ATP Marsiglia: Super Bolelli elimina Raonic!

ATP

ATP Marsiglia: Super Bolelli elimina Raonic!

Pubblicato

il

Impresa di Simone Bolelli che elimina negli ottavi la prima testa di serie del torneo indoor francese. Non è la sua prima vittoria in carriera contro un Top 10 poiché aveva già battuto Gilles Simon, allora n. 6 Atp, nel 2009 durante la Hopman Cup. Il canadese è N.6 del mondo. Simon a fatica su Coric. Wawrinka passeggia con Paire

Bolelli dopo la vittoria con Raonic

 

 

 

Raonic dopo al sconfitta con Bolelli

 

 

DA MARSIGLIAStrepitoso davvero Simone Bolelli oggi in terra di Francia. Concentrato e solido fino alla fine, il tennista di Budrio compie forse l’impresa più importante della carriera in singolare estromettendo la testa di serie n. 1 del torneo di Marsiglia e ottenendo così la sua seconda vittoria su un top 10, perché Simone aveva già realizzato l’exploit di battere nel 2009 Gilles Simon, allora n. 6, con lo score di 6-3 6-3 in 76 minuti durante la Hopman Cup, nel periodo in cui era allenato da Claudio Pistolesi.

6-4 3-6 7-6(3) il punteggio di un match condotto benissimo da Simone, con maturità e tattica, tanto da sorprendere un bombardiere come Raonic che, oggi, nonostante qualche repentina discesa a rete, non è riuscito a trovare il giusto bandolo della matassa e ha commesso tanti, troppi errori gratuiti.

In una sala indoor caldissima e soffocante, Simone Bolelli sta per realizzare un exploit davvero memorabile. Il pubblico arriva progressivamente e tanti spalti rimangono ancora vuoti. Fin da subito, Bolelli mette in campo un tennis convincente, ben costruito, con colpi profondi e decisi. Raonic, dal canto suo, non sembra poi così devastante e Simone gli tiene testa senza troppi problemi.

I due arrivano rapidamente sul 2-2. Una signora francese che si siede accanto a me e mi vede entusiasta dei bei colpi messi a segno da Simone, mi chiede se sia italiana e, alla mia risposta affermativa, mi confessa la sua ammirazione per Simone dicendomi : “Ah, mais il joue vraiment très bien !” E in effetti Bolelli gioca proprio bene. Scongiurato il pericolo di un break sul 2-3 15-40, Simone riesce a rimanere attaccato al canadese. E poi, in un battibaleno, la situazione si ribalta e sarà invece l’italiano a strappare il servizio a Milos sul 4-4 per poi servire per il set sul 5-4 e aggiudicarselo per 6-4.

Milos viene preso di sorpresa e comincia ad essere sempre più nervoso; tuttavia, nel secondo parziale, viene un po’ aiutato da Simone che comincia a disunirsi e a commettere alcuni errori di troppo, soprattutto di dritto. Ora il punteggio scorre via rapido e il canadese allunga le distanze sul 4-1, poi sul 5-2 per poi intascare la seconda frazione per 6-3.

Tutto da rifare dunque.

Nel frattempo il Palais des Sport si riempie ancora; il pubblico comincia  a partecipare con più passione agli scambi e, tra gli spalti, cominciano a farsi sentire anche numerosi italiani con i loro “Dai Simone !” Dal canto suo Milos perde sempre di più la calma, tant’è che si spazientisce parecchio quando un ragazzino caccia un urlo in pieno smash. Bolelli, al contrario, non sembra essersi scomposto più di tanto dopo la defaillance del secondo set e continua a rimanere concentrato.  Il canadese appare davvero stizzito, poco sicuro di sé, anche se, nei momenti importanti, estrae dal cilindro un servizio che raggiunge i 237 km/h.

Dopo aver scampato a un altro break all’inizio del set, Simone ritrova ritmo e profondità, cercando di imporre a Raonic scambi prolungati. E, difatti, il pupillo di Piatti e Ljubicic ricomincia ad essere falloso. Spesso rigidissimo sulle gambe, Milos colpisce precipitosamente, cercando di conquistare subito il punto. Ma Simone non si fa sorprendere, continua ad accumulare punti e a tenere con autorevolezza i propri turni di servizio.

Si arriva così al tie-break.

Ed è qui che Simone fa la differenza. Dalle sue corde partono fendenti ancora più solidi, costringendo Raonic sulla linea di fondo e cambiandogli appena possibile le traiettorie, tant’è che riesce a salire rapidamente sul 4-1. Milos recupera fino al 4-3 ma poi nulla più. L’azzurro riesce ad ottimizzare il vantaggio e, aiutato inoltre da un nastro tutto italiano, sale ancora 5-3 e si aggiudica il tie-break per 7 punti a 3. L’impresa è compiuta: in 1 ora e 55 minuti, Simone batte il n. 6 del mondo.

Davanti al pubblico di Marsiglia, sorpreso ma felice di acclamarlo, il tennista azzurro realizza l’impresa forse più importante della sua carriera in singolare. Non c’è dubbio, la seconda giovinezza di Simone è sempre più bella.

Pur mantenendo grande pacatezza ed equilibrio, Simone appare soddisfatto in conferenza stampa:

Oggi ho servito molto bene” ci ha detto “con lui è diffcile giocare, perché tira forte, tira subito winner, non era facile trovare il ritmo, ho risposto un pochino meglio; e comunque e mi ha fatto molto bene giocare una partita già ieri. Cercavo di tamponare il suo gioco, di farlo giocare, sulla seconda poi tentavo di mettere i piedi dentro il campo e di prendere l’iniziatva. Nel secondo set non ho giocato molto bene, ho fatto qualche errore di dritto. Poi sì, lui era un po’ nervoso, ha sbagliato qualche risposta in più. capita. Ogni partita è diversa”.

Cosa ne pensa Simone della sua seconda giovinezza tennistica?

Dopo l’infortunio del 2013, mi sono ripreso, ora sto giocando bene e se fisicamente sto bene sento di avere ancora 4-5 anni davanti a me e spero di fare bene e giocare bene

Una parola sullo splendido successo ottenuto a Melbourne…

Senza parole !  Avanzavamo nel torneo, parecchie coppie forti erano uscite e sentivamo che si poteva fare. Con Fabio abbiamo una bella unione dentro e fuori dal campo. La vittoria in Australia è forse la più grande gioia vissuta fino adesso, un’emozione incredibile“.

Domani Simone incontrerà Gaël Monfils per un posto in semifinale. Il parigino ovviamente è amatissimo anche a Marsiglia ma qui, nella città dei Focesi, ci sono anche tanti italiani che certamente si faranno sentire per incoraggiare il loro Simone. Ma, intanto, ancora bravo Simone !

 

Bolelli-Raonic

 

Dopo la splendida performance di Bolelli con Raonic, Simon lotta contro la stellina croata Coric ma, alla fine, ce la fa.
Forse Gilles Simon aveva un po’ sottovalutato il giovanissimo borna Coric. E, in realtà, in conferenza stampa confessa che, tutto sommato, dopo il primo set vinto facile 6-2, “non mi è sembrato poi un granché“. Poi però arriva il bello, con Gillou che si rilassa e Borna che ne approfitta per aggredirlo e sorprenderlo. Lo stesso Gilles ammette di essersi innervosito per aver permesso all’avversario di ritornare in partita. Dopo un primo set un po” “addormentato” da parte del croato, questi si “risveglia” e comincia a mettere in seria difficoltà il francese che, disturbato inoltre da un dolore al tallone, è costretto a faticare ancora.

Alla fine il nizzardo riesce a portare a casa il match con lo score di 6-2 3-6 6-3 con Borna che è costretto ad arrendersi ad un avversario molto più esperto di lui. In conferenza stampa, il francese confessa candidamente di non essere stato per niente impressionato da Borna all’inizio dell’incontro: “Non l’ho trovato molto forte all’inizio. Poi però teneva una buona cadenza e ha preso un buon ritmo. Finché poi, nel secondo set, ha aumentato ancora di più il suo livello di gioco e lì ho capito che sarebbe stata dura se non tentavo di chiudere al più presto”.

E che ne pensa Gilles dell’incontro tra Monfils e Bolelli? Darà qualche consiglio al suo amico Gaël? “Ah, assolutamente no. Simone Bolelli è uno di quei gocatori che dovrebberero essere tra i primi 20 del mondo. Ha sempre giocato benissimo e penso che Gaël potrà sbrigarsela meglio di quanto potrei io”. E Simon ne sa qualcosa poiché, come detto sopra, nel 2009, durante la Hopman Cup, subì da Simone un netto 6-3 6-3. Ora Gilles aspetta il vincente tra Ernests Gulbis e Jérémy Chardy, in campo ora.

Nessun problema invece per il semifinalista dell’Australian Open e fresco vincitore a Rotterdan, Stan wawrinka. Lo svizzero ha liquidato rapidamente la pratica Benoît Paire con lo score di 6-2 6-3.

Davanti ai giornalisti, Stan ha spiegato  quanto sia complicato, a volte, giocare contro un caro amico come Paire ma “in campo bisogna poi separare le cose. Oggi è andata bene. Dopo l’Australia avevo bisogno di recuperare; per 8 giorni, ho staccato con il tennis e mi sono dedicato alla mia famiglia“.

E la Coppa Davis? Stan e Roger si sono parlati per discuterne?

A sorpresa Stan dichiara che non c’è stata concertazione tra lui e Roger (sarà vero?) e che il comunicato di Federer che annunciava che non avrebbe preso parte al primo turno di Davis contro il Belgio è uscito quando stava per essere divulgato anche quello di Stan, già pronto da alcuni giorni e che annunciava la rinuncia di Wawrinka al primo tie di davis. Insomma, i due hanno preso la stessa decisione e l’hanno comunicata quasi contemporaneamente ma…senza saperlo.

Ora lo svizzero aspetta l’ucraiono Serjy Stakhovsky.

Il programma di oggi si è chiuso con la”solita” sconfitta di Gulbis, superato abbastanza nettamente da Jeremy Chardy. Periodo davvero molto negativo per il lettone che rischia di scivolare fuori dalla Top15.

Risultati:

S. Bolelli b. [1] M. Raonic 6-4 3-6 7-6(3)
D. Thiem b. [6] D. Goffin 5-1 rit
[5] G. Simon b. [WC] B. Coric 6-2 3-6 6-3
[2] S- Wawrinkab. [WC] B. Paire 6-2 6-3
J. Chardy b. [3] E. Gulbis 6-3 6-4

Continua a leggere
Commenti

ATP

Djokovic, agenda piena: anche Adelaide prima dell’Australian Open

Dopo l’esibizione di Abu Dhabi e l’ATP Cup, il serbo scenderà in campo anche nella settimana immediatamente precedente allo Slam australiano. Dove difenderà il titolo

Pubblicato

il

Novak Djokovic - Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

La scelta va in controtendenza: Novak Djokovic ha riempito la sua agenda fino all’Australian Open. Ai già noti impegni del Mubadala Tennis Championships (esibizione ad Abu Dhabi) e della neonata ATP Cup, il numero due del mondo ha aggiunto l’iscrizione al 250 di Adelaide in programma dal 12 al 18 gennaio. Sarà quindi in campo anche nella settimana che precede immediatamente lo Slam di Melbourne. Decisione atipica per i big, nello specifico anche per il serbo che solo tre volte in carriera ha optato per questa soluzione.

I precedenti – per quanto dilazionati nel tempo – non sono incoraggianti: nell’ormai lontano 2006 è passato da ‘s-Hertogenbosch prima del ko ai sedicesimi di Wimbledon contro Mario Ancic. Nel 2009 ha optato per una soluzione paragonabile a quella attuale: due tornei (Brisbane e Sydney) prima di Melbourne, dove però la corsa si è fermata ai quarti di finale contro Andy Roddick. Più di recente, nell’estate 2017, la parentesi di Eastbourne ha preceduto l’eliminazione ai quarti di Wimbledon per mano di Tomas Berdych.

Stringendo il focus sull’approccio al primo Slam dell’anno – il preferito del serbo che l’ha conquistato sette volte, l’ultima a gennaio – la strada scelta è stata quasi sempre diversa rispetto a ciò che vedremo tra qualche settimana e a quanto accaduto nel precedente del 2009. Nel 2007 – unica apparizione ad Adelaide prima del 2020 – il serbo vinse il torneo in finale contro Chris Guccione per poi fermarsi agli ottavi dell’Australian Open contro Federer. Dal 2015 al 2019 il calendario è stato abbastanza uniforme: con la sola eccezione del 2018, Djokovic ha sempre preparato il primo Major passando da Doha (appuntamenti non immediatamente successivi). Due i successi in Qatar (2015 e 2016), tre quelli a Melbourne Park (2015, 2016 e 2019).

A cambiare il quadro per la prossima stagione è chiaramente intervenuto il nuovo torneo per nazioni che verrà ospitato proprio in Australia. Per non andare in sovrapposizione, l’esibizione di Mubadala (ci sarà anche Nadal) è stata anticipata di una settimana rispetto alla passata stagione (19-21 dicembre) al fine di consentire ai giocatori spostamenti più comodi verso l’emisfero Sud.

Djokovic, insieme a Dusan Lajovic, difenderà i colori della Serbia dal 3 gennaio nel girone di ATP Cup di Brisbane che comprende anche Cile, Francia e Sudafrica. Da consigliere in quota giocatori, il serbo ha parlato di recente a Madrid dell’opportunità di un tavolo di discussione tra ATP e ITF per arrivare a una fusione tra la nuova Davis e l’ATP Cup. Strada ancora lunga da percorrere. L’obiettivo più importante e più immediato rimane per lui la difesa del titolo dell’Australian Open. Con Adelaide tappa intermedia.

Continua a leggere

ATP

Tsitsipas vince una bella edizione delle Finals: è Maestro a soli 21 anni

LONDRA – La finale è la degna conclusione di uno splendido torneo. Thiem si fa rimontare ma esce dal campo con onore. Stefanos è il più giovane Maestro dal 2001

Pubblicato

il

Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
Spazio sponsorizzato da Generali

Con Immagina Benessere di Generali eviti le lunghe liste d’attesa e hai gli esami di alta diagnostica subito disponibili e rimborsabili

[6] S. Tsitsipas b. [5] D. Thiem 6-7(6) 6-2 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Stefanos Tsitsipas soffia la polvere dai libri di storia dell’ATP vincendo il torneo di fine stagione a soli 21 anni e tre mesi. Il greco è il ‘Maestro’ più giovane dallo Hewitt poco più che ventenne che si impose nel 2001, ed è soprattutto il vincitore all’esordio più giovane dai tempi del 19enne McEnroe nel 1978, praticamente una vita fa. Maestro a 21 anni come, nel recente passato, Zverev lo scorso anno (21 anni e sette mesi) e soprattutto Djokovic nel 2008 (21 anni e sei mesi).

 

Un torneo già di grande livello trova quindi nella finale una conclusione meravigliosa. Tsitsipas ha battuto con merito un grandissimo Thiem, capace di risorgere dopo aver vinto un primo set di livello eccelso ed equilibratissimo e perso nettamente il secondo. La maggiore propositività di Tsitsipas, molto solido anche in difesa, oggi avrebbe steso sin da subito molti giocatori. Non Thiem, che ha annullato un set point e poi ha sfruttato l’unico vero errore di Tsitsipas, un rovescio quasi steccato che Thiem ha trasformato nel 7-4 finale. Nel secondo set l’austriaco è però sparito dal campo, seppellito da una versione di Tsitsipas simile a un Federer ateniese. Non tanto per qualche colpo di pregio ma per la capacità di variare degna dello svizzero, come volare in campo per chiudere a rete, offrire dal fondo parabole di rovescio e dritti imprevedibili. Il terzo set è stato l’epilogo più alto di queste Finals, con Tsitsipas che salito 3-1 ha subito l’orgoglio e il grande gioco di Thiem, che ha subito contro-breakkato portando il match al tie-break. Stefanos è salito fino al 4-1 con due servizi a disposizione, ma ancora una volta in un’arena ormai tutta per Stefanos, Dominic ha impattato sul 4-4. Un altro errore di dritto però, il suo colpo più deficitario oggi, ha mandato Tsitsipas sull’Olimpo, Maestro a 21 anni.

PRIMA DELLA PARTITAStefan Edberg, Maestro nel 1989, segue da ospite d’onore nello Star Box B (quello dietro il giudice di sedia), in attesa di premiare il vincitore di questa edizione. Nell’altro box degli ospiti d’onore, lo Star Box A (esattamente di fronte al B, quasi perché i VIP si guardino negli occhi invidiando i privilegi altrui o vantandosi dei propri), ci sono Hugh Grant e Woody Harrelson. Entrambi sono grandi appassionati sportivi. nel calcio capita spesso di vedere il bellone di Notting Hill sugli spalti di Craven Cottage per i match del Fulham, mentre il capo della polizia Bill Willoughby di Tre Manifesti a Ebbing Missouri compare ogni tanto con maglie da calcio del tutto imprevedibili (un vecchio tweet lo immortalava addirittura con quella della Reggina). L’ultima immagine di Harrelson ‘sport addicted’ è però il magico show offerto a Wimbledon, quando con addosso un’evidente sbornia ha tentato di riguadagnare il suo posto sul Central Court, venendo invece respinto dallo steward. Nacque addirittura un account Twitter celebrativo, poi tornato alla normalità, ma chi non conosce la storia può rimediare cliccando qui. I precedenti dicono 4-2 Thiem, con Tsitsipas che ha vinto solo uno dei quattro incontri sul duro al 1000 (Toronto 2018).

UN ROVESCIO COSTA CARO A STEF – La finale parte molto bene, anche se notiamo qualche posto vuoto qua e là: è un peccato per l’ultimo grande match dell’anno (Davis by Cosmos a parte) ma i prezzi sono da grande evento londinese. L’intensità degli scambi è subito molto forte, i servizi ben oliati ma gli scambi superiori ai tre colpi sono parecchi. Sul 1-1 40-0 servizio Tsitsipas, Thiem indovina un gran rovescio lungolinea, uno dei colpi migliori e più dolorosi per l’avversario, ma è troppo presto per capire se lo potrà utilizzare spesso nella partita. Il finalista degli ultimi due Roland Garros annulla una palla break sul 2-1 e poi sul 4-3, mentre nel gioco prima, è il due volte giustiziere di Federer (qui ieri e all’Australian Open, non proprio due vittorie in tornei da poco) a salvare il servizio in un’occasione. Il tie-break viene deciso da un rovescio sbagliato da Stefanos nel momento peggiore e dopo aver annullato con uno smash a rete un set point. Poco più di un’ora di grande tennis, che si porta a casa il freddo viennese.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

TUTTO DA RIFARE PER DOMINIC – Nel secondo set Zeus interviene subito e affianca a Tsitsipas Ade, Dio degli inferi, perché la ferocia con cui reagisce per rispondere al set perso sembra del tutto adatta a mandare l’amico Dominic negli inferi. Naturalmente Ermes dai piedi alati è con lui dal primo turno contro Medvedev. Due divinità dalla tua spiegano bene perché il semifinalista di Melbourne, Roma e Shanghai si porti sul 4-0, ma il campo lo fa certamente meglio. Giunto sul 5-2 40-15 e servizio, la seconda sopra i 200 km orari sul secondo set point rimanda tutto al terzo set, dove Dominic è chiamato a non pensare neanche per un attimo perché in un amen ha perso il set di vantaggio ottenuto dopo più di un’ora di battaglia. Sul 3-0 pesante per Stefanos, la pausa è buona per inquadrare sui maxi-schermi il succitato Woody Harrelson. Anche per quanto detto sopra, un attore così poliedrico e insieme un personaggio così bizzarro, è difficile da odiare e infatti il pubblico si esalta in un’espressione di entusiastica sorpresa cui Woody risponde con un saluto e un’espressione delle sue. Il set non ha storia, complice anche la rottura prolungata dell’austriaco (25 punti a 12, nessun punto portato a casa da Thiem con la seconda di servizio).

LOTTA SENZA QUARTIERE – Apre Thiem al servizio e sul 30 pari un punto da colpi di velocità siderale viene deciso da un vincente lungo linea del n.6 del mondo che manda in visibilio tutta l’O2 Arena. Thiem deve annullare una palla break, ma il servizio viene ceduto due giochi dopo. Dopo 1 ora e 49 minuti di partita, sull’1 pari del terzo, si rompe l’equilibrio. Serve l’austriaco, ma il greco sale 15-40; la prima viene annullata da una buona volèe di Dominic (nonostante l’indegno urletto di disturbo appena prima del colpo di un cretino, versione peggiore dei discendenti della grande civiltà greca), ma sulla seconda il compagno di Kiki Mladenovic manda in rete il dritto in uscita dal servizio. Tsitsipas sembra inarrestabile, conferma il break e sale 3-1. A impressionare di Tsitsipas è l’intelligenza tattica ben superiore ai suoi 21 anni. I colpi difensivi liftati del greco per recuperare il campo quando viene cacciato indietro sotto le bombarde dell’artigliera asburgica sono eloquenti a tal proposito, un’astuzia degna di Ulisse ma senza il suo opportunismo (lui non avrebbe mai lottato alla morte con Nadal, meno male che nel XI secolo abbiamo Stefanos!).

A questo punto il trofeo dei Maestri sembra prendere la strada di Atene, ma la fanteria austriaca ha già mostrato le sue capacità di ricorrere alla rete e di non mollare niente (se non come Nadal – come lui a rifiutare la sconfitta chi altri? – certamente come Michael Chung). Quando Stefanos serve per sul 3-2 15 pari, spedisce inopinatamente lungo uno schiaffo al volo a rete e lo paga a carissimo prezzo: Dominic recupera correndo come Bolt (copyright del collega Ferri) e alla seconda palla del contro-break si giova di un errore di rovescio del greco, che lo scaraventa dall’Olimpo alla terra, nel luogo dove i comuni mortali contano le ore, a Greenwich. Nel momento a lui più sfavorevole e con un pubblico tutto per il semidio ateniese, Thiem mette in campo due dritti anomali mostruosi, giocati girando attorno alla palla, mostruosi perché non indirizzati lungolinea ma strettissimi a lambire la rete.

EPILOGOSul 5 pari, il Colosseo contemporaneo trova la sua estasi. “Tsitsipas, Tsitsipas, Tsitsipas”. L’acustica è perfetta, la battaglia di più. Ma Dominic Thiem, che per il pubblico è ora il cattivo, non fa una piega e serve da Dio sotto gli occhi dell’Olimpo. Dopo quasi due ore e mezza di sublime battaglia, l’epilogo al tie-break è il più giusto, il più epico. Sul 2-1 per il greco, la perfezione di Tsitsipas costringe Thiem ai due errori meno gratuiti di sempre, ma sul 4-1 il roccioso Thiem prima fa due punti sul servizio avversari, agganciandolo sul 4 pari, ma a quel punto dimostra anche lui di essere umano e fragile, con un dritto in rete che pone fine alla contesa. Sul 6-4, Tsitsipas chiude al primo match point e si laurea Maestro 2019.

Stefanos Tsitsipas a terra – ATP Finals 2019 (via Twitter, @atptour)

Il tabellone completo del torneo
Il ranking ATP aggiornato

Continua a leggere

ATP

Thiem: “Ho un buon rapporto con Tsitsipas, ma sul campo è sempre battaglia”

LONDRA – Le ambizioni dell’austriaco crescono, alla vigilia della sua venticinquesima finale in carriera. Questa sarà la più importante

Pubblicato

il

Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
Spazio sponsorizzato da Generali

Con Immagina Benessere di Generali eviti le lunghe liste d’attesa e hai gli esami di alta diagnostica subito disponibili e rimborsabili

da Londra, il nostro inviato

Dominic Thiem è forse l’unico giocatore, tra quelli nati negli anni ’90, che sinora è stato capace di inserirsi con una certa continuità all’inseguimento delle quattro leggende del tennis. Il suo salto di qualità è arrivato soprattutto negli ultimi due anni, un lasso di tempo in cui ha vinto otto tornei (metà dei quali sul veloce, dove a inizio carriera difettava parecchio), battuto nove volte giocatori compresi in top 5 – tra questi due volte Nadal, due volte Djokovic, tre volte Federer – e raggiunto due volte la finale al Roland Garros. Adesso l’austriaco sembra pronto per fare persino qualcosa in più, ovvero iniziare a togliere qualche titolo pesante ai mostri sacri, come ha già saputo fare quest’anno battendo Federer in finale a Indian Wells. Intanto giocherà da favorito contro Tsitsipas (inizio del match alle 19 italiane), che ha battuto in quattro confronti diretti su sei.

 

Domani affronterai Stefanos Tsitsipas che hai avuto modo di conoscere meglio alla Laver Cup. Ce ne puoi parlare un po’?
Ho sempre avuto un buon rapporto con lui ma sicuramente alla Laver Cup ci siamo conosciuti tutti meglio. C’era una bellissima chimica tra tutti noi. Ci siamo divertiti molto. Sono tutti ragazzi simpatici. E anche negli altri tornei passiamo dei bei momenti insieme. Ma quando siamo sul campo combattiamo una battaglia e per due o tre ore mettiamo da parte l’amicizia.

Quella di domani sarà una finale con due giocatori con il rovescio a una mano, cosa che non capitava da 13 anni. Ci sapresti dire cosa fa si che questo modo di giocare il rovescio renda lo spettacolo più interessante e gradevole?
È una bella cosa perché per un lungo periodo ci sono stati pochi giocatori con questa caratteristica. Ora grazie a me, Stefanos, Shapovalov avremo modo di vederlo per 10 o 15 anni e credo sia grandioso. Se lo si sa giocare bene come noi sulle superfici indoor offre grandi vantaggi perché offre molte opzioni.

Poco fa Zverev ha detto che secondo lui nel 2020 qualcuno vincerà un torneo dello Slam per la prima volta. Condividi?
Sì. Non al 100%, ma lo credo possibile anche io pur se i primi tre continueranno ad essere ancora i favoriti. Per quel che mi riguarda spero che nel 2020 riesca a proseguire nella mia crescita che mi pare vada nella giusta direzione. Perciò dopo questo torneo mi prenderò un po’ di riposo ma poi tornerò ad allenarmi per migliorare ancora. Sono molto motivato e credo che nel 2020 farò ancora meglio di quest’anno.

A fine anno sarai numero 4 al mondo. È meglio che essere il numero 3 per qualche settimana durante l’anno? Ci sono 5 anni di differenza tra te e Tsitsipas come tra Federer e Nadal. Ti fa pensare a nulla questo fatto?
In vista dell’Australian Open è certamente importante. Meglio arrivare allo Slam come quarta testa di serie che come quinta. Per quanto riguarda la differenza d’età è una curiosa coincidenza. Ho visto una foto in cui ci alleniamo insieme nel 2016. Credo che nessuno dei due potesse anche solo immaginare che tre anni dopo saremmo arrivati qui.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement