ATP: due tornei di alto livello a Dubai e Acapulco

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ATP: due tornei di alto livello a Dubai e Acapulco

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Due importanti 500 e un torneo dalla ritrovata tradizione; questo è il piatto proposto dall’ATP nella settimana entrante. Il circuito maggiore maschile cala tutti (o quasi) i suoi pezzi da 90 in tre appuntamenti che spaziano dall’Asia all’America. Analizziamo dunque passato e presente dei tornei di Dubai, Acapulco e Buenos Aires.

 

Dubai – Il Duty Free Tennis Championships al maschile si avvicina al quarto di secolo (quest’anno si celebra la 23esima edizione) e la credibilità di questo lussuoso torneo cresce di pari passo con il suo ricco albo d’oro. La sede è rimasta quella dell’Aviation Club Tennis Centre fin dai primordi anche se l’inaugurazione dello stadio principale avvenne solo nel febbraio del 1996. Dal 2001 in poi ha sempre alzato il trofeo un vincitore di slam eccezion fatta per Santoro, che vinse nel 2002.

 

Nessuno come Roger Federer che ha vinto sei titoli nell’arco di dodici stagioni (2003/2014) di cui tre consecutivi (2004/06), impresa quest’ultima riuscita anche a Djokovic (2009/11). Lo svizzero detiene anche il record di finali (8) ma è uno dei tre giocatori che, dopo aver ricevuto la testa di serie n°1, hanno perso al debutto nel torneo: accadde nel 2008 (Murray il suo giustiziere). Gli altri sono Muster (1996, sconfitto dal lucky looser Sandon Stolle) e Corretja (1999, battuto da Ilie).

In due sole occasioni il torneo è stato vinto da un “unseeded” e si tratta in entrambi i casi di francesi: Jerome Golmard e Fabrice Santoro. Per il resto il titolo non è mai sfuggito ad uno dei primi quattro favoriti tranne che nel 2001 (Ferrero, n°7) e 2008 (Roddick, n°6).

Sono tre i tennisti che hanno giocato due finali perdendole: Feliciano Lopez, Mikhail Youzhny e Tomas Berdych. Nelle 22 finali fin qui disputate, solo tre volte era presente un tennista non-europeo: Wayne Ferreira, Younes El Aynaoui e Andy Roddick.

Così l’anno scorso – In uno dei tanti “giardini di casa sua”, Roger Federer torna al successo sul duro nella sua Dubai; un successo che gli mancava da un anno e mezzo (Cincinnati 2012) e scaccia definitivamente i fantasmi dell’orribile 2013, chiuso con la sola vittoria in quel di Halle.

Accreditato della quarta testa di serie e collocato nella metà superiore del tabellone, Federer esordisce sul velluto lasciando cinque giochi al tedesco Becker ma nel secondo turno l’immarcescibile Stepanek riesce a strappargli il set centrale al tie-break. Nel frattempo il torneo ha salutato due favoriti: Del Potro (2) costretto al ritiro dopo aver ceduto il primo set all’indiano Devvarman e Tursunov (8), eliminato da Rosol.

Nei quarti è proprio il ceco a sfidare Federer e rimediare quattro giochi, due per parziale; a questo livello la sfida più interessante è quella che vede Berdych (3) regolare senza affanno Tsonga (5). Tomas, finalista dell’edizione 2013 proprio a spese di Roger, vola in finale imponendosi in due set combattuti (75 75) al tedesco Kohlschreiber mentre nell’altra semifinale Federer e Djokovic danno spettacolo. È la terza volta che i due si sfidano a Dubai (oltre alla finale 2011, anche i quarti 2007) e il bilancio è in parità. Nole parte meglio ma alla distanza esce Federer (36 63 62) che si ripeterà anche il giorno successivo, recuperando un set a Berdych e mettendo in bacheca il trofeo n°77 in carriera.

Così quest’anno – Il tabellone di Dubai è come da sempre affollato di top players e Bolelli e Seppi avranno il loro bel da farsi anche se nelle ultime settimane hanno ingranato la sesta. Simone affronta al primo turno un qualificato per poi incappare probabilmente in Berdych, che dovrebbe risultare vincente contro Chardy, ma speriamo che Bolelli prosegua il suo percorso di crescita che lo ha visto battere Raonic la settimana passata. Andreas Seppi dovrà partire subito bene contro Richard Gasquet, per poi incontrare con molta probabilità Bautista Agut.

La parte alta è dominata da Djokovic, che passeggerà nei prima turni, prima contro Pospisil e successivamente forse contro Feliciano Lopez. Il possibile sfidante in semifinale si chiama Thomas Berdych, poiché i possibili avversari del ceco non paiono all’altezza: Istomin, Gulbis, Rosol e Stakhovsky.

Roger Federer è la testa di serie numero due e dovrebbe battere per la nona volta su nove Mikhail Youzhny per poi vedersela sicuramente con uno spagnolo, il campo deciderà se sarà Verdasco o Garcia Lopez. Nella parte bassa del tabellone c’è anche Murray che avrà delle partite interlocutorie contro giocatori come Gilles Muller, Sousa, Baghdats, Goffin e Kohlschreiber, per poi incontrare eventualmente lo svizzero in semifinale.

ALBO D’ORO

1993 Karel Novacek-Fabrice Santoro                  64 75

1994 Magnus Gustafsson-Sergi Bruguera          64 62

1995 Wayne Ferreira-Andrea Gaudenzi              63 63

1996 Goran Ivanisevic-Albert Costa                    64 63

1997 Thomas Muster-Goran Ivanisevic              75 76

1998 Alex Corretja-Felix Mantilla                       76 61

1999 Jerome Golmard-Nicolas Kiefer                 64 62

2000 Nicolas Kiefer-Juan Carlos Ferrero            75 46 63

2001 Juan Carlos Ferrero-Marat Safin               62 31 ret.

2002 Fabrice Santoro-Younes El Aynaoui          64 36 63

2003 Roger Federer-Jiri Novak                           61 76

2004 Roger Federer-Feliciano Lopez                   46 61 62

2005 Roger Federer-Ivan Ljubicic                       61 67 63

2006 Rafael Nadal-Roger Federer                       26 64 64

2007 Roger Federer-Mikhail Youzhny                64 63

2008 Andy Roddick-Feliciano Lopez                   67 64 62

2009 Novak Djokovic-David Ferrer                     75 63

2010 Novak Djokovic-Mikhail Youzhny              75 57 63

2011 Novak Djokovic-Roger Federer                   63 63

2012 Roger Federer-Andy Murray                      75 64

2013 Novak Djokovic-Tomas Berdych                75 63

2014 Roger Federer-Tomas Berdych                   36 64 63

 

Acapulco – Il sombrero, la “Guajè de plata” e il mare di Acapulco. Questo e molto altro è l’Abierto Mexicano, l’unico ATP 500 sul duro di tutto il Centro e Sud America. Inizialmente il torneo, che rilevò i diritti di Maceiò, si giocò sulla terra rossa del Club Aleman di Città del Messico e la prima edizione è datata 1993. Fino al 2000 (e con la sola eccezione del 1999, anno in cui non venne disputato), la manifestazione rimase nella capitale messicana per poi trasferirsi nel nuovissimo Stadio Mextenis di Acapulco, a due passi dal Fairmont Acapulco Princess.

Dopo oltre vent’anni di terra rossa, nel 2014 gli organizzatori si sono convertiti al duro. Visto il crescente interesse di pubblico e giocatori e la magnifica location, l’aspirazione nemmeno troppo segreta di Raul Zurutuza è quella di salire ulteriormente di categoria. “Per i prossimi due o tre anni la situazione non cambierà ma potrebbe essere solo questione di pazienza” avrebbe detto il direttore del torneo.

Nel 1995 venne deciso che l’imponente trofeo in argento che riproduce il guajè, tipico frutto messicano, sarebbe stato assegnato al giocatore che avesse conquistato tre titoli consecutivi. L’austriaco Thomas Muster, campione delle prime due edizioni, non si fece sfuggire l’occasione anche se poi donò il trofeo all’Abierto Mexicano. Sedici anni dopo la stessa impresa è riuscita a David Ferrer, trionfatore nel triennio 2010/12.

Muster fece poker nel 1996 e in questo l’iberico, respinto da Nadal nella finale 2013, non è riuscito ad emularlo. Tre i qualificati che hanno conquistato la finale: Chela l’ha vinta nel 2000, Jabali (’94) e Malisse (’98) l’hanno invece persa. In due occasioni il n°1 del seeding ha perso al debutto: Coria nel 2006 (sconfitto dall’italiano Di Mauro) e Nalbandian tre anni più tardi (battuto da Koellerer). L’argentino Juan Ignacio Chela è l’unico ad aver vinto il torneo nelle due località

Così l’anno scorso – Cambia la superficie e cambiano i primattori. Il primo Abierto Mexicano sul Plexipave premia la tenacia del bulgaro Grigor Dimitrov che mette a segno un 5 su 5 nei tie-break, vince tre consecutivi match molto equilibrati al terzo set e incamera il trofeo più importante della sua ancor breve carriera.

Il pluridecorato David Ferrer è il re delle teste di serie ma è poco fortunato: avanti di un set e sotto 2-4 nel secondo, è costretto al ritiro nel match valido per i quarti di finale che lo vede opposto a Kevin Anderson. Il sudafricano (5) si spinge fino all’ultimo atto a spese dell’ucraino Dolgopolov, giunto in semifinale senza cedere set a Pospisil (8), Chardy e Karlovic.

Nella metà inferiore del tabellone il favorito è Murray (2) ma lo scozzese è costretto a risalire la corrente sia al primo turno con Andujar che nei quarti con Simon. In semifinale Andy trova Dimitrov (4), sopravvissuto a un’autentica battaglia con Gulbis (46 76 75) e ci perde per la prima volta dopo quattro successi. Il bulgaro mostra di saper lottare e chiude 46 76 76. Il feeling di Dimitrov con il gioco decisivo prosegue anche in finale, dove Anderson deve inchinarsi alla legge del tennis che lo vede soccombere pur avendo totalizzato un game in più del suo avversario: 76 36 76.

Per il resto torneo molto regolare con due sole teste di serie uscite anzitempo; oltre al già citato Pospisil, fuori subito anche Isner (3) eliminato in due tie-break (c’erano dubbi?) da Ivo Karlovic.

Così quest’anno – Iniziamo la settimana esaltati dalla prestazione di Fognini contro Nadal nella semifinale del Rio Open, per rituffarci nel tabellone del torneo di Buenos Aires dove nella parte alta individuiamo nuovamente i nomi del maiorchino e del ligure che potrebbero darsi nuovamente battaglia in semifinale. Tale previsione si potrebbe realizzare poiché Rafa Nadal vede dalla sua parte atleti come Albert Montanes, Lorenzi che sfiderà il mancino Bellucci al primo turno, e Carreno Busta. Tutti buoni giocatori sulla terra battuta, ma un Rafa attento, anche se in condizione fisica non buona, dovrebbe arrivare in semifinale. Fabio Fognini, invece, ha di fronte un tabellone benevolo dove i più pericolosi sono Vesely e Berlocq. La seconda testa di serie e favorito per la semifinale è Tommy Robredo che deve guardarsi da Jarkko Nieminem, Almagro, favorito su Andujar, che ha battuto tre volte su tre, e Cuevas. Quest’ultimo dovrà fronteggiare probabilmente il vincente tra Leonardo Mayer e Juan Monaco.

 

ALBO D’ORO

Città del Messico

1993 Thomas Muster-Carlos Costa                    62 64

1994 Thomas Muster-Roberto Jabali                 63 61

1995 Thomas Muster-Fernando Meligeni           76 75

1996 Thomas Muster-Jiri Novak                        76 62

1997 Francisco Clavet-Juan Alberto Viloca        64 76

1998 Jiri Novak-Xavier Malisse                          63 63

2000 Juan Ignacio Chela-Mariano Puerta          64 76

Acapulco

2001 Gustavo Kuerten-Galo Blanco                   64 62

2002 Carlos Moya-Fernando Meligeni                76 76

2003 Agustin Calleri-Mariano Zabaleta              75 36 63

2004 Carlos Moya-Fernando Verdasco               63 60

2005 Rafael Nadal-Albert Montanes                   61 60

2006 Luis Horna-Juan Ignacio Chela                 76 64

2007 Juan Ignacio Chela-Carlos Moya               63 76

2008 Nicolas Almagro-David Nalbandian           61 76

2009 Nicolas Almagro-Gael Monfils                    64 64

2010 David Ferrer-Juan Carlos Ferrero              63 36 61

2011 David Ferrer-Nicolas Almagro                    76 67 62

2012 David Ferrer-Fernando Verdasco               61 62

2013 Rafael Nadal-David Ferrer                          60 62

2014 Grigor Dimitrov-Kevin Anderson               76 36 76

 

Buenos Aires – L’ATP e gli organizzatori stessi dell’Argentina Open fanno risalire al 2001 la data della prima edizione. La tappa conclusiva dei quattro tornei sudamericani denominati “Golden Swing” si tiene nella “Cattedrale” del Buenos Aires Lawn Tennis Club. In realtà, pur senza la necessaria continuità, nella capitale argentina si è iniziato a giocare tornei di una certa rilevanza fin da prima dell’Era Open.

Attenendoci alla nuova vita del torneo, nelle 14 edizioni disputate il titolo è sempre andato a uno spagnolo (8 volte) o a un sudamericano (6). Logico dunque che sia proprio un iberico a detenere il primato di trofei vinti: si tratta di David Ferrer, imbattuto a Baires da ben tre stagioni.

Nell’edizione del 2002, l’unica con formula “normale” che vide la testa di serie n°1 uscire subito (Kuerten, per mano di Calleri), nessuno degli otto favoriti raggiunse il terzo turno. L’altra occasione in cui il primo giocatore del seeding venne eliminato fu nel 2007, quando al torneo parteciparono 24 tennisti divisi in otto gironi da tre; Nalbandian, collocato nel 1° round-robin, perse con Horna e Canas. Il torneo se lo aggiudicò Monaco in finale sull’italiano Di Mauro. L’argentino e il cileno Massu sono i due soli ad essersi laureati campioni senza essere testa di serie.

Prima del 2001, il torneo si disputò spesso nel mese di novembre e dal 1997 al 2000 fece parte del circuito challenger. Nel 1977 si giocò sia in aprile che in novembre. Trattandosi però di un torneo sostanzialmente diverso da quello attuale, non ne riporteremo l’albo d’oro. Il mattatore di quegli anni fu inevitabilmente Guillermo Vilas; il poeta della Pampa vinse otto volte (dal 1973 al 1977, entrambe le edizioni, nel 1979 e nel 1982).

Così l’anno scorso – Le prime quattro teste di serie in semifinale, le prime due in finale, la prima che alza il trofeo: più regolare di così! David Ferrer aveva vinto 14 delle ultime 15 partite giocate sul rosso di Buenos Aires; l’ultimo ad averlo battuto era stato il connazionale e quasi omonimo Ferrero nella finale del 2010. Poi, solo vittorie e due titoli in bacheca (2012/13). Per concedere il tris, l’uomo di Javea ha fatto le cose in grande e stavolta non ha lasciato per terra nemmeno un set.

Bene l’italiano Fognini, seconda scelta del seeding e finalista con pieno merito dopo aver recuperato un parziale sia a Leonardo Mayer che a Tommy Robredo, quest’ultimo in semifinale. L’altro semifinalista è stato Nicolas Almagro, campione qui nel 2011 ma sconfitto per la 15esima volta su 15 dal connazionale Ferrer.

Per l’Italia, oltre a Fognini c’era anche Volandri; Filippo ha superato il primo turno a spese del qualificato cileno Garin prima di cedere nettamente ad Albert Ramos.

ALBO D’ORO

2001 Gustavo Kuerten-Jose Acasuso                 61 63

2002 Nicolas Massu-Agustin Calleri                  26 76 62

2003 Carlos Moya-Guillermo Coria                    63 46 64

2004 Guillermo Coria-Carlos Moya                    64 61

2005 Gaston Gaudio-Mariano Puerta                 64 64

2006 Carlos Moya-Filippo Volandri                    76 64

2007 Juan Monaco-Alessio Di Mauro                 61 62

2008 David Nalbandian-Jose Acasuso                36 76 64

2009 Tommy Robredo-Juan Monaco                  75 26 76

2010 Juan Carlos Ferrero-David Ferrer             57 64 63

2011 Nicolas Almagro-Juan Ignacio Chela         63 36 64

2012 David Ferrer-Nicolas Almagro                    46 63 62

2013 David Ferrer-Stanislas Wawrinka              64 36 61

2014 David Ferrer-Fabio Fognini                        64 63

 

Remo Borgatti e Sara Niccolini

 

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Due francesi ai box: fermi per infortunio Corentin Moutet e Pierre-Hugues Herbert

Il mancino di Neuilly-sur-Seine si è operato al polso destro, ancora problema al ginocchio per il doppista cinque volte campione Slam

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Corentin Moutet - 2021 US Open (Andrew Ong/USTA)

Non arrivano buone notizie dall’infermeria per il tennis francese. Due giocatori dovranno rimanere fermi dal circuito per due infortuni delicati. Questa mattina Corentin Moutet ha annunciato sul suo profilo Instagram di essersi sottoposto ad un intervento chirurgico al polso destro con una foto che lo rappresenta con il braccio ingessato. “Voglio ringraziarvi per il grande sostegno ricevuto, farò di tutto per tornare in campo più forte di prima. So che la strada sarà lunga, ma sono motivato a fare del mio meglio”, scrive il classe 1999 nel suo post. Moutet è stato eliminato al secondo turno degli Australian Open, sconfitto da Francisco Cerundolo in quattro set: già nello Slam australiano usava spesso il rovescio in slice per evitare di sollecitare il polso destro: “Era difficile persino prendere una bottiglia d’acqua in mano”. Il mancino francese ha già annunciato il forfait per i tornei di Cordoba e Buenos Aires in Sudamerica, ma potrà tornare velocemente ad allenarsi essendo il braccio destro interessato dell’infortunio.

Infortuni che non danno pace a Pierre-Hugues Herbert. Il doppista vincitore delle ATP Finals 2019 e 2021 si era ripreso da poco dal lungo stop per un problema al ginocchio sinistro accusato nel Challenger di Ilkley dopo una caduta a terra, sull’erba nello scorso giugno, poco prima di Wimbledon. Il giocatore francese ha avuto una ricaduta nel match della scorsa settimana a Quimper contro Dominic Stricker: poco dopo aver colpito un dritto, ha accusato un forte dolore al ginocchio sinistro, cominciando a zoppicare.

 

È riuscito a concludere il match, ma dovrà fermarsi di nuovo per un periodo indefinito come scrive sul suo profilo Instagram, ritraendosi con un tutore al ginocchio. Herbert compirà 32 anni nel prossimo marzo: vedremo se il ginocchio gli darà tregua e gli permetterà di tornare ai livelli a cui ci aveva abituati.

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L’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Zverev sul caso Sharypova: “Non ci sono prove sufficienti”

In un comunicato ufficiale, l’ATP fa chiarezza sulla questione Zverev, ma con una precisazione: “Il caso potrebbe essere riaperto se emergeranno nuove prove”

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Alexander Zverev è alla ricerca della forma migliore dopo l’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi dallo scorso Roland Garros. Il tedesco, scivolato al n°14 del ranking, ha disputato quattro match fino ad ora, perdendone tre. È comunque comprensibile che il suo livello sia ancora lontano da quello espresso nelle ultime stagioni – che lo aveva portato a lottare per il numero 1 ATPcome da lui stesso affermato qualche settimana fa alla United Cup.

La notizia odierna, tuttavia, permette al finalista dello US Open 2020 di tirare un bel sospiro di sollievo per una vicenda extra-campo che lo vedeva coinvolto da tempo. Zverev, infatti, era stato accusato di violenza domestica dall’ex fidanzata Olya Sharypova, con le indagini che sono durate quasi un anno e mezzo. Come si legge sul sito dell’ATP, l’investigazione che coinvolgeva il tedesco è stata completata oggi e non comporterà provvedimenti disciplinati ai suoi danni per mancanza di prove.

Le indagini riguardavano le presunte violenze subite dalla donna nell’ottobre 2019, durante il Masters1000 di Shanghai, ma non solo. La lente d’ingrandimento era puntata anche su altri possibili simili avvenimenti, a Monaco, New York e Ginevra. Le indagini dell’LFG (Lake Forest Group, ente di grande esperienza nel settore, anche per quanto riguarda lo sport professionistico) sono state condotte in maniera totalmente indipendente, con l’ATP che ha sempre avuto accesso alle informazioni e agli eventuali aggiornamenti.

 

Sono state ascoltate tanto le due parti in causa quanto altre persone potenzialmente coinvolte, per un totale di 24 individui tra familiari, amici e tennisti. Dopo oltre 15 mesi, l’LFG ha ultimato le indagini, consegnando all’ATP quanto emerso. Considerata la mancanza di prove sufficienti, così come le dichiarazioni contrastanti di Sharypova, non è stato possibile confermare le accuse di quest’ultima. Di conseguenza, l’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Alexander Zverev, che ha sempre fermamente negato le accuse e supportato le indagini dell’ATP. Il caso potrebbe comunque essere riaperto nel caso in cui emergessero nuove prove.

Massimo Calvelli, CEO dell’ATP, si è così espresso sulla vicenda: “La serietà e complessità di queste accuse hanno richiesto un’investigazione completa, così come l’intervento di investigatori specializzati. Questo processo ci ha mostrato la necessità di essere ancora più pronti e preparati per queste circostanze. Ci aspetta ancora un lavoro molto importante in futuro”.

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Il dominio degli anni ’80 nel tennis maschile: tra Djokovic, Murray e Nadal è 12-1 sulla generazione anni ’90 nelle finali Slam

Dodici vittorie e una sconfitta, recita il bilancio delle finali Slam fra esponenti della “generazione ‘80” e “generazione ‘90”: un dato che deve far riflettere

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Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)
Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)

Il dominio e lo strapotere di Novak Djokovic hanno fatto da padroni anche in questa edizione 2023 degli Australian Open. Il 35enne serbo ha trionfato a Melbourne per la decima volta, vincendo per la 22esima volta un torneo del Grande Slam ai danni del 24enne Stefanos Tsitsipas. Un successo che ha riaperto anche l’eterna questione di un ricambio generazionale che nel tennis maschile di vertice tarda ad arrivare. Infatti, appena due esponenti della classe ’90 (giocatori nati tra il 1990 e il 1999) hanno vinto uno Slam: Dominic Thiem in uno US Open estremamente particolare nel 2020 contro Alexander Zverev in finale, sfruttando anche la chance della squalifica di Djokovic per una pallata al giudice di linea nel match contro Carreno Busta; Daniil Medvedev sempre allo Us Open nel 2021 contro un Djokovic che avvertì la pressione del Grande Slam sulle sue spalle. Se allarghiamo il campo a tutti i giocatori nati dopo il 1990, anche Carlos Alcaraz, classe 2003, ha vinto uno Slam lo scorso anno, sempre quello newyorkese imponendosi nella finale contro Casper Ruud.

La statistica più impressionante riguarda i confronti nelle finali Major tra i giocatori nati tra il 1980 e il 1989 e quelli nati tra il 1990 e il 1999. Il bilancio è inequivocabile: 12 vittorie e 1 sconfitta per i più “anziani” a partire dalla finale di Wimbledon 2016 fino alla finale degli Australian Open di quest’anno.


Il primo scontro generazionale in una finale Slam avviene proprio nel 2016 ai Championships: Andy Murray batte in tre set il canadese Milos Raonic vincendo per la seconda volta sui prati londinesi. Nel 2018 e nel 2019 al Roland Garros Rafa Nadal nel suo feudo sconfigge Dominic Thiem: nella prima occasione perdendo appena nove giochi, nella seconda occasione lasciando per strada un set, ma vincendo comunque senza grossi patemi. Sempre nel 2019 a faticare moltissimo nella finale US Open è lo stesso Nadal contro Medvedev: il russo rimonta due set di svantaggio, ma non può nulla al quinto contro la voglia di non mollare dello spagnolo. Neanche Thiem va lontano dal successo nel 2020 all’Australian Open contro Novak Djokovic: va avanti due set a uno, ma anche l’austriaco cede nella sua prima finale Slam lontana dalla terra battuta. Nel 2021 ci provano in tre nell’anno magico del serbo: Tsitsipas, Berrettini e Medvedev. Il greco perde in cinque set la finale del Roland Garros dopo essere stato avanti di due set, il romano perde la finale di Wimbledon dopo aver vinto il primo set e il russo perde nettamente la finale in Australia, ma si prende la rivincita a New York, giocando il miglior tennis della carriera e fermando la corsa di Djokovic verso il Grande Slam.
La tendenza si conferma nel 2022 (e nel 2023) con i successi di Nadal su Medvedev all’Australian Open con una clamorosa rimonta da uno svantaggio di due set, la vittoria del maiorchino su Ruud al Roland Garros e i trionfi di Djokovic su Kyrgios a Wimbledon e su Tsitsipas qualche giorno fa a Melbourne.

 


Qual è il problema delle nuove generazioni? La sudditanza psicologica nei confronti dei mostri sacri Djokovic e Nadal è certamente un fattore per chi cresce nel mito di certi giocatori, ma l’ipotesi è pure quella di un’inferiorità tecnica e un’inadeguatezza a porsi al livello di leggende come Djokovic, Nadal e Murray. Ancora nei match 3 su 5 sono sempre i più esperti a farsi valere negli scontri generazionali: la longevità agonistica è indubbiamente cresciuta rispetto a qualche decennio fa, basti pensare che tutti e tre i big 3 hanno vinto gli Australian Open a 35 anni. Federer e Nadal hanno vinto rispettivamente nel 2017 e nel 2022 e da lì in avanti hanno trionfato ancora a livello Major. L’impressione è che Djokovic abbia ancora un fisico che lo sostenga nei match di lunga durata, oltre ad una tenuta mentale fuori dalla norma: vedremo se in questo 2023 i nati negli anni Novanta si daranno un’altra possibilità di spezzare un’egemonia che va avanti da tre lustri o se lasceranno già spazio ai Millennials nati dal 2000 in poi come Alcaraz (che ha già vinto uno US Open), Rune, Auger-Aliassime o Sinner.

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