Anteprima ATP e WTA: Indian Wells, l'oasi nel deserto californiano (statistiche e curiosità)

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Anteprima ATP e WTA: Indian Wells, l’oasi nel deserto californiano (statistiche e curiosità)

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Circuito ATP e WTA fanno tappa al torneo combined di Indian Wells, primo Masters1000 della stagione per gli uomini e Premier Mandatory per le donne. Sono passati 40 anni dalla prima edizione maschile, mentre quella femminile è più recente. Riviviamo quindi la storia del torneo per prepararci all’edizione di quest’anno

Se Indian Wells è un tranquillo paese per vecchi (oltre 63 anni l’età media dei quattromila o poco più residenti…), nelle prossime due settimane ATP e WTA contribuiranno a ringiovanirlo con la messa in scena del prestigioso combined ospitato per la sedicesima volta nel magnifico complesso del Tennis Garden. Il primo Masters 1000 e Premier Mandatory della stagione 2015 arriva nella Coachella Valley ai margini del deserto californiano e farà registrare il consueto tutto esaurito in termini di partecipazione sia tra gli addetti ai lavori (leggi tennisti) che sul versante del pubblico.
Un torneo, questo, che in campo maschile ha antenati fin dal 1974 mentre la versione in rosa fece registrare il suo debutto solo nel 1989. Tradizione quindi relativamente recente che tuttavia non ha impedito a Indian Wells di ritagliarsi uno spazio importante all’interno dei due circuiti e meritarsi in più di un’occasione “l’oscar” riservato ai tornei della sua categoria.
ATP

Indian Wells spegne quest’anno le 40 candeline anche se, come anticipato sopra, l’attuale Masters 1000 trae origine dal torneo denominato American Airlines Tennis Games che si svolse per la prima volta a Tucson nel 1974. Lo spostamento in California avvenne però due stagioni più tardi (al Mission Hills Country Club di Palm Springs, dove rimase fino al 1980, anno in cui il titolo non venne assegnato a causa del maltempo con in corsa Jimmy Connors, Brian Teacher, Peter Fleming e Gene Mayer) e da lì a Rancho Mirage, La Quinta e infine Indian Wells nel 1987 (prima al Grand Champions Hotel e, dal 2000, nell’attuale Tennis Garden, che ne rappresenta l’espansione con il suo splendido centrale da oltre 16 mila posti a sedere).

 

Ventiquattro i vincitori differenti. Quattro tennisti si sono aggiudicati il titolo tre volte (Connors, Chang, Nadal e Djokovic) ma meglio di loro ha fatto Roger Federer, campione in quattro occasioni, di cui tre consecutive dal 2004 al 2006. Calando il poker nel 2012, il fuoriclasse svizzero ha anche fatto registrare un altro record, ovvero il maggior numero di anni tra il primo e l’ultimo (per ora) successo: 8. Come lui pure Jimmy Connors (dal 1976 al 1984) che però non ha mai vinto a Indian Wells. L’americano è il più anziano vincitore a 31 anni e 6 mesi, Boris Becker il più giovane a 19 anni e 4 mesi. Approfondendo lo studio dei dati, possiamo provare a calcolare l’età media dei vincitori, catalogata per ogni decennio. Si scopre che, negli anni ’70 (dal 1974 al 1979), l’età media è pari a 26 anni esatti. Negli anni ’80, l’età media inizia ad abbassarsi, passando a 25 anni e 3 mesi scarsi, per poi scendere notevolmente negli anni ’90 (22 anni e 10 mesi). Questa tendenza al “ribasso” inverte poi la rotta a partire dal 2000, con un’età media dei vincitori pari a 23 anni e 6 mesi negli anni compresi tra il 2000 ed il 2009, che si innalza considerevolmente nell’ultimo quinquennio (27 anni e 9 mesi abbondanti).

Schermata 2015-03-11 alle 17.51.25

Alla presenza di Frank Sinatra e Pancho Gonzales, Alice Marble e Jack Kramer, nel 1985 Larry Stefanki iniziò la finale contro David Pate perdendo il servizio a zero. Il futuro coach di Andy Roddick e Fernando Gonzalez aveva ottenuto la wild-card in quanto rappresentante del club (l’attuale La Quinta Resort) in cui si teneva il torneo e, non senza sorpresa, aveva superato uno dopo l’altro il qualificato Belcher, le teste di serie Aguilera e Scott Davis, Benhabiles e Greg Holmes (che aveva sorpreso il n°1 Connors) ma, con tanti amici e conoscenti sugli spalti, ebbe bisogno di un gioco per rompere il ghiaccio e far registrare la più grossa sorpresa nella storia del torneo.

Dal 1990, quando il torneo entrò a far parte del circuito allora denominato Super 9 e attualmente Masters 1000, la miglior percentuale di incontri vinti è di Novak Djokovic che precede di pochissimo (85,71% contro 85,42%) Rafael Nadal, nonostante un numero di successi complessivi, nel torneo, inferiore allo spagnolo (41) e a Federer (47); al terzo posto Connors, al quarto Federer, staccato di tre punti percentuale (82,46).

Tab Indian Wells

 

Allo svizzero, che quest’anno raggiungerà Hewitt in quanto a partecipazioni (15) ma è lontano da Agassi (18), spetta però il miglior record (47-10) e la miglior striscia vincente (18).

Tab Indian Wells

Sempre negli ultimi 25 anni non ci sono state finali senza almeno una testa di serie e nemmeno semifinali tra i primi quattro favoriti mentre solo due volte (1995 e 2005) si sono giocati il trofeo i primi due. Infine: Alex Corretja (2000) e Ivan Ljubicic (2010) sono stati i vincitori con il peggior ranking ATP (entrambi n°26) mentre a Mardy Fish spetta il primato quale finalista peggio classificato (era n°98 nel 2008).

Analizziamo ora i migliori piazzamenti (W, F, S e Q). Specifichiamo che si tratta di piazzamenti “conseguiti” dal giocatore:

Schermata 2015-03-11 alle 17.54.06

Schermata 2015-03-11 alle 17.54.27

Vediamo ora quali sono state le edizioni del torneo più o meno “dominate”, analizzando per ogni vincitore le % di set vinti e, in caso di pareggio, calcolando la % di game vinti. In cinque occasioni il vincitore si è imposto senza cedere un set. Ultimo a riuscirci Rafael Nadal nel 2007. Emerge come miglior prestazione assoluta l’impresa compiuta da Jimmy Connors nel 1976: solo 27 i games lasciati agli avversari. Estremamente faticoso il successo di Nole nell’ultima edizione: 4 set persi e 59 games ceduti  agli avversari.

Schermata 2015-03-11 alle 17.42.41

Legenda:
MW = Match vinti
SW = Set vinti
SL = Set persi
GW = Game vinti
GL = Game persi

Ci siamo inoltre chiesti quanti quartofinalisti a Melbourne hanno raggiunto almeno i quarti ad Indian Wells. Abbiamo preferito cominciare l’analisi dal 1990: per gli anni precedenti la complessa struttura del circuito che favoriva una dispersione dei giocatori avrebbe fornito dati fuorvianti. Questo il risultato:

1990                       2
1991                        2
1992                        1
1993                        2
1994                        3
1995                        2
1996                        2
1997                        2
1998                        2
1999                        2
2000                       3
2001                        3
2002                        0
2003                        2
2004                        3
2005                        4
2006                        3
2007                        3
2008                        4
2009                        6
2010                        3
2011                        4
2012                        4
2013                        5
2014                        2

2002 e 2009 le annate più “curiose”: nel 2002 addirittura nessun quartofinalista dell’Australian Open è riuscito ad arrivare negli ultimi 8 ad Indian Wells, mentre nel 2009 il record opposto: si sono confermati ben 6 giocatori. Interessante notare anche le medie per decennio: dal 1990 al 1999 si ha una media di 2 quartofinalisti in comune; dal 2000 al 2009 la media si innalza a 3.44 quartofinalisti in comune; dal 2010 al 2014 la media si attesta a 3.6. Il dato suona come una conferma dell’impressione generale di un maggiore tasso di concentrazione ad alti livelli del tennis contemporaneo

Una stessa analisi è stata compiuta confrontando i migliori 8 di Indian Wells con quelli di Miami (sempre dal 1990):

1990                        1
1991                        2
1992                        2
1993                        3
1994                        4
1995                        3
1996                        3
1997                        3
1998                        1
1999                        1
2000                       2
2001                        2
2002                       2
2003                       2
2004                       1
2005                       3
2006                       3
2007                       3
2008                       3
2009                       7
2010                        3
2011                         5
2012                        4
2013                        3
2014                        5

In questo caso nessuna annata con 0 giocatori ad essersi confermati come nel caso del 2002 fra Melbourne e Indian Wells, ma 4 stagioni con un solo giocatore in grado di confermarsi almeno nei quarti sia in California che in Florida (1990, 1998, 1999 e 2004), ma anche qui il 2009 si dimostra l’annata con più “conferme”, così come abbiamo visto prima: sono addirittura 7 a riuscire a ripetersi.
Anche qui si può notare come la media degli stessi giocatori sempre più spesso in fondo sia in deciso aumento, nel corso dei vari decenni: dal 1990 al 1999 la media è pari al 2.3; dal 2000 al 2009 la media è di 2.8; dal 2010 al 2014 la media si attesta a 4.

Così l’anno scorso – Rafael Nadal, campione in carica e prima testa di serie del BNP Paribas Open di Indian Wells 2014, entra nel torneo al secondo turno faticando non poco contro Stepanek e ne esce due giorni dopo al cospetto di un Dolgopolov ispirato che si spingerà fino alle semifinali. Non è solo la spagnolo a salutare anzitempo la compagnia: con lui anche Berdych, subito eliminato da Bautista Agut, e Tsonga, battuto dal connazionale Benneteau.

Il francese è l’unico degli ultimi otto a non essere testa di serie ma nei quarti solo Djokovic (2) e Federer (7) sono arrivati rispettando il pronostico. Lo svizzero stacca il biglietto per la finale senza lasciare per strada alcun set e ridimensionando Dolgopolov mentre nella metà inferiore del tabellone emerge il serbo, che invece di parziali ne ha concessi ben tre (al colombiano Gonzalez, a Cilic e in semifinale a Isner). La finale è bella e incerta; Roger parte meglio e si aggiudica il primo set 6-3, Nole fa suo il secondo con lo stesso score e nel terzo si porta avanti di un break nel terzo gioco che mantiene fino al momento di servire per il titolo sul 5-4. Qui Federer mette a segno il break e, con un parziale di 12 punti a 1, sale 6-5 e si garantisce il tie-break, nel quale però Djokovic scappa subito 5-1 e chiude 7-3 mettendo in bacheca il suo terzo titolo in California.

ALBO D’ORO
Tucson
1974 John Newcombe-Arthur Ashe 63 76
1975 John Alexander-Ilie Nastase 75 62
Palm Springs
1976 Jimmy Connors-Roscoe Tanner 64 64
1977 Brian Gottfried-Guillermo Vilas 26 61 63
1978 Roscoe Tanner-Raul Ramirez 61 76
Rancho Mirage
1979 Roscoe Tanner-Brian Gottfried 64 62
1980 Titolo non assegnato causa pioggia
La Quinta
1981 Jimmy Connors-Ivan Lendl 63 76
1982 Yannick Noah-Ivan Lendl 64 26 75
1983 Josè Higueras-Eliot Teltscher 64 62
1984 Jimmy Connors-Yannick Noah 62 67 63
1985 Larry Stefanki-David Pate 61 64 36 63
1986 Joachim Nystrom-Yannick Noah 61 63 62
Indian Wells
1987 Boris Becker-Stefan Edberg 64 64 75
1988 Boris Becker-Emilio Sanchez 75 64 26 64
1989 Miloslav Mecir-Yannick Noah 36 26 61 62 63
1990 Stefan Edberg-Andre Agassi 64 57 76 76
1991 Jim Courier-Guy Forget 46 63 46 63 76
1992 Michael Chang-Andrei Chesnokov 63 64 75
1993 Jim Courier-Wayne Ferreira 63 63 61
1994 Pete Sampras-Petr Korda 46 63 36 63 62
1995 Pete Sampras-Andre Agassi 75 63 75
1996 Michael Chang-Paul Haarhuis 75 61 61
1997 Michael Chang-Bohdan Ulihrach 46 63 64 63
1998 Marcelo Rios-Greg Rusedski 63 67 76 64
1999 Mark Philippoussis-Carlos Moya 57 64 64 46 62
2000 Alex Corretja-Thomas Enqvist 64 64 63
2001 Andre Agassi-Pete Sampras 76 75 61
2002 Lleyton Hewitt-Tim Henman 61 62
2003 Lleyton Hewitt-Gustavo Kuerten 61 61
2004 Roger Federer-Tim Henman 63 63
2005 Roger Federer-Lleyton Hewitt 62 64 64
2006 Roger Federer-James Blake 75 63 60
2007 Rafael Nadal-Novak Djokovic 62 75
2008 Novak Djokovic-Mardy Fish 62 57 63
2009 Rafael Nadal-Andy Murray 61 62
2010 Ivan Ljubicic-Andy Roddick 76 76
2011 Novak Djokovic-Rafael Nadal 46 63 62
2012 Roger Federer-John Isner 76 63
2013 Rafael Nadal-Juan Martin Del Potro 46 63 64
2014 Novak Djokovic-Roger Federer 36 63 76

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Swiatek e il problema palline: “Non capisco perché siano diverse dai maschi. Sono troppo leggere”

La n.1 del mondo fa partire la crociata: “Queste palle sono orribili. Incordiamo le racchette sempre più tese e rischiamo infortuni”

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Iga Swiatek - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Altra vittoria per la polacca Iga Swiatek, 6-4 7-5 sulla statunitense Sloane Stephens, la 50esima stagionale, in cui si sono alternate strisce interminabili di successi a qualche batosta tutto sommato comprensibile per una numero 1 così giovane. La 21enne Iga in conferenza stampa si è dilungata molto – su sollecitazione dei giornalisti, questo va riconosciuto – su un tema finora poco esplorato. E cioè la differenza di palline tra uomini e donne usate durante questa parte di stagione sul cemento nordamericano. La marca utilizzata fino agli US Open è sempre quella, Wilson, ma a quanto pare quelle della WTA sono più leggere con conseguenze sul gioco tutt’altro che trascurabili. Sulla diversità di palline si è espresso ieri anche Nadal, il quale ha sminuito tutto (“Vedo che la palla femminile ha il numero in rosso […] non credo sia affatto un argomento importante“), ma, dopo aver ascoltato le ragioni di un’altra numero 1, forse cambierà opinione.

Il tabellone completo del WTA 1000 di Cincinnati

D. In campo hai detto di essere contenta della vittoria perché negli ultimi giorni è stato un po’ complicato e un po’ difficile. Cosa intendevi con questo? La tua performance, cosa ne hai ricavato?
IGA SWIATEK: Beh, sicuramente fiducia e capacità di, non so, resettare dopo quello che è successo negli allenamenti. Mi sento come se avessi alti e bassi durante gli allenamenti qui. Ci sono molte ragioni, ma non voglio davvero entrare nel merito perché sto cercando di concentrarmi sul futuro e non di tornare alle aspettative e a tutto ciò che è successo negli ultimi tornei sul cemento. Quindi sono davvero orgogliosa della mia stagione, ma voglio essere di nuovo senza paura, quindi sto cercando di rifarlo.

 

D. Cosa ne pensi delle palline degli US Open? Ti piacciono?
IGA SWIATEK: Oh, mio ​​Dio. Beh, onestamente, non mi piacciono. Ho sentito anche molti giocatori lamentarsi. Giocatrici donne, perché abbiamo palle diverse rispetto agli uomini. So che suona strano (sorridendo). Ma in fondo il fatto è che sono più leggere. Volano da pazzi. Sai, al momento abbiamo un gioco davvero potente. Non è come 10 anni fa tranne Serena, dove credo che le ragazze giocassero più lentamente, giusto? Adesso giochiamo potente e non riusciamo a lasciar andare i colpi con queste palle. So che ci sono molte giocatrici che si lamentano e molte di loro sono in top 10. Facciamo più errori, di sicuro. Quindi non penso che sia davvero bello da vedere.

Non so perché sono diverse da quelli degli uomini. Non lo so, forse 15 anni fa probabilmente le donne hanno avuto qualche infortunio al gomito perché le palline erano più pesanti, e le hanno cambiate in palline femminili, ma in questo momento siamo così preparate fisicamente che non credo succederebbe. Inoltre non troviamo quelle palle in Europa, o effettivamente, quando le acquistiamo in negozio, sono totalmente diverse da quelle del torneo, quindi quando mi alleno con le palle degli US Open a casa, mi alleno con quelle maschili. Penso che anche questa situazione sia piuttosto difficile in termini di infortuni, perché stiamo incordando le nostre racchette sempre più tese, e questo è davvero fonte di confusione per le braccia e le mani e per il nostro tocco. Non so se magari ne hai parlato con Ash [Barty] quando giocava, ma nemmeno a lei piacevano queste palle. Sento che è davvero difficile controllarle, ma tutte hanno le stesse condizioni, quindi stiamo cercando di fronteggiarle. Non capisco perché siano diverse, onestamente.

D. Quando le persone si sono lamentate, sai qual è stata la risposta?
IGA SWIATEK: Da parte di chi?

D. Quando le persone si lamentano, non so, agli US Open o…
IGA SWIATEK: Beh, è ​​più come se ci lamentassimo tra di noi. So che l’anno scorso ne abbiamo parlato con la WTA, con Steve [Simon, Presidente della WTA]. Prima di tutto abbiamo parlato di usare una palla per tutto lo swing, perché nel 2019 ho giocato quattro tornei: Washington Toronto, Cincinnati, US Open. Washington erano palline Penn. Toronto erano palline US Open. Cincinnati, ancora Penn. US Open, ovviamente quelle US Open. Ma quest’anno è cambiato, quindi almeno siamo coerenti in questo momento. Tuttavia, penso che quelle palle siano orribili, specialmente dopo tre giochi tosti diventano sempre più leggere. Alla fine, non puoi nemmeno servire a 170 chilometri all’ora perché sai che volerà da matti. Sì, penso che siano piuttosto brutte. Scusate.

D. A Toronto c’erano anche le Wilson, le palline degli US Open? Con che palle giocavi a Toronto?
IGA SWIATEK: Palline US Open. Quindi in questo momento è diventato tutto uguale, ma comunque, io e Paula Badosa l’anno scorso, abbiamo parlato con Steve [Simon, Presidente della WTA] del passaggio a palline maschili. Non credo che sarebbe un problema perché è sempre la stessa azienda, è Wilson, ma sì, forse dovremmo spingere un po’ di più. In realtà ho smesso di farmi sentire e cercare di convincere la WTA, perché è avvenuta la guerra in Ucraina e mi sono concentrata su qualcos’altro. Ma onestamente, in qualsiasi torneo che gioco con queste palle, non mi sento a mio agio. Forse questo sarà il primo (sorridendo).

D. È l’unico periodo dell’anno in cui ci sono diverse palline maschili e femminili?
IGA SWIATEK: Anche a Dubai. Ma non abbiamo il torneo maschile a Dubai. Non contemporaneamente. A Dubai giochiamo con le stesse palle degli US Open.

Il tabellone completo del WTA 1000 di Cincinnati

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ATP

ATP Cincinnati, Nadal: “Devo entrare in modalità Slam per essere pronto a New York”

“Adesso farò qualche test per vedere se l’addome è nello stato in cui dovrebbe essere”. Dopo la terza sconfitta patita in carriera contro Borna Coric, il n. 3 ATP si proietta verso l’ultimo Slam dell’anno non dimenticando però di salvaguardare sempre il suo corpo

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Rafael Nadal - Cincinnati 2022 press conference

Rafael Nadal al ritorno alle competizioni dopo più di un mese di assenza forzata, per via dell’infortunio all’addome subito in occasione dei quarti di finale di Wimbledon contro Taylor Fritzvinti eroicamente nonostante l’evidente menomazione – e il recente forfait di Montreal a causa di un leggero riacutizzarsi del problema, è stato immediatamente eliminato all’esordio dal croato Borna Coric dopo quasi tre ore di partita per 6-3 al terzo set. Il n.152 ATP in gara grazie la ranking protetto, non è la prima volta che sorprende il maiorchino e peraltro neanche la prima al Western & Southern Open: il finalista 2016 di Shanghai s’impose infatti a Basilea nel 2014 e a Cincinnati due anni più tardi, mentre Rafa ebbe la meglio allo Us Open 2015 e a Montreal 2017.

Proprio l’imminente Slam newyorchese è stato il principale tema di dibattito con i giornalisti presentatisi in sala stampa nel post match; con il 22 volte campione Major che è conscio di dover alzare il livello in vista di Flushing Meadows. Una tematica ricorrente è stata poi la situazione fisica del campione spagnolo, da monitorare costantemente, il quale si è detto fiducioso ma comunque cauto poiché sente ancora dolore e quindi inevitabilmente ci saranno altri esami di routine a cui sottoporsi. Per ciò che concerne il KO rimediato in Ohio, secondo Nadal pesano i due set point non sfruttati nel tie-break del 1° set e in generale la poca aggressività messa in campo, una sconfitta che lo estromette immediatamente da un torneo con il quale non ha mai trovato un grande feeling: in 16 partecipazioni, soltanto in tre occasioni ha raggiunto la semifinale, trionfando nel 2013 in una delle migliori stagioni della sua carriera. Probabilmente le condizioni umide e rapide, a livello di superficie, come gli è sempre accaduto anche a Miami non hanno mai permesso di ammirare in Ohio la miglior versione del Toro di Manacor.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI CINCINNATI

 

D: Cos’hai trovato incoraggiante e cosa scoraggiante nel tuo gioco, dopo la performance di oggi?

Rafael Nadal: “È difficile da dire, sicuramente però prenderò un sacco di cose positive, ma ho bisogno di migliorare. Devo allenarmi perché ho bisogno di tornare al meglio e per farlo ho bisogno solamente di gironi da dedicare alle sedute di allenamento. Per quanto riguarda il match, ovviamente ho avuto le mie possibilità, soprattutto all’inizio. Nel tiebreak ho avuto due importanti opportunità con due set point che ho giocato terribilmente. E poi, sì, ho giocato un brutto terzo set. Questo è il tennis, specialmente in queste circostanze contro un giocatore che ha servito così bene, nonostante ciò ho avuto la mia occasione per andare avanti all’inizio del terzo con quel 30-30 ma ho giocato un paio di punti terribili. Dunque sarebbe stato certamente meglio per me vincere, perché quando torni dopo un periodo di lontananza dalle competizioni, se riesci a vincere già la prima partita, poi le cose vanno meglio. Ma purtroppo non è stato il caso di oggi [ieri, ndr]. Un giorno accadrà.

Ovviamente sono tornato tantissime volte a competere dopo aver affrontato degli infortuni e ho sempre raccolto aspetti positivi. Tuttavia nel caso specifico, nella partita odierna non ero abbastanza pronto per vincere e come ho già detto, credito a Borna [Coric, ndr] che ha giocato con molto coraggio. Lui ha servito davvero bene, io non altrettanto perché se non sei in grado di giocare il più aggressivo possibile e di prendere un vantaggio che poi porta a crearti un’opportunità, è davvero dura portare a casa l’incontro. Ma fa parte di questo sport, ho semplicemente perso un match, si va avanti. Conosco la strada e la cosa principale per me è rimanere in salute. L’ultimo periodo è stato difficile da gestire, onestamente. In particolare l’ultimo mese e mezzo non è stato affatto facile, perché avendo questa lesione all’addome, non sai mai quando sarai al 100% e supererai definitivamente il problema, e certamente ciò influisce sulla tua sicurezza nel servire. Quindi mi ero detto prima del torneo, che avrei dovuto fare un passo avanti ed è successo, il gioco è stato fatto come si doveva, ma ben fatto da parte sua“.

D: Come ti senti fisicamente? Ovviamente hai servito molto oggi. Come ti sei sentito in campo?

Rafael Nadal: “Per certi versi è difficile d’analizzare, perché quando hai la cicatrice, allora la linea è molto sottile. Poiché quando hai quel tipo di cicatrice non hai abbastanza flessibilità, e senti anche di più il dolore. Ma non sai se lo senti per questo motivo, o perché qualcosa non è andato come sarebbe dovuto andare. Quindi devi prenderti cura del tuo corpo, in ogni singolo momento. Così probabilmente farò qualche test dopo questo torneo, per confermare che tutto rimanga come io e il mio team vogliamo. Ma io sono positivo, sono stato in grado fisicamente di avere una settimana di allenamento qui, facendo del mio meglio in ogni singolo giorno e migliorando il mio livello di girono in giorno, e sinceramente mi sono allenato per tutta la settimana ad un livello superiore di quello espresso oggi. Ma sì, non succede nulla. Certo che è meglio vincere, tuttavia allo stesso tempo rimane ovviamente ancora una settimana e mezza prima di New York. Poi dire che sono triste di non aver giocato bene qui, è ovvio visto che questo torneo è abbastanza importante per me ma al momento devo andare avanti mentalmente. Dal punto di vista dell’allenamento, ho bisogno d’iniziare a proiettarmi verso lo Us Open, devo entrare in modalità Slam allenandomi nel modo in cui ho bisogno affinché possa essere competitivo fin dall’inizio lì, e spero di essere in grado di farlo accadere”.

D: Questo è stato un torneo difficile per te in passato in termini di risultati. New York invece ti ha visto avere un grande feeling recentemente con lo US Open. Come pensi che Flushing Meadows tiri fuori da te il meglio? Non vedi l’ora di riprovare quelle sensazioni?

Rafael Nadal: “È difficile parlarne. Ma è vero che questo torneo non è stato mai il più facile per me durante tutta la mia carriera tennistica, anche se sono riuscito a vincere un anno, però era l’anno in cui stavo ottenendo quasi tutto. Poi ho disputato un altro paio di semifinali. È vero comunque, per qualche strana ragione, che in questo torneo non ho mai avuto le migliori sensazioni, ma dall’altra parte mi sono sempre sentivo ben accolto qui in tutti l’edizioni a cui ho preso parte. Non potrò ringraziare mai abbastanza l’organizzazione per avermi sempre reso le cose molto facili. Io cerco di fare del mio meglio, ogni volta che scendo in campo; loro lo sanno e mi dispiace di essere fuori già al primo turno, ma questo è il tennis, questo è il nostro sport. L’altro avversario gioca bene, e se gioca meglio di te vai a casa.

Per quanto riguarda New York, non lo so. È un Grande Slam, è un torneo diverso dagli altri. Ma allo stesso tempo è sempre tennis, se non giocherò bene, probabilmente avrò lo stesso destino di qui. Tuttavia conosco perfettamente il modo in cui mi devo comportarmi per ottenere un risultato diverso. È vero che quando arriverò allo Us Open, avrò già due settimane e mezzo nel Tour allenandomi con gli altri i ragazzi, e questo mi permetterà di essere pronto per battaglie al quinto set. Ero in grado di giocare solo due set, prima di questa partita negli ultimi 40 giorni. Quindi, sì, questa è la chiave. Poi non bisogna dimenticarsi che oggi ho giocato contro un avversario duro, il quale mi aveva già battuto in passato, quindi sapeva come farlo. E’ un tennista estremamente coraggioso in campo, un lottatore. Ha attraversato alcuni momenti difficili, nell’ultimo periodo, con anche degli infortuni, perciò sono felice di rivederlo a questo livello. Per quanto riguarda me, devo andare avanti e iniziare a pensare all’energia, che saprà darmi la folla a New York. So che è un posto molto speciale per me, e mi piace. Ho vissuto alcuni momenti della mia carriera lì indimenticabili e farò del mio meglio ogni singolo giorno per essere pronto per questo evento”.

D: Lo US Open è l’unico dei tornei del Grande Slam che ha le palline diverse per uomini e donne. Alcune tenniste non sono particolarmente felici di questo. Vorrebbero giocare con la stessa pallina degli uomini. Mi chiedevo se mai avessi davvero provato le palle femminili…

Rafael Nadal: “Non lo so. Non ne ho idea onestamente. Vedo che la pallina femminile ha il numero in rosso. Le nostre hanno il numero in nero. Ma ovviamente non ho mai utilizzato quelle femminili, perché mi alleno con la palla con cui giocherò in partita. Ma non credo sia affatto un argomento importante (sorridendo)”.

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Andy Murray: “Non so se annuncerei il ritiro o se mi fermerei e basta”

“Serena William? È il momento di festeggiarla e celebrare tutto quello che ha fatto”. Intanto Murray perseguitato dai crampi: “Sono preoccupato, non so perché si verifichino”

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Andy Murray in allenamento all'ATP Sydney 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)

Come Fognini contro Rublev, in contemporanea Andy Murray ieri ha subìto un trattamento simile per mano del suo connazionale Cameron Norrie. Lo scozzese infatti ha perso 3-6 6-3 6-4 dopo un gran match lottato. “Da parte mia ritengo che in certi momenti abbia giocato molto bene, in altri no” ha commentato subito Murray in conferenza stampa. “La mia consistenza forse non è stata come avrei voluto. Ma a tratti c’è stato del tennis positivo. Ho sicuramente avuto diverse opportunità per vincere la partita”. In ogni caso è stato il numero 11 del mondo a spuntarla, lasciando allo scozzese solo la soddisfazione per la bella prestazione e qualche preoccupazione per il problema crampi, sempre più insistente nelle ultime settimane.

“Non so il perché. Penso che praticamente ogni giocatore di tennis nella sua carriera abbia avuto problemi di crampi in questo tipo di condizioni, specie a Newport, Washington e qui. Ma il fatto che si ripresentano per me è una grande preoccupazione. Non è qualcosa che ho veramente sperimentato in passato; non costantemente in numerosi tornei. Non è facile giocare quando ti prende così male com’è stato alla fine. Credo che abbia avuto un impatto sulla fine della partita. Non dico che avrei vinto di sicuro la partita, ma sicuramente ha influito un po’ sul modo in cui ho giocato proprio alla fine, sai, dalla metà di quel set. Lo stesso è successo contro Stan, e sono stato fortunato a superare la cosa. A Newport poi, sono stato davvero fortunato perché è successo nell’ultimo set ed ero in vantaggio. È una grande preoccupazione per me, qualcosa che devo affrontare e trovare una soluzione. Nessuno sa esattamente perché si verificano i crampi, ci sono molte ragioni, se è idratazione, se è il cibo che hai ingerito, se è stanchezza e mancanza di condizionamento, stress. Quindi devo cercare di capire cosa sta succedendo”.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Cincinnati

 

Ben presto il discorso si sposta su Serena Williams, campionessa che ha da poco annunciato il ritiro. A Cincinnati è stata sconfitta dalla britannica Emma Raducano, ed Andy le ha fatto i complimenti per come ha affrontato la veterana battendola 6-4 6-0. Sulla notizia del ritiro dal tennis da parte di Serena – decisione sulla quale anche lui aveva meditato parecchio in passato – Murray si è espresso così: “È ovviamente triste, ma poi succede a tutti i giocatori a un certo punto. Non ha giocato molto negli ultimi anni, quindi era qualcosa di prevedibile. Ma quando ascolti la notizia, è sempre triste quando succede a dei grandi giocatori – perché anch’io penso che non sembrino normali quei giocatori – ti aspetti che siano in grado di andare per sempre. Quindi quando si fermano è ovviamente un giorno triste. Si spera che nei prossimi 10 giorni, o due, tre settimane insomma, la sua carriera venga davvero ben celebrata e non che sia necessariamente un momento triste; bensì probabilmente è il momento di festeggiarla e celebrare tutto quello che ha fatto per lo sport, perché è stata immensa. Non so quanti altri giocatori abbiano avuto quel tipo di impatto sul gioco. Forse Billie Jean King probabilmente. Ma sì, è stata fantastica per il tennis e, come ho detto, sarà triste. Ma sì, speriamo che tutti si mettano dietro di lei e celebrino la sua carriera nelle prossime settimane”.

Come detto, all’Australian Open 2019 Andy Murray aveva di fatto annunciato il suo ritiro, salvo poi ricorrere all’operazione all’anca che gli permette di stare in campo anche ora. Dunque in qualche modo lo scozzese ha provato sulla sua pelle la sensazione del ritiro e la domanda esce spontanea: come vorrebbe ritirarsi un giocatore? “È difficile. Ovviamente quando ho avuto problemi di infortunio qualche anno fa e non sapevo se sarei stato in grado di giocare, forse avevo sempre pensato di finire la mia carriera nel Regno Unito o cose simili. Ma quando ho giocato quella partita contro Bautista, come ho detto alla mia squadra, se era davvero così e non avrei potuto giocare di nuovo, sarei stato più che felice che quella fosse stata la mia ultima partita, perché sì, è stata un’atmosfera fantastica, è stata una grande partita, sai, ho pensato a questo fino alla fine, fino a quando alla fine non riuscivo letteralmente a camminare e ho lasciato tutto in campo. Per me sarebbe andato bene se fosse finita così“.

“Penso che quando annunci che ti ritirerai immagino che anche psicologicamente sia abbastanza difficile. C’è molta pressione, anche perché vuoi giocare bene e tutti – visto che sono gli ultimi due tornei – probabilmente aggiungono molto stress sulla prestazione, anche solo l’intera situazione. Quindi non lo so. Non lo so davvero, ad essere onesti. Non so se annuncerei qualcosa o se mi fermerei e basta. Non lo so.”

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