ATP: due tornei di alto livello a Dubai e Acapulco

ATP

ATP: due tornei di alto livello a Dubai e Acapulco

Pubblicato

il

Due importanti 500 e un torneo dalla ritrovata tradizione; questo è il piatto proposto dall’ATP nella settimana entrante. Il circuito maggiore maschile cala tutti (o quasi) i suoi pezzi da 90 in tre appuntamenti che spaziano dall’Asia all’America. Analizziamo dunque passato e presente dei tornei di Dubai, Acapulco e Buenos Aires.

 

Dubai – Il Duty Free Tennis Championships al maschile si avvicina al quarto di secolo (quest’anno si celebra la 23esima edizione) e la credibilità di questo lussuoso torneo cresce di pari passo con il suo ricco albo d’oro. La sede è rimasta quella dell’Aviation Club Tennis Centre fin dai primordi anche se l’inaugurazione dello stadio principale avvenne solo nel febbraio del 1996. Dal 2001 in poi ha sempre alzato il trofeo un vincitore di slam eccezion fatta per Santoro, che vinse nel 2002.

 

Nessuno come Roger Federer che ha vinto sei titoli nell’arco di dodici stagioni (2003/2014) di cui tre consecutivi (2004/06), impresa quest’ultima riuscita anche a Djokovic (2009/11). Lo svizzero detiene anche il record di finali (8) ma è uno dei tre giocatori che, dopo aver ricevuto la testa di serie n°1, hanno perso al debutto nel torneo: accadde nel 2008 (Murray il suo giustiziere). Gli altri sono Muster (1996, sconfitto dal lucky looser Sandon Stolle) e Corretja (1999, battuto da Ilie).

In due sole occasioni il torneo è stato vinto da un “unseeded” e si tratta in entrambi i casi di francesi: Jerome Golmard e Fabrice Santoro. Per il resto il titolo non è mai sfuggito ad uno dei primi quattro favoriti tranne che nel 2001 (Ferrero, n°7) e 2008 (Roddick, n°6).

Sono tre i tennisti che hanno giocato due finali perdendole: Feliciano Lopez, Mikhail Youzhny e Tomas Berdych. Nelle 22 finali fin qui disputate, solo tre volte era presente un tennista non-europeo: Wayne Ferreira, Younes El Aynaoui e Andy Roddick.

Così l’anno scorso – In uno dei tanti “giardini di casa sua”, Roger Federer torna al successo sul duro nella sua Dubai; un successo che gli mancava da un anno e mezzo (Cincinnati 2012) e scaccia definitivamente i fantasmi dell’orribile 2013, chiuso con la sola vittoria in quel di Halle.

Accreditato della quarta testa di serie e collocato nella metà superiore del tabellone, Federer esordisce sul velluto lasciando cinque giochi al tedesco Becker ma nel secondo turno l’immarcescibile Stepanek riesce a strappargli il set centrale al tie-break. Nel frattempo il torneo ha salutato due favoriti: Del Potro (2) costretto al ritiro dopo aver ceduto il primo set all’indiano Devvarman e Tursunov (8), eliminato da Rosol.

Nei quarti è proprio il ceco a sfidare Federer e rimediare quattro giochi, due per parziale; a questo livello la sfida più interessante è quella che vede Berdych (3) regolare senza affanno Tsonga (5). Tomas, finalista dell’edizione 2013 proprio a spese di Roger, vola in finale imponendosi in due set combattuti (75 75) al tedesco Kohlschreiber mentre nell’altra semifinale Federer e Djokovic danno spettacolo. È la terza volta che i due si sfidano a Dubai (oltre alla finale 2011, anche i quarti 2007) e il bilancio è in parità. Nole parte meglio ma alla distanza esce Federer (36 63 62) che si ripeterà anche il giorno successivo, recuperando un set a Berdych e mettendo in bacheca il trofeo n°77 in carriera.

Così quest’anno – Il tabellone di Dubai è come da sempre affollato di top players e Bolelli e Seppi avranno il loro bel da farsi anche se nelle ultime settimane hanno ingranato la sesta. Simone affronta al primo turno un qualificato per poi incappare probabilmente in Berdych, che dovrebbe risultare vincente contro Chardy, ma speriamo che Bolelli prosegua il suo percorso di crescita che lo ha visto battere Raonic la settimana passata. Andreas Seppi dovrà partire subito bene contro Richard Gasquet, per poi incontrare con molta probabilità Bautista Agut.

