Coppa Davis: Simon e Monfils ok. Parità a Buenos Aires e in Canada.

Coppa Davis

Coppa Davis: Simon e Monfils ok. Parità a Buenos Aires e in Canada.

Pubblicato

il

 

Il nr. 1 francese batte dopo 4 ore e 24 minuti il giovane Struff 10-8 al quinto e si “vendica” per essere stato scelto come quinto uomo nella finale di Lille dell’anno scorso. Monfils liquida in tre set Kohlschreiber, Francia sul 2-0 a Francoforte. A Buenos Aires Souza vince in quasi 5 ore su Berlocq, Mayer pareggia i conti. Raonic e Nishikori vincono a Vancouver
GERMANIA – FRANCIA 0-2
(Raffaello Esposito)

Termina sul due a zero per la Francia la prima giornata a Francoforte. Gilles Simon e Jan Lennard Struff danno vita a quasi cinque ore di battaglia feroce condita da vincenti ed emozioni forti, al termine della quale la maggiore esperienza del francese prevale solo al diciottesimo game del quinto set. Nel secondo scontro di giornata Gael Monfils dispone agevolmente, pur con qualche distrazione, di Philipp Kohlschreiber in tre set.


G. Simon b.  J. L. Struff  7-6(4) 2-6 6-7(1) 6-2 10-8

 

Al via la sfida fra Germania e Francia, remake della sfida di Nancy dell’anno scorso che vide i galletti rimontare dallo zero due della prima giornata. In campo i quasi due metri di Jan Lenard Struff opposti alla regolarità di Gilles Simon, fresco vincitore di Monfils nella finale di Marsiglia.

Apre Struff al servizio e i due contendenti tengono la battuta per i primi giochi. Nel sesto game il tedesco non sfrutta due occasioni per il break e Simon si salva ma Struff non trema alla battuta, cinque aces fin qui, e va avanti 4-3. Simon replica d’autorità e pareggia; ha oltre il 90% di punti con la prima. Il giovane tedesco però ottiene sempre molto dal servizio, non concede quasi nulla all’avversario e si porta ancora avanti 5-4. Il francese fatica di più al servizio ma con freddezza ed esperienza pareggia. Dal canto suo Struff picchia come un fabbro e commette qualche errore ma non può permettersi di accettare lo scambio dal fondo con Simon, 6-5 in suo favore. Simon tiene a zero il suo turno e si va al tie break. Il francese va subito avanti, conquista due mini-break di vantaggio, ne restituisce uno ma due risposte sbagliate di Struff nel momento decisivo gli danno il set. 7/6 (7/4) Simon in cinquantasei minuti.

Tre break, due per Struff,  nei primi cinque games del secondo set portano il tedesco avanti. Ora è battaglia vera e entrambi devono lottare per difendere i propri turni di battuta. Struff si salva da un pericoloso trenta pari con una sublime volée bassa di rovescio e mantiene il vantaggio  scappando 4-2. Simon fatica al servizio, commette un doppio fallo e un paio di non forzati, non chiude un attacco a rete su una palla-game e poco dopo subisce un altro break. 5-2 Germania che diventa 6-2 in un attimo. Arena in delirio per Struff che sta trovando nel coraggio di picchiare sempre e comunque la chiave giusta per scardinare le difese del transalpino.

Il tedesco è in trance agonistica e brekka ancora Simon in apertura del terzo set. Il francese ha perso quattro degli ultimi cinque turni al servizio. Un’altra incredibile volée di rovescio lungo linea salva Struff da un potenziale zero quaranta, il tedesco annulla poi una palla per il contro break con un missile a due mani dal fondo e conferma a fatica scappando 2-0. Simon sbaglia molto, già venticinque gratuiti fin qui e appare scosso. Il servizio non funziona e il francese deve salvare altre due palle break nel terzo game prima di tenere il turno. Struff ristabilisce le distanze ai vantaggi; il tedesco sbaglia poco in rapporto alla violenza del suo gioco e al momento ha un saldo di +17 fra vincenti e non forzati. 3-1 Germania nel terzo dopo quasi due ore. Simon appare in confusione ma è un lottatore nato. Tiene il servizio e lo strappa al tedesco riuscendo a pareggiare a tre per poi annullare altre due palle break, una con un passante in corsa da campione, e portarsi avanti 4-3. Il tedesco accusa il colpo e trema per la prima volta al servizio, sul 30 pari il falco gli annulla un ace e Simon riesce in un altro break che lo porta a servire per il set. Ma il match regala emozioni continue, il tedesco chiude gli occhi, tira tutto e strappa il servizio all’avversario per l’ennesima volta. Sul 5-4 Francia Simon ha tre palle set sul servizio di Struff che gliele annulla con cieco coraggio prima di conquistare il game. Un raro turno tranquillo al servizio dà al francese il punto del 6-5 ma Struff subito dopo pareggia i conti. L’equilibrio del set si rompe improvvisamente e il tedesco conquista il tie break per sette a uno con cinque vincenti dal fondo che lasciano Simon di sale. Struff ha cinquantasei vincenti contro trentaquattro non forzati.

All’inizio del quarto set Simon ottiene subito il break e tiene la sua battuta portandosi prima 2-0 e poi 3-1.  Struff appare provato dalla battaglia e sbaglia qualche scelta di troppo consentendo alla volpe Simon di brekkare ancora nel settimo game e intascare facilmente il parziale che porta l’incontro al quinto e decisivo set.

Il tedesco ha il piccolo vantaggio di servire per primo nel parziale decisivo e dopo tre ore e mezza di lotta a coltello la cosa può avere il suo peso. I contendenti giocano con cura i loro turni di battuta e il punteggio segue i servizi. Nel sesto game Struff rompe gli indugi e con due risposte vincenti e un attacco a rete si conquista una palla break che però fallisce colpevolmente mandando un facile rovescio in corridoio consentendo a Simon di salvarsi. Sul 5-4 Germania Simon serve e dimostra una gran classe  uscendo da una situazione complicata con un passante in corsa di dritto che muore all’incrocio delle righe. Nel game seguente è il tedesco a dover salvare due palle break con un vincente in contropiede di rovescio e uno smash non facile prima di portarsi sul 6-5. Entrambi si aggrappano al proprio servizio come un naufrago al relitto e lottano con la forza della disperazione mentre il punteggio procede. Siamo a quattro ore e venti, la fine non si vede ancora e i due giocano sempre meglio. Il match si decide al diciassettesimo game. Struff serve e sul 30-15 si suicida con due non forzati di rovescio, Simon non si fa pregare lo impallina in risposta su una seconda di servizio troppo timida. Il francese ha troppa esperienza per lasciarsi sfuggire l’occasione e nel gioco successivo chiude a zero strappando il cuore alla Germania. Onore a Struff che si è fermato ad un solo piccolo passo dall’impresa.

 

G. Monfils b. P. Kohlschreiber 6-4 7-5 7-6(4)

Dopo la corrida fra Simon e Struff scendono in campo per il secondo singolare Philipp Kohlschreiber e Gael Monfils.
Pronti via e Monfils si porta subito avanti di un break forse sfruttando la carica emotiva del match vinto dell’amico Simon. L’effetto opposto sembra subire  Kohlschreiber che deve  salvare altre palle break nel quinto game e fatica a entrare nel match. Monfils tiene facile i suoi turni mentre il tedesco è sempre costretto ai vantaggi. Dopo neanche mezz’ora il francese è già 5-3 che diventa 6-4 poco dopo. Un set a zero Francia dopo trentaquattro minuti.
E’ ancora il tedesco ad aprire il secondo set alla battuta. Monfils colpisce piatto e profondo e la sua velocità di palla non consente al tedesco di organizzare il gioco come preferisce. Un dritto d’incontro in risposta, un rovescio lungo linea e un incredibile colpo sotto le gambe danno subito al francese l’occasione del break ma Kohlschreiber riesce a salvarsi e a vincere il primo gioco del secondo set. L’andamento generale però non cambia, Monfils impiega due minuti a tenere il servizio mentre il suo avversario soffre le pene dell’inferno per difendere la sua battuta e deve continuamente annullare palle break. Ma il tennis è uno sport di sottili equilibri; nel quinto game Kohlschreiber tiene il primo servizio facile dell’incontro e subito dopo strappa per la prima volta la battuta a Monfils confermando poi il break per il 5-2 Germania. Il francese però si sveglia in tempo e con due super-passanti si procura le palle break buone per riportare il match in equilibrio. Un turno di battuta a 15 riporta il punteggio in equilibrio a cinque. Kohlschreiber accusa il colpo per l’occasione mancata e concede due palle break che Monfils buca con due errori evitabili. A questo punto il tedesco si fa male da solo: tira un dritto a mezza rete e manda un rovescio in tribuna cedendo il servizio decisivo perché il francese difende la sua battuta e incamera anche il secondo set. Da ricordare nel game un cross passante di rovescio in corsa e la volée di dritto in salto che gli dà il sette cinque finale.
Anche il terzo parziale è aperto al servizio dal tedesco. Il punteggio rimane in equilibrio per i primi games, Monfils gioca sciolto mentre Kohlschreiber è già con le spalle al muro, non può più sbagliare e nel settimo game sopravvive a tre palle break prima di tenere il servizio. Il francese sembra giocare al gatto col topo e pareggia tenendo d’autorità il suo turno di battuta.  Si giunge così sul 6-5 Germania. Monfils va sotto 0-15 e 15-30 ma una super difesa in pallonetto e il servizio lo cavano d’impaccio e lo portano al tie break. Il francese non perde la concentrazione, eleva ancora il suo gioco e vola subito 4-0. Un’ ultima distrazione porta il tedesco a quattro pari ma quando Kohlschreiber spara fuori di due metri un facile dritto Monfils non perdona e chiude con il servizio.

 

Argentina-Brasile 1-1 (Diego Serra)

Davanti a Juan Martin Del Potro, accorso a supportare i propri compagni a testimonianza del ritrovato feeling con il team di Coppa Davis, i padroni di casa chiudono la prima giornata sulla parità contro i cugini brasiliani.
Punteggio che non fa dormire sonni tranquilli agli argentini, sfavoriti nel doppio e quindi che si potrebbero trovare all’inizio dell’ultima giornata sotto 1-2. Grandissima impresa di Joao Souza, che dopo quasi 5 ore batte Carlos Berlocq rimontando da una situazione di 2 set a 1 sotto.
Bravo Leonardo Mayer a riequilibrare le sorti della sfida contro Bellucci.

 

J. Souza b. C. Berlocq  6-4 3-6 5-7 6-3 6-2

A Tecnopòlis la prima sorpresa di questo turno di Davis è la vittoria di Souza.
Partita durata ben cinque ore e conclusasi solo al quinto set in favore del brasiliano, specialista sul rosso ma dato dai pronostici sfavorito.
Berlocq inizia male l’incontro perdendo il servizio nel primo game, dove l’emozione di trovarsi davanti al pubblico di casa gli gioca un brutto scherzo. Bissa un brutto turno di battuta anche nel sesto game finisce col perdere per 6-4.
La partita sembra però prendere un’altra piega nel secondo set dove Berlocq sale subito tre a zero, con un break e chiude per 7-5.
I due giocatori si scambiano i break nel terzo set, nel quarto e nono game con scambi interminabili che scaldano le tribune albiceleste al solito “calienti”. Un pessimo undicesimo game del brasiliano fa volgere il set a favore di Berlocq.
Grande prova di resistenza mentale prima che fisica di Souza, che ribalta il risultato con tre break nel quarto set, e costringe un falloso Berlocq al quinto.
Dove in un lunghissimo terzo game strappa il servizio allo spaesato argentino, bissa nel settimo game stavolta in modo più agevole l’impresa e porta il primo punto al Brasile.


L. Mayer (Arg) b. T.Bellucci (Bra) 6-4 6-3 1-6 6-3

Ci pensava in serata Leonardo Mayer a rimettere in carreggiata l’Argentina contro Bellucci, davvero pericoloso e incisivo solo nel terzo set.
In un incontro molto più rapido del precedente, terminato in due ore e quarantadue minuti.
Nel primo set, dopo aver ceduto il servizio, Mayer recuperava, centrava un break e portava a casa il set con un interminabile decimo game.
Il tennista argentino nel secondo set manteneva costantemente la battuta, strappando nel quarto game il servizio all’avversario. Disastro totale nel terzo set da parte del numero ventinove del mondo, che raffreddava il pubblico argentino accorso sugli spalti, facendosi “brekkare” due volte, e perdendo il set per 6-1. Unico set dove Bellucci è stato efficace al servizio.
Per la albiceleste fortunatamente solo un black out parziale di Mayer, che nel quarto set ritrovava i colpi da fondo e strappava il servizio in un interminabile ottavo game a Bellucci. Vittoria finale e parità raggiunta, domani il doppio dove i brasiliani sono favoriti.

 

CANADA – GIAPPONE 1-1 (Fabio Gibertini)

Tutto secondo pronostico nei primi due match dell’incontro in programma alla Doug Mitchell Arena di Vancouver. Nessun problema nel primo singolare per Raonic, mai impensierito dal volonteroso ma troppo leggero Tatsuma Ito. Solo cinque games concessi dal n.6 del mondo per portare il team della foglia d’acero in vantaggio per 1-0. Qualche problema in più per il n.4 del mondo Kei Nishikori contro un Pospisil che è stato per lunghi tratti in partita, ma non ha saputo concretizzare nei momenti importanti. Il Canada rimane favorito nel doppio e nell’eventuale quinto match tra Pospisil e Ito, con il big match Raonic-Nishikori molto aperto, ma il passaggio del turno è tutt’altro che scontato. Sabato si inizia a giocare alle 13 locali (le 22 in Italia).

M. Raonic b. T. Ito 6-2 6-1 6-2

Davvero tutto facile per il n.1 canadese Milos Raonic nel match inaugurale di questo Canada-Giappone. L’incontro ha sempre avuto un solo padrone e non c’è mai stato un momento in cui si è avuta l’impressione che il match potesse cambiare direzione.

Ci sono voluti 25 minuti per assistere al primo break dell’incontro, ottenuto dal canadese nel sesto game alla prima opportunità disponibile. Da quel momento Raonic ha cambiato marcia lasciando al palo il povero Tatsuma Ito, palesemente in difficolta contro la maggiore potenza dell’avversario ed incapace di trovare varianti tattiche che potessero impensierire il suo forte avversario. Anche negli scambi prolungati da fondocampo, Raonic ha palesato una solidissima condizione atletica ed una altrettanto solida regolarità, facilitata dalla relativo basso ritmo degli scambi.
Un parziale di 9 giochi a uno nella successiva mezz’ora siglava un perentorio 6-2, 6-1 in soli 58 minuti, preludio ad una rapida conclusione che arrivava solo 29 minuti più tardi, siglata dal 42esimo colpo vincente di Raonic contro i soltanto 25 errori gratuiti. “Sono sempre molto orgoglioso di rappresentare il Canada – ha dichiarato Milos ai microfoni della televisione canadese Sportsnet – ci capita raramente nel nostro sport: soltanto in Coppa Davis ed alle Olimpiadi, ed io ho una gran voglia di far bene quando difendo la bandiera canadese”.


K. Nishikori b. V. Pospisil 6-4 7-6(5) 6-3

Nel secondo match dell’incontro tra Canada e Giappone scendono in campo Kei Nishikori, il giocatore di miglior ranking dell’intero confronto, e Vasek Pospisil, alla ricerca di una vittoria contro pronostico che ipotecherebbe così la qualificazione.

L’incontro inizia senza scossoni ma si conferma rapidamente quello che si poteva ipotizzare in una analisi pregara con Pospsil che cerca di aggrapparsi al servizio per non farsi coinvolgere in scambi da fondocampo in cui il ritmo e la precisione dei colpi del giapponese lo condannano il più delle volte a perdere il punto. Il rendimento della battuta del canadese però non è dei migliori fin da subito e dopo essersi salvato da 0-30 sull’1-1 e sul 2-2 concedendo 2 palle break senza conseguenze, deve invece incassare il break sul 3-3 alla terza opportunità del giapponese. Dal canto suo, Nishikori, che fino al momento di servire per il set sul 5-4 non aveva concesso gran ché nei suoi turni di battuta, accusa la pressione del momento e complice anche un gran punto di Pospisil (scambio mozzafiato chiuso con un vincente di dritto) concede la palla del 5 pari, salvo poi annullarla con freddezza con un vincente di dritto dal centro del campo e poi chiudere successivamente il set con il punteggio di 6-4 in 42′.

Primo parziale in archivio, dunque, che nel punteggio forse è stato anche meno severo di quanto poteva essere per il giocatore canadese, non abbastanza incisivo al servizio (33% di punti vinti sulla seconda) e poco propenso a andarsi a prendere i punti a rete per togliersi dalla ragnatela del giapponese da fondo (solo 3 discese a rete con un punto).

Nel secondo set ancora un avvio equilibrato ed avaro di emozioni con Pospisil che sembra iniziare a mettere a punto il servizio e tenere più agevolmente i suoi game di battuta. Il miglioramento dà i suoi frutti nel quinto game dove sul servizio di Nishikori raccoglie le prime 2 palle break del match che si procura con uno straordinario passante di diritto. Il giapponese però resiste e annulla le chance al suo avversario; da lì il match procede spedito in un equilibrio abbastanza labile che, però, oltre ad alcuni scambi pregevoli non regala ulteriori momenti di patos fino al tie-break con il livello di gioco che va via via alzandosi e il canadese, giustamente, più propenso a chiudere gli scambi rapidamente complice anche l’aggiunta di qualche discesa a rete.
Il tie-break invece rivela la tensione tipica dei momenti decisivi e il livello di gioco ne risente, così si alternano colpi vincenti (per lo più al servizio con 2 ace per il canadese) a errori nel palleggio e si arriva a 5-5 quando sono sostanzialmente altri due errori di Pospisil (uno su un recupero di un palla smorzata dal nastro e l’altro su una risposta profonda di rovescio) a consegnare il set e il 2-0 al giapponese in 61′.

Il terzo set il primo momento di allerta arriva sul 2-2 quando Nishikori recupera da 15-30 prima di piazzare un break a zero (ottenuto ripondendo alla grande sulle prime di servizio di Pospisil) che lo porta 4-2 e sembra chiudere il match. Nel game successivo il giovane canadese però dopo essere stato sotto 30-0 vince un punto e ribalta il successivo con un challenge vittorioso che lo avvia alla conquista dei successivi tre punti rimettondosi in partita sul 3-4. Dopo il cambio di campo però il giapponese gioca ancora un buon game e un incerto Pospisil, con un doppio fallo, consegna nuovamente il break che, stavolta, Nishikori mette a frutto chiudendo l’ultimo game a zero con un ace finale e regalando in 2h e 18′ l’1-1 alla sua nazione.

Nel complesso una prestazione solida da parte di Nishikori (come ha lui stesso confermato nell’intervista post-partita) che ha saputo mantenere un livello di gioco costante per arginare le armi (in particolare il servizio) del suo avversario. Avversario che invece, dal canto suo, è stato oltre che falloso, un po’ troppo restio ad andarsi a procurare i punti nei pressi della rete o comunque a prendere i rischi del caso per non consentire al giapponese di sviluppare il suo gioco, come dimostrato dal misero 32% di punti vinti sulla sua seconda di servizio in tutto il match.

 

Continua a leggere
Commenti

Billie Jean King Cup

Competizioni a squadre, il bilancio dopo tre anni di rivoluzioni

Ecco quanto ha funzionato e quanto no (per ora). BJK Cup e Coppa Davis sono cambiate molto in questi ultimi anni. L’ATP ha introdotto l’ATP Cup (già defunta e sostituita dalla United Cup, assieme alla WTA)

Pubblicato

il

L’anno tennistico si è appena concluso,  condotto a termine dalla Coppa Davis vinta dal Canada. Quella del 2022 è stata la terza edizione tenutasi secondo la nuova formula che ha rivoluzionato la competizione nel 2019.  Parimenti, la fu Fed Cup, omologo femminile del torneo, nel 2020 ha cambiato nome – diventando Billie Jean King Cup, in onore della tennista e attivista americana – e formula, del tutto simile a quella della controparte maschile. 

Dopo tre anni (nel 2020 gli eventi non si sono tenuti a causa del Covid) possiamo dire che le modifiche siano state positive? O, al contrario, hanno peggiorato una situazione già critica?  

La Coppa Davis che Gerard Pique, con la sua Kosmos, ha preso in mano tre anni fa era in grave perdita economica e in crisi di notorietà. Secondo quel pensiero progressista espresso da Mouratoglu col suo evento UTS (un campionato “a tempo”, che sembrava più un gioco di carte che tennis ma che sarà disputato anche nel 2023) lo sport stava perdendo appeal fra i più giovani, ormai incapaci, immersi come sono nell’informazione e nell’intrattenimento lampo dei social, di concedersi e concedere al tennis del tempo. Il tempo che questo sport necessariamente richiede. Ed allora, come prima modifica, i tre set su cinque sono diventati due su tre. Alla notizia in molti s’erano disperati di perdere per sempre il pathos delle grandi battaglie, di vedere la Davis declassata dal rango di “quinto slam”. Eppure, a ben vedere, forse questa risulta oggi la modifica più riuscita. Salvo la programmazione disastrosa della prima edizione (con match che terminavano alle 4 di mattina) gli orari e le durate dei match si sono dimostrate adeguate ad una fruizione televisiva e “giovane”.  

 

Ora, oltre ad aver accorciato la durata delle partite, è stata accorciata pure la durata dei tie, che prima erano spalmati su tre giorni – quattro singolari e un doppio – mentre oggi si consumano in un pomeriggio di due singolari e un doppio. 

Quest’ultima specialità è passata ad assumere, matematicamente, un’importanza nuova ed elevata: prima il 20 per cento dei punti, ora il 33. Ciò ha permesso a squadre come la Croazia e l’Australia (l’abbiamo visto nell’ultima Davis) di sfruttare le loro forti coppie per farsi strada nel torneo. Questo anche se i giocatori “famosi” che dovrebbero attirare un pubblico giovane e mainstream disputano prevalentemente il singolare. Ed un appassionato di tennis medio spesso non conosca tutti i nomi delle coppie presenti anche solo alle ATP Finals. E che spesso molti doppisti non disputino, nella fase finale, alcun match, a causa della prematura conclusione del tie. Non si è forse puntato sulla carta sbagliata? 

Un altro problema di questa Davis riguarda proprio la presenza – o più spesso l’assenza – dei top player. Piqué (o chi per lui) ha deciso di concentrare la competizione nell’ultima settimana di calendario, in un unica sede (quest’anno Malaga, in precedenza Madrid e sede itinerante). Questo ha fatto certo sì che la Davis richiami molta più attenzione mediatica, (anche se la percentuale di biglietti venduti a tifosi stranieri rimane il 21 per cento) e che in un certo senso si ponga come omologo del mondiale di Calcio (quest’anno al via, tra l’altro, in contemporanea). Manca, tuttavia, la sacralità della cadenza quadriennale, una tradizione ed una cultura sportiva ben differente: la Coppa Del Mondo non si chiama Coppa Rimet, mentre la Coppa Davis mantiene il nome del suo fondatore, Dwight Filley Davis.  

E i giocatori migliori spesso la disertano. Match così importanti concentrati in una massacrante dieci giorni, peraltro alla fine della stagione, non devono convincere fino in fondo i migliori del mondo, maniacalmente attenti ad una preparazione che non ammette la minima sovrapposizione e che li mantenga sempre in perfetta forma. Non a caso Alexander Zverev, in un primo momento, si è addirittura rifiutato di scendere in campo nella nuova Davis.  

Le stesse considerazioni possono benissimo essere estese alla BJK CUP, ugualmente soggetta ad una trasfigurazione che ha portato effetti positivi, ma che non sembra, in definitiva, aver adempiuto totalmente al suo compito di rebranding, almeno per ora. Potrebbero le competizioni ITF imitare quelle ATP e WTA? Sull’altro fronte, le due associazioni professionistiche hanno messo in campo, negli ultimi anni, alcune iniziative discutibili e perlomeno discusse. 

Nel 2020 L’ATP ha inaugurato la ATP Cup, torneo da disputarsi a gennaio in varie città australiane. Il motivo di questa scelta è palese: quasi tutti i grandi tennisti, in quel periodo dell’anno, sono in Australia, freschi e pronti a dare avvio alla stagione. Cercano un torneo di prestigio e di competizione che li carichi, quale può essere il suddetto evento. Non a caso la prima finale del torneo è stata fra la Serbia di Novak Djokovic e la Spagna di Rafa Nadal, spronati fra l’altro dalla posta di punti in palio, prima 750 poi 500. Un’idea che aveva già seguito la Davis dal 2009 al 2015 senza però grande successo. 

L’esperienza dell’ATP CUP si è già conclusa, dopo tre edizioni funestate dal Covid e poste troppo in prossimità con un brand troppo simile, la Coppa Davis. E tuttavia la sua eredità sarà raccolta dalla United Cup, progetto in collaborazione con la WTA, che produrrà una sinergia di tennis maschile e femminile sulla scia di quanto fatto dalla Hopman Cup negli anni passati (con l’Italia in campo il 29 dicembre). Un evento che era sempre stato amato e seguito, senza tuttavia quel fuoco della competizione che dovrebbe ardere ora nella United Cup. Che grazie a questa sua peculiarità potrebbe allontanare i paragoni con la Davis e stemperare la troppa vicinanza fra le due competizioni.  

In definitiva, il tennis sta provando a rinnovarsi. O meglio, le sue istituzioni stanno provando a rinnovarlo. In maniere discordi e scoordinate, spesso. E questo non è mai un bene. Sono stati fatti passi avanti, anche se alcuni di essi si sono rivelati passi falsi. Ma la voglia di cambiare, di “ringiovanire” il prodotto c’è, e può avere dei risvolti positivi sull’industria del nostro sport. Con un occhio di riguardo, ci si augura, alla sua storia centenaria che ne definisce l’essenza. 

Continua a leggere

Coppa Davis

Coppa Davis: Hewitt, Haggerty, Bertolucci, Barazzutti e Rojas. Opinioni contrastanti su un format che fa discutere

Il 2023 non vedrà nessun cambiamento nella formula della Coppa Davis, anche se non sono in pochi ad augurarsi un ritorno al passato

Pubblicato

il

La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)
La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Per la prima volta nella sua storia, il Canada di Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime ha vinto la Coppa Davis, battendo in finale l’Australia di Lleyton Hewitt. Proprio il capitano aussie tuttavia, insieme ad altre voci importanti del tennis italiano, non sembra troppo convinto dell’attuale format della Davis Cup, in vigore dal 2019. Le discriminanti principali sono due: in primis, spesso il doppio – punto di forza di tante nazionali – neanche si gioca, come accaduto proprio nella finale di quest’anno. L’altra critica mossa verso questa formula è che possono bastare quattro set per sollevare l’insalatiera, mentre fino al 2018 questi potevano non essere sufficienti neanche per vincere una singola partita.

Lo stesso Hewitt, nella conferenza al termine della finale, aveva rimarcato la sua posizione:

Il formato così com’è adesso non mi piace; non è un mistero, ma la mia voce non viene ascoltata. Come si fa a dire a dei doppisti che si preparano tutto l’anno e che arrivano qua per giocare in una delle più grandi competizioni che non avranno la possibilità di esprimersi? Penso ad esempio al team olandese che abbiamo battuto. O addirittura penso al leggendario doppio Woodforde-Woodbridge, che oggi non avrebbero messo piede in campo”.

 

Anche l’ex capitano dell’Italia Corrado Barazzutti, in un’intervista concessa al Corriere dello Sport, non ha usato mezzi termini per esprimere la sua posizione: È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni: non mi piace. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto Major, mentre adesso l’hanno ridimensionata. Si gioca al meglio dei tre set, gli incontri sono diventati tre, il doppio ha un’incidenza ben diversa e il fattore campo non esiste quasi più. Quando la vincemmo noi nel 1976 contro il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile“.

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo anche Paolo Bertolucci, che era presente insieme a Barazzutti nello storico successo di Santiago del Cile. Questo un suo breve pensiero tratto da un’intervista a Il Messaggero: La Coppa non va più chiamata ‘Davis’, quella era un’altra cosa. Questa invece si vive in un giorno solo, tutta d’un fiato, è totalmente diversa rispetto a quando c’erano cinque partite al meglio di cinque set“.

Le critiche non sono ovviamente condivise da chi organizza e gestisce la competizione, ossia il presidente dell’ITF David Haggerty e il CEO di Kosmos Tennis Enric Rojas, secondo i quali le migliorie apportate alla Davis Cup stanno riscontrando un effetto molto positivo sulla competizione. “Siamo molto contenti del format e dei cambiamenti che abbiamo apportato – commenta Haggerty – ai giocatori piace, ce l’hanno confermato. Apprezzano i due singolari e il doppio decisivo, è un metodo che funziona bene considerando anche la parte di stagione in cui si gioca”.

L’interesse di Kosmos, proprietaria della Coppa Davis, e dell’ITF è quello di ricreare un ambiente simile ad un Mondiale di calcio, dove fan di tutto il mondo possano riunirsi in un’unica città ospitante. In realtà, tuttavia, dal 2019 soltanto il 21% dei biglietti sono stati comprati da appassionati provenienti da paesi diversi dalla Spagna, paese che da tre stagioni ospita la fase finale.

“Guardando il dato del 21% di fan stranieri, penso che questo sia il punto con i maggiori margini di miglioramento. Se riuscissimo ad ottenere, ad esempio, un’affluenza del 50/50, come accade già in molti altri sport, sarebbe fantastico” – ha dichiarato Rojas – In ogni caso, il numero di tifosi è stato decisamente alto. Dobbiamo migliorare la percezione negli appassionati che questo sia il Mondiale del tennis. Vogliamo essere un evento quanto più internazionale possibile, raccogliendo sempre più tifosi da tutto il mondo”.

Continua a leggere

Coppa Davis

Coppa Davis, ranking per nazioni: Croazia in vetta, balzo Canada e Australia. L’Italia si conferma in top10

La Croazia si conferma al primo posto del ranking delle Nazionali, seguita da Spagna e Francia. Quarto posto per il Canada, settimo per l’Italia

Pubblicato

il

Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La Coppa Davis 2022 continua a regalare record per il Canada. Dopo aver vinto la prima insalatiera della sua storia, grazie anche alla sua generazione tennistica più forte di sempre, i ragazzi con la foglia d’acero sul petto scalano anche la classifica delle Nazionali, pubblicata due volte all’anno (al termine delle fasi di qualificazioni e dopo le fasi finali).

In vetta al ranking si conferma la Croazia con 968,38 punti, anche grazie alla semifinale raggiunta quest’anno e persa contro l’Australia. Non solo però, perché sul primato dei croati – così come sulla posizione di ogni Federazione – pesano anche i risultati delle scorse stagioni. La classifica, infatti, tiene conto dei risultati degli ultimi quattro anni in modo via via decrescente. Per i risultati dell’ultimo anno, infatti, valgono il 100% dei punti; dei risultati del penultimo vengono considerati solamente il 75% dei punti, del terzultimo il 50% e del quartultimo il 25%. Bisogna tener conto anche dell’impatto del Covid-19 sulle stagioni 2020 e 2021, che vengono “unite” ai fini del calcolo del ranking (quindi, eccezionalmente, in questo periodo si tiene conto delle ultime cinque stagioni).

Per capire meglio, ad esempio, i punti totali di una squadra nel 2022 corrisponderanno la seguente somma:

 
  • 100% dei punti ottenuti nel 2022 + 75% dei punti ottenuti nel 2021 e 2020 + 50% dei punti ottenuti nel 2019 + 25% dei punti ottenuti nel 2018

Nel 2025 di tornerà a calcolare la classifica in maniera tradizionale, considerando dunque le ultime quattro stagioni. Il totale dei punti di una qualunque squadra, a fine 2025, corrisponderà dunque alla seguente somma:

  • 100% dei punti ottenuti nel 2025 + 75% dei punti ottenuti nel 2024 + 50% di punti ottenuti nel 2023 + 25% dei punti ottenuti nel 2022

I punti guadagnati sono ovviamente diversi in base alla fase della competizione raggiunta. In caso di vittoria ci si aggiudica 500 punti, mentre sono 300 quelli incassati per la finale, 200 per la semifinale, 150 per i quarti di finale e 100 se ci si ferma nel round robin.

A questi si aggiungono alcuni punti bonus, che possono variare da quattro a dieci in base al ranking dell’avversario: sono 10 se un tennista sconfigge un rivale che occupa il primo o il secondo posto nel ranking ATP, 9 se si batte il n°3 o il n°4, 8 se si prevale su un giocatore compreso tra il quinto e l’ottavo posto. Si guadagneranno poi 7 punti vincendo contro chi è compreso tra il 9° e il 16° posto, 6 punti contro uno tra il 17° e il 32°, 5 punti contro uno tra il 33° e il 64° e 4 punti contro uno dal 65° posto in giù.

Chiusa la parentesi sul calcolo del ranking, vediamo nel dettaglio la classifica. Dietro la Croazia, al secondo posto si trova la Spagna, orfana di Alcaraz e Nadal quest’anno, con 693,25 punti. Completa il podio la Francia con 628,00 punti.

Alle spalle dei transalpini si trova la prima variazione di posizione, visto che i primi tre posti sono rimasti invariati rispetto all’ultimo aggiornamento. Ai piedi del podio si trova il Canada con 565,75 punti, che grazie al successo di domenica scorsa ha guadagnato tre posizioni e, da quando il ranking per nazioni esiste (2001), si trova nel suo punto più alto di sempre.

Seguono Stati Uniti (490,34 punti), Germania (485,09) e Italia (473,00), che rimane stabile al settimo posto e chiude il 2022 tre posizioni più avanti rispetto al 2021. Completano la top10 l’Australia, finalista di questa edizione (430,25), la Gran Bretagna (398,00) e la Serbia (388,25). La Russia, vincitrice nel 2021 e bannata per le edizioni 2022 e 2023, è ferma al 16° posto. Questa dunque la top10 aggiornata a fine 2022:

  1. Croazia
  2. Spagna
  3. Francia
  4. Canada
  5. USA
  6. Germania
  7. Italia
  8. Australia
  9. Gran Bretagna
  10. Serbia

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement