L’ITF: “Basta maratone in Davis”. È quello che vogliono i tifosi?

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L’ITF: “Basta maratone in Davis”. È quello che vogliono i tifosi?

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L’ITF è decisa a rivedere la formula della Coppa Davis. Tra le proposte, l’introduzione del tie-break sul 6 pari del quinto set. Abolire le maratone, alcune delle quali sono gemme epiche nella storia del tennis, gioverebbe alla competizione? Come reagirebbero giocatori e pubblico?

Come riportato ieri, la Federazione Internazionale di Tennis è seriamente intenzionata ad apportare cambiamenti significativi nella formula della Coppa Davis. Uno di questi riguarda la possibilità di introdurre il tie-break anche al quinto set, evitando così le maratone che hanno caratterizzato non poche sfide della centenaria storia della competizione a squadre del tennis maschile.

Molte sono e sono state le proposte giunte da più parti per rinnovare l’interesse dei giocatori sulla Coppa Davis. Una necessità che traspare dalle dichiarazioni e dai comportamenti dei maggiori protagonisti del circuito, che non di rado l’hanno accuratamente evitata. Di recente sia Nadal che lo stesso Federer, vincitore l’anno scorso, ne hanno criticato formula e organizzazione. In particolare Nadal ha affermato che “oggi vincerla ha meno valore che in passato, dato che spesso i migliori giocatori non vi prendono parte, e questo significa che c’è qualcosa che non va.

 

In questo articolo ci concentreremo specificamente sull’aspetto dei match maratona, tralasciando altri aspetti molto attuali, come la proposta di sfide di andata e ritorno sul modello delle coppe europee del calcio, la possibilità di disputare il torneo ogni due o ogni quattro anni, quella di una prima fase a eliminazione su base geografica con le squadre che accedono alla fase finale a contendersi il trofeo in una sede unica, in un evento biennale o quadriennale di due settimane che attirerebbe campioni, sponsor e tv. Su queste e altre proposte e su pro e contro del rinnovamento della Coppa seguiranno qui su Ubitennis altri interventi che vi consigliamo di non perdere.

Venendo dunque al tema dell’opportunità di ridurre il rischio di match particolarmente lunghi, è interessante quanto detto da Juan Marget, vicepresidente ITF, a sostegno della proposta:  “A Wimbledon 2010 quando Isner vinse 70-68 contro Mahut, tutti parlavano di record, ma se fosse successo in una semifinale Slam ci saremmo lamentati tutti, perché il vincitore non sarebbe stato capace di giocare il match successivo. Non serve giocare 15 ore“.

A questa frase si potrebbe obiettare in diversi modi.

La situazione creatasi tra Isner e Mahut, per quanto improbabile, potrebbe benissimo accadere anche in una semifinale Slam: è sufficiente un torneo un po’ anomalo, neanche troppo, in cui un bombardiere di qualità tipo Raonic arriva in semifinale e si trova di fronte un avversario in giornata col servizio in stato di grazia. Allora per lo stesso principio si dovrebbero portare tutti gli Slam al tie-break al quinto set, esattamente come accade allo US Open. Per carità, è una posizione rispettabilissima, ma che nel caso andrebbe appunto applicata anche agli Slam, non solo alla Davis (in altre parole, a tutte le competizioni che si disputano sulla distanza dei 5 set).

Sotto un altro punto di vista, spesso si critica il fatto che con la formula attuale una competizione a squadre, che dovrebbe premiare lo stato di salute tennistica di un paese, permette a una compagine nazionale di andare avanti con due soli giocatori, come accaduto alla Svizzera di Federer e Wawrinka, vincenti l’anno scorso, che hanno sempre giocato i loro singolari e il doppio insieme. Ebbene, proprio se un match del tie della prima giornata si prolungasse a oltranza (o in minor misura anche il doppio), nel caso in cui nella giornata successiva i due giocatori protagonisti della maratona non fossero nelle condizioni di giocare, la squadra che ne trarrebbe maggior giovamento sarebbe proprio quella con la panchina di maggior qualità. Questo appunto premierebbe il Paese che può contare su un maggior numero di giocatori di livello, penalizzando invece chi si fa strada contando su due soli tennisti. Sarebbe appunto un modo per valorizzare la squadra più completa, trattandosi appunto della competizione a squadre nello sport individuale per eccellenza.

Oppure, da un altro punto di vista, tale circostanza costituirebbe il presupposto per un altro aspetto di grande fascino che solo la Davis sa regalare: l’outsider che, chiamato a sostituire il compagno più forte, trova la giornata di gloria diventando l’eroe del suo paese. Magari proprio la squadra che sulla carta verrebbe penalizzata dall’indisponibilità di uno dei due migliori singolaristi potrebbe estrarre il più inatteso degli assi della manica, come già successo più volte in passato.