La parte alta è dominata da Djokovic, che passeggerà nei prima turni, prima contro Pospisil e successivamente forse contro Feliciano Lopez. Il possibile sfidante in semifinale si chiama Thomas Berdych, poiché i possibili avversari del ceco non paiono all’altezza: Istomin, Gulbis, Rosol e Stakhovsky.

Roger Federer è la testa di serie numero due e dovrebbe battere per la nona volta su nove Mikhail Youzhny per poi vedersela sicuramente con uno spagnolo, il campo deciderà se sarà Verdasco o Garcia Lopez. Nella parte bassa del tabellone c’è anche Murray che avrà delle partite interlocutorie contro giocatori come Gilles Muller, Sousa, Baghdats, Goffin e Kohlschreiber, per poi incontrare eventualmente lo svizzero in semifinale.

ALBO D’ORO

1993 Karel Novacek-Fabrice Santoro                  64 75

1994 Magnus Gustafsson-Sergi Bruguera          64 62

1995 Wayne Ferreira-Andrea Gaudenzi              63 63

1996 Goran Ivanisevic-Albert Costa                    64 63

1997 Thomas Muster-Goran Ivanisevic              75 76

1998 Alex Corretja-Felix Mantilla                       76 61

1999 Jerome Golmard-Nicolas Kiefer                 64 62

2000 Nicolas Kiefer-Juan Carlos Ferrero            75 46 63

2001 Juan Carlos Ferrero-Marat Safin               62 31 ret.

2002 Fabrice Santoro-Younes El Aynaoui          64 36 63

2003 Roger Federer-Jiri Novak                           61 76

2004 Roger Federer-Feliciano Lopez                   46 61 62

2005 Roger Federer-Ivan Ljubicic                       61 67 63

2006 Rafael Nadal-Roger Federer                       26 64 64

2007 Roger Federer-Mikhail Youzhny                64 63

2008 Andy Roddick-Feliciano Lopez                   67 64 62

2009 Novak Djokovic-David Ferrer                     75 63

2010 Novak Djokovic-Mikhail Youzhny              75 57 63

2011 Novak Djokovic-Roger Federer                   63 63

2012 Roger Federer-Andy Murray                      75 64

2013 Novak Djokovic-Tomas Berdych                75 63

2014 Roger Federer-Tomas Berdych                   36 64 63

 

Acapulco – Il sombrero, la “Guajè de plata” e il mare di Acapulco. Questo e molto altro è l’Abierto Mexicano, l’unico ATP 500 sul duro di tutto il Centro e Sud America. Inizialmente il torneo, che rilevò i diritti di Maceiò, si giocò sulla terra rossa del Club Aleman di Città del Messico e la prima edizione è datata 1993. Fino al 2000 (e con la sola eccezione del 1999, anno in cui non venne disputato), la manifestazione rimase nella capitale messicana per poi trasferirsi nel nuovissimo Stadio Mextenis di Acapulco, a due passi dal Fairmont Acapulco Princess.

Dopo oltre vent’anni di terra rossa, nel 2014 gli organizzatori si sono convertiti al duro. Visto il crescente interesse di pubblico e giocatori e la magnifica location, l’aspirazione nemmeno troppo segreta di Raul Zurutuza è quella di salire ulteriormente di categoria. “Per i prossimi due o tre anni la situazione non cambierà ma potrebbe essere solo questione di pazienza” avrebbe detto il direttore del torneo.

Nel 1995 venne deciso che l’imponente trofeo in argento che riproduce il guajè, tipico frutto messicano, sarebbe stato assegnato al giocatore che avesse conquistato tre titoli consecutivi. L’austriaco Thomas Muster, campione delle prime due edizioni, non si fece sfuggire l’occasione anche se poi donò il trofeo all’Abierto Mexicano. Sedici anni dopo la stessa impresa è riuscita a David Ferrer, trionfatore nel triennio 2010/12.

Muster fece poker nel 1996 e in questo l’iberico, respinto da Nadal nella finale 2013, non è riuscito ad emularlo. Tre i qualificati che hanno conquistato la finale: Chela l’ha vinta nel 2000, Jabali (’94) e Malisse (’98) l’hanno invece persa. In due occasioni il n°1 del seeding ha perso al debutto: Coria nel 2006 (sconfitto dall’italiano Di Mauro) e Nalbandian tre anni più tardi (battuto da Koellerer). L’argentino Juan Ignacio Chela è l’unico ad aver vinto il torneo nelle due località

Così l’anno scorso – Cambia la superficie e cambiano i primattori. Il primo Abierto Mexicano sul Plexipave premia la tenacia del bulgaro Grigor Dimitrov che mette a segno un 5 su 5 nei tie-break, vince tre consecutivi match molto equilibrati al terzo set e incamera il trofeo più importante della sua ancor breve carriera.

Il pluridecorato David Ferrer è il re delle teste di serie ma è poco fortunato: avanti di un set e sotto 2-4 nel secondo, è costretto al ritiro nel match valido per i quarti di finale che lo vede opposto a Kevin Anderson. Il sudafricano (5) si spinge fino all’ultimo atto a spese dell’ucraino Dolgopolov, giunto in semifinale senza cedere set a Pospisil (8), Chardy e Karlovic.

Nella metà inferiore del tabellone il favorito è Murray (2) ma lo scozzese è costretto a risalire la corrente sia al primo turno con Andujar che nei quarti con Simon. In semifinale Andy trova Dimitrov (4), sopravvissuto a un’autentica battaglia con Gulbis (46 76 75) e ci perde per la prima volta dopo quattro successi. Il bulgaro mostra di saper lottare e chiude 46 76 76. Il feeling di Dimitrov con il gioco decisivo prosegue anche in finale, dove Anderson deve inchinarsi alla legge del tennis che lo vede soccombere pur avendo totalizzato un game in più del suo avversario: 76 36 76.

Per il resto torneo molto regolare con due sole teste di serie uscite anzitempo; oltre al già citato Pospisil, fuori subito anche Isner (3) eliminato in due tie-break (c’erano dubbi?) da Ivo Karlovic.

Così quest’anno – Iniziamo la settimana esaltati dalla prestazione di Fognini contro Nadal nella semifinale del Rio Open, per rituffarci nel tabellone del torneo di Buenos Aires dove nella parte alta individuiamo nuovamente i nomi del maiorchino e del ligure che potrebbero darsi nuovamente battaglia in semifinale. Tale previsione si potrebbe realizzare poiché Rafa Nadal vede dalla sua parte atleti come Albert Montanes, Lorenzi che sfiderà il mancino Bellucci al primo turno, e Carreno Busta. Tutti buoni giocatori sulla terra battuta, ma un Rafa attento, anche se in condizione fisica non buona, dovrebbe arrivare in semifinale. Fabio Fognini, invece, ha di fronte un tabellone benevolo dove i più pericolosi sono Vesely e Berlocq. La seconda testa di serie e favorito per la semifinale è Tommy Robredo che deve guardarsi da Jarkko Nieminem, Almagro, favorito su Andujar, che ha battuto tre volte su tre, e Cuevas. Quest’ultimo dovrà fronteggiare probabilmente il vincente tra Leonardo Mayer e Juan Monaco.

 

ALBO D’ORO

Città del Messico

1993 Thomas Muster-Carlos Costa                    62 64

1994 Thomas Muster-Roberto Jabali                 63 61

1995 Thomas Muster-Fernando Meligeni           76 75

1996 Thomas Muster-Jiri Novak                        76 62

1997 Francisco Clavet-Juan Alberto Viloca        64 76

1998 Jiri Novak-Xavier Malisse                          63 63

2000 Juan Ignacio Chela-Mariano Puerta          64 76

Acapulco

2001 Gustavo Kuerten-Galo Blanco                   64 62

2002 Carlos Moya-Fernando Meligeni                76 76

2003 Agustin Calleri-Mariano Zabaleta              75 36 63

2004 Carlos Moya-Fernando Verdasco               63 60

2005 Rafael Nadal-Albert Montanes                   61 60

2006 Luis Horna-Juan Ignacio Chela                 76 64

2007 Juan Ignacio Chela-Carlos Moya               63 76

2008 Nicolas Almagro-David Nalbandian           61 76

2009 Nicolas Almagro-Gael Monfils                    64 64

2010 David Ferrer-Juan Carlos Ferrero              63 36 61

2011 David Ferrer-Nicolas Almagro                    76 67 62

2012 David Ferrer-Fernando Verdasco               61 62

2013 Rafael Nadal-David Ferrer                          60 62

2014 Grigor Dimitrov-Kevin Anderson               76 36 76

 

Buenos Aires – L’ATP e gli organizzatori stessi dell’Argentina Open fanno risalire al 2001 la data della prima edizione. La tappa conclusiva dei quattro tornei sudamericani denominati “Golden Swing” si tiene nella “Cattedrale” del Buenos Aires Lawn Tennis Club. In realtà, pur senza la necessaria continuità, nella capitale argentina si è iniziato a giocare tornei di una certa rilevanza fin da prima dell’Era Open.

Attenendoci alla nuova vita del torneo, nelle 14 edizioni disputate il titolo è sempre andato a uno spagnolo (8 volte) o a un sudamericano (6). Logico dunque che sia proprio un iberico a detenere il primato di trofei vinti: si tratta di David Ferrer, imbattuto a Baires da ben tre stagioni.

Nell’edizione del 2002, l’unica con formula “normale” che vide la testa di serie n°1 uscire subito (Kuerten, per mano di Calleri), nessuno degli otto favoriti raggiunse il terzo turno. L’altra occasione in cui il primo giocatore del seeding venne eliminato fu nel 2007, quando al torneo parteciparono 24 tennisti divisi in otto gironi da tre; Nalbandian, collocato nel 1° round-robin, perse con Horna e Canas. Il torneo se lo aggiudicò Monaco in finale sull’italiano Di Mauro. L’argentino e il cileno Massu sono i due soli ad essersi laureati campioni senza essere testa di serie.

Prima del 2001, il torneo si disputò spesso nel mese di novembre e dal 1997 al 2000 fece parte del circuito challenger. Nel 1977 si giocò sia in aprile che in novembre. Trattandosi però di un torneo sostanzialmente diverso da quello attuale, non ne riporteremo l’albo d’oro. Il mattatore di quegli anni fu inevitabilmente Guillermo Vilas; il poeta della Pampa vinse otto volte (dal 1973 al 1977, entrambe le edizioni, nel 1979 e nel 1982).

Così l’anno scorso – Le prime quattro teste di serie in semifinale, le prime due in finale, la prima che alza il trofeo: più regolare di così! David Ferrer aveva vinto 14 delle ultime 15 partite giocate sul rosso di Buenos Aires; l’ultimo ad averlo battuto era stato il connazionale e quasi omonimo Ferrero nella finale del 2010. Poi, solo vittorie e due titoli in bacheca (2012/13). Per concedere il tris, l’uomo di Javea ha fatto le cose in grande e stavolta non ha lasciato per terra nemmeno un set.

Bene l’italiano Fognini, seconda scelta del seeding e finalista con pieno merito dopo aver recuperato un parziale sia a Leonardo Mayer che a Tommy Robredo, quest’ultimo in semifinale. L’altro semifinalista è stato Nicolas Almagro, campione qui nel 2011 ma sconfitto per la 15esima volta su 15 dal connazionale Ferrer.

Per l’Italia, oltre a Fognini c’era anche Volandri; Filippo ha superato il primo turno a spese del qualificato cileno Garin prima di cedere nettamente ad Albert Ramos.

ALBO D’ORO

2001 Gustavo Kuerten-Jose Acasuso                 61 63

2002 Nicolas Massu-Agustin Calleri                  26 76 62

2003 Carlos Moya-Guillermo Coria                    63 46 64

2004 Guillermo Coria-Carlos Moya                    64 61

2005 Gaston Gaudio-Mariano Puerta                 64 64

2006 Carlos Moya-Filippo Volandri                    76 64

2007 Juan Monaco-Alessio Di Mauro                 61 62

2008 David Nalbandian-Jose Acasuso                36 76 64

2009 Tommy Robredo-Juan Monaco                  75 26 76

2010 Juan Carlos Ferrero-David Ferrer             57 64 63

2011 Nicolas Almagro-Juan Ignacio Chela         63 36 64

2012 David Ferrer-Nicolas Almagro                    46 63 62

2013 David Ferrer-Stanislas Wawrinka              64 36 61

2014 David Ferrer-Fabio Fognini                        64 63

 

Remo Borgatti e Sara Niccolini

 

Continua a leggere
Commenti

ATP

Djokovic, agenda piena: anche Adelaide prima dell’Australian Open

Dopo l’esibizione di Abu Dhabi e l’ATP Cup, il serbo scenderà in campo anche nella settimana immediatamente precedente allo Slam australiano. Dove difenderà il titolo

Pubblicato

il

Novak Djokovic - Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

La scelta va in controtendenza: Novak Djokovic ha riempito la sua agenda fino all’Australian Open. Ai già noti impegni del Mubadala Tennis Championships (esibizione ad Abu Dhabi) e della neonata ATP Cup, il numero due del mondo ha aggiunto l’iscrizione al 250 di Adelaide in programma dal 12 al 18 gennaio. Sarà quindi in campo anche nella settimana che precede immediatamente lo Slam di Melbourne. Decisione atipica per i big, nello specifico anche per il serbo che solo tre volte in carriera ha optato per questa soluzione.

I precedenti – per quanto dilazionati nel tempo – non sono incoraggianti: nell’ormai lontano 2006 è passato da ‘s-Hertogenbosch prima del ko ai sedicesimi di Wimbledon contro Mario Ancic. Nel 2009 ha optato per una soluzione paragonabile a quella attuale: due tornei (Brisbane e Sydney) prima di Melbourne, dove però la corsa si è fermata ai quarti di finale contro Andy Roddick. Più di recente, nell’estate 2017, la parentesi di Eastbourne ha preceduto l’eliminazione ai quarti di Wimbledon per mano di Tomas Berdych.

Stringendo il focus sull’approccio al primo Slam dell’anno – il preferito del serbo che l’ha conquistato sette volte, l’ultima a gennaio – la strada scelta è stata quasi sempre diversa rispetto a ciò che vedremo tra qualche settimana e a quanto accaduto nel precedente del 2009. Nel 2007 – unica apparizione ad Adelaide prima del 2020 – il serbo vinse il torneo in finale contro Chris Guccione per poi fermarsi agli ottavi dell’Australian Open contro Federer. Dal 2015 al 2019 il calendario è stato abbastanza uniforme: con la sola eccezione del 2018, Djokovic ha sempre preparato il primo Major passando da Doha (appuntamenti non immediatamente successivi). Due i successi in Qatar (2015 e 2016), tre quelli a Melbourne Park (2015, 2016 e 2019).

A cambiare il quadro per la prossima stagione è chiaramente intervenuto il nuovo torneo per nazioni che verrà ospitato proprio in Australia. Per non andare in sovrapposizione, l’esibizione di Mubadala (ci sarà anche Nadal) è stata anticipata di una settimana rispetto alla passata stagione (19-21 dicembre) al fine di consentire ai giocatori spostamenti più comodi verso l’emisfero Sud.

Djokovic, insieme a Dusan Lajovic, difenderà i colori della Serbia dal 3 gennaio nel girone di ATP Cup di Brisbane che comprende anche Cile, Francia e Sudafrica. Da consigliere in quota giocatori, il serbo ha parlato di recente a Madrid dell’opportunità di un tavolo di discussione tra ATP e ITF per arrivare a una fusione tra la nuova Davis e l’ATP Cup. Strada ancora lunga da percorrere. L’obiettivo più importante e più immediato rimane per lui la difesa del titolo dell’Australian Open. Con Adelaide tappa intermedia.

Continua a leggere

ATP

Tsitsipas vince una bella edizione delle Finals: è Maestro a soli 21 anni

LONDRA – La finale è la degna conclusione di uno splendido torneo. Thiem si fa rimontare ma esce dal campo con onore. Stefanos è il più giovane Maestro dal 2001

Pubblicato

il

Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
Spazio sponsorizzato da Generali

Con Immagina Benessere di Generali eviti le lunghe liste d’attesa e hai gli esami di alta diagnostica subito disponibili e rimborsabili

[6] S. Tsitsipas b. [5] D. Thiem 6-7(6) 6-2 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Stefanos Tsitsipas soffia la polvere dai libri di storia dell’ATP vincendo il torneo di fine stagione a soli 21 anni e tre mesi. Il greco è il ‘Maestro’ più giovane dallo Hewitt poco più che ventenne che si impose nel 2001, ed è soprattutto il vincitore all’esordio più giovane dai tempi del 19enne McEnroe nel 1978, praticamente una vita fa. Maestro a 21 anni come, nel recente passato, Zverev lo scorso anno (21 anni e sette mesi) e soprattutto Djokovic nel 2008 (21 anni e sei mesi).

 

Un torneo già di grande livello trova quindi nella finale una conclusione meravigliosa. Tsitsipas ha battuto con merito un grandissimo Thiem, capace di risorgere dopo aver vinto un primo set di livello eccelso ed equilibratissimo e perso nettamente il secondo. La maggiore propositività di Tsitsipas, molto solido anche in difesa, oggi avrebbe steso sin da subito molti giocatori. Non Thiem, che ha annullato un set point e poi ha sfruttato l’unico vero errore di Tsitsipas, un rovescio quasi steccato che Thiem ha trasformato nel 7-4 finale. Nel secondo set l’austriaco è però sparito dal campo, seppellito da una versione di Tsitsipas simile a un Federer ateniese. Non tanto per qualche colpo di pregio ma per la capacità di variare degna dello svizzero, come volare in campo per chiudere a rete, offrire dal fondo parabole di rovescio e dritti imprevedibili. Il terzo set è stato l’epilogo più alto di queste Finals, con Tsitsipas che salito 3-1 ha subito l’orgoglio e il grande gioco di Thiem, che ha subito contro-breakkato portando il match al tie-break. Stefanos è salito fino al 4-1 con due servizi a disposizione, ma ancora una volta in un’arena ormai tutta per Stefanos, Dominic ha impattato sul 4-4. Un altro errore di dritto però, il suo colpo più deficitario oggi, ha mandato Tsitsipas sull’Olimpo, Maestro a 21 anni.

PRIMA DELLA PARTITAStefan Edberg, Maestro nel 1989, segue da ospite d’onore nello Star Box B (quello dietro il giudice di sedia), in attesa di premiare il vincitore di questa edizione. Nell’altro box degli ospiti d’onore, lo Star Box A (esattamente di fronte al B, quasi perché i VIP si guardino negli occhi invidiando i privilegi altrui o vantandosi dei propri), ci sono Hugh Grant e Woody Harrelson. Entrambi sono grandi appassionati sportivi. nel calcio capita spesso di vedere il bellone di Notting Hill sugli spalti di Craven Cottage per i match del Fulham, mentre il capo della polizia Bill Willoughby di Tre Manifesti a Ebbing Missouri compare ogni tanto con maglie da calcio del tutto imprevedibili (un vecchio tweet lo immortalava addirittura con quella della Reggina). L’ultima immagine di Harrelson ‘sport addicted’ è però il magico show offerto a Wimbledon, quando con addosso un’evidente sbornia ha tentato di riguadagnare il suo posto sul Central Court, venendo invece respinto dallo steward. Nacque addirittura un account Twitter celebrativo, poi tornato alla normalità, ma chi non conosce la storia può rimediare cliccando qui. I precedenti dicono 4-2 Thiem, con Tsitsipas che ha vinto solo uno dei quattro incontri sul duro al 1000 (Toronto 2018).

UN ROVESCIO COSTA CARO A STEF – La finale parte molto bene, anche se notiamo qualche posto vuoto qua e là: è un peccato per l’ultimo grande match dell’anno (Davis by Cosmos a parte) ma i prezzi sono da grande evento londinese. L’intensità degli scambi è subito molto forte, i servizi ben oliati ma gli scambi superiori ai tre colpi sono parecchi. Sul 1-1 40-0 servizio Tsitsipas, Thiem indovina un gran rovescio lungolinea, uno dei colpi migliori e più dolorosi per l’avversario, ma è troppo presto per capire se lo potrà utilizzare spesso nella partita. Il finalista degli ultimi due Roland Garros annulla una palla break sul 2-1 e poi sul 4-3, mentre nel gioco prima, è il due volte giustiziere di Federer (qui ieri e all’Australian Open, non proprio due vittorie in tornei da poco) a salvare il servizio in un’occasione. Il tie-break viene deciso da un rovescio sbagliato da Stefanos nel momento peggiore e dopo aver annullato con uno smash a rete un set point. Poco più di un’ora di grande tennis, che si porta a casa il freddo viennese.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

TUTTO DA RIFARE PER DOMINIC – Nel secondo set Zeus interviene subito e affianca a Tsitsipas Ade, Dio degli inferi, perché la ferocia con cui reagisce per rispondere al set perso sembra del tutto adatta a mandare l’amico Dominic negli inferi. Naturalmente Ermes dai piedi alati è con lui dal primo turno contro Medvedev. Due divinità dalla tua spiegano bene perché il semifinalista di Melbourne, Roma e Shanghai si porti sul 4-0, ma il campo lo fa certamente meglio. Giunto sul 5-2 40-15 e servizio, la seconda sopra i 200 km orari sul secondo set point rimanda tutto al terzo set, dove Dominic è chiamato a non pensare neanche per un attimo perché in un amen ha perso il set di vantaggio ottenuto dopo più di un’ora di battaglia. Sul 3-0 pesante per Stefanos, la pausa è buona per inquadrare sui maxi-schermi il succitato Woody Harrelson. Anche per quanto detto sopra, un attore così poliedrico e insieme un personaggio così bizzarro, è difficile da odiare e infatti il pubblico si esalta in un’espressione di entusiastica sorpresa cui Woody risponde con un saluto e un’espressione delle sue. Il set non ha storia, complice anche la rottura prolungata dell’austriaco (25 punti a 12, nessun punto portato a casa da Thiem con la seconda di servizio).

LOTTA SENZA QUARTIERE – Apre Thiem al servizio e sul 30 pari un punto da colpi di velocità siderale viene deciso da un vincente lungo linea del n.6 del mondo che manda in visibilio tutta l’O2 Arena. Thiem deve annullare una palla break, ma il servizio viene ceduto due giochi dopo. Dopo 1 ora e 49 minuti di partita, sull’1 pari del terzo, si rompe l’equilibrio. Serve l’austriaco, ma il greco sale 15-40; la prima viene annullata da una buona volèe di Dominic (nonostante l’indegno urletto di disturbo appena prima del colpo di un cretino, versione peggiore dei discendenti della grande civiltà greca), ma sulla seconda il compagno di Kiki Mladenovic manda in rete il dritto in uscita dal servizio. Tsitsipas sembra inarrestabile, conferma il break e sale 3-1. A impressionare di Tsitsipas è l’intelligenza tattica ben superiore ai suoi 21 anni. I colpi difensivi liftati del greco per recuperare il campo quando viene cacciato indietro sotto le bombarde dell’artigliera asburgica sono eloquenti a tal proposito, un’astuzia degna di Ulisse ma senza il suo opportunismo (lui non avrebbe mai lottato alla morte con Nadal, meno male che nel XI secolo abbiamo Stefanos!).

A questo punto il trofeo dei Maestri sembra prendere la strada di Atene, ma la fanteria austriaca ha già mostrato le sue capacità di ricorrere alla rete e di non mollare niente (se non come Nadal – come lui a rifiutare la sconfitta chi altri? – certamente come Michael Chung). Quando Stefanos serve per sul 3-2 15 pari, spedisce inopinatamente lungo uno schiaffo al volo a rete e lo paga a carissimo prezzo: Dominic recupera correndo come Bolt (copyright del collega Ferri) e alla seconda palla del contro-break si giova di un errore di rovescio del greco, che lo scaraventa dall’Olimpo alla terra, nel luogo dove i comuni mortali contano le ore, a Greenwich. Nel momento a lui più sfavorevole e con un pubblico tutto per il semidio ateniese, Thiem mette in campo due dritti anomali mostruosi, giocati girando attorno alla palla, mostruosi perché non indirizzati lungolinea ma strettissimi a lambire la rete.

EPILOGOSul 5 pari, il Colosseo contemporaneo trova la sua estasi. “Tsitsipas, Tsitsipas, Tsitsipas”. L’acustica è perfetta, la battaglia di più. Ma Dominic Thiem, che per il pubblico è ora il cattivo, non fa una piega e serve da Dio sotto gli occhi dell’Olimpo. Dopo quasi due ore e mezza di sublime battaglia, l’epilogo al tie-break è il più giusto, il più epico. Sul 2-1 per il greco, la perfezione di Tsitsipas costringe Thiem ai due errori meno gratuiti di sempre, ma sul 4-1 il roccioso Thiem prima fa due punti sul servizio avversari, agganciandolo sul 4 pari, ma a quel punto dimostra anche lui di essere umano e fragile, con un dritto in rete che pone fine alla contesa. Sul 6-4, Tsitsipas chiude al primo match point e si laurea Maestro 2019.

Stefanos Tsitsipas a terra – ATP Finals 2019 (via Twitter, @atptour)

Il tabellone completo del torneo
Il ranking ATP aggiornato

Continua a leggere

ATP

Thiem: “Ho un buon rapporto con Tsitsipas, ma sul campo è sempre battaglia”

LONDRA – Le ambizioni dell’austriaco crescono, alla vigilia della sua venticinquesima finale in carriera. Questa sarà la più importante

Pubblicato

il

Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
Spazio sponsorizzato da Generali

Con Immagina Benessere di Generali eviti le lunghe liste d’attesa e hai gli esami di alta diagnostica subito disponibili e rimborsabili

da Londra, il nostro inviato

Dominic Thiem è forse l’unico giocatore, tra quelli nati negli anni ’90, che sinora è stato capace di inserirsi con una certa continuità all’inseguimento delle quattro leggende del tennis. Il suo salto di qualità è arrivato soprattutto negli ultimi due anni, un lasso di tempo in cui ha vinto otto tornei (metà dei quali sul veloce, dove a inizio carriera difettava parecchio), battuto nove volte giocatori compresi in top 5 – tra questi due volte Nadal, due volte Djokovic, tre volte Federer – e raggiunto due volte la finale al Roland Garros. Adesso l’austriaco sembra pronto per fare persino qualcosa in più, ovvero iniziare a togliere qualche titolo pesante ai mostri sacri, come ha già saputo fare quest’anno battendo Federer in finale a Indian Wells. Intanto giocherà da favorito contro Tsitsipas (inizio del match alle 19 italiane), che ha battuto in quattro confronti diretti su sei.

 

Domani affronterai Stefanos Tsitsipas che hai avuto modo di conoscere meglio alla Laver Cup. Ce ne puoi parlare un po’?
Ho sempre avuto un buon rapporto con lui ma sicuramente alla Laver Cup ci siamo conosciuti tutti meglio. C’era una bellissima chimica tra tutti noi. Ci siamo divertiti molto. Sono tutti ragazzi simpatici. E anche negli altri tornei passiamo dei bei momenti insieme. Ma quando siamo sul campo combattiamo una battaglia e per due o tre ore mettiamo da parte l’amicizia.

Quella di domani sarà una finale con due giocatori con il rovescio a una mano, cosa che non capitava da 13 anni. Ci sapresti dire cosa fa si che questo modo di giocare il rovescio renda lo spettacolo più interessante e gradevole?
È una bella cosa perché per un lungo periodo ci sono stati pochi giocatori con questa caratteristica. Ora grazie a me, Stefanos, Shapovalov avremo modo di vederlo per 10 o 15 anni e credo sia grandioso. Se lo si sa giocare bene come noi sulle superfici indoor offre grandi vantaggi perché offre molte opzioni.

Poco fa Zverev ha detto che secondo lui nel 2020 qualcuno vincerà un torneo dello Slam per la prima volta. Condividi?
Sì. Non al 100%, ma lo credo possibile anche io pur se i primi tre continueranno ad essere ancora i favoriti. Per quel che mi riguarda spero che nel 2020 riesca a proseguire nella mia crescita che mi pare vada nella giusta direzione. Perciò dopo questo torneo mi prenderò un po’ di riposo ma poi tornerò ad allenarmi per migliorare ancora. Sono molto motivato e credo che nel 2020 farò ancora meglio di quest’anno.

A fine anno sarai numero 4 al mondo. È meglio che essere il numero 3 per qualche settimana durante l’anno? Ci sono 5 anni di differenza tra te e Tsitsipas come tra Federer e Nadal. Ti fa pensare a nulla questo fatto?
In vista dell’Australian Open è certamente importante. Meglio arrivare allo Slam come quarta testa di serie che come quinta. Per quanto riguarda la differenza d’età è una curiosa coincidenza. Ho visto una foto in cui ci alleniamo insieme nel 2016. Credo che nessuno dei due potesse anche solo immaginare che tre anni dopo saremmo arrivati qui.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement