Hampton, Robson e Co; smarrite, ritrovate e disperse. La dura legge della WTA

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Hampton, Robson e Co; smarrite, ritrovate e disperse. La dura legge della WTA

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Protagoniste a Monterrey e Kuala Lumpur, Timea Bacsinszky e Alexandra Dulgheru sono riemerse dopo anni difficilissimi. Ma chi sono le giocatrici che stanno vivendo oggi difficoltà simili?

Nei tornei di Monterrey e Kuala Lumpur sono state protagoniste Timea Bacsinszky e Alexandra Dulgheru; due giocatrici praticamente sparite per tre anni dagli appuntamenti WTA, ma che sono state capaci di riemergere dopo aver superato periodi complicatissimi.
Ogni tanto il tennis offre ritorni inaspettati, e così capita che gli spettatori ritrovino a distanza di anni giocatrici che sembravano essersi smarrite. Ricordate l’anno scorso Mirjana Lucic? O nel 2011 Jelena Dokic?

Riflettendo sulle loro storie ho pensato però di dedicarmi non a chi vince, ma a chi è in difficoltà e sta vivendo oggi, in questi momenti, le situazioni critiche che hanno affrontato negli anni scorsi Bacsinszky e Dulgheru.
Purtroppo giocatrici in crisi, per ragioni differenti, ce ne sono molte, e un solo articolo non avrebbe potuto raccontarle tutte; allora mi sono dato un limite entro cui stare: tenniste capaci di entrare tra le prime trenta del mondo dal 2011 in poi, e che oggi sono fuori dalle prime cento.

 

Ogni giocatrice attraversa vicende particolari, ma ci sono cause più frequenti che provocano il calo di rendimento; il più delle volte sono gli infortuni a determinare l’uscita dai palcoscenici principali e la caduta nel cono d’ombra dell’anonimato. Parlo di anonimato perché i media privilegiano chi vince; chi perde viene facilmente dimenticato.
Qualcuna, come Su-Wei Hsieh, (numero 23 nel febbraio 2013, oggi 143 in singolare), la vediamo comunque giocare spesso, grazie al doppio. Ma le altre?

Comincio con due nomi: Vera Zvonareva e Nadia Petrova
Sono due esempi che mostrano quanto fare la tennista professionista sia un mestiere che ad alti livelli è molto ben pagato ma non concede défaillance. Eppure sono state due tenniste di primissimo piano, con un passato da top five e finali Slam.

Vera Zvonareva (ranking attuale: 154)
Sta cercando di ritornare ai suoi livelli dopo infinite tribolazioni fisiche, culminate in una operazione alla spalla. Si era fermata subito dopo le Olimpiadi di Londra (luglio 2012); e da allora ha avuto bisogno di tanta pazienza per recuperare. Nel frattempo si è laureata in studi internazionali.
Senza di lei in campo sono venute a mancare tante partite ricche di pathos e di emotività, visto che Zvonareva era capace di arrivare a giocare scambi con le lacrime agli occhi.
Nessun incontro disputato nel 2013, e appena otto nella prima parte del 2014. In pratica è solo dal 2015 che ha ripreso con una certa continuità. Riuscirà a 30 anni compiuti a risalire la china?

Nadia Petrova (ranking attuale: 514)
Negli ultimi anni Petrova aveva avuto stagioni in cui il logorio delle tante partite disputate aveva cominciato a farsi sentire. Ma è stata la morte della madre in un incidente d’auto nel dicembre 2013 a spingerla a sospendere l’attività (temporaneamente, secondo quanto scrive), a metà 2014. Tra qualche settimana scadranno gli ultimi punti utili per avere una classifica.
A quasi 33 anni, Nadia è ancora ferma e viene il dubbio che come tennista ormai abbia dato il meglio; una inversione di tendenza sembrerebbe davvero ardua.

Un’altra giocatrice che temo dovrà sottostare alla logica del declino naturale è Zheng Jie.

Zheng Jie (ranking attuale: 120)
Best ranking numero 15, prima semifinalista in uno Slam nella storia del tennis cinese (Wimbledon 2008), è stata una giocatrice dalle caratteristiche davvero particolari. Nelle sue giornate migliori mi ricordava l’Ariel di questo storico allestimento teatrale:

Rapida, scattante e reattiva come nessuna, quando era in forma praticava un tennis mercuriale che mi incantava, e che più volte ha fatto soffrire Serena Williams. Ma forse, proprio tenendo presente su quali doti fisico-tecniche faceva conto per emergere, per lei l’età (è nata il 5 luglio 1983) potrebbe essere un nemico particolarmente difficile da contrastare.
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Le giocatrici che ho citato hanno vissuto una parabola tutto sommato comprensibile: con l’età e il logorio agonistico sono aumentati i problemi. Ma ci sono anche tenniste che sono calate in fasi di carriera meno prevedibili. Comincio da due giocatrici capaci di arrivare in top ten (o quasi): Kirilenko e Peer.

Maria Kirilenko (ranking attuale: 187)
Kirilenko (best ranking numero 10 nel giugno 2013) non ha fatto in tempo a raggiungere la migliore classifica di sempre che sono cominciati i problemi fisici; ultimamente ha lasciato tracce di sé solo per vicende extratennistiche. Dopo aver rotto con il suo fidanzato hockeista, a sorpresa ha annunciato il matrimonio con nuovo fidanzato, e di lei su twitter si hanno notizie non per il tennis ma per la luna di miele.
Al momento non so cosa abbia in mente per il futuro, ma nel frattempo il computer continua a fare i conti: e nel suo caso sono sottrazioni. Ritirata a Wimbledon 2014 per un infortunio al ginocchio, non gioca una partita dal settembre scorso. Come tennista non attraversa un periodo felice, ma almeno dovrebbe esserlo la vita privata.

Shahar Peer (ranking attuale: 115)
Shahar Peer, best ranking numero 11 nel gennaio 2011. La giocatrice israeliana aveva fatto della continuità di rendimento il suo punto di forza. Molto difficilmente regalava partite ad avversarie di classifica inferiore, e qualche volta era anche capace di togliersi soddisfazioni con vittorie importanti.
Grande lottatrice, vendeva sempre carissima la pelle e per questo credo che anche le migliori fino a qualche anno fa preferissero evitarla. E’ vero che era stata piuttosto precoce nell’ascesa, ma non so quanti avrebbero potuto immaginare il suo declino a soli 25 anni. Senza che sia successo nulla di particolare (a quanto mi risulta, magari qualcuno può fornire ulteriori informazioni), ha cominciato a perdere sempre più spesso; non sconfigge una top 30 dal gennaio 2012.

Sorana Cirstea (ranking attuale: 144)
Al contrario di Peer, Cirstea non è mai stata un mostro di continuità, però sino al 2014 era sempre riuscita a trovare le settimane giuste durante le quali raccogliere i risultati che compensavano le giornate di scarso rendimento. Non dimentichiamo che Sorana è ancora giovane (è nata nell’aprile 1990) e dopo la crescita del 2013 penso che nessuno avrebbe immaginato la crisi del 2014.

Entro un po’ nel dettaglio del suo 2014, per mostrare quanto in fretta si possa uscire dai piani alti della WTA. Lo racconto perché per tanti aspetti la sua storia è esemplare, con molti punti in comune con le crisi attraversate da altre giocatrici.

A gennaio 2014 Cirstea è numero 22 del mondo. Però comincia male la stagione, con alcune sconfitte ai primi turni. Le cose migliori le fa in Fed Cup in aprile, quando batte Ana Ivanovic e contribuisce alla promozione della Romania. Ma proprio durante quel week-end accusa dei fastidi alla spalla che la penalizzano al servizio; fra l’altro in termini di ranking vincere in Fed Cup non serve a nulla, visto che le partite valgono zero punti.
Nella stagione su terra i risultati faticano ad arrivare, e poi è obbligata ad uno stop che le impedisce di prendere parte ai tornei di preparazione su erba: segno che la spalla non è del tutto a posto. A Wimbledon gioca, però perde da Victoria Duval (164 del ranking).

Ma la cosa più preoccupante è che si stanno avvicinando le cambiali pesanti dell’anno precedente: la finale di Stanford (200 punti), i quarti di Washington e soprattutto la finale di Toronto (620 punti, torneo Premier) miglior risultato in carriera, dove aveva sconfitto Wozniacki, Jankovic, Kvitova, Li. Era stata una grande gioia nel 2013 che nel 2014 si trasforma in una emorragia. Emorragia perché in tutti i tornei perde sempre al primo turno.
Arriva il crollo in classifica: scaduti i punti del 2013, si ritrova ottantesima in agosto.

Cambia racchetta (passa dalla Wilson alla Babolat), ma i risultati continuano a latitare
Piccola soddisfazione agli US Open: 6-1 6-1 a Heather Watson al primo turno e una sconfitta lottatissima contro la nuova stella Bouchard al secondo (2-6, 7-6, 4-6). Una partita che ricordo di avere seguito: programmata sul campo centrale in una serata ventosa e con momenti di buon tennis, vinta da Eugenie nei game finali soprattutto per la maggiore sicurezza mentale.
Per una notte Cirstea riconquista il centro del palcoscenico, e il match risveglia anche l’attenzione dei giornalisti, che approfondiscono la sua vita privata. Si scopre una novità: si è fidanzata con Santiago Giraldo e così i suoi tifosi a volte per avere notizie su di lei vanno a verificare anche i tweet del tennista colombiano.


Ma in sostanza a New York ha raccolto solo i punti di un secondo turno, e una sconfitta lottata contro una top ten come Bouchard non raddrizza certo il ranking.

Nei tornei cinesi di fine stagione la classifica ormai la obbliga alle qualificazioni. Sorana chiude l’anno con 22 sconfitte e 16 vittorie, e il 94 mo posto al mondo.
Nel 2015 gioca solo due match (persi) in gennaio. Da allora è ferma, sempre per problemi alla spalla.
Forse rientrarà a Miami con una wild card. Temo non sarà facile per una giocatrice  dal tennis estremamente aggressivo come il suo riprendere a spingere con coraggio e convinzione quando si è reduci da momenti difficili e diverse sconfitte.

Tamira Paszek (ranking attuale: 166)
Giocatrice di grande talento tecnico ma con un fisico troppo fragile, che fatica a reggere i ritmi intensi di una intera stagione professionistica. Si sente parlare di lei da tanto tempo perché è stata precocissima, ma in realtà è ancora molto giovane, visto che è nata nel dicembre 1990. Capace di vincere il primo torneo WTA addirittura a 15 anni (Portorose, settembre 2006), e di diventare numero 35 a 16 anni.

Ogni volta che gioca davvero sana e con un minimo di continuità, raccoglie ottimi risultati; ma il problema è che troppo spesso deve convivere con acciacchi di vario genere. Nel 2009, si deve fermare per problemi alla schiena (sprofonda oltre il 300mo posto). Risale progressivamente sino al best ranking: numero 26 all’ inizio del 2013.

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=EMh8SD-_0uk#t=1114

Ma poi precipita di nuovo oltre il centesimo posto dopo una stagione in cui è tormentata da differenti infortuni e da un virus ghiandolare che le viene diagnosticato in ritardo.

Non sono in grado di enumerare tutti i problemi fisici che ha passato negli ultimi anni (braccio, schiena, costole, ginocchio…). Se non sbaglio l’ultimo serio guaio è stato all’adduttore di una gamba; fatto sta che nel 2015 non ha ancora disputato un match.
E tutto questo è un vero peccato, perché un timing sulla palla come quello di Tamira si vede raramente. Davvero un braccio superiore, capace di colpi pulitissimi e di grande controllo anche su rimbalzi insidiosi come quelli su erba.

Alisa Kleybanova (ranking attuale: 186)
La storia di Alisa ha colpito tutto il mondo tennistico, visto che a 22 anni quando era in piena ascesa (luglio 2011) le viene diagnosticata una forma tumorale, il linfoma di Hodgkin.
In quel momento cambiano le priorità e l’attività agonistica passa in secondo piano; c’è da superare la malattia. Dopo il periodo di chemioterapia e radioterapia arriva la guarigione; ma un conto è essere tornata sana, un conto è essere pronta per il tennis ad alto livello.

Rientrata una prima volta nel 2012 (a Miami, con una wild card), Kleybanova si è resa conto di aver bisogno di più tempo per affrontare gli sforzi del circuito professionistico e ha quindi rimandato all’anno successivo il rientro.
Ha cominciato a giocare con regolarità nella seconda metà del 2013 e in circa un anno (partendo da zero) era riuscita a tornare numero 80.

https://www.youtube.com/watch?v=TUyfytfGQto

Ma dopo Wimbledon 2014 ha dovuto operarsi alla spalla. Da allora inevitabilmente i punti hanno cominciato a scadere e la classifica peggiora; ma il ritorno non dovrebbe essere lontano.
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Concludo con tre giocatrici ferme da più di dodici mesi e quindi senza più nemmeno un punto nella classifica WTA.

Aravane Rezai (ranking attuale: ==)
Prima parlavo del tennis super aggressivo di Sorana Cirstea; ma la maggiore “sparatutto” del tennis femminile è stata forse Aravane Rezai.
Capace di vincere Madrid nel 2010 sconfiggendo in un solo torneo Henin, Koukalova, Petkovic, Jankovic, Safarova e Venus Williams, e di issarsi al numero 15 del ranking a 23 anni.

https://www.youtube.com/watch?v=92g-Zu3azWQ

La sua carriera è andata in pezzi non per ragioni di salute, ma per le difficili relazioni personali: prima con il padre (accusato di violenza nei suoi confronti), poi con la federazione francese. Da quel momento è cominciato un vortice di avvenimenti negativi che avrebbero bisogno di molto più spazio per essere ripercorsi. Sta di fatto che le è venuta a mancare  la serenità necessaria per giocare come negli anni precedenti. Era visibilmente ingrassata, scesa in classifica e poi definitivamente sparita dai radar del tennis ad alto livello.
Cosa le è successo nell’ultimo periodo?
Se si va sul suo account Twitter si scopre che è reduce da un viaggio in Iran, forse alla ricerca delle sue radici, e che malgrado non giochi dal febbraio 2014 si ritiene sempre una giocatrice professionista, e prepara il ritorno. Ma nel frattempo il ranking si è azzerato.

Infine due giocatrici ancora giovani  che stanno vivendo un momento molto difficile sul piano della salute, visto che hanno dovuto subire operazioni molto impegnative e ora sono in convalescenza. Mi riferisco a Laura Robson e Jamie Hampton (21 e 25 anni).

Laura Robson (ranking attuale: ==)
La storia di Laura è terribilmente semplice. Partita benissimo nel circuito professionistico, a meno di vent’anni vantava già vittorie di grande importanza negli Slam, come quella ottenuta a Melbourne (contro Kvitova) e soprattutto a Flushing Meadows 2012: è lei che pone fine alla striscia di vittorie di Clijsters nello Slam americano (non perdeva dal 2003), e con quel match diventa l’ultima avversaria della carriera di Kim, che si ritira. Due giorni dopo sconfigge anche Li Na. Il tutto a soli 18 anni.


Nel 2013 arriva il best ranking (27ma) e di lei si parla come di una delle possibili leader del tennis femminile futuro.

Ma nel gennaio 2014 gioca due soli incontri, persi, e poi è costretta ad operarsi al polso. Da allora si attende il momento del completo recupero; nel frattempo, dopo oltre dodici mesi di inattività, non ha più nemmeno un punto valido per la classifica; la data del rientro agonistico sembra vicina, ma già diverse volte è stata rinviata.

Jamie Hampton (ranking attuale: ==)
Jamie Hampton: una delle mie tenniste preferite sul piano dell’esecuzione dei colpi. Un mix di eleganza e naturalezza che fa di lei forse la giocatrice con i gesti più belli del circuito (parere personale, naturalmente). Seguire i suoi match quando era in forma era uno spettacolo indipendentemente dall’avversaria.

Anche Jamie manca dai tornei da oltre dodici mesi, visto che si è dovuta operare a entrambe le anche.

Polso, spalla, anca; forse i tre punti più critici per il tennista contemporaneo, quelli che più frequentemente si infortunano e richiedono operazioni per cercare di recuperare la piena efficienza.
Tempi relativi al rientro? Dal suo account twitter si hanno notizie dei primi allenamenti nel gennaio 2015; ma sembrano essere solamente gli inizi, e ancora non è stata resa nota una data della possibile ripresa agonistica.
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Mi fermo qui. Sinceramente il tutto mi lascia un po’ depresso, e immagino che non sarà tanto felice nemmeno chi avrà letto l’articolo. Ma almeno per una volta mi è sembrato giusto provare a non dimenticare chi sta passando le fasi difficili della propria carriera sportiva.

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Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

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Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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