anno Camila ha fatto grandi progressi, anche tattici. Prima le rimproveravano – anch’io eh – di non avere mai un piano B, di non sapere variare colpi e gioco, ma invece lei ha certamente migliorato il servizio – se aveste visto come ha annullato le sette palle break del terzo game sopra ricordato – anche se 15 doppi falli sono un po’ troppi (“Ma non ha mai servito seconde palle, erano tutte prime” ha osservato giustamente Venus) e quando servi 124 battute, alla fin fine forse il calcolo di tirarle tutte forti non è sbagliato: ha messo dentro 109 palle fra prime e seconde che erano quasi prime. Forse è un rischio che vale la candela. Anche se magari, un po’ più in qua, Camila penserà – senza che debba urlarglielo il padre – a giocare una prima a tre quarti di velocità e con un po’ di kick per farla stare dentro. Cosa che un anno fa non sapeva fare e oggi invece sì. Ha imparato, Camila, anche a giocare il dritto liftato sulle palle basse, “strettini” incrociati efficacissimi. Prima non li sapeva fare, tirava sempre soltanto forte. Ed è migliorata moltissimo anche a rete, anche se talvolta resta un tantino a mezza strada, dimenticando che più avanti si sta e più facilmente si chiudono gli angoli, si prende più probabilmente la palla più alta e prima che scenda pericolosamente e, infine, può bastare anche una piccola steccata per fare il punto se si è vicini alla rete. La palla corta non le viene ancora troppo naturale, ma anche di tocco Camila non è male. Quando ci ha provato ha ottenuto buoni risultati. La sua reattività sulla risposta, anche alle prime a 185 km orari di una che serve le prime come Venus, è straordinaria. Non ce l’ha quasi nessuna tennista al mondo, salvo forse Serena (o la Sharapova delle migliori giornate). A Camila manca ancora la giusta continuità, un po’ di prudente saggezza in qualche situazione in cui si lascia prendere dalla foga, ma secondo me le manca davvero poco. Deve fare i conti anche con la grande pressione che le mette suo padre in certi frangenti delicati, ma d’altra parte va anche detto che i meriti di Sergio – un po’ snobbato dai cosidetti tecnici italiani – travalicano ampiamente i demeriti. Papà Giorgi ad esempio ha la prima grande qualità di un buon coach: è un grande motivatore e pensa sempre positivo. E questo aiuta molto. Semmai penso che lui riesca ad infondere più fiducia nella figlia prima di una partita che durante la partita stessa se le cose si mettono male. Non riesce a frenare la propria emotività. E questo è forse uno dei motivi per cui a volte Camila si smarrisce. Perché non è facile dover pensare, oltre al proprio self-control, anche ad arginare quello del padre mentre sei in campo e sotto un sole cocente come quello australiano – ad esempio stai lottando da due ore.

LE WILLIAMS SONO SEMPRE LI’

Eh sì, Serena e Venus, 33 e 34 anni, ma quest’anno avranno 34 e 35, non demordono. Per la prima volta in 4 anni entrambe sono negli ottavi di uno Slam.
Venus ha passato alcuni anni bui, da quando le hanno diagnosticato il morbo di Sjogren, che è una brutta gatta da pelare per chiunque, figurarsi per un’atleta. Ho già scritto che Venus corre e recupera in allungo più di Serena. Era tanto che non era così. Le due sorelle si sono sempre sostenute a vicenda e non deve essere sempre stato facile. Anche loro hanno attraversato momenti difficili, brutti , dalla morte di una sorella alla separazione del padre e della madre, ai diversi infortuni fisici che le hanno via via colpite. Anche Serena, ricorderete il suo rischio di trombosi, le ferita al piede, i mesi fuori dal circuito. Però sono sempre supercompetitive, Venus è praticamente risalita a n.12 del mondo anche se dovesse fermarsi in ottavi con la Radwanska (4-3 per lei i confronti diretti ma la polacca ha vinto gli ultimi 3), dopo averli centrati per la prima volta dopo Wimbledon 2011. La Radwanska, per inciso, ha goduto di un buon tabellone ma alle sue avversarie, Nara, Larsson e Lepchenko, ha dato sempre almeno un 6-0 e in 6 set vinti ha concesso appena 9 games, di cui 5 oggi. Agnieszka potrebbe pagare il non aver affrontato fin qui un vero test, ma il suo gioco solido e regolare sembra fatto apposta per contrastare con maggiore continuità di Camila, il tennis di Venus.
Serena è attesa da quella Muguruza che l’ha battuta all’ultimo Roland Garros e che è certamente una delle nuove leve più interessanti e promettenti, certo più forte del suo ranking attuale, n.24. Ma insomma anche se ogni tanto Serena traballa, e oggi nel primo set con la Svitolina ci si domandava che cosa avesse, si ha sempre la sensazione che Serena possa fare il bello e il cattivo tempo, nel senso che se gioca bene non ce n’è per nessuna. Ma al tempo stesso tutte scendono in campo contro di lei con la speranzella di sorprenderla, come non accadeva prima.
Serena (17 Slam) che si è accorta dallo scoreboard della Rod Laver Arena mentre stava giocando contro la Svitolina che Venus stava vincendo 4-1 contro Camila al terzo ha raccontato: “Beh mi sono detta, se Venus ce la fa ad arrivare al 4 round con tutto quello che ha avuto, la sua malattia, con tutto quello che ha dovuto passare, io sto perfettamente bene e allora dovrei riuscirci anch’io“. Venus (7 Slam) ora è supermotivata, molto determinata e super rilassata allo stesso tempo. E Venus parlando degli anni che passano: “Serena ed io parliamo più di tutte quelle giocatrici che non giocano più e non ci sappiamo spiegare perché noi invece siamo ancora qui a lottare. Quando scendi in campo non ci sono più discorsi di età, di altezza, di nulla. È sempre un match alla pari. Devi fare il punto e basta..” Le è stato chiesto: Serena ha detto che vedendoti avanti nel punteggio ha trovato la giusta motivazione …e te l’hai trovata in Serena? E lei: “Certo…dal ’97. Il modo in cui lei affronta la sua vita, il suo essere senza paura sul campo, tutti possono imparare qualcosa da lei. Se non ci fosse stata Serena non credo che avrei potuto fare le cose che ho fatto”.

IL RITORNO DEI “CANGURI”

Dopo oltre una decade, quasi due, in cui il tennis australiano è vissuto praticamente di solo Hewitt, questo torneo ha fatto vedere che la nuova generazione degli australiani potrebbe dare nuova linfa ad un tennis che per un lungo periodo è stato il più forte del mondo, i Tomic, i Kyrgios, i Kokkinakis, faranno parlare di sé per almeno un quinquennio, forse un decennio. E prima o poi, scommetterei, vinceranno una Coppa Davis se resteranno uniti sotto la guida di Pat Rafter e del futuro capitano di Davis Lleyton Hewitt.
Anche perché negli incontri casalinghi potranno affrontare i “terraioli” sull’erba e senza le difficoltà di fuso orario e acclimatamento che avranno le altre squadre.

LA FRANCIA E’ ANDATA K.O. AL CONTRARIO DELLA SPAGNA

Con la sconfitta di Simon dopo oltre tre ore e mezzo di battaglia contro Ferrer, e quella della Cornet con “Cipollina” Cibulkova (sei setpoint annullati alla francese dalla slovacca qui finalista un anno fa), il tennis francese è sparito… dall’Australia! Come gli è spesso successo prima degli ottavi. Ma i francesi (maschi) non vincono un Slam da quasi 32 anni, quindi…
Erano in 12, come gli spagnoli, all’inizio del torneo i Paesi più rappresentati.
Solo che gli spagnoli, in barba a quella vecchia tradizione che li voleva fortissimi sulla terra rossa e deboli sui campi duri, invece su questi campi che tutti definiscono superveloci, sono ancora in quattro in piena lizza. Peraltro sono tennisti che sui campi rapidi non sono a disagio. Nadal ha vinto questo torneo, Ferrer, Feliciano Lopez (vittorioso su Janowicz) e Garcia Lopez giocano altrettanto bene sul “veloce” che su campi più lenti, anzi.

IL CANADA SI DISTINGUE IN AUSTRALIA

Raonic non ha un gioco che entusiasma però è diventato sempre più regolare su alti standard. Buone soddisfazioni quindi per Riccardo Piatti e Ivan Ljubicic. Negli ultimi 4 Slam Milos ha sempre raggiunto almeno gli ottavi, andando anche più in là. Sarà contento il mio vecchio amico e collega Tom Tebbutt che pure essendo canadese da quattro anni scrive la quotidiana presentazione dell’Open d’Australia sul depliant che viene distribuito qui. Chissà se i colleghi australiani avranno gradito…di essere stati scavalcati da un giornalista canadese. Non avrà certo gradito, fra gli altri, il giornalista australiano più noto, Craig Gabriel, discreto nel fare radio, ma davvero non un talento quando scrive. Tuttavia mi immagino quale altro Paese avrebbe “ingaggiato” uno straniero per il suo “programma” quotidiano. Di certo non l’Inghilterra. Mentre anni fa negli Stati Uniti l’editore Harold Zinman scelse per quasi un decennio Rino Tommasi per scrivere i pronostici del giorno. E al Roland Garros non “ingaggerebbero” mai un belga.

NOVAK DJOKOVIC SOLITO SHOWMAN

Non ha avuto vita facile Novak Djokovic contro un Verdasco molto motivato e vicino al rendimento di quando qui impegnò Nadal allo spasimo in una memorabile semifinale di 4 ore e passa. Ma una volta domato, dopo aver mancato un sacco di breakpoint nel primo set, il mancino spagnolo, Novak ha potuto celebrare la vittoria che lo avvicina al sogno di conquistare il quinto Australian Open (era anche il traguardo cui mirava Roger Federer) facendo…gli auguri alla sua mamma che compieva gli anni. Lo ha fatto strappando il microfono a Jim Courier al termine della rituale intervista: “Oggi è il compleanno di mia mamma Diana, vogliamo cantargli un ‘Happy Birthday’ tutti insieme?“. Manco a dirlo tutti gli spettatori della Rod Laver Arena l’hanno seguito. Non ricordo che nessun altro giocatore lo avesse mai fatto, per la propria mamma. Ma Novak è un grande showman, un personaggio che sa essere padrone della scena, simpatico, creativo, istintivo. Mamma avrà gradito certamente ma in fondo anche tutti noi.

KVITOVA ENNESIMA DELUSIONE DOWN UNDER

Una delle grandi favorite del torneo era Petra Kvitova, per chi non sapeva la sua idiosincrasia per la terra dei canguri: l’anno scorso perse dalla thailandese Kumkhum (attuale n.111 del mondo), due anni fa da Laura Robson 11-9 al terzo (ma aveva battuto la Schiavone al primo turno) e oggi è andata sotto in due set 6-4 7-5 dall’americana Madison Keys, classe ’95, n.35 del mondo. Una delle due Madison americane vittoriose oggi: l’altra è la Brengle n.64 e classe 90. In ottavi ci sarà il derby delle Madison. Peccato non poterlo organizzare al Madison Square Garden. Nella metà del tabellone su otto giocatrici superstiti 4 sono americani, appunto le due Williams e le due Madison. Serena (che ha prima Muguruza e poi eventualmente Azarenka nei quarti) e Venus che ha Radwanska e poi una Madison, si potrebbero affrontare in semifinale.

QUATTRO GRANDI SINGOLARI MASCHILI

Beh, dopo qualche giornata di programmazione poco eccitante, oggi si fa fatica a decretare quale possa essere il match meno interessante.
Se per noi italiani e per gli australiani Seppi-Kyrgios è il più atteso, per ovvi motivi, anche se i padroni di casa hanno anche Tomic contro Berdych di sicuro interesse, il Nadal incerto di questi giorni sembra poter rischiare davvero grosso contro un grande battitore come il sudafricano Kevin Anderson, particolarmente a suo agio su campi così veloci. Potrebbe arrivare da questo match la più clamorosa eliminazione dopo quella patita da Federer con Seppi.
Ma sotto il profilo squisitamente tecnico il match migliore dovrebbe risultare quello fra Andy Murray e Grigor Dimitrov. Favorito il britannico, 4-2 nei precedenti, ma nell’unico Slam a Wimbledon 2014 fu il bulgaro a vincere in 3 set. A Bercy l’ultimo duello, vinto da Murray.
Chi vincerà se la vedrà con il vincitore tra Kyrgios (che Rafter ha voluto tenere lontano dal centrale temendo la pressione e “che si possa montare la testa”) e il nostro Seppi, rivincita dell’US Open dove l’australiano vinse in tre set set nei quali ci furono anche scintille (per colpa di Kyrgios ovviamente).
L’australiano potrebbe risentire delle grandi aspettative caricate dai media del suo Paese. Andreas ha entusiasmato contro Federer, ma non ha mai amato troppo chi non gli dà ritmo e gli si presenta a rete punto dopo punto. Vedremo. Vinca il migliore? “Sperem di no” usava dire il Paron Nereo Rocco quando il suo Padova affrontava gli squadroni con le maglie a strisce.

AI CRONISTI DI UBITENNIS E AI REDATTORI

Spero ve ne siate accorti, ma coordinati principalmente – ma non solo – da Roberto Salerno (i cronisti) e da Chiara Bracco (i traduttori), Ubitennis ha offerto un panorama pazzesco di cronache su decine e decine di match e decine e decine di traduzioni. Non ci saremmo mai riusciti senza l’apporto davvero straordinario, giorno dopo giorno, di tanti cronisti che hanno fatto in piena notte miracoli per seguire tutto e di più, con un’attenzione e uno scrupolo di cui mi auguro i lettori si siano accorti. Io so che sono a loro infinitamente grato. Oltre che orgoglioso per avere messo in piedi – e non il sottoscritto che c’entra pochissimo, ma la vicedirezione e il comitato dei “saggi” semmai – tutta questa mega-organizzazione.
Credo anche che la miglior grafica con il nuovo template studiato e organizzato da Claudio Giuliani, vi abbia permesso di leggere con più agio tutto quel che abbiamo pubblicato, con un lavoro enorme dei quattro bravissimi collaboratori che sono qui in Australia con me, ma anche di tutti i redattori che in Italia – e nell’ombra, con molta meno visibilità e quindi ancora più encomiabili – hanno compiuto questo sforzo davvero enorme. Io so che, nonostante tutto, quello che ho scritto dicendo la sacrosanta verità non esimerà i nostri lettori più critici dal sottolineare errori e manchevolezze del sito, di noi tutti, ma mi piacerebbe proprio – anche se non lo scriverete – che in cuor vostro apprezzaste quello che giorno e notte tutti insieme (20/30 persone) ci sforziamo di fare. Per voi. Per il tennis che tutti amiamo in modo esagerato.

P.S. Vorrei ricordare a chi legge in inglese e in spagnolo che anche in quelle pagine tanti redattori, a casa e qui, in America, Inghilterra, Argentina e Spagna, stanno facendo un gran lavoro. Perchè non ci date un’occhiata? Non vi dico invece di cliccare sui nostri banner perchè infrangerebbe la netiquette, anche se sarebbe un modo assai gradito per sostenerci e che a voi non costa nulla.

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Editoriali del Direttore

Perché potremmo chiamarla ancora Coppa Davis…

Panatta, Pietrangeli, Bertolucci, Barazzutti che polemizza con la FIT, sono tutti d’accordo, però non è tutto da buttare. Esempio gli outsider Gojo, Piros, Machac, Quiroz, Mejia, Rodionov che impegnano le star. I soldi, i diritti tv, va tutto bene così?

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PalaAlpitour Torino - Finale Coppa Davis 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

L’amico e collega Angelo Carotenuto sulla sua quotidiana newsletter lo slalom.it, il meglio del racconto sportivo, osserva quel che vedrete in fondo a questo mini-articolo. E io gli rubo il titolo! Carotenuto  lo fa in questi giorni in cui Nicola Pietrangeli dice in un’intervista esclusiva che “Lattuale Coppa Davis è un obbrobrio, il signor Dwight Davis si rivolta nella tomba e poi in giorni in cui Paolo Bertolucci proclama “Non chiamatela più Coppa Davis, questa è un’altra cosa“, in cui Adriano Panatta dice: “Magari il match della scorsa notte con la Colombia si fosse giocato a Bogotà!, qua a Torino di guardare Croazia-Ungheria non frega nulla a nessuno”, in cui Corrado Barazzutti dice: “Ormai comandano i soldi, e pure le tv…” prima di lanciare una terribile stilettata alla FIT dopo 20 anni da capitano di Coppa Davis, ma un triste epilogo che ha visto intervenire gli avvocati di Fit e dell’ex capitano non riconfermato…a mezzo stampa (Corrado lo ha saputo dai giornali…dopo essere andato a braccetto con Binaghi per un ventennio)  in favore di Filippo Volandri: “La Coppa Davis ha cambiato formula grazie anche al voto della FIT”.

Barazzutti dice il vero, stavolta. Infatti è stato Giancarlo Baccini a procurare voti quasi certamente decisivi alla riforma che ha stravolto la tradizionale Davis Cup, visto il modesto margine con cui prevalse la cordata favorevole alla riforma propugnata dal presidente americano ITF David Haggerty. Baccini è un vecchio giornalista, ex barricadiero di sinistra, che per buona sorte della nostra unica gloria italica in Davis non fece proseliti quando gridava in coro in prima fila e in mezzo ai manifestanti del 1976 slogan simili a questo: “No, nessuna volee con il boia Pinochet!“.

Fosse stato per lui, oggi ahinoi consigliere FIT e “consigliori” del presidente dopo aver avuto tutta una serie di rapporti professionali di vario tipo con la Federtennis, non avremmo vinto neppure quell’unica leggendaria Coppa Davis cui Domenico Procacci darà grande lustro con la sua docuserie (ne ho visto un primo spezzone e mi è piaciuto moltissimo, ho riso e pianto a vederlo…avrà sicuro grande successo). Baccini si recò a Orlando nell’agosto del 2018 all’assemblea ITF durante la quale si doveva votare la riforma della Davis, e ci andò con un preciso mandato, quello di negoziare anche i futuri diritti tv per la Coppa Davis. Ovviamente per garantirli a Supertennis di cui era il responsabile. Prima il business, poi il tennis. 

 

Infatti soltanto poche ore dopo il voto che sancì l’approvazione di questo nuovo formato la FIT diramò un comunicato stampa nel quale si annunciava l’esito della votazione e, contestualmente, l’assegnazione dei diritti delle Finali di Coppa Davis a SuperTennis. Baccini votò sì, quindi, come ha ricordato Barazzutti che da capitano di Coppa Davis era bene al corrente, all’epoca, delle vicende che la riguardavano.E oggi possiamo constatare che Supertennis ha i diritti esclusivi sulla Coppa Davis. Non li ha la RAI nè Mediaset che trasmettono in chiaro, non li hanno Sky e  Eurosport che trasmettono a solo abbonati in pay, ma almeno hanno numeri importanti. Va bene così per la massima diffusione del tennis?

Chi li vorrà, soprattutto se l’Italia della Davis si dimostrerà forte come pensiamo tutti e in grado di vincerla o anche solo di raggiungere semifinali e finali nei prossimi 5,6 anni, dovrà pagarli cari. La FIT agisce da tempo come un’azienda commerciale. E anche media, in concorrenza con giornali, siti, tv. E magari è pure giusto, per certi versi. Solo che non si dovrebbe esagerare. A dire il vero, se per il calcio c’è l’obbligo – interesse nazionale? – di far vedere sul massimo canale pubblico e di Stato (in chiaro come lo è anche Supertennis, ma con un’audience ben diversa) le competizioni internazionali della nazionale azzurra, non si capisce bene perchè la cosa non debba valere anche per il tennis. Forse perchè finora eravamo sport minore, vincevamo troppo poco per essere interessanti agli occhi dell’opinione pubblica.

Ma se la squadra del suo fortunato capitano Volandri (che ha i suoi meriti per aver avvicinato anche i team privati e i loro coach al clan FIT che per anni li osteggiava), con Sinner, Sonego, Fognini, Musetti e Bolelli – e in un prossimo futuro che si spera non sia davvero a Abu Dhabi – dovesse arrivare in semifinale a Madrid (e con la Croazia siamo favoriti) perchè la RAI o Mediaset non dovrebbero poter trasmettere quell’evento? Che interesse può avere la FIT (salvo i soldi eh…) che ha il compito istituzionale di promuovere il tennis, di nascondere quell’evento a una Rai (o Mediaset) che trasmettono in chiaro consentendone la programmazione soltanto su Supertennis che ha un’audience modestissima, quasi insignificante (sebbene vada riconosciuto che svolge un eccellente lavoro)?

Vedremo insieme gli sviluppi di queste vicende, sperando che chi accenna spesso all’onestà intellettuale di certe prese di posizioni e conseguenti decisioni, la mostri anche in queste situazioni. E qui chiudo riportando fra virgolette quanto scritto, con la consueta originalità di pensiero, da Angelo Carotenuto già domenica mattina sulla sua newsletter:      

“A proposito di passato e di tradizioni. In tre giorni di Coppa è già successo che il ceko Machac, numero 143 al mondo, abbia battuto contro pronostico il francese Gasquet. Il croato Gojo (276 al mondo) ha vinto contro l’australiano Popyrin che è 61. L’ungherese Zsombor Piros, 282 del mondo, ha messo sotto un altro australiano meglio piazzato di lui in classifica, John Millman. E come Sonego contro Mejia, anche il russo Rublev ha sofferto contro l’ecuadoriano Roberto Quiroz, numero 291 al mondo. La Serbia ha perso con la Germania pur avendo Djokovic. Forse possiamo ancora chiamarla Coppa Davis”.Dopo di che nella giornata di domenica, a confortare la tesi espressa da Carotenuto, Galan 111 Atp ha battuto Isner n.24, Tiafoe n.38 ha dovuto cancellare matchpoint a Mejia n.275 del mondo, Rodionov ha battuto Koepfer 85 posti davanti a lui, Piros ha superato Cilic n.30 del mondo e prossimo avversario di Sinner oggi, Lopez ha sconfitto nientemeno che Rublev a dispetto della sua veneranda età. Beh quando si diceva che in Coppa Davis altri fattori, ben diversi dal ranking ATP,  subentravano per dar corpo a un risultato…anche con questo nuovo formato non mi pare che le cose siano cambiate un granchè.”

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Editoriali del Direttore

Coppa Davis: grande Italia, unica nazione già qualificata per i quarti. Sinner è una rivelazione anche in doppio

Gli azzurri vincono 2-1 sulla Colombia, ma anche nel doppio contro Farah/Cabal si fanno onore. Fognini e Sinner hanno perso 8 punti a 6 nel tiebreak del terzo set dopo essere stati avanti 3 a 0

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Jannik Sinner alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Jose Manuel Alvarez/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

A fine terza giornata dei 6 gruppi della Coppa Davis, l’Italia è sola nazione già qualificata per i quarti. La sola, fra quelle che hanno giocato due incontri, ad averli vinti entrambi.

C’è quasi certamente la Croazia sulla nostra strada verso Madrid, salvo che Cilic, Gojo e il duo Mektic/Pavic perdano imprevedibilmente e clamorosamente 3-0 con l’Ungheria il cui numero uno Fucsovics – per giunta – ha anticipato che al 90% non giocherà per essersi fatto male a una caviglia. Alla Croazia basterà vincere una partita su tre per finire in testa al proprio girone e affrontare l’Italia.

Ma intanto, battuta anche la Colombia dopo gli Stati Uniti, il girone è vinto. E come dicevo i quarti di finale sono garantiti. Sinner e Sonego lo hanno concluso imbattuti in singolare. Se contro i giganti americani erano riusciti a mantenere immacolata la casella dei servizi persi, contro i colombiani – che sulla carta erano più deboli – entrambi hanno invece ceduto una volta il servizio e Sonego ha anche perso un set, il primo. Al tiebreak, per 7 punti a 5, perché il break subito nel primissimo game lo aveva restituito nel sesto raggiungendo il 3 pari. Poi non ha più perso il servizio, né nel secondo né nel terzo, senza giocare mai bene come nella prima giornata ma approfittando del calo inevitabile del suo avversario, Nicolas Mejia, che nel primo set non aveva giocato davvero da N.275 del mondo, ben 248 posti più indietro di Sonego.

 

Sinner nel secondo set ha riservato a Galan lo stesso trattamento dato a Isner: gli ha dato un 6-0 in progressione. Come mi ha detto Nicola Pietrangeli nell’intervista che gli ho fatto, “per accorgersi del livello e della forza di Sinner basta ascoltare il suono che fa la palla sulle sue corde. Pum!

Eh sì, gli altri toccano, lui picchia. E rispetto all’inizio dell’anno, quando eccelleva già di rovescio ma sbagliava tanti dritti quando anziché d’incontro doveva spingere lui la palla e gli davano un gran fastidio le palle basse da tirare su con la frustata di polso, adesso Jannik tira delle fucilate di dritto, sia in cross sia in lungolinea, che fanno paura.

Sbagliando pochissimo in rapporto alle botte che tira.

Francamente, anche se contro Galan è stato meno brillante che contro Isner – contro il quale ha impressionato per la facilità con la quale ha risposto a quasi il 50% delle sue prime palle – mi sembra che questo Sinner sia superiore al Marin Cilic attuale e anche che Sonego sia ben più forte di Gojo, sebbene il numero due croato contro Popyrin abbia dimostrato di non essere uno sprovveduto.

Come al solito dovremo cercare di vincere i due singolari, perché ancora un doppio davvero competitivo con i migliori non lo abbiamo. E migliore di Mektic/Pavic, poi, in questo momento non ce l’ha nessuno. Volandri ha voluto provare una nuova coppia, Fognini/Sinner, sebbene Sinner avesse appena finito di giocare il suo singolare, ma insomma una bella coppia non si improvvisa. E non è detto che un grande singolarista sia anche un ottimo doppista.

Ieri Djokovic, in coppia con Cacic, ha perso in tre set il doppio decisivo contro i tedeschi Krawiets e Puetz…due che se lui li incontrasse in singolare farebbero più o meno gli stessi game di Isner con Sinner.

Prima dell’ultima giornata del round robin i giochi non sono ancora fatti in alcun girone. In quello dell’Italia, USA e Colombia possono ancora tentare di conquistare uno dei due posti riservati alle migliori seconde. Ma sono tante le squadre nelle loro stesse condizioni.

Chi vincerà fra Russia e Spagna vincerà il gruppo A, che si trova in cima al tabellone. La Russia è favorita anche se giocare fuori casa non è mai facile, ma Medvedev con Carreno Busta e Rublev contro Ramos Vinolas o Lopez dovrebbero vincere. La Spagna, pur sconfitta, potrebbe aspirare ad essere una delle migliori due fra le seconde.

Nei quarti forse la Russia potrebbe giocare contro la Svezia, salvo che il Kazakistan vinca con il Canada. E ci sta.

Scendendo nel tabellone il quarto di finale più probabile è Gran Bretagna (se batte la Cechia) contro la Germania (se batte l’Austria lasciandosi dietro la Serbia).

L’Italia si trova nella seconda metà del tabellone e come detto dovrebbe affrontare la Croazia. E spero che si possa andare sul 2-0 e guadagnarsi l’accesso alle semifinali a Madrid.

Contro chi? Contro la vincente del gruppo B (Svezia o Kazakistan) o una seconda squadra che, come detto, potrebbe essere forse più forte sia del Kazakistan sia della Svezia, le quali hanno fatto parte del gruppo decisamente più debole.

Gli incastri sono ancora tantissimi, perché si devono contare i set e magari anche i game, salvo che capitino a pari punti squadre che si sono affrontate; in quel caso ovviamente decide il confronto diretto.

Colombiani e italiani hanno finito di giocare il loro doppio alle 2 e 45 del mattino. Agli americani che dovevano giocarsi le ultime speranze contro i colombiani forse non è dispiaciuto, ma avrebbero preferito che alla fine vincessero gli italiani. Invece ora anche la Colombia può cercare di qualificarsi come seconda.

Non so se Filippo Volandri abbia fatto bene a tenere Sinner in campo fin quasi alle 3 e a mandarlo a letto verso le quattro del mattino. Lui che di solito va a letto alle 22.

Però devo dire che ho visto fare delle cose pazzesche a Sinner anche in doppio. Risposte vincenti in serie, pur rispondendo da destra e sui punti pari perché Fognini ama giocare sui punti dispari e da sinistra (d’altra parte con Bolelli era una scelta obbligata). Ma anche a rete la volée di rovescio di Jannik è di gran livello. Quella di dritto un po’ meno. Però se gioca così è fortissimo anche in doppio. E in coppia con Berrettini potrebbe diventare uno dei doppi più forti del mondo. Roba da Slam winner.

Erano avanti 3 punti a 0 nel tiebreak, dopo un rovescio vincente bellissimo di Sinner nel primo punto e due volée vincenti di Fognini. Sul 3-1 per gli azzurri Sinner ha sbagliato un dritto da metà campo banale per lui e sul 3-2 Fognini ha subito due mini-break, il primo sbagliando un rovescio piuttosto semplice, mentre sul secondo è stato bravo Cabal a giocare una bella volée.

I colombiani, sponsorizzati dalla Mizuno e incitati da un gruppetto di connazionali, sono saliti sul 6-3, ma due match point li ha annullati Sinner che serviva, il secondo con un ace. Poi sul servizio di Cabal una steccaccia clamorosa di dritto di Fognini ha fatto impennare la palla che è terminata poco prima della riga di fondo. Fognini non ha potuto fare a meno di baciare il telaio della racchetta: 6 pari!

Ma la fine è stata rinviata di pochissimo. Cabal ha chiuso uno smash e sul quarto match point Fognini ha sbagliato un lob in topspin: gli è venuto corto e per i colombiani è stato facile chiudere. Abbiamo scoperto che Sinner può giocare benissimo anche il doppio (“Anche il triplo!“, ha detto Volandri) e non è poco in prospettiva. È vero che aveva già giocato e vinto un torneo (ad Atlanta con Opelka…), ma aveva giocato così poco che è stato comunque una vera rivelazione.

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Editoriali del Direttore

Davis Cup: oltre le più azzurre previsioni. Un’Italia così forte può vincere la Davis? Isner: “Sinner sicuro top 3”

Capitan Fish: “L’Italia può battere qualsiasi squadra”. Forse non la Russia di Medvedev e Rublev. Il mio ricordo di Siviglia 2004, il Sinner di ieri mi ha ricordato quel Nadal

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Jannik Sinner - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

“Abbiamo una squadra fortissima”. Ipse, Sinner, Dixit. Come dargli torto? “Sinner diventerà certamente un top-3 del mondo!”. Ipse, Isner, dixit. Come dargli torto dopo quello che ho visto oggi?

Due esordienti hanno stroncato le reni ai giganti made in USA. Mi è tornata in mente la finale di Coppa Davis, quella vera, di Siviglia nel 2004 quando due tennisti nati e cresciuti nella piccolissima isola di Maiorca, l’esordiente diciottenne Rafa Nadal e il ventottenne Carlos Moya, stroncarono le reni a un Paese di 300 milioni di abitanti. Già, anche in quell’occasione, sul banco degli sconfitti ci finirono gli Stati Uniti, vincitori di 32 Coppe Davis, che schieravano Andy Roddick e per l’appunto l’attuale capitano di Coppa Davis Mardy Fish.

La Coppa Davis non è più la stessa, purtroppo, ma è vero che abbiamo una squadra fortissima se anche senza il nostro numero uno, Matteo Berrettini, siamo stati capaci di risolvere in due ore e mezzo la pratica americana a Torino.

 

In 2 ore e 31 minuti in totale l’Italia dei due esordienti in azzurro, con tanto di scritta Italia sulle spalle blu, Lorenzo Sonego e Jannik Sinner, ha dominato i giganti degli Stati Uniti, Reilly Opelka e John Isner, senza neppure perdere un solo game di servizio. Nessuno dei due azzurri. Sonego in un’ora e 29 minuti (6-3 7-6) ha concesso una sola palla break nel sesto game del primo set, cancellandola coraggiosamente. Sinner (6-2 6-0 in un’ora e 2 minuti) ne ha salvate tre consecutive nel secondo game del secondo set quando peraltro già era avanti di un break.

Se ieri ci avessero detto che un paio di giocatori avrebbero potuto chiudere il loro match senza perdere il servizio, avremmo probabilmente pensato che quelli sarebbero stati gli americani. C’è qualcuno al mondo che batte più forte di loro? Invece a non perdere il servizio sono stati gli azzurri e non quei due tipacci che tirano giù noci di cocco a 235 km orari da più di 4 metri e mezzo d’altezza, sommando la loro, la lunghezza delle braccia, quella della racchetta con l’aggiunta del saltino che hanno imparato a fare per incocciare la malcapitata pallina più su ancora per strapazzarla ben bene.

Francamente neppure il tifoso più ottimista avrebbe potuto immaginarsi uno scenario del genere. Io, ad esempio, non avevo nascosto la mia preoccupazione. Temevo soprattutto che Lorenzo Sonego patisse l’emozione di giocare nella sua Torino, a coronare un sogno di qualunque bambino che prende la racchetta in mano: giocare in Coppa Davis per l’Italia e proprio nella tua città, davanti alla tua famiglia, ai tuoi amici, con l’obbligo di vincere perché… il doppio americano aveva i favori generali del pronostico contro qualsiasi coppia azzurra. Sulle spalle c’era un carico di pressione assai pesante. Pesantissimo. Roba da far tremare i polsi, insomma. Sinner si era già più abituato, nel corso dell’anno, giocando finali davvero importanti, a situazioni pesanti.

Beh, Lorenzo ha cominciato il suo match mettendo dentro 4 prime palle sui primi 4 punti, tutti vinti. Meglio di così non poteva cominciare. Ha perso meno punti sul proprio servizio che non Opelka anche nel primo set: lui 6 in 5 turni, l’americano 7 in 4 turni. 28 punti per Sonego nel primo set, 21 per Opelka. E nel secondo, fino al tiebreak, la differenza è stata ancora più netta: Sonego ha ceduto 3 punti soltanto in 6 turni, Opelka 8. Quando Lorenzo ha fatto subito il minibreak nel tiebreak è apparso quasi fosse la logica conseguenza di quel che avevamo visto fono a quel momento.

Così come il fatto che Lorenzo, mettendo a segno l’ace n.4 e l’ace n.5 nel secondo e nel sesto punto di quel tiebreak, è stata la dimostrazione di una straordinaria lucidità e capacità di concentrazione. Quel minibreak gli è bastato, tenendo tutti i suoi servizi a non concedere la minima chance a un Opelka così stranito da apparire quasi rassegnato. Ma era furibondo… tanto che, obbligato a presentarsi in conferenza stampa, è stato di una scortesia, e di una mancanza di professionalità, pazzesca. Ha risposto a monosillabi, un vero gigante nella maleducazione.

Tutto il contrario di John Isner. Un Isner che aveva molte più ragioni di essere furioso. Mai aveva perso con un punteggio simile. 6-2 6-0! Ma vi rendete conto? Mentre arrivava in sala stampa ero andato di corsa a leggere i suoi risultati di 15 anni, dal 2021 al 2006 e non avevo trovato nessuna batosta così dura. Mai neppure un 6-0. La volta in cui aveva fatto meno game erano stati 4. Con Sinner ne ha fatti 2.

Cercando di non maramaldeggiare, ma solo dopo essermi reso conto della sua educazione – ha anche detto che era stata bellissima l’atmosfera, il tifo degli italiani e che l’unico dispiacere era stato quello di non essere riuscito a essere più competitivo – gli ho dovuto dire che avevo cercato nelle statistiche un punteggio altrettanto duro da lui subito nel corso della sua lunga carriera e lui ha ammesso con grande savoir faire: “Non ricordo che mi sia mai successo, ce lo siamo chiesti anche noi negli spogliatoi, ma Sinner ha giocato in un modo incredibile, non mi ha dato alcuna possibilità… è stato davvero troppo bravo. Non c’era davvero nulla che io potessi fare e se mi guardo indietro ci sono poche volte nelle quali non ho avuto un colpo in canna, una chance per rovesciare un match. Oggi invece è stato così. Non ricordo un match che io abbia perso altrettanto facilmente. Credo sia la prima volta. Naturalmente tutto il credito va a lui… che, ed è ancora più importante, è un bravissimo ragazzo, a very nice kid, davvero”.

È stato lì che gli ho chiesto se a suo avviso Sinner aveva le carte in regola per aspirare a un posto fra i primi 3 tennisti del mondo. E lui non ha avuto dubbi: “Anche se avessi giocato al meglio delle mie possibilità non so se sarei riuscito a batterlo oggi. Credo che questa indoor sia probabilmente la superficie più adatta al suo tennis. Forse se avessi avuto qualche match in più d’allenamento alle mie spalle avrei potuto giocare un match un po’ più equilibrato, ma non so se ci sarebbero molti giocatori che potrebbero batterlo su questo campo. Sono sicuro che sentirete parlare molto di lui in futuro, avrà molta pressione sulle sue spalle, ma la risposta è sì, lo vedo arrivare fra i primi 3 tennisti del mondo. Questa superficie è probabilmente la migliore per lui, ha avuto davvero ottimi risultati indoor quest’anno, penso che abbia solo 20 anni. Ma sì, penso che avrà certo un futuro radioso. Il nostro sport è fortunato ad avere un ragazzo come lui”.

E Mardy Fish ha poi detto: È la prima volta che vedo Sinner così da vicino e sono rimasto incredibilmente impressionato. Sì, perché avrò visto giocare Isner 600 o 700 volte e non ho mai visto nessuno rispondere al suo servizio come ha fatto stasera Sinner… E anche John mi ha detto la stessa cosa… Ci sono tanti giocatori che ho visto rispondere particolarmente bene, i del Potro, i Medvedev, ma stando lontani dalla riga di fondo. Lui sembra vedere bene prima dove andrà la palla. Decisamente il tennis italiano ha davanti a sé un brillante futuro. Per come gli italiani hanno giocato oggi, avrebbero vinto contro qualunque squadra al mondo”.

Beh… e se avessimo avuto anche il miglior Berrettini? Davvero forse soltanto la Russia di Medvedev e Rublev sembra più forte di noi, se i nostri giocano così. E il rimpianto per il formato della vecchia Coppa Davis cresce a dismisura. Perché potendo giocare 4 singolari invece di due, e riducendo l’importanza del doppio che oggi vale il 33 per cento dei punti e nella antica Coppa Davis invece valeva il 20 per cento, avremmo avuto vere chances di conquistarla per più di uno, due o tre anni. Se pensiamo che l’abbiamo vinta una volta sola… beh, cavolo, come sono cambiate le cose in un paio d’anni, da quella semifinale parigina raggiunta da Cecchinato a Parigi (dopo un “buco nero” di circa 40 anni e 160 Slam!), al trionfo monegasco di Fabio Fognini nell’aprile 2019, con gli 11 tornei vinti da allora dai tennisti italiani in mezzo a 13 finali raggiunte.

Oggi dobbiamo stare attenti. Dobbiamo vincere entrambi i singolari perché il doppio contro Cabal e Farah (campioni a Wimbledon nel 2019) non ci vedrebbe favoriti. Non credo che Galan possa combinarci lo scherzo di battere Sinner e che Mejia (se gioca lui invece di Cristiano Rodriguez) possa creare veri problemi a Sonego. Ragionevolmente giocheremo i quarti di finali lunedì contro la Croazia di Cilic e Gojo. Sinner dovrà giocare contro Cilic e Sonego contro Gojo. E anche in quel caso sarà meglio vincere entrambi i singolari, perché contro Pavic e Mektic, n.1 mondiale del doppio, sarebbe meglio non dover giocare un match decisivo.

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