ATP Indian Wells: tutto facile per Federer e Nadal. A Tomic il derby australiano, fuori Nishikori!

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ATP Indian Wells: tutto facile per Federer e Nadal. A Tomic il derby australiano, fuori Nishikori!

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La giornata di oggi del torneo ATP di Indian Wells si apre con una grossa sorpresa: Feliciano Lopez non lascia scampo al numero 5 del mondo, il giapponese Kei Nishikori. Un propositivo Murray supera Mannarino. Berdych fatica con Rosol ma alla fine la spunta al terzo set. Nessun problema per Djokovic, Federer, Nadal e Raonic. Tomic elimina Kokkinakis in 3 set

[2] R. Federer b. J. Sock 6-3 6-2 (da Indian Wells, Vanni Gibertini)

 

 

Federer: “Oggi è stata sicuramente la mia miglior prestazione del torneo”

Sock: “Ancora non mi sembra vero di aver vinto Wimbledon in doppio”

 

Sono bastati 68 minuti a Roger Federer per sbrigare quella che si è dimostrata come la formalità dell’incontro di quarto turno contro l’americano Jack Sock. Un Federer maggiormente in controllo rispetto alla prestazione del giorno precedente contro Seppi, più centrato ed attento, ben conscio che lasciar andare avanti nel punteggio un picchiatore come il giovane americano avrebbe potuto riservare seri grattacapi. Ed invece lo svizzero è sempre rimasto saldamente al comando delle operazioni, mantenendo la testa della gara dall’inizio alla fine, lasciando sfogare Sock nei primi game per poi operare il primo break al sesto game e da lì condurre agevolmente in porto la gara.

Nonostante il match fosse parte della sessione diurna, si è disputato interamente con i riflettori accesi per colpa delle minacciose nubi che hanno ricoperto il cielo di Indian Wells per buona parte del pomeriggio ed hanno riversato copiosi temporali (chiaramente visibili dalle terrazze del centrale) sulle montagne dietro all’Indian Wells Tennis Garden. Nel primo pomeriggio, appena prima dell’inizio del match tra Nadal e Simon, qualche goccia aveva iniziato a cadere (una rarità in un luogo che conta in media 350 giorni di sole l’anno), senza tuttavia costringere il giudice arbitro a sospendere il gioco. In ogni modo la luce plumbea aveva il pregio di rendere ancora più appariscenti i completini Nike color “antinebbia”, specialmente quello color salmone di Federer, che per una curiosa coincidenza è molto simile a quello indossato da tutti i membri dello staff.

Credo che il mio servizio non mi abbia aiutato quanto avrebbe dovuto – ha esordito Sock nell’analizzare il match – contro giocatori di questo tipo ho bisogno di tutte le mie migliori armi ed oggi il servizio non mi ha aiutato”. Il 52% di prime palle sicuramente corrobora questa sua tesi, così come la percentuale di punti ottenuti sulla prima ben sotto al 70%. Il match è scappato via al giovane americano anche forse a causa del lunghissimo game (ben 24 punti) giocato sull’1-1, nel quale Federer non ha concretizzato le prime due palle break, ma che ha dato il tempo allo svizzero di prendere le misure di un avversario che non aveva mai incontrato prima. Il break è arrivato comunque due game più tardi, consolidato da uno dei marchi di fabbrica della “Federer S.p.A.”, il turno di servizio chiuso in un minuto, sigillato da tre aces.
Dal 2-2 il parziale in favore del n.2 del mondo è stato di 8 giochi ad uno.

[3] R. Nadal b. [13] G. Simon (Cesare Alfieri)

Nadal (in spagnolo): “Sto giocando un buon tennis, ma le cose possono cambiare velocemente”

Nadal (in inglese): “Ho giocato un match solido, ma quelle pause sul mio servizio potevano costarmi care”

Chi ha seguito i match di terzo turno aveva potuto ‘ammirare’ (si dice così, per dire) le vittorie di Rafa Nadal e Gilles Simon su, rispettivamente, Young e Berrer. Due partite tutt’altro che eccelse, per un tranquillo passaggio al turno successivo. Dalla sfida tra il numero 3 e il numero 14 del mondo ci si poteva senz’altro aspettare qualcosa di più: considerato il non perfetto stato di forma del maiorchino, forse anche un match equilibrato. Ma così non è stato, se non quando – forse nell’unico, breve momento di incertezza dell’incontro, sul finire del secondo set–  Simon ha recuperato, sotto 5 a 2, sino al 5 a 4. Per un paio di game, Nadal ha smarrito la sicurezza che l’ha accompagnato per quasi tutto il match – per la verità, assai aiutato dal francese: solo il 48 percento di prime in campo, cinque break subiti, e ben 30 errori gratuiti – e, sul suo servizio, ha steccato addirittura due diritti, mandandone un altro in corridoio. Chi, però, si illudeva che un finale già scritto potesse essere diverso, non aveva che da pazientare un game. Con l’ennesimo banale errore di Simon, il maiorchino chiudeva set e partita, in poco più di un’ora e un quarto di gioco. Che ne è stato del resto dell’incontro? Un’utile sintesi è il break nel quinto gioco, in cui Simon ha mostrato come questa sera davvero non ci fosse: uno dei tanti errori non forzati, un doppio fallo, un errore incredibile a rete, e un colpo d’attacco lungo. Un campionario degli errori che, pur con un Nadal apparso ancora non al suo meglio, sarebbe opportuno non sfoggiare. Nei quarti di finale non ci sarà il derby spagnolo con Robredo, ma una più interessante sfida con Milos Raonic.

[32] B. Tomic b. T. Kokkinakis 6-4 4-6 6-4 (da Indian Wells, Fabio Gibertini)

Certamente il derby australiano tra la testa di serie n.32 Bernard Tomic e l’emergente teenager Thanasi Kokkinakis era (ora possiamo dire giustamente) una delle partite più interessanti del programma di questa settima giornata di torneo. I due giocatori si erano da poco affrontati a gennaio nel torneo di Brisbane nell’unico precedente: in quell’occasione aveva prevalso Tomic soffrendo solo in uno dei dei parziali, ma, sebbene siano passati pochi mesi, lo scintillante cammino dei due giocatori per giungere al quarto turno fa pensare che oggi entrambi scendano in campo con parecchie frecce in faretra.

Il match entra subito nel vivo e entrambi i giocatori dimostrano di volersi cercare i punti tenendo in mano l’iniziativa senza per questo incappare in un numero eccessivo di errori. Nessuna palla break fino a quando Tomic va a servire sul 2-3: con diversi gratuiti manda il suo giovane rivale sul 15-40 e dà inizio ad un game di grande sofferenza. Nelle fasi decisive gli errori lasciano il campo a un gran numero di vincenti e punti ben giocati che danno ragione al ventiduenne nativo di Stoccarda il quale tiene la battuta annullando ben 5 palle break. Kokkinakis è bravo a non farsi sopraffare dalla delusione nel gioco successivo ma due game più tardi serve sul 4-4 e si imballa in una serie di errori che consentono a Tomic di servire per il set: il numero trentacinque del mondo non trema e incamera il parziale per 6-4 in 42′.

A inizio secondo nessuno dei due alza il piede dall’acceleratore. Ancora sul 2-3 Tomic affronta un turno di servizio complesso e stavolta cade sotto i colpi vincenti del suo avversario concedendo il 4-2. Kokkinakis però esita e quando serve per il set sul 5-3 sente la pressione e con un doppio fallo e 3 errori gratuiti di diritto rimette in carreggiata il connazionale sul 4-5. Nel decimo game Bernard inizia male e si trova 0-30 quando con 3 vincenti ottiene un set point. Sull’ultimo dei tre (30-30) Kokkinakis chiama un challenge assurdo (palla clamorosamente buona) e i due si scambiamo qualche frase ridendoci su, interrompendo in questo modo l’inerzia del momento. Alla ripresa il diciottenne di Adelaide vince i tre punti successivi e rapina clamorosamente il set rendendo al suo avversario il 6-4 incassato poco prima!! Si va alterzo set!

Nel set decisivo due game di ordinaria amministrazione ed ecco la doccia fredda per Kokkinakis. Con due errori e due bei vincenti di Tomic cede nettamente il servizio a 15. Da quel momento, il sorprendentemente diligente avversario non gli concede più nulla al servizio, e sul 3-5 ottiene il primo matchpoint in risposta. Uno scatto d’orgoglio e il giovane Thanasi con 3 prime palle consegna al ventiduenne compatriota l’onere di guadagnarsi il match. Il decimo game è ancora per cuori forti. Tomic si porta facilmente 40-0 con 3 gran prime ma qui tentenna ancora una volta, il servizio non basta e negli scambi successivi commette 4 errori nel palleggio gli ultimi 3 dei quali con altrettanti tremolanti diritti. Nel punto successivo inspiegabilmente Kokkinakis imposta lo scambio sulla diagonale di rovescio!!! Tomic piazza con merito un bellissimo vincente lungolinea e scrollata la tensione chiude con merito per il 6-4 4-6 6-4 finale in 2h e 4′.

In definitiva incontro molto godibile che ha offerto una ottima qualità di gioco e un risultato incerto fino al finale. Di certo se questi due talentuosi protagonisti sapranno lavorare con continuità potranno entrare di prepotenza nel tennis di alto livello e proporsi come candidati per un ricambio generazionale che sembra stentare ad arrivare. In particolare ci sentiamo di tessere le lodi di Kokkinakis che, nonostante la sconfitta, sembra molto a suo agio in scenari di rilevanza assoluta e ha messo in mostra un potenziale che, in considerazione della sua giovanissima età, potrebbe candidarlo per i più ambiziosi obiettivi.

[1] N. Djokovic b. [18] J. Isner 6-4 7-6(5) (da Indian Wells, Vanni Gibertini)

Quando c’è Isner in campo le partite si decidono in pochi punti. E quando oltre ad Isner c’è Djokovic in campo, di solito quei pochi punti li vince Djokovic. E proprio questo è successo nella notte di Indian Wells, la più mite di questo torneo, durante la quale qualche spettatore in tribuna ha pensato di mettersi una giacca leggera per proteggersi dalla brezza del deserto. Non sono bastate le condizioni climatiche quasi perfette, il pubblico a favore, i campi con il rimbalzo alto, le palle che volano nell’aria leggera del Mojave Desert e l’atteggiamento tattico e mentale aggressivo per consentire ad Isner di ripetere il miracolo del 2012, quando sconfisse il n.1 del mondo nella semifinale del BNP Paribas Open.

Un paio di ingenuità ed uno splendido lob di Djokovic hanno deciso un primo set lampo (30 minuti per 10 games), nel quale il serbo è resistito al fuoco di sbarramento di uno stratosferico 88% di prime palle di Isner per cogliere l’unica chance concessa dall’americano nel settimo gioco.
Molto più combattuto il secondo set, nel quale Isner insiste a caricare la risposta appena può e punge con il diritto ad uscire. E’ proprio un diritto ad uscire che manca il campo di pochi centimetri a negargli il break sulla prima delle uniche due palle break da lui ottenute in tutto il match: arrivano nel quarto game, ma Djokovic mantiene i nervi saldi e porta a casa il turno di battuta.

L’inevitabile tie-break vede Djokovic quasi intoccabile al servizio: tre prime vincenti e due ace nei primi cinque punti sul suo servizio. Il minibreak che ottiene all’ottavo punto rispondendo con relativa disinvoltura ad una prima a 137 miglia orarie (219 km/h) sembra chiudere il match, ma Isner non ci sta e sul 4-6 sfodera una volèe di rovescio in allungo di difficoltà 8 nella scala Mercalli del tennis (prendendo a prestito questa espressione dal Maestro Rino Tommasi). Purtroppo per lui, però, la fine del match arriva solo un punto più tardi, su un suo diritto che finisce oltre la riga di fondo.

Nei quarti di finale in n.1 del mondo troverà l’australiano Tomic che ha superato il connazionale Kokkinakis.

[6] M.Raonic b. [19] T.Robredo 6-3 6-2 (Francesco Gizzi)

Milos Raonic continua la sua marcia immacolata battendo anche Tommy Robredo senza concedere né set, né servizio e attende ora nei quarti di finale Nadal. Un match che almeno nelle prime battute sembrava poter essere equilibrato con entrambi i giocatori in grado di tenere agevolmente il proprio turno di servizio. L’unico spiraglio lasciato aperto nel sesto game dallo spagnolo gli costa praticamente il set. Raonic conserverà senza concedere nulla il break di vantaggio e chiuderà un set in cui i numeri statistici sono alquanto interessanti. Il potente canadese mette in campo appena il 43 % di prime, un’anomalia rispetto al suo solito. Con la seconda, che seconda poi non è affatto visto la velocità a cui viaggia, cancella però ogni possibile occasione per lo spagnolo. Robredo dal canto suo gioca con un 72 % di prime in campo e di gratuiti ne fa meno di Milos. Se pure quasi tutti i numeri pendono dalla parte dello spagnolo, si ritrova comunque sotto di un set. Strano sport il tennis! La partita praticamente finisce qui. Il secondo set è una corsa solitaria del canadese che in avvio breakka, e infine allunga per la seconda volta nel 7 game con un Robredo ormai già sotto la doccia degli spogliatoi. L’allievo del duo Piatti-Ljubicic può proseguire il suo cammino sul suolo californiano. Il servizio ha funzionato solo a tratti, ma da fondo ha dimostrato di possedere armi solide per far male e forse una maturità mentale da giocatore pronto al salto definitivo.. Nadal permettendo!

[9] T. Berdych b. [27] L. Rosol 6-2 4-6 6-4 (da Indian Wells, Fabio Gibertini)

Fra i due derby in programma in questi ottavi di finale, il primo va in scena nella parte bassa del tabellone e vede affrontarsi i due cechi Lukas Rosol e Tomas Berdych. Nonostante i due siano coetanei oltre che connazionali, c’è un solo precedente risalente al torneo di Rotterdam 2012 in cui Berdych prevalse nettamente in due set; il suo avversario ha però saputo guadagnarsi il quarto turno superando due prove complesse (annullando anche un match point contro Haase) in cui ha messo in mostra freddezza e buon tennis approfittando della zona di tabellone lasciata prematuramente da Stan Wawrinka.

Berdych comincia con grande solidità un parziale quasi senza sbavature e ben presto il numero 30 del ranking si trova a forzare il ritmo incorrendo in molti errori, cosa che gli costa un primo break sul 1-2 e un secondo 4 giochi più tardi che lo costringe a incassare un netto 6-2.

Il match cambia faccia nella seconda partita, la testa di serie numero 6 cede a zero il servizio in apertura ma viene graziato dal rivale che lo restituisce malamente con quattro errori. L’equilibrio rimane poi fino al 3-3 quando Rosol gestisce bene il game di ribattuta e si procura un nuovo break (a 15) che gli permetterà di chiudere il parziale sul 6-4 assicurandogli il terzo set. Come spesso avviene, il netto miglioramento alla risposta Rosol è avvenuto in corrispondenza di un calo di Berdych alla battuta con un netto peggioramento di tutte le voci statistiche relative a quel fondamentale con un riassuntivo e misero 52% di punti conquistati col servizio a disposizione.

Nel terzo set la qualità del gioco diviene altalenante facendo intravedere in modo abbastanza chiaro il nervosismo dei due protagonisti che si affidano entrambi al servizio nei momenti difficili e riescono a non concedere palle break fino al 5-4 Berdych, servizio Rosol. Quest’ultimo, evidentemente stressato dalla pressione via via crescente, si alza dalla sedia in netto anticipo tradendo una certa impazienza di ricominciare il gioco. Quando finalmente anche il più esperto avversario è pronto, esordisce con un doppio fallo seguito da un dritto che a stento raggiunge la rete prima di tentare di risollevarsi affidandosi al solito servizio. Ma due servizi vincenti non gli permettono di evitare la sconfitta che arriverà al secondo match point con un emblematico ulteriore doppio fallo nel game.

Tomas Berdych si qualifica così per i quarti di finale e prolunga la serie che lo vede sempre vincente con i connazionali da oltre nove anni. Rosol, dal canto suo, ha certamente disputato un buon match ma ha pagato il peso di una opportunità la cui pressione non ha saputo gestire. Rimane comunque un torneo per lui positivo che gli ha permesso di interrompere una serie di sei sconfitte consecutive sul circuito con cui arrivava a questo importante appuntamento.

[12] F. Lopez b. [5] K. Nishikori 6-4 7-6(2) (Cesare Novazzi)

Feliciano Lopez e Kei Nishikori si contendono un posto ai quarti di finale. Cinque i precedenti con il pupillo di Chang leggermente avanti.

Parte lo spagnolo al servizio e concede tre palle break. Il giapponese riesce a colpire da fermo e mette pressione all’avversario, che comunque si salva brillantemente con la prima. I turni al servizio si susseguono senza intoppi, Lopez è molto bravo a variare il gioco senza proporre mai una palla simile alla precedente. Il giapponese comunque con l’avanzare della partita, sembra sempre più in affanno, sia perché Lopez gioca molto il rovescio in slice per togliere ritmo, sia perché stenta ad ingranare con il rovescio – con lo spagnolo sempre a punzecchiarlo sul lato del colpo bimane. Al decimo gioco ancora il giapponese è troppo falloso e Lopez si procura due palle set. Nishikori tenta un timido approccio a rete e lo spagnolo passa con il diritto, chiudendo il primo parziale per 6 giochi a 4. Il giapponese è smarrito, soffre le variazioni del suo avversario e non riesce a trovare soluzioni anche perché il rovescio finisce sistematicamente fuori.

Ad inizio secondo parziale si assiste ad un Lopez in pieno controllo, domina dal fondo e scende a rete per chiudere il punto, mentre Nishikori incontra alcuni problemi anche con il diritto. Al quarto gioco Nishikori cerca di uscire dall’impasse seguendo una prima a rete. Lopez si fa trovare pronto e risponde basso ottenendo palla break. Lo spagnolo ancora in pressione si serve del rovescio in slice per prendere la rete e chiudere il punto che vale il break. Sul 4 a 2 però con un piccolo black out, Lopez concede tre palle break, ma questa volta è Nishikori stesso ad annullarne due con altrettanti errori di rovescio (la seconda salvata con servizio e rovescio). Non è proprio giornata per il giapponese che però ha una quarta occasione grazie ad un doppio fallo. Con Lopez a rete, Nishikori riesce finalmente a passare e recupera lo svantaggio. Il tennista mancino non accusa il colpo e si assicura il tie break, confermato poco dopo dal giapponese. Lopez sale e Nishikori scende definitivamente. Il giapponese è decisamente scoraggiato e tra una stecca e un doppio fallo, lascia il match al solido servizio dello spagnolo che con tre buone prime chiude a rete il match per 7 punti a 2.

Anche se il tennista del Sol Levante non è mai entrato in partita, i meriti vanno tutti a Feliciano Lopez che al prossimo turno incontrerà Murray.

[4] A. Murray b. A. Mannarino 6-3 6-3 (Tommaso Voto)

Negli ottavi di finale di Indian Wells, Andy Murray batte Mannarino con un duplice 6-3 e continua la sua corsa nel torneo californiano. Murray centra, così, la 496°esima vittoria in carriera eguagliando il record britannico nell’Era Open detenuto da Tim Henman. Ora nel mirino di Andy c’è il quarto di finale contro Feliciano Lopez.

La partita è stata poco impegnativa ( se si esclude qualche iniziale titubanza di Andy ad inizio di entrambi i parziali), perchè Mannarino non ha mai dato l’impressione di poter vincere. I colpi di Andy hanno un’altra cilindrata e sono troppo profondi per il francese, che non è stato mai in grado di ribaltare lo scambio con il suo dritto, perchè la palla gli ritornava costantemente indietro.

Lo scozzese parte piano, subisce il break nel quinto gioco (commettendo un doppio fallo sulla palla break), poi, con il passare dei minuti, prende in mano la partita e ritrova concentrazione. I suoi colpi iniziano ad essere profondi e cerca la rete con continuità, questo produce l’immediato controbreak e lo scozzese rapidamente si porta sul 6-3. Il secondo parziale si muove sullo stesso binario, con Mannarino che ha due “chance” per brekkare Andy sul 2-1, ma lo scozzese riesce a risolvere la pratica con relativa facilità. Mannarino, dopo aver fallito quelle possibilità, perde fiducia e da quel momento farà appena un game, consentendo a Murray di vincere il set con il punteggio di 6-3.

In questa partita lo scozzese ha servito bene, ha colpito profondo ed è stato aggressivo, ma, nello stesso tempo, lo stato di forma di Murray va, comunque, valutato con test più probanti. Tuttavia il rendimento e la costanza vista oggi in campo sono certamente delle basi importanti su cui lavorare. Sembra anche evidente come il sodalizio con l’allenatrice Mauresmo stia man mano influendo sul gioco dello scozzese, che non “rema” più da fondo, ma anzi cerca in maniera costante la rete ed il vincente. Questa evoluzione, più propositiva, non fa altro che esaltare le qualità balistiche e di tocco di Murray.

(in aggiornamento)

Risultati:

[4] A. Murray b. A. Mannarino 6-3 6-3
[12] F. Lopez b. [5] K. Nishikori 6-4 7-6(2)
[3] R. Nadal b. [13] G. Simon 6-2 6-4
[9] T. Berdych b. [27] L. Rosol 6-2 4-6 6-4
[6] M. Raonic b. [17] T. Robredo 6-3 6-2
[32] B. Tomic b. T. Kokkinakis 6-4 4-6 6-4
[2] R. Federer b. J. Sock 6-3 6-2
[1] N. Djokovic b. [18] J. Isner 6-4 7-6(5)

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Medvedev sconfigge Shapovalov: è ai quarti a Cincinnati per il quarto anno consecutivo

Il numero uno al mondo gioca un buon secondo set e raggiunge Fritz ai quarti in una partita che si prospetta particolarmente avvincente.

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Daniil Medvedev – ATP Cincinnati (foto via Twitter @atptour)

[1] D. Medvedev b. D. Shapovalov 7-5 7-5 (da Cincinnati il nostro inviato)

Daniil Medvedev – ATP Cincinnati (foto via Twitter @atptour)

Daniil Medvedev sconfigge in due set tirati Denis Shapovalov e raggiunge per il quarto anno consecutivo i quarti di finale a Cincinnati. Una partita a due facce per il numero uno del mondo che ha giocato sottotono il primo set per poi alzare progressivamente il livello di gioco nel secondo parziale, soprattutto al servizio e in risposta. Era una partita che nascondeva delle insidie per il russo dal momento che Shapovalov era riuscito a vincere per la prima volta da maggio due match consecutivi nello stesso torneo battendo tra gli altri un giocatore in forma come Tommy Paul. Il match si è giocato su pochi punti in cui la solidità di Medvedev ha fatto la differenza. In generale il suo livello però sembra ancora lontano, non solo rispetto allo US Open dall’anno scorso, ma soprattutto rispetto a tre anni fa quando durante la stagione estiva negli Stati Uniti conquistò ben quattro finali consecutive con la ciliegina sulla torta ottenuta proprio con il primo 1000 della carriera in Ohio. Ai quarti di finale il numero uno al mondo se la vedrà contro il beniamino di casa Taylor Fritz che ha sconfitto in tre set tirati Andrey Rublev in un match che si preannuncia davvero equilibrato dato lo stato di forma dell’americano. 

PRIMO SET

 

Il match si gioca sul Grandstand, scelta curiosa da parte degli organizzatori di mettere il numero uno al mondo sul secondo campo d’importanza mentre Emma Raducanu, testa di serie numero dieci, giochera’ più tardi la terza partita consecutiva sul Center Court. Shapovalov esce meglio dai blocchi ed è il primo a procurarsi tre palle break consecutive grazie a due accelerazioni con il dritto su cui Medvedev non riesce ad arrivare. Daniil si salva con la prima di servizio e nel game successivo è lui a piazzare il primo break della partita sfruttando le indecisioni con il dritto del canadese. Il match è iniziato con il Grandstand mezzo vuoto a causa della concomitanza con la partita tra Fritz e Rublev che interessa gli americani da vicino. Medvedev risponde da molto lontano, il canadese gioca due smorzate nel quinto game con risultati contrastanti. Efficace la prima, troppo lunga la seconda sulla quale Medvedev si avventa e conquista due palle per il doppio break. Il pubblico incita Shapovalov che riesce a scuotersi e a tenere il game di battuta. Proprio quando l’inerzia sembra tutta dalla parte di Medvedev, ecco il primo passaggio a vuoto per il numero uno del mondo che è impreciso soprattutto con il dritto. Arriva un’altra palla break anche per il canadese che riesce a difendersi dalle accelerazioni di Medvedev concludendo lo scambio fino a quel momento più lungo del match con un dritto lungolinea che il suo avversario non riesce a controllare. Folla in delirio, match in equilibrio e Grandstand che comincia a riempirsi in ogni ordine di posto. Medvedev in questa fase del match cerca di alzare la traiettoria della palla sul rovescio di Shapovalov che non si fa prendere dalla fretta e spinge bene con il dritto. Il colpo che sta funzionando meglio fino ad ora per il numero uno al mondo è sicuramente la risposta, soprattutto da destra mentre fatica a leggere il taglio mancino di Denis. Alla fine di un game infinito, alla terza occasione Medvedev impatta bene la risposta con il rovescio e ottiene il decisivo break. Arriva il primo warning per Shapovalov che rompe la racchetta tirandosela sui piedi. Il canadese continua a discutere con Lahyani e per Medvedev è una formalità chiudere il primo parziale.

SECONDO SET

Nel secondo set c’è maggiore equilibrio sin dall’inizio. Medvedev serve la prima sempre sopra i 200 km orari mentre il canadese fa fatica a trovare ritmo in risposta. Si arriva velocemente sul quattro pari e ancora, in un momento delicato, il russo alza la traiettoria con il dritto sul rovescio di Shapovalov. Denis è bravo a spostarsi sul dritto e a controllare una palla insidiosa ma sul secondo colpo affossa un comodo dritto in rete tornando a offrire una pericolosa palla break. Il servizio a uscire torna in aiuto del giovane canadese. Il dritto è davvero croce e delizia per Denis, annulla una seconda chance con un vincente con questo colpo ma l’ennesimo errore dalla parte sinistra porta Medvedev alla terza palla break. Il taglio mancino al servizio continua a rivelarsi letale. Shapovalov tiene la battuta. Medvedev però ormai è in controllo del match, ha perso solamente sei punti in altrettanti turni di battuta e da fondo campo ha preso le misure. Il numero uno del mondo ha bisogno solamente di una chance nell’undicesimo game per prendersi il break e andare a servire per il set. 

La sensazione è che contro Taylor Fritz domani Daniil avrà bisogno di qualcosa in più per guadagnarsi l’accesso alle semifinali. Sarà importante per il russo, non solo servire bene, ma avere anche la stessa continuità in risposta mostrata quest’oggi. La diagonale sinistra dovrebbe essergli favorevole ma attenzione perché Fritz in questa stagione ha migliorato molto il rovescio.  

Il tabellone completo dell’ATP di Cincinnati

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ATP Cincinnati, Nadal: “Devo entrare in modalità Slam per essere pronto a New York”

“Adesso farò qualche test per vedere se l’addome è nello stato in cui dovrebbe essere”. Dopo la terza sconfitta patita in carriera contro Borna Coric, il n. 3 ATP si proietta verso l’ultimo Slam dell’anno non dimenticando però di salvaguardare sempre il suo corpo

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Rafael Nadal - Cincinnati 2022 press conference

Rafael Nadal al ritorno alle competizioni dopo più di un mese di assenza forzata, per via dell’infortunio all’addome subito in occasione dei quarti di finale di Wimbledon contro Taylor Fritzvinti eroicamente nonostante l’evidente menomazione – e il recente forfait di Montreal a causa di un leggero riacutizzarsi del problema, è stato immediatamente eliminato all’esordio dal croato Borna Coric dopo quasi tre ore di partita per 6-3 al terzo set. Il n.152 ATP in gara grazie la ranking protetto, non è la prima volta che sorprende il maiorchino e peraltro neanche la prima al Western & Southern Open: il finalista 2016 di Shanghai s’impose infatti a Basilea nel 2014 e a Cincinnati due anni più tardi, mentre Rafa ebbe la meglio allo Us Open 2015 e a Montreal 2017.

Proprio l’imminente Slam newyorchese è stato il principale tema di dibattito con i giornalisti presentatisi in sala stampa nel post match; con il 22 volte campione Major che è conscio di dover alzare il livello in vista di Flushing Meadows. Una tematica ricorrente è stata poi la situazione fisica del campione spagnolo, da monitorare costantemente, il quale si è detto fiducioso ma comunque cauto poiché sente ancora dolore e quindi inevitabilmente ci saranno altri esami di routine a cui sottoporsi. Per ciò che concerne il KO rimediato in Ohio, secondo Nadal pesano i due set point non sfruttati nel tie-break del 1° set e in generale la poca aggressività messa in campo, una sconfitta che lo estromette immediatamente da un torneo con il quale non ha mai trovato un grande feeling: in 16 partecipazioni, soltanto in tre occasioni ha raggiunto la semifinale, trionfando nel 2013 in una delle migliori stagioni della sua carriera. Probabilmente le condizioni umide e rapide, a livello di superficie, come gli è sempre accaduto anche a Miami non hanno mai permesso di ammirare in Ohio la miglior versione del Toro di Manacor.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI CINCINNATI

 

D: Cos’hai trovato incoraggiante e cosa scoraggiante nel tuo gioco, dopo la performance di oggi?

Rafael Nadal: “È difficile da dire, sicuramente però prenderò un sacco di cose positive, ma ho bisogno di migliorare. Devo allenarmi perché ho bisogno di tornare al meglio e per farlo ho bisogno solamente di gironi da dedicare alle sedute di allenamento. Per quanto riguarda il match, ovviamente ho avuto le mie possibilità, soprattutto all’inizio. Nel tiebreak ho avuto due importanti opportunità con due set point che ho giocato terribilmente. E poi, sì, ho giocato un brutto terzo set. Questo è il tennis, specialmente in queste circostanze contro un giocatore che ha servito così bene, nonostante ciò ho avuto la mia occasione per andare avanti all’inizio del terzo con quel 30-30 ma ho giocato un paio di punti terribili. Dunque sarebbe stato certamente meglio per me vincere, perché quando torni dopo un periodo di lontananza dalle competizioni, se riesci a vincere già la prima partita, poi le cose vanno meglio. Ma purtroppo non è stato il caso di oggi [ieri, ndr]. Un giorno accadrà.

Ovviamente sono tornato tantissime volte a competere dopo aver affrontato degli infortuni e ho sempre raccolto aspetti positivi. Tuttavia nel caso specifico, nella partita odierna non ero abbastanza pronto per vincere e come ho già detto, credito a Borna [Coric, ndr] che ha giocato con molto coraggio. Lui ha servito davvero bene, io non altrettanto perché se non sei in grado di giocare il più aggressivo possibile e di prendere un vantaggio che poi porta a crearti un’opportunità, è davvero dura portare a casa l’incontro. Ma fa parte di questo sport, ho semplicemente perso un match, si va avanti. Conosco la strada e la cosa principale per me è rimanere in salute. L’ultimo periodo è stato difficile da gestire, onestamente. In particolare l’ultimo mese e mezzo non è stato affatto facile, perché avendo questa lesione all’addome, non sai mai quando sarai al 100% e supererai definitivamente il problema, e certamente ciò influisce sulla tua sicurezza nel servire. Quindi mi ero detto prima del torneo, che avrei dovuto fare un passo avanti ed è successo, il gioco è stato fatto come si doveva, ma ben fatto da parte sua“.

D: Come ti senti fisicamente? Ovviamente hai servito molto oggi. Come ti sei sentito in campo?

Rafael Nadal: “Per certi versi è difficile d’analizzare, perché quando hai la cicatrice, allora la linea è molto sottile. Poiché quando hai quel tipo di cicatrice non hai abbastanza flessibilità, e senti anche di più il dolore. Ma non sai se lo senti per questo motivo, o perché qualcosa non è andato come sarebbe dovuto andare. Quindi devi prenderti cura del tuo corpo, in ogni singolo momento. Così probabilmente farò qualche test dopo questo torneo, per confermare che tutto rimanga come io e il mio team vogliamo. Ma io sono positivo, sono stato in grado fisicamente di avere una settimana di allenamento qui, facendo del mio meglio in ogni singolo giorno e migliorando il mio livello di girono in giorno, e sinceramente mi sono allenato per tutta la settimana ad un livello superiore di quello espresso oggi. Ma sì, non succede nulla. Certo che è meglio vincere, tuttavia allo stesso tempo rimane ovviamente ancora una settimana e mezza prima di New York. Poi dire che sono triste di non aver giocato bene qui, è ovvio visto che questo torneo è abbastanza importante per me ma al momento devo andare avanti mentalmente. Dal punto di vista dell’allenamento, ho bisogno d’iniziare a proiettarmi verso lo Us Open, devo entrare in modalità Slam allenandomi nel modo in cui ho bisogno affinché possa essere competitivo fin dall’inizio lì, e spero di essere in grado di farlo accadere”.

D: Questo è stato un torneo difficile per te in passato in termini di risultati. New York invece ti ha visto avere un grande feeling recentemente con lo US Open. Come pensi che Flushing Meadows tiri fuori da te il meglio? Non vedi l’ora di riprovare quelle sensazioni?

Rafael Nadal: “È difficile parlarne. Ma è vero che questo torneo non è stato mai il più facile per me durante tutta la mia carriera tennistica, anche se sono riuscito a vincere un anno, però era l’anno in cui stavo ottenendo quasi tutto. Poi ho disputato un altro paio di semifinali. È vero comunque, per qualche strana ragione, che in questo torneo non ho mai avuto le migliori sensazioni, ma dall’altra parte mi sono sempre sentivo ben accolto qui in tutti l’edizioni a cui ho preso parte. Non potrò ringraziare mai abbastanza l’organizzazione per avermi sempre reso le cose molto facili. Io cerco di fare del mio meglio, ogni volta che scendo in campo; loro lo sanno e mi dispiace di essere fuori già al primo turno, ma questo è il tennis, questo è il nostro sport. L’altro avversario gioca bene, e se gioca meglio di te vai a casa.

Per quanto riguarda New York, non lo so. È un Grande Slam, è un torneo diverso dagli altri. Ma allo stesso tempo è sempre tennis, se non giocherò bene, probabilmente avrò lo stesso destino di qui. Tuttavia conosco perfettamente il modo in cui mi devo comportarmi per ottenere un risultato diverso. È vero che quando arriverò allo Us Open, avrò già due settimane e mezzo nel Tour allenandomi con gli altri i ragazzi, e questo mi permetterà di essere pronto per battaglie al quinto set. Ero in grado di giocare solo due set, prima di questa partita negli ultimi 40 giorni. Quindi, sì, questa è la chiave. Poi non bisogna dimenticarsi che oggi ho giocato contro un avversario duro, il quale mi aveva già battuto in passato, quindi sapeva come farlo. E’ un tennista estremamente coraggioso in campo, un lottatore. Ha attraversato alcuni momenti difficili, nell’ultimo periodo, con anche degli infortuni, perciò sono felice di rivederlo a questo livello. Per quanto riguarda me, devo andare avanti e iniziare a pensare all’energia, che saprà darmi la folla a New York. So che è un posto molto speciale per me, e mi piace. Ho vissuto alcuni momenti della mia carriera lì indimenticabili e farò del mio meglio ogni singolo giorno per essere pronto per questo evento”.

D: Lo US Open è l’unico dei tornei del Grande Slam che ha le palline diverse per uomini e donne. Alcune tenniste non sono particolarmente felici di questo. Vorrebbero giocare con la stessa pallina degli uomini. Mi chiedevo se mai avessi davvero provato le palle femminili…

Rafael Nadal: “Non lo so. Non ne ho idea onestamente. Vedo che la pallina femminile ha il numero in rosso. Le nostre hanno il numero in nero. Ma ovviamente non ho mai utilizzato quelle femminili, perché mi alleno con la palla con cui giocherò in partita. Ma non credo sia affatto un argomento importante (sorridendo)”.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI CINCINNATI

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ATP

Andy Murray: “Non so se annuncerei il ritiro o se mi fermerei e basta”

“Serena William? È il momento di festeggiarla e celebrare tutto quello che ha fatto”. Intanto Murray perseguitato dai crampi: “Sono preoccupato, non so perché si verifichino”

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Andy Murray in allenamento all'ATP Sydney 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)

Come Fognini contro Rublev, in contemporanea Andy Murray ieri ha subìto un trattamento simile per mano del suo connazionale Cameron Norrie. Lo scozzese infatti ha perso 3-6 6-3 6-4 dopo un gran match lottato. “Da parte mia ritengo che in certi momenti abbia giocato molto bene, in altri no” ha commentato subito Murray in conferenza stampa. “La mia consistenza forse non è stata come avrei voluto. Ma a tratti c’è stato del tennis positivo. Ho sicuramente avuto diverse opportunità per vincere la partita”. In ogni caso è stato il numero 11 del mondo a spuntarla, lasciando allo scozzese solo la soddisfazione per la bella prestazione e qualche preoccupazione per il problema crampi, sempre più insistente nelle ultime settimane.

“Non so il perché. Penso che praticamente ogni giocatore di tennis nella sua carriera abbia avuto problemi di crampi in questo tipo di condizioni, specie a Newport, Washington e qui. Ma il fatto che si ripresentano per me è una grande preoccupazione. Non è qualcosa che ho veramente sperimentato in passato; non costantemente in numerosi tornei. Non è facile giocare quando ti prende così male com’è stato alla fine. Credo che abbia avuto un impatto sulla fine della partita. Non dico che avrei vinto di sicuro la partita, ma sicuramente ha influito un po’ sul modo in cui ho giocato proprio alla fine, sai, dalla metà di quel set. Lo stesso è successo contro Stan, e sono stato fortunato a superare la cosa. A Newport poi, sono stato davvero fortunato perché è successo nell’ultimo set ed ero in vantaggio. È una grande preoccupazione per me, qualcosa che devo affrontare e trovare una soluzione. Nessuno sa esattamente perché si verificano i crampi, ci sono molte ragioni, se è idratazione, se è il cibo che hai ingerito, se è stanchezza e mancanza di condizionamento, stress. Quindi devo cercare di capire cosa sta succedendo”.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Cincinnati

 

Ben presto il discorso si sposta su Serena Williams, campionessa che ha da poco annunciato il ritiro. A Cincinnati è stata sconfitta dalla britannica Emma Raducano, ed Andy le ha fatto i complimenti per come ha affrontato la veterana battendola 6-4 6-0. Sulla notizia del ritiro dal tennis da parte di Serena – decisione sulla quale anche lui aveva meditato parecchio in passato – Murray si è espresso così: “È ovviamente triste, ma poi succede a tutti i giocatori a un certo punto. Non ha giocato molto negli ultimi anni, quindi era qualcosa di prevedibile. Ma quando ascolti la notizia, è sempre triste quando succede a dei grandi giocatori – perché anch’io penso che non sembrino normali quei giocatori – ti aspetti che siano in grado di andare per sempre. Quindi quando si fermano è ovviamente un giorno triste. Si spera che nei prossimi 10 giorni, o due, tre settimane insomma, la sua carriera venga davvero ben celebrata e non che sia necessariamente un momento triste; bensì probabilmente è il momento di festeggiarla e celebrare tutto quello che ha fatto per lo sport, perché è stata immensa. Non so quanti altri giocatori abbiano avuto quel tipo di impatto sul gioco. Forse Billie Jean King probabilmente. Ma sì, è stata fantastica per il tennis e, come ho detto, sarà triste. Ma sì, speriamo che tutti si mettano dietro di lei e celebrino la sua carriera nelle prossime settimane”.

Come detto, all’Australian Open 2019 Andy Murray aveva di fatto annunciato il suo ritiro, salvo poi ricorrere all’operazione all’anca che gli permette di stare in campo anche ora. Dunque in qualche modo lo scozzese ha provato sulla sua pelle la sensazione del ritiro e la domanda esce spontanea: come vorrebbe ritirarsi un giocatore? “È difficile. Ovviamente quando ho avuto problemi di infortunio qualche anno fa e non sapevo se sarei stato in grado di giocare, forse avevo sempre pensato di finire la mia carriera nel Regno Unito o cose simili. Ma quando ho giocato quella partita contro Bautista, come ho detto alla mia squadra, se era davvero così e non avrei potuto giocare di nuovo, sarei stato più che felice che quella fosse stata la mia ultima partita, perché sì, è stata un’atmosfera fantastica, è stata una grande partita, sai, ho pensato a questo fino alla fine, fino a quando alla fine non riuscivo letteralmente a camminare e ho lasciato tutto in campo. Per me sarebbe andato bene se fosse finita così“.

“Penso che quando annunci che ti ritirerai immagino che anche psicologicamente sia abbastanza difficile. C’è molta pressione, anche perché vuoi giocare bene e tutti – visto che sono gli ultimi due tornei – probabilmente aggiungono molto stress sulla prestazione, anche solo l’intera situazione. Quindi non lo so. Non lo so davvero, ad essere onesti. Non so se annuncerei qualcosa o se mi fermerei e basta. Non lo so.”

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Cincinnati

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