ATP: due tornei di alto livello a Dubai e Acapulco

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ATP: due tornei di alto livello a Dubai e Acapulco

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Due importanti 500 e un torneo dalla ritrovata tradizione; questo è il piatto proposto dall’ATP nella settimana entrante. Il circuito maggiore maschile cala tutti (o quasi) i suoi pezzi da 90 in tre appuntamenti che spaziano dall’Asia all’America. Analizziamo dunque passato e presente dei tornei di Dubai, Acapulco e Buenos Aires.

 

Dubai – Il Duty Free Tennis Championships al maschile si avvicina al quarto di secolo (quest’anno si celebra la 23esima edizione) e la credibilità di questo lussuoso torneo cresce di pari passo con il suo ricco albo d’oro. La sede è rimasta quella dell’Aviation Club Tennis Centre fin dai primordi anche se l’inaugurazione dello stadio principale avvenne solo nel febbraio del 1996. Dal 2001 in poi ha sempre alzato il trofeo un vincitore di slam eccezion fatta per Santoro, che vinse nel 2002.

 

Nessuno come Roger Federer che ha vinto sei titoli nell’arco di dodici stagioni (2003/2014) di cui tre consecutivi (2004/06), impresa quest’ultima riuscita anche a Djokovic (2009/11). Lo svizzero detiene anche il record di finali (8) ma è uno dei tre giocatori che, dopo aver ricevuto la testa di serie n°1, hanno perso al debutto nel torneo: accadde nel 2008 (Murray il suo giustiziere). Gli altri sono Muster (1996, sconfitto dal lucky looser Sandon Stolle) e Corretja (1999, battuto da Ilie).

In due sole occasioni il torneo è stato vinto da un “unseeded” e si tratta in entrambi i casi di francesi: Jerome Golmard e Fabrice Santoro. Per il resto il titolo non è mai sfuggito ad uno dei primi quattro favoriti tranne che nel 2001 (Ferrero, n°7) e 2008 (Roddick, n°6).

Sono tre i tennisti che hanno giocato due finali perdendole: Feliciano Lopez, Mikhail Youzhny e Tomas Berdych. Nelle 22 finali fin qui disputate, solo tre volte era presente un tennista non-europeo: Wayne Ferreira, Younes El Aynaoui e Andy Roddick.

Così l’anno scorso – In uno dei tanti “giardini di casa sua”, Roger Federer torna al successo sul duro nella sua Dubai; un successo che gli mancava da un anno e mezzo (Cincinnati 2012) e scaccia definitivamente i fantasmi dell’orribile 2013, chiuso con la sola vittoria in quel di Halle.

Accreditato della quarta testa di serie e collocato nella metà superiore del tabellone, Federer esordisce sul velluto lasciando cinque giochi al tedesco Becker ma nel secondo turno l’immarcescibile Stepanek riesce a strappargli il set centrale al tie-break. Nel frattempo il torneo ha salutato due favoriti: Del Potro (2) costretto al ritiro dopo aver ceduto il primo set all’indiano Devvarman e Tursunov (8), eliminato da Rosol.

Nei quarti è proprio il ceco a sfidare Federer e rimediare quattro giochi, due per parziale; a questo livello la sfida più interessante è quella che vede Berdych (3) regolare senza affanno Tsonga (5). Tomas, finalista dell’edizione 2013 proprio a spese di Roger, vola in finale imponendosi in due set combattuti (75 75) al tedesco Kohlschreiber mentre nell’altra semifinale Federer e Djokovic danno spettacolo. È la terza volta che i due si sfidano a Dubai (oltre alla finale 2011, anche i quarti 2007) e il bilancio è in parità. Nole parte meglio ma alla distanza esce Federer (36 63 62) che si ripeterà anche il giorno successivo, recuperando un set a Berdych e mettendo in bacheca il trofeo n°77 in carriera.

Così quest’anno – Il tabellone di Dubai è come da sempre affollato di top players e Bolelli e Seppi avranno il loro bel da farsi anche se nelle ultime settimane hanno ingranato la sesta. Simone affronta al primo turno un qualificato per poi incappare probabilmente in Berdych, che dovrebbe risultare vincente contro Chardy, ma speriamo che Bolelli prosegua il suo percorso di crescita che lo ha visto battere Raonic la settimana passata. Andreas Seppi dovrà partire subito bene contro Richard Gasquet, per poi incontrare con molta probabilità Bautista Agut.

La parte alta è dominata da Djokovic, che passeggerà nei prima turni, prima contro Pospisil e successivamente forse contro Feliciano Lopez. Il possibile sfidante in semifinale si chiama Thomas Berdych, poiché i possibili avversari del ceco non paiono all’altezza: Istomin, Gulbis, Rosol e Stakhovsky.

Roger Federer è la testa di serie numero due e dovrebbe battere per la nona volta su nove Mikhail Youzhny per poi vedersela sicuramente con uno spagnolo, il campo deciderà se sarà Verdasco o Garcia Lopez. Nella parte bassa del tabellone c’è anche Murray che avrà delle partite interlocutorie contro giocatori come Gilles Muller, Sousa, Baghdats, Goffin e Kohlschreiber, per poi incontrare eventualmente lo svizzero in semifinale.

ALBO D’ORO

1993 Karel Novacek-Fabrice Santoro                  64 75

1994 Magnus Gustafsson-Sergi Bruguera          64 62

1995 Wayne Ferreira-Andrea Gaudenzi              63 63

1996 Goran Ivanisevic-Albert Costa                    64 63

1997 Thomas Muster-Goran Ivanisevic              75 76

1998 Alex Corretja-Felix Mantilla                       76 61

1999 Jerome Golmard-Nicolas Kiefer                 64 62

2000 Nicolas Kiefer-Juan Carlos Ferrero            75 46 63

2001 Juan Carlos Ferrero-Marat Safin               62 31 ret.

2002 Fabrice Santoro-Younes El Aynaoui          64 36 63

2003 Roger Federer-Jiri Novak                           61 76

2004 Roger Federer-Feliciano Lopez                   46 61 62

2005 Roger Federer-Ivan Ljubicic                       61 67 63

2006 Rafael Nadal-Roger Federer                       26 64 64

2007 Roger Federer-Mikhail Youzhny                64 63

2008 Andy Roddick-Feliciano Lopez                   67 64 62

2009 Novak Djokovic-David Ferrer                     75 63

2010 Novak Djokovic-Mikhail Youzhny              75 57 63

2011 Novak Djokovic-Roger Federer                   63 63

2012 Roger Federer-Andy Murray                      75 64

2013 Novak Djokovic-Tomas Berdych                75 63

2014 Roger Federer-Tomas Berdych                   36 64 63

 

Acapulco – Il sombrero, la “Guajè de plata” e il mare di Acapulco. Questo e molto altro è l’Abierto Mexicano, l’unico ATP 500 sul duro di tutto il Centro e Sud America. Inizialmente il torneo, che rilevò i diritti di Maceiò, si giocò sulla terra rossa del Club Aleman di Città del Messico e la prima edizione è datata 1993. Fino al 2000 (e con la sola eccezione del 1999, anno in cui non venne disputato), la manifestazione rimase nella capitale messicana per poi trasferirsi nel nuovissimo Stadio Mextenis di Acapulco, a due passi dal Fairmont Acapulco Princess.

Dopo oltre vent’anni di terra rossa, nel 2014 gli organizzatori si sono convertiti al duro. Visto il crescente interesse di pubblico e giocatori e la magnifica location, l’aspirazione nemmeno troppo segreta di Raul Zurutuza è quella di salire ulteriormente di categoria. “Per i prossimi due o tre anni la situazione non cambierà ma potrebbe essere solo questione di pazienza” avrebbe detto il direttore del torneo.

Nel 1995 venne deciso che l’imponente trofeo in argento che riproduce il guajè, tipico frutto messicano, sarebbe stato assegnato al giocatore che avesse conquistato tre titoli consecutivi. L’austriaco Thomas Muster, campione delle prime due edizioni, non si fece sfuggire l’occasione anche se poi donò il trofeo all’Abierto Mexicano. Sedici anni dopo la stessa impresa è riuscita a David Ferrer, trionfatore nel triennio 2010/12.

Muster fece poker nel 1996 e in questo l’iberico, respinto da Nadal nella finale 2013, non è riuscito ad emularlo. Tre i qualificati che hanno conquistato la finale: Chela l’ha vinta nel 2000, Jabali (’94) e Malisse (’98) l’hanno invece persa. In due occasioni il n°1 del seeding ha perso al debutto: Coria nel 2006 (sconfitto dall’italiano Di Mauro) e Nalbandian tre anni più tardi (battuto da Koellerer). L’argentino Juan Ignacio Chela è l’unico ad aver vinto il torneo nelle due località

Così l’anno scorso – Cambia la superficie e cambiano i primattori. Il primo Abierto Mexicano sul Plexipave premia la tenacia del bulgaro Grigor Dimitrov che mette a segno un 5 su 5 nei tie-break, vince tre consecutivi match molto equilibrati al terzo set e incamera il trofeo più importante della sua ancor breve carriera.

Il pluridecorato David Ferrer è il re delle teste di serie ma è poco fortunato: avanti di un set e sotto 2-4 nel secondo, è costretto al ritiro nel match valido per i quarti di finale che lo vede opposto a Kevin Anderson. Il sudafricano (5) si spinge fino all’ultimo atto a spese dell’ucraino Dolgopolov, giunto in semifinale senza cedere set a Pospisil (8), Chardy e Karlovic.

Nella metà inferiore del tabellone il favorito è Murray (2) ma lo scozzese è costretto a risalire la corrente sia al primo turno con Andujar che nei quarti con Simon. In semifinale Andy trova Dimitrov (4), sopravvissuto a un’autentica battaglia con Gulbis (46 76 75) e ci perde per la prima volta dopo quattro successi. Il bulgaro mostra di saper lottare e chiude 46 76 76. Il feeling di Dimitrov con il gioco decisivo prosegue anche in finale, dove Anderson deve inchinarsi alla legge del tennis che lo vede soccombere pur avendo totalizzato un game in più del suo avversario: 76 36 76.

Per il resto torneo molto regolare con due sole teste di serie uscite anzitempo; oltre al già citato Pospisil, fuori subito anche Isner (3) eliminato in due tie-break (c’erano dubbi?) da Ivo Karlovic.

Così quest’anno – Iniziamo la settimana esaltati dalla prestazione di Fognini contro Nadal nella semifinale del Rio Open, per rituffarci nel tabellone del torneo di Buenos Aires dove nella parte alta individuiamo nuovamente i nomi del maiorchino e del ligure che potrebbero darsi nuovamente battaglia in semifinale. Tale previsione si potrebbe realizzare poiché Rafa Nadal vede dalla sua parte atleti come Albert Montanes, Lorenzi che sfiderà il mancino Bellucci al primo turno, e Carreno Busta. Tutti buoni giocatori sulla terra battuta, ma un Rafa attento, anche se in condizione fisica non buona, dovrebbe arrivare in semifinale. Fabio Fognini, invece, ha di fronte un tabellone benevolo dove i più pericolosi sono Vesely e Berlocq. La seconda testa di serie e favorito per la semifinale è Tommy Robredo che deve guardarsi da Jarkko Nieminem, Almagro, favorito su Andujar, che ha battuto tre volte su tre, e Cuevas. Quest’ultimo dovrà fronteggiare probabilmente il vincente tra Leonardo Mayer e Juan Monaco.

 

ALBO D’ORO

Città del Messico

1993 Thomas Muster-Carlos Costa                    62 64

1994 Thomas Muster-Roberto Jabali                 63 61

1995 Thomas Muster-Fernando Meligeni           76 75

1996 Thomas Muster-Jiri Novak                        76 62

1997 Francisco Clavet-Juan Alberto Viloca        64 76

1998 Jiri Novak-Xavier Malisse                          63 63

2000 Juan Ignacio Chela-Mariano Puerta          64 76

Acapulco

2001 Gustavo Kuerten-Galo Blanco                   64 62

2002 Carlos Moya-Fernando Meligeni                76 76

2003 Agustin Calleri-Mariano Zabaleta              75 36 63

2004 Carlos Moya-Fernando Verdasco               63 60

2005 Rafael Nadal-Albert Montanes                   61 60

2006 Luis Horna-Juan Ignacio Chela                 76 64

2007 Juan Ignacio Chela-Carlos Moya               63 76

2008 Nicolas Almagro-David Nalbandian           61 76

2009 Nicolas Almagro-Gael Monfils                    64 64

2010 David Ferrer-Juan Carlos Ferrero              63 36 61

2011 David Ferrer-Nicolas Almagro                    76 67 62

2012 David Ferrer-Fernando Verdasco               61 62

2013 Rafael Nadal-David Ferrer                          60 62

2014 Grigor Dimitrov-Kevin Anderson               76 36 76

 

Buenos Aires – L’ATP e gli organizzatori stessi dell’Argentina Open fanno risalire al 2001 la data della prima edizione. La tappa conclusiva dei quattro tornei sudamericani denominati “Golden Swing” si tiene nella “Cattedrale” del Buenos Aires Lawn Tennis Club. In realtà, pur senza la necessaria continuità, nella capitale argentina si è iniziato a giocare tornei di una certa rilevanza fin da prima dell’Era Open.

Attenendoci alla nuova vita del torneo, nelle 14 edizioni disputate il titolo è sempre andato a uno spagnolo (8 volte) o a un sudamericano (6). Logico dunque che sia proprio un iberico a detenere il primato di trofei vinti: si tratta di David Ferrer, imbattuto a Baires da ben tre stagioni.

Nell’edizione del 2002, l’unica con formula “normale” che vide la testa di serie n°1 uscire subito (Kuerten, per mano di Calleri), nessuno degli otto favoriti raggiunse il terzo turno. L’altra occasione in cui il primo giocatore del seeding venne eliminato fu nel 2007, quando al torneo parteciparono 24 tennisti divisi in otto gironi da tre; Nalbandian, collocato nel 1° round-robin, perse con Horna e Canas. Il torneo se lo aggiudicò Monaco in finale sull’italiano Di Mauro. L’argentino e il cileno Massu sono i due soli ad essersi laureati campioni senza essere testa di serie.

Prima del 2001, il torneo si disputò spesso nel mese di novembre e dal 1997 al 2000 fece parte del circuito challenger. Nel 1977 si giocò sia in aprile che in novembre. Trattandosi però di un torneo sostanzialmente diverso da quello attuale, non ne riporteremo l’albo d’oro. Il mattatore di quegli anni fu inevitabilmente Guillermo Vilas; il poeta della Pampa vinse otto volte (dal 1973 al 1977, entrambe le edizioni, nel 1979 e nel 1982).

Così l’anno scorso – Le prime quattro teste di serie in semifinale, le prime due in finale, la prima che alza il trofeo: più regolare di così! David Ferrer aveva vinto 14 delle ultime 15 partite giocate sul rosso di Buenos Aires; l’ultimo ad averlo battuto era stato il connazionale e quasi omonimo Ferrero nella finale del 2010. Poi, solo vittorie e due titoli in bacheca (2012/13). Per concedere il tris, l’uomo di Javea ha fatto le cose in grande e stavolta non ha lasciato per terra nemmeno un set.

Bene l’italiano Fognini, seconda scelta del seeding e finalista con pieno merito dopo aver recuperato un parziale sia a Leonardo Mayer che a Tommy Robredo, quest’ultimo in semifinale. L’altro semifinalista è stato Nicolas Almagro, campione qui nel 2011 ma sconfitto per la 15esima volta su 15 dal connazionale Ferrer.

Per l’Italia, oltre a Fognini c’era anche Volandri; Filippo ha superato il primo turno a spese del qualificato cileno Garin prima di cedere nettamente ad Albert Ramos.

ALBO D’ORO

2001 Gustavo Kuerten-Jose Acasuso                 61 63

2002 Nicolas Massu-Agustin Calleri                  26 76 62

2003 Carlos Moya-Guillermo Coria                    63 46 64

2004 Guillermo Coria-Carlos Moya                    64 61

2005 Gaston Gaudio-Mariano Puerta                 64 64

2006 Carlos Moya-Filippo Volandri                    76 64

2007 Juan Monaco-Alessio Di Mauro                 61 62

2008 David Nalbandian-Jose Acasuso                36 76 64

2009 Tommy Robredo-Juan Monaco                  75 26 76

2010 Juan Carlos Ferrero-David Ferrer             57 64 63

2011 Nicolas Almagro-Juan Ignacio Chela         63 36 64

2012 David Ferrer-Nicolas Almagro                    46 63 62

2013 David Ferrer-Stanislas Wawrinka              64 36 61

2014 David Ferrer-Fabio Fognini                        64 63

 

Remo Borgatti e Sara Niccolini

 

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Il circuito ATP riparte a metà agosto, due Slam e tre Masters 1000 tutti consecutivi

Si riparte dal torneo di Washington il 14 agosto. Dalla settimana successiva 3000 punti in paio a New York, poi subito Madrid, Roma e Roland Garros

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Alla fine l’annuncio è arrivato. Il circuito ATP riprenderà tra circa due mesi, alla metà di agosto con il torneo 500 di Washington D.C. Cancellato il Masters 1000 di Toronto, dalla settimana successiva avrà inizio il tour de force con in palio due titoli del Grande Slam e tre titoli Masters 1000 senza mai una pausa per chi arrivasse in fondo.

Come vedete da sabato 22 agosto parte il Western&Southern Open che per quest’anno si trasferisce da Cincinnati a Flushing Meadows; il combined si giocherà fino a venerdì 28 agosto. Lunedì 31 agosto partirà lo US Open nel medesimo luogo e dunque lo Slam americano manterrà le date originali. L’ATP ha permesso lo svolgimento di un ATP 250 durante la seconda settimana dello US Open: a Kitzbuhel prenderà il via la stagione sulla terra battuta europea, che proseguirà poi con tornei di rango superiore.

Neanche il tempo di tornare da New York, infatti, che scatterà il Masters 1000 di Madrid, seguito immediatamente da quello di Roma, gli Internazionali d’Italia. Il ciclo terribile si chiuderà con l’edizione 2020 del Roland Garros a Parigi.

 

Anche il circuito challenger ripartirà nella settimana di lunedì 17 agosto mentre gli ITF già a partire dal 3 agosto.

A metà luglio è previsto un ulteriore aggiornamento con il calendario per l’autunno: resta incerto il destino dei tornei asiatici, più speranze per l’indoor europeo che culminerà con le ATP Finals di Londra. L’ATP 500 di Vienna, ad esempio, ha confermato tramite un comunicato ufficiale l’intenzione di disputare il torneo nelle date previste, ovvero dal 24 ottobre all’1 novembre. Gli organizzatori del torneo austriaco hanno anche aperto alla possibilità di giocare di fronte a un pubblico.

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Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

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ATP

Wawrinka: “Posso fare ancora grandi cose. Io come Murray? Lui è avanti anni luce”

Stan Wawrinka racconta a L’Equipe gli ultimi progetti di carriera e le dirette con l’amico Paire. “Ci piace goderci la vita! Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene…”

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Tra uno “StanPairo” (le dirette con Paire) e l’altro, Stan Wawrinka si concede a L’Equipe per un’intervista sulla situazione attuale del tennis, l’isolamento forzato e i suoi pensieri sulla fase finale della sua carriera. L’ex n. 3 del mondo e tre volte campione Slam è uno dei grandi protagonisti social di questo confinamento, soprattutto grazie alle esilaranti live chat su Instagram con l’amico Benôit Paire.

Tanto esilaranti che Stan avrebbe perfino voluto che il quotidiano francese titolasse la sua intervista con due frasi, a scelta, pronunciate da Benoît durante le loro dirette. Non essendo stato possibile, lo stesso Wawrinka ha ricontattato L’Equipe: “Allora, questa intervista? Sono pronte le domande?“. Eccome se lo erano, racconta il giornalista Quentin Moynet, che non poteva proprio esimersi dal rivolgerne una su quelle chiacchierate virtuali con tanto di aperitivo:Facciamo quello che ci piace e in modo naturale, non ci chiediamo se vada bene per la nostra immagine” ammette lo svizzero, “siamo noi in tutto e per tutto. Con Benoît siamo un buon doppio! Raccontiamo aneddoti, qualche stupidaggine e le persone entrano nel nostro mondo. Parliamo apertamente come se ci fossimo solo noi due, a casa mia, a casa sua, al ristorante o a un torneo; e ci divertiamo. La derisione fa interamente parte del nostro rapporto e della nostra vita. Anche quando non facciamo uno “StanPairo” in diretta, passiamo del tempo insieme. Ci telefoniamo spesso in questo periodo. Non mi sorprende perché siamo spontanei. Lo facciamo perché ci fa piacere”.

E per bere un piccolo cocktail…Questo è un difetto che abbiamo entrambi, siamo sportivi d’élite ma ci piace goderci la vita (sorride)”.

 

Ai due amici piace concedersi degli aperitivi ma Stan apprezza molto anche la buona tavola. Domanda secca (ammettiamolo, Stan in carriera ha avuto questa tendenza): è ingrassato in questa quarantena? “Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene, non sono aumentato molto. Resto un peso massimo del tennis! Ho sempre contato sul fisico. Non sono grasso, altrimenti non avrei avuto questa carriera ma non sono neanche snello. Ho sempre trovato più o meno il giusto equilibrio tra la pesantezza e i muscoli, che sono quelli che mi aiutano di più nel mio gioco” […].

Contemporaneamente ai vostri aperitivi, l’attualità del tennis è stata intensa in queste ultime settimane nonostante lo stop del circuito. Teme il fatto che non si possa riprendere a giocare quest’anno?

È difficile immaginare di uscirne subito. La cosa più importante è pensare alla salute di tutti. Bisogna vedere se ci sarà una seconda ondata. Il tennis è uno degli sport più complicati da gestire in piena crisi da coronavirus perché si arriva da ogni parte del mondo, è necessario che si possa viaggiare e radunarsi. Il tennis sarà l’ultima tappa. Il Roland Garros, per esempio, non è organizzato da cinquanta persone. E anche se si gioca senza pubblico, c’è tantissima gente sul posto. È troppo presto per saperlo, tutto è possibile, anche che non si rigiochi affatto quest’anno“.

In questo momento di pausa, c’è anche il tempo per riflettere su un tennis più “unito”. Ne aveva già parlato Andrea Gaudenzi nella prima conferenza ufficiale con la stampa italiana. Ma la proposta rivoluzionaria arriva da Roger Federer. Che ne pensa Stan?

Il tweet di Roger ha colto di sorpresa tutti perché giunge dal giocatore più grande di tutti. In generale, quando dice qualcosa, lo fa con lucidità e dietro c’è un vera riflessione. Quando Roger si esprime, le cose si muovono molto più velocemente. È nel consiglio dei giocatori, parla con Novak, Rafa. Ma non sono discussioni che iniziano ora, esistono già da tempo in seno alle istanze del tennis. Sono cose complicate da realizzare concretamente ed è per questo che ci vuole tempo. Se l’ATP e la WTA riescono a trovare una buona formula, potrebbe essere molto interessante per il futuro del tennis“.

C’è stato inoltre l’annuncio di un fondo di sostegno per i giocatori più bassi in classifica…

È molto importante sostenere i giocatori che hanno delle difficoltà. Se il tennis esiste, è grazie a tutti i tennisti, non solo a quelli che sono al top. Ma tutto ciò permette di capire che c’è una mancanza di armonia nel tennis pro: i tornei dello Slam fanno guadagnare molti soldi alle loro federazioni. E ciò provoca maggiore squilibrio tra quei quattro eventi e gli altri. La Francia o l’Inghilterra possono sostenere tutte le loro strutture, cosa che gli altri paesi non possono fare poiché non hanno alcuna riserva […]

La situazione attuale permetterà di unire punti di vista divisi da anni?

Diciamo che questa crisi favorisce il dialogo. Lo abbiamo visto, il Roland Garros ha cercato di forzare la mano, non è stata una buona soluzione. Da quel momento, c’è stato un dialogo […] È necessario mettersi attorno a un tavolo e trovare un accordo. In ogni caso, questa crisi prova, una volta ancora, che il tennis ha troppe identità”.

Un mese fa Stan Wawrinka ha compiuto 35 anni e la sua carriera, seppur ancora densa di impegni e competitività, si avvia verso la fase finale. Dopo il ritiro, ci sarà ancora un futuro nel tennis per lui, magari come allenatore o dirigente?

Un po’, forse. Ho la sensazione che non resterò molto in questo ambiente. Mi interessano anche altre cose, in altri campi. Ho delle sensazioni che mi portano altrove“.

E dove?È troppo presto per parlarne (sorride). Ho fatto molto più di quanto potessi immaginare o sperare. Ho vinto praticamente tutto quello che si può vincere nel tennis, è una fortuna enorme“.

Ha uno statuto che peserebbe nelle decisioni. Lei e Andy Murray siete i migliori giocatori dell’era attuale dopo i Fab 3…Vorrei tanto che fosse vero quando mi dicono che sono un giocatore dello stesso calibro di Andy” confessa Stan interrompendo il giornalista, “ma sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della sua carriera. L’unica cosa che ci avvicina sono i tre titoli Slam. Per il resto, è avanti anni luce rispetto a me. È stato n. 1 del mondo, ha vinto più di 40 titoli (ne ha vinti 46), tantissimi Masters 1000 (14), e giocato non so quante finali Major (8). È pazzesco. Se avesse vinto uno o due Slam in più, ora si parlerebbe ancora di Fab 4“.

Andy Murray e Stan Wawrinka – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

A 35 anni, questa pausa forzate la preoccupa?

No, riesco a gestirla bene. Sono privilegiato, posso passare del tempo con mia figlia. L’aiuto a fare i compiti, dalle 8 del mattino alle 12 e poi ancora un po’ nel pomeriggio. E mi riposo. Sto perdendo un anno? Sono alla fine della carriera, non mi resta troppo tempo, ma non mi metto pressione. Siamo talmente lontani dalle gare… Adesso mantengo la forma fisica, ma non faccio un allenamento intenso. Sono abbastanza rilassato“.

Piccola parentesi, per chi non dovesse ricordarlo: Wawrinka si è sposato nel 2009 con la modella Ilham Vuilloud e nel 2010 i due hanno avuto una figlia, Alexia, prima del divorzio formalizzato nel 2015.

[…].

Stan si sente capace di vincere un secondo Roland Garros?  

Non ho più chance al Roland Garros di quante non ne abbia in un altro Slam. Ok, forse a Wimbledon di meno (ride). Mi ritengo ancora capace di fare grandi cose. Ad ogni modo lo pensavo all’inizio dell’anno. Ora le gare sono molto lontane. È facile pensare di poter realizzare grandi cose stando seduti sul divano”.

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