Basti pensare all’ultimo week end di Astana nel quale i kazaki ci hanno beffato trovando nel semisconosciuto Nedovyesov il salvatore della patria sul favorito Fognini, ad altre grosse sorprese come Guillaume Raoux, doppista spalla di Guy Forget nella maledetta semifinale Francia – Italia di Nantes ’96, quando gli azzurri di capitan Panatta, avanti 2-0 dopo la prima giornata, si fecero rimontare dai transalpini di Yannick Noah. In quell’occasione, la rimonta francese partì dal doppio, dove un esperto Forget venne affiancato da un giocatore all’apparenza innocuo, dall’aspetto quasi buffo – occhialuto com’era- che sembrava lì per caso e che invece la fece da padrone quasi mettendo in secondo piano lo stesso Forget.

Altro esempio di underdog che stava per compiere l’impresa, quel Nicklas Kulti che nella finale Svezia – Francia dello stesso anno scese in campo nel quinto e decisivo incontro opposto ad Arnaud Boetsch, per sostituire niente meno che Stefan Edberg, lui che fino a quel momento aveva coperto il solo ruolo di doppista spalla di Jonas Bjorkman. Giocò un match straordinario e perse solo alla fine di una maratona spettacolare – una di quelle che l’ITF vorrebbe abolire – per 10-8 al quinto.

Il presidente della Federazione Internazionale ha concluso il suo intervento affermando che “un match di 7 ore piace ai giornalisti e non ai giocatori.

Sui giocatori, è facile pensare che le situazioni anomale che spesso vengono a crearsi in Davis, dove condizioni del campo difficili in termini di pubblico molto partecipe (per non dire partigiano) e superfici di gioco spesso ostiche (a volte rese tali ad arte dallo staff della squadra di casa), non attirano campioni abituati a ben altri palcoscenici, caratterizzati da un tifo sempre corretto e spesso molto equilibrato e dalla minore probabilità di incontrare il giocatore semisconosciuto che trova le condizioni ambientali che lo aiutano a realizzare l’impresa (e la conseguente magra figura per il favorito di turno). Restare in campo a massacrarsi per ore e ore può allora essere giustificato solo in virtù di una pesante rivisitazione delle formula del torneo che, come detto, affronteremo prossimamente.

E il pubblico? Come reagiscono i tifosi, a casa e sugli spalti, di fronte a match che si prolungano oltre le 5 ore?
Dipende dalla qualità del match: un partita intensissima e pieno di colpi di qualità e recuperi impossibili come la storica finale dell’Australian Open 2012 tra Djokovic e Nadal, durata quasi sei ore, ha entusiasmato il pubblico della Rod Laver Arena e chi ha seguito il match da casa, tanto che Ubitennis è stato sommerso di commenti entusiasti di una guerra di tale intensità. Se la sfida è invece caratterizzata da molti errori, pochi vincenti, rare variazioni di gioco, un match maratona può risultare particolarmente indigesto, ma molto raramente è il caso della Coppa Davis: lì infatti la qualità spesso non eccelsa degli scambi viene ampiamente compensata dal coinvolgimento del pubblico, dalla guerra di nervi, dalla capacità di reggere l’enorme tensione in condizioni di gioco, come detto, spesso al limite del proibitivo.

Parliamoci chiaro: meglio 6 ore e 22 minuti di McEnroe – Wilander (9-7 6-2 15-17 3-6 8-6 per l’americano) dei quarti finale di St. Luis ’82, o anche l’impresa di Omar Camporese, vincitore in 6 ore abbondanti nella trasferta brasiliana di Maceiò ’92 contro Luiz Mattar, oppure gli strampalati punteggi (più adatti al basket che al tennis), del recente campionato-esibizione giocato in India alla fine delle stagione 2014?

Insomma, certamente la Davis deve essere rivista per restituirle prestigio e considerazione da parte dei big, ma per favore non toglieteci i match maratona, match che hanno fatto la storia di questa gloriosa e affascinante competizione.

Per una volta, allora, permettetemi di dissentire dalle parole di Rino Tommasi: “Se due giocatori arrivano 6 pari al quinto set, chiunque dei due vinca non è un’ingiustizia, dunque ok il tie-break al quinto. No, per vincere devi fare qualcosa di più di due punti di fila in più del tuo avversario, soprattutto in Davis dove la trincea, il sangue e l’arena sono il marchio di fabbrica della sfida, dove il pubblico vuole la battaglia, anzi la guerra, fino alla fine!

Mi sono brevemente soffermato sulle possibili preferenze dei tifosi, osservando qualche commento dei lettori ad articoli passati e fornendo la mia impressione sui possibili gusti del pubblico. Sarebbe molto interessante capire come la pensa a riguardo, specificamente sui match maratona in Davis e non solo, il pubblico di Ubitennis. Dite la vostra!

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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